di DAVIDE BELTRAME – Ve lo ricordate l’Ingegner Cane, il personaggio interpretato da Fabio De Luigi a “Mai Dire Domenica”?
Ecco, calza a pennello per questo articolo, non tanto per il suo nome ma per la sua abituale iperbole di “mille” o “millemila” qualsiasi cosa.
Probabilmente qualcuno deve averne visto troppe puntate, perchè ormai sono tutt’altro che rari gli educatori, addestratori, istruttori e compagnia cantando che parlano di migliaia e migliaia di cani educati, addestrati e istruiti.

“Beh, in tanti anni di attività magari è possibile”, direte voi… ma quando parliamo di gente che sul proprio sito parla di “1000 cani addestrati in 10 anni”, e poi due mesi dopo sullo stesso sito parla di 2000 cani addestrati sempre negli stessi 10 anni, qualche dubbio che il numero sia sparato un po’ a casaccio ti viene, non tanto per il totale (ma giusto se uno conta proprio tuuuutti i cani lavorati direi..) quanto per il cambio repentino.
Quando poi un’altra persona invece parla di più di 1500 cani in meno di due anni, l’idea di regalare un pallottoliere non sembra malaccio.
Pare un po’ la trasposizione del vecchio “pesce grande così” (1 metro e 20, minimo) che ogni pescatore era pronto a giurare di aver pescato, una volta, tanto tempo fa.
Questi sono solo i due casi più lampanti che son saltati in mente, ma ormai è abitudine comune giocare a chi ce l’ha più grosso (il parco clienti) per apparire er mejo der colosseo: questo viene poi spesso abbinato anche ad altri “giochetti” come ad esempio cancellare i commenti di critica, oppure millantare il 100% di successi.

Già, perchè attenzione, questi millemila cani sono tutti di clienti soddisfatti.
Nessuno sbaglia un colpo, nessuno trova il cane a cui non riesce a correggere il problema, nessuno trova il proprietario con cui “non si trova” a pelle e con cui quindi la collaborazione non dà risultati o nemmeno inizia.
Ora, io non sono nè educatore, nè addestratore, nulla. Però bazzicando ogni tanto i campi cinofili è capitato tutt’altro che raramente di vedere clienti che sparivano da un giorno all’altro, alcuni senza motivo, altri con motivi futili (c’è chi si è offeso perchè gli è stato fatto notare che forse il suo cane avrebbe dovuto “perdere qualche etto”, indorando molto la pillola dato che il suddetto cane rotolava più che camminare), non si contano poi i proprietari che pensano di risolvere il problema in quell’ora a settimana (o meno) in cui vanno al campo ma poi a casa non fanno nulla di ciò che gli viene detto e magari decidono che “questo non capisce niente” e vanno in un altro campo (così molti molti arrivavano da altri campi esordendo che “nell’altro campi non capivano niente”).
Insomma, i casi di “insuccesso” o quantomeno di lavoro incompleto anche senza alcuna responsabilità da parte dell’educaddestristruttore sono all’ordine del giorno, penso che chiunque lavori nel settore abbia un’ampia raccolta di aneddoti, tra cani molto “fuori dagli schemi” che magari li han messi in difficoltà nel trovare la chiave giusta per lavorare, proprietari che non facevano nulla di quanto spiegato e poi si incazzavano perchè il cane era sempre uguale, persone che si vedevano al campo una volta ogni 3 mesi per misteriosi e sopraggiunti impegni e via dicendo.

Invece no, nella moderna era social l’infallibilità è la norma e si moltiplicano a dismisura i proprietari che portano il cane al campo: se nelle discussioni da parchetto, ma anche in quelle sul web, la norma è “no, non vado dall’educatore perchè non ritengo di averne bisogno” (anche se te lo dice mentre il cane gli sta facendo fare sci d’asfalto per andare a litigare con un lampione 300 metri più in là), risulta un po’ difficile credere che – specialmente in posti che non sono esattamente Roma o Milano come popolazione – ci sia questo sproposito di cani che vengono portati ad educare.
E anche ci fossero, difficilmente si è l’unico centro / educatore / addestratore del posto… quindi anche l’eventuale immane clientela verrebbe un minimo suddivisa.

“Va beh ma sono tutte supposizioni che fai tu”, potrebbe essere la giusta obiezione.
Allora proviamo a fare due conti: prendo in esame la regione Piemonte che è quella in cui vivo.
In Piemonte ci sono 897.145 cani (fonte: Ministero della Salute); solo come addestratori ENCI, ce ne sono 1003, e ENCI è solo una delle varie sigle.
Quindi anche ammettendo che tutti quanti portassero i propri cani al campo, ci sarebbero in media 897 clienti per addestratore, come bacino “potenziale” di utenza.
Certo, è un conteggio alla carlona, ma penso sia sufficiente a rendere difficile credere che qualcuno possa avere un migliaio di nuovi clienti all’anno, parlando pure solo di “cani valutati” e non solo di effettivi problemi risolti (perchè ovviamente per lavorare col binomio dovrai poi vederlo più volte, ci vorrà tempo, magari il cliente se ne andrà prima della fine del lavoro per un motivo o per l’altro e via dicendo… non è che ogni giorni avrai nuovi clienti!).

Per quanto il conteggio sia raffazzonato però, raccoglie anche il dato che fa capire il principale motivo di certe sparate, a volte proprio fuori dalla realtà: la presenza di una massiccia concorrenza (già nel 2011 Valeria scriveva l’articolo “Più educatori cinofili che cani?“), concorrenza che porta a far sì che non basti “lavorare bene”, ma sia maggiormente necessario “vendersi bene”, farsi conoscere, apparire e presentarsi meglio degli altri… e il modo più semplice ovviamente è dire di aver lavorato e risolto più casi degli altri, unito spesso anche al parlar male (più o meno espliticamente) dei suddetti altri, anche se magari in realtà non li si è mai visti lavorare.
Io spero che si riesca a uscire da questa spirale di eccessi, perchè altrimenti dovrò cominciare a inserire nel curriculum di Giada che ha lavorato con 5000 cani risolvendo brillantemente tutte le problematiche.
E per chi non lo sapesse, Giada è mia figlia, e non ha ancora 9 mesi.

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