Cane umanizzato? No, grazie!

di DAMIANO SABATINI – Nella prima parte abbiamo parlato di “dispetti”, “ansia da abbandono”, e “cani eroi”.
Veniamo ai giochi di morso. Essi stimolano la PULSIONE PREDATORIA del cane in una delle sue fasi; la pallina la stimola nella fase inseguimento/cattura della preda, mentre il salamotto, manica, corda grossa e simili, nelle fasi attacco e uccisione della preda.
Ora qual è il problema? Che si insegna al cane ad attaccare e uccidere la preda, quindi farà la stessa cosa anche con gli umani?
Queste pulsioni fanno già parte della natura del cane, in quanto predatore. Quello che si sta facendo è incoraggiare a soddisfarle nel modo giusto sulla preda artificiale, e non su soggetti ad esesempio come i bambini che spesso attirano i morsi dei cani proprio perché si comportano esattamente come prede.
In ogni caso, pensare che questi giochi insegnino a perdere l’inibizione del morso nei confronti degli umani, e che i cani finiscano con attaccare per davvero il figurante durante ad es. la fase di attacco in sport come IPO, significa NON AVER MAI VISTO COSA SUCCEDE QUANDO ACCADE CHE IL FIGURANTE PERDE LA MANICA accidentalmente.
Fortunatamente, la rete internet è piena di video di questi casi; e che succede? Che semplicemente il cane IGNORA il figurante e afferra orgoglioso e contento la manica (o il salamotto) conquistato.
Inoltre il concetto di cattiveria, per lo meno come lo intendiamo noi umani, non appartiene a nessuna specie animale fino a prova contraria. Esattamente come il concetto di fare i dispetti.

Lascia molto perplessi che vi siano persone che si dicono educatori/istruttori che vietano queste cose proprio con queste motivazioni.
Al contrario, è proprio facendo questi giochi, con i cani che maggiormente hanno la pulsione/bisogno di mordere, che si approfondisce e ottimizza la relazione e si mettono dei limiti ben precisi a quello che può fare e non fare il cane. Si tratta quindi dell’ABC dell’educazione/addestramento. Esattamente la base, come i concetti di RINFORZO e PUNIZIONE.
A proposito di PUNIZIONE essa, esattamente come il RINFORZO, per essere efficace bisogna che prima di tutto il cane riesca ad associare il suo comportamento, quello che ha fatto, al conseguente premio del RINFORZO o alla PUNIZIONE.
Naturalmente entrambi devono arrivare in tempi brevissimi rispetto al comportamento, altrimenti mai e poi mai il cane riuscirà ad associarli ad esso.
Bisogna anche considerare che il cane non capisce ciò che diciamo, ma capisce il tono di voce e la postura. Al massimo impara determinate parole, che sono comandi e non, es. PAPPA, TERRA ecc. Quindi se lo lodiamo reagisce al nostro tono di voce allegro ed alla nostra postura, se invece lo sgridiamo reagisce al tono di voce aggressivo e minaccioso.
Va da se che se (secondo noi) lo sgridiamo spiegandogli con voce calma le nostre ragioni non potrà assolutamente capire cosa gli stiamo dicendo. Se poi addirittura lo facciamo con voce suadente, quello che noi pensiamo sia una PUNIZIONE in realtà è un RINFORZO.

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Le “lavate di capo” possono avere senso solo se fatte in “linguaggio canino”, cioè in tempestivamente dopo ciò che vogliamo punire, e con tono e postura appropriate. Non è possibile spiegare al cane il perché di qualcosa. Lui semplicemente accetta ciò che il suo riferimento gli indica, sempre che l’umano sia il suo riferimento.
Provate a fare una ramanzina al cane, con tono di voce e postura appropriata: egli assumerà immediatamente un’aria “colpevole”, con posture inequivocabili (orecchie all’indietro, sguardo sfuggente, coda tra le gambe ecc.), ANCHE SE NON HA FATTO ASSOLUTAMENTE NULLA!
Le posture quindi sono assolutamente fondamentali e sono parte integrante della comunicazione canina, che ci piaccia oppure no.
A queste sono legate le tensioni muscolari del nostro viso e del corpo, che i cani colgono ed interpretano benissimo.

