di CLAUDIO CAZZANIGA – Come anticipato alcuni giorni fa, vorrei utilizzare lo spazio che mi viene concesso da Davide su TPC per un articolo che definirei di “servizio pubblico”. Almeno me lo auguro.
Mi piacerebbe fare un discorso sul movimento del lavoro in acqua in generale, su come la vedo io, e sul futuro immediato che ci aspetta.
A che titolo parlo, si chiederà qualcuno.
A titolo puramente personale.
Senza bandiere o partiti da rappresentare. Da appassionato che ama questa dannata disciplina. Da persona che bazzica l’ambiente dal 1995, mese più mese meno.
Da persona che ha fatto qualche gara qua e là (qualcosa anche all’estero) e che qualche coppetta l’ha portata a casa.
Sono fortemente convinto che chi lavora seriamente in acqua dovrebbe ragionare come un pilota di auto (o moto, fate voi): la domenica corre l’ultima gara della stagione.
Con in testa un proprio sogno, un obiettivo da raggiungere in mezzo a mille emozioni. Al termine della competizione, all’interno dei box ci si saluta. Qualcuno smette. Qualcun altro cambierà team… Baci, abbracci, lacrime, addii. Tutto finito.
Il martedì successivo i piloti indossano nuovamente la loro tuta, in un nuovo box, con nuovi colori sociali, i meccanici socializzano con il nuovo pilota e con i colleghi appena arrivati e a distanza di sole 48 ore dagli addii struggenti, sono tutti pronti per provare i nuovi mezzi, i nuovi assetti, con una gran voglia di darsi battaglia già in vista del 2019.
Senza perdere tempo prezioso.
Noi dobbiamo essere così: già proiettati alla nuova stagione.
Se è vero che due domeniche fa a Marina di Pisa si è chiusa la stagione 2018, dobbiamo essere già pronti a ripartire con quella nuova.
L’inverno non va fatto passare in attesa del bel tempo per poter tornare in acqua. Va sfruttato. Subito.
Lavoro a terra.
Preparazione fisica.
Studio dei regolamenti delle gare.
Aggiornamenti.
Pianificazione della gare.

Ammetto, e l’ho anche scritto, che fino a poco tempo fa io ritenevo il lavoro in acqua italiano un movimento morto.
Non era una considerazione personale: i numeri stavano lì a dirlo. Sempre meno gare, sempre meno partecipanti… Non ho voglia di stare qui a parlare delle singole sigle, non me ne può fregare di meno.
Molti mi hanno chiesto, negli anni, di prendere una posizione, di dire cosa pensavo della situazione. Non l’ho mai voluto fare.
Oggi lo faccio.
Lo faccio perché da qualche tempo vedo persone, soprattutto Fausto Grazzini – ma non solo – che si stanno facendo in quattro per un progetto che vi illustro tra qualche riga e che credo abbiano bisogno del sostegno di tutti. E nel mio piccolo, voglio fare la mia parte.
Ho sempre pensato che la scelta migliore per il movimento acqua fosse, e sia, quella di chiudere tutte le associazioni. Via il CIT, la SAT, lo CSEN e tutti gli altri. Confluire tutti quanti sotto un unica sigla… magari ENCI… dove magari è un fortissimo auspicio.

La mia idea sarebbe di confluire TUTTI sotto una UNICA insegna, avere un UNICO regolamento nazionale, un UNICO regolamento per giudici e figuranti, mettere insieme le nostre gare in un UNICO circuito, che al termine della stagione porti ad una classifica finale.
I primi 10 di questa classifica a tappe si giocassero il titolo di “Campione Italiano” in una gara secca… ed i primi 5 classificati di questa finale partecipassero ad un campionato Europeo.
Potrebbe essere più interessante per noi avere un campionato più strutturato? Con un UNICO regolamento? Con più gare in più regioni in più periodi dell’anno?
Potremmo mettere insieme un UNICO circuito da 8/10 gare all’ anno… Potremmo essere un circuito nazionale serio come l’agility o come l’obedience?
Costituirei una A.S.D. (associazione sportiva dilettantistica), a livello giuridico è perfetta e fiscalmente usufruisce di un sacco di agevolazioni.
Il mio gruppo cinofilo è una a.s.d. e costa circa 1000€ all’anno di gestione.
Istituirei una tessera associativa nazionale. I proventi di questa tessera confluirebbero nella a.s.d. insieme agli introiti delle gare. Il tutto emettendo regolare ricevuta ovviamente.
Tutto il ricavato lo suddividerei così: una parte ai gruppi che organizzano le gare, una parte come rimborso spese a giudici/figuranti e se avanzasse qualche cosa istituirei un fondo a favore della squadra nazionale (tra qualche riga vi parlo anche di questo).

