di NICOLA FILIALI – Estate 2018, tempo di vacanze; memore di una esperienza bellissima fatta tre anni fa decido di accettare l’invito di mio fratello e mia cugina per una vacanza insieme: ogni famiglia col suo cane!
Le premesse iniziali, data la precedente esperienza, erano incoraggianti.
Il mio cane, Zoe (femmina di Dobermann di 4 anni e mezzo ad oggi) ha dimostrato di essere in buona sintonia con il cane di mio fratello, Luna (femmina di Labrador, sterilizzata, di 6 anni ad oggi, di suo cane pacifico e Santo inside) quindi ci siamo convinti, nella più entusiastica visione un po’ Disneyana, a ripetere l’esperienza.
La novità (a parte il posto dove saremmo andati, che però avrebbe avuto poca influenza) era il “nuovo arrivato”, Nino (meticcio, sterilizzato, di chiara derivazione Border Collie) adottato da cucciolo trovatello dalla famiglia di mia cugina, due anni fa.
Trovato il posto, scelto il periodo, pagata la caparra, si preparano le valigie.

Ovviamente tra tutto l’entusiasmo che questa situazione porta con sé, si fa strada, nella testa del “fissato di cani” (che sarei io… ovvero quello che ha più libri sui cani che capelli), il pensiero che i tre cani potrebbero anche non andare perfettamente d’accordo come noi umani vorremmo.
In fondo sono cani quasi estranei tra loro: ok, due si conoscono ed hanno pacificamente convissuto più volte (tra l’altro con caratteri ed indole così diversi da non avere praticamente motivo di conflitto in condizioni ordinarie), ma il terzo è un estraneo al 101% (ed il concetto di “parentela acquisita” è del tutto alieno ai cani!).
Si tratterà (per loro) di condividere spazi e risorse nuovi in un “super-branco/famiglia allargato” con ruoli “caninamente” mal definititi e questo potrebbe creare qualche problema di cui non ho possibilità di prevedere le conseguenze (qualcuno mi dice che esagero, ovviamente).
Riusciamo saggiamente a far incontrare i tre cani il giorno prima della partenza, così per farci un’idea dei possibili problemi di relazione (che poi l’unico a preoccuparsi seriamente della cosa ero io, un po’ per “educazione cinofila”, un po’ perché sono entrato ormai nella parte del dobermanista che deve difendere la reputazione del suo cane il quale viene tacciato ingiustamente di pazzia ad ogni bau): Il risultato è incoraggiante: i cani iniziano a relazionarsi pacificamente ed interagiscono senza problemi.
Dopo un paio di annusate un po’ “rigide”, Zoe fa un bell’inchino a Nino e scappa a correre… un po’ di giri insieme ed ognuno per i fatti suoi.
Luna nel frattempo labradoreggia serena riportando legnetti come se non ci fosse un domani.
Da manuale!
Si parte con ottimismo!
Viaggio in auto di 2 ore e mezza (da Ancona a Castiglione del Lago – PG), quindi quando arriviamo sono un po’ teso perché Zoe è un po’ “compressa”, ma il nuovo approccio con i cani è tranquillo. Benissimo!
Il posto è bello, abbiamo un giardino recintato con piscina, un bel porticato e camere divise per famiglie… tutto come previsto!

Ci sistemiamo ed il pomeriggio scorre facile con cani che girano liberi ad esplorare il nuovo posto.
Io per abitudine tengo un occhio fisso a Zoe perché, oltre gli altri due cani, ci sono 6 bambini (tra i 3 ed i 12 anni) che corrono e giocano: Zoe è un cane perfettamente socializzato, abituatissimo alle persone e non ha mai dato alcun problema con chi si presenta a casa passando dalla porta, ma la prudenza non è mai troppa (è pur sempre un cane di 35 kg e mezzo).

Io per abitudine “gestisco il tempo e lo spazio” del mio cane e quindi periodicamente la porto in camera a riposare (comunque, per il tipo di cane che è , tenere sotto controllo il giardino sconosciuto, tenere d’occhio tutte queste persone non proprio abituali, controllare che fanno gli altri cani, ecc. ecc. credo sia relativamente stressante per lei) ed in questo modo mi godo anche un po’ di relax.