Per questo motivo se incrociamo una persona che ha paura dei cani, il nostro amico se ne accorgerà immediatamente, ma non di sicuro perché emette questo ipotetico “odore della paura”. Si potrebbe ribattere che si tratta semplicemente dell’odore dell’adrenalina prodotta dalla persona spaventata alla vista del cane e che il cane percepisce.
Ma se fosse semplicemente quello, ammesso che effettivamente il cane riesca a percepirlo, individuarlo ed associarlo alla paura, il cane reagirebbe di fronte a qualunque persona con molta adrenalina in circolo perché spaventata (ma non dal cane) o semplicemente eccitata perché appena scesa da una giostra che ha come effetto proprio questo. E così invece non è.

Potrebbe reagire invece al colore della pelle? Ed assumere atteggiamenti aggressivi nei confronti di persone extracomunitarie, nord africani, neri, o zingari? E perché magari anche con persone assolutamente italiane, diverse solo perché suore, motociclisti, persone con divisa, pompieri con autorespiratore o persone semplicemente claudicanti e/o con stampelle?
Occorre solo ricordare che si, il cane riesce a distinguere i diversi odori della pelle umana, dovuti in parte all’alimentazione ed in parte effettivamente al pigmento o altre caratteristiche razziali. A tal punto che nel conflitto in Vietnam, furono impiegati dagli americani unità cinofile anti imboscata. I cani riuscivano a percepire l’odore dei Vietcong e dei soldati Nord Vietnamiti a distanza, ed i reparti che avevano in dotazione questi cani non cadevano in imboscate. Probabilmente segnalavano anche i soldati alleati Sud Vietnamiti, ma in quanto alleati se ne conosceva la posizione.
Erano quindi cani razzisti? Può il cane essere razzista? Certamente no! Era semplicemente addestrato a fare questo tipo di segnalazione. Forse allora i nostri cani lo sono razzisti, visto che abbaiano e ringhiano a queste persone? Naturalmente no.
Questo comportamento è dovuto semplicemente ad una SOCIALIZZAZIONE NON COMPLETA.
Cioè il cucciolo non ha mai visto in vita sua questo tipo di persone; quando le vede, rimane incuriosito da odore, abbigliamento e soprattutto atteggiamento (leggi POSTURA).

Se è ancora piccolo, la persona che incrociamo non avrà paura perché si rende conto che è solo un cucciolo. Dopo aver incontrato diverse persone così, il cucciolo non ci farà più caso. Ma se questo non succede, e la prima volta che il nostro compagno incontra questo tipo di persone quando è già grande, potrebbero averne paura per il semplice motivo che queste persone non sono abituate alla presenza dei cani.
Ovviamente lui se ne accorge immediatamente, e subito associa questa “diversità” al timore che hanno di lui. Poi accade nuovamente e nuovamente percepisce la paura che nuovamente associa a questa particolare “diversità” di persone.
Naturalmente a partire dal terzo o quarto incontro, il cane ha già associato e generalizzato il “comportamento pauroso” a queste determinate categorie di persone ed comincia ad abbaiare, ringhiare ed avere atteggiamenti aggressivi con loro a prescindere.
Stessa cosa si può dire per le suore. Non è l’odore della loro pelle che associano al loro timore per il cane, ma all’abito talare più o meno simile per tutti i loro particolari Ordini Religiosi.
Può accadere anche che un cane sia aggressivo con persone in divisa; in questi casi, probabilmente hanno avuto la sfortuna o di essere sgridati o scacciati in malo modo, o semplicemente senza la delicatezza che il singolo soggetto richiede, o addirittura accalappiati.

