di SARA – Il 26 settembre il mostro ha compiuto 2 anni.
Il mostro è un cecoslovacco – cane da lupo cecoslovacco come dicono quelli che sanno e si piccano di sapere – che amo moltissimo e a cui altrettanto moltissimo a tratti vorrei aprire la testa per metterci un po’ di buon senso.
È il primo cane e no, non è arrivato per caso né a cuor leggero: ci son voluti due anni e mezzo di studi per capire bene se fossimo in grado di gestirlo, preceduti da quasi altrettanti per valutare se un cane fosse possbile per noi. In effetti io volevo un pastore del Caucaso (sì, mi piace mettermi nelle difficoltà da sola, che ci posso fare) ma un anno di studio mi ha convinto che sarebbe diventato una bomba ad orologeria e che non sussistevano neanche le condizioni minime indispensabili.
Ecco, ci abbiamo messo tutto quel tempo e ci siamo convinti che ce la potevamo fare, che sarebbe stato un lavoro, che ci sarebbe voluto tanto impegno ma che avremmo ottenuto un cane sereno e una famiglia felice.
Quindi seconda fase ovvero, chiaramente, scelta dell’allevamento. Tanti visti per poi scegliere quello che ci pareva il migliore. Tanto per capirci, abbiamo deciso che sarebbe stato quello quando ancora la cagna non era in calore. Ma l’amore che quei cani dimostravano per gli allevatori ci ha conquistati, passare i pomeriggi tra adulti e cuccioloni ci ha dato il colpo di grazia: sarebbe stato uno dei loro.
Nel mentre ci siamo informati dal nostro veterinario sulla sua conoscenza dei problemi specifici dei clc e abbiamo trovato una addestratrice che ci sembrava ottimale.
Insomma, tutto da manuale o quasi.

A fine novembre è finalmente arrivato il piccolo, 5 kg e rotti di cucciolotto, io al limite del trasognato per l’inizio della vita assieme.
Ecco, la realtà è che nonostante tutti gli studi, le informazioni, il tempo passato a meditare e capire noi non eravamo preparati a quel ciclone, a quel diavolo della tasmania incapsulato nel guscio tenero di un cucciolo. È cominciato un periodo di semi tragedia e non esagero.
Fenrir non dormiva mai, e quando dico mai intendo che riposava – male – solo di notte e neanche tutta di filato. Il resto del tempo due cose faceva: mordere e ancora mordere.
Ora, i cecoslovacchi usano tanto la bocca e lo sapevamo ma ci siamo resi conto abbastanza in fretta che era troppo, che c’era qualcosa che non andava.
Dopo un mese io non ce la facevo più e credo di aver finito le lacrime per la stanchezza, il nervoso, la frustrazione, la costante sensazione di star rovinando la vita a lui ed a noi.

In tutto questo l’addestratrice sembrava non dare veramente bado a quello che raccontavamo. Immagino che i proprietari tendano ad esagerare e che quindi scattino dei filtri automatici… ma non era il nostro caso. Ci sentivamo soli e sempre più stanchi perché con il lupo lavoravamo comunque tanto, seguendo i dettami della professionista. Eppure andava sempre peggio: erano morsi su morsi, impennate, reazioni sempre più violente. Io che non ho mai avuto paura di niente, mi son trovata ad aver paura del mio stesso cucciolo di sei mesi.
Non credo di poter spiegare quello che provavo, quel misto di frustrazione, di sconfitta, di senso di colpa, di non so neanche io cosa. Ero a pezzi, ogni giorno un po’ peggio del precedente, ogni giorno un ulteriore allontanamento dal mio cane, un nuovo tassello che divideva invece di unire. Orribile. Non lo auguro a nessuno.
La risposta dell’addestratrice era consigliare un sempre maggiore irrigidimento, un sempre maggiore pretendere dal cane un comportamento più calmo.

