Questo articolo è uno spudorato uso privato di mezzo pubblico, poiché è principalmente dedicato a Fabiana.
Se non vi interessano le faccende di “casa Beltrame-Buoncuore”, vi ho avvisato per tempo dandovi la possibilità di fuggire.
Chi proseguirà nella lettura lo faccia conscio del fatto che di cani stavolta, stranamente, quasi non parlerò.

Tre anni.
Tre anni e un giorno, in realtà, perchè il terzo anniversario del nostro matrimonio plantigrado è stato ieri, ma non stiamo a guardare il capello (soprattutto io, che di capelli è meglio non parli).
Tre anni di matrimonio ma in totale cinque anni e mezzo insieme, e che decisamente non posso dire siano stati monotoni: non ci siamo fatti mancare nemmeno la pandemia, non propriamente una roba che capita spesso!
Certo, ne avremmo fatto volentieri a meno, come avremmo fatto volentieri a meno di tanti, troppi eventi tristi vissuti in questi anni, ma che in gran parte sono stati superati e surclassati dalle numerose gioie ed emozioni. Qui il posto d’onore ovviamente va alla creatura più morbidina sulla faccia della terra: nostra figlia Giada.

Certo, ora che è nei famosi terribili due anni spesso più che morbidina è dannatamente irritante e quando già prova a prenderci per i fondelli (riuscendoci con discreto successo) mi fa guardare al futuro con leggerissima preoccupazione, ma poi penso che tutto sommato abbiamo cresciuto un essere molto più irritante, con molta meno capacità di comprendonio di Giada e privo del fascino e della faccia di tolla accattivante con cui la bimba riesce a farsi perdonare (quasi) tutto, e penso che se abbiamo sopportato – e tuttora sopportiamo – lui, la crescita di Giada non potrà essere poi così traumatica.
Sì, ovviamente sto parlando di Aladino, il nostro punto di riferimento verso il basso per più o meno tutto, quello a cui viene da pensare quando le cose vanno proprio tanto male, perchè ti puoi sempre tirar su di morale pensando “Dai, almeno non sono Aladino”.
Sì, ammetto che anche una volta pensato che “poteva andare peggio, potevi essere Aladino”, permane comunque un sottofondo di profonda ansia quando penso che Giada possa crescere come la mamma e quindi trovarmi un’altra te con cui avere a che fare, con in più l’aggravante tra un po’ di anni di quella brutta malattia chiamata adolescenza… però poi mi accorgo che non è un pensiero corretto: Giada dimostra di aver preso benissimo anche i miei, di difetti.
Se non finirò in manicomio prima, sarà divertente vederla crescere e scoprire come riuscirà a mixare in maniera probabilmente devastante le poche cose che non amo di te e tutto ciò che odio di me.

Ma tralasciando l’ansia per il futuro e tornando al presente, che dire di questi 3 anni da sposini?
Intanto che forse è ora di fare l’album di matrimonio, se non vogliamo finire come i tuoi genitori, con tua mamma che ha incollato le foto dell’album quando era ormai prossimo per loro il quarantesimo, di anniversario, e se non vogliamo sentirci dire ancora ogni tre per due “non avete nemmeno fatto l’album!”.
Sì, come tutte le volte adesso dico sìììstampiamolefotofacciamolalbum e poi non lo faremo (del resto me lo dici sempre, che procrastino), ma devo salvaguardare l’immagine per quando tua mamma leggerà questo articolo (ciao Lina!!!).

Io credo che il reale motivo per cui nessuno dei due vuole effettivamente avere un album cartaceo è evitare che i posteri vedano le foto stupidissime di quel 1 Aprile 2017, roba per cui probabilmente Simone Pileci, l’amico fotografo che ha avuto l’ingrato compito di immortalare il giorno del nostro “sì”, ha ancora gli incubi (è comunque riuscito a fare un bellissimo lavoro nonostante avesse a che fare con due malati di mente: onore al merito!).
O forse, è solo che siamo pigri: in fondo restiamo sempre due orsi!

