di DAVIDE BELTRAME – Negli ultimi anni c’è stato un ampio numero di corsi per educatori, addestratori e in generale per varie figure connesse al mondo della cinofilia, e ai corsi di enti e sigle comunque note nel mondo cinofilo va anche aggiunto tutto il cucuzzaro di persone che “ha inventato un nuovo metodo” (che poi nel 99,9% dei casi nuovo non è, ma fa scena dire così) e quindi si pone magari con una nuova dicitura.
Questo fenomeno non è recente, già nel 2011 Valeria scriveva il pezzo “Più educatori cinofili che cani?” e da allora i vari corsi di formazione non sono particolarmente diminuiti.
Oggi è quasi impossibile partecipare a una discussione cinofila sul web senza che arrivi qualcuno che precisi di essere un educaddestristruttore o quant’altro, ma… chiunque può diventare educatore/addestratore/istruttore/chiamatelocomevepare?

Poichè nessun corso ha una sorta di “test d’ingresso”, passa un po’ il messaggio che alla fine con un po’ di studio e voglia di fare, si possa intraprendere questo percorso.
Ecco, maancheno. Perchè fare l’educaddestristruttore non è solo “conoscere il cane”, ma c’è tutto un contorno di doti che non tutti hanno, e non tutte si possono imparare.
Queste, a mio avviso, le principali:

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Non odiare LAGGENTE

Questa personalmente già mi taglia fuori dal settore.
Indubbiamente serve essere abbastanza socievoli, sia perchè bisogna promuoversi per avere clienti (altrimenti che l’avete scelto a fare ‘sto mestiere?) e quindi parlare con LAGGENTE, sia poi per conservare i rapporti e non rischiare che 9 persone su 10 la prima volta che vengono a lezione pensino “eh ma questo è un musone” e non si trovino bene.
Che non vuol dire approcciare chiunque incrociamo con un cane al guinzaglio (o che PENSIAMO abbia un cane a casa) con “Ciaosonouneducaddestristruttore vuoi venire a fare delle lezioni da me così ti insegno a non farti spatafasciare per terra come stai facendo durante questa passeggiata o a non farti fare i bisogni in casa che si sente pure un po’ che puzzi di pipì di cane?”, ma nemmeno che manco il nostro vicino di casa sappia che ci occupiamo di educaddestrare cani.
Se ci aggiungiamo che il passaparola è sempre un mezzo potentissimo, avere quella giusta socialità e quel minimo di “faccia di tolla” di proporsi, non è magari indispensabile, ma aiuta un bel po’.

Una buona dose di tatto

Normalmente chi si rivolge a un educaddestristruttore si sente già un po’ in colpa e in difficoltà, perchè comunque rivolgersi a un estraneo perchè il proprio cane dà dei problemi vuol dire spesso ammettere di aver sbagliato qualcosa (o tutto) fino a quel momento.
L’ultima cosa di cui ha bisogno è sentirsi ulteriormente giudicato e ricevere più o meno velatamente delle botte di incapace: cerchiamo magari di “indorare la pillola”, dicendo le cose in modo appropriato.
Non sempre basterà: ricordo che una cliente di mia mamma si offese a morte perchè le fu fatto notare che forse il suo cagnolino doveva mangiare un po’ meno in quanto un po’ appesantito, che era già la versione pillolindorata dato che il cane quasi rotolava, e non si presentò mai più al campo.
Però ecco, “guarda, anche per la sua salute, forse è meglio tenere maggiormente sotto controllo la sua alimentazione” vi farà perdere meno clienti di un “santiddio ma questo cane è indecentemente obeso, mettilo a dieta!”.