Già, anche noi volevamo calma da lui. Come farlo? Di fatto reagendo alla violenza con altra violenza, declinata in forme lievi certo, ma che sempre violenza era e che soprattutto non funzionava. Eravamo letteralmente coperti di lividi, tanto che ormai arrivati ad aprile temevo il momento delle maniche corte che avrebbero portato a pensieri di violenza domestica. Mi rendo conto che sembro eccessiva, ma davvero non esagero. Avevamo braccia e gambe viola, dolore al solo sfiorare la pelle per i ripetuti maltrattamenti subiti dai denti, i nervi sull’orlo della crisi e il morale sotto ai tacchi.
Ok, confesso: a questo punto abbiamo seriamente pensato di darlo via, affidarlo a qualcuno che avrebbe meglio di noi potuto dargli una vita bella e riprenderci la nostra.
Per fortuna siamo caparbi e caparbiamente abbiamo proseguito dicendoci che a sette mesi la situazione poteva essere recuperata e che esistevano altri addestratori, altri sistemi ed altre scuole di pensiero.
E quindi via alle girandole, da quelli che “ah io mi fido di quello che mi dice il mio cane quindi se l’ha morso vuol dire che ha visto qualcosa che io non ho visto” (suppongo errata concezione dei cani tutor, ma il mio cane sempre morso è stato) a quelli “guaiiiii lo strozzo” (mai usato perché sono cosciente di non avere la tecnica giusta) a quelli che “ah sì bisogna lavorarlo ma ho una cucciolata in arrivo, poi i concorsi, poi non riesco ma è urgente lavorarlo eh” (ma va? Siamo disperati per un motivo e tu accampi locuste e alluvioni) finché finalmente abbiamo trovato qualcuno che ci ha effettivamente aiutati.
Attenzione attenzione, una gentilista ma ci ha aiutati sul serio cercando un percorso da fare con il lupo che ci rimettesse, o meglio mettesse per la prima volta, in sintonia con lui. Ci ha dato in qualche modo i mezzi per ascoltarlo e cercare un compromesso, ci ha sostenuti quando ne avevamo più bisogno e ci ha proposto una chiave di lettura.
È stato ossigeno dopo una apnea di mesi e l’inizio di un percorso tutto in salita in cui riparare quanto più possibile ai danni fatti e cominciare a costruire.
Tutto perfetto con il nuovo sistema? Ovviamente no, perché in tutta coscienza non posso dire di gradire alcuni approcci tutti dalla parte del cane (vedi alla voce “nessun comando mai”) o impossibili da replicare nella vita quotidiana (perché le classi di comunicazione in cui i cani si incontrano solo attraverso una rete e rigorosamente scelti di sesso opposto non sono esempi concreti in passeggiata).
Sono però convinta da ben prima di tutto questo marasma che l’unico sistema giusto è quello che funziona e se devo attingere da scuole diverse per crearne uno che vada bene per noi ben venga! Faremo un bel mix!

Lo abbiamo fatto in effetti e nel corso dell’ultimo anno, da gennaio in poi, non abbiamo frequentato alcun campo.
Vuoi il tempo che passa e la maturità quasi raggiunta, vuoi che ci capiamo meglio noi e lui, fatto sta che ora abbiamo un cane più o meno come lo desideravamo e che, come dicevo, amo moltissimo.
Paghiamo quei mesi sbagliati in termini di socializzazione mal fatta che ha lasciato alcuni strascichi che via via stiamo cercando di risolvere, ma cavolo, è un’altra vita del tutto.
Ho dei sensi di colpa micidiali per non essermi imposta prima, per non aver tutelato il mio lupo e per non aver saputo svincolarmi da una malintesa umiltà nei confronti di un professionista – il che è un problema tutto mio che a 41 anni ancora non ho risolto del tutto – e sono molto, moltissimo, grata al mio cane che nonostante tutto ci ha messo tanto del suo per riavvicinarci e che ha colto ogni spiraglio per trovare un equilibrio.
Mi dispiace essermi persa tutto il suo periodo da cucciolotto e aver fatto passare a lui tutto quell’orrendo tempo. Mi pesa aver dovuto aspettare più di cinque mesi per fargli una carezza che fosse apprezzata.
E nonostante tutto so che lui è il cane che ci voleva per me, che sono una con i percorsi sempre in salita.
Mi ha insegnato tante cose su di me, ha tirato fuori lati che non credevo di avere, mi ha imposto di trovare calma e pazienza assai più di quanta pensassi di averne. Sa essere un fetente figlio di buona cagna e un tenerone, un buffone esibizionista e un serissimo lavoratore.
La sua costante attenzione alle sfumature la accentua pure in me ed è vero quello che dicono sulla sensibilità dei clc (o almeno, lo è per il mio), così come sul loro modo di comunicare: lo fa con ogni parte del suo corpo, con ogni fibra e restando in ascolto non è difficile imparare a capirlo.
Per tutto questo, per il tempo passato e le conquiste ottenute, lui è l’irrinunciabile tormento della mia vita.

Le foto che corredano l’articolo sono a puro scopo illustrativo.

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