di FABIANA BUONCUORE – Premessa: questo articolo me lo tengo sul groppone da anni. Siccome, però, è basato sulle mie osservazioni e deduzioni, e non su basi scientifiche, prima di pubblicarlo ho voluto raccogliere il maggior numero di testimonianze possibili, in modo da poter dire di aver elaborato la mia tesi su un campione di degna consistenza.
Naturalmente non può valere per tutti i cani in assoluto, ma in base alle informazioni raccolte posso affermare che lo studio che ho effettuato vada preso in considerazione sia da chi il cucciolo lo ha già, sia e soprattutto da chi sta valutando di accoglierne uno in famiglia. Non ho dubbi che molti altri allevatori prima di me siano giunti a questa conclusione, ma infatti questo articolo non è indirizzato agli addetti ai lavori, bensì ai comuni cinofili alle prese con un cucciolo pisciocacone o in procinto di mettersene in casa uno.

Partiamo da un presupposto: il cucciolo è, per tendenza naturale, portato a sporcare in casa.
Semplicemente, non sa ancora di non doverlo fare: seppure sia in grado di “tenersi tutto dentro” per molte ore, non ritiene sia necessario farlo (anzi, per molti cuccioli l’ambiente domestico è rassicurante, mentre il mondo esterno è sconosciuto e spaventoso) e ci scodella pipì e cacca in casa. È normale e fisiologico i primi tempi, e se non siamo disposti ad accettarlo dovremmo valutare l’adozione di un cucciolone o di un cane adulto.
Detto questo, però, se siamo cinofili di lunga data ci è sicuramente capitato di sentire di cuccioli che hanno imparato le regole di casa in pochi giorni e di cuccioloni che hanno impiegato mesi, a volte sforato l’anno.
Da cosa dipende tutto questo divario?
È presto detto: gran parte della responsabilità è dell’allevatore della cucciolata; e per allevatore, naturalmente, non s’intende solo quello professionale che alleva una razza, ma più in generale il proprietario di qualsiasi cagna che abbia fatto i cuccioli.
Chiariamo subito una cosa: quelle bestie che hanno una cagna che partorisce e la lasciano a se stessa insieme ai cuccioli per due mesi (e spesso nemmeno quelli), per poi arraffare i piccoli e piazzarli in mano a delle persone ignare, nemmeno li considero “allevatori di una cucciolata”. Per gli sventurati cuccioli che nascono in simili mani, la pipì in casa sarà l’ultima delle difficoltà di convivenza, quindi non li includo nemmeno nella questione.
Tra i tanti allevatori che abbiano un minimo voglia di fare le cose per bene, però, ci sono differenti metodi; ebbene, nella mia indagine ho rilevato che nella maggior parte dei casi i cuccioli che passavano i primi due mesi sempre sullo stesso substrato, in particolare se all’interno di casa, erano quelli che facevano maggiore difficoltà ad abituarsi a sporcare fuori.
Capita spesso per le razze da compagnia, ma capita in generale ai privati che hanno poco spazio a disposizione, o agli allevatori che tengono davvero ai propri cuccioli, al punto di non voler rischiare alcun tipo di contaminazione esterna fino al momento della vaccinazione del cucciolo (che però avviene intorno ai 55 giorni, quindi abbondantemente dopo il periodo che prenderemo in esame tra poco).
Insomma, è “colpa” dell’allevatore, è vero, ma questo nella maggior parte dei casi è una persona che ha curato e coccolato la cucciolata come pochi, quindi è in assoluta buona fede.
Però succede anche alle cucciolate un po’ meno coccolate, ad esempio quelle cresciute in box: magari correttamente seguite, socializzate, stimolate, ma piazzate per la maggior parte del tempo su un substrato tutto uguale, sia esso una superficie di cemento nuda, un pavimento piastrellato o una copertura di trucioli/segatura.

Veniamo ora al metodo “giusto”: qual è il modo migliore per preparare la cucciolata a cercare la toilette fuori casa?
Nella fase neonatale non serve a nulla porsi questo problema: la mamma si tiene i suoi piccoli stretti stretti nel box parto o nella cuccia, e a loro va bene così, anche perché di bisognini non se ne depositano granché; infatti i cuccioli non hanno ancora un’evacuazione autonoma, e la mamma le prime settimane li lecca sul pancino per stimolarli, ingurgitando tutto ciò che viene fuori (già, a noi farebbe schifo, e anche alla mamma piacere non fa, a giudicare dalla faccia che fa mentre manda giù, ma il suo istinto le dice di tenere pulito il più possibile per tenere i piccoli al sicuro da infezioni, parassitosi e predatori). In questa fase i cucciolotti strisciano a malapena e la loro massima aspirazione è stare più agglomerati possibile.
Verso i 25 giorni, però, i cuccioli hanno gli occhi aperti e sentono i suoni, ed iniziano a muovere i primi incerti passi in direzione opposta a quella della mamma. Mangiano già le prime pappine, quindi la mamma fa il gesto dell’ombrello all’allevatore e dice “puliscitele tu quelle”.
È la fase in cui i piccoli, istintivamente, fanno i bisognini dopo aver mosso qualche passo per allontanarsi, e senza più l’aiuto della mamma.

