METODOLOGIE
DI MODIFICAZIONE COMPORTAMENTALE.
di Dr. Eleonora
Mentaschi
La terapia comportamentale è
utilissima, spesso indispensabile.
Attraverso un corretto programma di modificazione comportamentale si possono
risolvere molti problemi, anche senza dover utilizzare alcun medicinale
o trattamento chirurgico, mentre l'inverso non sempre è vero: medicinali
ed operazioni risultano spesso inutili se non sono accompagnati da una
terapia comportamentale.
I princìpi generali del trattamento comportamentale sono basati
sulla conoscenza di tali problematiche ed in particolare dei princìpi
e le tecniche di analisi e modificazione del comportamento, che devono
essere noti a coloro che si occupano di questo tipo di trattamenti (Hart
& Hart, 1989; Askew, 1996; Overall, 1999; Houpt, 2000).
Nel presente lavoro non si intende approfondire in maniera sistematica
tutti gli aspetti relativi ai diversi sistemi di apprendimento ed alle
scuole che li hanno teorizzati e studiati successivamente, in quanto è
presente una vasta letteratura sull'argomento, a cui si rimanda (Immelmann,
1988; Hilgard et al., 1982; Skinner, 1938; Overall, 2001, O’Farrell,,
1992, e altri).
Ci limiteremo ad accennare ad alcuni metodi di modificazione comportamentale.
Tra le tecniche utilizzabili incontriamo:
·
Condizionamento operante
· Condizionamento classico
· Contro-condizionamento
· Desensibilizzazione sistematica
· Abituazione
· Estinzione
· Inondazione
· Castigo
· Rinforzo positivo
· Rinforzo negativo |
· Condizionamento
Si parla di “condizionamento” quando
un animale associa uno stimolo ad una risposta.
Ad esempio, lo stimolo può essere la parola “seduto”
e la risposta il mettersi seduto. Il cane, senza addestramento, non può
sapere cosa significa la parola seduto. Ma se tutte le volte che si siede
riceve un premio e sente la stessa parola ripetersi, con il tempo, assocerà
le cose ed inizierà a sedersi per ricevere il premio.
Il cane, che prima non sapeva associare il comando alla risposta, grazie
ai premi ed alla pazienza, è stato condizionato.
Vi sono due diversi tipi di condizionamento: quello classico e quello
operante.
· Condizionamento
classico
Il condizionamento
classico deriva dalle ricerche di Pavlov. Lo scienziato aveva notato che
il suo cane, alla sola vista della carne, iniziava a sbavare.
Allora decise di fare un esperimento: tutte le volte che gli mostrava
la carne accendeva una luce rossa, contemporaneamente.
Passarono alcuni giorni, Pavlov mostrava la carne ed accendeva la luce.
Dopo un po’ di tempo accese la luce rossa, ma senza avere la carne
in mano: il cane iniziò a sbavare ugualmente.
Il condizionamento era avvenuto: il cane aveva associato uno stimolo,
cioè la luce rossa, ad una risposta, in questo caso la bava (che
manifesta la fame).
Bistecca
---> il cane sbava
Bistecca + luce rossa ----> il cane sbava
Luce rossa ----> Il cane sbava
In questo tipo di condizionamento
il cane non deve effettuare nessun comportamento, l’associazione
avviene, per così dire, in modo passivo, incoscientemente.
Questo tipo di apprendimento risulta molto utile nell’addestramento,
soprattutto per rendere un premio più interessante (rinforzo condizionato).
Un esempio molto attuale è il clicker, ultimamente in gran voga
tra gli addestratori.
Questa è una semplice scatoletta che, schiacciandola, emette un
rumore tipo click-clack.
Se un cane viene condizionato
correttamente, il clicker sarà uno strumento molto utile. Tutte
le volte che il cane riceve un premio, ad esempio un pezzo di cibo, si
farà, contemporaneamente, il rumore con il clicker.