Il mio organigramma ideale sarebbe:
– Un presidente nazionale che si occupi di tirare le fila del movimento, della parte fiscale finanziaria e di mantenere i rapporti con le istituzioni e i gruppi europei;
– Un responsabile tecnico che si occupi della parte regolamentare dei brevetti, dei regolamenti di giudici e figuranti e della squadra Italia;
– Un responsabile di collegamento che si occupi dei rapporti con i gruppi sul territorio per l’organizzazione dei calendari gare, stage e manifestazioni;
– Un responsabile che si occupi dei rapporti con gli allevatori. Andare a farci conoscere e fare conoscere la disciplina. Con la partecipazione dei Retrievers la platea potenziale è enorme;
– Un responsabile “social” che si occupi di veicolare tutta l’attività del movimento su un sito dedicato, pagine Facebook ecc. Aggiornando gare, classifiche ecc…
Tutte queste figure potrebbero crearsi un loro gruppo di lavoro per sviluppare al meglio la propria competenza. Tutti lavorano senza percepire alcun compenso.
Certo. E qui arriva il difficile, bisogna lasciare da parte il proprio orgoglio, mollare il tornaconto personale per una visione più grande del lavoro in acqua, mettersi tutti in gioco ma ancora di più al servizio degli altri.
Al servizio della disciplina. Questo dobbiamo fare. A casa vecchie menate e litigi da condominio. Basta invidie del piffero e basta pensarsi belli e bravi.
Avere voglia di crescere a livello Italia ed Europa.
E pazienza se quest’ anno non ho il cane pronto. Lo avrò il prossimo. Ma per quest’anno mi adopero come figurante, motorista, in segreteria… Ce n’è di ruoli da ricoprire.
Questo il mio pensiero, le mie idee.

Ora… Tutta sta lagna che Vi ho propinato ci porta ad una grossa novità: mentre sopra vi ho parlato delle mie idee di una visione… ora si parla di cose concrete, alle quali stanno lavorando in maniera molto interessante Fausto Grazzini e Marcello Mura. Entrambi figure storiche del CIT, responsabili di gruppo, istruttori, giudici e partecipanti alle gare. Gente del mestiere.
Da tre anni in Europa si sta organizzando un campionato Europeo di lavoro in acqua.
I Paesi fondatori sono Francia, Belgio, Italia, Germania, Ucraina, Lussemburgo, Russia, Lettonia, Polonia e Paesi Bassi.
Sono stati invitati anche altri Paesi che potrebbero aggiungersi con il tempo.
La gara per il momento non è ufficiale, nel senso che la FCI sta monitorando la cosa ma non ha messo (per il momento) il suo cappello. Diciamo che per adesso è un incontro internazionale di lavoro in acqua. A tutti gli effetti un Campionato Europeo. Ogni nazione dovrebbe portare almeno tre cani in gara e due riserve. L’idea è quella di avere sempre in gara 20 binomi, per cui se qualche nazione non partecipa o partecipa con meno cani del previsto, qualcun altra ne porta di più. Francesi, belgi e tedeschi sono molto attivi. Ho avuto modo di parlare con molti di loro in questo anno di gare che ho fatto in giro per l Europa. Loro faranno di tutto per portare avanti la cosa è farsi riconoscere in sede FCI.
Campo di gara il lago.
C’è un regolamento ad hoc (che presto pubblicizzeremo).
Stiamo aspettando la riunione che si terrà credo nei prossimi due mesi dove i rappresentanti nazionali potrebbero portare alcune migliorie ad un regolarmente estremamente giovane.
Viene premiato il miglior binomio, quello che vince la gara e la miglior squadra, sommando i punteggi dei tre binomi per ogni nazione.

