di ELENA ZOLO – Ciao, io sono Tabata e lo so bene cosa è il freddo, ma partiamo dal principio.
Era un freddissimo giorno di novembre quando mia mamma ha messo al mondo me e i miei tre fratellini. In realtà io allora non conoscevo il freddo, ero appena nata, ho scritto che era freddissimo per aggiungere pathos alla storia.

Comunque, freddo o no, quei giorni con la mamma e i fratellini erano fantastici. Stavamo tutti vicini, la mamma ci scaldava con il suo corpo, ci leccava per pulirci e soprattutto ci allattava. Io non vedevo nulla, avevo gli occhi chiusi, ma sentivo il suo odore, l’odore bellissimo delle sue mammelle piene di latte e mi facevo strada, scavalcavo i fratellini e poppavo, poppavo alla grande. Era un latte buonissimo, una vera prelibatezza, nemmeno Cannavacciuolo e Cracco potrebbero eguagliare tanta bontà.
Il tempo passava così, poi un giorno il buio è diventato luce, ho iniziato a vedere le cose. Non proprio vederle, più percepirle, era tutto sfuocato all’inizio. Però, quando io e i miei fratelli abbiamo aperto gli occhi, non è stato un bel giorno.

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Una persona, nessuno sa chi sia, forse ha pensato che ormai eravamo grandi e non avevamo più bisogno della mamma e ci ha portato via da lei. Ci ha chiusi dentro una cosa piccola e buia che si chiama “scatola di cartone” e ci ha portati in una stradina di campagna, davanti a un cancello. È stato allora che ho conosciuto il freddo, anche la fame, ma più il freddo. Nella scatola io e i fratellini stavamo vicini e ci scaldavamo. Eravamo spaventati, piangevano, volevamo la mamma, avevamo fame, ma l’odore delle sue mammelle e il sapore del suo latte erano diventati un ricordo.
Con le ore che passavano eravamo sempre più deboli, mentre il freddo era arrivato fin dentro ai nostri corpi. Non piangevamo più, non ne avevamo la forza, tremavamo, non bastava più stare vicini perché anche noi eravamo diventati freddi.

È stato così che ci hanno trovati, immobili e silenziosi, respiravamo appena quando la mattina hanno aperto la scatola di cartone. Quel cancello era del canile comunale, è stata la nostra salvezza. La veterinaria ha detto che avevamo appena aperto gli occhi e che avevamo circa 15 giorni. Siamo stati subito soccorsi perché eravamo in ipotermia e ci siamo salvati tutti e quattro. Il latte della mamma non l’ho più bevuto, mi hanno dato il biberon e anche se non era la stessa cosa, io poppavo sempre alla grande.
Appena mi sono ripresa del tutto Elena mi ha portato a casa con lei e dice che è stato il latte della mamma a farci così forti. Siamo stati tutti adottati .
Ora ho sei anni, il freddo non mi fa paura, anzi, mi piace molto, quando c’è freddo è più bello giocare, correre, fare agility e poi tornare a casa e infilarsi sotto la copertina.
Il freddo è bello, ma non dentro una scatola di cartone.
Vorrei che queste cose non accadessero mai più .

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