Il rumore deve essere prodotto nel momento esatto in cui il cane riceve
il bocconcino, né prima né dopo.
Dopo un po’ di tempo questo rumore verrà inconsciamente associato
dal cane ad un pezzo di cibo, cioè ad una cosa positiva e piacevole.
Il clicker diviene un rinforzo condizionato.
Cibo ----->clicker
Cibo -----> clicker
Cibo -----> clicker
Clicker = cibo, premio, rinforzo positivo
In addestramento quando il
cane deve essere premiato per un comportamento, al posto di dargli un
bocconcino (magari il cane è lontano, oppure il cibo lo distrae
eccessivamente) potremo fare click-clack.
In questo modo quel comportamento viene premiato secondo i principi del
condizionamento operante, che andiamo ora a descrivere.
· Condizionamento
operante
A differenza del precedente, questo tipo di condizionamente
prevede che il cane faccia una determinata azione per ricevere un rinforzo.
Il cane comprende che se attua un determinato comportamento, allora riceve
un premio.
Col tempo impara a ripetere questo comportamento per ricevere un premio.
Il meccanismo è molto semplice: se un animale manifesta, in determinate
situazioni, un comportamento e questo viene rinforzato dall’ottenimento
di un premio, l’animale tenderà a conservare e ripetere in
futuro questo comportamento.
I comportamenti con conseguenze negative, invece, tendono ad essere soppressi
(Pageat,
1999).
La “Legge di Thorndike” dà la seguente definizione:
"Ogni azione che, in una determinata situazione,
produce soddisfacimento, ha più probabilità di riprodursi
se una situazione analoga si presenta di nuovo. Al contrario, ogni azione
che ha prodotto insoddisfazione, in una determinata situazione, tenderà
a scomparire se questa situazione si riprodurrà ulteriormente".
Vediamo un esempio di condizionamento operante:
Il cane
si siede ---> riceve un bocconcino
(o
un click-clack se utilizziamo il clicker)
Il cane si siede ---> riceve un bocconcino e contemporaneamente il
comando verbale “seduto”
Dopo qualche tentativo,
il condizionamento è avvenuto:
Comando
“seduto” (stimolo condizionato) --->
Il cane si siede (risposta/comportamento condizionato)--->
Bocconcino (rinforzo positivo)
E' importante tener presente la “Legge
di Estinzione”, che ci ricorda di continuare, nel tempo, a rinforzare
i comportamenti per evitare che questi vengano persi: "Il
condizionamento di un comportamento, che sia stato precedentemente rinforzato
o punito, tende a scomparire se il comportamento stesso non è più
seguito dalla ricompensa o dalla punizione".
La regola del "rinforzo intermittente" (vedi prossimo paragrafo)
stabilisce che, per essere mantenuti nel tempo, i comportamenti dovranno
essere premiati solo di tanto in tanto e non puntualmente ogni volta che
verranno eseguiti (Pageat, 1999; O'Farrel, 1992).
Risulta chiara l'utilità di questi princìpi:
se desideriamo che un cane apprenda un determinato comportamento dovremo
premiarlo ogni volta che lo esegue (rinforzo positivo e premio) oppure
cessare lo stimolo aversivo che consegue al comportamento non desiderato
(rinforzo negativo).
Se invece desideriamo che l'animale apprenda a non attuare un
comportamento, lo faremo attraverso una punizione o un rinforzo negativo.
E' molto importante puntualizzare che i rinforzi devono sopraggiungere
meno di un secondo dopo che il cane ha eseguito il comportamento,
altrimenti il cane non assocerà le due cose (Askew,
1996).
·
Rinforzi, premi e punizioni.
