giovedì 26 Novembre 2020

Pandemia e cinofilia… non sono poi così diverse

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Pandemia e cinofilia… non sono poi così diverse

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Davide Beltramehttp://www.tipresentoilcane.com
Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.

Ci risiamo: da domani – salvo ulteriori rinvii, perchè ormai ci si capisce ben poco pure sui tempi… – entrerà in vigore il nuovo DPCM, che vedrà alcune regioni tornare a restrizioni simili a quelle di Marzo, e altre andarci vicino.
Con l’arrivo della temuta “seconda ondata”, da ormai diverse settimane è frequente trovare nuovamente articoli e interviste a dottori, virologi, ricercatori vari.
Contenuti puntualmente commentati da molti con sarcasmo, sdegno, rabbia e chi più ne ha più ne metta, opinioni spesso condite da botte di imbecille all’esperto di turno… con l’insulto solitamente proveniente, ça va sans dire, da chi come preparazione medica ha “da piccolo ho giocato una volta all’allegro chirurgo, ma quando l’ho toccato è esploso“.

La cosa inquietante è che… comincia a sapermi tutto di deja vu.
No, non parlo del fatto che molti si stanno per ritrovare in una situazione simile a quella di 8 mesi fa (noi viviamo in Piemonte, non aggiungo altro…): parlo del fatto che le dinamiche che si evidenziano intorno a questa pandemia mi ricordano un sacco quello che succede – da decenni – in cinofilia!.
Ecco, questo è proprio il primo parallelo: come in cinofilia ci troviamo oggi allo stesso punto di tot anni fa (inserire cifra a piacere, a seconda di quanto tempo è che seguite la cinofilia e le relative discussioni), assistendo agli stessi problemi, alle stesse discussioni e via dicendo… anche con la pandemia ci stiamo trovando per molti versi al punto di Marzo, sia per quanto riguarda le contromisure adottate (generando un comprensibile malcontento perchè “si è parlato tanto ma non si è fatto nulla prima d’ora”… proprio come in cinofilia!), sia per il gran numero di voci che dicono tutto e il contrario di tutto: sono cambiati solo i nomi degli esperti, qualcuno è sparito dalle tv ma scrive sui social, qualcun altro si è messo in disparte… ma non cambiano i concetti. Vi ricorda qualcosa?

In tutto questo, ognuno dei vari virologi, medici ed esperti ha tanto dei “fan” quanto degli “hater”, spesso non tanto per affinità di idee basate su competenze ed esperienza quanto semplicemente sul fatto che “questo dice quello che voglio sentirmi dire, quindi mi piace”: nel caso del covid-19 abbiamo avuto soprattutto nel periodo estivo da una parte chi parlava del virus ormai sparito o “clinicamente morto”, dall’altra chi metteva in guardia sulla seconda ondata: catastrofisti o ottimisti, con poche figure intermedie (e che non raccoglievano lo stesso numero di “fan” delle opzioni più estreme).
In cinofilia abbiamo le varie fazioni sugli strumenti (collare a strangolo vs pettorina vs collare fisso vs cane libero e giocondo e via dicendo), sui cani stessi (acquisto vs adozione), sull’alimentazione (crocchette vs casalinga vs barf) e chi più ne ha più ne metta… e proprio come per il covid-19, solitamente una parte non vuole sentire le ragioni dell’altra e ci si sta – più o meno cordialmente – vicendevolmente sul culo.

Gli esperti stessi spesso e volentieri oltre ad avere opinoni fortemente contrastanti si sono attaccati più o meno frontalmente, in qualche caso anche rivangando aspetti poco affini alla sfera medico-scientifica (Zangrillo che parla della “militanza sessantottina” di Galli e lo invita a denunciarlo il caso più recente, ma ad esempio a Febbraio fu acceso lo scontro tra Roberto Burioni e Maria Rita Gismondo): anche qui, chi bazzica le discussioni cinofile avrà assistito a scontri più o meno accesi e più o meno “corretti”… specialmente nell’epoca pre-social, quando era più facile incontrarsi (e scontrarsi) negli stessi luoghi virtuali (ora è più frequente che ognuno si faccia il “suo” gruppo e non vada a litigà a casa di altri).

