Febbraio 2003
Comportamento
IL COMPORTAMENTO DEL CANE

di Dott.ssa Eleonora Mentaschi

Springer spaniel e greyhound

Comprendere il comportamento del cane è il primo passo per vivere un rapporto sereno con lui.
Uomo e cane condividono le loro esistenze da tempi remoti, probabilmente fin dal paleolitico superiore (3).
Questo rapporto è andato cambiando e rinforzandosi nel tempo: i cani sono diventati sempre meno animali da lavoro e sempre più animali da compagnia.
Oggi il numero di cani tenuti esclusivamente per compagnia è molto elevato, soprattutto in città.
Nonostante tutti questi anni assieme, non sempre uomo e cane riescono a comprendersi reciprocamente e a volte la convivenza tra i due diviene molto difficile.
Il rapporto tra uomo e cane è ben descritto da questa frase: “I cani ci vedono come parte del loro mondo, e partecipano alle nostre vite. In una parola essi sono nostri partners e la relazione tra cani e uomini è una relazione a due sensi.
Questa particolare forma di coabitazione non è certamente senza problemi. La prima ragione per questo fatto è che i cani ci vedono come membri della specie canina, e ci trattano più o meno di conseguenza. Qualcosa di simile succede viceversa negli uomini, che sono portati ad interpretare il comportamento del cane in termini umani, in modo antropomorfo. Questo può portare a fraintendimenti”
(5).
In effetti il rapporto tra uomo e cane non è sempre facile.
In Italia un’indagine svolta nel 1991 (6) ha evidenziato che il 45% dei proprietari si lamenta perché il proprio cane manifesta comportamenti problematici.
All’interno della categoria “problemi comportamentali” vengono inclusi sia i comportamenti effettivamente anormali sia tutti i comportamenti normali ma indesiderati, ossia tutti quei comportamenti che rendono la convivenza tra uomo e cane difficile.
Nei prossimi numeri della nostra rivista analizzeremo uno per uno i principali comportamenti problematici, mentre in questo primo articolo vogliamo fornire alcuni strumenti utili a comprendere il cane ed il suo mondo.
Infatti sapere a che età adottare un cucciolo, capire come si sviluppa il comportamento nei primissimi mesi di vita, saper “leggere” il linguaggio del corpo e tutte le informazioni riguardanti il comportamento normale del cane possono essere molto utili per evitare l’insorgenza di alcuni problemi comportamentali e rendere il nostro rapporto ricco di soddisfazioni e piaceri.

Il cucciolo: comprendere come si sviluppa nei primi mesi di vita per prevenire problemi comportamentali

I primi mesi di vita del cane sono i più importanti e delicati per lo sviluppo corretto del suo comportamento. Le ricerche svolte fin dagli anni ’40 e ’50 da Scott e collaboratori (1) dimostrano che il cane attraversa diverse fasi o stadi di sviluppo fisico e comportamentale: durante ogni fase i cuccioli devono essere esposti a situazioni appropriate. “Se non si consente ai cuccioli di confrontarsi con gli stimoli appropriati nei periodi in cui sono recettivi, i cani possono sviluppare problemi riferibili proprio ai suddetti periodi” (2).
Vediamo quali sono queste fasi.

Neonati accuditi dalla mamma
(i siberian huskies fotografati in questo servizio sono tutti dell'allevamento di Ferranietta)


1) Periodo neonatale: prima e seconda settimana di vita.
I cuccioli sono immaturi dal punto di vista sensoriale e dipendono quindi completamente dalla madre.
Si assiste ad un rapido sviluppo del sistema nervoso e dei sensi, che verrà completato nella fase successiva.
In questo periodo è stato dimostrato che il leggero stress causato dalla manipolazione dei cuccioli ha un effetto benefico sullo sviluppo dei cani (2). Questo non significa che bisogna continuare a disturbare i piccoli e prenderli continuamente in braccio, ma che è bene, dopo i 3 giorni di vita, avere ogni tanto dei contatti con loro e non lasciare completamente isolati madre e cuccioli come alcuni credevano opportuno.


2) Periodo di transizione: terza settimana di vita.