Tutto regolare fino a sera, quando iniziano i problemi.
Ognuno dei tre proprietari gestisce il cane come meglio crede, e le abitudini alimentari sono le più variegate:
– Zoe fa B.A.R.F. (quindi carne cruda una volta al giorno, la sera come ultima cosa prima di dormire);
– Luna crocchette stile labrador (aspira la ciotola in 2 nanosecondi);
– Nino crocchette ma umano-assistite (è un cane che da cucciolo ha avuto diversi problemi a causa della situazione in cui è nato e quindi mangiare come fare altre cose sono un momento delicato).

Siamo all’ora di cena, Zoe è in camera mentre noi ceniamo; fuori ci sono Luna (che ha già mangiato) e Nino al quale viene dato il suo pasto di fianco al nostro tavolo, a cena finita.
Si fanno quattro chiacchiere, caffè, ammazzacaffè, limoncello, si fa quasi l’ora di ritirarsi; penso che sia giusto fare scendere anche Zoe a farsi la sgambata serale prima di far mangiare anche lei.
Questo mio essere un pochino bacchettone con il mio cane genera una certa ilarità nella comitiva, ma volendo evitare appunto situazioni conflittuali (e la tavola da cui possono cadere pezzi di cibo è certamente qualcosa da allarme rosso tra cani quasi estranei), sto al gioco con autoironia.
Zoe scende, si fa le sue corse, abbaia ai vicini da bravo cane da difesa, fa la ronda sul perimetro, pipì un po’ qui ed un po’ lì, e poi si rilassa anche lei.
Ad un certo punto si avvicina al tavolo, dove c’era Nino ancora accucciato di fianco al piatto vuoto dove aveva consumato precedentemente le sue crocchette:
Nino si avventa minaccioso su Zoe (per allontanarla dalla ciotola?), ma in mezzo secondo Zoe risponde a tono all’aggressione con un ruggito da leone: nessuno morso vero, solo “versacci” per un paio di secondi, finché la prendo per il collare e stoppo la “discussione”!
Tempo di riportare i battiti cardiaci degli umani sotto i 120, lasciamo di nuovo i cani, che si annusano e poi si ignorano; Nino ora è decisamente più abbottonato nei confronti della Zoe rispetto al pomeriggio (penso che questo potrebbe anche essere un vantaggio per il proseguo della settimana)
Siamo al primo giorno ed un pochino mi preoccupo… (porterò sfortuna?)
L’indomani tutto regolare, cani sereni e tranquilli che convivono senza manifestarsi alcuna ostilità (ma con Nino sempre 2 metri distante da Zoe).

Fine dell’idillio.
Giorno due, tutti in piscina.
Luna, come detto sopra, è un labrador e tenerla fuori dall’acqua è un’impresa Olimpica: ogni scusa è buona per recuperere una palla, un bagnante, una foglia; qualunque cosa galleggi, con conseguente schiamazzo di voci per farla uscire.
Una bella scrollata bagnando tutto nel raggio di 6 metri ed era pronta a rientrare in “missione”.
Zoe non ama l’acqua: per lei l’acqua si beve. Punto!
Deve certamente aver pensato questo la povera Doby: “Cosa fanno tutte quelle persone in quella cosa strana e sgradevolissima (questa è pure puzzolente di cloro)? C’è il mio papino (io) dentro! Allarme! Allarme!”
Abbaiava e correva attorno alla piscina con un fare un pochino ossessivo.
Ammetto di aver sottovalutato questo stress che, anzi, sul momento ho trovato quasi divertente da vedere (ma lei è un cane e questo tipo di ironia non credo la possegga): Mea culpa!

Nino è un cane con tante paure (giustificatissime dal suo vissuto severo dei primissimi mesi di vita di strada) non tutte superate nonostante la famiglia che amorevolmente lo ha accolto, curato, accudito ed educato: l’acqua è, anche per lui, qualcosa di “demoniaco”.
Ora, mentre siamo tutti a ridere di Zoe che abbaia ai bagnanti, si aggiunge Nino che facendo il giro più, largo abbaia a Zoe: fa pure più ridere, una caciara in cui tutti ridono, si tuffano e schizzano.
Deve essere stato un inferno per il duo di “idrofobici”.

