di NICOLETTA CONTE – Buongiorno a tutti, in quest’ultimo appuntamento prima della pausa estiva con la rubrica sulla cerca del tartufo affronteremo un tema che mi è molto caro, ovvero il ruolo dell’addestramento alla cerca del tartufo nel recupero di cani con passato più o meno difficile.
Sicuramente la cerca non è la panacea a tutti i mali, ma in questi anni di lavoro ho potuto constatare quanto possa essere utile nel coadiuvare un lavoro di recupero, più o meno intenso a seconda dei casi.
Il cane che intraprende questo percorso lavora insieme al suo conduttore ma in modo indipendente, questo permette di lavorare tantissimo sulla sicurezza del cane e spesso anche del conduttore, dal momento che è portato a fidarsi ciecamente del proprio cane. In situazioni particolari come cani rescue che per loro esperienze pregresse hanno difficoltà ad inserirsi in una vita sociale diversa dal canile, lavorare sull’aspetto della sicurezza e la fiducia nel e del proprietario è davvero molto utile, certo serve un lavoro di fondo diverso dalla cerca, nei casi più “gravi”, ma è di sicuro un’attività che può dare una grossa mano.
Ho pensato per questo di portare due esperienze dirette, di due persone e due cani meravigliosi che ho avuto la fortuna di avere al campo.

LILLA
Lilla e’ una femmina di lagotto. Quando io l’ho adottata aveva circa 2 anni e mezzo, dopo che era venuto a mancare il mio dolcissimo Ercolino, un Labrador di madre certa ma padre non si sa… Lilla ha vinto tutte le mie ritrosie perché non volevo più prendere un cane con me.
La vita, gli impegni, essere sola… tutto questo remava contro, ma dopo aver visto le sue foto ed aver sentito la sua storia ho detto “proviamo”, ben sapendo che con i cani non si possono fare prove, diventano parte di noi da subito e si è indissolubilmente legati per sempre.
Lei era stata tenuta chiusa in una gabbia per un anno, salvata dalla mia amica guardia zoofila che era andata a recuperarla sottraendola al mostro che la aveva ridotta così.
Impaurita di tutto, sporca con le croste addosso, senza mai uscire , immersa nei suoi bisogni, terrorizzata, come se non fosse un essere vivente, ma un oggetto da usare e poi scordarsene e buttare. Bisognerebbe far provare la stessa esperienza a chiunque li tratti così, ma tanto le persone non cambiano quando non hanno un minimo di sensibilità o di amore per gli animali, che vuol dire amore per la Vita ed il prossimo.
Lei è arrivata da me con la paura negli occhi, all’inizio ha provato a scappare , si nascondeva dietro ai mobili, sotto al letto, dovunque ci fosse un rifugio, un angolino nascosto. Ci sono voluti circa due mesi per riuscire a farle acquistare un po’ di fiducia, farle capire che le volevamo bene e che tutto il brutto passato rimaneva passato.
Aveva il terrore degli uomini. Quando ha conosciuto mio figlio, grande e grosso, per la prima volta , si è nascosta dietro di me tremando. Lui si è disteso a terra , con un biscottino sulla punta della mano che le porgeva, e piano piano con circospezione lei si è avvicinata, con il mio incoraggiamento, e lo ha accettato… è stata una conquista, seguita piano piano dalle altre, e con amore ed il passare del tempo ha acquistato sempre più fiducia.
Ora è una cagnetta felice, dopo 8 mesi, ha fatto dei progressi incredibili, è diventata la cocca del quartiere , fa le feste a tutti i portieri che ormai conosce e si guadagna sempre un biscottino che magicamente esce dalle loro tasche … la porto al mare e al colmo della felicità fa dei salti incredibili sulla spiaggia avvitandosi su se stessa con dei meravigliosi abbai di gioia. E’ uno spettacolo!
Ed è al colmo della gioia quando andiamo da Nicoletta per l’addestramento alla ricerca del tartufo.
Comincia ad uggiolare quando arriva vicino al luogo, e poi si scatena in una ricerca senza sosta, quasi dovessero scappare (tartufi ovviamente) , e Nicoletta con la sua esperienza e amore le fa da maestra. Lilla si è rivelata talmente brava che dopo le iniziali reticenze, abbiamo addirittura pensato che lei conoscesse già il tartufo. Da quando ha capito che la cerca era un’attività che potevamo condividere con gioia ha tirato fuori una grinta fuori da comune, ogni volta ci stupisce con la sua precisione e velocità. Insomma una cagnolia bella e brava… che dire, e’ una compagna fenomenale e dire affettuosa e’ dire poco.

