di NICOLETTA CONTE – Buongiorno a tutti, oggi andremo a parlare di un argomento tanto interessante quanto complesso, il senso dell’olfatto nel cane, “strumento” essenziale per la ricerca dei tartufi.
Cercherò di essere il più fedele possibile alla bibliografia scientifica, affrontando l’argomento sia da un punto di vista anatomico/fisiologico che meccanico.
Il sistema olfattivo del cane può essere considerato un sofisticato sensore chimico che gli consente di “leggere ed interpretare” il mondo esterno. Al pari della vista per l’uomo, l’olfatto per il cane è lo strumento principale, del quale si serve, per orientarsi nell’ambiente e comprenderlo.

Nella struttura cerebrale del cane predomina la corteccia olfattiva, la parte del cervello canino che controlla il senso dell’olfatto è, in proporzione, circa 40 volte più grande di quello umano. Per parlare solo un po’ di cifre basti pensare che un cane possiede fra i 125 ed i 300 milioni di recettori olfattivi all’interno del proprio naso, a fronte dei circa 5 milioni presenti nel naso umano.
La superficie dell’epitelio olfattivo di un cane ha un’estensione che misura dai 18 ai 150 cm quadrati, mentre nell’uomo misura dai 2,5 ai 4 cm quadrati.
Inoltre, i cani sono in grado di distinguere numerosi odori contemporaneamente e possono identificare una sostanza diluita fino a 1/10.000.000.
Il naso, o meglio il tartufo, è formato da due narici per inalare aria ed odori, mentre i tessuti molli e le strutture ossee formano le cavità in cui fluiscono le particelle odorose.
Ogni narice è provvista di una cartilagine, una piega di tessuto dentro la narice che crea vortici nella colonna d’aria inspirata, indirizzandola verso una struttura ossea chiamata “sporgenza sub-etmoidale”. Le volute etmoidali sono inumidite da un liquido capace di fissare e sciogliere le particelle odorose che meglio colpiranno i centri nervosi olfattivi.

Quando il cane annusa, compie una sequenza di rapide e brevi inalazioni ed esalazioni che massimizzano la capacità di detenere un odore.
Solo il 12% dell’aria inspirata raggiunge la parte interessata all’olfatto, mentre la rimanente scivola verso la faringe e raggiunge i polmoni. Annusando in maniera profonda, l’aria rimane intrappolata ed accumulata all’interno della sporgenza sub-etmoidale, in modo che rimanga a contatto con le cellule olfattive ed i recettori il più a lungo possibile.
L’aria, attraversando questo difficoltoso passaggio, aumenta, per contatto ed attrito, il suo calore. In questo modo le particelle odorose, raccolte nell’aria, si troveranno nelle condizioni ottimali per essere meglio percepite.

 

Le molecole odorose presenti nell’epitelio olfattivo vengono dissolte nella mucosa e trasmesse alle cilia dei recettori neuronali. Quando le molecole dell’odore colpiscono queste cilia si trasmettono dei segnali elettrici che giungono, per mezzo dei bulbi olfattivi, fino alla corteccia celebrale che identifica e riconosce il singolo odore. In queste cavità sono presenti numerosissime cellule recettivo-olfattive che si estendono attraverso uno strato di epitelio olfattivo specializzato fino alla parte più alta delle stesse.
Il collegamento tra i recettori olfattivi e il bulbo olfattivo è assicurato da fibre nervose finissime che, a livello della fronte, passano attraverso una piccola apertura chiamata “membrana cribrosa”.

Nel naso è anche presente una piccola struttura chiamata “organo vomero-nasale o di Jacobson”, sede del cosiddetto “paraolfatto”, che gli permette di percepire i ferormoni, messaggeri chimici che trasmettono informazioni tra individui della stessa specie.

I feromoni provocano negli individui risposte a livello neuroendocrino e comportamentale, e rivestono una notevole importanza per l’accoppiamento e la riproduzione in molte specie. I recettori epteliali dell’organo vomero nasale inviano gli stimoli nervosi derivanti dalla trasduzione dell’informazione chimica in una zona del cervello diversa dalla tradizionale corteccia olfattiva, e precisamente in una zona che si pensa essere preposta alle risposte emotive ed ai cosiddetti “comportamenti innati”.
Avete presente quando il vostro cane sbatte i denti dopo aver annusato una pipi? Bene sta facendo “arrivare meglio” i ferormoni all’organo di jacobson.
Ora affrontiamo i modi di usare l’olfatto: Il Teleolfatto ed il Megaolfatto.
Il cane utilizza entrambe queste modalità per analizzare l’aria, a seconda della situazione in cui si trova. Queste due caratteristiche di impiego del senso dell’olfatto sono state più o meno enfatizzate nelle diverse razze, a seconda degli scopi per cui dovevano essere impiegati i cani.
Il teleolfatto è una denoinazione che sta ad indicare la capacita di riconoscere ed intercettare le molecole odorore disperse nell’aria, il cane respira grandi masse d’aria per annusare le particelle odorose che ci sono sospese. Quando il nostro cane alza il muso verso l’alto e inspira intensamente dirigigendo la testa verso la fonte dell’odore sta usando il teleolfatto. Per capirci, è la modalità usata dai cani da tartufo quando scovano una tartufaia lontana. La famosa tirata di naso, quando parte a cento metri di distanza e tu devi correre perdendo l’uso dei polmoni se vuoi arrivare insieme a lui sulla buca.
Il megaolfatto invece è la capacità di riconoscere ed interecettare le molecole provenienti da terra, il cane annusa scrupolosamente le particella odorose sul suolo, inspirando di frequente. Questa è la modalità in cui entra il cane da tartufo quando “pulisce una tartufaia”. Immaginate di avere due cani, uno parte alla velocità della luce e scova una bella tartufaia. Arrivate ed insieme a voi c’è il classico cane più calmo e mansueto, lui comincia ad annusare “megaolfattando” tutta la tartufaia, leva un tartufo, poi un altro, poi un altro ancora, in dieci minuti avete fatto un chilo. Bello vero??? Ecco il sogno di ogni tartufaio.

Bene, direi che per oggi vi ho bombardato abbastanza di informazioni. Spero che questo articolo non sia risultato più noioso degli altri, ma penso che conoscere un po’ come funziona l’olfatto del cane sia importante… in fondo è quello il tartufo più prezioso!

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Classe 1989, laureata in Biologia con specializzazione in Biodiversità e gestione degli ecosistemi. Da sempre innamorata del mondo naturale. Mette in pratica la sua passione al servizio della natura, come guida naturalistica, finche la cinofilia entra a gamba tesa nella sua vita e decide di diventare addestratore cinofilo enci. Unendo le sue grandi passioni la natura e la cinofilia, lavora come addestratore di cani da tartufo, cercando di costruire la sua strada un tartufo dopo l’altro.

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