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martedì 19 Gennaio 2021

“La versione di Max”: il libro che ha sorpreso Ti Presento il Cane

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Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.

Voglio fare una premessa: sarò un po’ strana, ma nonostante sia cinofila fino all’osso, a me non piace la narrativa che parla di cani.
Mi piacciono i libri di narrativa, leggo soprattutto quelli; ma se si tratta di cani, amo soffermarmi sui testi tecnici e sui manuali. Non mi interessa la storia di Billy, non voglio sapere del rapporto tutto speciale tra Tizio e Sissy: queste cose mi annoiano. A me piace vederle dal vivo le storie dei cani, e ne vedo tante, ma ritrovarle per iscritto non mi ispira alcuna curiosità; così, quando vado in libreria, semplicemente ignoro questo tipo di libri.
Ecco perché, quando Ilario Brandani (è uno pseudonimo: dietro di esso si celano i veri redattori del libro, che nella presentazione dell’autore specificano anche il motivo di questa scelta) mi ha inviato una particolarissima copia autografata da… Max, del libro “La versione di Max”, lo ammetto: un po’ ho sbuffato.
Ho sbuffato perché sono mesi che il lavoro, l’università, gli animali, la famiglia, la casa e chi più ne ha più ne metta mi lasciano a malapena il tempo di leggere qualche articolo di giornale. Non ho tempo di leggere nemmeno quello che vorrei leggere. Figuriamoci se ho il tempo di leggere qualcosa che non mi piace. E questo è proprio il tipo di libro che NON mi piace, come già detto.
Ecco perché stamattina, alle sei, me lo sono infilato nello zaino controvoglia: ho quarantacinque minuti di viaggio in treno per andare al lavoro. Al martedì ho anche una lunga pausa pranzo di un’ora e mezza.
Ho pensato: “vabbè… leggerò un capitolo o due ogni giorno, pian piano lo finirò”.

Da piccola ero capace di leggere uno o due libri al giorno. Di quelli per bambini.
La catena “Il Battello a Vapore” era la mia scuola, ma impazzivo per i “Piccoli Brividi”, come tutti i bambini. Crescendo, in terza media arrivò “Harry Potter”: mia mamma mi comprò i primi tre libri, li lessi in sei giorni. Poi sono cresciuta ancora, e ho notato qualcosa che mi ha rattristata un po’, oltre a farmi riflettere: i miei tempi di lettura della narrativa sono aumentati con l’età, così come la mia capacità di coinvolgimento. In parole povere: sono stati sempre meno, e negli ultimi anni sono completamente spariti dalla mia vita, i libri che si fanno divorare. Leggo un capitolo, due: poi la trama mi stufa. Non riesco più ad entusiasmarmi per nessuna storia.

Oggi, però, qualcosa è cambiato.
È sera e sono qui, seduta davanti al pc, a scrivere la recensione di un libro che ho cominciato a leggere controvoglia stamattina, sul treno.
Un libro per cui quasi non scendevo in tempo alla stazione della città in cui lavoro. U
n libro che ho finito in un giorno, come se fossi tornata ad avere otto anni.
Perché “La versione di Max” è tutto fuorché l’ennesima storia smielata di cane e padrone che si sono scelti, di cuoricini, amore e pucciosità.
Max è un cane che se ne frega di queste smancerie, che ignora tutto e tutti dall’alto del tetto della sua cuccia di canile.
E poi c’è Pietro, che per il “titano fulvo” non è nulla di più che il tizio che riempie le ciotole dell’acqua. Che quel cane non lo deve salvare da una brutta situazione: in canile Max ci sta bene. Semplicemente, e senza pretese, decide di provare a camminare al suo fianco.
E da questi passi spalla a spalla nasceranno conversazioni, idee, dubbi e progetti; progetti elaborati con il pieno supporto della particolare e bellissima famiglia di Pietro; e poi difficoltà, soluzioni, viaggi; ma tutto questo a Max non importa. A lui basta la sua passeggiata.

Leggere questo libro è proprio come fare una passeggiata con Max: si parte senza pretese, e poi ci si accorge che non si può fare a meno di continuare il percorso. Percorso lungo il quale incontreremo numerosi personaggi, che come Max, Pietro, me e tutti voi portano con sé la propria storia e le proprie cicatrici. E poi cani, tanti cani, ognuno così ben caratterizzato che potremmo chiudere gli occhi, allungare la mano e sentirne la pelliccia sotto le dita.
Tutto questo in uno stile di scrittura fluido e semplice, che spinge a continuare a leggere chiedendosi “cosa accadrà dopo?” fino ad arrivare, quasi senza accorgersene, all’ultima pagina.

Lo consiglio? Assolutamente sì.
Non vi basta? E se vi dicessi che tutti i proventi delle vendite saranno totalmente devoluti ai rifugi e per promuovere le adozioni dei cani che vi si trovano?
Ecco, allora, fatemi una cortesia: se non sapete cosa regalare e regalarvi a Natale, fate un salto veloce su Amazon e provate a fare due passi con Max; anche se non è il vostro genere. Potreste rimanere sorpresi quanto lo sono stata io.

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