di CLAUDIO CAZZANIGA – Ciò che scrivo oggi è rivolto non solo a tutti coloro che seguono il lavoro in acqua, ma direi la cinofilia in generare con occhio e cuore… Un po’ più “sportivo”.
Lo spunto mi è venuto leggendo.
Da qualche mese, oltre a tutte le mie passioni, ho iniziato anche con la lettura; mi sono appassionato di biografie di campioni dello sport: ho letto Tyson, Cruyff, Armstrong, Agassi, Baggio, ora sto leggendo Zanardi. Nel mezzo, ho letto anche Simone Moro.
Alpinista, bergamasco – la sua scuola di volo e’ situata a 100m in linea d aria dal nostro campo di lavoro – narra nel suo libro delle sue avventure. Il libro è scritto in collaborazione con Marianna Zanatta, manager dell’alpinista.

Ammetto che il libro non mi stava entusiasmando granché. Anzi… Ma ad un certo punto arrivo al capitolo 7, “il sacrificio”.
E qui il libro mi ha finalmente “preso”.
Si parla del panino alla cacca.
La prima a parlare del panino alla cacca, a dir la verità, e’ stata Elizabeth Gilbert nel libro Big Magic, e forse ancora prima Mark Manson, così leggo. Simone Moro nel suo libro riprende questo concetto.

Di che si tratta?
In pratica il panino alla cacca rende l’idea di tutta quella parte di “merda” che ogni lavoro o passione porta inevitabilmente con sé.
Ed a mio avviso possiamo benissimo applicarlo allo sport cinofilo.
Un misto fritto di frustrazioni, entusiasmo sopito, sogni infranti, insuccessi, fatica, lacrime, delusioni, momenti di sconforto, sacrifici, “no” subiti ecc. ecc… che spesso ci tocca ingoiare.
E visto che parliamo sempre di gare, allenamenti e comunque di cinofilia sportiva mi faceva piacere “ripassare” il concetto anche con Voi.

Amare una disciplina vuole dire “viverla”.
Viverla vuol dire confrontarsi con gli altri. Lavorare per confrontarsi con gli altri. Gli altri possono essere più o meno bravi. Più o meno dotati. Più o meno preparati.
Più vivi la tua passione, più sarai pronto a sacrificarti per Lei, a fare rinuncie a focalizzarti sul lavoro da svolgere per inseguire il tuo SOGNO (possa essere esso la garetta di paese o la grande finale europea… non fa alcuna differenza!).
Più vivi la tua passione, più impari ad applicarti sempre di più. A curare il più piccolo dettaglio. A migliorarti.
Troppe volte (purtroppo a me capita…) ti condiziona la vita. Te la fai condizionare.
E di conseguenza, volente o nolente, la condiziona anche a chi ti sta intorno, a chi ti vuol bene. E qui, se non hai accanto persone intelligenti, possono nascere problemi, incomprensioni.

Allenarsi quando piove. Uscire quando fa freddo.
Allenarsi quando si torna a casa dopo una giornata difficile al lavoro, quando si è stanchi. Quando non si ha tempo. Quando non si sta bene. Quando il divano è lì che ti tenta…
Aspettare una giornata di vento per lavorare volutamente con le onde.
Lavorare la mattina presto prima di andare al lavoro.
Provare un esercizio sotto il sole del mezzogiorno.
Abituarsi alle condizioni che potremmo trovare in gara.
Lavorare da soli. Inventarsi gli esercizi.
Dare sempre qualcosa in più. Ad ogni allenamento.

A volte dobbiamo essere anche molto imbecilli, ed arrivare a servircelo da solo il panino alla cacca.
Cioè metterci volutamente in condizioni difficili (ma sempre in sicurezza!) durante un allenamento. Non sto in questo caso a fare degli esempi… Chi lavora seriamente sa di cosa parlo.
Il vero limite di un cinofilo è capire quanto siamo disposti a farli questi sacrifici.
Personalmente mi rendo conto che molte volte metto in croce la mia famiglia per le mie passioni. Mio figlio Tommaso e la mia fidanzata Claudia vengono letteralmente trascinati al lago o al campo di rally perché devo provare un esercizio o impostare qualcosa. E sopportano.
I viaggi da 9-10 ore da solo in giro per l’Europa, le notti passate in auto su una branda per risparmiare l’albergo. Le scatolette mangiate per risparmiare tempo… Penso di essere uno che inconsciamente se ne è gustati parecchi di questi panini e sono straconvinto che ad un certo punto sia il sapore che il gusto abbiano iniziato anche a piacermi.
Il tutto chiaramente deve essere fatto nel rispetto e nei limiti del cane, con cui per forza di cose dobbiamo condividere queste fatiche. Ma nn ricordo una volta, una soltanto, che prendendo la borsa con la muta un mio cane abbia fatto resistenza a salire in macchina per andare a lavorare.

Un bel passaggio del libro è anche quando Moro parla della quotidianità del panino. “Mi preoccupo quando un giorno mi manca il mio panino. Vuol dire che qualcun altro lo ha ordinato al posto mio.”
Per me illuminante in un’ottica di pianificazione e raggiungimento dell’obiettivo.

Noi del lavoro in acqua come ho già detto, abbiamo tanti aspetti da curare e lavorare, mettiamoci impegno e dedizione.
Utilizziamo qualsiasi spazio, qualsiasi momento del giorno. Diamoci dentro.
Gustiamoci il nostro panino alla cacca!

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