di PATRIZIA RODINO – Vabbè… si fa presto a dire che il 30 giugno è arrivato a casa nostra Pascal.
Prima c’è stato il viaggio di andata verso l’allevamento Black musk di Inveruno. E dire che eravamo carichi come una rivoltella significa usare un eufemismo (soprattutto la piccoletta). Forse molti penseranno che sto esagerando… eppure… pensare ad altro era proprio difficile, quell’attesa di 80 giorni è stata lunga e pure alimentata con letture, qualche acquisto (pochi: i consigli di Valeria Rossi erano ormai diventati dogmi), tanti dibattuti in famiglia e con gli amici…

Comunque puntualissimi all’appuntamento, alle 15 eravamo lì. Non era la prima volta.
Ambrogio, o più informalmente Ambro, l’allevatore, ci aveva consentito di andare a vedere la cucciolata pochi giorni dopo la nascita, più che altro per conoscerci noi e lui, e poi un mese più tardi; in verità avremmo voluto trasferirci direttamente a casa sua per visionare meglio la crescita e i progressi del nostro beniamino ma poi alcune difficoltà logistiche (tipo che difficilmente Ambro avrebbe lasciato uno dei suoi Shar Pei a una famiglia di malati di mente!) ci hanno fatto desistere…
Col frugoletto che ci saltellava in mezzo alle gambe cercare di prestare attenzione a tutte le ultime, preziose istruzioni di Ambro sulla cura, la nutrizione, il completamento del protocollo vaccinale, l’educazione e il passaggio di proprietà, è stata durissima.
Fortuna che ci aveva preparato anche un riassunto scritto!
Dopo un’ora di domande e di coccole, le prime ad Ambro le seconde a Pascal… ci siamo avviati. Siccome non era mai stato nel trasportino (che noi avevamo!!!) Pascal avrebbe viaggiato in braccio ad uno di noi e nonostante i volontari fossero tanti la scelta è ricaduta su di me!!!
In fondo sono la mamma, no???

Di nuovo, se non fosse che sto scrivendo per persone che molto probabilmente hanno già vissuto questa esperienza, penserei di rendermi ridicola dicendo che ero felicissima ed emozionatissima di tenere questo cucciolo morbido morbido tra le braccia. A questo punto urge aprire una parentesi: Shar Pei significa pelle di sabbia perché la sensazione che si ha accarezzandolo dovrebbe essere – questo almeno riportano i testi – quella di toccare appunto della sabbia.
Mettiamoci d’accordo: la sabbia è ruvida o morbida secondo voi? Perchè noi avevamo letto che il pelo dello Shar Pei, soprattutto quello a pelo corto (horse coat) come il nostro, era ispido, pungente, addirittura poteva irritare la pelle infantile… sarà vero, corto è corto ma a noi sembrava e sembra tutt’ora velluto. È ispido il velluto? Mah… forse che siamo vittime di qualche disfunzione tattile? La verità è che il nostro Pascal (affermazione di un’assoluta, incontestabile, obiettività!) è il cucciolo più morbido del mondo, altro che irritazione cutanea!!!
Chiarito questo punto, proseguo.

Alle prime curve ho capito perchè Ambro ci aveva raccomandato di portare un asciugamano e di metterlo sopra le ginocchia di chi lo teneva; Pascal era tranquillo, oserei dire, con la stessa obiettività di prima, che mi guardava con occhi colmi d’amore, però sbadigliava, deglutiva, sbavava un po’… finché si è messo seduto e ha vomitato.
Meno male che non gli era stato dato da mangiare prima della partenza e quindi il tutto è stato piuttosto contenuto. Contenuto sì, però si è ripetuto una, due, tre volte: diciamo che le curve proprio non gli vanno a genio. Ci ha salvato che la maggior parte del tragitto era in autostrada.
Altro punto da chiarire: è proprio vero che la razza possiede una dignità innata: mai visto nessuno, tra le varie specie del regno animale, vomitare con tanta eleganza e compostezza. Non ridete, che parlo seriamente! Saranno le origini orientali o la mamma inglese (una Shar pei di nome Dazzy nata nel Regno Unito), fatto sta che ha sopportato con stoicismo e grande classe la sofferenza… cioè il mal d’auto.

Comunque… Dopo poco più di un’ora di viaggio tutti propongono una sosta e tutti per validissimi motivi: mio marito dovendo guidare non ha più potuto guardare Pascal e pure Alessio, seduto davanti, sente l’esigenza di poterlo ammirare con più agio.
Amelia invece che lo ha guardato, ammirato, immortalato col cellulare, accarezzato, baciato, soccorso nel momento del bisogno (cioè mi ha aiutato a pulirlo quando vomitava) accampando ragioni vagamente legate all’imprinting (“se lo tieni in braccio solo tu vorrà più bene a te!”) vorrebbe che il cucciolo traslasse sulle sue ginocchia, e lui accetta di buon grado lo spostamento anche se troverà la sua posizione ideale col posteriore sulle ginocchia della figlia e il musetto sulle mie. Evidentemente per par condicio.
Oltre che da rumore di conati e da sospiri estasiati il viaggio è scandito da starnuti. Non di Pascal ma del figlio. L’allergia di Alessio si è risvegliata. Però non ho mai visto uno “starnutente” così felice: dice che non importa, che probabilmente è stata la permanenza in allevamento e che cosa vuoi che siano due starnuti, lui sta benissimo.
Fortunatamente la sua ipotesi è giusta: una volta giunti a casa dopo una doccia e un cambio d’abito la crisi di starnuti cessa e non si ripresenterà neppure quando il mio adolescente aspirante Lord (nel senso che se la tira come un Lord!) si rotolerà per terra con Pascal e lo coprirà di baci e carezze. Che sia il potere dell’ammore?

