di FABIANA BUONCUORE – Credo che oggi sia il giorno giusto per raccontarvi la storia di Titù.
Titù è una cucciola del nostro allevamento, è nata e cresciuta i primi mesi spensierata, a casa nostra, in attesa della persona giusta per lei. Una cucciola affettuosissima, sempre allegra, a volte un po’ pelandrona.
Avevano già telefonato per scegliere proprio lei perché cercavano una fattrice, ma no, avevamo rifiutato: Titù meritava una famiglia tutta per sé, non una carriera riproduttiva chissà dove.
Un giorno ci telefona una ragazza che vive sola e cerca una compagna di avventure, un’amica con la quale condividere tutto: perfetta, no?
Si presenta in allevamento di persona e parliamo quattro ore.
Le spiego tutto per filo e per segno sulla razza, su ciò che c’è da fare o non fare. Titù il giorno prima si era azzoppata giocando, forse mettendo una zampa in una buca; dopo visita accurata e lastre, non risultavano danni, per cui il veterinario ci aveva prescritto un medicinale per curare l’infiammazione, molto costoso: inutile dire che, una volta appurato che la ragazza è una brava persona, non solo le regaliamo tutta la confezione per continuare le cure, ma le svendiamo anche ad una cifra ridicola la cucciola, raccomandandoci di usare i soldi risparmiati per farla seguire dal veterinario fino a completa guarigione.

Questo avviene ormai più di due anni fa. Da quel momento ricevo notizie sporadiche della cucciola, solo se mi faccio viva io, e ricevo le foto col contagocce. Non mi preoccupo, però: in ogni foto la cucciola, ormai cucciolona, è sempre allegra: una volta in macchina con la padrona, una volta al fiume.
Immagino che la ragazza se la cavi bene e non voglia essere troppo tartassata dall’allevatrice, quindi mi limito a chiedere se Titù stia bene, e mi sento sempre rispondere di sì.
Il tempo passa, nasce mia figlia e io comincio ad avere altro per la testa, così per alcuni mesi non ho più notizie della “mia” Titù.
Una sera, all’improvviso, arriva la doccia fredda.
Ricevo una telefonata dalla ragazza a un anno dalla cessione della cucciola, periodo in cui, come dicevo, avevo sempre chiamato e scritto io per prima. Titù ha ormai quasi un anno e mezzo.
Rispondo, un po’ sorpresa, e dall’altra parte lei dà il via a un racconto dell’orrore.
Mi rivela l’agghiacciante verità così: “Ti ricordi che avevi rifiutato la vendita della cucciola a un signore che voleva farla accoppiare?”
Io ci metto un po’ a ripescare alla memoria quel ricordo, perché di persone del genere ne rifiuto tante, ma proprio tante. Però faccio anche poche cucciolate, per cui con un piccolo sforzo ricordo quel momento in cui ho pensato no, Titù non avrà questa vita.
“Mi ricordo.”
“Quell’uomo era il mio compagno.”
Fa un attimo di pausa, io ho pochi secondi per metabolizzare questo dato, perché poi lei torna a raccontare: “Lui aveva bisogno di quella cagna per il suo allevamento, perché lui ha sempre allevato amstaff, dogo, e tutti quei cani lì, quindi ha anche i rottweiler. Siccome gli hai rifiutato la vendita mi ha obbligata a venire a fingere di comprarla io, ma appena me l’hai ceduta io ho fatto il passaggio di proprietà a lui.”