Durante questa fase si assiste ad un rapido sviluppo fisico e nervoso, con l’acquisizione degli ultimi elementi sensoriali: inizia con l’apertura degli occhi e termina con la comparsa dell’udito (3). Proprio in seguito a tale sviluppo neuro-fisico, i cuccioli iniziano a percepire moltissimi stimoli e a reagire ad essi.
L’evento più importante di questa fase è l’inizio del gioco: i cuccioli iniziano a giocare tra loro, apprendendo quei comportamenti che da adulti
permetteranno loro di comunicare con i propri simili e con gli esseri umani.
Il gioco permette ai piccoli di imparare a riconoscere i propri simili, di imparare i ruoli sociali, di formare il comportamento dell’adulto: giocando imparano. E’ quindi fondamentale non separare i cuccioli in questo periodo: ne possono derivare gravi conseguenze sul loro comportamento.


3) Periodo di socializzazione: dalla quarta alla decima/dodicesima settimana di vita.

Questa fase è la più importante e critica: i cuccioli familiarizzano non solo con il resto della cucciolata, ma anche con l’ambiente che li circonda e con gli esseri umani (4).
L’interesse verso il mondo esterno è progressivo:
a. Dalle 3 alle 8 settimane: i cani imparano meglio ad interagire con gli altri CANI.

Durante la fase di socializzazione il cucciolo impara a rapportarsi con gli altri cani...trovandosi ogni tanto in situazioni piuttosto imbarazzanti.


b. Dalle 5/8 alle 12 settimane: i cani imparano ad interagire con le PERSONE.
c. Dalle 6/12 alle 16 settimane: i cani esplorano i nuovi AMBIENTI (1).
E’ in questo periodo che avviene l’imprinting: il cane individua i suoi cospecifici, cioè i partners sociali e sessuali. Secondo Dehasse “un animale con imprinting errato è perso per la specie”.
Cuccioli svezzati precocemente e allontanati dai fratelli prima della fine di questo periodo, da adulti possono non socializzare con gli altri cani, diventando paurosi o aggressivi con i cospecifici.
Allo stesso modo i cuccioli che in questo periodo non sono stati abituati a vedere persone diventeranno facilmente aggressivi o paurosi. Per questo è bene che i cani, in questa fase, possano incontrare differenti persone, compresi bambini: è in questo momento che si abituano ad essi ed è così che diminuiscono le probabilità di sviluppare comportamenti paurosi o aggressivi.

Concludendo: i cuccioli dovrebbero essere manipolati dalle persone che li allevano fin dalla nascita e gli dovrebbe essere data la possibilità di confrontarsi con le circostanze più varie. Fin dalle 3 settimane di vita dovrebbero essere esposti ai cani adulti, e dalle 5 settimane alle persone e, nel contempo, alle nuove situazioni. Un cane non deve essere adottato prima delle 7,5 - 8,5 settimane di vita.

La vita del branco: comprendere come vivono i lupi per comprendere il nostro cane

Secondo quanto scoperto sulle sue origini, il cane è attualmente considerato una sotto - specie del lupo (3).
Per questo motivo può essere utile studiare il comportamento dei lupi per comprendere il comportamento del cane domestico (7).
A questo proposito devo specificare che questo non è del tutto corretto e, nel campo dell’etologia, si discute molto delle similitudini tra lupo e cani (2).
Il cane infatti è stato sottoposto dall’uomo ad una forte selezione genetica che ha prodotto un grandissimo numero di razze differenti.
I cani domestici, inoltre, vivono a stretto contatto con l’uomo e questo ha inevitabilmente prodotto dei comportamenti specifici che non ritroviamo nel lupo. Tenendo conto delle debite considerazioni, lo studio del lupo può comunque aiutarci, come vedremo di seguito.
I lupi, come i cani, sono animali sociali che vivono in branco.
Il branco è una sorta di grande famiglia composta da entrambi i sessi. Il branco si muove, caccia e si ciba insieme. Gli accoppiamenti avvengono all’interno del branco e tutti i componenti cooperano per la difesa e la crescita dei cuccioli (7).
All’interno del branco esiste una gerarchia, cioè ci sono soggetti dominanti e soggetti sottomessi, secondo una scala gerarchica che va cambiando nel tempo.

