domenica 5 Luglio 2020

Ti presento… gli IAA – La comunicazione non verbale tra cane e uomo

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Laura Cibeca
Nata a Perugia il 25 Marzo 1975 ha iniziato fin da piccola ha frequentare i campi di addestramento per cani. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, frequenta un corso per operatori di pet therapy e certifica con la Delta Society l’american staffordshire terrier “Artù” che per 3 anni sarà il suo socio in tutti i progetti di pet therapy in Umbria. Successivamente frequenta il Master per coordinatore e conduttore di progetti di Attività e Terapie Assistite con l’Ausilio di Animali presso le facoltà di Veterinaria e Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia. Dal 2005 ad oggi ha elaborato e realizzato numerosi progetti di IAA in diversi contesti: residenze protette per anziani, centri diurni per malati di Alzheimer, centri diurni per ragazzi con sindrome autistica, scuole, asili e dal 2013 è presente con il Pastore Australiano “Kalì” presso l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Attualmente è Istruttore Cinofilo APNEC e CSEN, Delegato Regionale APNOCS (Associazione Nazionale Professionale Operatori Cinofili per scopi Sociali). Coadiutore del cane, Responsabile e Referente di Intervento in Educazione Assistita con gli Animali (idonea presso il Ministero della Salute – Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie). Presidente dal 2013 dell’ASD Speed Dog Perugia. Ha scritto diversi articoli sulla pet therapy e sul rapporto bambini – cani, due libri ed è docente in diversi corsi per coadiutore del cane. Fermamente convinta che l’educatore cinofilo debba essere innanzitutto un aiuto e un supporto per ritrovare e/o rafforzare il rapporto tra il cane e il proprio compagno umano. La vita con un amico a quattro zampe è un arricchimento per tutti.

di LAURA CIBECA – La comunicazione dei cani è composta in piccola parte da quella vocale (abbaio, ululato, guaiti…) e in gran parte da quella corporea (posizione della testa, delle orecchie, della bocca, della coda ecc…). Questo tipo di linguaggio viene utilizzato sia fra cani e che con l’uomo.
Abbiamo già parlato in articoli precedenti dell’importanza per un coadiutore del cane in IAA conoscere in maniera approfondita l’amico a quattro zampe, proprio perché è il corpo del cane a dirci cosa ci sta dicendo l’animale in un determinato momento e davanti ad una determinata situazione.

Questo è fondamentale nel momento in cui stiamo facendo un incontro di IAA sia che sia un’attività sia che si tratti di una terapia.
Il cane riesce ad arrivare a comunicare stati d’animo e stimolare sensazioni e reazioni anche nei pazienti più gravi.
Nel caso per esempio di un progetto dove gli utenti sono affetti da disturbi di tipo mentale e con pochissima capacità di articolare parole e frasi di senso compiuto, intervenire con il cane è di estremo aiuto per stabilire un contatto che permetta allo specialista di “trattare” il paziente.
Lo sguardo diretto del cane, la richiesta con l’inchino al gioco di fare qualcosa insieme, la respirazione affrettata dell’animale ansioso di giocare, sono la chiave per stimolare persone apatiche e sotto l’effetto di farmaci, che spesso portano sonnolenza e scarsa capacità di interagire.
Ci sono cani sicuramente più portati per genetica ed esperienze a comunicare in maniera chiara e aperta i propri stati d’animo. E’ sempre da ricercare per la buona riuscita di questi progetti cani dallo sguardo “franco” e aperto; cani che cercano l’uomo per un semplice contatto fisico o per giocare.

Abbiamo già parlato di quanto la selezione genetica e l’ambiente di crescita del cane siano importanti per avere un adulto equilibrato ed affidabile. Parte della comunicazione nei cani, come nelle persone, è innata ma è l’ambiente, con gli stimoli che esso offre all’animale, ad aumentare ed affinare il tutto.
Le razze selezionate per lavorare con l’uomo sono sicuramente le più avvantaggiate rispetto a razze più primitive e spesso schive con gli esseri umani.
Un cucciolo che cresce in un contesto familiare sano imparerà presto che lo sguardo del proprio compagno umano e degli altri non è una minaccia ma, anzi, lo sguardo diretto è un modo per chiedere e ricevere attenzioni e cure.
Ricordiamo a chi voglia avvicinarsi al mondo degli IAA come coadiutore del cane che non si può ottenere tutto ciò crescendo un cane in un giardino o in un terreno e facendo solo qualche lezione di educazione.
Il cucciolo deve vivere fin da subito a contatto con la propria famiglia umana, deve partecipare alla vita di tutti i giorni e conoscere benissimo l’ambiente in tutti i suoi aspetti.
Un cane abituato al branco umano e all’ambiente di vita urbano, ricco di stimoli positivi, sarà un animale gioioso e pronto a cercare l’uomo anche se quest’ultimo non può parlare o chiedere direttamente al cane un comando o un’attività specifica.

Il successo di una seduta con persone con problemi psichiatrici, per esempio, dipende molto da quanto il cane riesca ad “attirare” in qualche modo l’attenzione dell’utente e farlo collaborare in una qualche attività, che a volte, può essere semplicemente una carezza o uno sguardo amichevole.
Nel caso di persone fortemente depresse è molto importante coinvolgere cani non eccessivamente attivi ma amanti delle carezze.
Ci sono esperienze molto positive con cani di taglia medio-piccola che essendo leggeri, le persone spesso amano tenere in braccio per accarezzarli mentre raccontano la loro storia o le loro problematiche allo specialista.

La presenza, il calore e il contatto diretto con il cane sono la chiave per aprire menti e aiutare persone sofferenti a comunicarlo al resto del mondo. Sarà poi compito dello specialista di turno utilizzare questa apertura nel modo migliore possibile per il paziente.
Ricordiamo sempre che gli IAA sono sempre un supporto ai trattamenti medici di qualunque tipo e non sostituiscono certamente questi ultimi: gli IAA sono utilissimi quando sostengono e collaborano con le equipe mediche.

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