Rimango basita. Ma non è ancora finita, perché lei ha altro da raccontare.
“Poi lui l’ha fatta accoppiare.”
“COSA?”
La cucciolona ha solo un anno e mezzo, è in piena adolescenza. Ovviamente non ha le lastre per la displasia, figuriamoci.
“Sì, l’ha fatta accoppiare a un anno e qualche mese. Poi ha aspettato che partorisse, ma l’utero ha fatto infezione, ha partorito tutti cuccioli morti tranne uno; ma anche lui è morto in pochi giorni.”
Rimango senza parole qualche secondo, poi le parole le trovo.
“Siete due delinquenti! Mi avete truffata, e quel che è peggio è che avete fatto tutto per lucrare sulla pelle di una cagna che è ancora poco più che una cucciola. Una cagna a cui avete rovinato l’adolescenza e la salute, sia mentale che fisica. Dovreste vergognarvi tutti e due.”
“Aspetta, lasciami parlare. Io non avrei voluto farlo, ma il mio compagno è un violento. L’ho lasciato e denunciato per tutta la violenza che mi ha usato. Ora ho deciso di rimediare e raccontarti la verità.”
“Per quanto mi riguarda non hai scuse, non sei diversa da lui.”
“Ho un bambino piccolo. Mi ha obbligata, avevo paura.”
“E tu con un uomo del genere, anziché lasciarlo, ci fai anche un figlio?”
“Credevo che si sarebbe ammorbidito, con un bambino. Che sarebbe diventato più gentile. Ma mi sbagliavo.”
“Non ho parole.”

E invece le avrei, le parole. Ma io non le tiro fuori facilmente. A me le parole fanno male, molto male. Così, da brava marzialista, sapendo quanto male posso fare, passo la mia vita a trattenere le parole che avrei in mente, e le utilizzo per difesa, quasi mai per offesa.
“Ascolta, non ti sto chiamando per liberarmi la coscienza. Ti chiamo perché forse puoi fare qualcosa. Titù vive chiusa in un appartamento, in una stanza, tra i suoi escrementi. Non esce mai, non vede il sole. Ha sempre la tosse e lui non la porta dal veterinario.”
“Titù non è più intestata né a me, né a te. Non posso fare nulla. In Italia questo non è un tipo di maltrattamento che ha la priorità di intervento, ne ho già visti altri casi. L’ENCI non si mobilita per allevatori ben più grossi che fanno le stesse porcherie, se non peggio, figurati per il privato che nemmeno ha iscritto la cucciolata perché è morta tutta.”
“Il fatto è che il mio compagno accoppiava cani per guadagnare.”
“Ma va’?”
“Nel senso, lui non aveva un lavoro. Ma ora ne ha trovato uno, un lavoro molto redditizio. Talmente redditizio che non ha più bisogno dei cani, per cui li sta vendendo tutti. Dovresti trovare a breve l’annuncio della tua Titù su internet, quindi potresti volerla ricomprare, fingendoti un’acquirente qualsiasi; lui, tanto, non ti ha mai vista in faccia.”
Il mio cervello va a mille all’ora. Potrebbe essere una parziale bugia. Potrebbe essere un modo per sbarazzarsi di una cagna che fa cuccioli morti, ma non mi importa. Decido di abboccare. Mi faccio dare un nome ed un numero di telefono, e da quel momento controllo tutti i siti di annunci ogni giorno alla disperata ricerca di una rottweiler in vendita. Dopo una decina di giorni vedo comparire quel numero e quel nome proprio sotto l’annuncio che aspettavo, così telefono.
L’uomo dall’altra parte mi dice che non vuole venderla a chiunque, che vuole trovare qualcuno di cui si fida, qualcuno che sappia come gestirla. Porco schifoso e falso. Mantengo la calma, insisto gentilmente, ma lui comincia a pendere sul “le faremo sapere”, così rischio di perdere tutto e mi gioco l’ultima carta.
Gli rivelo che sono l’allevatrice di Titù.

