di LORENZO BREVEGLIERI – Nelle attività di ricerca olfattiva i presupposti sono quelli di “sfruttare” le doti naturali di un cane affinché le possa utilizzarle in una particolare situazione.
Ho sentito parlare della teoria dell’olfatto e, nella mia esperienza trentennale, ne ho sentite tante e tante smentite.
Attraverso la sperimentazione e un buon addestramento, possiamo strabiliarci di ciò che il nostro amico nasone è in grado di fare.

Far indossare al cane la pettorina, allacciargli una lunghina, fargli annusare il testimone di odore di chi deve cercare, dargli il comando “cerca” e seguirlo sembrerà molto semplice e potrà risultare una banalità… ma perché il nostro compagno di ricerca è in grado di seguire un percorso e arrivare fino alla persona da ricercare?
La cosa più importante e difficile da imparare, affinché tutto ciò possa riuscire, è la corretta interpretazione di ciò che dice il cane.
Durante la ricerca con l’arte del mantrailing, pur essendo legati da un guinzaglio, dobbiamo lasciare una certa autonomia a chi sa usare le proprie doti olfattive, ma altrettanto correggere quei comportamenti “errati” che normalmente possono verificarsi in questa disciplina.

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Pur avendo alzato la motivazione alla ricerca, durante il tragitto il nostro ricercatore incontrerà milioni di odori che dovrà discriminare e seguire solo quello indicato dal conduttore, ma allo stesso tempo ci saranno odori più interessanti rispetto a quello da noi richiesto!
Non pensate di ottenere sempre il risultato voluto, neanche dopo anni di addestramento!!!
Durante una ricerca in mantrailing dobbiamo attentamente osservare il cane che lavora e, con l’aiuto di un bravo istruttore, distinguere il comportamento da quando cerca la persona indicata a quando è sulla traccia del gatto o di un animale/umano/odore particolarmente interessante, tenendo conto di diversi fattori: come muove la coda e le orecchie, la postura del corpo, l’altezza della testa, l’intensità e velocità di lavoro, eccetera.

Altrettanto difficile è carpire il comportamento che indica la reale direzione della traccia, lo stesso negli angoli e cambi di direzione, composto da sguardi e movimenti così lievi per alcuni soggetti da non riuscire a individuarli.
Il risultato nel mantrailing (come in altre discipline), è il frutto della collaborazione del binomio.
Importante è anche l’uso del guinzaglio, che dovrà comunicare al cane di essere costantemente presenti a risolvere le difficoltà e a non trattenere troppo o dare strattonate tali da trasmettere punizioni. Saper creare un’andatura fluida potrà mantenere attenzione e concentrazione.
Non bisogna cercare particolari pretese o pensare che un ostacolo come anche solo un filo d’erba di pochi centimetri, possa essere sempre superato.

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Non pensate nemmeno di arrivare al figurante nascosto e avere sempre un’immediata segnalazione: non è così scontato! Anche perché la concentrazione nell’utilizzo del fiuto è così elevato da quasi “escludere” la vista e quindi a volte non accorgersi di essere ai piedi della persona cercata.
Ricordatevi sempre che il nostro compagno di avventura si fida ciecamente di noi, ogni attività a lui proposta deve soddisfare le aspettative: riconoscere un limite non significa una sconfitta, un team che collabora sarà avvantaggiato e vincente.

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