La pazienza del santo

Strettamente correlata alla necessità di saper dire le cose con tatto, ci vuole una grossa dose di pazienza, perchè sono all’ordine del giorno situazioni quali
– spieghi per filo e per segno l’esercizio da fare, il proprietario del cane ti conferma di aver capito tutto, ma poi fa esattamente l’opposto di quanto gli hai spiegato
– magari dopo settimane di lavoro, lo stesso cliente ti dice “oh che fortuna finalmente ha smesso di fare quella cosa fastidiosa”, oppure vedendo i tuoi cani o di altri tuoi clienti dice “eh che fortunati però ad avere il cane così bravo”
– “pacchi” improvvisi con motivazioni più o meno fantasiose con protagonisti draghi che sputano fuoco, salvo poi magari lamentarsi l’unica volta in 1 anno in cui sei tu a non esserci
E molto altro ancora.
Insomma, serve essere zen. Spesso molto zen.
Se siete irascibili, fumantini, poco pazienti… non è il settore che fa per voi.

La pazienza del santo, parte due

Si dice spesso che l’educaddestristruttore insegni all’umano più che al cane. Questo è sicuramente vero, ma il cane è una componente piuttosto rilevante di questo lavoro, e la pazienza non è sempre e solo necessaria con l’umano, perchè quando capita il cane che vi prende palesemente per i fondelli, dovreste resistere alla tentazione di elencargli in aramaico antico sottotitolato quali nefandezze abbiano compiuto i suoi antenati.
Ovviamente la potenziale combo letale è se il cane con cui serve la pazienza del santo è abbinato all’umano con cui serve la pazienza del santo.
Qualora vi trovaste dei binomi simili, riusciate a non sclerare e magari anche a portare a casa il risultato sperato all’inizio del lavoro, probabilmente riceverete una telefonata da Papa Bergoglio che si congratulerà per la vostra nomina ufficiale a Santo.

Coordinazione

Oltre agli aspetti più psicologici, c’è un importante e banale aspetto fisico: bisogna essere coordinati! Non che serva essere dei novelli Roberto Bolle, ma poichè il linguaggio del corpo con il cane è fondamentale, almeno l’educaddestristruttore deve saperlo usare bene, e mostrare come farlo al cliente (che magari altrettanto coordinato non è).
Sembra una sciocchezza, ma anche solo il luring dà risultati ben diversi se fatto da qualcuno che sposta correttamente la mano e da qualcuno un po’ più caciarone. Personalmente noto tantissimo questa differenza tra me e Fabiana: anche coi nostri cani c’è una differenza abissale tra come riesce a “guidare” lei lo stesso cane e cosa ottengo io provando a fare la stessa cosa; un po’ come se sulla Ferrari un giro lo facesse Vettel e il giro dopo Fantozzi.

Saper spiegare, non solo saper fare

Ultimo ma non ultimo, anzi probabilmente il punto più importante e che comunque include un po’ degli altri. Lo scopo dell’educaddestristruttore è (o almeno, dovrebbe essere, secondo me) rendere il proprietario “autosufficiente”, dargli le nozioni utili sia a risolvere eventuali problemini dati da un’errata gestione, sia evitare che ripeta quegli errori (tant’è che idealmente non si dovrebbe andare al centro cinofilo DOPO che il problema si è presentato, ma PRIMA, per evitare proprio che il problema nasca. Questo però accade molto raramente); per fare ciò, è fondamentale che oltre a sapere quello che fa, saper risolvere i problemi, sapersi approcciare correttamente ai cani… l’educaddestristruttore sappia anche spiegare questi concetti e “passare” almeno le basi necessarie per una convivenza serena a chi si rivolge a lui.
A mio avviso purtroppo questo aspetto viene spesso volutamente ignorato, cercando di “vincolare” il cliente a sè per più tempo possibile, avendo quindi un maggior introito. Ma l’aspetto “commerciale” non dovrebbe mai superare l’interesse per il cane, e per aiutare chi si è rivolto a noi.

Queste a mio avviso sono alcune delle qualità necessarie per essere dei buoni educaddestristruttori. Non tutte si possono “allenare” e non tutti le hanno: non c’è niente di male in tutto ciò, però chi manca di una o più di queste caratteristiche, forse dovrebbe pensare ad altri ambiti, magari sempre attinenti la cinofilia ma che non coinvolgano il lavoro “diretto” sul campo.

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Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.