Vediamo ora quali siano i rinforzi efficaci:
PREMI |
PUNIZIONI |
Cibo |
Dolore fisico |
Carezze |
Verbale |
Lode verbale |
Paura |
Gioco |
Intimidazione sociale
o psicologica |
Evitamento del disagio
|
Privazione di un oggetto |
Oggetti su cui è
avvenuto precedentemente un condizionamento (rinforzo condizionato,
es. clicker) |
Privazione di un privilegio |
Attenzione |
Privazione dell’attenzione
(time out) |
Il rinforzo è uno stimolo
che aumenta la probabilità della comparsa di una azione in occasione
a successive esposizioni alla medesima situazione (Pageat,
1999), un evento che aumenta la probabilità che un certo
comportamento sia eseguito (O’Farrell, 2001).
E' molto importante ricordare che il rinforzo deve avvenire meno di un
secondo dopo che il cane ha eseguito il comportamento, altrimenti il cane
non assocerà le due cose (Askew, 1996).
Vi sono due tipi di metodologie: il rinforzo continuo e quello intermittente.
Nel rinforzo continuo si premia il soggetto
ogni volta che mostra la risposta desiderata (es. ogni volta che si siede).
Questo è utile all’inizio, per insegnare un comando nuovo
al cane.
La regola del rinforzo intermittente stabilisce,
invece, che, per essere mantenuti nel tempo, i comportamenti dovranno
essere premiati solo di tanto in tanto e non puntualmente ogni volta che
verranno eseguiti (Pageat, 1999; O'Farrel, 1992)
Il
cucciolo di barbone resta seduto sapendo che gli spetterà
un premio: è un esempio di rinforzo positivo |
|
Prevede che il premio arrivi solo
ogni X volte (es. ogni tre volte che si siede), e allora parliamo di “rapporto
fisso”, oppure ogni tanto, ed allora viene definito “a
rapporto variabile” (es. a volte dopo due, altre dopo quattro
volte).
Il rinforzo intermittente può essere anche ad
“intervallo”, cioè il premio è elargito
dopo un periodo di tempo stabilito (es. dopo un minuto).
Una distinzione viene effettuata tra rinforzi positivi, ossia stimoli
scatenanti soddisfazioni dirette (ricompense) e rinforzi negativi o di
evitamento di una situazione sgradevole (stimolo avversativo) (Pageat,
1999).
Rinforzo positivo: quell’evento
(es. carezza) che si verifica dopo una risposta (es. sedersi) e che porta
l’animale a ripetere quella stessa risposta.
Rinforzo negativo:
quell’evento (es. collare che si allenta) che aumenta la frequenza
di un comportamento (es. camminare senza tirare), ma lo fa mediante l’evitamento
o la fuga.
Non consiste in una punizione, bensì nella cessazione di un determinato
stimolo che aumenta la probabilità che un comportamento sia nuovamente
messo in atto.
L’animale risponde per evitare uno stimolo.
E’ piuttosto facile confondere il rinforzo negativo con la punizione,
ma non sono la stessa cosa.
Riporto un esempio tratto dalla Overall: l’uso dei collari a strangolo.
Quando il cane rallenta e smette di tirare, il collare si allenta ed il
cane prova sollievo. Il cane quindi impara a non tirare per evitare di
sentire il collare stringere.
Purtroppo, spesso, il collare a strangolo viene mal utilizzato e diviene
una punizione, ma questo non è corretto.
La punizione
è invece uno stimolo negativo che sopraggiunge durante
una risposta, in questo modo la risposta tende a diminuire in frequenza,
fino a scomparire.
Una punizione deve essere prima di tutto efficace, ma non ansiogena.
Deve essere uno stimolo realmente avversativo e non scelto in modo antropomorfo.
Dunque non risultano utili metodi come rinchiudere un cane in una stanza
buia o non rivolgergli la parola per lunghi periodi poiché l'animale
non li percepisce come reali punizioni (Pageat, 1999).
Tra quelli efficaci si ritrovano le punizioni verbali e quelle fisiche.
Importante è tenere presente la regola della simultaneità:
la punizione deve essere inflitta sul primo atto
della sequenza comportamentale (Pageat, 1999).