Dicevamo… Finalmente a casa: Pascal ci regala subito una gioia! Messo per terra nello spazio condominiale che circonda il nostro palazzo fa subito pipì e noi lo lodiamo senza risparmiarci nonostante gli sguardi divertiti dei vicini.
A quanto pare abbiamo beccato l’ora di punta e nei pochi minuti che sostiamo prima di entrare in casa incrociamo tre o quattro persone che intenerite tentano un approccio: Ambro ci ha raccomandato di tenerlo in casa per i primi 4 giorni di modo che si abitui all’ambiente e a noi, ma questi contatti non ci è proprio possibile evitarli. E allora vai di socializzazione!!! E lui, fedele alle caratteristiche di razza, guarda con sospetto tutti (tranne noi, lo giuro, sembra quasi che una sorta di fragile legame si sia già instaurato!), indietreggia e ringhia! Ottanta giorni e ringhia (di paura, qui non si può sbagliare), che caratterino!
In casa però si dimostra tranquillo anche se non la esplora tutta, il soggiorno gli sembra già sufficientemente grande; mangia con voracità le sue crocchette e ci guarda guardarlo estasiati: a mio marito poi si è rotto il disco… proprio lui che aveva tante perplessità sull’ingresso di un cane in famiglia ora non fa che ripetere ogni tre per due “certo che è proprio bello!”.
Scattiamo e mandiamo foto a tutti… fieri come se fossimo entrati in possesso di un tesoro inestimabile (non è così??!!) e poi…
E poi corriamo continuamente fuori (scrupolosamente a coppia: due neofiti sono meglio di uno) perché visto che è partito col piede giusto per quanto riguarda la zona di espletamento dei suoi bisogni non bisogna mollare e fedeli alle indicazioni di Valeria (abbiamo iniziato a chiamarla così, ormai è nostra amica) si va prima della pappa, dopo la pappa, dopo i pisolini, dopo il gioco… insomma è un continuo di :
– esci
– chiama l’ascensore
– convincilo ad entrarci (o in alternativa portacelo in braccio)
– convincilo ad uscirvi (o in alternativa prendilo in braccio)
– esci dal portone con lui
– prega che non tenti la fuga (ma l’immediato spazio esterno è delimitato da gradini che non tenta di superare, grazie al cielo!)
– spera che faccia pipì e/o cacca
– se la fa pulisci e rifai il percorso a ritroso.

Voi penserete che col cavolo Pascal espleti e invece…
La cacca subito. Sono orgogliosa di dire (lo sentite lo squillo di trombe?) che non l’ha mai fatta in casa.
Per la pipì tentenna, ma mia figlia ha un’idea (perchè non si dimostra così brillante anche a scuola?!): se in allevamento la faceva sui giornali perchè non utilizzare quelle simpatiche brochures pubblicitarie che traboccano nella cassetta a fianco al portone e stenderne uno per terra? Detto fatto. E lui come scorge il volantino dell’Ipercoop si esprime a buoni livelli, generando un cristallino torrentello. Brava Amelia! Non avrei mai pensato di essere orgogliosa di mia figlia per aver trovato il giusto stratagemma per far fare pipì ad un cane, e invece…
Diciamola tutta: il cristallino torrentello lo genera anche in casa, su ogni tappeto che vede (per l’occasione entra pure in bagno) e sullo zerbino nonostante noi si vada su e giù come se non ci fosse un domani. Non siamo abbastanza lesti nel cogliere i segnali o è troppo lesto lui, fatto sta che i pavimenti di casa nostra non sono mai stati così puliti perchè ad ogni torrentello corrisponde debita lavata – i tappeti non sono impermeabili – e spruzzata di disincentivante.

Arriva l’ora della nanna. Dove dormirà? Piangerà? Noi gli sistemiamo il suo bel trasportino morbido con le finestrelle a forma di ossetto in un angolo del soggiorno e in effetti l’oggetto lo attira, ci entra… ma fa un caldo… pur lasciandogli tutti gli sportelli aperti capiamo che non è cosa.
E poi lui “girulla” in camera mia e di mio marito dopo che ci siamo coricati; proviamo a mettere il kennel lì ma nisba. Sceglie come giaciglio le nostre pantofole: una parte del corpo sulle mie e l’altra su quelle del consorte dalla mia parte del letto.
E noi che facciamo? Ovviamente andiamo in estasi per cotanta prova di affetto e dolcezza (noi la interpretiamo così…e allora? Qualcuno ha da eccepire?).
Io lo grattugio con la mano e lui si addormenta. Siamo tutti beati… vedo cuoricini galleggiare per casa… ma non sono loro ad emanare un profumo che non è proprio di Chanel n.5.
È Pascal!!
Ma cosa sarà mai un leggero olezzo di cagnolino di fronte ai cuoricini? Vincono loro 1000 a zero e ci addormentiamo pure noi…
To be Continued.
N.B. I titoli delle puntate sono gentilmente offerti da Alessio Fasciolo

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