LA SINDROME DA PRIVAZIONE
SENSORIALE
di Dott.ssa Eleonora
Mentaschi
STORIA DI ETTORE
Un anno fa i responsabili del rifugio
“Diamoci La Zampa” di Pieve Fissiraga (Lodi) chiesero il mio
aiuto per un loro cane con problemi comportamentali.
Quando vidi per la prima volta Ettore (di cui potete vedere la foto sul
sito: www.diamocilazampa.it)
rimasi molto colpita: il cane continuava a girare in circolo, tanto da
fare dei solchi nel terreno, e quando ho aperto la porta per entrare è
fuggito in fondo alla stanza, spaventato.
Sembrava chiuso in sé stesso, disinteressato e spaventato da ogni
cosa.
Solo la sua “compagna di stanza” Milly, la meticcia di pastore
tedesco con cui viveva, sembrava aver instaurato un bel rapporto con il
cane: Ettore la seguiva per tutta la gabbia ed era evidente il suo attaccamento
verso la piccola.
Ma per il resto era un cane completamente chiuso al mondo esterno.
Le prime volte cercavo di porre un pezzettino perché lo prendesse
dalla mie mani, ma Ettore non si avvicinava.
Ho provato a portare dei giocattoli, ma lui neanche li annusava.
La storia di Ettore è piuttosto controversa: da cucciolo è
stato adottato da un uomo anziano, che lo ha tenuto per i suoi primi 10
mesi di vita quasi sempre chiuso in un grande capannone, isolato da tutto
e tutti.
All’età di dieci mesi l’uomo ha deciso di portarlo
ai volontari di Diamoci La Zampa.
Ettore è così entrato nella gabbia in cui risiede ormai
da sette anni.
Il problema è che Ettore, anche se non è aggressivo, non
esce mai dalla sua gabbia, è molto inibito, non è affatto
curioso e non si lascia avvicinare.
Tutti i suoi problemi risalgono al modo in cui è stato allevato
nei primi mesi di vita, che sono fondamentali per lo sviluppo del comportamento
corretto del cane.
PRIME FASI DI VITA DEL CANE: SVILUPPO
COMPORTAMENTALE
I primissimi mesi di vita del cane
sono i più importanti e delicati per lo sviluppo corretto del suo
comportamento.
Ciò che avviene nei primi 3 mesi di vita è decisivo e talvolta
le conseguenze di errori in questo periodo possono essere irreversibili.
Il repertorio comportamentale si sviluppa secondo tappe ben precise, in
relazione con la progressione dello sviluppo neuro – sensorio (4).
Gli esperimenti svolti negli anni ’40 e ’50 da Scott e collaboratori,
hanno dimostrato che i cani presentano distinte fasi di sviluppo comportamentale.
Queste fasi sono molto delicate perché “se l’animale
non è esposto a stimoli appropriati durante questi periodi, potrà
non sviluppare l’appropriato, o desiderato, repertorio comportamentale”
(2).
Ogni fase corrisponde ad uno stadio di maturazione fisica e psichica differente.
Durante ogni stadio i cuccioli di cane sviluppano il loro comportamento
e rispondono in modo differente agli stimoli.
“Se non si consente ai cuccioli di confrontarsi con gli stimoli
appropriati nei periodi in cui sono recettivi, i cani possono sviluppare
problemi riferibili proprio ai suddetti periodi” (2).
Una piccola quantità di esperienza, o la totale mancanza di esperienza,
hanno un grande effetto sul comportamento successivo.
Per questo motivo è importante conoscere le esigenze del cucciolo
per prevenire future patologie.
Vediamo quali sono queste fasi.
Periodo
neonatale - i cuccioli possono essere moderatamente
maneggiati. |
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1) Periodo
neonatale: prima e seconda settimana di vita.
I cuccioli, appena nati, sono immaturi dal punto di vista sensoriale e
dipendono quindi completamente dalla madre. In queste prime due settimane
si assiste ad un rapido sviluppo del sistema nervoso e dei sensi, che
verrà completato nella fase successiva.
E’ stato dimostrato che il leggero stress causato dalla manipolazione
moderata dei cuccioli ha un effetto benefico sullo sviluppo dei cani (2).
