MA
CHE COS'E' QUESTA
ETOLOGIA?
Con il termine
“ETOLOGIA” si intende lo studio del comportamento degli animali.
Molti scienziati si sono applicati allo studio dell’Etologia, soprattutto
nell’ultimo secolo. Una recente proposta di legge prevede che l’Etologia
venga inserita come materia di studio nella scuola dell’obbligo
italiana, fin dalle elementari.
Ma quanti sanno veramente cosa sia e come sia nata? Vediamo allora di
fare un po’ di chiarezza.
L’Etologia è una scienza pura che ha ricevuto i suoi primi
riconoscimenti ufficiali con i tre premi Nobel Lorenz, Tinbergen e von
Frisch nel 1973.
In questo articolo cercherò di raccontarvi come nacque e come si
sviluppò questo ambito di studio, dai tempi più remoti fino
ad oggi.
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Prima di Darwin l’uomo
aveva sempre pensato di essere separato dagli animali e che il comportamento
di questi fosse semplicemente dettato dall’istinto, separando così,
in modo radicale, l’uomo come unico essere vivente superiore e razionale.
Charles Robert Darwin (1809 – 1882) cambiò il mondo: le sue
scoperte furono sconvolgenti.
Nel 1859, ritornato dai suoi viaggi nelle
isole Galapagos, pubblicò il suo libro “L’origine delle
specie” attraverso la selezione naturale.
Darwin spiegò l’evoluzione come un susseguirsi di cambiamenti
in cui solo gli individui migliori si riproducono, trasmettendo alla prole
le caratteristiche vincenti. Questa è quella che noi tutti oggi
conosciamo come “selezione naturale”. Inevitabilmente, le
sue ipotesi si scontrarono con le idee che la religione e la filosofia
avevano fino ad allora inculcato. L’uomo, dunque, deriva dagli animali,
non ne è affatto separato, anzi, è un loro parente.
Darwin dedicò un capitolo importante al tema degli istinti naturali,
applicando la sua teoria della selezione naturale così come lo
aveva fatto precedentemente per le mutazioni fisiche. Il comportamento
è soggetto alla selezione naturale. Egli studiava gli animali con
lo spirito di un ETOLOGO, cioè osservandoli nel loro ambiente naturale,
registrando i loro comportamenti, in modo oggettivo, creando una classificazione
e catalogazione di ogni comportamento mostrato. L’Etologia nasce
quindi come Biologia del comportamento. Poiché l’evoluzione
ci dice che l’uomo è solo una delle tante specie e da esse
deriva, il comportamento animale acquisisce un ruolo sempre più
importante nella comprensione dell’uomo stesso.
Dopo Darwin ribollirono in Europea e negli Stati Uniti tanti studi etologici.
Ciò che è importante rilevare è che si svilupparono
differenti metodi per studiare e comprendere il comportamento: alcuni
credevano ancora nell’importanza dello studio in ambito naturale,
come Darwin, mentre altri si concentrarono sullo studio degli animali
in laboratorio, sottoponendoli a diversi test per verificare le risposte
e comprendere ogni singolo meccanismo di apprendimento.
Ecco che, nel 1900, nasce in
Europa la corrente del tropismo (merito soprattutto di Jacques Loeb, fisiologo
tedesco,1859-1924) e negli Stati Uniti del comportamentismo o Behaviourism
(tra i rappresentanti più importanti ricordiamo lo statunitense
John Watson insieme al suo erede Burrhus Skinner, etc). Secondo queste
scuole il comportamento animale si può spiegare come semplici risposte
a determinati stimoli: Stimolo ? Risposta. Ogni stimolo provoca una risposta,
un comportamento. Non è previsto alcun livello cognitivo o di elaborazione
mentale, tra lo stimolo e la risposta non si ha pensiero. Gli animali
sono come automi che agiscono in modo meccanico.
Troviamo, ad esempio, Skinner ed i suoi esperimenti con i ratti da laboratorio.
Egli costruiva delle speciali gabbie, dette Skinner Box, in cui vi era
una levetta che, se il topolino premeva, faceva scattare un meccanismo
di ricompensa: quando l’animale la schiacciava riceveva un pezzetto
di formaggio. L’esperimento era questo: il ratto veniva messo nella
gabbia ed iniziava quindi a gironzolare. Ad un certo punto, per caso,
finiva su quella levetta e quindi ecco che riceveva un pezzo di cibo.