Torniamo ai detrattori: aprite i commenti Facebook di in qualsiasi articolo relativo alla pandemia e la maggior parte dei commenti sarà di insulti, o al giornale in generale, accusato di solito di “fare allarmismo ingiustificato”, o all’esperto intervistato di turno.
Si può notare tendenzialmente un’inversa proporzionalità tra l’acidità e la violenza del commento e le effettive competenze da parte dell’autore del commento stesso.
Ecco, in cinofilia, questa è facile, abbiamo l’equivalente col cuggino: quello che “c’ha cani da 30 anni” e interviene, con immancabile saccenza e l’atteggiamento da velafacciocascaredaducentometridaltezza, a spiegare a tutti che stanno sbagliando tutto, che i consigli dell’educatore/addestratore/istruttore son tutte cazzate, che lui mica ne ha bisogno perchè “ha sempre fatto così” e non è certo stupido a pagare per farsi dare consigli dicui non ha bisogno e che comunque sarebbero sbagliati. In realtà, del cane sa giusto da che parte ha il naso e da che parte ha il culo (e a volte si sbaglia pure), ma guai a farglielo notare.

Abbiamo poi la schiera a cui appartiene molto probabilmente la maggior parte di noi: quelli consci di non avere competenze specifiche, che non pretendono di insegnare il mestiere a chi invece le competenze le ha… ma che si trovano in difficoltà a sentire oggi A, domani B, dopodomani C, proprio perchè di Sars-CoV-2 e Covid-19 hanno giusto le nozioni apprese dai vari mezzi di informazione in questi mesi e gli è difficile orientarsi e capire chi abbia ragione… ammesso poi che qualcuno abbia del tutto ragione e qualcuno del tutto torto!
Ecco, se siete in questa categoria potete sentirvi affini alla tanto bistrattata sciuramaria (disponibile anche la versione sciurmario per i maschietti): una persona che ci terrebbe anche a saperne di più, perchè è consapevole di non essere esperta e vorrebbe migliorarsi… ma si trova con talmente tante informazioni contrastanti – spesso tutte ben motivate e apparentemente valide! – da trovarsi solo con una gran confusione in testa e a rinunciare a seguire le discussioni, specie quando il confronto comincia a diventare solo a chi strilla più forte.

C’è poi quella frangia in realtà non particolarmente numerosa rispetto al totale, ma che fa molto rumore (avete presente l’albero che cade e la foresta che cresce?): comprende sia i “negazionisti” sia quelli che pensano “a me che me ne frega anche se lo prendo non mi ammalo seriamente”, questi ultimi in larga parte giovani convinti di essere invulnerabili e che non si curano delle conseguenze delle loro azioni e del fatto che sì, magari loro non si ammaleranno seriamente, ma potrebbero contagiare l’anziano che invece ci lascerà le penne. E non dico un proprio caro, perchè chi ha parenti anziani che vede spesso qualche cautela in più tende ad averla.
Anche loro, i cinofili già li conoscono: sono quelli che non insegnano nulla al cane (maltrattamentoh!), e al grido di “il mio è buono!” – anche se in realtà attacca lite ogni 47 centimetri – lo lasciano libero di autogestirsi.
Magari direttamente lasciandolo girare per il paese da solo.
Anche in cinofilia sono una minoranza, ma le loro azioni possono fare molti danni e rappresentano una figura decisamente poco simpatica a chi invece porta a spasso il proprio cane consapevole dei propri diritti e doveri e con la giusta dose di responsabilità.

