domenica 19 Settembre 2021

Intervista all’Allevatrice: alla scoperta del Volpino Italiano

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Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.

di FABIANA BUONCUORE – Torniamo a parlare di allevamento e di razze, oggi in particolare pubblichiamo l’intervista a un’allevatrice di una razza che probabilmente non riceve la giusta attenzione e il giusto merito, soprattutto contando che è un “prodotto” tutto tricolore: il Volpino Italiano.
Ad accompagnarci nella conoscenza di questa razza Cinzia Vicini, titolare dell’allevamento Luna Cremisi che ringrazio per la disponibilità e per i numerosi approfondimenti che ci ha fornito.

Come è cominciata la tua passione per il volpino?

Il mio interesse per il volpino italiano è qualcosa che va oltre una passione, è quasi una storia d’amore. Il mio amore per il volpino italiano nasce con Rosi, una cagnolina che ho capito essere un volpino… 15 anni dopo!
Da bambina abitavo in campagna coi nonni, ero libera già a 4/5 anni di girovagare da sola per il gruppetto di case, una delle nostre vicine era la proprietaria di Rosi.
Fu il mio primo amore a 4 zampe, mi aspettava tutti i pomeriggi estivi sotto un grande fico con Nonna Malvina, che non era davvero mia parente ma che mi trattava come una nipotina.
Rosi sapeva che sarei arrivata dopo pranzo con le tasche piene di croste di formaggio, nervetti di carne e qualche maccherone che avevo conservato dal pranzo.
Da Rosi al mio primo volpino serve un salto di quasi 20 anni. Durante l’università, per una ricerca sulle razze autoctone italiane andai a Perugia, all’allevamento del Montefrondoso. Lì vidi per la prima volta il volpino italiano “vero”… e quei simpatiicissimi cagnolini di razza erano così simili a Rosi.
Un anno dopo, quando la mia fedele cagnolina Silvia mi lasciò, andai in quell’allevamento a prendere il mio primo Volpino Italiano: Berenice.

Berenice del Montefrondoso

Quali sono le caratteristiche comportamentali di questa razza?

Il Volpino Italiano è semplicemente argento vivo! E’ un cane pieno di vitalità, un’ esplosione di energia. Dotato di un’intelligenza non convenzionale, pensa e agisce in maniera diversa dalla maggior parte degli altri cani.
Serve un’educazione ferma e severa. Nell’educazione servono molti NO decisi o il piccoletto prenderà le redini di casa.
Nonostante il loro carattere esuberante diventano ottimi compagni di vita in ogni situazione, dall’appartamentino in centro città alla tenuta in campagna, hanno una grandissima capacità di adattarsi e di comprendere che contesti diversi richiedono comportamenti diversi.
Sono affettuosissimi e tendono a legarsi in particolar modo ad un componente della famiglia. Amano molto la compagnia di altri cani, anche di taglia grande, bisogna però prestare un po’ di attenzione alla convivenza tra maschi, soprattutto in presenza di femmine.
In casa sono una presenza costante ma discreta, non sono appiccicosi, ma vi terranno costantemente sotto controllo pronti a correre da voi ad un vostro cenno. Amano stare in braccio, essere coccolati ma non pretendono attenzioni continue.
Sono un po’ gelosi delle attenzioni date ad altri cani.
Soffrono molto raramente di ansia da separazione, poiché rimanere di guardia soli è nella loro natura.
I maschi sono mediamente meno vivaci e spesso più affettuosi. Le femmine sono più intraprendenti, migliori come cacciattrici di nocivo e più territoriali.
L’abbaio meriterebbe un articolo a parte, mi limiterò a dire che essendo cani da guardia non sono abbaiatori compulsivi, sarebbe come gridare continuamente al lupo al lupo. Devono essere aiutati a capire quando e a cosa devono abbaiare e quando no. Imparano molto velocemente questi meccanismi, la loro memoria di razza li avvantaggia. L’abbaio ben gestito diventa un grande pregio, al contrario mal gestito può creare problemi con il vicinato.

E’ una razza che si presta bene all’addestramento?

