Penso con odio a quelle donne ultra‐performanti degli spot, che la mattina se ne stanno nei loro laboratori asettici, tutti bianco e acciaio, con i loro camici e gli occhialoni di plastica trasparente a proteggere i loro occhioni vivaci, mentre studiano sorridenti come eliminare il residuo 0,001% dei batteri dopo una passata di straccio con il loro disinfettante per pavimenti. Me le immagino, quando tornano a casa, talmente sicure del loro lavoro che servono gli omogeneizzati ai loro gemelli direttamente spalmandoli per terra, perché loro hanno sconfitto ogni forma di vita che non sia quella umana, con quel detergente.

Mi piace immaginare i loro visi se mai un giorno, rincasando dopo l’ennesima gratificante giornata di ricerca per la formula perfetta (perché quello 0,001% non le fa dormire la notte!), si trovassero davanti Duccio, aprendo la porta.
Ohhhh, ma non il Duccio di oggi, signori miei. No, no… Sarebbe troppo facile! Ci voglio collocare,nel loro moderno open‐space bianco, il Duccio di qualche mese fa, quello che ci ha pisciato in casa per tre mesi consecutivi, senza mai dare tregua al nostro pavimento e ai nostri nervi, come una goccia che scava sulla pietra…
Solo che invece di una goccia erano 2 litri per volta.

Perché tutto questo astio per la povera intraprendente ricercatrice dell’industria dei lavapavimenti? È ovvio: perché si diventa cattivi, anche aggressivi, quando si è frustrati.
E io frustrata lo sono stata tanto, nella gestione della pipì del nostro beniamino (una nota per il futuro: ogni volta che leggerete “beniamino”, pensate per favore “fetido ammasso di pulci”).
Anche qui, come in ogni altro aspetto che riguarda il nostro maremmusky, ho capito solo in seguito di aver sottovalutato il problema.
Se la mia ingenuità fosse in forma liquida e la misurassimo in un contenitore forse potrebbe battere in quantità tutta la pipì che ho pulito dentro casa.
Questa volta, però, mi sento di dire a mia discolpa che, evidentemente, sono stata fortunata con tutti i cani che ho avuto precedentemente. Diciamo che, fino all’arrivo di Duccio, avevo vinto una specie di lotteria delle urine il cui primo premio è limitarsi a pulire sì e no 10 pipì e una cacca per i nuovi cani introdotti in casa.
È anche vero che Duccio è stato il mio primo cucciolo, e che tutti gli altri cani che a un certo punto sono entrati nella mia vita avevano almeno un anno, e i rari incidenti di percorso li ho potuti correggere velocemente e senza troppe storie.
Per fortuna ci pensa sempre lui, il nostro beniamino, ad abbassare la media verso la negatività.

Anche in questo frangente una delle prime cose che ho fatto, arrivato il nostro beniamino, è stata andare a consultare l’articolo di turno su Ti Presento il Cane. Non avevo assolutamente intenzione di abituare Duccio alle traversine, non volevo dargli un’opzione in casa, volevo che capisse che categoricamente, qualunque cosa ti scappi, se sei dentro, esci e te ne vai a farla in giardino (prima che si inneschino situazioni imbarazzanti: questo vale solo per i cani, per gli ospiti ho eventualmente un bagno).
Valeria ci spiega che, beccando il cane in procinto di farla, va detto un secco “NO!” e portato immediatamente fuori.
Senza dare troppo peso al fatto che fosse stata depositata una sacher torte in mezzo alla sala, pulendo di nascosto quando il cane non ci avesse visto. Va bene, si può fare.

Quanti giorni servono? Valeria parla di una settimana, 10 giorni.
Ok, ma io non sono Valeria, me lo sogno di avere un millesimo delle sue competenze e conoscenze cinofile.
E Duccio, dalle origini misteriose, si sogna di essere equilibrato come uno dei suoi cani… sarà pure che è mezzo pastore maremmano, ma c’ha la testa in teak.
Benissimo, non saranno 10 giorni. Facciamo 14? Facciamo 3 settimane?
Vi ho mai parlato della mia ingenuità?
Anche in questo caso, come è avvenuto per le fasi di accettazione di Arale, si potrebbero riassumere una serie di momenti ben definiti che hanno caratterizzato il nostro percorso verso dei pavimenti asciutti:

1) la bonaria comprensione
In modalità monaco tibetano, salutavo tutte le pipì e le cacche indesiderate con larghi sorrisi e ammiccanti inchini, rivolgendo benedizioni e gesti di amicizia nei confronti del nostro beniamino, non prima di aver disinfettato, sterilizzato con il vapore e deodorato il pavimento coinvolto nel rilascio delle deiezioni.
Il piccolo Duccio era appena arrivato in casa, pesava 5,5 kg, il quantitativo stimato di urine è quello contenuto in un bicchierino da caffè (80 ml);

