di SIMONE PILECI – E ora possiamo iniziare a fare sul serio, ma non vi allarmate prima del previsto!
Innanzitutto non credete a chi vi dirà che le regole sono fatte per essere infrante e che l’arte e la creatività vengono prima e sono più importanti… le regole andrebbero conosciute e comprese e poi al massimo in un secondo momento interpretate; ma bisogna comunque avere alcune certezze, nonostante quello che possano pensare i nostri amici spagnoli questo vale anche per l’ananas sulla pizza!
Se non vogliamo definirle delle “vere regole”, possiamo dire che esistono alcune prassi o convenzioni che aiutano la nostra fotografia ad acquisire valore ed avere significato, bisogna quindi iniziare a pensare che le immagini, come i tatuaggi e le barzellette, non devono essere spiegate: se sono realizzate bene avranno la loro forza ed un loro carattere che saranno già in grado di comunicare all’osservatore.

Ma facciamo un passo indietro: nei precedenti articoli abbiamo anticipato alcuni suggerimenti ed introdotto la fantomatica figura dell’osservatore, ma chi è realmente?
L’osservatore siamo tutti noi, quando ci viene proposta una fotografia la guardiamo, proviamo a capirla, la giudichiamo, in altre parole proviamo a leggerla, proprio come si fa con un libro; solo che in questo caso non abbiamo un indice e non c’è una numerazione della pagine che ci dice qual è l’inizio e qual è la fine.
Per cui sta a noi “fotografi” guidare in qualche maniera l’osservatore attraverso l’immagine per fargli scoprire il significato e cosa volevamo raccontare.
Fin qui tutto bene, no?
Ecco il punto è questo, in passato questo funzionava abbastanza, ma il celebre “logorio della vita moderna” ci ha portato ad avere delle soglie di attenzione sempre più basse, e a dirla tutta quando una fotografia è osservata per più di 3 secondi possiamo già definirla un successo.
È la stessa cosa che state provando leggendo questo articolo: “ma quando si arriva al dunque? Saranno già 20-30 secondi che sto leggendo ma non succede nulla…”.

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Ormai siamo realmente sommersi e sovra stimolati da immagini, l’attitudine che abbiamo sui social è quello di un continuo scroll senza quasi mai soffermarci, mettendo ugualmente i like in maniera del tutto superficiale o inconsapevole.
Anni fa in un libro di fotografia (ecco, adesso so che vi annoierete!) un celebre tizio (di cui non vi faccio neanche il nome, così non dovrete sforzarvi a ricordarlo) diceva che lui all’interno delle fotografie cercava il “punctum”, semplificando di molto: “quel qualcosa”, che magari anche del tutto stonato, attirasse la suo attenzione nell’immagine e la rendesse unica.
Oggigiorno è difficile riuscire a fare una fotografia originale e mai realizzata in precedenza; credevate davvero di essere stati i primi a fotografare i polpastrelli del vostro cane???
Questo però non ci deve comunque scoraggiare, anzi possiamo trarne un beneficio, aiutandoci a capire perché sebbene alcune foto possano sembrare simili ad un primo sguardo, ce ne sono alcune che riscontrano un maggiore successo.
Nel dire “primo sguardo” dobbiamo realmente immedesimarci nell’osservatore, solitamente noi la foto ce l’abbiamo già in testa, stiamo osservando una determinata situazione e quindi decidiamo di scattare, nel nostro pensiero l’immagine si è già formata prima (anche inconsapevolmente) ed insieme a questa registriamo anche il contesto e le emozioni di quel momento; mentre per il solo osservatore dell’immagine tutto questo non esiste, c’è solo la foto ed è da quella che deve trarre tutte le informazioni.
E per questo che il suo primo sguardo è fondamentale: ci dovrà essere subito qualcosa che lo attiri, che lo faccia indugiare nello scroll, che lo faccia soffermare sulla vostra fotografia e che quindi permetta alla foto la possibilità di raccontarsi.

