di DAVIDE BELTRAME e FABIANA BUONCUORE – “Il tempo vola” è sicuramente tra i modi di dire più diffusi… ma anche perché spesso è indiscutibilmente vero. Fatichiamo ancora infatti a realizzare che oggi Giada compia già un anno, quando sembra ieri che Fabiana faceva mordere i rottweiler col pancione, o che io andavo faticosamente alla ricerca del vestito elegante per il matrimonio… e invece siamo qui, a festeggiare il primo anno con noi di questa piccola morbidina bipede.
Ehi, calmino! Per chi ha affrontato post parto, allattamento, pannolini, dentini, pappe e febbri non è che il tempo sia proprio volato, ciccio. Però, sì, ammetto che è strano pensare che qui accanto a me c’è nostra figlia che compie un anno.
Sembra anche strano che l’ultima volta che abbiamo parlato di lei avesse solo pochi mesi… ma in effetti le novità degne di nota sono roba recente, prima avevamo a che fare con un’ameba che tutt’al più rotolava sul letto dicendo “eeee”.
No, non è solo per dire: Giada per i primi mesi conosceva solo una vocale, tanto che l’avevamo soprannominata “Signorina E”.

Adesso invece siamo alle prese con una piccola ribellina che da poche settimane esplora il mondo anche dall’alto dei suoi 75 centimetri, tirandosi su appendendosi a quello che capita e ridendo felice del suo grande successo… per non parlare dei primi tentativi di stare in piedi senza reggersi a nulla, che di solito accoglie auto-applaudendosi prima di crollare miseramente sul suo sedere. Questa variante per ora la adotta soprattutto sul lettone, perché il mondo fuori dal letto ci preoccupa ancora un po’ ed è sempre meglio tenersi saldi… specialmente se l’appiglio è il videoregistratore, o il fax dei nonni.
Sospettiamo che al momento Giada abbia già avuto contatti con Oceania, Asia e America, ma aspettiamo la prossima bolletta del telefono per verificare questo aspetto.
Ogni tanto ovviamente proviamo a frenarla prima che giunga al suo obiettivo… ma i tentativi di farla tornare verso di noi vengono accolti con sorrisini accattivanti (mentre continua imperterrita verso la sua meta) o con degli “EH!” accompagnati da gesti delle braccia che significano palesemente “che ci vuoi fare, devo perseguire il mio destino”, mentre misure più drastiche (leggasi, prenderla di peso e portarla via) causano pianti e disperazione.
Pianti e disperazione, già: due armi che ha imparato ad usare benissimo (grazie, nonni): quando la signorina non ottiene ciò che vuole, infatti, lo fa capire a pieni polmoni, aspettandosi che reagiamo come fanno i miei genitori, ovvero con un “uddio non piangere ammoredinonno/a, vieni che giochiamo”.

Però che diamine, siamo su “Ti presento il cane”, non su “Ti presento il pargolo”… quindi invece di parlarvi di quanto Giada gattoni e (non) cammini o del suo singolare vocabolario, è meglio parlarvi di quello che è il suo rapporto coi cani. Del resto tra Rottweiler, Staffy, Chihuahua e Border Collie ha solo l’imbarazzo della scelta.
Aggiungerei coniglio, tartaruga di terra e tartaruga d’acqua, gatti e pappagalla.
E dopo questo primo anno possiamo dire che se “il tempo vola” è un modo di dire che ha il suo bel perché, quello per cui “i cani sono come i bambini” è assolutamente falso… per dire, crescere gli 11 cuccioli di Samba è stato decisamente meno impegnativo che crescere Giada fino ad oggi!
E anche qui, ‘nzomma… È durato molto meno, sicuro, ma anche tirar su undici rottweilerini morbidini non è stato uno scherzo, come non lo è stato nelle cucciolate precedenti. Una cosa, però, devo assolutamente riconoscerla: il lavoro di allevatrice mi ha permesso di riscontrare una quantità di similitudini impressionante, sia durante la mia gravidanza che in allattamento, svezzamento e prime tappe psicomotorie. In pratica, tutto ciò che mi accadeva lo avevo, in un certo modo, già vissuto (avevo infatti già una certa manualità nel prendere in braccio i neonati, attaccarli a un capezzolo o imboccarli col cucchiaino, ad esempio), per cui ho avuto molte meno fisime e dubbi della neomamma primipara media. Quando però tento di dirlo in presenza dei neononni (non propriamente cinofili), chissà perché, inorridiscono per il fatto che mi azzardo a fare paragoni!