2) la collaborativa praticità:
Ci stiamo attrezzando: sono andata al supermercato, ho rotoloni e disinfettante profumato dislocati in più punti di casa.
Arriva la pipì? Prrrronti! A scelta tra pino silvestre, lavanda, limoni gialli di Sicilia o pungitopo selvatico del Punjab, una passata e via!
Duccio pesa quasi 8 kg, quantitativo stimato: flute da champagne (220 ml);

3) la tentennante perseveranza:
Nonostante Duccio sia un sorvegliato speciale, venga spesso accompagnato in giardino, venga cronometrato tra una pipì e l’altra, Emiliano si alzi di notte al suo primo movimento, correndo col cucciolo sottobraccio per lanciarlo in giardino manco fosse un pallone da rugby, gli episodi si moltiplicano.
Quando lo lasci in casa da solo sai già che troverai uno stagno al tuo rientro, ma quando sei in casa non è che le cose vadano meglio.
Inizi a sospettare che te lo faccia apposta, inizi a vacillare…
Duccio pesa 15 kg, quantitativo stimato: caraffa da osteria (1000 ml);

4) la crisi nera
Ormai ne sei convinta: Duccio ha capito che non si fa pipì in casa, e lo fa apposta. Si va sul personale. Ti odia, e non sai perché.
Lo sgridi anche se sai che non dovresti, sei tentata di spalmargli il naso nella pipì anche se sai che il primo comandamento della gestione delle deiezioni canine recita proprio “non intingere il naso del cane nei suoi bisogni”, hai una depressione post partum manco lo avessi partorito tu quel fetido ammasso di pulci… e delle volte trovi dei quantitativi talmente esagerati di cacca e pipì che inizi a guardare con sospetto anche i vicini.
Unico aspetto positivo: l’area di rilascio delle deiezioni è sempre più circoscritta, e sempre più vicina alla porta di casa.
Duccio pesa 20 kg, quantitativo stimato: annaffiatoio medio (6000 ml).

5) la scarica finale
Duccio ha ormai capito che i bisogni si fanno solo fuori, e mette in pratica le nozioni acquisite con efficiente coscienziosità. Ciò non toglie che voglia chiudere in grande stile questa fase importante della sua vita.
E così, quando ormai abbiamo cantato vittoria e non ci sono più episodi da quasi due settimane, il nostro beniamino viene afflitto da una brutta gastroenterite, probabilmente scatenata dall’ingestione di una pianta tossica. Lo lasciamo in casa a dormire tranquillo, lo troviamo dopo 4 ore in uno scenario di guerra.
Non voglio scendere nei dettagli, vi dirò solo che quello che ho visto mi farà pensare per sempre alla scarica finale di uno spettacolo pirotecnico, quando in chiusura si scatenano i fuochi più belli, più rumorosi, più eclatanti.
Duccio pesa 23 kg, quantitativo stimato: minivan (2 metri cubi).

Ci sono alcune cose, avvenute in questo periodo cataclismatico, di cui non vado fiera. Ve ne elencherò qualcuna di getto, fra le prime che mi vengono in mente:
1) l’aver guardato con bramosia un carrello porta‐saponi nel reparto detergenti al supermercato;


2) l’aver pensato di disidratare volontariamente Duccio, affinché producesse meno pipì;


3) l’essermi alzata nel cuore della notte, e, a seguito dell’ennesimo rinvenimento della pozza in giro per casa, aver transennato tutto con la scottex per poi tornare a dormire, affibbiando in sostanza il problema alla Paola del futuro (scusami ancora, Paola del futuro);
4) l’aver fermato degli sconosciuti proprietari di cuccioli solo per estrapolare attraverso una serie di subdole domande dei dati per una personalissima ed infondata statistica che mi avrebbe aiutato a capire per quanto tempo sarebbe andata avanti.
Questo fatto in particolare si è ripetuto ad ogni sacrosanta puppy class che abbiamo frequentato: mentre Duccio aggrediva e mortificava gli altri cuccioli, io mi aggiravo fra i proprietari formulando domande marzulliane (“pipì in casa o casa in pipì?”).

Concludo specificando che, con questo agghiacciante report, non voglio spaventare nessuno… piuttosto vorrei dare speranza a chi sta affrontando il problema delle deiezioni in casa del proprio personalissimo beniamino.
Considerate due cose importanti:
1) Se vi state lamentando del vostro volpino che ha fatto pipì in sala, ricordatevi che da qualche parte c’è sempre qualcuno con un cane più grosso del vostro che sta affrontando lo stesso problema. Mentre stringete lo spazzolone fra le mani, rivolgetegli un ghigno e consideratevi fortunati.
Mi ha aiutato molto, in questa fase, pensare ai proprietari di alani.
Per i proprietari di alani: eh niente, potevate pensarci prima.
2) Se ce l’abbiamo fatta noi, ce la potete fare tutti. Non disperate, applicate le regole auree con perseveranza: il vostro cane un giorno, senza un apparente motivo, si sveglierà migliore e se la pianterà di allagarvi casa.
Nel frattempo: vi porto nel cuore.