di VALERIA RAPEZZI – Quando parliamo di probiotici ci riferiamo ad un insieme di batteri vivi che contribuiscono a migliorare la salute dell’organismo, partendo naturalmente dall’intestino. Il termine “probiotico”, deriva dal latino “pro” (a favore di) e dal greco “bios” (vita), questo sta ad indicare il loro scopo, che è quello di migliorare la vita (nostra e dei nostri animali).
È ormai noto come il microbioma sia fondamentale per la salute dell’individuo e allo stesso tempo di come sia altamente influenzato sia da fattori esterni che interni dell’ospite. Mentre i ceppi batterici commensali in assenza di pesanti perturbazioni si mantengono più o meno stabili nel tempo, il destino di quelli esogeni o dei probiotici è risultato estremamente variabile, imprevedibile e generalmente determinato dalla componente batterica già presente.
La disponibilità di nutrienti esclusivi (prebiotici) è un fattore chiave nel veicolare la colonizzazione di batteri esogeni. Capire il ruolo di ciò che viene introdotto con l’alimentazione nel processo di proliferazione batterica, è fondamentale per conoscere meglio le dinamiche interne che regolano il microbiota intestinale.

Perché vogliamo utilizzare i probiotici?
Il motivo è che nell’alimentazione di oggi il numero dei batteri naturalmente presenti nei cibi è basso a causa dell’utilizzo delle varie tecniche di conservazione. Prima, invece, con gli alimenti si introducevano batteri benefici che ostacolavano anche la proliferazione dei patogeni.
Questo vale soprattutto per alimentazioni di tipo industriale, ma non solo.
Inoltre bisogna considerare che questi batteri, così come accade per gli umani, comunicano con il sistema immunitario e con il cervello.
L’intestino è il più grande organo immunitario: qui sono presenti più cellule immunitarie che in tutto il resto del corpo. E non vanno dimenticate le recenti ricerche che riguardano l’asse intestino-cervello.

Fermenti lattici o probiotici?
Si fa spesso molta confusione tra le diciture “fermenti lattici” e “probiotici”, esse vengono usate in genere come sinonimi. In realtà non lo sono, le differenze sono notevoli e non sono semplicemente semantiche.
I fermenti lattici o batteri lattici ⎼ dall’inglese lactic acid bacteria ⎼ sono batteri in grado di produrre acido lattico partendo dalla fermentazione del lattosio.
Il termine quindi fa riferimento a una funzione microbica che i microrganismi, anche diversi tra loro, sanno compiere.
I probiotici sono stati definiti dall’OMS nel 2001 come “organismi vivi che conferiscono uno stato di benessere all’organismo ospite se somministrati in concentrazione adeguata”.
Sono microrganismi che, nella maggioranza dei casi, producono acido lattico, ma a differenza dei batteri lattici rimangono vivi all’interno dell’organismo dove si replicano ed esplicano attività metaboliche, fornendo quindi un beneficio all’organismo.
I fermenti lattici, invece, una volta ingeriti in genere non sopravvivono al passaggio nello stomaco. E questo al di là del fatto che possano esplicare o meno proprietà benefiche.
I probiotici sono microrganismi che sopravvivono alle barriere naturali dell’organismo; colonizzano la mucosa intestinale e diventano parte integrante del microbiota; sono quindi in grado di interagire con le cellule dell’epitelio intestinale.

E i prebiotici?
Quando parliamo di prebiotici, ci riferiamo piuttosto a delle sostanze presenti negli alimenti o integrate dai produttori di alcuni integratori, che non possono essere assorbite dall’organismo, ma restano nell’intestino per essere utilizzate dalla normale flora microbica, presente nel tratto digerente.
Fanno parte dei prebiotici alcune sostanze come i FOS (Frutto-oligosaccaridi), tra i quali il più importante è sicuramente l’inulina, una fibra molto utile per la salute dell’intestino, poiché nutre letteralmente i batteri “buoni”.
Il supplemento di fibre alimentari nella dieta non riporta per tutti gli stessi effetti in termini di composizione e attività metabolica intestinale. È infatti elevata l’inter-individualità e la risposta che si instaura dipende prevalentemente dalle specie batteriche predominanti nel microbiota del singolo soggetto, più che dal tipo di fibra introdotta.
Possiamo aggiungere alcuni dei seguenti alimenti prebiotici alla dieta del cane per nutrire e sostenere i probiotici.
Fatta eccezione per l’aglio (che è molto sicuro, ma va somministrato con moderazione), la quantità non è importante. La cosa migliore è lentamente, a piccole dosi, per evitare disturbi digestivi se il cane non è abituato a questi alimenti fibrosi:
– Banane
– Verdure a foglia verde (le foglie di tarassaco sono particolarmente buone)
– Aglio
– Mele
– Funghi