“Senta, io non so come la cagna è finita in mano sua, né mi interessa saperlo. Sta di fatto che io l’ho venduta a una ragazza ed ora, per puro caso, me la ritrovo su un sito di annunci. Io non ho bisogno di una fattrice, io voglio solo sapere che questa cucciolona, anziché venire sballottata da una persona all’altra, torna a casa sua, a giocare libera nel giardino in cui è nata.”
“Ah.”
“Eh.”
“Senta, mi ci faccia pensare, perché non so se me la sento di venderla. Ci sono tanto affezionato, capisce? È la mia ombra, mi segue dappertutto. Se la do via è solo perché il lavoro mi impedisce di dedicarle tempo.”
“Certo.” Come no.
“Mi dia del tempo per pensarci e ci risentiamo.”
Chiudo la telefonata con un’angoscia che mi opprime e quasi mi toglie il respiro. L’ho trovata, è lì, ma la mia presa è debole, rischio che mi scivoli via tra le dita senza che io possa farci nulla.
Nel frattempo mi chiedo come fare a sistemarla. È sempre un rottweiler in più, e io ho già molti cani ed i box pieni. La mia bimba è ancora piccolina e per me non è proprio il momento per accogliere un altro cane.

Quel giorno viene da me a far mordere il proprio cane Vittoria, una toelettatrice tosta come poche, con un boxer fuori di testa che le è capitato tra capo e collo, ma che lei per grande senso di responsabilità continua coraggiosamente a gestire dandogli sempre il meglio. In preda alla frustrazione le racconto la vicenda, e lei, senza esitare, mi fa: “Portala via da lì. Te la stallo io, non preoccuparti di dove metterla. Pensa solo a prenderla subito, io la tengo finché non la sistemiamo.”
Tanto di cappello.
Il giorno dopo il tizio mi richiama. “Sai, io ho avuto delle spese per questa cagna. Devo almeno recuperarle.”
Insomma, in sintesi me la cede, ma al triplo della cifra a cui gliel’ho venduta. Non faccio una piega e accetto. Gli dico per filo e per segno quali documenti preparare firmati per il passaggio di proprietà, e per sicurezza gliene mando un elenco scritto via messaggio. Siamo d’accordo per andare a ritirarla l’indomani.
Il giorno dopo telefono per chiedere conferma dell’orario, ma mi risponde che ha cambiato idea, che non se la sente più di darla via, che la guarda negli occhi e si sente in colpa.
Annulla tutto.
Sento la pelliccia calda di Titù scapparmi dalle mani, e rimango impotente.
Passo le ore successive, diurne e notturne, in preda all’agitazione, chiedendomi che ne sarà di Titù. Arrivo ad immaginarmi in una irruzione violenta con conseguente rapimento, ma non è così che si fanno le cose. Il mio scopo è ottenere il possesso legale della cagna, non andare in prigione.

Il giorno dopo mi richiama. Ha cambiato di nuovo idea, ci ridiamo appuntamento. Tiro un sospiro di sollievo: probabilmente è stato un goffo tentativo di indurmi a fare un’offerta più alta. E se lo avessi capito, certamente pur di non rischiare di perdere Titù sarei stata al gioco; ma questo non è rilevante ora, perché finalmente sento di nuovo la pelliccia della mia cucciola tra le dita.
Mi assicuro nuovamente che il tizio abbia capito bene quali documenti preparare e firmare ed il giorno dopo parto con Davide per andare a recuperare la nostra piccola Titù.
Neanche a dirlo, ovviamente l’appuntamento non è a casa dell’uomo, ma in un parcheggio sperduto in zona premontana. Non avevo dubbi. Quando incontriamo il tizio vediamo che porta al guinzaglio un animale sporco, pelle e ossa (scopriremo poi che veniva nutrita con i mangimi più scadenti del supermercato), col sottopelo sporgente di un cane che non è mai stato spazzolato, con lo sguardo perso nel vuoto ed una postura ingobbita. Tossisce spesso.
“Ha un po’ di tosse, ma ho telefonato al veterinario e mi ha detto di darle l’antibiotico.”
La cagna zoppica, proprio dalla zampa che si era infortunata da piccola.
“Cos’ha alla zampa?”
“Ah, boh, ha sempre zoppicato.”
Deduco che Titù non ha mai visto il veterinario, e ne ho la conferma quando il tizio mi dice che ha perso il libretto delle vaccinazioni. Per fortuna tutto il resto è in regola, quindi posso fare il passaggio di proprietà senza dovergli chiedere più nulla, così gli consegno il denaro.
“Mi piange il cuore a darla via. Voi però non sparite, io voglio essere aggiornato su come sta la mia Zora.”

