di MATTIA CERUTI – Praticamente un anno fa iniziavo la mia prima avventura cinofila ufficiale: il corso per addestratori (sezione 1), al Gruppo Cinofilo Debù di Carignano (TO).
Forse qualcuno di voi sa che sono di Monza, Lombardia. Quindi, perché mai sono andato a cacciarmi fino a Torino per andare a fare il corso per addestratori?
Beh, sicuramente perché mi piace complicarmi la vita, come al solito. Poi, perché avevo già seguito un po’ del lavoro di Davide Cardia, per lo meno via web, e la faccenda mi ha entusiasmato particolarmente: non ha certamente deluso le mie aspettative, ed è per questo (e non solo) che vi racconto la mia esperienza in questo nuovo articolo.

Abbiamo fatto tutto quasi in fretta e furia: la scansione dei giorni di permanenza a Torino, l’organizzazione dei mezzi di trasporto e dei tragitti, l’iscrizione al corso… tanto che se ci ripenso, quasi mi sento in colpa e mi scuso sia con i miei che con il povero Davide (e gli altri cinofili che ho tirato in ballo) per la foga con cui li ho travolti, tra entusiasmo e indecisione. Alla fine però, quel che importa è che è stata un’esperienza formativa, forse non perfetta, ma importante per me, sia come giovane uomo che come cinofilo.
Va detto innanzitutto che l’anno scorso non è che stessi proprio bene, né sotto il profilo fisico (mi ha pure beccato un infelice virus intestinale e chi più ne ha più ne metta, che mi ha anche fatto perdere una lezione di corso), né sotto il profilo psicologico.
Nonostante infatti sia senza dubbio un “disabile fortunato”, essendo autonomo al 90% o forse più (dunque, faccio tutto o quasi), allora ero in una sorta di crisi di insicurezza, talvolta mi sentivo debole, altre volte proprio sull’orlo della depressione. Credevo che dedicarmi alla mia grande passione cinofila in maniera più ufficiale mi avrebbe per lo meno distratto dai miei malesseri, ed è stato in effetti così, ma solo in parte: ora vi spiego…

Iniziano le lezioni: sono i primi di marzo, non pieno inverno, si direbbe… ma il tempo, cosa decide di fare?
Ebbene, manda giù una neve che neanche in Alaska, e un freddo da far ghiacciare non solo le gambe, ma anche le mani, tanto che in un paio di occasioni mi sono pure rimaste addormentate le dita.
Insomma, almeno la parte che mi funziona senza problemi, me la si poteva lasciar funzionale, tanto per non fare la figura dell’impedito totale anche con in mano i wurstel, no?
Evidentemente, no.
Per fortuna che poi la primavera è venuta davvero – ma con tanta, tanta calma e tanta, tantissima pioggia – e, almeno sotto il profilo climatico, la situazione si è resa più agevole.
Passiamo ora alle lezioni di teoria: devo aver letto talmente tanta roba a tema cinofilo negli ultimi anni, che le risposte alle domande sulla storia del cane, o sulle razze o sull’etologia, mi escono di bocca naturalmente, quasi senza pensarci.
Non sto scherzando… e mi scuso se do l’idea di darmi le arie. Fatto sta che ricevo il soprannome di Hermione Granger da parte di Davide (e non essendo un fan di Harry Potter, ci sono arrivato tardi a capire che Hermione era la secchiona della famosa scuola di maghi), un bel po’ di complimenti da tutti e lo spassoso interesse nei miei confronti da parte di tutti i miei compagni di corso… chissà come mai, soprattutto in vista dell’esame!

