di FABIANA BUONCUORE – Capita spesso, e lascia spiazzati i proprietari dopo anni di convivenza serena: il cane anziano di casa, indipendentemente dal sesso, viene improvvisamente aggredito da uno o più cani conviventi più giovani.
In base al carattere dei soggetti può avvenire una semplice ritualizzazione, ma molto più frequentemente si arriva a veri e propri morsi portati a segno con forza, e la situazione peggiora ancora di più, fino a sfociare ad esiti fatali, specie se a partecipare all’aggressione sono più cani.

Cosa sta succedendo?
È presto detto: i cani non sono maligni, non possono esserlo per motivi etologici.
Però, purtroppo o per fortuna, sono ancora guidati da un forte istinto pratico, che ha come priorità il benessere del branco al fine della perpetuazione della specie.
Quando un cane anziano comincia ad essere infermo, perché affetto da patologie o anche solo perché percepito come tale dagli altri elementi del branco, può essere istintivamente rilevato come un potenziale danno collettivo.
Non è un comportamento che si presenta sempre, anzi, si sente di moltissimi casi in cui i cani di famiglia addirittura mostrano particolari attenzioni e cure nei confronti del vecchietto di casa; ma se scatta quell’istinto, i giovani hanno come obiettivo primario l’allontanamento dell’anziano dal gruppo e, qualora le azioni intraprese non andassero a buon fine (per forza di cose, dato che il cane anziano di casa è impossibilitato a lasciare il branco per motivi anche solo architettonici), talvolta si arriva all’eliminazione dell’elemento debole.

Ripeto, non c’è alcuna cattiveria in questo atteggiamento: il cane è semplicemente guidato dal proprio istinto, che in molti soggetti è ancora estremamente ancestrale.
Semplicemente una voce dentro di sé gli dice che un soggetto infermo può danneggiare l’intero branco (anche se “l’intero branco” fosse costituito da cane anziano e cane giovane), ed è un messaggio molto forte.
Quando i cani più giovani sono più d’uno, poi, peggio ancora se vi è una coppia maschio/femmina, possono aizzarsi a vicenda arrivando a peggiorare il danno in modo esponenziale.

Cosa fare, dunque, se possediamo un cane anziano ed uno o più giovani?

Innanzitutto, pare una banalità, ma è davvero importante essere al corrente di questa eventualità. Una corretta informazione è spesso il miglior metodo di prevenzione: ecco perché invito sempre al passaparola cinofilo (quello sano e basato su fonti attendibili però, non sui “me l’ha detto miocuggino”).
Quindi, primo passaggio: sapere che può succedere.
Magari non capiterà mai e sarà mille volte meglio così, ma se si possiede un cane anziano in convivenza con soggetti più giovani, va tenuto sempre a mente il peggior scenario possibile.
Meglio essere pessimisti disillusi che ottimisti disillusi. Non aspettiamoci dei “segnali” indicatori: a volte vengono manifestati i primi ringhi e mordicchiamenti che incalzano nel tempo, ma altrettanto spesso l’aggressione è improvvisa ed imprevista. Non fatevi cogliere impreparati.

Secondo passaggio: se si è in una situazione a rischio, non lasciare mai il cane anziano da solo con gli altri cani di casa.
Il kennel, questo sconosciuto: uno strumento il cui utilizzo è molto dibattuto, che può salvare la vita al cane in innumerevoli situazioni, fra cui le aggressioni domestiche.
Il nostro vecchiettino probabilmente non ha più lo stesso fabbisogno di movimento rispetto a un tempo, per cui prepariamogli un bel gabbione pieno di comfort con cuscinoni, acqua e tutto ciò di cui ha bisogno, e quando usciamo di casa facciamolo accomodare. Probabilmente il nostro cane anziano passerà il suo tempo a sonnecchiare tranquillo senza sentire l’esigenza di sgranchirsi, e sarà al sicuro fino al ritorno dei padroni.
Va benissimo anche una stanza intera, ma dobbiamo essere assolutamente certi che i cani non siano in grado di abbassare la maniglia della porta da soli (se siamo in dubbio meglio chiudere a chiave la stanza).
Se i cani vivono fuori sarà opportuno dividere gli spazi tramite box, recinti o soluzioni alternative (vecchietto in casa/garage e giovani fuori, ad esempio).

Terzo passaggio: vigilare su quel che i cani comunicano in nostra presenza.
L’aggressione può avvenire anche sotto il nostro sguardo, e, specie se abbiamo dei cani che tendono ad ignorare i nostri rimproveri, dobbiamo avere mille occhi ed essere pronti ad intervenire, e possibilmente iniziare a valutare di intraprendere un percorso rieducativo al fine di avere il più possibile la situazione sotto controllo. Se i cani giovani sono abituati che in presenza del padrone non deve volare una mosca, sarà molto meno probabile che agiscano in sua presenza.

Per finire, una raccomandazione: scordatevi di insegnare ai vostri cani a non fare questa “cosa brutta”.
L’istinto non si “disimpara”, quindi sarebbe quantomeno ingenuo sperare di risolvere la questione con una sgridata al primo attacco; ne arriveranno altri, finché lo scopo non sarà raggiunto.

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3 Commenti

  1. Non ero a conoscenza di questo istinto e mi rendo conto che abbiamo rischiato la tragedia avendo lasciata sola alcune volte la mia Border collie di 4 anni assieme alla malferma Welsh terrier di 16 anni dei miei genitori. Già in nostra presenza la mia BC aveva dato segni di impazienza con ringhi e morsi a vuoto nei confronti dell’anziana, ma mai avrei pensato a un vero pericolo. Dato che la vecchina sbanda e gironzola ininterottamente va a sbattere anche contro la BC e pensavamo che l’avesse in antipatia per questo. Ora non le lasceremo mai più sole e faremo molta attenzione anche quando saremo presenti. Grazie per tutta la conoscenza e l’esperienza che veicolate attraverso questo sito.

  2. Io ho sempre una nonnina per casa, da molti anni mi porto a casa dal canile un’anziana di 12 o 13 anni e cerco di farle passare il tempo che le rimane nel miglior modo possibile. Nel 2016 avevo Tina, 13 anni, 8 anni di rifugio alle spalle e tutto andava bene, finchè non mi sono trovata a dover recuperare in fretta e furia un Pastore della Ciarplanina dalla Bosnia per evitare che venisse soppresso. Cane meraviglioso purtroppo appena arrivato si aspettava che la vegliarda levasse le tende. Ho dovuto organizzarmi e tenerli separati per mesi. in passeggiata nessun problema ma quando ci si avvicinava a casa lui iniziava ad usare “lo sguardo”, Tina restava un po’ indietro e poi aspettava fuori dal cancello che il bosniaco venisse sistemato nella sua porzione di giardino prima di entrare in casa. Alla fine ci sono riuscita e Barney, complice anche un attacco da parte di un gruppo di mucche, ha messo Tina nella categoria animali da proteggere. Non è stato un periodo facile ma l’esperienza mi è servita.

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Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.