Di nuovo troppa filosofia? Può darsi, però aprite Instagram o Facebook e (dopo aver messo mi piace a Simone Pileci – Photography, ed ovviamente a tutte le foto!) scorrete i post. Quante immagini di cani vi passano sotto gli occhi e, a parte su quella della vostra amica del cuore a cui non potete proprio evitare di mettere il like altrimenti si offende… anche se il cane con i bigodini e gli occhiali da sole sono duri da ignorare, su quante foto vi soffermate?
E non si sta parlando di qualità dell’immagine, dimensioni pixel, nitidezza o simili!
Torniamo al “primo sguardo”: se riusciamo ad attrarre subito l’osservatore avremo buona possibilità che la foto sia riuscita, ma per far questo, come un abile pasticcere dobbiamo dosare bene gli ingredienti e le tecniche.
Non basta mescolare insieme farina, uova, burro, cioccolata, frutta, panna etc per fare una buona torta!
Innanzitutto dovremmo sapere se stiamo facendo una torta, una crostata, dei pasticcini; dobbiamo andare per gradi stabilire prima il “contenitore” poi dosare gli ingredienti (equilibrarli), usare le corrette tecniche di cottura ed infine guarnirla (ok, scusate, non dovrei scrivere all’ora di pranzo). Ora – dopo una breve pausa per lo spuntino – iniziamo con la preparazione della nostra “ricetta”.

Ritratto in movimento

Gli ingredienti li conosciamo abbastanza, è principalmente il nostro cane, è lui l’elemento da valorizzare e soggetto del racconto. Dobbiamo pertanto farlo risaltare nella sua pienezza, pensiamo sempre all’osservatore che del nostro cane non conosce nulla o non ha un legame affettivo, concentriamoci su cosa lo rende “speciale”, sia difetti che peculiarità. Mettiamole in risalto, che sia il colore degli occhi – ai quali faremo molta attenzione – o un tartufo particolarmente infangato dopo aver giocato nelle pozzanghere.
Diamo per assodato che un osservatore occidentale inizierà a guardare la fotografia da in alto a sinistra; non per questo il nostro soggetto dovrà essere in alto a sinistra (altrimenti di tutto il resto dell’immagine che ce ne facciamo?) ma per questa ragione dovremmo andare a creare delle cosiddette linee di forza che aiuteranno l’osservatore a raggiungere il soggetto.
Torniamo a dare equilibrio all’immagine, giocando con i vuoti ed i pieni.

Le linee di forza possono essere sia fisiche/reali, come ad esempio la traccia di un sentiero, le chiome degli alberi, che immaginarie come zone di luce ed ombra. Linee convergenti aumenteranno la percezione di profondità fornendo una prospettiva ed aiutando meglio l’osservatore ad addentrarsi nell’immagine.
Cerchiamo di curare maggiormente l’inquadratura, abbassiamoci con la fotocamere all’altezza degli occhi del cane, per avere una nuovo punto di vista e per dare una diversa prospettiva e profondità alla fotografia.
Ricordiamoci che il punto di messa a fuoco dovrà essere sull’occhio del cane, è questo il nostro bersaglio primo.
Poniamo attenzione a non “tagliare” senza motivazione parti del cane, se è un ritratto è accettato anche che non ci sia tutta la figura intera, ma magari solo la parte dal petto in su, ma se tagliamo una zampa o la coda o peggio una punta delle orecchie, questi sono da considerarsi errori.
Sempre alla ricerca del giusto equilibrio, lasciamo sempre un ipotetico margine o spazio cuscinetto attorno al soggetto principale, non chiudiamolo troppo a ridosso dei bordi.
Una fotografia ben riuscita fa in modo che lo sguardo dell’osservatore attraversi tutta l’immagine, e quindi tutto quello presente al suo interno deve avere un senso o una giustificazione; non sempre è facile, lo capisco, ma facciamo attenzione allo sfondo o quello che c’è subito dietro al nostro cane. A volte una buona foto viene “distratta” da oggetti o situazioni inconsapevoli che accadono attorno.

