di PATRIZIA RODINO – Premessa: l’educazione di Pascal non è stata (e non è) a compartimenti stagni.
Non è che c’è stato il giorno o la settimana dedicata tutta al richiamo e poi basta, chiuso quel capitolo abbiamo iniziato la socializzazione.
Per quanto siamo inesperti bazzichiamo da abbastanza tempo su questo sito per sapere che molti insegnamenti e esperienze devono procedere in parallelo e durare per molti mesi.
Se non per sempre: nel senso che, un po’ come i vaccini, sono necessari i richiami affinché quanto appreso non vada dimenticato.
Per fortuna, parlando di educazione di base, quasi quotidianamente ci ritroviamo a chiedere al nostro cane di venire, di lasciare, di sedersi, etc. etc…

Però perché questa sorta di diario di bordo non risulti troppo caotico ho pensato di concentrare argomenti o problematiche simili all’interno di ogni singolo articolo. Anche se poi, ovviamente, non c’è stato il periodo “solo indoor” o quello “solo outdoor”.
Come avevo anticipato infatti abbiamo fatto uscire Pascal fin da subito per rafforzare la sua naturale predisposizione, tipica della razza, a sporcare fuori. E dunque, per evitare pascaliane fughe (l’attrazione molto poco zen del quadrupede verso gatti e colombe si è manifestata fin da subito!) o investimenti da parte di auto intente a parcheggiare, collare e guinzaglio sono entrati molto presto nella vita nostra e di Pascal.
Temendo di buttar via soldi inutilmente (in caso di misure sbagliate o comunque non ottimali) prima dell’arrivo del nostro diletto Shar Pei avevamo acquistato entrambi gli articoli in un supermercato per pochissimi euro, con l’intento di procurargli qualcosa di migliore, dal punto di vista anche dei materiali, una volta che avremmo potuto portarlo con noi a misurare il collare.
Parentesi fashion: avevamo individuato un negozio di articoli per animali davvero carino con proprietari simpatici e competenti e ivi ci siamo recati con Pascal dopo pochi giorni. E lì, alla faccia, degli stereotipi sui liguri e sul nostro rapporto col denaro, ci hanno detto che il collare già in nostro possesso andava benissimo, pur trattandosi di un articolo economico era perfetto per Pascal e anche il guinzaglio, perché se è vero che si tende a consigliare guinzagli con catena per i cuccioli che spesso tentano di strapparli (e spesso ci riescono con guinzagli poco resistenti) nel nostro caso non ce n’era bisogno visto che dopo un paio di tentativi poco convinti il nostro, di cucciolo, aveva rinunciato a morderlo.
Quindi insomma, per la gioia di mio marito (che è proprio di Genova e quindi era bello felice per quella notizia) non serviva aprire il salvadanaio.
Almeno, lui lo sperava… perché io avevo adocchiato un collare fichissimo ed ero poco propensa a lasciar perdere… e l’ho spuntata: è bastato fare gli occhi dolci e convincerlo che un secondo collare può sempre servire, inoltre la spesa era di soli 12 euro… e chessarà mai!!! Quindi collare fichissimo portato a casa! È quello per le occasioni speciali e formali: metti che Pascal venga invitato ad un vernissage!!!
Chiusa parentesi fashion.