Comunque, per quanto riguarda la morbidina bipede e i suoi colleghi quadrupedi, per i primi mesi abbiamo volutamente limitato i contatti anche con i cani di casa, non per mancanza di fiducia nei loro confronti ma perché Giada era veramente tanto “piccola e fragile”, e anche l’innocente esuberanza di uno dei quadrupedi avrebbe potuto farle male; questo ad esclusione di Aladino… a cui però avrebbe potuto far male l’innocente esuberanza di Giada.
E per “limitare i contatti” intendiamo che abbiamo molto presto dovuto ricorrere a barriere architettoniche, mummificazioni, utilizzo di feticci (abbiamo un cane di peluche color Destiny) e altre mirabolanti soluzioni per evitare che la bambina si lanciasse continuamente addosso a ogni canide in vista. È un pelino cinofila.

Ovviamente anche se per i contatti ravvicinati intensi c’è voluto un po’ di tempo, fin dal suo arrivo a casa Giada ha avuto modo di ammirare i vari animali che accompagnano la nostra vita… e questo ha indubbiamente contribuito a far nascere quella che è, soprattutto con Destiny, una vera e propria reciproca adorazione.
La piccola border infatti è di gran lunga quella con cui Giada interagisce più volentieri… i rottweiler non vivono in casa e quindi gli incontri sono limitati (specialmente da quando il tempo non è proprio l’ideale per stare fuori e la pauta impera nel giardino, quindi lasciarci scorrazzare Giada vorrebbe dire recuperare un fagotto di fango con dentro, FORSE, anche una bambina), Biba dall’alto dei suoi 14 anni continua un po’ a non rendersi conto e un po’ a valutare che non valga la pena sprecare energie per crescere un altro cucciolo poiché come mamma e come mamma adottiva ha decisamente già dato… e Aladino non ci arriva.
No, non tanto mentalmente (oddio, non che sia propriamente un genio), ma proprio fisicamente: se non siamo noi a consentirgli di prendere coccole da Giada gli è quasi sempre possibile raggiungerla, eccetto le rare volte in cui la piccola gioca sul pavimento, ma questo succede molto più a casa dei nonni che non da noi.
Fosse per Giada, lei probabilmente vivrebbe coi cani e lascerebbe nei box noi genitori, ma per il momento ci atteniamo a qualche minima norma igienica, ad esempio considerare i rottweiler da tenere a distanza in quanto fabbriche di melma (fango attratto al loro corpo come il metallo su Magneto + bava che funge da collante), o evitare di farla gattonare in casa senza prima aver pulito a fondo i pavimenti. Certo, nel caso non lo facessimo, potremmo comunque contare sull’effetto-swiffer, ma forse sarebbe considerabile sfruttamento del lavoro minorile.

Come interagisce in pratica Giada coi cani?
Beh, innanzitutto ha dimostrato sin da subito una certa passione: se iniziava a piangere, bastava chiamare Destiny per trasformare le lacrime in ampi sorrisi conditi da gioiosi versetti tipo “AAAAAH!”. Destiny risultava la più divertente anche perché conosce un bel numero di “tricks”, che ovviamente non mancava di esibire
Anche nel momento dei primi contatti fisici ha manifestato una notevole delicatezza. Certo, coi limiti di “delicatezza” che può avere una neonata, ma raramente abbiamo dovuto limitarla, e lo stesso possiamo dire per i cani: alla fine il problema principale non è stato il rischio che qualcuno le facesse male, quanto i bagni fuori programma causati dalle leccate. Non che Giada fosse troppo sconvolta dalla cosa…

Anche se i bagni più corposi si sono verificati soprattutto quando stando fuori con noi a badare ai Rottweiler le leccate se l’è prese da Samba, che con un singolo SLAP riusciva a lavarla da testa a piedi e al contempo dare anche una sciacquata al passeggino.
Il suo bodyguard è invece stato eletto Tonino (avevate dubbi?), che ci ha accompagnato nelle prime uscite con bimba e passeggino e che anche nei momenti insieme in giardino controllava la sua protetta.
Si potrebbe pensare che questo atteggiamento Giada lo dimostri solo con i nostri cani, che conosce letteralmente da quando è nata… invece no: poche settimane fa sono venute a fare lezione due clienti con un cucciolo di Bovaro del Bernese, che Giada ha accolto a colpi di “AAAAAA!!!” andandogli incontro gattonando con gioia, inoltre in più occasioni si è spupazzata Emmy, la cucciola di Staffordshire Bull Terrier del nostro amico Daniele.
C’è un motivo se gli approcci di Giada ai cani, al momento, si limitano ai soggetti di famiglia, ai cuccioli e ai cani che straconosciamo e sappiamo essere Santi: lei adotta con tutti la stessa tattica, ovvero si lancia verso il cane, caccia un urlo acuto a duemila decibel, allunga le braccia e mena manate sulla capoccia con aria sognante. Purtroppo al momento possiamo insegnarle solo a non colpire con troppa forza, ma ci risulta difficile spiegarle come funziona la comunicazione canina!