Diverso è il motivo dello stesso atteggiamento con i motociclisti con casco, pompieri con autorespiratore, persone con maschere da Carnevale e persino semplicemente con occhiali e cappello. Questo va ricercato nel fatto che il cane non vede totalmente o parzialmente il viso dell’umano, in particolare gli occhi, e si trova in grossa difficoltà quindi ad “interpretarlo”.
In quest’ottica, va da se che la spiegazione del timore/aggressività nei confronti delle persone claudicanti e/o con stampelle è ovvia: il cane non è abituato a questo modo di muoversi ed a queste posture, che ha difficoltà ad interpretare. Figuriamoci poi se vede persone addirittura sui trampoli! Un incontro del genere può essere considerato un ottimo test per la TEMPRA del soggetto.

Veniamo ora ad uno degli errori più comuni e clamorosi. Pensare che il cane vada rasato in estate, ed in generale abbia bisogno di un’ulteriore protezione tipo cappottino in pile in inverno.
Da una parte è assolutamente ovvio che i cani a pelo raso, piccoli o grandi che siano, possano soffrire il freddo in inverno, e quindi IN QUESTI CASI, E SOLO IN QUESTI, VA BENISSIMO UNA PROTEZIONE TIPO PILE QUANDO FA FREDDO.
Dall’altra, gli stessi cani proprio a causa del pelo raso mal sopportano anche il caldo. Però, essendo già a pelo raso non è nemmeno possibile rasarli ulteriormente.
La verità è che il pelo medio o lungo del cane lo protegge dalle escursioni termiche. Quindi lo protegge sia dal freddo che dal caldo. Molte razze hanno addirittura un sottopelo, che è quello e solo esclusivamente quello che perdono quando vanno in muta.
Rasare un pastore tedesco o un siberian husky perché “è estate e fa caldo” è da ignoranti e, per quanto riguarda i toelettatori, anche da incompetenti da denuncia.
La difesa dal caldo più efficace rimane la semplice acqua fredda: bagnate per bene il cane, non solo la testa, ed evitate le correnti di aria condizionata diretta.
Un tuffo in acqua, nelle ore più calde delle giornate estive, è la cosa migliore contro la calura; molti cani all’inizio avranno magari un po’ di timore, ma un bravo istruttore riuscirà a fargli apprezzare l’acqua e poi non vorranno più uscirne (non subito al primo tentativo)!

Altro discorso per le “docce antistress”. Se per il cane il mare, il lago o semplicemente giocare in acqua magari con una pallina è PURO DIVERTIMENTO, altra cosa è una doccia o un bagno da toelettatura. Nel 99, 9% dei casi al cane non piace.
In molti è addirittura la doccia stessa uno stress.
Sarebbe quindi già una contraddizione eliminare degli stress con un altro stress.
Ma in ogni caso, di cosa stiamo parlando? Che vita fa questo povero cane che ha bisogno di “eliminare gli stress accumulati durante la giornata”?
Va forse anche lui in ufficio?
O si stressa perché lasciato solo? In quest’ultimo caso si veda ANSIA DA SEPARAZIONE.
In tutti gli altri casi, si tratta della più pericolosa UMANIZZAZIONE DEL CANE, attribuendogli bisogni umani e non canini, e pensando che essendo stressati noi lo sia anche lui.

In realtà vi sono persone che scaricano i loro stress sul loro amico a quattro zampe, ma questo è ben altro discorso. Inoltre, perché usare cannabis? Questa sostanza NON ha gli stessi effetti sul cane come negli umani! Ingestioni accidentali hanno dimostrato che sul cane non ha un’effetto rilassante, anzi!
E’ solo una trovata, se tutto va bene, di marketing del più basso livello. Si fa insinuare il dubbio che forse, magari, stai a vedere che, il nostro amico abbia un problema che nemmeno sospettavamo (e che probabilmente NON ha) ma ecco subito pronta la soluzione, non impegnativa, pratica e veloce, alla modica cifra di…..
Tutto tranne che responsabilizzare il proprietario ed informarlo correttamente, che è uno degli scopri principali di un vero corso di educazione cinofila.