di CLAUDIO CAZZANIGA – Lo spunto per scrivere questo articolo me lo hanno dato inconsapevolmente due o tre lettori di “Ti Presento il Cane” che mi hanno scritto in privato.
Appassionati cinofili, desiderosi di lavorare in acqua mi chiedevano chi qualche notizia, chi qualche consiglio… ma ho notato che il “leitmotiv”, il filo conduttore delle mail, era una specie di “Vorrei ma non posso”.
Non ho tempo, non so dove, non so con chi, eccetera. Dubbi e difficoltà che prendono un po’ tutti coloro che vogliono iniziare a lavorare col cane, non solo in acqua!

Avendo qualche anno di esperienza sulle spalle di lavoro in acqua, mi sono divertito un po’ facendo mente locale dei miei trascorsi – soprattutto gli inizi – e riportando su un foglio bianco un po’ di ricordi mi sono reso conto che anche io nel tempo ho avuto più di una difficoltà nell’organizzarmi il lavoro, MA che in un modo o in un altro, spesse volte, quelle che inizialmente avevo bollato come difficoltà sono poi diventate con il tempo, un po’ di esperienza e molta fortuna… delle opportunità e forse finanche dei vantaggi.
Per questo ho pensato di provare a sintetizzare alcune mie piccole esperienze che mi hanno aiutato a crescere, con la speranza di essere di aiuto a chi mi legge.

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Il primo svantaggio che mi sono subito trovato davanti è stata senza dubbio la situazione del meteo.
La spiaggia dove lavoro è incorniciata in una vista mozzafiato. La Grigna, la Grignetta ed il monte San Martino sono testimoni silenziosi ed imponenti del nostro lavoro. Ma la zona ha due soprannomi: Il regno dei surfisti e…. pisciatoio d’ Italia.
Facile capirne il perché… Piove spesso e tira sempre un gran vento. Quante volte sono arrivato in spiaggia e sotto il diluvio ho dovuto girare la macchina e tornare a casa.
Ancora di più quelle in cui lanciavo un riporto e dopo tre secondi lo vedevo “scappare” in mezzo al lago…

Poi nel 2005 partecipai al mio primo Championnat de France con Ares, un mio terranova e chi ha la pazienza di leggermi sa cosa rappresenti personalmente per me quella gara…. LA GARA.
Eravamo a Billiers in Francia e lì mi resi conto, vedendolo per la prima volta dal vivo, cosa fosse l’Oceano.
Corrente fortissima, vento… Onde.
Dentro di me me pensai “Tolto per le onde… Pare di stare in certi giorni a Lecco!” Da allora la mia piccola spiaggia, spesso solcata dal vento e molte volte innaffiata dalle piogge è diventata una sorta di piccolo laboratorio dove insieme a Toni e Luana, abbiamo simulato di tutto, lavorando in qualsiasi condizione (sempre in sicurezza, ovviamente!) e sfruttando a nostro favore le giornate con troppa corrente, tanto vento o pioggia per allenare e testare al meglio i nostri cani. Da allora, mai una volta con pioggia o vento si è più perso un allenamento.

Un altro elemento che ho “dovuto” portare a mio favore è stata la distanza dal lago. Quando ho iniziato abitavo a venti minuti dallo stesso. Pausa pranzo, andavo al lago. Finito il lavoro, lago. Sabato e domenica, lago. In poco tempo andavo e tornavo. Contate che l’80% della strada era superstrada a due corsie. Una pacchia.
Poi la vita mi ha portato ad abitare nella cintura di Bergamo, il lago distante una trentina di km… ma soprattutto un’unica strada provinciale costellata di rotonde, semafori due passaggi a livello… la morte. Non meno di 50 minuti per andarci. Da che potevo andare sempre al lago a riuscire al massimo ad andarci due volte la settimana. Aiuto.

Ma quando avevo la possibilità di andare molto spesso al lago devo dire che il lavoro con il cane a volte era fatto un po’ così, senza filo logico, pazienza se oggi non è andata bene, tanto potevo tornare domani.
Lavoravo sulla ripetitività delle cose.
Successivamente, dovendo capitalizzare al meglio il tempo, sono diventato molto metodico, preciso, con un programma da seguire per filo e per segno ad ogni allenamento; ho imparato a segnarmi il lavoro fatto e da fare, i risultati, i miglioramenti, ciò che non andava bene; ho imparare ad ottimizzare il tempo ad azzerare le chiacchiere a massimizzare l’intensità degli allenamenti.
E questo mi ha fatto crescere molto mi ha insegnato il metodo e ad avere sempre una linea di lavoro chiara precisa che mi fa andare come un treno.

