di CLAUDIO CAZZANIGA – Oggi voglio scrivere di una persona che purtroppo non c’e’ più.
Si chiama, si chiamava Tarcisio Galbusera, classe ’56, viveva a Bulciago, un paesino del Lecchese di cui sono originario anche io.
Quarto di 5 fratelli, non molto alto, occhi marroni, capellli – pochi – castani, fisico asciutto e battuta sempre pronta. Separato da una vita, una figlia che fin dalla separazione ha scelto di stare con il papà. Un “nickname” in paese. come tutti quelli che abitano in piccoli borghi… per tutti era “Ciss”.
Per me e Tommaso (mio figlio) era “Tarcibaldo”.
Una vita di sacrifici quella di Tarcisio, operaio e gran lavoratore. Non meno di dieci ore al giorno in settimana, mezza giornata il sabato (per un anno circa abbiamo lavorato nella stessa fabbrica, a suon di caffè e prese in giro in mensa), spesso e volentieri piccoli lavoretti da imbianchino quando c’era tempo, o al fianco di uno dei fratelli che si occupa di pavimenti plastici e moquette.

Grande appassionato di sport fin da ragazzino mostra una propensione alla bicicletta. Avrebbe (forse) potuto sfondare, ma l’esigenza di lavorare lo ha portato fin da giovane in fabbrica. La passione per lo sport, però, lo ha accompagnato per tutta la vita.
In inverno sci, corsa a piedi e tanta piscina; in estate bici, corsa e nuotate al lago, ma nuotate di quelle serie, ore da solo nei laghi. E la sera, la sua grande passione era il ballo. Liscio.
Perchè vi parlo di Tarcisio? Perchè a modo suo, inconsapevolmente forse, è stato uno dei primi figuranti da lavoro in acqua… senza neanche saperlo! E mi spiego.
“Tarcibaldo” negli anni ’90 seguiva un giovane Claudio Cazzaniga che iniziava a muoversi nel mondo del lavoro in acqua. Era entusiasta di aiutarmi, di venire con me in acqua a farsi salvare mentre io addestravo i miei primi cani. Iniziammo quasi per scherzo, sicuramente per gioco e divertimento, io avevo un incrocio tra due pastori di nome Tata, frequentavo la SICS a Sarnico ed in settimana ci allenavamo in un piccolo lago della brianza.
Ogni qual volta mi saltava fuori la possibilità di partecipare ad una gara o di mettere in piedi una dimostrazione Tarcisio con il suo solito entusiasmo e la sua voglia di fare in costumino ed a piedi nudi si buttava in acqua – senza muta – ed io e la mia Tata si andava a recuperarlo.
Usciva dall’acqua pieno di zampate che sembrava fustigato, ma sempre con il sorriso sulle labbra e sempre pronto e ributtarsi in acqua.

Gran bei ricordi… la gente che si fermava a bordo lago a guardarci ed ogni qual volta Tata arrivava a riva con Tarcisio attaccato… grandi applausi. Venne con me anche nel 2000 quando collaboravo con un gruppo del Piemonte ed organizzammo un’esercizazione di salvataggio con la Capitaneria di porto di Savona, ad Albissola, grazie all’interessamento del giornalista Emilio Nessi (ahimè, anche lui scomparso).
Io alla mia prima esperienza di quel genere, il mio cane uno dei primi meticci imbarcato ufficialmente su un mezzo della Capitaneria di porto e Lui, Tarcisio in acqua a fare il figurante in difficoltà.
Una grande emozione per tutti e due.
Due stronzi partiti da Bulciago senza arte né parte, ma con tanta voglia di divertirci, imbarcati ufficialmente su una motovedetta della capitaneria di porto e ripresi da una TV nazionale… anzi. due, perché pochi minuti prima dell’inizio dell esercitazione si presentò in spiaggia Alberto Pastanella, (allora) giovane giornalista del TG5 di Genova che lesse sull’edizione del giorno del “Secolo XIX” dell’evento, seguì tutta l’esercitazione e nell’edizione del TG5 delle 13,30 mandò tutto in onda… ed eravamo persino nei titoli del sommario!
Che giornata per me e Tarcibaldo.
E la cosa incredibile è che Vi posso mostrare anche il video.


Mesi dopo “Topolino”. il noto giornalino a fumetti per ragazzi, riprese la sequenza fotografica dell’esercitazione e ne fece quattro pagine dedicata ai ragazzi… ancora le conservo.

Anni ’90… niente internet, niente Facebook…
Con Tarcisio abbiamo lavorato tanto insieme, mi ha aiutato a preparare quattro gradi di lavoro dei brevetti del Club Italiano del Terranova, i primi brevetti Francesi, un paio di edizioni della Coppa Ursa e moltre altre ancora.
Ma la vita si sa, è strana e non guarda in faccia nessuno.
Nel 2012, seguendo la sua passione sportiva Tarcisio partecipava ad una corsa campestre amatoriale, e in mezzo ad un bosco, molto distante dalla strada principale; qualcosa nella sua testa si è spento e lui ha perso conoscenza.
I soccorritori intervenuti con l’elicottero hanno fatto il massimo per rianimarlo, ma purtroppo la sua vita è continuata inchiodata ad un letto di ospedale senza mai più riprendere conoscenza.
Fino a ieri.
Io non ho mai avuto la forza di andare a trovarlo dopo il malore, sapevo che non era più il Tarcibaldo che conoscevo e ho preferito mantenere in me il ricordo del ragazzo sorridente ed allegro di quando ci allenavamo insieme.
Ciao, Tarcibaldo, saluta la mia Tata… ci mancherai.