Questo non significa che bisogna disturbare i piccoli e prenderli continuamente
in braccio, ma che è bene avere ogni tanto dei contatti con loro
e non lasciare completamente isolati madre e cuccioli come alcuni allevatori
credevano opportuno.
2) Periodo
di transizione: terza settimana di vita.
Durante questa fase si assiste ad un rapido sviluppo fisico e nervoso,
con l’acquisizione degli ultimi elementi sensoriali: inizia con
l’apertura degli occhi e termina con la comparsa dell’udito
(3). Proprio in seguito a tale sviluppo neuro-fisico, i cuccioli iniziano
a percepire moltissimi stimoli e a reagire ad essi.
L’evento più importante di questa fase è l’inizio
del gioco: i cuccioli iniziano a giocare tra loro, apprendendo quei comportamenti
che da adulti permetteranno loro di comunicare con i propri simili e con
gli esseri umani. Il gioco permette ai piccoli di imparare a riconoscere
i propri simili, i ruoli sociali di dominanza e sottomissione e di formare
il comportamento dell’adulto: giocando imparano. E’ quindi
fondamentale non separare la cucciolata in questo periodo, ne possono
derivare gravi conseguenze sul comportamento.
3) Periodo
di socializzazione:
dalla quarta alla decima/dodicesima settimana di vita, fino alla pubertà
(6-9 mesi).
Questa fase è la più importante e critica: i cuccioli familiarizzano
non solo con il resto della cucciolata, ma anche con l’ambiente
che li circonda e con gli esseri umani (4).
L’interesse verso il mondo esterno è progressivo:
a. Dalle 3 alle 8 settimane: i cani
imparano meglio ad interagire con gli altri CANI.
b. Dalle 5/8 alle 12 settimane: i cani imparano ad interagire con le PERSONE.
c. Dalle 6/12 alle 16 settimane: i cani esplorano i nuovi AMBIENTI (1).
Periodo
di socializzazione: i cuccioli devono assolutamente interagire
con persone e cani estranei all'ambiente familiare. Leonberger
dell'allevamento delle Aivane |
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Da questo derivano conseguenze molto
importanti.
Cuccioli svezzati precocemente e allontanati dai fratelli prima della
fine di questo periodo, da adulti possono non socializzare con gli altri
cani, diventando paurosi o aggressivi con i cospecifici.
La stessa cosa vale per le persone: i cuccioli che in questo periodo non
sono stati abituati a vedere persone diventeranno facilmente aggressivi
o paurosi.
Per questo è bene che i cani, in questa fase, possano incontrare
differenti persone, compresi bambini: è in questo momento che si
abituano ad essi ed è così che diminuiscono le probabilità
di sviluppare comportamenti paurosi o aggressivi.
Infine è bene ricordare che tra il 45° ed il 65° giorno
di vita, i cuccioli iniziano a cercare un luogo idoneo per le proprie
deiezioni (feci e urine). Se questo non accade è sintomo di un
problema.
Concludendo:
I cuccioli dovrebbero essere manipolati dalle persone che li crescono
fin dalla nascita e gli dovrebbe essere data la possibilità di
confrontarsi con le circostanze più varie.
Fin dalle 3 settimane di vita dovrebbero essere esposti ai cani adulti,
e dalle 5 settimane alle persone e, nel contempo, alle nuove situazioni.
Un cane non deve essere adottato prima delle 7,5 - 8,5 settimane di vita.
I PROBLEMI COMPORTAMENTALI
CHE COMPAIONO NEI PRIMI MESI
In realtà molti, se non quasi
tutti i problemi comportamentali possono avere origine nei primi mesi
di vita del cane. Le fobie, le insicurezze o l’aggressività
sono solo alcuni esempi.
Vi sono però alcune patologie comportamentali specifiche, che nascono
solo se un cucciolo non viene allevato correttamente nei primi mesi di
vita.
Pageat (3) ha creato la seguente classificazione dei “disturbi che
compaiono durante l’infanzia o l’adolescenza”:
· Sindrome ipersensibilità
– iperattività (IS-IA)
· Sindrome da privazione sensoriale
· Depressione da distacco precoce
· Dissocializzazione primaria
· Imprinting eterospecifico
· Stereotipie da costrizione
· Enuresi del giovane cane da lavoro
· Depressioni reattive
· Sindrome dissociativa
In questo numero ci occuperemo in
modo specifico della sindrome da privazione sensoriale.