La
punizione è efficace solo se viene inflitta nel momento
preciso in cui il cane comincia ad eseguire l'azione indesiderata.
|
|
Se ad esempio il problema è
l'eliminazione inadeguata del cucciolo, questo dovrà essere punito
quando inizia ad annusare o si accovaccia per urinare e non nel
momento in cui sta già urinando.
Infine la "regola della permanenza" stabilisce
che gli apprendimenti determinati da punizione permangono fino a quando
la punizione continua ad essere potenzialmente presente (Pageat,
1999).
E' per questo che i collari elettrici anti-abbaio sono talvolta poco efficaci:
quando vengono eliminati ed il cane non riceve più la punizione,
l'animale inizierà nuovamente a manifestare il problema.
·
Tecnica del contro-condizionamento.
Lo scopo del contro-condizionamento è quello
di far reagire il cane in modo differente ad un determinato stimolo, insegnare
all’animale ad attuare un comportamento diverso, più adatto.
E’ utile per sopprimere reazioni indesiderate scatenate da uno stimolo
sensibilizzante (Pageat, 1999).
Tipico è il caso del cane che si eccita quando capisce che il padrone
si prepara per uscire (cane con ansia da separazione).
Bisogna dunque condizionare il cane a reagire allo stimolo in maniera
diversa, nel caso in questione a non agitarsi quando il padrone si prepara,
ma restare tranquillo nella sua cuccia.
Il metodo consiste in primo luogo nel premiare il cane quando dà
una risposta inibitoria verso lo stimolo che causa ansietà.
Se ad esempio il cane, pur percependo che il padrone sta per uscire, resta
tranquillo, riceverà un premio.
Con il tempo il premio sopraggiungerà solo se il cane rimane tranquillo
nella cuccia.
Il cane apprende così ad associare uno stimolo sensibilizzante
ad una reazione differente: quando il padrone si prepara, se il cane resta
nella cuccia, riceve un premio.
Una volta che ha appreso a restare tranquillo in attesa della ricompensa,
questa può essere poco a poco diminuita e subentrerà la
tecnica dell'abituazione.
Allo stesso modo si possono abituare i cani paurosi a non reagire di fronte
allo stimolo che li spaventa.
Si insegnerà, ad esempio, a rimanere al fianco seduto.
Ad un cane che abbaia quando sente il campanello suonare, il contro condizionamento
può essere utile per insegnargli invece a prendere una pallina
tutte le volte che il campanello suona.
Ottimi risultati si ottengono combinando il contro-condizionamento con
la desensibilizzazione.
·
Tecnica della desensibilizzazione.
La tecnica della desensibilizzazione consiste nell'applicare
lo stimolo secondo un gradiente di intensità progressivamente crescente
nel tentativo di ottenere la diminuzione delle reazioni allo stimolo stesso.
Inizialmente si sottopone il cane a tale stimolo a bassa intensità,
ad esempio si prendono le chiavi, poi si passa ad una intensità
di stimolo maggiore, ossia si esce di casa ma si rientra subito, poi progressivamente
si aumenta fino a raggiungere l'intensità abituale, ossia uscire
di casa per periodi più lunghi.
Regola fondamentale per la riuscita di questa tecnica è che
se il cane mostra un peggioramento durante il progredire della terapia
bisogna interromperla e tornare un passo indietro.
Nel caso preso in esame, se il cane inizia ad agitarsi quando il padrone
esce per qualche minuto, sarà necessario tornare alla fase in cui
egli usciva ma rientrava immediatamente e verificare che in questa situazione
il cane sia realmente tranquillo prima di proseguire con le fasi successive.
Un altro esempio è la desensibilizzazione ai rumori, come i tuoni
o gli spari. Esistono in commercio speciali Cd con registrati i suoni
che spaventano generalmente i cani (tuoni, macchine, bambini che gridano,
spari, fuochi d’artificio, ecc).