Tutto bello, è vero, specialmente gli incoraggiamenti del compianto Giorgio Teich Alasia a proseguire sulla mia passione etologica, ma ammetto di essermi sentito anche sotto pressione in certi momenti: soprattutto considerando che continuavo ad avere alcune lacune – ovvie – sotto il profilo della pratica, e a volte non mi sentivo granché aiutato a superarle. Senza contare che ero il corsista più giovane del gruppo, ad appena ventun anni.
Ciò che mi ha lasciato un po’ perplesso, è la scarsa conoscenza – per quanto comprensibile, ci mancherebbe – sul tema della vita ordinaria di una persona disabile.
Ho notato soprattutto che pensano tutti che debba rompermi o farmi male da un momento all’altro, mentre non è affatto così! È brutto da dire, ma anche i miei colleghi cinofili dovrebbero stamparselo in testa: Mattia Ceruti, nonostante sia spastico, non è che se prende al guinzaglio un cane più grande e potente di un Pechinese è di fatto condannato a sfasciarsi a terra! E anche se perde l’equilibrio, che succede? Si rialza in un millisecondo, quindi… dove stanno i problemi, dove ha luogo tutta questa diffidenza?
Se davvero si insegna che la tecnica esiste, che è varia e che si adatta al cane e al conduttore, allora dimostriamolo: e magari, sarebbe bello che non fossi io il solo a provare ad adattare la tecnica cinofila a noi disabili motori, e ancora di più, che non mi senta sempre dire “tu aspetta seduto qui, che poi vediamo se si può far qualcosa”.

Nonostante la mia proverbiale, naturale tranquillità e prudenza anche legata alle mie particolari condizioni fisiche (che ahimè, ho notato che passa pure per “paura”, mio malgrado… tanto per non farsi mancare proprio nulla), ci tengo a dire che mi sono anche lanciato in qualche attività “spericolata” con i cani, per cui ringrazio i colleghi che si sono fidati delle mie capacità: ho indossato sia la manica da UD che il costume da mondioring (da seduto, per fortuna), e mi sono fatto “assaggiare” nientemeno che da un Pastore belga malinois e da un Pastore olandese!
Un’esperienza a dir poco eccitante, che non mi ha di certo lasciato traumatizzato, nonostante i timori di Davide, ma che mi ha insegnato ad apprezzare appieno le doti naturali delle razze canine da difesa.
È vero, per poi decidere di non sceglierle, ma… mica perché sono disabile, eh! Semplicemente, perché sono un tipo troppo riflessivo per cani così nevrili e sport così fisici (oltre che, a mio avviso, fin troppo precisi e costruiti, e sotto questo aspetto ci aggiungo anche l’obedience e in parte l’agility).
Anzi, rincaro la dose: se mai mi capiterà l’occasione, sarò ben contento di aiutare qualche altro disabile – certamente più grintoso di me – a intraprendere un’attività di morso con il proprio cane!
Insomma, probabilmente qualcuno mi vedrà sempre meglio a fare innocui tricks o esercizi di utilità sociale con un Barbone (possibilmente nano), ma è molto più facile che tra qualche tempo decida di lavorare con un Retriever, e/o con un Pastore conduttore, per poi cercare di accendere la passione di altri disabili motori verso le più diverse attività cinofile, avvicinandoli alle doti di questi ausiliari dinamici, poliedrici e per questo straordinari.