La prima volta era un caso e certamente l’animale non poteva collegare
immediatamente il fatto di aver schiacciato una levetta con il ricevere
un premio. Quindi il soggetto iniziava nuovamente a camminare all’interno
della Skinner Box, fino a quando non ricapitava nuovamente sulla levetta
e riceveva il suo formaggio. Dopo diverse ripetizioni il ratto avrebbe
compreso che in quella zona accadeva qualche cosa di piacevole e, quindi,
tendeva a rimanere intorno alla levetta. Alla fine il topo, che è
un animale per nulla stupido, capiva che doveva premere la levetta per
ricevere il suo premio…ecco che il soggetto si accaniva a schiacciare
in modo ripetuto la leva per avere in cambio il formaggio: aveva appreso
a fare quel comportamento per avere la ricompensa.
Skinner, dunque, aveva studiato il comportamento in laboratorio e ne aveva
tratto diverse informazioni, ancora oggi ritenute validissime. Vediamo
cosa si scoprì grazie a questo esperimento.
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Esiste un meccanismo di apprendimento
che può essere definito “per prove ed errori”; i comportamenti
cui segue un premio od una ricompensa tendono ad essere ripetuti ed assimilati,
quelli cui segue una punizione, al contrario, tendono a diminuire ed a
scomparire (gli animali, a differenza dell’uomo, ragionano in modo
più idoneo, se una cosa provoca piacere la rifarò, se provoca
danno non la ripeterò…chissà perché gli esseri
umani, spesso, non agiscono in modo così intelligente!). Si arrivò
quindi a scoprire il “Condizionamento Operante”, meccanismo
di apprendimento per cui un essere vivente impara a mettere in atto un
determinato comportamento (ad esempio premere la leva per il topo oppure
sedersi per il cane) per ottenere un premio o rinforzo positivo (ad esempio
un boccone, una carezza o una lode). Ricordate: se un animale mette in
atto un comportamento probabilmente è perché, almeno qualche
volta, questo comportamento ha ricevuto un rinforzo, un premio. L’animale
impara a fare determinate cose perché capisce che ne trarrà
vantaggio. Questa è la base per capire alcuni comportamenti dei
nostri cani: quando obbediscono ad un comando lo fanno perché sanno
che poi riceveranno da noi un premio (o almeno non riceveranno una punizione);
quando saltano addosso lo fanno perché, almeno qualche volta, hanno
ricevuto delle carezze in cambio; quando abbaiano insistentemente verso
di noi lo fanno perché sanno che riceveranno attenzione, positiva
o negativa che sia; quando si mostrano aggressivi lo fanno perché
hanno imparato che così otterranno ciò che desiderano in
cambio (ad esempio che una persona o un altro cane non si avvicini a loro),
etc. L’educatore moderno sfrutta il principio del condizionamento
operante in modo positivo, cioè insegna al cane a fare un comportamento
per ottenere un premio.
Un altro esperimento importante fu quello di Pavlov, scienziato russo
(1849-1936). Egli notò che i cani, alla sola vista della carne,
iniziavano a sbavare. In ambito di laboratorio fece queste prove: mostrava
la carne e contemporaneamente accendeva una luce rossa. Ripropose più
volte: carne e luce rossa, carne e luce rossa, carne e luce rossa…Dopo
diverse ripetizioni ecco che Pavlov accese solo la luce rossa, senza la
carne: il cane sbavò ugualmente. In pratica la carne e la luce
rosse erano stati associati….Se in principio la luce rossa da sola
non provocava alcuna reazione, non aveva nessun significato, dopo l’associazione
mentale bastava la luce rossa per provocare una reazione. Questo meccanismo
di apprendimento venne chiamato “Condizionamento classico”,
l’animale associa semplicemente due eventi. Se facciamo un esempio
con i nostri cani possiamo vedere come, solamente prendendo le chiavi
di casa, essi si alzino perché hanno ormai associato chiavi –
uscita. In principio il solo rumore delle chiavi non aveva alcun particolare
significato per l’animale, ma dopo che, per diverse volte, il rumore
veniva seguito dall’uscita del proprietario, ecco che il cane associa
le due cose per il “Condizionamento classico” scoperto da
Pavlov. Questa teoria ha un punto debole: l’animale, in stato di
libertà, senza tutte le limitazione che un laboratorio impone,
si comporta spesso in modo spontaneo e differente dal previsto…
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Mentre il Behaviourism o Comportamentismo
si faceva strada, con tutti i suoi studi in ambito controllato o di laboratorio,
ecco che in Europa, verso la fine degli anni ‘30, nacque un’altra
scuola, quella degli Etologi.
Konrad Lorenz viene considerato il padre dell’Etologia. Egli si
dedica allo studio degli animali in cattività, libertà o
semi-libertà, all’osservazione e alla catalogazione dei loro
comportamenti. In principio lui, e la maggior parte degli etologi di prima
generazione, si concentrò sugli uccelli e sull’ornitologia.
Nel 1935 Konrad Lorenz pubblica “Il compagno nell’ambiente
degli uccelli” e dà inizio con i suoi studi all’Etologia
moderna.
