di PATRIZIA RODINO – Nello scorso appuntamento abbiamo narrato le peripezie di Pascal all’interno delle mura domestiche… oggi torniamo e sintetizziamo le altre attività con le quali abbiamo potuto sfoggiare le (poche) competenze acquisite con le nostre letture!
Del richiamo ci siamo occupati tutti, con alterne fortune: nel senso che sua maestà ha capito praticamente subito di chiamarsi Pascal ma in quanto a venire… beh, diciamo che se ne ha voglia lo fa’, altrimenti ciccia! Ci dobbiamo ancora lavorare, ci stiamo ancora lavorando seguendo le direttive di Valeria: lo si chiama col suo nome e se lui corre da noi lo si incita con un “vieni!” bello convinto.
Un “bravo!” (come marker vocale) e tante feste più un croccantino, quando arriva. E cercando di non far coincidere la chiamata con la fine del divertimento ma con l’inizio.
Queste almeno sono le intenzioni…che si riesca sempre a metterle in pratica magari no.
Cosa c’è di difficile? In effetti niente, se non che la costanza e la coerenza non dovrebbero essere mai date per scontate perché richiedono molto ma molto impegno.

Gli ostacoli che abbiamo incontrato noi – non riguardano specificatamente il richiamo ma l’educazione di base in generale- e che vi accenno perché possano mettere sull’allerta chi si appresta al nostro stesso percorso, sono:
• La promiscuità educativa.
Cioè il fatto che siamo in 4 (tre e mezzo quando mio marito riprende a lavorare e dunque è assente da casa per circa 9 ore al giorno) ad occuparci di Pascal: è una gran cosa ma a volte rende l’azione confusa… nel senso che per quanto la legge sia uguale per tutti (le regole da dare a Pascal e le modalità con cui fargliele assimilare le abbiamo concordate assieme attingendo agli scritti di Valeria) poi ognuno le applica un po’ a modo suo, anche perché ci sono limiti caratteriali e pure derivanti dall’età, con cui fare i conti.
Così capita che l’atteggiamento che abbiamo con lui non è sempre univoco: c’è chi è più intransigente chi meno, chi applica alla lettera l’insegnamento e chi invece ne dà una libera interpretazione… e lui naturalmente ci marcia o semplicemente si confonde.
Quando ad occuparsi dell’educazione (di un cane ma anche di un bambino) sarebbe opportuno “navigare” tutti nella stessa direzione. Facile a dirsi, meno a farsi…
• Quando il compito è semplice anche i dettagli diventano fondamentali… e se si trascurano l’apprendimento rallenta o addirittura inverte la rotta.
Ad esempio io spesso e volentieri mi scordo di portare con me i croccantini e allora la gioia nell’accorrere da me o nello svolgere un qualsiasi “compito” perde di intensità; così come ci sono momenti (in cui si ha fretta, in cui è venuto ma dopo 10 minuti che lo hai chiamato…) in cui la festa che facciamo è parecchio moscia… e ci scordiamo invece che l’accorrere da noi deve essere per il nostro cane la cosa più bella del mondo!

Amelia si è occupata specificatamente ed egregiamente del “seduto” e “terra” anche perché durante l’anno scolastico un non meglio identificato gruppo cinofilo ha fatto visita alle classi per parlare del mondo canino agli alunni e per insegnare loro, con dimostrazioni pratiche in giardino, come approcciare un cane e come insegnargli proprio quelle posizioni.
E lei che ha prestato somma attenzione a quelle lezioni (peccato che poi snobba quelle curriculari, la pestifera!) già il secondo giorno che Pascal era con noi riusciva a farlo mettere seduto o a terra a comando. Più complicato il “resta”: quello non lo avevano spiegato a scuola, mannaggia!
Indispensabile fin da subito è stata poi l’abituazione a collare e guinzaglio, perché portandolo fuori spessissimo, anche se solo sotto casa e anche se lui non dava alcun segno di volersi allontanare da noi, la paura che possa raggiungere il limitrofo parcheggio (e rischiare di finire sotto un’auto) è tanta.
Non ha mai tentato fughe ma ogni volta noi vivevamo l’uscita con un po’ di ansia e dunque il terzo giorno Pascal stava già al suo bel guinzaglio, senza troppi drammi, direi: anche in quel caso che andasse dove volevamo noi era ancora un’utopia ma cosa vogliamo pretendere i primi giorni? Già poterlo tenere sotto controllo ci sembrava un successone!

