Premessa di DAVIDE BELTRAME : alcuni anni fa Valeria aveva scritto il pezzo “Cultura e non retorica per i volontari di canile“.
Sapendo che Pamela Giuttari e Manuel Codo si occupano anche della formazione di alcuni volontari, ho voluto chiedere un racconto pratico dei passaggi che svolgono e soprattutto dei vantaggi che questo porta in terminini di adozioni. E la loro esperienza conferma che formare i volontari in modo corretto porta poi grandissimi vantaggi anche ai cani ospiti del canile.
Lascio allora a Pamela il compito di raccontarvi il loro lavoro.

di PAMELA GIUTTARI – Quando si parla di canile, le prime cose a cui si pensa sono la tristezza di vedere cani soli nelle gabbie al freddo e a quanto i canili siano sempre pieni.
Il problema principale è che la nostra cultura in materia cinofila spesso si ferma alla marca di crocchette, al colore della pettorina e al tanto amore che possiamo dare ad un cane, perché in Italia, ai volontari di canile, non solo non viene fatta una formazione… ma non vengono date nemmeno le nozioni di base!
In Italia l’unica parte regolamentata è quella relativa alle normative ASL e alla burocrazia.

Abbiamo un sacco di regole sulle dimensioni dei box, i materiali di costruzione, ma nessuna regola sulla gestione del canile in sé.
In Italia in linea di massima un volontario può avere dai 18 ai 95 anni, può entrare nel box di qualunque cane, prenderlo al guinzaglio e portarlo a passeggio, dargli da mangiare, giocarci e coccolarlo… non importa se non ha mai avuto un cane, se non ha idea di come ragioni o come si muova, non importa che sappia leggere le sue posture o prevedere le sue intenzioni, l’importante “è che lo ami“!
Perché l’amore è il motore di tutto.
Perchè noi siamo indietro, indietro anni luce!
Perché la cinofilia non è regolamentata in nessun modo e se domani mio nonno si svegliasse e volesse fare il volontario o l’educatore nessuno glielo potrebbe vietare, nessuno lo potrebbe costringere a frequentare una scuola, nessuno potrebbe richiedergli un diploma, lui potrebbe semplicemente farlo e basta.

Perché l’Italia è quella del “non esistono cani cattivi ma solo cattivi padroni”… e fino a quando continueremo a raccontarci questa favola ignorando completamente le doti naturali, genetiche, caratteriali dei cani continueremo ad assistere ad incidenti, spesso anche gravi, ed a conseguenti abbandoni.
I cani “cattivi”, tosti, forti, o chiamateli come volete, esistono, esistono eccome! Ci sono cani che già ad un mese mordono.
E non mordono per giocare, mordono.
Sono cani.
I cani, esattamente come noi, sono diversi tra loro, e di conseguenza non con tutti ci si può comportare allo stesso modo, ma se nessuno insegna ad un volontario come capire le differenze, come può quest’ultimo capire da solo se può entrare o meno in un box?
Deve rimetterci un braccio o peggio la vita per poter poi dire “quello morde”?

Com’è possibile che i cani che arrivano al canile non vengano valutati da nessun professionista?
Com’è possibile che i box dei canili non siano sempre fatti in modo da poter essere puliti e da poter dare cibo e acqua al cane senza dover necessariamente entrare in contatto con il cane?
E come mai nei casi in cui i box offrono questa possibilità, alcuni volontari entrano comunque nel box con il cane libero?
Com’è possibile che non si lavori in sicurezza?
Quando si lavora con i cani, il rischio è dietro l’angolo anche per il professionista esperto e competente, figuriamoci per una persona che competenze non ne ha ed è mossa solo da una pura e sana passione…
I volontari del canile sono un’enorme risorsa, ma devono essere formati in modo adeguato, e per formazione intendo formazione pratica e non solo teorica perchè se leggere un libro di chirurgia non è sufficiente per fare un’operazione a cuore aperto, non vedo perché “leggere di cani” dovrebbe essere sufficiente per lavorarci.
Per questi e per altri motivi, noi abbiamo scelto di collaborare con i canili, ma non limitandoci al semplice aiuto addestrativo bensì occupandoci anche della formazione di volontari ed operatori, perché si sa, se si lavora in squadra, si lavora meglio.
Prima di spiegarvi cosa facciamo in canile vorrei che provaste ad analizzare la situazione da più punti di vista, ovvero, da quello del volontario/operatore, quello del cane e quello del possibile adottante.

