di NICOLETTA CONTE – Buongiorno a tutti, oggi affrontiamo un tema particolarmente doloroso, la diffusa pratica dell’avvelenamento dei cani da tartufo.
In questo momento è un tema particolarmente sentito, essendo io romana: in questi giorni a Roma ci sono tantissime segnalazioni di bocconi avvelenati in diverse parti della città, anche se questi episodi non sono collegati ai tartufi; ora non voglio fare allarmismo ma è sempre bene informare e prestare attenzione.

Ma torniamo a noi, in questo articolo vi spiegherò perché è diffuso questo fenomeno, chi mette le esche avvelenate, quali sono i veleni più usati, come tutelarsi.
Vorrei precisare che NON sarà un vademecum su COME FARE per salvare il cane, io non sono un veterinario e l’unica cosa da fare è ANDARE DAL VETERINARIO PRIMA DI SUBITO.
Cominciamo dunque: perché si avvelenano i cani da tartufo?
La risposta purtroppo è banale, come spesso lo è il male: per “difendere” la tartufaia dove si cava.
“Eliminare la concorrenza” permette di essere i soli a frequentare una zona, di conseguenza si è certi da fare un grosso bottino, non avendo nessun altro che frequenti la “pastura”. Questo risponde tra le righe ad un’altra nostra domanda, chi avvelena i cani da tartufo? I tartufai stessi.
Assurdo vero? Eppure si ammazzano i cani a vicenda, arrivando addirittura a vere e proprie faide.
Quando il dio denaro la fa da padrone il peggio dell’essere umano viene fuori in grande stile.
Ci si potrebbe chiedere a questo punto se il tartufaio avvelenatore non rischi anche i suoi cani; si e no, nel senso che lui sa dove ha situato i bocconi,oppure non gli importa molto di perdere un cane, ne ha altri, più importante è “difendere” la propria zona dagli “stranieri”.

Dove vengono messi questi bocconi? Praticamente c’è libero sfogo alla fantasia, ma i luoghi più noti sono: intorno alla macchina, quindi è bene legare il cane al ritorno verso la propria vettura, lungo la strada, oppure proprio nel bosco nei pressi della tartufaia.
Ho saputo di bocconi appesi ai cespugli, oppure di veleno liquido messo nei buchi dei tronchi cavi (dove spesso i cani si abbeverano). Ripeto, tanta fantasia.
Un’altra pratica spesso è avvelenarsi le zona vicendevolmente, in una stupida ed insensata guerra tra mentecatti.
Il veleno viene messo in momenti del giorno in cui c’è poca frequentazione, quando sono certi di non esser visti, quindi spesso e volentieri di notte, oppure molto spesso sistemano il veleno prima dell’apertura della stagione di una determinata specie di tartufo.

Messa in questi termini sembrerebbe che la categoria dei tartufai sia popolata da gente orribile, ci tengo a precisare che non è cosi.
Le persone, se cosi vogliamo chiamarle, che avvelenano i cani non sono nemmeno degni di essere chiamati tartufai, sono le mele marce della categoria.
I tartufai veri sono altra cosa, sono tutti coloro che amano i propri cani e fanno del tartufo una vera e propria passione anche quando è professione.
Purtroppo, e mi ripeto, dove girano i soldi è più facile che si concentri il peggio dell’umanità.
La piaga dei bocconi avvelenati costituisce un danno enorme anche per la fauna selvatica, tutti i selvatici che trovano i bocconi appetibili sono a rischio, quindi il danno si crea ad un intero ambiente.