COS’E’ LA SINDROME DA
PRIVAZIONE SENSORIALE
I soggetti cui la maggior parte degli
stimoli esterni, se non quasi tutti, sono venuti a mancare nei primi mesi
di vita, possono poi crescere estremamente paurosi ed insicuri, fino al
punto da non riuscire più neanche a esplorare l’ambiente,
giocare od uscire di casa.
Come dice il nome stesso, “privazione sensoriale”, la causa
di questa patologia è proprio la privazione di stimoli nei primi
mesi di vita del cane.
Cresciuto in un ambiente ipostimolante, il cucciolo non ha modo di sperimentare
e di imparare ad adattarsi alle diverse situazioni e le sue connessioni
interneurali, come conseguenza, subiscono un difetto di sviluppo più
o meno intenso. Per questo il cane mostra i sintomi fin da cucciolo.
Prima di diagnosticare una S.P.S. sono necessari esami fisici per eliminare
possibili cause organiche ed è importante escludere altre patologie
comportamentali con sintomatologia simile: fobie post-traumatiche, disturbi
ansiosi, ansia da separazione, depressione o sindrome ipersensibilità-iperattività
(diagnosi differenziali che lo specialista deve tenere sempre in considerazione).
Nella S.P.S. vi sono, secondo Pageat, tre diversi stadi, che vado ora
ad descrivere.
Stadio 1:
fobie ontogenetiche.
La fobia ontogenetica è caratterizzata dal
fatto che il cane ha paura di qualsiasi cosa con cui non è stato
in contatto durante i primi mesi di vita.
Nello stadio 1 il cane mostra di aver paura solo di alcuni specifici stimoli,
come i bambini, le persone con handicap, le automobili, ecc. Reagisce
cercando di fuggire e di allontanarsi dallo stimolo fobogeno, di nascondersi
e, talvolta, con aggressività.
Molto rapidamente il cane inizia a mostrare comportamenti di anticipazione:
diventa pauroso ancora prima che lo stimolo sia presente, percependo come
negativi anche altri stimoli che si presentano spesso insieme all’evento
traumatico.
Se un cane, ad esempio, ha paura degli altri cani, diventa anche timoroso
di avvicinarsi al parco, delle persone con altri cani al guinzaglio; anticipa
la paura, la generalizza.
Capita molto spesso che il cane, dopo qualche tempo, non voglia più
uscire di casa.
Alcuni soggetti guariscono spontaneamente, ma solo una piccola percentuale.
Nella maggior parte dei casi, purtroppo, il numero di cose che lo spaventano
aumenta e la tendenza è quella di andare incontro a stadi ansiosi
tipo “ansia intermittente” (periodi in cui il cane è
ansioso che si alternano a periodi in cui appare normale) o di evolvere
nello stadio 2 della sindrome da privazione sensoriale.
La prognosi è relativamente buona, se confrontata a quella degli
altri stadi. Infatti le possibilità di recupero sono incoraggianti
e la terapia ha portato spesso ad ottimi risultati.
La terapia comportamentale consiste principalmente nella desensibilizzazione
progressiva e nel controcondizionamento, ma anche la abituazione può
essere efficace nei casi in cui la stimolo fobico è uno solo.
Stadio 2:
ansia da privazione.
In questi casi non parliamo più di fobia
nei confronti di determinati stimoli, bensì di ansia generalizzata.
Il cane diviene seriamente danneggiato nella sua vita di tutti i giorni,
non riuscendo ad adattarsi ad un grandissimo numero di stimoli. Diventa
molto inibito ed inizia a mostrare comportamenti di sostituzione. Questa
è la patologia di cui soffre Ettore.
Lo stadio 2 è piuttosto riconoscibile. Il cane ha un modo di esplorare
caratteristico, denominato “esplorazione statica”.
Quando si trova di fronte ad un oggetto sconosciuto si mostra molto intimidito
e rigido: le zampe sono tenute vicine, il collo è teso, la coda
è tra le gambe e le orecchie sono tenute indietro.