E l’importantissimo “no”??? Per quello dobbiamo ringraziare Ambro che glielo aveva già perfettamente insegnato: lo abbiamo capito la prima sera quando si era mostrato particolarmente interessato al mio comodino iniziando a rosicchiarne lo spigolo.
È bastato un “no” appena accennato e lui ha smesso subito. E se qualcuno particolarmente curioso si sta chiedendo come mai lo spigolo dello stesso da vivo è diventato decisamente smussato… ve lo dico subito: si dà il caso che acquisire un tono fermo quando si pronuncia il fatidico “no” ad un cuccioletto tutto morbido e piegoso dall’espressione perennemente (almeno quando lo rimproveri) e teneramente imbronciata, per via delle suddette rughe, è roba da tipi tosti. Ci vuole preparazione!
Ambro in questo era sicuramente più bravo e allenato di noi… ma anche noi non ce la caviamo male tutto sommato… infatti lo spigolo e qualche ciabatta dispersa o dentellata sono state le uniche vittime dell’intemperanza e dei denti di Pascal. Quanti neofiti possono dire altrettanto???

Però confessiamolo pure: dove siamo stati perfetti è stato… in quegli ambiti in cui Pascal ha fatto tutto da solo (o quasi)!
Non c’è stata necessità di stoppargli l’abbaio perché non abbaia praticamente mai, si esibisce in un ringhioso borbottio quando qualcuno dall’esterno si avvicina al portone di casa, ovvero la vicina di pianerottolo. Ma giusto per avvisarci che ci potrebbe essere un estraneo in vista e poi cessa subito. Idem quando qualcuno non della famiglia entra in casa: quando capisce che non è un serial killer se ne torna a fare i fatti suoi, ovvero ronfare di gusto.
I suoi trip moment sono piuttosto contenuti e mai distruttivi anche perché fa un caldo tale che pure lui limita i movimenti allo stretto indispensabile. A mangiare non dà problemi: fin da subito lo abbiamo abituato a dargli la porzione a rate di modo che associ la nostra mano vicino alla pappa come portatrice di liete novelle (vabbè… croccantini) e non a una ladruncola. E lui di fatto non si è mai dimostrato possessivo o minimamente disturbato dalle nostre manipolazioni della sua ciotola.
Grandemente disturbato è invece dalle manipolazioni sulla sua “persona”, manipolazioni non finalizzate alle coccole sia chiaro. Su questi aspetti ci dimostriamo subito un vero disastro… e lui un formidabile capoccione!
E dire che il giorno in cui siamo andati a prenderlo Ambro ci ha detto che bastava metterlo su un tavolo e sottoporlo a qualsivoglia trattamento, che si tratti della somministrazione di un farmaco, di un controllo ad una parte del corpo o di una spruzzata di detergente. E ce ne ha pure data impeccabile dimostrazione pratica sul momento.
Con lui in effetti Pascal non ha battuto ciglio e soprattutto non ha mosso un muscolo.
Invece con noi è tutt’altra musica e non appena intuisce che si tratta di mettere lo spot on o di pulirsi le orecchie (che per lui deve essere la più alta forma di violenza da perpetrarsi ad un cucciolo indifeso) si trasforma nella versione canina di Linda Blair nell’esorcista: noi non molliamo, ma lui nemmeno!
Ci va decisamente meglio con il bagnetto, anche se per farlo aspettiamo dopo l’ultimo vaccino, come ci hanno raccomandato.
Poi però, via di vasca da bagno. Perché l’olezzo “eau de Pascal n.1” ha fatto il suo tempo ed io che ci dormo a distanza ravvicinata sento il bisogno di un aroma diverso… e vista la colonnina del mercurio che continua a salire credo che anche lui abbia gradito il contatto con l’acqua tiepida perché si lascia lavare di buon grado.
Evviva!

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