Il volontario/operatore ha come obiettivo primario l’aiutare il cane.
Aiutarlo a stare bene durante la permanenza e aiutarlo a trovare una famiglia il prima possibile.
Il volontario/operatore deve pensare alla pulizia del box, alla cura del cane, e all’interazione con lo stesso.
Possono sembrare cose banali ma a volte non lo sono per niente, perché spesso i cani in canile non si lasciano avvicinare, toccare, non vogliono mettere un guinzaglio…
E se hanno bisogno di cure?
Se devono essere visitati?
Se si feriscono?
Pensate quanto può essere complesso e addirittura frustrante per un operatore voler aiutare il cane ma non avere la possibilità materiale di farlo.

Cerchiamo di immaginare ora quello che può “passare” un cane in canile.
L’essere tolto da una situazione conosciuta e chiuso dentro ad un box senza alcun punto di riferimento, già di per sé è un avvenimento che sicuramente è stressante per il cane, e spesso può essere addirittura traumatico.
Passare le giornate all’interno di quel box vedendo a rotazione il personale passare davanti alla griglia, avere un grosso limite sulle uscite e sui momenti di sfogo, sentire gli altri cani abbaiare tutto il giorno e tutta la notte non aiuta certo a migliorare la situazione psicologica dei cani ospiti, e questo susseguirsi di eventi porta spesso il cane ad esibire comportamenti indesiderati.

E qui veniamo all’ipotetico adottante.
Decido di adottare, mi reco in canile, e mi presentano un cane che potrebbe fare al caso mio.
Arrivo davanti al box e il cane si scaglia sulla recinzione saltando e abbaiando come un pazzo, l’operatore entra per mettergli il guinzaglio e lui scappa ovunque o peggio cerca di morderlo per non farselo mettere, quando finalmente riesce a legarlo lo fa uscire dal box e il cane comincia a tirare talmente tanto da trascinarsi dietro il povero operatore e mentre lo fa abbaia a destra e sinistra ad ogni cane del corridoio.
Quante probabilità ci sono che il presunto adottante decida di portarlo a casa?
Ve lo dico io: poche, pochissime.

Ora, se invece lo stesso ipotetico adottante si trovasse di fronte ad un cane che all’arrivo abbaia ma si calma nel giro di poco, che si siede all’entrata dell’operatore, si lascia mettere il guinzaglio senza problemi e passeggia senza tirare, quante possibilità di essere adottato avrebbe?
Decisamente molte di più.
È anche per questo che la formazione è estremamente importante.
Il personale del canile può fare la differenza.
Se il personale del canile fosse formato correttamente almeno sulla gestione di base, potrebbe dare al cane un minimo di educazione, che oltre a farlo vivere meglio all’interno del canile, lo renderebbe facilmente gestibile, aumentando di molto le sue probabilità di trovare una famiglia.
Al momento stiamo lavorando per il canile comunale di Cesena, ACPA.
Canile che aveva già collaborato con diversi istruttori in passato, senza però raggiungere i risultati sperati.
In questa struttura purtroppo sono pochissimi i box che dispongono di ghigliottina di separazione tra la zona giorno e la zona notte, questo aumenta notevolmente le difficoltà per il personale che si trova a rischiare anche nel fare le semplici azioni di routine, come somministrare il cibo, ritirare le ciotole vuote o pulire i box, perché finché il cane ospite è un cane docile e socievole tutto è semplice, ma quando il cane ospite è aggressivo o fobico tutto cambia e i rischi si triplicano, senza contare che spesso in un box ci sono anche due o tre cani, e non uno solo.
L’ideale, anche nel caso di un cane docile e socievole, sarebbe insegnare al cane a restare seduto all’arrivo del volontario/operatore… ma come possono farlo gli operatori, se nessuno insegna a loro in primis come spiegarlo ai cani?
E questo è solo un esempio di uno dei tantissimi motivi per i quali siamo a favore della formazione.