Il cane non si avvicina, bensì si allunga per annusare, mantenendosi
sempre un po’ lontano ed estremamente allerta. Da questo viene il
nome, appunto, di “esplorazione statica”.
Durante la sequenza esplorativa, inoltre, si possono chiaramente notare
dei momenti di pausa: il cane, soprattutto all’inizio delle sequenza,
quando un nuovo stimolo gli viene presentato, si blocca, sembra quasi
assente, non reagisce allo stimolo.
Allora si mantiene immobile, magari voltando lo sguardo in altra direzione,
mostrando la caratteristica “postura di attesa”.
I cani in questo stadio diventano molto ripetitivi, hanno bisogno di rituali.
Ad esempio, seguono sempre gli stessi tragitti e cercano di mantenere
sempre gli stessi orari nelle loro attività. Ogni piccolo cambiamento
può diventare estremamente stressante.
Un nuovo mobile può provocare dei veri e propri attacchi di panico
o una reazione depressiva, di ripiegamento su sé stessi. Un ostacolo
inatteso in strada, sul percorso abituale, può scatenare quella
che prima abbiamo definito la “postura di attesa”. Il cane
allora potrà mostrarsi terrorizzato, tremare o cercare la fuga.
Questa ansia estrema, come in altri casi, può portare a manifestazioni
secondarie. Spesso capita, infatti, che i cani inizino a leccarsi in modo
insistente sempre una medesima zona (zampe, coda, fianchi).
Oppure possono cercare e bere quantità eccessive d’acqua
o avere comportamenti alimentari deviati. In genere, infatti, questi soggetti
tendono a mangiare soprattutto di notte e, talvolta, a divenire bulimici.
Sempre secondo Pageat, nelle femmine si possono evidenziare problemi riproduttivi:
ritardi nel primo calore, aumento della durata del periodo tra un calore
e il successivo, frigidità, atteggiamenti tipici della pseudogravidanza,
come l’attaccamento materno nei confronti di un oggetto, identificato
come il proprio cucciolo.
Il
cane al secondo stadio deve essere avvicinato solo se non
dà segni di nervosismo, e senza volerlo toccare a tutti
i costi |
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L’evoluzione dello stadio 2
vede, purtroppo, principalmente due possibilità: il cane si stabilizza
in questo stadio per diversi anni, mostrando apparenti miglioramenti e
talvolta stati di iperattaccamento (ma il rischio di evolvere poi in una
depressione è alto), oppure, come frequentemente accade, passa
allo stadio 3 della S.P.S.
Quando un cane si trova in questo stadio la prognosi non è molto
buona e la terapia farmacologica può essere di grande aiuto.
La terapia comportamentale richiede una grande pazienza e sensibilità.
La desensibilizzazione ed il controcondizionamento sono certamente i metodi
più utili.
Il cane non deve essere forzato, le persone devono avvicinarlo solo se
lo desidera, senza mai guardarlo negli occhi e, soprattutto, senza cercare
a tutti i costi di toccarlo.
Personalmente ho avuto ottimi risultati agendo proprio
sulla caratteristica principale di questo stadio: l’esplorazione.
Lo scopo è di spingere il cane ad essere più curioso, in
modo da scoprire autonomamente che le cose nuove possono essere fonte
di piacere.
Costruisco scatole di diverse dimensioni, sotto cui metto pezzetti di
cibo particolarmente appetibili.
Il cane, dopo alcuni tentativi falliti, rovescia la scatoletta e scopre
il pezzetto.
Questo prosegue cercando sempre di non stressare il cane.
Ci vuole una certa fantasia ed inventiva, per trovare oggetti adatti:
scatole, ma anche palline cave per inserirvi bocconcini, oggetti soffici,
rumorosi, ecc.
Man mano che gli oggetti vengono esplorati, saranno lasciati in casa,
in modo tale che si effettui un arricchimento ambientale.
Infatti è essenziale comprendere che
questi cani, proprio per la mancanza di determinate connessioni interneurali,
hanno bisogno di imparare molte cose e di essere correttamente accompagnati
attraverso tutte quelle esperienze che possono arricchire il suo bagaglio,
in modo da aumentare le cose che sa e che conosce.