Annuisco, e mi riprometto che la mia cucciola riavrà indietro il suo primo nome, Titù, quello di quando viveva felice nella casa in cui è nata. Voglio spezzare ogni legame con questo uomo orribile.
Taglio corto il più possibile e finalmente carico in macchina una cagna svilita e dall’espressione vacua insieme ai preziosi documenti per la cessione. La mia cucciola spensierata è ridotta a un relitto, ma finalmente in salvo.
Quando la consegno a Vittoria ci dividiamo i compiti: io pago il veterinario, lei la porta a visitare.
Vengono effettuati esami del sangue, ecografie, lastre, analisi citologiche. Il verdetto è tragico.
L’infezione all’utero non è mai stata curata e si è estesa al fegato ed ai polmoni, danneggiandoli irrimediabilmente. Titù non potrà vivere tutta la sua vita. Meno importante, ma comunque indicativo, la zampa non si sa cos’abbia: probabilmente, non curando il trauma infantile ha acquisito una scorretta abitudine posturale.

Ricevo un messaggio di richiesta di notizie dal tizio, gli elenco i danni che ha fatto per filo e per segno.
Da quel momento ad oggi non l’ho mai più sentito, il padrone tanto preoccupato ed affezionato.
Nell’arco di poche settimane Vittoria decide che Titù resterà a lei, nonostante tutte le spese veterinarie che dovrà affrontare. E sono tante. Si accolla questo immenso fardello ed inizia a pagare mangimi, esami su esami, medicine costosissime. Inizia persino a fare un secondo lavoro per pagare tutto. Ci perde la salute.
Titù, però, finalmente ritrova la gioia di vivere, l’affetto di una famiglia, le passeggiate all’aria aperta e tutto quello che ogni cane meriterebbe. Ha i suoi alti e bassi, ma tutto sommato va avanti.

Va avanti un anno.
Sì, perché oggi Titù non c’è più. Titù è stata letteralmente uccisa dall’avidità di un uomo che ha cercato di trasformare la vita di un cane in denaro liquido.
Un uomo che ha deciso che allevare significa mettere insieme un cane maschio ed una femmina nel periodo giusto, per poi aspettare che piovano soldi.
La padrona di Titù avrebbe voluto donarle un ultimo gesto d’amore nei giorni di maggiore sofferenza, ma non ha potuto, perché aveva speso tutto quello che aveva, fino all’ultimo euro, per cercare di salvarla, così l’ha vista spegnersi lentamente, col fegato maciullato ed i polmoni pieni di liquido. Non ha chiesto aiuto a me, non voleva che io togliessi denaro alla mia bambina per aiutarla. Si è assunta la sua responsabilità fino alla fine, e sono certa che a Titù non importa di aver sofferto due o tre giorni in più, perché ha vissuto un anno con una donna che le ha dato la vita felice che uno schifoso le aveva portato via.

Oggi vi racconto questa storia perché gli allevatori ributtanti, lucratori, insensibili, delinquenti non siamo noi.
Noi siamo quelli che buttano l’anima per vedere i propri cuccioli stare bene, vivere felici.
Noi siamo quelli che fanno nascere i cuccioli e li amano, dal primo all’ultimo, e rifiutano di venderli alle persone sbagliate.
Noi siamo quelli che smettono di allevare, dopo una vita dedicata a realizzare i propri sogni, per non veder accadere di nuovo episodi di questo tipo.
Le persone ributtanti sono quelle a cui vi rivolgete cercando il cucciolo in offerta speciale, tramite annuncio su internet.
Sono quelle che tengono un cane finché rende, dopodiché lo buttano via, e se riescono ci fanno ancora del denaro.
Sono questi i delinquenti.
E chi li paga per risparmiare, facendo fiorire i loro affari, non è poi così diverso da loro.