E’ importante tener conto delle caratteristiche di cui sopra nell’addestramento, e ricordare che il volpino si distrae molto facilmente e non riesce a concentrarsi per lungo tempo: sezioni molto brevi sono più produttive.
Inoltre va bene il bocconcino, va bene la pallina ma ciò che motiva davvero in maniera incredibile un volpino è il rapporto con il proprio umano, capitano spesso volpini che faranno esercizi solo per il piacere di farli con voi, totalmente disinteressati a cibo o giochino, saranno più interessati a una carezza, un complimento o un salto in braccio. Se un metodo non funziona inutile insistere, sono cani testoni, bisogna trovare una soluzione alternativa.
Sono certamente più adatti alle attività adrenaliche, fisiche, l’agility per loro è lo sport ideale. Ottime anche tutte le attività olfattive.
Attività statiche che richiedono grande concentrazione non sono l’ideale per loro: mettete un volpino in seduto o in terra, spesso vedrete una zampa tremare o le orecchie vibrare, lo fanno per farvi un piacere ma non vedono l’ora di potersi muovere di nuovo.
L’addestramento basato sul solo rinforzo positivo è per loro la soluzione migliore: lo sapete che sono permalosi? Che distinguono molto bene il contesto ve l’ho detto… Ecco, provate a sgridarli quando secondo loro vi sta facendo un favore in fondo e stanno facendo del loro meglio per concentrarsi….vi sembrerà strano, ma il richiamo se ruba un calzino lo accetta, la sgridata se sbaglia un esercizio… molto meno!

Luna Cremisi Honey Kiss For Claudia e i suoi primi approcci all agility

Testi tutti i tuoi soggetti per le patologie più comuni della razza. Ci potresti spiegare cosa provocano?

Il club di tutela della razza Atavi richiede il test genetico per la PLL, lussazione primaria del cristallino, malattia fortemente invalidante e dolorosa che porta il soggetto alla cecità. Molti allevatori controllano anche la lussazione della rotula e sottopongono i riproduttori a visita oculistica.
Personalmente ritengo che sia fondamentale anche un controllo cardiaco, ma questo lo ritengo valido per qualsiasi razza.
Inoltre testo tutti i miei soggetti anche per la Von Willebrand Tipo 1, una forma di emofilia.
L’allarme su un alto numero di portatori è arrivato dai paesi scandinavi, molti soggetti acquistati in Italia sono risultati portatori.
Servirebbe a mio parere uno studio sulla questione, ma nel frattempo non voglio correre rischi. Ho trovato io stessa nel mio allevamento una femmina portatrice quindi credo che la questione non debba essere sottovaluta.
Grazie alla mia collaborazione con Genefast è ora possibile testare anche in Italia il Volpino Italiano per questa patologia. Purtroppo al momento il mio allevamento è l’unico che ha testato i propri soggetti per questa patologia, ma spero che in futuro anche altri allevatori decidano di fare lo stesso.
Sia la PLL che la Von Willebrand sono patologie monogeniche recessive, cioè esistono portatori sani. Grazie ai test genetici si possono usare in sicurezza i portatori con soggetti non portatori, per non impoverire il patrimonio genetico della razza.

Veniamo al volpino italiano rosso. Questa varietà di mantello ha peculiarità morfologiche e caratteriali che lo differenziano dal bianco?

La selezione del rosso è più indietro rispetto al bianco e ciò porta sia vantaggi che svantaggi. Ovviamente ciò che scriverò riguarda la media delle due varietà e non i singoli soggetti.
I Rossi hanno dentature più grosse, strutture più massicce, linee dorsali più robuste e angoli, posteriori migliori. L’ossatura ha diametri trasversali più importanti. Code più lunghe La struttura del mantello è meno “dura” (o vitrea, termine che non amo ma caro ai volpinisti) e spesso hanno pelo di copertura meno abbondante e meno lungo.
I bianchi hanno sicuramente una miglior quadratura, pelo di tessitura migliore, maggior quantità di pelo di copertura, sono più leggeri, più eleganti, la morfologia della testa è migliore. Passatemi il termine: sono più ricercarti e costruiti, i rossi più rustici.
Per tutte queste motivazioni ho scelto di fare accoppiamenti in intervarietà, credo che ciò porti vantaggi morfologici ad entrambe le varietà e permette outcross totali altrimenti non sempre fattibili.
Sul carattere invece non ho notato differenze.

Perchè il rosso ha rischiato l’estinzione?

In realtà entrambe le varietà hanno rischiato l’estinzione, ci fu la scomparsa totale del volpino italiano dai libri genealogici, semplicemente la ricostruzione del bianco è iniziata prima. Se il papà del Volpino Italiano Bianco è Enrico Franceschetti con il suo allevamento Della Genzianella il papà del rosso è Fabrizio Bonanno, titolare dell’allevamento Di Roccascura

Hai anche in allevamento un soggetto champagne: cosa dice lo standard a riguardo?

Lo champagne per lo standard è “tollerato ma non desiderato”.

Perchè hai deciso di tenere un soggetto di questo colore?