L’attenzione venne rivolta, soprattutto all’inizio, ai comportamenti
definiti come “istinto”. Le osservazioni venivano effettuate
sia sul campo (come Darwin) sia in ambito controllato di laboratorio.
A Lorenz si unì il collega ed amico Nikolas Tinbergen, autore del
libro geniale “Lo studio dell’istinto” (1951). Un altro
grande scienziato segue queste indagini: Karl von Frisch, che arrivò
a decifrare il linguaggio delle api. Questi grandi scienziati rifiutarono
l’approccio di tipo meccanico e meccanicista della scuola americana
del Comportamentismo e si autodefinirono “Etologi”. Si concentrarono
non solo sulla comprensione e lo studio dei comportamenti istintivi, ma
anche sulla filogenesi e sull’ontogenesi del comportamento (sviluppo
dei comportamenti tipici di una specie o di un individuo).
La polemica tra le due scuole di pensiero
originò tante tensioni che alla fine della Seconda Guerra Mondiale
i due gruppi erano ormai giunti ad una vera e propria lotta, non vennero
risparmiati neppure insulti sulle rispettive capacità intellettuali.
Gli etologi arrivarono a definire i comportamentismi come “individui
dal camice bianco specializzati in ratti da laboratorio”, ma a loro
volta venivano indicati come scienziati non oggettivi a dalla disprezzabile
formazione intellettuale.
Era difficile trovare punti di incontro: gli etologi lavoravano su un’ampia
gamma di animali in libertà, in condizioni naturali e rispettando
il loro ambiente, i comportamentisti erano interessati quasi esclusivamente
ai meccanismo di apprendimento.Lorenz, Tinbergen e von Frisch ricevettero
nel 1973 il Premio Nobel per la medicina e la biologia.
La tendenza attuale è
quella di evitare tali estremismi e radicalismi e trovare un accordo.
Oggi si ritiene che entrambe le scuole abbiano qualche cosa di valido
e si sostiene che, seppur le indagini di laboratorio siano utilissime,
non si possa mai prescindere dallo studio degli animali nel loro ambiente
naturale.
La genetica e l’ambiente non sono due cose separabili, non è
oggettivamente vero ritenere che il comportamento sia dovuto all’uno
o all’altra, piuttosto genetica ed ambiente si influenzano in modo
reciproco e concorrono a determinare il comportamento di un animale. Per
questo non tutti i cani della stessa razza si comportano in modo identico.
Ad esempio possiamo avere un Pastore Tedesco equilibrato e perfetto per
fare il cane poliziotto ed il suo gemello, cresciuto in un altro ambiente,
totalmente squilibrato e troppo aggressivo per qualsiasi attività.
Gli esperimenti in umana sui fratelli gemelli cresciuti in ambienti differenti
confermano questa teoria.
Oggi si tende a tenere in considerazioni i diversi aspetti:
Lo studio al naturale
Lo studio in laboratorio
La sintesi tra i dati ottenuti dalle precedenti fasi
L’etologia e la psicologia comparata (studio di specie affini).
In Italia, Danilo Mainardi è un esempio di come tutti questi aspetti
possano e debbano convivere nell’approccio etologico.
Parallelamente si sta diffondendo la scuola del Cognitivismo, secondo
cui gli animali posseggono tutta una serie di capacità cognitive
di elaborazione mentale. Tra lo stimolo e la risposta si frappone un pensiero.
Infatti, a seconda del soggetto, di quello che ha vissuto ed imparato,
della situazione in cui si trova, delle sue convinzioni, del suo stato
mentale darà una risposta allo stimolo differente. Ecco perché
i nostri cani non sono automi che rispondono sempre nello stesso identico
modo agli stimoli ambientali. Hanno capacità cognitive.
L’Etologia, e le sue
varie branche, si insegna nelle Università come una specializzazione
della Zoologia, Biologia, Psicologia o Veterinaria, però questo
non vuol dire che tutti i Biologi o Veterinari l’abbiano studiata
poiché non in tutti gli Atenei italiani si ritrova come materia
obbligatoria od opzionale.
L’etologia del cane è, tra l’altro, solo un ramo dell’Etologia
Applicata agli animali di allevamento o d’affezione. Oggi è
divenuta molto di moda, tanto che numerosi addestratori ed istruttori
cinofili si vantano di essere “etologi” o “rieducatori
comportamentali”. Ma bisogna fare attenzione: l’Etologia è
una scienza che richiede studi ed approfondimenti.
Un professionista che si definisce “Etologo” deve studiare
tutta l’Etologia delle specie animali, perché è inutile
e superficiale pensare di poter studiare solo l’Etologia Applicata
del Cane: sarebbe come voler studiare la Chirurgia senza avere alcuna
base di Medicina Generale.
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