di DAVIDE BELTRAME – Uno degli articoli di Ti presento il cane che più spesso viene riproposto sui social è “Hai sbagliato cane? Sei un pirla!“, in cui Valeria, ricalcando un testo di Luciana Littizzetto, poneva l’accento su come molte persone prendano cani da lavoro e poi rimangano stupite dal fatto che questi cani abbiano appunto bisogno di lavorare e non si “accontentino” di fare vita casalinga ed essere cani da divano.
I commenti sono in gran parte “vero”, “verissimo”, “supervererrimo”… ma si dà sempre per assunto che a sbagliare, e quindi a essere “pirla”… siano gli altri; raramente, per non dire mai, ho letto “è vero, anche io ho sbagliato quella volta che…”.

Questo si riscontra anche in tantissime discussioni nei gruppi cinofili sui social, la maggior parte è pronta a puntare il dito, a volte addirittura a giudicare (magari da una singola frase, o da una foto)… ma pochi sono disposti a pensare di sbagliar qualcosa, anzi se viene fatto notare che il loro suggerimento non è per forza l’Unico Indiscutibile, c’è pure chi si offende ‘na cifra.
Da quando è diventato una vergogna sbagliare, non essere infallibili, essere anche un po’ “pirla”?
In fondo “nessuno nasce imparato”, tutti abbiamo fatto i nostri errori e non ci dovrebbe essere vergogna ad ammetterlo.

Invece oggi pare necessario circondarsi di un’aura di infallibilità, non solo per chi lavora nel settore e per risaltare sulla concorrenza sente il bisogno di prensetarsi come più bravo, più bello, più efficace, più tutto… ma anche il “proprietario medio” pare sentire l’esigenza di ergersi sopra la media, di far sapere che lui “ne sa” e non è certo uno di quei poveri ignorantoni di cui parla l’articolo, o il post, o che viene preso in giro dal meme di turno.
Probabilmente Socrate se ai suoi tempi avesse avuto Facebook non avrebbe mai detto “So di non sapere”.
Non metto in dubbio la buona fede di chi commenta non sentendosi preso in causa, perchè probabilmente davvero non si crede in errore… ma forse, ogni tanto, un pochino di autocritica potrebbe aiutare a crescere, o quantomeno a immedesimarsi negli altri. Perchè è vero, magari oggi su molte tematiche c’è chi non sbaglia più, o sbaglia poco, ma dovrebbe ricordarsi che ieri era allo stesso livello di quelli che oggi prende in giro.

E allora, proviamo ad aiutarli, questi “pirla”, a spiegargli cosa sbagliano, prendiamoli per mano e aiutamoli a evitare gli errori in cui noi invece, senza guida, ci siamo imbattuti.
Poi certo, ci sarà chi rifiuterà l’aiuto, si sentirà più bravo di noi, farà i suoi errori… ma ci avremo provato.
Se invece ci auto-ergiamo a superiori, senza aiutare nessuno, dimenticandoci delle difficoltà affrontate e degli errori fatti in passato, dando per assunto che tutti debbano sapere tutto e se non lo sanno non meritano il nostro aiuto (e se proprio ci sforziamo a darglielo facciamo capire che casca proprio da molto in alto ed è una nostra benevola concessione)… beh, allora forse i pirla siamo noi.

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1 commento

  1. Concordo in toto, ed era il clima che c’era in chat (scusa se sono retrogrado e nostalgico)
    Anche se, sbirciando in fb qua e là sui vari gruppi mi sembra che ci sia più gente che cerca giustificazioni, scuse o, peggio, ragioni senza averne, che opinioni diverse dalla propria.

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Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.