Semplicemente perchè ha ottime caratteristiche morfologiche oltre che caratteriali. In tutta onestà un soggetto così lo avrei tenuto anche se fosse nato a pois!
Bisogna ricordare che la varietà rossa è in fase di recupero, le caratteristiche morfologiche e la tipicità di Bunny (così si chiama il mio volpino champagne) ho ritenuto fossero più importanti del colore. Cercherò di recuperare una colorazione migliore con i giusti accoppiamenti nelle future generazioni.
Accoppiando rossi e bianchi nascono anche soggetti di colorazioni non in standard di cui sono portatori i soggetti bianchi; badate bene, non siamo di fronte a colorazioni esotiche ricercate a fini di mercato, sono colorazioni già presenti nella razza.
Sono dell’opinione che anche alcuni di questi soggetti possano essere utili per il recupero e la selezione della varietà rossa. Oggi grazie ai test genetici possiamo sapere se un soggetto di una colorazione anomala è portatore di rosso e come accoppiarlo per avere la giusta colorazione. Ho tenuto quest’anno una cucciola di un colore sbagliato, portatrice di rosso, ho visto in lei alcune caratteristiche molto interessanti e, se crescerà come spero, contribuirà al recupero della varietà rossa. Questo è un lungo lavoro, bisogna tenere a mente lobbiettivo finale senza paura di fare un passo indietro, senza paura di tenere un cane non da campionato se è ciò che ci serve nel nostro progetto di selezione.

Luna Cremisi Etanolo Spirito Di Vino

Il Volpino Italiano è stato soppiantato dal “cugino” Pomerania. A cosa pensi sia dovuto questo sorpasso?

In Italia siamo sempre un po’ esterofili, la moda e qualche kg in meno hanno poi fatto il resto. Purtroppo spesso il volpino viene considerato un pomerania di serie b. Qualsiasi cane con le orecchie a punta, qualsiasi simil spitz diventato troppo grosso diventa magicamente un volpino italiano. Molti considerano “bruttino” il volpino italiano perchè semplicemente non ne hanno mai visto uno, tanti simil, incroci, ecc ma pochi volpini italiani.

Qual è il proprietario ideale per il volpino italiano?

Scegliendo il cucciolo adatto, oserei dire tutti. Dalle famiglie con bambini piccoli agli anziani, alle giovani coppie dinamiche. Ho famiglie di ogni tipo a cui ho affidato i miei cuccioli. L’importante è che siano proprietari consapevoli della grande vivacità del volpino italiano soprattutto da cucciolo. Le famiglie che lo scelgono per i bambini ne apprezzano l’entusiasmo nel gioco, gli anziani si portano a casa una ventata di vivacità che li costringe a tenersi attivi e così via, persone diverse hanno motivi diversi per scegliere un volpino.

L’acquirente medio che si presenta in allevamento soddisfa le tue aspettative?

La selezione delle famiglie è la parte più difficile per ogni allevatore. Arrivano telefonate surreali, ma fortunatamente arrivano anche tante telefonate di persone informate.
Avendo pochi cuccioli all’anno una prima selzione avviene subito. Chi vuole il cucciolo in pronta consegna andrà altrove, c’è sempre o quasi da aspettare molti mesi. Questo tempo mi da modo di vedere chi chiede notizie sulla gravidanza della mamma, chi ogni tanto fa una chiamata per ricordami il proprio interesse, chi fa un lungo viaggio per venire a conoscere i genitori… quando finalmente nascono i cuccioli chiamo le famiglie che hanno resistito all’attesa per un incontro o un colloquio più approfondito e raramente ho avuto brutte sorprese.

Quali sono le carenze cinofile che ti capita di rilevare nelle persone che intendono accogliere un tuo cane?

Mi sono sempre trovata benissimo con chi è al primo cane perchè sono più timorosi di sbagliare e accettano subito di rivolgersi ad un educatore, cosa che consiglio sempre a chi non ha esperienza. Noto invece tanta riluttanza da parte di chi ha già avuto cani a rivolgersi ad un educatore nel caso insorga qualche piccolo problema. Spesso l’idea è che al campo si vada solo coi cani disubbidienti o con quelli da addestrare, manca l’idea di fare qualche lezione di base per impostare da subito le giuste abitudini. Sul pedigree, a sorpresa, tolta qualche eccezione sono tutti ben informati.

A che livello ti sembra la preparazione cinofila media in Italia?

Esistono purtroppo due situazioni opposte, la cinofilia ufficiale, quella degli allevatori, quella degli addestratori, tolta qualche eccezione mi sembra di ottimo livello.
Ma non arriva alla gente, e qui credo che tutti noi del settore dovremmo farci qualche domanda, sbagliamo qualcosa? Siamo troppo snob? Troppo presi da coccarde, da grandi performance sportive?
Forse spesso ci dimentichiamo del cane come compagno di vita.
Ci dimentichiamo di come vive il cane la gente normale.
Dall’altra parte molti preferiscono far finta di non capire, ormai lo sanno tutti che dietro al cucciolo comprato al negozio si nascondono maltrattamenti e sofferenze, che senza pedigree un cane è un meticcio… eppure fa comodo non voler capire per risparmiare qualche centinaio di euro si alimenta un traffico tremendo.