Quali probiotici scegliere?
Possiamo scegliere probiotici commerciali (meglio se in capsule o micro-incapsulati, in modo che resistano all’acidità dello stomaco) oppure utilizzare alimenti probiotici, come ad esempio:
– Kimchi e vegetali fermentati
– Kefir (preferibilmente di latte di capra): si trova già pronto in commercio, ma è più “ricco” se lo produciamo direttamente noi, partendo dai grani di Kefir e da latte
– Ambiente: consentendo al cane “di fare il cane”, e non tenendolo in un ambiente iperprotetto e “disinfettato”, il suo organismo si arricchirà naturalmente di microrganismi

A cosa servono i probiotici
L’efficacia dei probiotici si manifesta su più fronti:
• Rinforzano la flora microbica intestinale (microbiota)
• Evitano l’aumento dei batteri “cattivi”
• Aumentano le difese immunitarie dell’intestino
• Riducono gli effetti delle infiammazioni nello stomaco e nell’intestino
• Controllano e riparano i danni causati alle cellule intestinali da infiammazioni, infezioni, traumi

A questi effetti generali, si associa quindi una serie di benefici fondamentali; in particolare, l’assunzione di probiotici è consigliata in caso di:
• Assunzione di antibiotici, che può provocare la diarrea
• Infezioni gastrointestinali con vomito e diarrea
• Svezzamento del gattino o del cucciolo
• Cambio di alimentazione (es. durante il passaggio a BARF da altro tipo di alimentazione)
• Infiammazioni dell’intestino
• Intolleranze e allergie alimentari
• Flatulenza e meteorismo
• Parassiti intestinali

Quando somministrare probiotici
Anche se molti non saranno d’accordo, per me l’ideale sarebbe somministrarli ogni giorno. Alcuni esperti pensano che i probiotici vadano somministrati solo in caso di disturbi digestivi, quando il cane è sottoposto a stress o se sta assumendo antibiotici o altri farmaci.
I probiotici possono essere somministrati in diversi momenti della giornata. Lavoreranno in modo diverso a seconda di cosa sta succedendo nel tratto gastrointestinale del cane in quel momento.
La dott.ssa Campbell-McBride consiglia di somministrare probiotici tra i pasti, per evitare l’ambiente pieno di succhi gastrici e acidi causati dalla digestione.

Una nota sugli antibiotici
Se il tuo cane sta assumendo antibiotici, è una buona norma alternarli con i probiotici in modo da cercare costantemente di limitare il danno causato dall’antibiotico sul microbiota. Sarebbe meglio somministrare i probiotici due ore dopo ogni dose di antibiotico, perché questa modalità pare sia più efficace per cercare di riparare l’intestino dopo che gli antibiotici hanno agito.

Articolo precedenteIo, me e i Chihuahua
Articolo successivoLa cultura non si trova, non si cerca… o non si vuole?
Laurea in Allevamento e Benessere Animale, conseguita nel 2007 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano. Ho approfondito l'argomento "alimentazione naturale", dedicandomi nello specifico all'alimentazione BARF negli ultimi 6 anni. Come istruttore cinofilo sono convinta che l'alimentazione abbia un grosso peso sul benessere e sul comportamento dei nostri cani. Un altro modo che utilizzo per lavorare per il benessere dei cani che seguo, è il TTouch. Sono diventata Practitioner 1 nel 2011 e nel 2016 ho conseguito la qualifica di Practitioner 2. Applico il TTouch in ambito di educazione, riabilitazione comportamentale e disabilità.

Potrebbero interessarti anche...