Di fronte allo sguardo fisso (dominante) della mamma, la cucciolona assume una postura sottomessa (orecchie indietro e occhi chiusi)


Maschi e femmine tendono ad avere gerarchie separate. I soggetti dominanti hanno accesso per primi alle risorse, come il cibo o le femmine, e tendono ad instigare le attività del gruppo. Generalmente sono i cani più adulti e più forti.
Il “capo branco” o “leader” è il soggetto a cui tutti gli altri sono sottomessi, a cui tutti fanno riferimento e che prende le decisioni per il branco intero. Dopo di lui, a scala, ci sono tutti gli altri, fino al più subordinato. La gerarchia non è rigida, ma può cambiare col tempo.
Ci sono soggetti che hanno un temperamento dominante e tendono sempre a raggiungere il “rango” più elevato. Può capitare che questi soggetti, una volta maturi, riescano a risalire la scala gerarchica e a diventare dominanti (7).
Scott e Fuller (1965) hanno dimostrato che i cuccioli che abbiano avuto contatti con l’uomo prima delle 12-14 settimane di vita, considereranno i loro proprietari come componenti del proprio branco.
Alcuni di questi cani tenderanno quindi a formare una relazione di dominanza/sottomissione con i componenti umani del branco. Se i proprietari non sono in grado di dimostrare la propria dominanza sul cane, i soggetti più dominanti tenderanno a considerarsi il leader del branco e a vedere i proprietari come subordinati. Questo, naturalmente, può portare a numerosi fraintendimenti e problemi.
Comprendere come si comporta un cane leader è essenziale per comprendere come comportarci con il nostro cane.
Infatti per il cane noi dobbiamo essere il suo branco, dobbiamo creare la giusta scala gerarchica, dobbiamo cioè dimostrargli che siamo i leader e che lui deve far riferimento a noi per qualsiasi cosa, che può fidarsi di noi come capi branco. In una famiglia il cane deve essere il soggetto più subordinato, mentre le persone devono essere tutte considerate un gradino più in alto nella scala gerarchica. Questo permette a noi di poter controllare il cane, ma anche al cane di sentirsi più sereno e tranquillo. I cani infatti hanno bisogno di un leader, un soggetto che decida per loro, un individuo di cui possano ciecamente fidarsi, a cui possano riferirsi in ogni momento, questo li rende meno insicuri ed ansiosi. E questo leader dobbiamo essere noi.
Analizziamo allora come si comporta un leader. Il capo branco:
a) mangia per primo
b) cammina davanti a tutti, è il primo a passare attraverso porte, recinti, ecc.
c) decide lui quando è il momento di andare a caccia, quando è il momento di riposare o quando giocare
d) dorme più in alto degli altri, per tenere sotto controllo il territorio
e) ha accesso per primo alle femmine
Una volta compresi questi punti fondamentali siamo in grado di applicarli al cane, in modo tale da stabilire la giusta gerarchia:

Anche attraverso il gioco (perché di questo si tratta, anche se potrebbe sembrare una lotta cruenta) si stabiliscono le gerarchie.


a) il cane deve sempre mangiare per ultimo, dopo che la famiglia ha terminato. Questo perché se lo facessimo mangiare per primo lui percepirebbe se stesso come il leader che ha accesso per primo al cibo e noi come i subordinati che mangiano dopo di lui.

b) Il cane deve essere sempre l’ultimo a passare da porte, cancelli, ecc. Per lo stesso motivo sopra descritto.

c) Dobbiamo essere noi a decidere i tempi di gioco, riposo e alimentazione. Il leader del branco, come detto in precedenza, decide quando andare a caccia, quando riposare, ecc. Il leader prende l’iniziativa: il subordinato, ad esempio, deve attendere che esso decida di giocare con lui, altrimenti dovrà attendere. Così dobbiamo essere noi a voler iniziare il gioco con il nostro cane. Se il cane viene e cerca un contatto per giocare, noi dobbiamo ignorarlo un momento. Non bisogna sgridarlo, semplicemente rimanere indifferenti ai suoi tentativi di richiamare la nostra attenzione. Quando se ne sarà andato, allora prenderemo la pallina e lo inviteremo a giocare. Sono passati pochi minuti, ma il cane percepisce che siamo noi a decidere quando giocare o meno.

d) Il cane non deve dormire sul letto, ma sempre in una posizione più bassa della nostra. Siamo noi che, rimanendo più in alto, controlliamo la situazione e ci prendiamo cura del branco.

Queste piccole regole andrebbero applicate sempre, ma è soprattutto con i cani più dominanti che diventano essenziali. Non tutti i cani sono portati ad essere dominanti. Alcuni possono assumere atteggiamenti sottomessi in alcune situazioni (ad esempio nei corsi di addestramento) ed in altre situazioni dimostrarsi dominanti (ad esempio a casa).
I proprietari di cani dominanti devono portare molta attenzione nel mantenere chiara la scala gerarchica, per non essere sopraffatti dal cane e poterlo gestire in modo tranquillo.