Cosa dovrebbe sapere il cinofilo medio affinchè si diffonda di più l’interesse per il volpino italiano?

Bella domanda, non ho una risposta però.
Sicuramente sono di parte ma vedo nel volpino italiano caratteristiche perfette per la vita moderna, non so perchè non sia amatissimo e diffusissimo.
Forse perchè “poco di razza”, spesso era il cagnolino dei nonni, della vicina, molti fanno fatica a equipararlo allo chic pomerania o all’elegante maltese.
Il problema più grande credo rimanga l’enorme diffusione di simil volpini, questi cagnolini che spesso del volpino hanno solo le orecchie dritte provengono da cucciolate casuali, poco seguite, e creano un’immagine sbagliata della razza sia dal punto di vista morfologico che caratteriale! Chiunque abbia un volpino si è sentito dire “ne avevo uno uguale ma era più grande, aveva meno pelo e aveva un brutto carattere”.

Il fatto che il volpino italiano sia poco diffuso preserva la razza dalla riproduzione sconsiderata e dal mercato cagnaro o ci sono ugualmente commercianti senza scrupoli?

Purtroppo basta guardare i siti di annunci per capire che il volpino italiano è una delle razze più penalizzate da questo punto di vista.
Ogni cane di piccola taglia con le orecchie dritte e la coda sul dorso è nell’ immaginario un volpino italiano e come tale viene venduto per poche centinaia di euro. Il volpino paga lo scotto anche di una delle sue migliori caratteristiche: è un cane che si accoppia naturalmente e partorisce con grande facilità.
Fioriscono cagnari che rendendosi conto di queste caratteristiche hanno vita facile, qualcuno poi ha anche scoperto che un pedigree costa 20/30 euro e avendolo i cani si vendono più facilmente. Un paio di rsr, un paio di cani comprati in allevamento e il gioco è fatto, queste “selezioni commerciali” sono un danno enorme.
Non c’è attenzione né per la salute, né per la morfologia, né per il carattere.
Di contro però il volpino italiano gode di un gruppo di allevatori sinceramente appassionati, quasi tutti soci del club Atavi (Associazione Tecnica Amatori Volpino Italiano) che collaborano tra loro e selezionano con grande attenzione.

Siamo giunti al termine dell’intervista. Vuoi lasciare i nostri lettori con qualche curiosità o aneddoto su questa razza?

Vi lascio con 5 curiosità che forse non sapete sul volpino italiano:
– Nel primo standard del 1913 erano contemplati 4 colori bianco, rosso, champagne, nero. L’Atavi si batte da anni per la reintroduzione nello standard del nero e diversi allevatori lo stanno già selezionando da tempo

– Tra i proprietari illustri di Volpino Italiano ricordiamo Michelangelo, Sant’Agostino e la Regina Vittoria

– Originario delle masserie pugliesi, era il compagno storico del cane corso

Permettetemi poi due anedotti personali che mi riempono di orgoglio:
– Nascono nel mio allevamento il primo Volpino Italiano Rosso iscritto al Roi Luna Cremisi Efesto God of Etna, ed il primo champagne Roi Luna Cremisi Etanolo Spirito Di Vino

– Belisaria di Roccascura, la mia prima volpina rossa è una volpina da record, la prima Giovane Promessa Enci rossa, in classe puppy a Varsavia è la prima a vincere un titolo europeo (European Future 2018) e a calcare il ring d’onore in una Europea, l’anno dopo è la prima a conquistare un CAC in un Europea.

Ci tengo a ringraziere la signora Angela Di Stefano che mi ha aiutato a muovere i primi passi come allevatrice, Fabrizio Bonanno, allevatore dei miei rossi per avermi ceduto soggetti di grande qualità ed essere sempre disponibile a consigliarmi e supportarmi. Infine desidero ringraziare l’amico allevatore Sebastiano Attardo perchè allevare è fatto di gioie e dolori e qualcuno con cui confrontarsi, a cui confidare timori e speranze è una fortuna inestimabile.

A Gigi: incredibile campione, ma soprattutto amico insostituibile che ho perso troppo presto e che porterò sempre nel cuore

Ringrazio ancora Cinzia per questa intervista, se volete contattarla per scoprire di più sul suo lavoro, ecco i suoi riferimenti:
Cinzia Vicini
www.lunacremisi.itwww.volpinoitalianorosso.it
[email protected]

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