di LAURA CIBECA – Gli IAA sono un ottimo supporto a tutte le cure e procedure mediche rivolte alla guarigione e al recupero dei pazienti, ma c’è un settore in cui la Pet Therapy viene utilizzata sempre di più ed è l’accompagnamento al fine vita.
Gli animali, domestici e non, sono stati da sempre coinvolti prima, durante e dopo la morte dell’uomo.
In tantissime culture,antiche e moderne, i nostri amici a quattro zampe hanno un ruolo spesso di primo piano nel momento della fine, divenendo custodi del corpo, traghettatori di anime, severi guardiani dell’aldilà.

Lasciando storie e leggende, vediamo di spiegare come i progetti di IAA possono aiutare le persone nel momento del fine vita.
I progetti che vengono elaborati e realizzati verso persone che sono alla fine, spesso vengono svolti all’interno di Hospice, Ospedali in particolari reparti, a domicilio, cliniche private e residenze per anziani.
Secondo la mia esperienza, i cani coinvolti in questi progetti dovrebbero essere animali molto tranquilli, affettuosi, amanti del contatto fisico, estremamente docili. Cani che abbiano un’età matura (dai 5 ai 8 anni).
Dal punto di vista della persona che sta per morire, il cane è un ottimo calmante e catalizzatore di carezze e affetto. Con il cane spesso le persone si lasciano andare, confidandosi e parlando apertamente della loro “imminente” fine; con l’amico a quattro zampe, crolla il tabù della morte e dell’autocontrollo a tutti i costi. Spesso gli utenti sono “rigidi” emotivamente, mettono in atto strategie per mascherare il loro dolore, la disperazione e il pianto, soprattutto davanti ad amici e parenti. Il cane in questo può essere un’ottima valvola di sfogo: lo sguardo diretto, dolce, aperto, sincero e senza alcun giudizio o critica riesce a far crollare “muri emotivi” e rendere libere queste persone di esprimere cosa effettivamente provano.

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Lilli

Durante le sedute, il cane spesso lo si può far salire sul letto accanto alla persona che trova molto piacere nel poterlo avere vicino e accarezzarlo. Il calore e l’interazione (anche se in molti casi breve e minima) con esso, facilita momenti di rilassamento e tranquillità, anche durante una visita medica o quella di un parente.
Gli IAA in questi contesti sono rivolti anche ai parenti e amici del paziente. Sappiamo tutti quanto sia difficile ed emotivamente pesante restare accanto ad una persona amata che se ne sta andando per sempre. Qualunque sia il nostro credo religioso o non religioso, la morte è un momento duro e dolorosissimo da affrontare per chiunque. In questi casi il cane è sicuramente un ottimo “accompagnatore” nella sofferenza e anche un ottimo ponte per attraversarla e tornare alla vita. Ho visto moltissime persone farsi forza e non dimostrare alcun dolore davanti alla perdita di un amico, di un genitore, di un figlio davanti agli altri, ma crollare e liberarsi di tutto abbracciando il nostro amico peloso per poi sfogarsi anche con chi gli era vicino. Le persone parlano in maniera aperta e sincera davanti al cane e trovano sollievo nel suo calore e nel dargli carezze.

E’ importante per me precisare che, il cane, non sostituisce il calore e l’affetto delle persone, egli è la “causa” del crollo e della liberazione del dolore che viene poi trasportato verso i parenti e gli amici più cari e i professionisti che supportano queste persone.

Una delle mie esperienze più importanti è stato l’accompagnamento al fine vita di un bambino con il mio cane Kalì, qualche anno fa. Il bambino lo avevo conosciuto durante il ricovero ospedaliero, una volta tornato a casa, senza più alcuna speranza, i genitori mi chiesero se potevo andare a casa loro per fargli rivedere, anche solo una volta Kalì, a cui lui si era molto affezionato. Non sono andata una sola volta, ma decine di volte, fino alla mattina che i genitori mi hanno chiamato dicendomi che non c’era più. L’affetto che tutta la famiglia del bambino ci ha dimostrato è stata così grande che ci hanno voluto, me e Kalì, al funerale del piccolo. Kalì ha aiutato tantissimo il bambino, giocando quando riuscivano o semplicemente stando sul letto con lui, ma i bambini sono spontanei, aperti e affrontano la morte con semplicità, devo dire quindi che durante le ultime sedute Kalì è stata una compagna affettuosa e amichevole con i genitori e gli amici che passavano a trovare il piccolo. Riusciva a far sorridere oppure a rompere silenzi imbarazzanti, dove nessuno sa mai cosa dire o viceversa ad interrompere conversazioni inutili o troppo “di circostanza”.
Mi ricordo che mentre eravamo fuori dalla camera del bambino che dormiva, arrivò una parente alla lontana che iniziò a parlare a voce piuttosto alta e talmente veloce che la mamma del bambino era piuttosto infastidita, allora guardai Kalì e feci un movimento con le labbra dicendogli “abbaia” e Kalì partì con un unico abbaio, facendo sobbalzare la signora e interrompendo il suo fastidioso monologo.

