martedì 22 Settembre 2020

La scuola cinofila SAER e il metodo naturale

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Sono passati quasi due anni da quando l’assemblea regionale Soccorso Alpino Emilia Romagna (SAER) si è espressa a favore della nascita della scuola cinofila SAER.
L’allora presidente del servizio regionale, Righi Danilo e l’allora vicedelegato Galeazzi Claudia, (vicepresidente attuale) insieme a Zanoli Luca, portatore di un prezioso curriculum da fondatore, ex direttore ed istruttore della scuola nazionale UCRS del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), hanno fortemente voluto e creato questa scuola.

La scienza cinofila è in continua evoluzione come la comunità di cui fa parte, di conseguenza anche la cinofilia da soccorso subisce costanti trasformazioni in diretto rapporto alle esigenze “sociali” dell’ambiente in cui opera.
Essendo ormai diffusa la consapevolezza che le peculiarità territoriali specifiche non possano trovare adeguata attenzione in un sistema formativo centralizzato, il SAER ha ritenuto essenziale territorializzare la formazione cinofila e far partire una scuola in regione dove i volontari cinofili possano essere addestrati, seguiti e formati proprio negli stessi scenari operativi là dove sono poi effettivamente chiamati ad intervenire con i loro colleghi tecnici .
Il SAER non ha inteso pretendere che una struttura didattica nazionale si facesse carico di tutte le specifiche ed anche spicciole esigenze formative-operative territoriali della realtà cinofila regionale e si è fatto parte attiva per far sì che tali esigenze non si perdessero in una pianificazione formativa monodimensionale, elaborata a distanza.
E poichè l’Italia è larga ed alpina, ma anche lunga ed appenninica, la lontananza tra formatori e formati, soprattutto nell’ambito cinofilo, è evidente fautrice di uniformazione e generalizzazione che aumenta il margine d’errore.

Avere un corpo docente radicato nel territorio, conoscitore dell’ambiente e delle sue necessità consente all’allievo di ricevere la formazione specifica funzionale a quanto effettivamente sarà chiamato a fare.
Per questo motivo durante la fondazione, costituzione e strutturazione della scuola SAER durata due anni, è stato organizzato il primo corso Istruttori regionali UC che ha consentito la formazione di due nuovi istruttori, che unendosi all’attuale corpo docente formano una squadra di formatori, conoscitori del territorio e delle sue esigenze.
La scuola organizza la preparazione degli allievi in corsi mensili, di più giornate ciascuno, durante i quali fin dall’inizio viene svolta la formazione in ambiente dove cane e conduttore hanno la possibilità di crescere assieme, adeguando tale crescita al territorio.

Poichè l’evoluzione del metodo scientifico entra sempre nel futuro “a ritroso”, il sistema formativo adottato è il METODO NATURALE, già verificato, discusso e teorizzato anni fa da Luca Zanoli e dalla dott.ssa Veleria Rossi (recentemente venuta a mancare) e di cui già si era parlato su queste pagine.
Le parole del suo teorico Luca Zanoli:

“È un metodo NON coercitivo, che avvicina, “obbliga” uomo e cane a lavorare in sintonia, obbliga l’uomo a leggere il cane ed il cane a capire il suo capobranco. Questo metodo unisce il binomio e crea le basi per una corretta formazione specifica (ricerca in superficie e/o valanga), senza coercizioni, lasciando la testa del cane aperta, facendo diventare il conduttore un CINOFILO e non un ammaestratore. Per addestrare un cane alla ricerca, soprattutto in ambiente montano, ci vuole tempo, determinazione e coerenza ed una giusta dose di fantasia. I nostri non sono cani da competizione agonistica, addestrati dentro uno schema, l’ambiente nel quale lavoriamo non ce lo permette; quando si opera in missioni di soccorso, ci si trova davanti ad una tale diversità bio-morfologica, climatica e ad un’infinità di stimoli esterni che, nei cani addestrati in rigidi schemi, andrebbero ad inibire le loro qualità e capacità naturali.
Vogliamo evitare quel tipo di addestramento che spinge i cani ad agire solo per una motivazione negativa, scientificamente spiegata con il termine impulso ad evitare e che crea potenziali grandi difficoltà di gestione, con reazioni comportamentali indesiderate di fronte alle varianti situazionali ed ambientali della ricerca, che oltre al cane disorientano anche il conduttore.
La corretta esecuzione degli esercizi attraverso lo “sfruttamento” delle qualità naturali ed innate del cane ha effetto di intensificare la motivazione positiva di tutto il binomio.

