di ISABEL BAGNA – Immaginate una bellissima domenica di sole, di quelle che chiamano a raccolta nugoli di Giangiorgi e Gianpoldi nei parchi; e quindi immaginate il nostro Giangiorgio che, col fedele Gianpoldo al guinzaglio, si dirige baldanzoso verso il parco più vicino. Zaino in spalla, falcata e – animo.
Giangiorgio si aggira per il parchetto, Gianpoldo annusa e si regala qualche pisciatina un po’ perché davvero gli scappa e un po’ perché è bene che tutti sappiano che è passato di lì. L’umano trova un cantuccio tranquillo e un po’ isolato e appoggia un po’ esitante ma ottimista il suo prezioso carico a terra. Libera Gianpoldo dal guinzaglio e sfodera con un sorriso di appagamento proprio lei: una parure di dischi completa, fiammante e coloratissima, nuova di zecca. A quella vista Gianpoldo comincia a saltellargli attorno gioviale, entusiasta e attentissimo. Gianpoldo carica, con un movimento deciso del polso rilascia, il disco decolla, vola placido, poi acquista velocità e verso l’orizzonte su cui è calato un suggestivo tramonto dorato (Gianpoldo era uscito a mezzogiorno ma questa è la magia del disc dog) Gianpoldo stacca e con un colpo di reni compie un salto perfetto e aggraziato, e stagliandosi sul cielo purpureo carpisce il frisbee e atterra con compostezza e regale consapevolezza sulle 4 zampe. Uno scroscio di applausi si alza tra gli alberi e… STOP.

Un “buona la prima” si augura a tutti e non si nega a nessuno, ma sperare che il primo lancio del frisbee al cane segua il copione succitato e che le cose vadano come una sagace regia vorrebbe, non solo è una speranza da ingenui ma è un desiderio da irresponsabili, perché a un cane che non ha mai visto un disco in vita sua il disco non si lancia (non in aria, per lo meno, e sicuramente non appena averlo tirato fuori dalla borsa).
Sarebbe come pensare di comprare un motorino a un ragazzino, metterlo in moto, fargli vedere come si accelera, e mettercelo sopra dicendogli di andare. (Mio padre quando avevo 14 anni fece esattamente così e io mi sfracellai contro una fioriera in cemento).
Nostalgie a parte ma ciò detto, con abile mossa registica molto sofisticata (solita magia del disc dog) mettiamo banalamente il rewind e blocchiamoci al momento decisivo, la scena madre: Giangiorgio tira fuori dallo zaino alcuni dischi fiammanti.
A questo punto Gianpoldo:
a) gli saltella eccitatissimo attorno (i cani curiosi e interessati esitono)
b) gli saltella attorno, poi mette il naso a terra alla ricerca di una scia di scoiattolo fantasma ma dopo un richiamo dell’umano torna a incollare gli occhi sui piattelli di plastica
c) gli saltella attorno perché crede che i frisbee siano ciotole per la pappa ma davanti all’odore deludente e artificiale della mera plastica parte alla ricerca di scoiattoli fantasma e anche di bruchi alieni non scollando più il tartufo da terra
d) non saltella, non guarda né l’umano né i dischi, si sdraia a terra e si appisola nel tepore del sole mattutino. Sbuffando pure.