È qui che l’allevatore della cucciolata dovrebbe intervenire, rimuovendo le barriere che fino a poco tempo prima hanno impedito ai cuccioli di disperdersi: via il box parto o via la cuccia, si lascia a terra una coperta o un materassino sottile dal quale i piccoli siano in grado di fare agevolmente avanti e indietro.
C’è un unico senso che il cucciolo ha già ben sviluppato alla nascita, prima di tutti gli altri, ed è l’olfatto; in questa fase, come per il resto della vita del cane, è rimasto il suo senso più acuto, e lo guida costantemente nelle sue timide esplorazioni.
Questo significa che il cucciolo sta già imparando che c’è un posto che odora di mamma e fratellini che ha un’area ed un limite, e a un certo punto finisce. E pian piano, spontaneamente, cercherà di andare a sporcare proprio dove finisce.
Qui l’allevatore deve mostrare grande sensibilità, cominciando con il ricoprire di substrato “da bisognini” (giornali, traversine, trucioli…) dapprima tutta l’area intorno alla zona notte, poi, quando vede che i cuccioli cominciano ad allontanarsi sempre di più, riducendo gradualmente la zona bisognini ed allontanandola dalla tana.
Se si è fatto un buon lavoro rispettando i tempi di sviluppo dei piccoli, ben presto l’allevatore avrà un manipolo di botolotti rotolanti che, quasi sempre (sono pur sempre cuccioli, e qualche volta non fanno in tempo a capire che gli scappa) zompetteranno con orgoglio verso il substrato che hanno imparato essere la toilette.
A questo punto, la situazione migliore sarebbe quella in cui si ha una porta sempre aperta che dà su un giardinetto recintato, così che i cuccioli, crescendo, imparino ad uscire e cercare la nuda terra per l’espletamento delle proprie necessità; ma questo non sempre è possibile, poiché ci sono cucciolate invernali di razze che patiscono il freddo, o cucciolate nate in un garage sotto il livello del terreno, cucciolate che sono a rischio furto o mille altre opzioni, ed i cuccioli escono all’aria aperta solo in determinate fasce orarie.

Pazienza, anche senza l’ultimo passaggio i giochi sono pressoché fatti: il cucciolo che, fin dai primi passi, è stato abituato a cercare il luogo in cui sporcare allontanandosi dalla tana, mantiene poi crescendo questa tendenza, e sarà molto più propenso a seguire le indicazioni del neoproprietario sulle zone permesse e su quelle proibite; al contrario, il cucciolo lasciato in un ambiente tutto uguale, senza delimitazioni e libero di sporcare dove capita, sarà più propenso a tirar fuori quel che gli scappa nel momento in cui sente lo stimolo, perché così ha sempre fatto.
Se avete già un cucciolo per le mani, o avete già in mente l’allevatore dei vostri sogni e non cambiereste idea per nulla al mondo, mi auguro siate informati su come sia stata/sarà cresciuta la cucciolata, preparandovi di conseguenza: se si tratta di cuccioli non abituati a sporcare fuori dalla tana, non è un dramma; ci vorrà solo tanta pazienza, coerenza e perseveranza (non perdete la calma! Prima o poi ci arrivano tutti!).
Se i cuccioli sono stati già abituati, però, non credete nel miracolo: dovrete comunque aspettarvi delle pipì in casa e lavorare per insegnare le corrette abitudini al nuovo arrivato.
Se il cucciolo deve ancora arrivare, il mio consiglio è quello di dare peso, oltre ai mille altri dettagli che non elenco, non essendo questa la sede (però potete leggere qui come scegliere un buon allevatore) al modo in cui vengono abituati a sporcare i piccoli, specie se non siete molto tolleranti ai bisognini in casa.

Un’ultima raccomandazione: NO, ragazzi, i cuccioli “già abituati alla traversina” NON sono la soluzione alle vostre chiappe pesanti.
Il cucciolo va portato fuori a passeggio, deve sporcare dove dice madre natura, socializzare, scoprire il mondo, correre, giocare, rotolarsi nell’erba e sì, anche su qualche carogna di tanto in tanto.
L’abitudine alla traversina può essere comoda per cominciare (o per le emergenze), ma questa va tolta di mezzo nel più breve tempo possibile e sostituita da collare, guinzaglio, sacchetti, museruola e soprattutto dalle vostre ginniche gambine.

Post-raccomandazione: anche se l’ho già scritto tra le righe, lo ribadisco chiaramente: i cani NON sono matematica.
Troverete cuccioli cresciuti da cagnari in un metro quadrato, che poi non hanno mai fatto una pipì in casa, e cuccioli seguiti con tutte le accortezze che decoreranno casa per mesi. Il testo sopra redatto deve intendersi in linea generale, poiché la maggior parte delle volte (ma non sempre) può considerarsi attendibile.

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Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.