Un altro problema è spesso quello di allenarmi da solo.
Ci sono degli esercizi ove servono due gommoni (con rispettivi piloti) e due figuranti. È difficile.
Diciamolo pure, simulare una cosa del genere da solo e’ impossibile. Ma in altri casi con un po’ di fantasia si può fare.
Cosa vede un cane quando va a recuperare una persona? La testa.
La testa che forma ha? Più o meno sferica.
Allora ho sostituito il figurante con una boa ed ho insegnato al cane a girargli intorno. La boa la piazzo a 10metri, a 30, a 80…
Al posto del figurante da prendere per il polso utilizzo il manichino. Per cui mando il cane sulla boa e lo faccio girare intorno e poi magari lo mando sul manichino. Oppure su un surf lasciato alla deriva.
Ma non solo… Quando devo portare la boa, il manichino o il surf al largo mi tocca lasciare il cane da solo in spiaggia sul resta. Uscire 40/50m. Rientrare, andare dal cane e sperare che nel mentre Eolo non si metta a giocare con la mia attrezzatura in mezzo al lago.
Se tutto questo tran tran all’inizio mi disturbava parecchio, con il tempo ho imparato a capitalizzarlo. Intanto lavorando di brutto sulla steadiness. Tra andare e tornare almeno 5 minuti si perdono e io invece li utilizzo per rafforzagli il “resta”.
Poi mandare fuori il cane a buone distanze senza stimolo e senza nessuno che la richiama su oggetti in pratica inanimati mi permette di vederla letteralmente “volare” quando c’è un qualcuno che poi la stimola, sia esso su un gommone o un figurante in acqua… Per la Mave una boa che ad un tratto si anima!!! Per cui riesco a lavorare su vari aspetti del cane. La sulla sua capacità di attenzione, di leggere la scena, ma soprattutto le insegno a fidarsi di me.

Ultima cosa che vi segnalo, nella mia personale classifica delle cose da portare a proprio favore è il lavorare con i cani degli altri.
Avendo un campo di lavoro abbastanza frequentato ho la fortuna di avere insieme ai miei compagni Beppe Forcella e Roberto Albanese i sabati molto impegnati.
Questo chiaramente mi porta a non poter sempre andare al lago.
In un primo momento la cosa mi pesava un po’. Seguire altri cani quando avevo il mio a cui pensare… poi però gli impegni sono impegni ed è giusto garantire una certa presenza al campo.
Però il fatto di dedicarmi a lavorare e cercare di fare crescere altri binomi, vedere lavorare cani su altre discipline come il retreaving (disciplina insegnata dai miei compagni) e di cui oggettivamente conosco poco, mi ha dato e mi da ogni sabato spunto per utilizzare ed applicare tecniche prettamente da caccia anche al lavoro in acqua. Rubare, rielaborare e utilizzare.

Mi raccomando… non si molla di un centimetro, non fatevi MAI scoraggiare da niente e nessuno ed utilizzate SEMPRE tutta la fantasia di cui disponete!!!

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6 Commenti

  1. Claudio bell’articolo, le tua parole ci fanno capire come non è facile raggiungere certi risultati. Ci vuole passione, pazienza e tanto tanto impegno e sacrificio.
    Anche per chi non punta a risultati come i tuoi è importante usare tanta pazienza e metodo.
    Ciao Fabio .

    • Ciao Fabio grazie per i complimenti. Penso che metodo e “positività” siano sempre alla base di qualsiasi rapporto. Sportivo e non.

  2. Questo articolo è interessante e motivazionale: indubbiamente il cambio di pensiero da “ostacolo” ad “opportunità” è importantissimo in ogni singolo aspetto della vita.
    C’è un però che nel nostro caso è un bel po’ invadente, ovvero tu parli di un lavoro di cui già conoscevi le basi e la tecnica e che hai ottimizzato per le possibilità che hai. Se però queste basi non le conosciamo eppure siamo certi che al nostro quadrupede quella data attività potrebbe piacere molto, se gli addestratori paiono non esistere nella nostra zona (bravi intendo, che di sedicenti invece se ne trovano a dozzine)… allora come si fa?
    Sappi che sposo comunque la tua filosofia di vita da quando tredicenne – nel pleistocene praticamente – ho realizzato che si vive assai meglio puntando l’attenzione su quel che si ha a disposizione invece che mettendo musi su quello che non si può avere.

  3. Ciao Sara a dire la verità nel momento in cui ho affrontato le difficoltà maggiori ero agli inizi. Lì, in quei momenti mi si sono accese diverse lampadine ma purtroppo all’epoca c’erano pochissimi gruppi in giro. Il CIT ma lavoravano solo terranova e la SICS. Ho girato, sono andato a vedere cosa si faceva in giro per l’Europa ho guardato-rubato-rielaborato e sono cresciuto. Fammi sapere di dove si… vediamo se riesco a darti una mano.

  4. Grazie della tua risposta Claudio.
    Noi siamo in Friuli Venezia Giulia, vicino a Lignano. Ci piacerebbe molto praticare con il mostro qualche attività di fiuto che lui sembra prediligere, con particolare riguardo al mantrailing che pensiamo potrebbe soddisfarlo ed al contempo aiutarlo a risolvere gli ultimi problemi di diffidenza che gli rimangono. Non abbiamo velleità agonistiche ma uno sport può essere praticato e bene anche per il solo gusto di fare attività assieme io credo.
    Ti sarò grata per qualsiasi suggerimento e ti ringrazio ancora!

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