Per l’Italia i referenti sono Marcello Mura e Fausto Grazzini.
A Fausto andrebbe fatto un monumento. Oltre a sobbarcarsi di tasca sua viaggi aerei ed alberghi per partecipare alle riunioni e presenziare alle gare (all’estero) lo scorso anno si è dannato l’ anima per mettere insieme una squadra. Nulla. Non ce l’ha fatta. Lo ha chiesto anche a me di partecipare, purtroppo avevo la cagna troppo giovane ed inesperta. Voi non potete capire quanto questa cosa mi abbia fatto male. Altri conduttori per motivi vari non hanno potuto rispondere alla chiamata. Con Fausto ci siam detti di darci una mano, di chiudere con vecchissime questioni del passato tra gruppi (che tra l’altro non riguardano ne me ne Lui…) e provare a ripartire tutti insieme per dare la possibilità al movimento Italia di nascere, venire fuori e mostrare tutta la potenzialità che ha. Questa è un’occasione che non va sprecata per nulla al mondo.
Alla prima edizione del Europeo – causa visioni diverse del regolament o- hanno partecipato solo i francesi.
Alla seconda, lo scorso anno hanno partecipato la Francia, la Germania, l’Ucraina ed il Belgio.
La gara si è svolta in Francia ed hanno vinto gli Ucraini, sia singolarmente che a squadre. Ucraini che hanno iniziato a preparare i cani in acqua in senso assoluto a marzo e a settembre hanno messo nel sacco tutti… Complimenti!

Il prossimo anno la competizione sarà in Germania.
Abbiamo già luogo e data. 7/8 settembre 2019 a Westerwald (760 km da Milano).
Mura e Grazzini hanno deciso di selezionare la squadra italiana in questa maniera.
Su regolamento della gara Europea il 14 luglio 2019 nello splendido scenario di Ceresole Reale (Piemonte) sarà organizzata una gara unica di qualificazione, così da poter dare a chiunque la possibilità di mettersi in gioco e di poter andare a rappresentare l’Italia. Sono ammessi cani con qualsiasi livello e di qualsiasi razza. Con calma usciranno locandine e tutte le info del caso.
I primi tre classificati vanno di diritto in Germania. Il quarto ed il quinto sono inseriti come riserve. Dovessero esserci delle defezione da parte di uno dei primi tre, si scala. Il quarto va di diritto ed il sesto diventa riserva ecc….
Una cosa MOLTO importante: se decidete di partecipare alle selezioni, si deduce che siate poi disposti ad andare in Germania.
Si va a spese proprie, non ci sono sponsor ne sono previsti rimborsi (al momento) purtroppo. Quasi Vi si chiede di partecipare alla selezione se siete veramente convinti poi (nel caso) di andare in Germania. Salvo veri grossi problemi che possono starci, non arrivate al due di settembre a dire io non vado… perché poi nascono problemi nel richiamare altri binomi e problemi logistici.
La cosa fondamentale di tutto quello che vi sto raccontando deve essere lo spirito di gruppo. La qualificazione non deve essere un uno contro un altro. E tanto meno un punto di arrivo. Ma ci piacerebbe fosse un punto di partenza nuovo per tutto il movimento. Chi sta a casa nel 2019 magari poi va nel 2020. Aiutiamoci. Facciamo squadra.

Organizzeremo sia in inverno che in estate dei mini raduni. Una “Casa Italia” dove lavorare insieme. Anche qui però, focus su chi ha intenzione di fare la qualifica e poi andare in Germania…
Oltre ad utilizzare TPIC per veicolare le informazioni in merito alle gare e alle qualificazioni abbiamo aperto anche una pagina Facebook: #inseguendolanostrapassione.
Aspettiamo la riunione dei rappresentanti nazionale e poi presenteremo gli esercizi.
Fiduciosi che sia un nuovo inizio per tutto il movimento.

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