Torniamo seri. In effetti Pascal ha accettato di buon grado collare e guinzaglio. Naturalmente ad un patto: che si andasse dove voleva lui.
Sarebbe a dire molto poco lontano dal portone di casa. Raggiungere i cassonetti della spazzatura per buttare il sacchettino dopo le evacuazioni era ogni volta un esercizio di velocità ed equilibrismo perché lui lì non ci voleva proprio andare!
Si vedevano e sentivano le macchine (per non parlare di moto e camion) passare sulla strada e quindi arrivati ad un certo punto (circa ad un metro dal contenitore apposito) di proseguire non voleva saperne costringendoci ad allungarci e contorcerci all’inverosimile per raggiungere l’obiettivo: Mr. Fantasctic a noi ci fa un baffo.
E se vi giunge la notizia che alle Olimpiadi hanno deciso di accettare una nuova disciplina dal nome “il lancio della cacca” (nel sacchetto, è sottinteso!) sappiate che qui a Savona ci abitano dei campioni. Battute a parte era ormai palese che Pascal fosse mooolto guardingo. Anzi, questo è un eufemismo bello e buono: scostante e un po’ timoroso sono aggettivi più azzeccati. Soprattutto all’interno del proprio territorio: cioè casa nostra, quando venivano amici, che pure lo approcciavano con calma e delicatezza, e attorno a casa con vicini, corrieri, postini…
Invece in un’occasione (la prima) in cui lo abbiamo portato con noi dal nostro caro amico Renato si è dimostrato tranquillissimo ed educatissimo. E ad un mese esatto da quando è arrivato a Savona ci siamo recati in Piemonte dai miei suoceri… per fare le doverose conoscenze e anche per abituarlo al trasportino e ai viaggi in auto (la nausea continuava ad essere un problema anche nei brevi spostamenti).
E, come testimonia la foto, il trasportino, con quel viaggio di più di un’ora, è stato definitivamente e serenamente accettato. E anche il suo comportamento nella casa e nel giardino dei suoceri è stato del tutto normale… anche se naturalmente di fronte ai tentativi di pastrugnamento o anche solo di qualche carezza si ritraeva subito.

Ma perché continuava, anche dopo 3 o 4 settimane, a ringhiare ai vicini e a non volersi far accarezzare da nessuno o quasi. Sarà normale, ci vorrà più tempo? O invece sono i primi segnali di un’indole eccessivamente diffidente? Meglio chiederlo ad Elisa.
E chi è Elisa? Una sorta di angelo salvatore (salvatrice).
Angelo perché per me è assai eterea visto che di persona non l’ho mai incontrata. E salvatrice… beh lo capirete! È stato Ambro, l’allevatore, che la prima volta che l’ho contattato, mi ha consigliato di rivolgermi a questa fanciulla per avere notizie sul carattere e le problematiche della razza Shar pei.
Lui mi stava descrivendo questa razza come l’ottava meraviglia canina ma poi si è interrotto perché ha ammesso che siccome lui li vende potevo pensare che il suo giudizio proprio obiettivo non fosse. E mi ha consigliato: – Se sei di Savona chiedi ad Elisa, che abita dalle tue parti, e che di Shar Pei ne ha quattro! L’ho conosciuta alle mostre ed è davvero in gamba, competente e disponibile -.
Ed io, rompipalle come poche, l’ho fatto. Attingendo a piene mani alla sua disponibilità. Più volte l’ho chiamata o messaggiata per avere anche suggerimenti sulle questioni più disparate: l’alimentazione, gli antiparassitari… E qui riconfermo che trattasi di un angelo perché non mi ha mai mandato a quel paese (neppure ora che non ho mollato la presa) e se abbiamo un dubbio dall’intera famiglia si alza un coro: “Chiamiamo Elisa!!!”
E dunque, siccome le prime uscite attorno a casa con Pascal, sono state caratterizzate da atteggiamenti ringhiosamente fifoni e fuggitivi volevo un suo parere. Inoltre quello non è stato l’unico problema: Pascal ha subito sviluppato un grande amore per le pietre, legnetti, piastrelle di gres, cemento… Tanto da meritarsi da parte di mio marito l’appellativo di “Trituratore di Inveruno”.
Se all’interno dell’abitazione c’è da dire che si è sempre astenuto da rosicchiamenti indesiderati, quando lo portavamo fuori recuperava il tempo perso e sembrava anche ingoiare qualche sassolino (evidentemente i più appetibili… mah!).
Elisa, interpellata su entrambi gli argomenti mi ha rassicurato sul discorso rosicchiamenti mentre mi ha detto di monitorare l’evoluzione caratteriale perché secondo lei un cane pauroso può essere più difficile da recuperare rispetto ad uno un po’ troppo esuberante.
E noi abbiamo cercato di farlo ma i dubbi erano tanti: poteva essere fisiologico, in fondo si trattava di un cucciolo di 3 mesi, che magari si sarebbe tranquillizzato crescendo… però avevo anche letto più volte su “Ti presento il cane” che aspettare che le cose si mettano a posto da sole con la crescita può essere spesso illusorio e dannoso. Di solito conviene agire con tempestività.
Ecco perché nella nostra testa ha iniziato a farsi strada l’idea di portare Pascal ad un centro cinofilo: ma questa è un’altra storia…

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