Esiste una regola per aiutare la creazione del giusto bilanciamento e della composizione che si chiama la “regola dei terzi”, e consiste nel suddividere in verticale ed in orizzontale l’immagine in 3 parti (ovvero 9 rettangoli), posizionando gli elementi in corrispondenza degli incroci di queste zone si otterrà più facilmente una inquadratura ben realizzata e che ne aiuti la lettura. Sforzandovi di decentrare il soggetto principale fornirete all’immagine un maggiore dinamismo evitando che sia statica o noiosa.
La simmetria nella fotografia cinofila è complessa da utilizzare ed i risultati sono spesso deludenti, questa è più indicata per fotografie di architetture, still life, dove gli elementi e soggetti si prestano ad avere una maggiore regolarità e definizione.
Di pari passo a questa “griglia mentale” prestiamo attenzione che anche l’orizzonte della foto sia dritto: per quanto possano essere belle le foto se ci si ritrova ad avere orizzonti storti, mari inclinati, muri pendenti, creeranno sempre una forma di disturbo o fastidio a chi osserva.
Finora come ovvio ci si è concentrati sul soggetto principale, ma proprio per dargli ancor più risalto ed importanza, l’ultimo aspetto con cui dovremmo divertirci è lo sfondo, che non deve essere sottovalutato perché se possibile dovrà essere d’aiuto e fornire alcuni elementi della narrazione, altrimenti non dovrà intralciare il soggetto principale.
Usate nell’inquadratura quando possibile delle cornici naturali, come alberi, piante, tronchi, ma anche elementi architettonici come muretti, archi, scalinate, così da fornire alla foto oltre ad un telaio anche una texture diversa ed un elemento di contrasto dal soggetto.Rendete il più semplice la scena, cercata di controllare l’ambiente, per chi usa le reflex scattate con il diaframma più aperto che potete, così da avere un maggiore stacco tra i piani ed un gradevole sfocato.
Ricordate che lo sfondo è comunque parte della storia, perfezionerà il vostro protagonista e fornirà maggiori spunti di interesse alla vostra foto, fornendole quell’extra che anche con il passare del tempo manterrà la foto singolare ed interessante.

Foto scattata durante l’addestramento seguendo la regola dei terzi

La post produzione è molto soggettiva, e segue anche stili e fenomeni di moda temporanei, per cui non ce n’è una da definire corretta o migliore, oppure regole ferree da seguire.
Per chi elabora le fotografie sia in forma leggera che non, che lo faccia con Photoshop o con una qualunque app da smartphone, l’unica regola che vi suggerirei di seguire è di non esagerare, facendo piuttosto numerose regolazioni ma graduali, così da non eccedere troppo e non rischiare di arrivare ad un risultato artefatto; attenzione a non esagerare con i contrasti ed i colori, cani blu e viola sono molto rari

Queste piccole regole non sono imposizioni o obblighi da seguire in maniera assoluta, ma vogliono solo essere alcuni piccoli spunti che possono aiutarvi nelle fasi di scatto oppure in quelle successive, quando riguardando le foto vi accorgete che c’è qualcosa che non vi soddisfa a pieno, ma non riconoscete l’elemento di disturbo. Produciamo davvero tante e forse troppo fotografie, ma quelle che vorremmo davvero salvare e preservare sono una quantità minima.
Sforziamoci e proviamo a seguire alcuni piccoli principi, con la ripetizione alcuni meccanismi diventeranno automatici e passeremo a metterli in pratica in maniera inconsapevole.
Provate nei prossimi giorni, quando avrete le occasioni, a riflettere un istante prima di fare “click”, e poi prima di fare l’immagine successiva fermatevi nuovamente un secondo.
Chi avesse piacere di un opzione o un consiglio può scrivermi liberamente, di argomenti ce ne sono infiniti, magari con il tempo un po’ alla volta potremmo trattarli.
Ma alla fine di tutto divertitevi, non assillatevi se il risultato da subito non è come immaginavate, la fotografia dovrà essere principalmente un mezzo per ricordare, per cui godetevi quegli istanti e momenti, nella massima naturalezza.
E ora, tutti fuori a mettere in posa il cane mentre esegue degli stall su un tronco galleggiante durante una pioggia di meteoriti…. Cheeeeeese!

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Prima di tutto compagno di 3 cani ed un gatto. Fotografo cinofilo specializzato in competizioni sportive, mi trovate sdraiato a terra attorno ai campi da Disc Dog! Presidente dell'asd cinofila Omega Dog di Asti, addestratore cinofilo ENCI, Istruttore di Attivazione Mentale.