Vorrei spendere qualche parola anche nell’aiuto che i cani possono dare agli operatori che lavorano in queste strutture. La visita della coppia cane-conduttore anche se rivolta ad un particolare paziente, spesso diventa motivo di distrazione e leggerezza anche fra gli operatori. C’è chi regala biscotti al cane, oppure chi semplicemente lo accarezza, salutandolo con affetto e chi, a fine seduta, gli vuole offrire persino il caffè! Il cane porta con sé la vita, il coraggio e l’amicizia e tutti ne vengono contagiati.
In questi progetti il ruolo del conduttore dell’animale è molto importante e soprattutto è fondamentale un’ottima preparazione psicologica. Come ho scritto all’inizio di questo articolo, affrontare la morte è sempre molto difficile, ed è inevitabile, trovare dei progetti dove si finisce per essere coinvolti più di altri. Partiamo sempre dal presupposto che il conduttore si conosca in maniera profonda e sappia bene quali siano i propri punti di forza e i limiti, che sia sempre consapevole di quello che fa e che sappia elaborare e superare eventuali problemi.
Non bisogna mai sopravvalutarsi o iniziare un progetto che già dall’inizio ci porta ad avere dei dubbi. Se comunque decidiamo di fare simili progetti è fondamentale avere poi la possibilità di elaborare cosa è successo e chiedere suggerimenti in caso di difficoltà, sempre a persone esperte e professionisti. Dal mio punto di vista è sicuramente fondamentale avere uno psicologo o comunque una figura professionale a cui rivolgersi in questi casi.

Sicuramente il bene e l’aiuto che i nostri amici cani possono dare alle persone in questi momenti è forte e importante, ma arriverà solo se saremo debitamente preparati e consapevoli di quello che si sta facendo.
Tra le “cure palliative” dovrebbero essere inseriti i progetti di IAA perché sicuramente il contatto con l’animale anche nel momento della fine può essere un supporto importante per il paziente, i parenti, gli amici e tutti gli operatori che in quel momento si occupano di loro.

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Nata a Perugia il 25 Marzo 1975 ha iniziato fin da piccola ha frequentare i campi di addestramento per cani. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, frequenta un corso per operatori di pet therapy e certifica con la Delta Society l’american staffordshire terrier “Artù” che per 3 anni sarà il suo socio in tutti i progetti di pet therapy in Umbria. Successivamente frequenta il Master per coordinatore e conduttore di progetti di Attività e Terapie Assistite con l’Ausilio di Animali presso le facoltà di Veterinaria e Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia. Dal 2005 ad oggi ha elaborato e realizzato numerosi progetti di IAA in diversi contesti: residenze protette per anziani, centri diurni per malati di Alzheimer, centri diurni per ragazzi con sindrome autistica, scuole, asili e dal 2013 è presente con il Pastore Australiano “Kalì” presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Attualmente è Istruttore Cinofilo APNEC e CSEN, Delegato Regionale APNOCS (Associazione Nazionale Professionale Operatori Cinofili per scopi Sociali). Coadiutore del cane, Responsabile e Referente di Intervento in Educazione Assistita con gli Animali (idonea presso il Ministero della Salute – Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie). Presidente dal 2013 dell’ASD Speed Dog Perugia. Ha scritto diversi articoli sulla pet therapy e sul rapporto bambini – cani, due libri ed è docente in diversi corsi per coadiutore del cane. Fermamente convinta che l’educatore cinofilo debba essere innanzitutto un aiuto e un supporto per ritrovare e/o rafforzare il rapporto tra il cane e il proprio compagno umano. La vita con un amico a quattro zampe è un arricchimento per tutti.