La comunicazione: comprendere il linguaggio corporeo del cane

I cani non parlano, ma attraverso il loro corpo comunicano con i loro simili e con noi.
Le orecchie, la coda, i peli, lo sguardo e la posizione del corpo ci possono dire molto su quello che un cane stà cercando di dirci. Questo insieme di caratteri (la posizione delle orecchie, della coda, ecc.) concorrono a definire la “postura” del cane. Vediamo alcuni esempi.
La “postura dominante” è quella assunta da un cane che vuole comunicare la sua superiorità gerarchica, la sua dominanza su un altro cane.
Essa è caratterizzata da: orecchie dritte, coda dritta verso l’alto,il pelo può essere rizzato, sguardo fisso negli occhi dell’altro soggetto, corpo rigido. Generalmente l’individuo dominante si pone ad angolo retto rispetto all’altro soggetto, con il muso sulla schiena dell’altro.
Il cane dominante dimostra la sua superiorità anche ponendosi più in alto rispetto all’antagonista: per questo non è raro vedere un cane porre le zampe sulla schiena dell’altro e assumere una posizione che viene erroneamente interpretata come una posizione di monta sessuale. La monta può essere un chiaro segnale di dominanza su un altro individuo.

Prima di consentire al cucciolo di assumere atteggiamenti dominanti...

Oltre il linguaggio del corpo, altri comportamenti sono tipici dei cani dominanti: non lasciare che una persona li sposti fisicamente da un luogo, ad esempio dal divano; essere possessivi nei confronti del proprio cibo, gioco o osso; obbedire di malavoglia ai comandi (lentamente e ringhiando); rifiutarsi di essere spazzolati o troppo accarezzati, rifiutando specialmente le pacche. Inoltre tendono a decidere quando giocare e quando smettere.
La “postura sottomessa” è invece caratterizzata da: orecchie rivolte indietro, coda tra le gambe, sguardo sfuggente e posteriore basso. Il cane che vuole dimostrare sottomissione passiva si pone a terra, pancia in su, mostrando la regione inguinale.
La “postura di invito al gioco” tipica è quella in cui il cane si pone con il posteriore in alto e le zampe anteriori in basso. Con questa posizione il cane invita un altro cane o l’uomo a giocare con lui.
Lo scodinzolare viene generalmente interpretato dall’uomo come un segnale di amicizia e di felicità, ma non è sempre così.
A volte può capitare di vedere due cani che si avvicinano cautamente, minacciosi e che hanno le punte delle loro code che si muovono velocemente.
Il loro atteggiamento e la loro postura sono chiaramente minacciosi, ma, poiché scodinzolano, i proprietari interpretano questo comportamento come amichevole. Non è così.
Un cane che scodinzola dimostra la sua intenzione di interazione e la sua agitazione, positiva o negativa. Per questo è molto importante saper “leggere” il nostro cane e le sue posture.

...ricordiamoci sempre delle dimensioni che raggiungerà da grande! (Mastini dei Pirenei dell'Allevamento Murtoi's)


Come ultima parte di questo articolo riporto uno schema utile per comunicare, attraverso il nostro corpo, con il cane (3).
L’uomo infatti comunica con il cane non solo attraverso il linguaggio parlato (vocaboli, intonazione, ritmo..), ma anche attraverso i movimenti del corpo che il cane è in grado di codificare perfettamente.


Posizione del busto
- inclinata in avanti (approccio dominante)
- verticale (neutra)
- inclinata indietro (approccio sottomesso)


Traiettoria di avvicinamento al cane
- diretta verso testa o fianco del cane (approccio dominante)
- indiretta, aggirando il cane e avvicinandosi a lui posteriormente (approccio sottomesso)


Lo sguardo: direzione e persistenza
- diretto verso gli occhi del cane (provocazione al combattimento)
- diretto verso la groppa (sguardo del dominante)
- continuo (approccio dominante o invito al combattimento)
- interrotto (tregua o sottomissione)

Nei prossimi numeri della nostra rivista approfondiremo altri lati del comportamento del cane, come ad esempio i metodi di apprendimento, ed affronteremo i principali problemi comportamentali.


(1) Scott e Fuller, 1965 e 1974; (2) Overall, 2001; (3) Pageat, 1999; (4) Houpt, 2000; (5) Dorit Fedderson Peterson, 1984; (6) Sparagetti e Verga, 1991, (7) O’Farrell, 1992