Qualcosa non torna, ma nessuno se ne accorge. Nino gira attorno al perimetro che percorre Zoe e la “punzecchia” più volte, mentre lei è concentrata su di noi in acqua (ed in particolar modo su di me con cui ha un rapporto da vero dobermann adorante dipendente). Col senno di poi credo che la situazione fosse piuttosto chiara (a volerla vedere).
Nino era anche più nel panico rispetto a Zoe (che del suo era già piuttosto agitata, ma con alla base la sicurezza tipica di un cane di questa razza e ben allevato) e probabilmente spinto dai geni di cane da pastore tentava (col tipico abbaio acuto unito alle pinzatine) di gestire la situazione (manco avesse a che fare con una pecora anziché un cane!), probabilmente senza cognizione ne autorità, ma col solo desiderio di dover fare qualcosa per fermare quello scempio!

Ad un certo punto, dopo qualche avvisaglia “verbale”, Zoe si ribella all’ennesima pinzata sui fianchi di Nino divenuto ormai decisamente petulante, stavolta in modo MOLTO deciso:
Scoppia quella che sembra un vera rissa con ruggiti e guaiti.
Non si vede nessun morso vero, ma comunque la sceneggiata sembra abbastanza seria, tale da farci schizzare letteralmente dall’acqua per dividerli.
In 2 secondi sono ad un passo dai cani pronto a metterci le mani, ma vedo chiaramente che Zoe ha schiacciato Nino a terra e gli sta ringhiando tenendo la testa girata di lato e lui è immobile che fa il tipico “Auuh!” dei cani in difficoltà.
Ricordando quanto letto (e visto nelle lunghe ore passate con Zoe negli sgambatoi, vissute anche da “protagonista”) capisco che il peggio sembra passato e la situazione è in via di chiarimento ma bisogna avere il coraggio di aspettare ancora qualche secondo; ho imparato che inserirsi male questo momento particolare momento può causare la ripresa delle ostilità.
Però mentre accenno questo pensiero incitando a mantenere la calma, mio fratello, accorso assieme a me, prende Zoe per il collare e la allontana da Nino che scappa come un fulmine.
È sempre difficile fare la scelta giusta per limitare i danni e nel contempo ottenere un buon controllo sui cani.
Alla fine è andata bene così perché comunque aver levato il cane da sopra non ha riacceso nulla ed ha sedato istantaneamente la rissa, ma forse sarebbe finita (lo era già) lo stesso, con una definizione ancor più chiara della questione da un punto di vista canino (ci vorrebbe il parere di Valeria…).

Prendo Zoe per il collare e la tengo ferma. Seguono controlli per vedere se ci sono danni (e non ce ne sono, o meglio, Zoe ha un piccolo graffio sul fianco ma sul suo pelo raso è quasi normale).
Dopo qualche minuto prendo il coraggio e la libero di nuovo dato che sembra non avere più alcun interesse per Nino, confermando la mia ipotesi sulla natura rituale della cosa.
I cani si ignorano, si mettono seduti abbastanza distanti senza particolare tensione.
Seguono le prevedibili discussioni in stile area cani e sciurMarii e sciureMarie tra tutti noi sull’accaduto, ovviamente ognuno con le sue idee figlie della propria esperienza col proprio cane.
La cosa che più mi è dispiaciuta è stata quella di esser stato inizialmente frainteso: il mio voler aspettare quei tre secondi prima di separare i cani da alcuni è stato letto come una sorta di lassismo nei confronti di due cani che lottano, quando a mio avviso (e la dinamica la conclusione ed i postumi lo confermano) non si trattava che di una discussione animata tra due soggetti che non avevano bene in chiaro la reciproca posizione, con la differenza che i cani non usano le parole ed il loro linguaggio è spesso fuorviante per noi primati.
Ad ogni modo nel giro di poco (appena scesa l’adrenalina, che era salita a livelli da infarto!) ci spieghiamo e la situazione torna serena come deve essere tra persone civili che ascoltano le opinioni altrui e magari ci riflettono su.

Finita la discussione decido che per quieto vivere è meglio separare i due cani dato che le situazioni di conflitto di questo genere non possono essere previste nè evitate tutte (senza rovinare la vacanza): Zoe e Nino staranno liberi in giardino in tempi separati e saremo tutti più sereni.
Non tutti i cani ritualizzano allo stesso modo (la cara Valeria quante volte me lo ha detto nelle interminabili discussioni sul supporto cinofilo?) e quindi non sempre il loro modo di comunicare è lo stesso.
Affinché si instauri una convivenza senza grossi conflitti (che comunque ogni tanto ci saranno anche nei branchi collaudatissimi) occorre tempo ed una guida sicura: l’ambiente vacanziero con più di un capo umano con “visioni educative” differenti non è certamente l’ambiente più propizio per questa cosa.
Avevamo ognuno il proprio piccolo appartamento, ed i nostri cani (Zoe di certo!) sono abituati a stare in casa senza fare danni (a patto ovviamente di non lasciarli soli per tutto il giorno), quindi la scelta di tenerli in camera nella propria cuccia non era una routine cosi diversa dal quotidiano di casa.
Questo ha permesso di gestire la situazione senza drammi (certo, quella non è proprio “casa”, ed un po’ di stress i cani lo avranno accumulato, ma il tutto è sembrato assolutamente gestibile).