Certo, visti i genitori che si ritrova ed essendo nipote di Valeria Rossi, le probabilità che si rivelasse cinofila erano altine… ma stupisce anche noi quanto lo sia sempre più.
Ormai siamo al punto che la prima a salutare Giada al mattino è spesso Destiny: Giada si sveglia, Destiny esce da sotto il letto, appoggia il muso sul materasso, la bimba le si lancia incontro (e si lancia molto, tant’è che solitamente Fabiana deve prenderla per una gamba per evitare che voli fuori dal letto) e le prende il muso tra le mani fino ad arrivare “faccia a muso” (lo so, la foto è sfocatissima, però mi pareva dimostrare abbastanza bene che quanto appena scritto corrisponda al vero).
La parte difficile di solito è staccarle, perché spezzare l’idillio porta a grandi pianti da parte di Giada (e musi lunghi da parte di Destiny, ma più che altro perché da quando non può più salire sul letto approfitta biecamente della felicità manifestata da Giada per appoggiare almeno il muso e le zampe anteriori).
Il problema è che la vigliacca (mi riferisco a Destiny, non alla bambina) sa benissimo che il capofamiglia le dice “scendi” pensando “ommioddio come sono fufolose le mie bambine”, con gli occhi a cuoricino, per cui ormai ignora tranquillamente il comando (del resto, Davide si limita al massimo ad aggiungere “ma ti avevo detto di scendere, non sei scesa…”); insomma, finisce che finché non interviene la sottoscritta Destiny staziona bellamente con il treno anteriore sul materasso.

In tutto ciò Aladino interpreta la parte del “vorrei ma non posso”: saltella disperatamente per farsi notare, ottenendo solo di far spuntare la sua testolina dal bordo del letto, allego testimonianza video così che possiate apprezzare l’inquietante effetto visivo.
In realtà Aladino quando vuole riesce benissimo a salire sul letto… ma non è sicuro di poterlo fare quando c’è anche la bambina e quindi si limita a spuntare, e prendersi qualche coccola di passaggio. Gli va riconosciuto però che è almeno più discreto di Destiny, che solitamente ricambia le coccole di Giada con numerose e affettuose slappazzate.

Aladino è un disastro. Ci ha messo una vita ad imparare a fare i bisogni fuori, si è mangiato diverse paia di scarpe, documenti, banconote, suppellettili. Ruba cibo, vestiti e giocattoli, obbedisce ai comandi solo finché ritiene di essere al sicuro (un “resta” dato, che so, per fermarlo al passaggio di una mietitrebbia, si concluderebbe probabilmente con un frullato di chihuahua). Come mai non l’ho ancora ucciso, considerando anche che tutto ciò me lo ha causato mentre io crescevo una neonata? Semplice: è davvero impeccabile con Giada, essendo delicato per natura ed estremamente attento nel non farle male; contemporaneamente tira fuori una tempra impensabile nei momenti in cui alla bambina scappa una manata o si appende ad un suo orecchio, sopportando con pazienza in attesa che un genitore lo salvi dalla piccola peste.

Invece con i rott… beh, Giada nel periodo autunnale, complice il clima ancora mite, ci ha spesso fatto compagnia nel badaggio cani, potendo quindi conoscere anche i cani di stazza accettabile e non solo i “piccoletti” di casa. Ovviamente anche per questa differenza di mole la loro interazione era ulteriormente monitorata, dato che una sssàmpetta di Tonino è quasi più grande dell’intera Giada…
Monitorata però non voleva certo dire che Giada venisse tenuta sotto la campana di vetro, per cui ha avuto modo di portare al guinzaglio Tuono, e soprattutto di usare Medusa come supporto (e non solo morale) per i primi tentativi di alzarsi in piedi.

In questo si dimostra abbastanza diversa dal papà, che proprio non dava segno di volersi alzare in piedi poiché a quattro zampe andava molto più forte insieme ai cuccioli di Husky: lei per quanto cinofila sembra essersi resa conto di non essere un cane, o quantomeno non del tutto.
Certo, forse per noi sarebbe più comodo pensasse di esserlo, perché abbiamo sicuramente più esperienza con i cuccioli di cane che con i cuccioli umani… ma non ci sarebbe il gusto della nuova sfida. Una sfida che in questo primo anno ci ha riservato qualche piccola preoccupazione, un buon numero di notti insonni, tanti pannolini, tante cose nuove da affrontare e imparare (ad esempio quanto siano poco attendibili le taglie sui vestitini per neonati….).
Ma che soprattutto ha portato nella nostra famiglia un carico di ulteriore morbidinosità, e siamo certi che questa non farà altro che aumentare.
Buon compleanno, Giada!

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