di LAURA CIBECA – Nel primo articolo dedicato agli IAA (Interventi Assistiti dagli Animali) abbiamo parlato delle nuove direttive uscite in Italia sull’argomento. In questo e nei successivi ci occuperemo del cane e del suo ruolo negli IAA e perché sono così bravi ad aiutare l’uomo ad affrontare e spesso superare, insieme alle terapie tradizionali, disagio psichico e/o fisico.
Alla base di tutti gli IAA c’è la relazione uomo e animale. Nel momento in cui l’utente entra in contatto con l’animale, si crea una relazione che può essere più o meno forte e duratura, ma che in ogni caso apporta alla persona sofferente uno stimolo e un arricchimento. Parlando del ruolo del cane all’interno di progetti di IAA, egli diventa a tutti gli effetti un socio ed un collaboratore prezioso e fondamentale.
Il cane coinvolto deve presentare delle caratteristiche precise che non sono frutto di addestramento ma sono parti della personalità di quel soggetto specifico.
Fra le qualità che ricerchiamo ci sono l’estrema socialità verso l’uomo e la ricerca volontaria e spontanea del contatto con quest’ultimo.
La voglia di giocare e di interagire.
Il cane non dovrebbe mai mostrare timidezza, disinteresse per le attività che si stanno svolgendo, indifferenza, sopportazione del contatto fisico con le persone e tantomeno paura.

La scelta del soggetto è fondamentale per il buon andamento del progetto e per avere quei benefici che gli IAA possono portare. I cani iniziano ad essere coinvolti nei progetti intorno ai due anni di età perché la crescita fisica e psichica deve essere completa. Quel cane per il suo coadiutore dovrà essere prevedibile, affidabile e la loro relazione positiva ed aperta a sempre nuove esperienze.
Sicuramente ci sono razze dove è più facile trovare il soggetto adatto, quelle che per storia sono state selezionate per collaborare strettamente con l’uomo in diverse attività saranno più portate agli IAA, come per esempio alcune razze da caccia come i Retriever o razze da compagnia come barboni (soprattutto nelle taglie media e gigante).
In generale si prediligono taglie medie perché sono più facili da gestire rispetto alle taglie giganti e meno sensibili dal punto di vista fisico rispetto ai piccoli.
Al di là però delle considerazioni puramente genetiche e di razza, quello che conta davvero negli IAA è il SINGOLO SOGGETTO: ci sono moltissimi meticci coinvolti in pet therapy così come soggetti di razze come Pit Bull, American Staffordshire Terrier, Rottweiler e via dicendo.

Il cane amichevole, giocoso che ama essere accarezzato e manipolato anche da estranei è sicuramente adatto a questi interventi.
Ogni professionista che elabora e realizza IAA sicuramente avrà un suo modo di formare il cane, ma per quanto mi riguarda negli IAA l’addestramento classico non è la base della formazione del cane. Negli IAA non si dovrebbe mai cercare la prestazione del cane o l’assoluta obbedienza al conduttore.
Il cane negli IAA è un socio a tutti gli effetti che apporta alla seduta il suo bagaglio di esperienze e di emozioni, è il cane il mediatore tra l’utente e il suo medico. E’ il cane la chiave che riesce ad aprire canali di comunicazioni altrimenti chiusi. Il cane può essere tutto ciò se può interagire con l’utente in sicurezza ma anche spontaneamente, se può esprimere la sua gioia di vivere e il suo amore per l’uomo. Un cane che durante una seduta è abituato a fare solo ciò che gli ordina il suo conduttore non potrà mai essere di beneficio ad una persona che soffre, perché sarà chiaro che tutto quello che il cane fa è “orchestrato” da qualcun altro.

Riassumendo, il cane può essere un socio formidabile e fondamentale negli IAA se può esprimere liberamente il suo essere e il suo amore per le persone. Non si dovrebbe mai costringere un cane a entrare in contatto con estranei o a sopportare contatti fisici se non fa parte delle caratteristiche di quel soggetto.
Non si dovrebbe mai confondere la nostra voglia di fare qualcosa con quello che è disposto, invece, a fare il nostro amico a 4 zampe. Il cane non è uno strumento e nemmeno un “soldatino”. In pet therapy il cane è e sarà sempre un socio alla pari.

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Nata a Perugia il 25 Marzo 1975 ha iniziato fin da piccola ha frequentare i campi di addestramento per cani. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, frequenta un corso per operatori di pet therapy e certifica con la Delta Society l’american staffordshire terrier “Artù” che per 3 anni sarà il suo socio in tutti i progetti di pet therapy in Umbria. Successivamente frequenta il Master per coordinatore e conduttore di progetti di Attività e Terapie Assistite con l’Ausilio di Animali presso le facoltà di Veterinaria e Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia. Dal 2005 ad oggi ha elaborato e realizzato numerosi progetti di IAA in diversi contesti: residenze protette per anziani, centri diurni per malati di Alzheimer, centri diurni per ragazzi con sindrome autistica, scuole, asili e dal 2013 è presente con il Pastore Australiano “Kalì” presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Attualmente è Istruttore Cinofilo APNEC e CSEN, Delegato Regionale APNOCS (Associazione Nazionale Professionale Operatori Cinofili per scopi Sociali). Coadiutore del cane, Responsabile e Referente di Intervento in Educazione Assistita con gli Animali (idonea presso il Ministero della Salute – Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie). Presidente dal 2013 dell’ASD Speed Dog Perugia. Ha scritto diversi articoli sulla pet therapy e sul rapporto bambini – cani, due libri ed è docente in diversi corsi per coadiutore del cane. Fermamente convinta che l’educatore cinofilo debba essere innanzitutto un aiuto e un supporto per ritrovare e/o rafforzare il rapporto tra il cane e il proprio compagno umano. La vita con un amico a quattro zampe è un arricchimento per tutti.

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