di DAVIDE BELTRAME – Sono fortemente convinto che il presupposto fondamentale per una convivenza serena con il proprio cane, sia la scelta consapevole, ovvero dire saper trovare il cane giusto per noi e per il nostro stile di vita.
Molti abbandoni e rinunce di adozione nascono da episodi e difficoltà che magari per noi suonano banali ma per quella persona rappresentavano invece una difficoltà insormontabile, nata però appunto spesso da una scelta fatta con poca o nulla cognizione di causa… quanto spesso leggiamo di proprietari in crisi perchè il cane “non è come se lo aspettavano”?

Seguendo questo filo, mi chiedo però perchè molto spesso chi, magari semplicemente perchè conscio di non essere molto esperto, magari perchè non ha velleità di praticare discipline agonistiche con il proprio cane, opta per un cane “semplice da gestire” e magari col solo scopo di avere un po’ di compagnia venga quasi visto come un povero sfigato o quantomeno come qualcuno che ha scelto una scorciatoia.
Perchè sìnceramente a volte mi sembra si faccia a gara a chi ha il “cane più difficile”, dipingendo i problemi come più grandi di quanto siano in realtà, solo per sentirsi dire o che “eh sì, non potevi certo fare di più” o “caspita quanto sei stato bravo a risolvere questo atteggiamento”.
Quasi appunto come fosse una vergogna avere un cane che problemi non ne manifesta… e magari non per merito nostro. O meglio, per merito nell’aver scelto bene la fonte di acquisto o adozione e aver trovato il soggetto che rispecchiava le nostre necessità di quel momento.

Come avevo accennato in un articolo di qualche mese fa ad esempio motivare la volontà di acquistare un cane in allevamento come “penso mi dia maggiori garanzie”, “mi sentirei più seguito avendo l’allevatore come riferimento” è visto quasi come un’eresia.
Eppure questo “snobismo” verso il “cane semplice” non sembra riguardare solo il mare magnum del proprietario comune ma anche gli addetti ai lavori, quasi come se non aver risolto millemila problemi al proprio cane fosse una macchia indelebile sul proprio curriculum.

Eppure dovremmo essere ben felici di avere persone con cani “semplici da gestire” rispetto a proprietari magari con poche competenze cinofile e cani che invece richiederebbero una mano esperta come fin troppo spesso capita di vedere, perchè la scelta del cane in troppi casi nasce dal “ho visto il film con quel cane lì”, “mio zio una volta aveva quel cane là ed era bravissimo” (solo che magari lo zio addestrava cani da 50 anni e ci lavorava 23 ore al giorno mentre tu del cane sai giusto che fa BAU…) e via dicendo.

Questa idea si riflette anche nelle discussioni in cui qualcuno chiede “che razza mi consigliate?” e anche se magari spiega di non avere grandi pretese nè grande esperienza partono i consigli su border, malinois, pitbull, pastori del caucaso, vari ed eventuali.

Personalmente non ritengo un “difetto” non avere cani con problemi comportamentali rilevanti su cui lavorare, certamente ritengo di averci messo del mio per non farli nascere, ma l’aver scelto in maniera adeguata sia quando si è trattato di adottare sia quando si è trattato di acquistare e avere situazioni di partenza “comode”… beh, credo sia un merito e non un demerito, perchè vuol dire che ho “lavorato bene” in fase di scelta.
Anche perchè non fosse così, trovandoci ora con anche una bambina di un anno, i problemi avrebbero potuto essere molto grandi se per esempio ci fossimo trovati con cani particolarmente possessivi, o poco socializzati e/o poco propensi a tollerare i bambini.

Immagino che nessun proprietario sia felice quando si scontra con problemi comportamentali, specie se radicati e che quindi richiedono comunque un grosso impegno, anche emotivo, per lavorarci su.
Perchè allora “pretendiamo” che vadano a cercarsi le rogne col lanternino, dando spesso consigli azzardati e sminuendo le soluzioni magari “comode” ma non certo per questo insensate?