Convivenza tra cani e umani
Ovviamente questo episodio ha un po’ condizionato la vacanza nella sua idea iniziale (che sin dal suo sorgere avevo giudicato un filino troppo ottimistica, anche se ci avevo sperato) ma non ha compromesso alcunché, per cui alla fine è andata benissimo.
Certamente ho potuto apprezzare la splendida alchimia che si è instaurata tra cani ed umani, soprattutto tra cani e bambini, in una convivenza pacifica e rispettosa, idilliaca la definirei.
Sulle qualità di Luna (il Labrador Santo e disinnescatore) non avevamo dubbi, nessuno: certamente ha dimostrato come la genetica del retriever da acquitrini non si può tenere nascosta: chiunque fosse in acqua andava raggiunto e “salvato”, poco importava se fosse necessario elargire zampate su zampate durante il “rimorchio”.
Certamente per tutti la sorpresa è stata Zoe (beh, non per me, dato che conosco il mio cane in queste situazioni alle quali è stata abituata sin da cucciola), che ha dimostrato un equilibrio, una pazienza ed una tolleranza assoluti con i bambini, mantenendo un riserbo da nobildonna unito ad una protettività da guardia del corpo per tutti indistintamente (ogniqualvolta i ragazzi si allontanavano correndo, lei subito dietro a controllare, ritornando di vedetta sotto il portico una volta verificata la situazione); e quando qualche estraneo si affacciava al cancello, subito di corsa a vedere di chi si trattava con un fare degno di un buttafuori (“Altolàchivalà?”): amo questo cane!

Riflessioni finali.
La vacanza alla fine è andata benissimo per gli umani (i ragazzi in particolare), ed anche i cani non credo si lamenterebbero (in ogni caso non possono farlo!).
Certo, in un mondo perfetto (e magari con qualche accortezza in più, o forse no?) avrebbero potuto tenere i cani 24/24h liberi, ma credo, in coscienza, che nessuno dei quadrupedi abbia patito grossi disagi: eravamo insieme e la lontananza dalla famiglia, in un luogo “confinato”, è stata sempre per poche ore consecutive, nulla che un cane abituato a stare in casa non possa sopportare.
Dobbiamo imparare ad accettare il fatto che i cani non sono umani e se li amiamo dobbiamo rispettare il loro modo di essere, senza pretendere che facciano ciò che nel loro mondo non è possibile: in fondo, se due cani sono praticamente degli estranei, non è detto che vadano per forza, o sempre, d’accordo.
L’importante è crescerli in modo da saper comunicare e gestire le proprie pulsioni in modo equilibrato.

E se proprio volessimo fare un paragone con noi umani, quante volte una persona ci sta antipatica a pelle nonostante la diplomazia e la “falsità formale” di cui siamo capaci solo noi Homo sapiens?
Quante volte qualcuno che nei primi 10 minuti ci sembra ok diventa noioso dopo qualche ora di convivenza forzata? e magari ci scappa anche la litigata non appena tocchiamo il tasto sbagliato in cui la pensiamo diversamente (calcio, politica, religione…).
Accade tra umani, che, forse presuntuosamente, consideriamo creature maggiormente evolute, perché dovremmo pretendere che sia diverso tra cani?
Se i sapiens siamo noi, e se siamo la loro guida credo sia nostro dovere (quello che certamente i nostri cani si aspettano da noi) evitare di farli trovare in situazioni disagevoli, ponendoci il problema di come capire il loro modo di dirci quali sono.
Grazie a Valeria che mi ha insegnato quasi tutto di quel poco che so (il resto lo ha fatto Zoe!)
Grazie a Fabiana che mi ha sopportato quando mi sono fatto duemila paranoie per l’accaduto!
Il mio telefono azzurro focato!

Potrebbero interessarti anche...