Nell’ultimo caso verrebbe da pensare che per Giangiorgio non ci sia speranza e che dovrebbe rinfoderare i dischi, prendere la saccoccia e tornare mestamente a casa.
E invece no.
In tutti i casi Giangiorgio deve fare una cosa sola (anzi due): attirare l’attenzione del cane sul frisbee, magari picchiettandoci sopra con le dita o sbattendone due, uno sull’altro (attenzione nel caso in cui ci sia un Gianpoldo un po’ timoroso che potrebbe avere paura dei rumori forti o inaspettati – pensiamoci prima) e con un movimento del polso con il disco preso in verticale (arrotolando e srotolando) fare rotolare il disco a terra nella direzione opposta rispetto a quella in cui il cane si trova, producendo nel frisbee un rotolamento sul proprio asse.
Questo primo “lancio” – detto roller, permetterà di capire se il Gianpoldo in questione possa essere interessato al nuovo gioco: infatti il disco “scappando” via come una preda dovrebbe fare scattare l’istinto predatorio (appunto) del cane che si dovrebbe animare (o ri-animare, a seconda dei casi descritti) iniziando a inseguirlo.
Prendere in bocca un disco di taglio non è sempre istintivo o facile; non è raro che un cane parta a tutta velocità dietro a un frisbee che rotola e che abbia difficoltà proprio nel momento in cui dovrebbe finalizzare (catturando la preda) trovando l’appagamento vero e proprio.
In questo caso può essere utile provare con un altro tipo di rilascio del frisbee che stimola l’attitudine “di caccia” del cane: lo slider.
Letteralmente si deve fare scivolare di piatto il disco su una superficie in modo che il cane lo veda muovere come un animaletto e se lo ritrovi al contempo nella posizione più consona per farlo finire tra le sue fauci (tessera e fessura del bancomat insegnano). Ovviamente se si vuole lasciare andare il gioco allontanandolo, il suolo in questione deve essere liscio (un pavimento), ma in questo caso la raccolta del disco potrebbe essere più impegnativa per il cane inesperto perché fermandosi e aderendo a terra il bordo del frisbee potrebbe essere difficile da sollevare. Meglio quindi, per le prime volte, proprio per non creare frustrazione nel giocatore canino, propendere per uno slider “controllato”: mettere una mano sul disco in posizione orizzontale con la pancia rivolta verso il basso e muoverlo avanti e indietro facendolo inseguire dal nostro Gianpoldo. Se il cane finalizza e morde il disco buon per noi (un po’ meno per le nostre dita che sono magari rimaste tra la plastica e le fauci gianpoldiane), ma di sicuro un punto è stato segnato a favore del nostro binomio: il cane è un potenziale disc dog!

Il prossimo passo? Beh, se come si suol dire tutto quel che entra esce e se non è zuppa è pan bagnato, tutto quello che “parte” “ritorna”, e quindi un disco che è stato allontanato da un punto A e preso in un punto B, prima o poi dovrà tornare in A anche per evitare che esploda nella bocca di un Gianpoldo esperto masticatore o mordicchiatore in erba.
Se è presto parlare di “riporto”, in una prima fase è importante invece parlare di “scambio”.
Cosa posso dare al mio cane in cambio del disco che ha in bocca e che io vorrei portare a casa integro? La risposta non è né una pacca sulla spalla (approfittando della sua sorpresa per toglierglielo non appena apra le mascelle) e neanche un vigoroso strattone che permetta di recuperare il frisbee con ancora la dentiera canina attaccata.
Non si toglie MAI a un cane che non conosca cosa significhi lasciare a comando il disco che ha in bocca: farlo significa nella migliore delle ipotesi far credere al cane che l’oggetto di plastica che sta tenendo e che noi gli stiamo portando via sia la cosa più preziosa al mondo- e se è preziosa per l’umano perché non dovrebbe esserla per lui – ingaggiando col quadrupede una continua contesa.
Nella peggiore averne uno che carpito il disco se lo porti lontano per masticarlo o covarlo a piacere, allontanandosi in modo inversamente proporzionale alla vicinanza che desidereremmo invece noi.

Scambiare il frisbee con qualcos’altro (un boccone, un altro oggetto che il cane possa masticare liberamente, un bastoncino ecc.) all’inizio significa comunicare al Gianpoldo che quel gioco sì è bello, ma non così importante, e che il suo valore consiste nel condividerlo con noi.
Eraclito diceva che su di un cerchio ogni punto di inizio può essere anche un punto di fine. E il disco è un cerchio. Che ogni punto di fine sia sempre un inizio! Ma per ora questa è solo la fine del primo articolo di inizio.

Le foto che accompagnano l’articolo, ad eccezione di quella del dalmata, sono di Marco Dottarelli

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Nata ad Aosta il 22/09/1988, gioca a disc dog dal 2012 con il suo dalmata Monet detto "Gnagno", il che la dice lunga già su molte cose. Ha praticato un po' di rally-o e un po' di scent game con scarsi risultati, ma per amore del suo enorme masochismo ora si sta dando anche all'obedience, sempre con il dalmata (un minuto di silenzio). Pratica lo sheepdog con la border di suo marito (Trouble di nome e di fatto) e si ritiene soddisfatta perché dopo un anno è riuscita a portarla fuori dal campo a fine allenamento (parola d'ordine: accontentarsi e godere). Da qualche mese condivide le sue giornate anche con un terzo cane, detto il Marchese de Guiltibus, un border matto, ma matto autentico (cit.)!

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