Che dire ora, della tecnica, e del corso nel suo complesso?
Ineccepibile, come mi aspettavo: attinge ad ogni storica e contemporanea fonte scientifica, liberamente fruibile, di cui è stato davvero bello discutere tanto in aula quanto al campo. Fa piacere soprattutto sentire di maestri che ammettono di non aver inventato nulla, ma di aver adattato la tecnica imparando da altri “grandissimi” della cinofilia sportiva.
Forse, per i miei gusti personali, si spezzano fin troppo le fasi degli esercizi rendendole un po’ tanto macchinose, e soprattutto quasi si abbonda in quanto a wurstel nelle tasche e nelle mani, ma sicuramente, mille volte meglio delle tecniche improvvisate o peggio brutali, ma anche dei discorsi teorici di ben poco senso, che mi è pure capitato di vedere e sentire di persona in altri posti.
I massimi insegnamenti che ho tratto qui sono stati la moderazione, l’importanza dello studio, dell’impegno e delle fonti da saper citare, della tecnica da saper spiegare prima ancora di giudicare, senza pretendere di aver “inventato” alcunché, anzi partendo dall’osservazione e dalla conoscenza profonda, teorica quanto pratica: tanto per tirar fuori il solito tema trito e ritrito, citando Davide “non è lo strumento utilizzato a fare di un addestratore un macellaio, ma la sua eventuale mancanza di competenza tecnica nel farne uso”. Questo, a mio avviso, dice molto sull’impostazione davvero ammirevole e condivisibile del corso.
Per concludere, vi propongo alcune mie riflessioni/conclusioni basate su questa domanda che sicuramente in tanti vi ponete, e che mi sono posto anch’io: il corso per addestratori/istruttori/educatori serve, sì o no?

Sicuramente direi che è un primo passo, una fonte di spunti importanti per capire se il nostro futuro, potenziale lavoro cinofilo fa davvero per noi, e comunque, se siamo amanti dei cani già oltre il livello della “cinofilia da parchetto”, è senza dubbio un’occasione di arricchimento personale e di scambio con altre persone appassionate come noi.
Dal punto di vista più “ufficiale” è poi, comunque, un attestato che certifica delle competenze, quindi di certo non è inutile.
Personalmente ritengo inoltre che intraprendere un corso sia utile in quanto ci consente di seguire un piano di studi che ci obbliga ad approfondire e valutare con senso critico e responsabilità le tematiche inerenti il nostro futuro ambito di lavoro, non solo sotto il profilo strettamente cinofilo, ma anche in campo di benessere animale e in ambito legale, sanitario, fiscale eccetera, tutte sfaccettature da non sottovalutare.
Dico questo con convinzione, tanto che ora mi vien quasi da diffidare di chi ripete troppo spesso che “i corsi, i diplomi non contano nulla”, non tanto perché sostenga che la pratica non abbia un peso ben maggiore in un simile lavoro (anzi!), ma perché spesso chi dice così sottovaluta un sacco di altri aspetti oltre la tecnica dell’addestramento, e dà l’idea di essere legato ad una visione settaria della cinofilia, che costringe un limitato numero di “adepti” ad attingere in maniera discontinua e talvolta poco critica ai “segreti” di determinati “maestri”, il che non mi pare proprio che aiuti a diffondere una cultura cinofila coerente e aperta.
Certo, lo so che se bastasse un corso per sapersi guardare da furbi, invasati, truffatori, maltrattatori et similia, o per essere già dei cinofili completi, staremmo tutti fin troppo bene, ma per lo meno, saper scegliere innanzi tutto un buon corso, che si confaccia anche alla nostra visione della cinofilia, ma che soprattutto ci consenta di sviluppare una cultura cinofila ampia, varia e critica, è già un buon inizio.
E ho detto inizio, primo passo insomma… non traguardo, mi raccomando!

La Redazione ringrazia i colleghi di corso di Mattia che hanno autorizzato a usare le foto dei loro cani per illustrare questo articolo!

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2 Commenti

  1. Complimenti Mattia Ceruti. Ammiro la lucidità con cui navighi in acque così confuse come quelle della cinofilia attuale. Nonostante la giovane età mi sembra che tu, diversamente da me ben più anziano, abbia un notevole senso critico e ti sia già creato una personale visione di questo mondo. Ne beneficerà sicuramente il tuo cane e quelli che avranno la fortuna di interagire con te.

    • Grazie!
      Per certi aspetti può essere vero, ma devo senza dubbio approfondire. Non so se andrò molto, molto avanti nella cinofilia di oggi, ma non mi interessa granché: il mio primo obiettivo resta aiutare tutti i conduttori a ottenere il meglio dal proprio cane, dalla relazione con lui e dalle sue potenzialità.

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