MERLINO
Sentii parlare di Merlino per la prima volta nell’ottobre del 2014; un’associazione ONLUS ne proponeva l’adozione. Sembra che vagasse nei dintorni di un paese dell’Abruzzo, e che alcuni abitanti del luogo, non tollerandone la presenza, cercassero di eliminarlo; allora alcune volontarie che operano in quella zona si sono attivate per toglierlo dalla strada e, una volta consegnato alla ASL dell’Aquila, si sono date da fare per cercare di farlo adottare.
Guardando le foto e i filmati di Merlino, per qualche irrazionale motivo, decisi di adottarlo, così alla fine di Ottobre andai all’Aquila a prenderlo. All’epoca Merlino aveva circa sei o sette mesi, e gli stava ricrescendo il pelo che durante la sua vita di randagio aveva quasi completamente perso. Era molto schivo, non si faceva avvicinare da estranei, non usciva volentieri di casa. Se liberato, era difficile recuperarlo, non tanto perché si allontanasse quanto perché tendeva a sfuggire la presa del collare. Con le persone interagiva pochissimo; invece si è integrato subito con gli altri miei due cani (una femmina di malinois e una femmina di lagotto). Mi sono rivolta ad un educatore che opera nella mia zona, assieme al quale abbiamo risolto alcuni problemi: Merlino ha imparato a rispondere al richiamo con maggiore sollecitudine e ha cominciato ad interessarsi ai giochi che gli proponevo; rimaneva tuttavia abbastanza schivo e si chiudeva facilmente in se stesso.
Dopo qualche mese dal termine di questo primo ciclo di addestramento, Merlino ha cominciato a sviluppare dei comportamenti aggressivi, rivolti essenzialmente verso cani estranei (maschi o femmine), uomini e bambini. In generale, Merlino mostrava disagio verso contesti a lui non familiari.
Abbiamo ripreso a lavorare con Merlino proponendogli una piccola attività sportiva (rally-o) con cadenza bisettimanale che il cane svolgeva (e tuttora svolge) volentieri, anche se non riusciva a concentrarvisi troppo a lungo. Ormai Merlino mostrava di uscire di casa volentieri, e il raggio delle situazioni nelle  quali non provava disagio si era un pochino allargato.
Nel dicembre 2016 ho iscritto Merlino ad uno stage sulla cerca del tartufo tenuto da Nicoletta. Devo ammettere che il mio scopo nel partecipare consisteva più che altro nell’inserire Merlino in un contesto estraneo per valutarne le reazioni; non mi aspettavo che riuscisse a svolgere gli esercizi proposti. Invece è andato tutto benissimo: dapprima timidamente, poi sempre con maggiore convinzione, Merlino riusciva a trovare i tartufi e mostrava di divertirsi moltissimo. Allora ho deciso di fargli proseguire questa attività anche nei mesi successivi, e il suo entusiasmo e la sua capacità di concentrazione aumentavano. Ma, cosa più importante, aumentavano anche il suo desiderio di uscire, la sua concentrazione nello svolgere qualsiasi altra attività , e la sua capacità di relazionarsi a situazioni nuove; credo che il fatto di riuscire nella cerca abbia aumentato la sua autostima e la sua sicurezza.

La cerca del tartufo non è quindi fine a se stessa, può essere un mezzo per aiutare il cane in difficoltà, divertendosi insieme e riuscendo a risolvere problematiche di vario tipo. Ho scelto di parlare di due dei lagotti a me più cari, ma le esperienze potrebbero essere decine. Ultimamente ho lavorato per esempio con una stupenda setter recuperata, non nascondo che è stato un lavoro durissimo, ma alla fine del primo ciclo di lezioni la cagnolina finalmente si concentrava ed era con noi, non solamente chiusa nel suo mondo fatto di caccia solitaria (l’unica cosa che faceva nelle sue giornate vuote). Un altro esempio stupendo fu una cagnina di 10 anni che incontrai in un seminario l’anno scorso, le avevano addirittura limato i denti, lei sicuramente andava gia a tartufo, ma chi l’aveva gliel’aveva fatto odiare.
Grazie al lavoro col tartuto il suo proprietario è riuscito a farle amare di nuovo andare a caccia di tartufi.
Insomma ci sarebbero da raccontare tantissime storie, ma una cosa è certa: quando mi trovo a lavorare con cani rescue è sempre una nuova sfida e la gioia di sapere che la cerca li ha aiutati nella loro vita è impagabile.
Beh ragazzi con questo articolo un po melenso, ma in pieno stile estivo, vi auguro buone vacanze, ci rivedremo a settembre con nuove e spero sempre gradite avventure!

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