La formazione dei volontari/operatori che stiamo effettuando a Cesena ha come primo step il LAVORARE IN SICUREZZA, bisogna infatti spiegare agli operatori quali risorse e quali strumenti utilizzare, come e quando farlo, perché in caso di incidente a rimetterci si è sempre in tre: il volontario, il canile, ma soprattutto (cosa che spesso si sottovaluta) il cane.
Quindi evitare al massimo delle nostre possibilità il rischio dev’essere assolutamente una priorità.
Il secondo è LAVORARE PER IL BENESSERE PSICOFISICO DEL CANE, si cerca di offrire al cane in ricovero un ambiente meno stressante possibile.
I cani per prima cosa vengono da noi valutati e si programma un percorso per ognuno di loro, dopo di che, insieme ad un nostro collaboratore, Nicoló Dalmonte, si iniziano ad impostare i percorsi e a fare la parte più complessa, per poi proseguire spiegando i lavori agli operatori e ai volontari, che giornalmente li portano avanti sotto la supervisione di Nicoló.

Tendenzialmente, almeno all’inizio, un operatore si dedica in particolare ad un cane seguendo le direttive date, poi mano a mano che il lavoro prosegue, si passa a far generalizzare il cane, facendolo lavorare ed interagire anche con gli altri per evitare che risponda ad un solo membro del personale; quando si arriva ad un buon punto di gestione, si inizia anche a portarli al di fuori del canile per evitare che contestualizzino il luogo.
C’è una sorta di gerarchia nel lavoro che vede in primis gli istruttori, poi gli operatori e infine i volontari che vengono supervisionati dai secondi, non per meriti ma per responsabilità ed esperienza.
Passando i cani agli operatori dopo averli impostati, gli istruttori possono dedicarsi ad altri soggetti e i primi proseguono con gli operatori e con i volontari.
In questo modo il lavoro non si ferma, il personale sa come muoversi, i cani imparano, fanno attività, escono dai box, stanno meglio a livello psicologico e il risultato che si trova davanti agli occhi un eventuale adottante è nettamente positivo.
Oltre agli interventi ordinari in canile, organizziamo serate dedicate alla formazione del personale per spiegare loro alcuni compiti: solo a seguito della partecipazione e dell’acquisizione delle competenze relative i volontari potranno svolgere in modo pratico i suddetti compiti in struttura.

Ovviamente pur non potendo essere presenti in canile tutti i giorni,
restiamo in contatto con tutto lo staff tramite una chat di gruppo, in cui vengono fatti aggiornamenti regolari in merito all’andamento dei lavori e vengono chiariti eventuali dubbi.
Non è facile per un operatore o un volontario che magari presta servizio in canile da anni, mettersi in discussione e cambiare completamente il modo di gestire il suo operato, ma i ragazzi di ACPA ci hanno messo testa e cuore, seguendo alla lettera tutte le indicazioni.
Da ottobre ad oggi il canile di Cesena ha quasi dimezzato gli ospiti, facendo felici cani e famiglie, e abbassando di conseguenza i costi di gestione della struttura e noi siamo decisamente fieri dell’impegno di tutta la “squadra”.
L’obiettivo finale per un canile è quello di far adottare i cani, ma di farli adottare per sempre, e di non farli rientrare.
Per alcuni, il lavoro in canile punta ad aggiungere tacchette personali sul numero di uscite; per altri invece, a ridurre quelle del numero di rientri.
È la sottile differenza tra chi lavora CON il cane, e chi lo fa PER il cane.

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1 commento

  1. Bravi sono pienamente d’accordo con quanto avete scritto buon lavoro io sono una padrona di cane provenienza canile che si è messa in discussione per il proprio cane facendo un corso

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Pamela Giuttari nata a Milano il 9.12.81, vive in provincia di Bologna dal 2014. Sposata con Manuel Codo, al quale è legata nella vita e nel lavoro, entrambi infatti sono addestratori professionisti. Si occupa di cani di difficile gestione quali fobici e aggressivi. Docente in vari stage e corsi educatori, tiene particolarmente a mettere l’accento sull’importanza della valutazione del cucciolo per la prevenzione dei problemi comportamentali.