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6 Commenti

  1. Ciao Davide, grazie per questo articolo…ne so qualcosa sui cani “difficili”,che non necessariamente significa un cane aggressivo. Nel mio caso (prendo l’esempio dell’ ultimo cane), da un lato, fortunatamente, non si tratta di una errata gestione da parte mia, ma dell’esperienza traumatica vissuta dal cane. È facile dire, fai così o fai colì, ogni tanto mi chiedo a cosa mi serve questa esperienza tessuta di pazienza estrema?! Poi mi passa e non ci penso più, sorrido, perché se non ci fosse stato per lui(il cane), non l’avrei conosciuto Valeria, che da al di là o da al di qua, chissà, illumina e controlla i miei passi…quelli cinofili

  2. Ho scelto un cane facile, cioè adatto alle mie esigenze del momento e non me ne pento. Mi sono informata prima, ho contattato allevamenti e privati e poi ho deciso. Da allora alcune cose sono cambiate, in peggio, e non per scelta. Non oso pensare come sarebbe la nostra vita ora con un cane difficile. Grazie di questo articolo. Conferma che ho fatto la scelta giusta.

  3. ….io credo che sono le persone che rendano un cane facile o difficile….. Se ad un cane offri a sufficienza cio’ di cui necessita difficilmente la convivenza sara’ difficile….. Non a caso si incontrano spesso bambini con cicatrici sul viso causate da cani facili (bassotti, pincher, cihuaua ecc) che diventano difficili causa cattiva gestione proprietari….

    • Per la verità… bassotti, pincher e chihuahua non sono esattamente cani così facili, nel senso comportamentale del termine.
      A meno che non si associ la facilità di un cane con la taglia.
      E per quanto esistano razze più facili ed altre decisamente meno, concordo cmq con quanto dici.
      Molto dipende dall’educazione ricevuta dai proprietari.

  4. Sono d’accordo con tutto quanto hai scritto. Penso che anche questo aspetto si inserisca nel bisogno più generale di conoscenza cinofila, di cultura cinofila…soprattutto in Italia…troppo spesso le figure che gravitano intorno alla scelta del cane non hanno le competenze per fare la scelta migliore: i futuri proprietari non sanno e non pensano di doversi informare, alcuni “allevatori” che non hanno a mente esattamente il bene dei loro cuccioli quando affidano, molti volontari o assistenti di canile sbagliano drammaticamente adozione (e sto parlando di situazioni facilmente prevedibili…ricordo un dogo incrocio pitbull proveniente da un sequestro affidato a due giovani donne che facevano 50 kg in due perché “gigante buono”…con gli umani…peccato che poi dovessero uscire solo in auto e all’una di notte perché assaliva tutti i cani che incontrava e loro non erano per nulla in grado di gestirlo, a cominciare dal non avere la forza fisica che serviva per frenare una macchina da guerra…o un labrador maschio immediatamente restituito al mittente perché appena arrivato montava insistentemente la labradorina femmina di casa: se magari si fosse evitato di farlo arrivare nella sua nuova famiglia in coincidenza del calore della fanciulla…insomma, la lista di episodi può essere molto lunga…)…la parola d’ordine dovrebbe essere innanzi tutto competenza e umiltà nell’andare a colmare le proprie lacune informandosi, quando si scopre di averne, ma così non è.
    Non sono invece d’accordo con Andrea: è vero che le scelte e il comportamento delle persone incidono sul comportamento del cane, ma non è vero il contrario, e cioè che un cane non abbia una propria identità a prescindere dalle scelte del proprietario. Dimenticarlo significa mantenere una visione sempre antropocentrica che bene non fa, e ci solleva dalla responsabilità di comprendere il cane che abbiamo davanti. Non dovremmo abdicare a questa responsabilità.

  5. Hai ragione Silvia…… Io credo anche pero’ che come gli esseri umani tutti unici e diversi tra loro rispondono tutti pero’ a poche e semplici leggi di natura….

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Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.