Il loro cervello ha bisogno di imparare, ma in modo diverso, graduale,
positivo. Ettore ha seguito questo percorso, con buoni risultati.
Se il cane gioca con i proprietari, allora la “terapia attraverso
il gioco” risulta veramente utile. Una volta individuato un gioco
particolarmente gradito, si inizierà a giocare con il cane in casa.
Quando il cane è molto coinvolto, si mette il guinzaglio e si esce
continuando a giocare con lui, mantenendo alta la sua attenzione verso
di noi ed il gioco. Quando si avvicina lo stimolo che spaventa il cane,
continuiamo a giocare, senza interromperci e senza fare alcun caso allo
stimolo che si sta avvicinando.
I cani percepiscono ogni nostra esitazione, per cui è essenziale
rimanere tranquilli per non provocare alcuna reazione di anticipazione.
A seconda di quale sia lo stimolo, il terapeuta fornirà le indicazioni
specifiche per svolgere questo trattamento nel modo più adatto.
Stadio 3: stadio depressivo.
Questo è lo stadio più
avanzato, in cui il comportamento di esplorazione è praticamente
scomparso e le attività ludiche assenti.
Il cucciolo rimane quasi tutto il tempo nascosto e fermo in un luogo.
Bilbo, nella foto, è solo un cucciolo che ha combinato
una marachella: uscirà presto da sotto il tavolo! Invece
un cucciolo affetto da sindrome di privazione sensoriale potrebbe
passare la maggior parte della sua vita senza spostarsi dal
uogo (solitamente coperto e nascosto) che gli dà maggiore
sicurezza. |
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Il cane si sposta poco, anche per
eliminare, per cui l’igiene viene fortemente danneggiata.
Spesso sopraggiungono anche problemi legati a questa immobilità,
come, ad esempio, rallentamenti nella crescita o vere e proprie patologie
delle ossa e delle articolazioni, con possibile anoressia del cane. Molto
spesso si possono notare anche disturbi del sonno, che rappresentano un
grave problema, su cui intervenire il più precocemente possibile.
Il cane si sveglia continuamente, si agita prima di andare a dormire,
sembra cercare sempre il luogo adatto, insofferente.
Alla fine il cane non riuscirà più a dormire perché
continuerà a risvegliarsi sempre più frequentemente.
Questo stadio è stabile, ma talmente invalidante da richiedere
un intervento precoce che prevede un aiuto farmacologico.
La terapia comportamentale potrebbe essere la stessa per lo stadio 2,
ma la depressione la rende molto difficile.
Quello che è risultato di maggiore utilità è l’arricchimento
ambientale, purché, come spiegato prima, sempre accompagnato da
esperienze positive.
Naturalmente, essendo questa patologia
molto grave e complessa, è essenziale l’aiuto di un esperto
per poter effettuare una terapia corretta, per cui, se il vostro cane
mostra i sintomi di una Sindrome da Privazione Sensoriale, il mio consiglio
è di rivolgervi il prima possibile ad uno specialista in problemi
comportamentali del cane.
Ettore attualmente è
un anno che prosegue il suo percorso rieducativo: ora non gira più
in circolo, quando una persona entra nella gabbia le va incontro e prende
anche i bocconcini dalle sue mani.
E’ diventato più curioso, mentalmente aperto, ma ancora non
riesce ad affrontare il mondo fuori dalla sua gabbia.
Purtroppo queste patologie sono difficili da risolvere, ma molto si può
fare a livello preventivo, frequentando, ad esempio, le puppy class (classi
di gruppo con altri cuccioli e persone, sotto la guida di educatori esperti,
per prevenire problemi comportamentali e per imparare a gestire correttamente
il cucciolo) e portando nei primi mesi di vita i piccoli a contatto il
più possibile con situazioni, cose, persone ed animali differenti.
E’ nostro compito, nel momento in cui adottiamo un cucciolo, prenderci
cura anche dei suoi bisogni psico-comportamentali per una crescita sana
ed equilibrata.
Prevenire è sempre
meglio che curare.
BIBLIOGRAFIA: (1) Scott
e Fuller, 1965 e 1974 (2) Overall, 2001 (3) Pageat, 1999 (4) Houpt, 2000
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