di PATRIZIA RODINO – Giusto per farvi dubitare della mia sanità mentale (ma anche perché si abbia un esempio di ciò che significa NON scegliere un cane a cuor leggero) sappiate che ho redatto una lista di razze di cani “papabili” per la mia famiglia, e viceversa… cioè di razze che potevano ipoteticamente trovare papabile la mia famiglia.
Questo in base a moltissimi criteri. Alcuni dei quali sono spuntati come funghi leggendo gli articoli e anche alcuni libri di Valeria Rossi.
Perché c’erano questioni sulle quali non mi sarei mai interrogata, che ignoravo completamente riguardo alla vita, alla salute, alle abitudini dei cani e alla loro convivenza con gli esseri umani.
In questa lista, a fianco al nome della razza, indicavo la caratteristica per cui quel cane poteva essere il prescelto e anche eventuali aspetti da approfondire o problematici: ad esempio ho individuato un cane che mi piaceva un sacco, il Basset Artesien Normand che non è assolutamente un bassotto nonostante il nome tragga in inganno, robusto (le malattie mi fanno un sacrosanto terrore), buon carattere… ma pare non vi siano allevamenti in Italia; posso mica trascinare la mia famiglia in giro per il mondo?
Altri cani che figuravano nella mia lista erano il Maltese (longevo), il Podengo Portugues Pequeno (vispo allegro e coccolone… e molto raro), lo Shar Pei (pulito, eccezionale in famiglia), il Sealyham Terrier (simpatico e facile da addestrare), il Boykin Spaniel (ottimo carattere, razza non riconosciuta dall’enci) l’Eurasier (razza recente selezionata proprio per la vita in famiglia)… e altre ancora… vi risparmio ulteriormente il mio lungo e metaforico peregrinare tra i bellissimi Wolfspitz, gli adorabili Cocker e gli irresistibili Lagotti: tutte razze che mi hanno conquistato ma alle quali, per diversi motivi, ho ritenuto opportuno rinunciare.

Non vi nascondo che queste razze “salvate” nella mia personalissima selezione mi erano totalmente sconosciute prima di iniziare questo viaggio. E a quel punto era chiaro che mi ero addentrata in un mondo assai complesso e che mi affascinava moltissimo.
Ma bando alla retorica: qui bisognava individuare il cane giusto per poi tentare di convincere il marito che temeva di vedere incombere su di lui l’onere di prendersene cura, passato l’entusiasmo iniziale, quasi da solo, del cane e quindi temeva la crescita in maniera esponenziale dei suoi impegni quotidiani che tra lavoro e famiglia, lo ammetto, non sono mai stati pochi.
Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi: “Ma come? Passi in rassegna razze su razze prima ancora di aver raggiunto all’interno della famiglia un accordo unanime sull’ingresso di un nuovo membro?!!”
Ebbene sì!
Non perché sono una di quelle che ciò che vogliono lo ottengono. Anzi… ho sempre cordialmente detestato chi si descrive così.
Ma perché difficilmente agisco con superficialità (un po’ di leggerezza a volte mi farebbe solo che bene, ma questo è un altro discorso!) e ormai l’idea di avere con noi un cane si era radicata e le sue radici avevano motivazioni profonde e robuste tanto che non mi spaventava neppure l’idea di occuparmi del cane anche da sola, per non pesare sul consorte (non potendo fidarmi al 100 % delle promesse della figliolanza).

E poi sapevo benissimo che mio marito i cani li adora e solo per un senso di grande responsabilità si era sempre trattenuto dal farne entrare uno in famiglia.
In virtù di queste considerazioni il mio piano consisteva nel presentargli un progetto definito con alla base motivazioni serie e intenzioni altrettanto serie.
Non certo un “dovremmo prendere un cane, uno a caso, perché è tanto dolce e carino”.
Il nostro doveva essere un discorso maturo (N.B. Non si tratta di una strategia raggira mariti!!!) e il cane da sottoporgli doveva essere veramente perfetto (almeno nella teoria) per noi.
Decisivi per la nostra scelta sono stati gli articoli ” Ti presento… l’Eurasier” e “Il vero standard dello Shar Pei”.
Mio figlio parteggiava per l’Eurasier: bello, bellissimo e un perfetto family dog.
Mia figlia, soprattutto dopo aver visto le foto per il buffissimo Shar Pei… perché chiedere ad una bambina di 10 anni (o per lo meno alla mia bambina di 10 anni) di essere razionale nella valutazione di un cane è pressoché impossibile. E io ero dalla sua parte… non tanto per l’aspetto infinitamente pacioccabile(ma che diamine, sono un’adulta, io!) ma per alcune frasi di Valeria Rossi all’interno del suddetto articolo: “lo Shar Pei di particolare ha soprattutto il carattere”, “lui è un cane zen”, ” è un cane che si attiva solo se ti attivi anche tu” “è un cane particolarmente intelligente”, “si lega a doppio filo a tutta la famiglia”, “uno shar pei deve essere per sempre. Ma per fortuna di solito lo è perchè della sua compagnia, una volta che si è imparato a guardare oltre al suo aspetto fisico, non si può proprio più fare a meno”.

