di CLAUDIO CAZZANIGA – Dopo aver parlato del lavoro a terra, oggi ci occupiamo del nuoto. Un altro esercizio che troppo spesso, più che snobbato, a mio avviso viene preparato male.
Il nuoto lo divido sempre in due sezioni: il tuffo e la nuotata.

Ricordo sopratutto nelle finali internazionali che molto spesso c’è un giudice che segue il lavoro a terra e gli esercizi in acqua ed uno che segue solo il nuoto. Alla finale del Championnat de France 2015 ricordo che alla fine della nostra nuotata il giudice, la Sig.a Marie Claude Cresson Tahon mi chiamo vicino a Lei e mi disse “Tuffo ben eseguito. Stacco dal gommone corretto, entrata in acqua ben fatta” eccetera eccetera…
Rimasi stupito dal fatto che avesse analizzato così nel dettaglio la prova!
Il Championnat de France a oggi la prova più importante a livello europeo prevede lavoro a terra, nuoto per trenta minuti ed esercizi. Campo gara, oceano.

In Italia purtroppo non funziona sempre così. Qualcuno ha addirittura visto nel nuoto una perdita di tempo. In alcuni circuiti è stata tolta, è valutata mentre il cane svolge l’esercizio.
Il nuoto nasceva come prova per valutare la capacità di resistenza del cane. Si diceva che un cane ben allenato dovesse saper nuotare bene e lo doveva chiaramente dimostrare.
Facendo il solito mix tra i variegati regolamenti italiani, il cane dovrebbe nuotare da un minimo di tre minuti ad un massimo di venti. In giro per l’Europa si arriva alla mezz’ora.
Il cane al comando del conduttore si butta in acqua e segue tranquillo e deciso il gommone… questo il testo dei tanti regolamenti.
I più puristi fanno notare che è assurdo far nuotare un cane dietro ad un gommone per così tanto tempo.
A sentire questa affermazione a me viene sempre il dubbio che chi la pronuncia non sia in grado di strutturare l’esercizio… Ma passiamo oltre.
Il nuoto fa bene al cane. Gli da la possibilità di allungarsi, di spingere, di dare tonicità ai muscoli, di usarne tantissimi, di lavorare in assenza di gravità sul terreno evitando qualsiasi problema all’apparato scheletrico. Osservando la nuotata – che deve essere effettuata con il dorso a pelo d’acqua- si può capire se ci possano essere problemi di postura, si osserva la respirazione… Si impara molto del proprio cane.

Il tuffo
Il consiglio che posso dare è quello di NON insegnare al cane a tuffarsi servendosi di un oggetto. Lancio un oggetto ed il cane si butta per prenderlo. Bravo, 10 e lode… Ma anche NO! Quello non è un tuffo. Quello e’ un riporto. Se si inizia ad insegnare il tuffo in questa maniera succede che il cane, se vede un oggetto in acqua, parte… Altrimenti resta fermo.
Il tuffo significa dare un comando al quale il cane risponde lanciandosi in acqua.
Personalmente faccio lavorare il cane da prima sulla riva con il gommone. Ogni volta che il cane vi entra utilizzo il comando gommone, ogni volta esce il comando tuffo. E in questo movimento lo accompagno.
Poi lo seguo solo all’ingresso del gommone, mentre dopo aver dato il comando tuffo rimango all’interno. Se il cane in autonomia esce… Lancio lontano il suo gioco e lo gratifico. Tuffo, uguale, esci e verrai premiato. Se non esce, riprendo l’esercizio da capo e lo accompagno. Ci vuole tempo… Tempo… Tempo. E pazienza.
Una volta meccanizzato che “tuffo” significa esci dal gommone e guarda avanti che arriva qualcosa, sposto piano piano il gommone in acqua. Così passo passo il cane non cercherà più l’oggetto prima di staccare dal gommone, ma solo dopo e entrando in acqua.
È chiaro che più è leggero il cane e meglio l’esercizio riesce. Ma con costanza ed allenamento, anche i cani più pesanti eseguono degli ottimi tuffi.
È poi importante diversificare il tuffo. Dal gommone, da un molo, da un pontile va bene tutto… Purché la gratificazione avvenga dopo essere entrato in acqua.

Il nuoto
Prima di iniziare a fare nuotare il cane faccio sempre un paio di settimane di camminate a piedi. Mai meno di 45 minuti. Una sorta di risveglio muscolare. Tendini, muscoli, capillari…. Riattiviamo l’apparato motorio.
Quando preparo il nuoto, inizio sempre utilizzando dei riportelli. Lancio il riporto, il cane lo va a prendere, torna e ne lancio un altro e così via.
Questo primo step dura una decina di minuti e lo faccio per tre – quattro volte la settimana.
Date al cane la possibilità di fare un po’ di fiato.
Successivamente, faccio lo stesso esercizio ma arrivando io a stare in acqua fintanto la stessa mi arrivi alla vita. Questo dà la possibilità al cane di lavorare stando sempre in movimento e senza mai toccare a terra. In questo step, senza strafare, allungo i tempi di lavoro dandogli sempre la mia persona come riferimento.
Passo poi al nuoto sul gommone. Inizio con il tuffo e mi allontano di 15/20 metri. Do la possibilità al cane di risalire e ripeto la cosa.
Voglio che il cane non percepisca la nuotata come un inseguimento e tanto meno il tuffo come… “Scendi che scappo”.
Poco alla volta, allungo i metri che mi separano dal cane ed inizio a farmi seguire.
Oltre alle soste per issare il cane sul gommone e dargli sicurezza, posso anche – mentre il cane nuota – lanciare un riporto e fargli fare diversi metri con la gratificazione in bocca. Il cane lo prende e si avvicina al gommone.
Non sempre lo faccio salire, così che possa imparare che si sale a comando e non quando vuole lui.
Allungando i tempi ed allenandosi con una certa continuità il cane prenderà il suo ritmo.
Quando il cane è allenato per bene, lavoro sempre sul quadrato. Immagino un quadrato in acqua e a mo’ di Coppa America eseguo tutti e quattro i lati.
Così che corrente, onde, sole e vento possano arrivare da qualsiasi parte.

Allenatevi sempre, con il sole e con la pioggia… Dobbiamo abituarci a tutto. Attenzione al vento: quello è più pericoloso.
Ultima annotazione: non abituate il cane a rientrare a riva. Portatecelo sempre voi con il gommone. Voi dovete essere il suo punto di approdo, di sicurezza, voi e non la riva.

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