Sì, stavamo provando a imitare gli orsi del quadro.
Sì, quel quadro dal giorno dopo il matrimonio ha avuto il posto d’onore a casa nostra.
Esempio di foto per cui Giada potrebbe chiedere l’emancipazione tra un po’ di anni

Poi, beh, decisamente si può dire che sono stati anni pieni di emozioni, ma questo sia prima che dopo il matrimonio e con esperienze sia negative che positive: tra il 2016 e il 2017 ho perso mia mamma e poi mio papà (a illuminare la fine 2017 è poi arrivata Giada, che proprio in memoria della nonna paterna porta Valeria come secondo nome), quest’anno abbiamo rischiato di perdere tuo papà che ha inaugurato il 2020 con un arresto cardiaco che lo ha tenuto due mesi in ospedale… ma almeno ha anche avuto, oltre all’ottima idea di sopravvivere, anche un ottimo tempismo uscendo dall’ospedale pochi giorni prima dell’inizio della quarantena.
Anche con gli animali abbiamo avuto tanti addii (Rebecca, Lev, Piccolo Principe, Bisturi, Titù) e tanti ritorni e nuovi arrivi (Medusa, Samba, Destiny, Aladino, Pasticcino, la cucciolata di Samba, Falco), giusto per citare solo cani e gatti; un numero e una varietà di esperienze così molte persone li vivono in un arco di tempo decisamente maggiore… ma a quanto pare è nel nostro destino accelerare i tempi e racchiudere tante cose in pochi anni, e in fondo anche noi ci mettiamo del nostro se in nemmeno 6 anni ci siamo conosciuti, fidanzati, siamo andati a convivere, ci siamo sposati, abbiamo dato alla luce una bimba.
Stiamo quantomeno evitando di accelerare o anticipare la famosa crisi del settimo anno: certo, ogni tanto ci mandiamo sonoramente a quel paese… ma tutto sommato anche a 5 anni e più di distanza funziona ancora come avevi raffigurato in questo tuo disegno del 2014, e non so come la veda tu ma io lo trovo un ottimo segnale che tra noi ci sia ancora una discreta alchimia.

Qualsiasi siano però le emozioni, i problemi e le vicende da affrontare, è ormai qualcosa che affrontiamo insieme.
Ed è un “insieme” che fa tutta la differenza del mondo, perchè ci sono esperienze che affrontate da soli sono macigni e ti schiacciano con il loro peso, ma con la persona giusta al tuo fianco diventano se non proprio polvere, “solo” grosse pietre che pian piano si spossono spostare a bordo strada.
Non posso certo dire che il matrimonio abbia stravolto le nostre vite: certo, ora ti chiamo moglie e non più fidanzata, ma convivevamo già da quasi un anno, avevamo già assodato di essere stupidi in maniera tutto sommato compatibile, che sarebbe arrivato un figlio già lo sapevamo il giorno del matrimonio (la maggior parte degli invitati invece no:si aspettavano un pesce d’Aprile, invece c’era la sorpresa come nell’uovo di Pasqua)… insomma, è difficile considerare quel giorno una rivoluzione.

La vera rivoluzione è stata conoscerti, scoprirti, innamorarmi di te.
Poco più di quattro anni fa, quando eravamo ancora “solo” fidanzati e quando ancora dovevamo percorrere un sacco di strada insieme, scrivevo queste parole:

Insomma, avete presente quel tipo che vi fa imbestialire mille volte al giorno, che vi fa pensare “ma chi me l’ha fatto fare”, che vi fa ammattire perchè ne combina di tutti i colori e vi mette continuamente alla prova…ma che alla fine non potete fare a meno di amare? Ecco. Credo che tutto questo fosse Rebecca, per Fabiana.
Ed è quello che Fabiana è per me.

Oggi tu sei ancora tutto questo, e sei anche molto di più.
Non solo perchè sei diventata mia moglie, o la mamma di nostra figlia, ma perchè sei la persona che ha reso possibile trasformare dei potenziali macigni in sassolini, sei la persona che prova a rendermi migliore nonostante la mia coggiutaggine nel non volerlo essere, sei la persona che sopporta i miei difetti senza cercare nemmeno troppo di cambiarli… insomma, sei la miglior persona che potessi sperare di avere al mio fianco nella vita.
Ti amo, e ti amerò ancora per tanti anniversari; ovviamente continuerò a incavolarmi con te, a farti incavolare, a non darti ragione in tante occasion in cui magari ragione in realtà ce l’hai, a essere scontroso e irritante, a dire che Giada “è tutta sua madre” quando mi fa ammattire, insomma a fare tutto quello che la vita di coppia e il mio essere una testa di cavolo comportano.
Ma anche nei momenti in cui magari sembrerà che io non ti voglia bene, ti amerò con tutto il cuore.
Buon terzo anniversario (+1 giorno), amore mio.

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Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.