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14 Commenti

  1. Racconto straziante da far venire, oltre la lacrima, la pelle d’oca. In questi casi c’è solo rabbia…tanta rabbia perchè siamo impotenti davanti a queste atrocità e impossibilitati a fare qualcosa di legittimo. Avete avuto tanta pazienza e sangue freddo. In questi casi avrei reagito in malo modo magari passando dalla parte del torto.
    Un caro saluto
    Edoardo

  2. Storia agghiacciante per la povera cagnolino, ma permettimi di dire che trovo altrettanto allarmante la poca empatia rispetto alla donna che ti ha segnalato il maltrattamento del cane e ti ha confessato che il suo compagno è un violento. In una situazione del genere avrei cercato di indagare meglio e avrei usato molta molta cautela nel parlare e capire la situazione. Può essere che sia anche lei una ballista, ma se una persona mi confessa che ha un compagno violento sta forse cercando aiuto anche per se stessa, non solo per il cane. Purtroppo Sí: le vittime di maltrattamento ci “fanno anche un figlio” coi propri aguzzini, spesso sono del tutto succubi della persona che le maltratta e non hanno la capacità/forza di ribellarsi perché ne hanno paura.
    Mi spiace molto per tutta la situazione, capisco la tua rabbia nel vedere un animale maltrattato, ma non dimentichiamo che forse c’era anche un essere umano che aveva bisogno di aiuto.

    • Non sono del tutto d’accordo, Clyo. L’aiuto deve prenderlo da persone amiche, non da persone che hai cercato di fregare.
      Posso anche essere d’accordo sul discorso del “poco tatto” ma fino ad un certo punto. Se ti dicessero che un animale che hai affidato è in condizioni pessime, a te non scatterebbe un embolo di rabbia? Credimi che l’aiuto dovrebbe venire appunto da una persona sua amica, fintanto che non inizia ad aiutarsi da sola è impossibile anche per una persona amica aiutarla. E’ un argomento a me ben conosciuto (non questo in particolare ma nel generico ahimé sì).
      Ovviamente dispiace per lei e il pargolo, ma non puoi pretendere che il mondo si mobiliti dopo certi fatti. Cinismo? Sì e no.

  3. Concordo con Clyo e aggiungo che, per quanto mi dispiaccia profondamente per il povero animale, grazie al cielo riesco anche ad empatizzare con un essere umano che si è trovato in una situazione simile.
    occuparci di animali non dovrebbe vietarci di provare compassione anche per gli esseri umani.

    All’autrice dell’articolo vorrei far sapere che per numerosi anni della mia vita sono stata insieme a un soggetto violento. Violento sia psicologicamente che a livello fisico.
    Mi spiace, ma non sa di cosa parla.
    Non sa la paura che si prova a dire anche solo un “no” ad una richiesta. Il rischio di esporsi denunciando, non sa cosa sia vivere ogni giorno con la paura di una ritorsione anche estrema.
    Spero non lo scoprirà mai, ma d’altra parte ritengo che non ci sia bisogno di vivere un’esperienza per sapere che è estrema e per trovare un po’ di empatia per il prossimo.

    Capisco la rabbia, la delusione, lo sconforto, ma non concepisco fregarsene totalmente di una donna che ha subìto violenza come se “le stesse bene” e fosse uguale al suo aguzzino.
    Veramente brutto da leggere,toglie perfino valore e credibilità alla sua testimonianza signora mia.