Già, il suo aspetto è decisamente particolare e per chi come me non lo conosceva, lo sharpei è il cane con le rughe, tante da cucciolo e poche da grande se proviene da un allevamento come si deve. Tante o poche che siano, le pieghe di questo quadrupede di media taglia di origini cinesi lasciavano un po’ perplesso il mio erede al trono che diceva di preferire un soggetto dall’aspetto più “regale”.
Ma ho girato anche a lui l’articolo di Valeria e il finto austero figlio ha così scoperto i nobili natali di questo buffo cagnolotto… inoltre, trattandosi appunto di un finto austero, la tenerezza che ispirano questi cuccioli non lo ha certo lasciato indifferente.
Diciamo che tutti i cuccioli sono teneri ma in quanto a buffosità (licenza canina poetica) lo Shar Pei ha pochi rivali… e poi anche Alessio non ha potuto negare che questa razza, descritta come diffidente con chi non conosce, che mal sopporta (anzi si deprime di brutto) l’assenza dei propri umani, anche se non è il massimo dell’espansività nelle dimostrazioni di affetto, ricorda un po’ la nostra famiglia.
Insomma la sintonia con questa razza l’abbiamo sentita tutti e tre!

Quindi, metabolizzati alla perfezione i moniti di Valeria sull’importanza di trovare un allevatore con la A maiuscola, ho controllato su cani.com come era piazzata la Liguria (noi siamo di Savona)… malissimo! L’unico allevamento di Shar Pei segnalato era in realtà chiuso da anni.
Per fortuna in Lombardia e Toscana ne ho trovati alcuni che parevano avere le caratteristiche giuste. Ho mandato qualche mail e la risposta più convincente mi arriva da un paese lombardo a 2 ore e mezza d’auto da Savona. Anche per telefono l’allevatore mi fa una buona impressione e per un colpo di fortuna entro in contatto con una ragazza delle mie parti che possiede Shar Pei e lo conosce… e me ne testimonia l’affidabilità.
Tutto questo avviene a marzo 2018; a metà aprile è prevista la nascita di una cucciolata. I miei figli, per una volta in pieno accordo, affermano che sarebbe perfetto perché potremmo entrare in possesso del cagnolino terminate le scuole e dunque anche loro potrebbero aiutarmi e collaborare attivamente alla sua educazione, della cui importanza ormai siamo consapevoli anche perché sia io che i pargoli abbiamo divorato” Arriva un cucciolo”, “I segreti per avere un cucciolo educato”, “Comprendere il linguaggio del cane” tutti di Valeria Rossi e pure il più datato “Lo Shar Pei” di un autore francese, Jean-Francois Marty.

Certo occuparci di un cucciolo d’estate significa rinunciare ad andare tutti assieme al mare, attività che ci piace tantissimo, e forse anche non andare in vacanza perchè non ci sono garanzie che il cucciolo sia già pronto, dal punto di vista comportamentale ma anche emotivo, per essere portato con noi in qualche luogo di villeggiatura. Ma entrambi i figli mi sembrano decisi, convinti e convincenti: sono disposti ad affrontare questi sacrifici pur di avere un cucciolo e “tirarlo su” con tutti i crismi. E, molto pragmaticamente, anch’io penso che se bisogna uscire col cucciolo, per abituarlo a sporcare fuori, una decina di volte al giorno meglio farlo d’estate quando ti infili un paio di infradito e sei pronto invece che d’inverno quando, tempo che indossi cappotti, sciarpe e guanti (sì, siamo una città di mare ma quando spira il vento non si scherza neppure qui!) il piscione ti ha già allagato il soggiorno!
Le nostre argomentazioni sono ineccepibili e perciò il marito non eccepisce. In verità lo fa’… ma poco.
Lui aspetterebbe ancora un annetto, di modo che la nostra bipede Amelia, diventi un po’ più responsabile ma gli sguardi fermi e luccicanti dei suoi adorati, oltre che l’esposizione unanime, ferma e razionale del “caso” lo convincono. In breve gareggerà con noi quanto entusiasmo e trepidazione per il nuovo, futuro, venuto.

Cucciolo prenotato. Si attende la nascita: tre maschi e una femmina. Andiamo a vederli e a conoscere allevatore, allevamento e genitori dei 4 lombriconi (appena nati sembrano proprio lombriconi: ma a noi paiono bellissimi!!!). Nel rispetto dell’ordine di prenotazione noi potremmo scegliere un maschietto fulvo o uno nero. Si opta per il fulvo, anche se gli Shar Pei neri da adulti sono davvero eleganti. Ma ci sembra che nel colore fulvo le espressioni del musetto rugoso siano più facili da cogliere…
Impariamo che gli Shar Pei possono avere il pelo corto (brush coat) o cortissimo (horse coat) e a noi tocca quest’ultimo! Abbiamo fino alla fine di giugno per la scelta del nome e qui vi risparmio sul serio tutte le proposte tirate fuori da noi 4 ma anche da parenti e amici. Ci troviamo alla fine d’accordo (pant! Pant!) su Pascal e non è mica un nome scelto a caso! Da quando ho letto che lo Shar Pei è un cane zen l’idea di chiamarlo come un filosofo mi sconfinferava assai, però cercavamo qualcosa che cogliesse la sua doppia essenza perchè questa razza all’occorrenza – solo all’occorrenza- si dis-zenna (come scriveva Valeria) e può addirittura far riemergere il suo passato di combattente. E l’emerito Blaise Pascal si dilettava sì autorevolmente di filosofia (e devo dire che al liceo condividevo pure le sue teorie!) ma contemporaneamente era un matematico e un fisico (inventò pure l’antenato del computer!).
La sua citazione: “La giustizia senza forza è inerme, la forza senza giustizia è tirannia” ci colpisce e ci sembra possa calzare a pennello ad un cane dolcissimo ma anche potente. E Pascal è stato.
Pascal è entrato a casa nostra il 30 giugno…
Qui finisce il Prequel… e comincia l’avventura.

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