Ora affrontiamo le varie tipologie di veleno, o meglio le più diffuse, conoscere un minimo a cosa si potrebbe andare incontro ci aiuta sicuramente nell’agire.
METALDEIDE: Il classico veleno per lumache che risulta facilissimo da procurarsi, si trova in qualsiasi vivaio. Si presenta come un’esca di colore azzurro-blu-verde ed è tossica per ingestione. Agisce a livello del sistema nervoso centrale.
La si trova molto prevalentemente mischiata a carne macinata (le classiche polpette), o formaggio o qualunque cosa appetibile. Può provocare spasmi, tremori, vomito, diarrea.
STRICNINA: È un veleno molto potente, si presenta sotto forma di polvere biancastra e molto amara; è tossica per ingestione perché viene assorbita dal tratto digerente in maniera rapidissima.
Fortunatamente è molto più difficile da procurarsi rispetto al passato, anche se non impossibile. I sintomi compaiono nell’arco di brevissimo tempo, al massimo 30 minuti, provocando velocemente la morte. In questo caso particolare potrebbe essere efficace far vomitare il cane immediatamente, si avrebbe il tempo di arrivare dal veterinario.
Si può trovare molto spesso sotto forma di esca liquida, nel qual caso anche la museruola è inefficace.
TOPICIDA (anticoagulanti): Vengono utilizzati continuamente per contenere le infestazioni da topo.
Si trovano in commercio sotto forma di granuli blu, rossi o fucsia, oppure in bustine contenenti un liquido blu o una cialda nera.
Sono tossici per ingestione e bloccano i fattori della coagulazione del sangue. Sono veleni molto subdoli perché l’insorgere dei sintomi può verificarsi molto in là nel tempo, in genere entro i 5 giorni dall’ingestione.
Il funzionamento di questo veleno è pensato per far in modo che la colonia dei roditori non identifichi la causa della morte degli individui avvelenati.
I sintomi provocati possono presentare una apparente diminuzione nell’arco dei giorni, questo non vuol dire che l’effetto sia terminato, quindi è importante non abbassare la guardia. Anche un minimo sospetto di ingestione deve portarvi a correre dal veterinario.
I sintomi sono anch’essi difficili da collegare ad un avvelenamento, poiché sono comuni a tante altre situazioni.
In ogni caso tenere d’occhio: spossatezza, inappetenza, sete fuori dal comune, mucose pallide, eccessiva ricerca di frescura.
Si può trovare come la metaldeide in preparati con sostanze appetibili.
ANTIGELO: Sostanza liquida utilizzata nei motori delle automobili. L’avvelenamento avviene per ingestione. I sintomi si presentano da pochi minuti fino a 4 giorni successivi all’ingestione. I primi sintomi sono neurologici, come convulsioni, poi insorge il vomito, la tachicardia, la diarrea problemi cardiorespiratori.
Questo veleno si può trovare all’interno di tronchi cavi mischiato con acqua.
ARMI BIANCHE: Chiodi, vetri, graffette o qualunque cosa possa venirvi in mente, mischiata alla carne o formaggio creando bocconi che se ingeriti distruggono l’apparato digerente.

RIPETO, SE PENSATE CHE IL VOSTRO CANE ABBIA INGERITO VELENO ANDATE DAL VETERINARIO IMMEDIATAMENTE.
Come tutelarsi da queste pratiche inumane?
Ci sono degli strumenti utilizzati da quasi tutti i tartufai per impedire al cane di mangiare qualunque cosa trovi per terra.
Questi strumenti sono il morso e la museruola. La museruola da tartufo è fatta appositamente per lasciare libero il naso, nonostante l’aspetto classico da “hannibal lecter” è davvero un salvavita.
Il cane deve essere abituato all’uso della museruola, gradualmente e senza coercizione (ma questa è un’ovvietà, spero!) in modo da poterla indossare in tutta tranquillità svolgendo serenamente il proprio lavoro.
Mi ripeto: è brutta, quando vedi un cane da tartufo con la museruola pensi “oddio poverino”… ma anche no, non è poverino, è felicissimo di lavorare e porta la museruola come fosse un banale collare (ricordo a tutti il caso scoppiato l’anno scorso).
Il morso lascia più libero il cane, anche se può dar fastidio ad alcuni cani avere qualcosa che poggi sui denti (molari), ma valgono le stesse considerazioni fatte per la museruola: si insegna ad indossarlo ed il cane è sereno.
Come ulteriore prevenzione è consigliabile insegnare al proprio cane il controllo sul cibo ed un ottimo lascia, in modo da poter immediatamente agire nel caso in cui dovesse afferrare un boccone.
Recentemente un mio collega si è cimentato nella segnalazione del boccone nel contesto di cerca e sulla discriminazione del cibo dal tartufo.
Ovviamente questa NON E’ una soluzione, ma può sicuramente aiutare a tutelarsi ulteriormente. Mangiare per il cane è un istinto, di conseguenza qualunque metodo di addestramento, dal controllo alla segnalazione, non dà nessun tipo di sicurezza assoluta, è solamente QUALCOSA IN PIU’ per ridurre il rischio.
Potreste altrimenti correre alla velocità del cane per tutto il tempo della cerca, cosi siete certi che non tocchi nulla …sempre ce la facciate 🙂 .

Una tutela molto importante che spesso purtroppo viene messa da parte è la segnalazione PRECISA dei luoghi di rinvenimento del veleno.
Colui che rinviene un’esca o sciaguratamente ne venisse colpito ha il DOVERE di informare a livello dettagliato, anche con coordinate gps, il luogo del ritrovamento e di segnalarlo alle autorità.
Putroppo, pur di “proteggere” le proprie zone, anche chi si ritrova con un cane morto avvelenato è restio a segnalare con precisione, spesso si indica semplicemente la zona. Questo è fare il gioco degli avvelenatori, finche esisterà questa becera omertà continueranno a morire cani. Chi tace è peggiore di chi avvelena.
Leggendo queste righe passerebbe la voglia a chiunque di cimentarsi nella cerca del tartufo, ma è bene essere informati su ogni aspetto legato a questa disciplina.
Anzi non bisogna farsi scoraggiare altrimenti la partita sarebbe vinta da questa gente abietta, invece dobbiamo popolare il mondo del tartufo di persone che amano la natura e la cinofilia, finche di queste pratiche non si sentirà più parlare. E ricordatevi che i veri tartufai non sono certo questi.

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