  4. E’ una storia veramente straziante e sono sicura che molti allevatori come te hanno i migliori propositi e le migliori aspettative per i cuccioli che vendono ma purtroppo qui si parla di un violento non solo verso animali ma anche verso esseri umani.Ti parlo da veterinaria e vittima di maltrattamenti e violenze domestiche con un figlio e ti posso assicurare che finche sei succube perche innammorata del tuo aguzzino faresti qualsiasi cosa per lui, purtroppo bisogna passarci nelle situazioni per poter giudicare e io non lo auguro a nessuno di passare quello che ho passato e forse sta ancora passando questa donna, come non auguro a nessuno di trovarsi nei panni tuoi e della tua amica per cercare di curare e dare una vita dignitosa seppur breve a questa cagnetta.Il punto e’ vogliamo fermare questi uomini che si credono i padroni del mondo ?L’ unico modo e’ denunciarli come spero abbia fatto la compagna e come ho fatto anch’ io perche’ assistere in silenzio ad un ingiustizia significa purtroppo esserne complici , e anche se l’ iter della giustizia e’ lungo e incerto bisogna fermare questi mostri senza scrupoli e senza una coscienza!

  5. Una storia agghiacciante, bisognerebbe mettere il nome di quel uomo (uomo per dire) tutti devono conoscerlo nome e il paese dove vive cosi forse si riesce a salvare qualche cane… perché forse lo rifarà quando non avrà più un lavoro….

  6. Esattamente 2h fa ho perso la mia cucciola di rott…Lira. Non so perché ve lo sto dicendo, ma con gli occhi pieni di lacrime mi sono imbattuto in quest’articolo. Spero almeno di non essere paragonabile a questo padrone…ho fatto di tutto per salvarla…di tutto

  7. È da quando sono nata che soffro per come yrattiamo gli animali. Ma il problema non è la mia sofferenza, è la loro. Questa storia è orribile e mi viene in mente quante ce ne sarebbero da raccontare. Storie di SPECISMO. Perché è comunque più facile toccare il cuore coi cani ma alle mucche, ai maiali, ai vitelli che non vedono la madre nessuno pensa. Cercate cos’è una MUCCA A TERRA. Prendo le distanze da questi “umani” perché c’è qualcosa che non va con loro. Parecchio.

  8. Auguro a questo maledetto di.soffrire e morire con lo stesso.dolore e impotenza che ha subito il cane da parte sua…io ho perso due cani piccoli x la cattiveria umana..cioe x avvelenamento e vedere il tuo cane sparire così x cause che potevi evitare fa solo rabbia..piccolina riposa in pace…

  9. La colpa invece è proprio vostra. Il razzismo nei confronti dei non umani è da voi ammesso e così anche la compravendita di esseri senzienti. Solo gli oggetti si vendono. Vergogna. Con tutti i cani che nei canili hanno bisogno di adozione e di aiuto, qui si “allevano” altri cani a scopo di lucro. Cani “di razza”. E poi vi stupite? Ma di cosa?

    • Cara Sonia,
      che belle parole, però forse ignori che un allevatore ha varie spese per poter mettere ‘a disposizione’ – passami il termine – un cucciolo sano? E che magari il loro amore per i cani li porterebbe a regalare i cuccioli, ma devono come minimo rientrare nelle spese. Che una cagna, prima di potere diventare mamma deve fare dei controlli, lo stesso per il padre, che la monta ha un costo, il cibo anche, le cure mediche pure, …. che i cani stanno mesi con la madre (parlando ovviamente di allevatori seri) e nel frattempo vanno controllati, nutriti, …. Non compri il cane, quello te lo danno gratis per amore, ma rimborsi le spese.

  10. Sono arrabbiata sia con l’uomo che con la donna complice ..so che voi allevatori potete mettere la storia ma non il nome dei delinquenti , io come persona amante degli animale e non allevatrice potrei farlo .. inviatemi i nomi dei 2 soggetti e farò in modo possano vedere gli animali solo in cartolina

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Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.