Il metodo naturale si propone di assemblare i principi dell’etologia con quelli della psicologia animale (insight, impregnazione, ecc), quindi logicamente tutto è condizionato dalla razza del cane, dal carattere, dalla prima gestione nell’allevamento. La formazione cinofila attuata nella scuola si scompone in attività sui campi nei vari ambiti morfologici ed in lezioni teoriche di veterinaria, pronto soccorso, comportamentismo, cartografia, etologia.
Inoltre visto che il binomio opera in ambiente montano, sia invernale che estivo, oltre alla preparazione del cane è data particolare attenzione alla formazione tecnica del conduttore che deve conoscere le fondamentali manovre alpinistiche sia personali che di squadra. Insegniamo ai conduttori a gestire il cane in sicurezza ed in autonomia, con la specifica attrezzatura tecnica, nella movimentazione in ambiente impervio, nell’utilizzo di vettori aerei, degli impianti funicolari, fuoristrada, con prove di calata e verricello dall’elicottero; in poche parole là dove opera il conduttore deve operare anche il cane.
Per questo motivo per evitare situazioni di stress cerchiamo di formare e selezionare binomi con doti caratteriali e fisiche adeguate, capaci di sopportare la lunga preparazione, l’addestramento per raggiungere il traguardo dell’operatività, che a sua volta è un punto di partenza.
Se il binomio non è completo, affiatato, sarà difficile raggiungere il traguardo, il conduttore può essere un grande alpinista ma se il cane caratterialmente e/o fisicamente è inadeguato, oppure viceversa cane predisposto e conduttore carente, il binomio non è completo e non potrà essere operativo.

Quello che dico sempre ai possibili soccorritori cinofili che è fondamentale scegliere un cane in base alle proprie caratteristiche. Grigioni, Border, Labrador, Golden, Malinois, tutti belli e bravi… ma chi sa guidare la macchina giusta? Alle volte si pensa che avere un cane con un forte carattere-tempra, etc. permetta di velocizzare il raggiungimento del brevetto di operatività: con la mia esperienza ho visto scarsi risultati da queste situazioni e molte rinunce, troppe persone acquistano cani di linee da lavoro eccezionali, tempra dura, temperamento vivacissimo, etc. pensando di facilitare ed accorciare i tempi formativi… ma non è così semplice, spesso queste situazioni sfociano in un cattivo rapporto cane-conduttore, in conflittualità nella convivenza quotidiana, in frustrazioni nel lavoro cinofilo ed anche nell’abbondano dell’attività.
Questa scuola punta molto sulla socializzazione infra ed interspecifica, sul rapporto fra uomo e cane, si cerca di capire il carattere del cane e del conduttore, mettendoli in condizione di dialogare tra loro senza metodiche coercitive e senza adescamenti o tecniche sportive, questo soprattutto per i primi 6 mesi di vita del cucciolo, dove il contatto, la manipolazione, la voce, i primi comandi, la socializzazione, assieme all’ambiente ed al lavoro, saranno fondamentali per il futuro addestramento specifico, lasciando la testa dei cuccioli “aperta” e senza paure. Questo non significa che siamo contrari ad altre tecniche addestrative, ma siamo convinti che i primi 6 mesi di vita del cane impostati non alla ricerca della precisione ma alla costruzione di un rapporto sincero, coerente e di fiducia con il conduttore siano la BASE per impostare un binomio cinofilo operativo. Noi vogliamo questo.”

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1 commento

  1. Grazie per questo interessante articolo, belli gli spunti su un ambito cinofilo che mi ha sempre affascinato.
    Dove posso seguire in qualche modo gli sviluppi delle vostre attività?

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