Potremmo persino fare un parallelo tra l’OMS e, ad esempio, l’FCI (o nazionalmente per noi l’ENCI): un ente che in teoria doveva sorvegliare, dare indicazioni, salvaguardare, coordinare… ma che alla fine è forse stato travolto da qualcosa più grande di lui, assumendo col passare dei mesi molta meno rilevanza rispetto alle singole voci degli esperti (più o meno effettivamente esperti…), venendo relegato a un ruolo marginale e trovandosi magari anche alla berlina per alcuni errori fatti, non considerando le oggettive difficoltà di dover “portare avanti la baracca”.

Infine… abbiamo lui, il Sars-CoV2.
Possiamo rappresentarlo con il cane.
Lo so, suona strano abbinare un virus molto carogna, contro cui tutto il mondo sta combattendo, con quello che è per antonomasia il miglior amico dell’uomo… ma la intendo così: il virus è traslabile nel cane X oggetto di una discussione su Facebook, cane che magari manifesta qualche atteggiamento da correggere e per cui una persona chiede aiuto.
L’esperto A interverrà dicendo che si può correggere così e cosà.
L’esperto B risponderà che A dice stronzate, e in realtà va corretto colì e colà.
L’esperto C ovviamente darà torto a entrambi, e proporrà un nuovometodoinnovativo per correggere il problema. In realtà non è così innovativo, ma lui gli ha dato un nome accattivante e lo presenta come supernuovo.
Il cuggino arriverà dicendo che lui non ha mai corretto nulla e non gli è mai successo niente, quindi il problema non esiste.
La sciuramaria seguirà la discussione senza commentare, senza però raccapezzarsi su chi tra A, B e C o il cuggino abbia ragione.
Ammettetelo, che ora il parallelo non vi suona così assurdo!
In tutto questo, nessuno ha visto il cane da vicino, chi ha fatto la domanda non ci capirà niente dopo pochi commenti, la discussione andrà presto in vacca con i vari esperti a scannarsi e a fare a gara a chi ce l’ha più lungo (il curriculum), e il cane probabilmente continuerà a manifestare il problema.

Allora temi che anche il virus durerà a lungo e nessuno troverà una soluzione in mezzo a tante parole da una parte e dall’altra?“.
No. Perchè c’è un’ultim analogia: come in cinofilia mentre gli esperti A B e C litigano, il cuggino pontifica e la sciuramaria smette di seguire la discussione… magari in sordine l’esperto D che non si è nemmeno impelagato nella discussione su Facebook contatta direttamente il proprietario, fa qualche domanda, approfondisce il problema, lavora con lui e sistema tutto.
Contro il virus abbiamo tantissime “voci silenziose” che stanno cercando un rimedio, già oggi ne sappiamo molto più che a Marzo, si dice ci siano cure migliori e un vaccino (sulla cui data di arrivo ne abbiamo sentite di ogni forma e colore… anzi no, di colori dopo le regioni verdianzigiallearancionirosse forse è meglio non parlare!) sembra sempre un passetto più vicino.
Nell’attesa dobbiamo comunque fare ognuno la propria parte, non guardando solo ai propri interessi personali e/o economici, non vedendo tutti gli altri come nemici (anche quelli che fino a ieri erano i nostri migliori amici amici, ma una volta scoperto che su una cosa la vedevano diversamente da noi li abbiamo messi tra i “cattivi”), non godendo se qualcun altro ha sbagliato anche quando questo comporta un peggioramento della situazione.
In cinofilia non accade spesso, anzi… ma visto che con la pandemia c’è in ballo qualcosina di un pochettino più grande, ricordiamoci che siamo tutti sulla stessa barca: non mettiamoci a bucare lo scafo per far dispetto agli altri passeggeri.
E allora chissà, magari davvero “ne usciremo migliorati”, come qualcuno diceva durante il primo lockdown. Non mi pare sia successo proprio così, e non credo succederà nemmeno stavolta, ma del resto cose inaspettate ne abbiamo viste molte quest’anno: prima o poi dovrà essercene anche qualcuna positiva… no?

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