La registrazione verrà presentata inizialmente ad un volume molto
basso, in modo da non avere reazione da parte del cane.
Il volume verrà quindi aumentato gradualmente, in modo da premiare
il cane se non si mostra pauroso.
Se il processo viene fatto in modo corretto, portando variazioni minime,
tali da non avere risposta alcuna da parte del cane, si può desensibilizzare
il cane a questi suoni.
Questa tecnica è molto utile per i cani con problemi di paura o
fobie, ma anche per l’aggressività in tutte le sue manifestazioni.
· Tecnica dell'abituazione
La tecnica dell'abituazione consiste nella ripetizione
dello stimolo con lo scopo di diminuire gradualmente la risposta ad esso
associata.
Nel caso del cane che soffre di ansia da separazione, il padrone ripeterà
20 o 30 volte al giorno le operazioni che scatenano l'ansia nel cane,
ad esempio prendere le chiavi o mettersi il cappotto, ma senza mai realmente
uscire di casa.
Dopo alcuni giorni il cane non assocerà più quei movimenti
all'uscita e resterà quindi tranquillo.
·
Tecnica dell'estinzione.
La tecnica dell'estinzione consiste nel sopprimere
la ricompensa o la punizione che rinforzava o inibiva un comportamento.
Una tipica situazione in cui è utile questa metodologia è
quella in cui il cane infastidisce le persone mentre sono a tavola: sarà
sufficiente smettere di dargli del cibo, ossia la ricompensa, perché
il cane smetta di manifestare questo comportamento.
La
carezza è un rinforzo positivo: quindi usarla per "calmare"
il cane significa, in realtà, confermare il suo comportamento...anche
quando in realtà ci è sgradito. |
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Un'altra situazione in cui questo
metodo si rende molto utile è quella in cui il padrone, nel tentativo
di calmarlo, accarezza il cane che abbaia.
L'animale percepisce questo come un rinforzo positivo e continuerà
ad abbaiare in modo sempre più insistente e frequente, aspettandosi
la ricompensa.
Questa tecnica però non sarà efficace se il comportamento
stesso è gratificante per l'animale (O'Farrell,
1992).
Inoltre il tipo di rinforzo precedentemente utilizzato può fornire
indicazioni sulle possibilità di riuscita. Se il comportamento
è stato premiato in modo intermittente sarà più difficile
estinguerlo, questo è bene tenerlo presente.
·
Flooding
Il flooding, detto anche inondazione, è un
vecchio metodo secondo il quale, l’esposizione forzata e prolungata
ad uno stimolo (ad es. il rumore degli spari) dovrebbe abituare il cane
a questo stimolo.
In pratica, è l’opposto della desensibilizzazione progressiva.
Una volta, per i cani che erano paurosi delle persone, si suggeriva di
portarli in un luogo molto affollato, come la piazza centrale della città
o un mercato.
Questo metodo è molto stressante per l’animale, e se viene
mal utilizzato può provocare anche gravi danni sul comportamento
del cane stesso.
Per questo motivo il flooding, a mio parere, deve rimanere l’ultima
delle opzioni considerabili.
·
Shaping (modellaggio)
Questa tecnica è utile per insegnare ai cani
un comportamento che ancora non sanno attuare.
Come dice la parola stessa, si procede modellando il comportamento, premiando
cioè tutte le risposte che si avvicinano a quella che desideriamo.
Ad esempio, se vogliamo insegnare ad un cane a sdraiarsi, premieremo tutti
quei comportamenti che lo ricordano: sedersi, abbassarsi leggermente con
le zampe, ecc. fino a quando premieremo solo ed esclusivamente il restare
sdraiato a terra.
Lo shaping può essere utile in molte altre situazioni, e soprattutto
per affinare una certa risposta.
Con questo metodo i tempi possono essere più lunghi, per cui è
richiesta una certa dote di pazienza, ma è comunque molto valido
e assolutamente non invasivo.
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