AGGRESSIVITA'
TRA CANI
di Dott.ssa Eleonora Mentaschi
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Più del novanta per cento
delle lotte tra animali che a noi accade di osservare si svolgono tra
animali della stessa specie, e per la maggior parte tra maschi (Timbergen,
1971).
Come in molte altre specie, infatti, la competizione tra i maschi per
le femmine, il cibo e il territorio scatenano spesso conflitti che possono
anche portare all'aggressione dell'avversario.
Gli animali però hanno sviluppato spesso delle forme di comunicazione
che permettono di evitare attacchi e lotte inutili e pericolose per l'individuo
stesso.
La selezione, infatti, non favorisce i maschi più valenti nel combattimento,
ma quelli che più efficacemente si battono per il controllo di
una situazione determinante ai fini della riproduzione.
Il maschio che ha più successo non è il rissoso ad oltranza,
ma quello in cui l'inclinazione alla lotta e alla fuga si equilibrano.
Non il comportamento aggressivo quindi, ma un equilibrato sistema aggressione-fuga
provvede a quella distribuzione territoriale che impedisce dannose interferenze
(Timbergen, 1971).
I cani, animali sociali gerarchici, possiedono forme di comunicazione
atte a dimostrare la sottomissione o la dominanza nei confronti dei conspecifici:
attraverso la loro postura essi comunicano la loro posizione sociale.
Due cani che si incontrano prima si annusano e si studiano: il dominante
mostrerà la coda dritta, orecchie in avanti, il corpo rigido, lo
sguardo fisso verso gli occhi dell'avversario ed eventualmente i canini
in mostra e i peli della schiena ritti, ma se l'altro cane assumerà
un atteggiamento sottomesso, cioè coda tra le gambe, orecchie all'indietro,
sguardo rivolto altrove o addirittura si butterà a terra mostrando
il ventre e la gola, allora, normalmente, non verrà attaccato poiché
la postura designa da sola la gerarchia tra i due.
A volte però i cani attaccano un loro simile e questo può
essere relativamente normale oppure può essere un comportamento
anomalo dovuto ad una scorretta socializzazione, a paura, a precedenti
esperienze negative o altre cause che verranno in seguito analizzate.
AGGRESSIVITÀ
da DOMINANZA
diretta verso altri cani ed in particolare tra cani che vivono nella stessa
casa.
L'aggressività da dominanza diretta verso altri cani può
manifestarsi in entrambi i sessi, ma la più comune è quella
di un maschio verso un altro maschio, classificata come "aggressività
intrasessuale" (O'Farrel, 1992).
L’aggressività gerarchica è frequente tra cani che
vivono nella stessa casa. Può capitare, infatti, che uno dei due,
generalmente il cane più giovane, una volta raggiunta la maturità
sociale (10-24 mesi), voglia arrivare a prendere la posizione più
elevata, cioè dominare l’altro cane.
L’aggressività tra cani della stessa casa può essere
anche causata da una non chiara gerarchia.
In questo caso si ha una certa ambiguità, i cani non riescono a
stabilire la gerarchie e continuano a lottare per determinarla.
La causa principale è spesso l’intervento del proprietario,
che non favorisce, come invece dovrebbe fare, l’individuo più
dominante, peggiorando ulteriormente la situazione.
Come riconoscerla
Questi tipi di aggressività si riconoscono per la postura adottata
dall'animale che vuole essere il dominante: coda alta, orecchie dritte,
pelo rizzato, corpo rigido, canini ed incisivi in mostra, sguardo fisso
negli occhi dell'avversario.
Inoltre il cane dominante tenta di posizionare il muso o le zampe sulla
schiena dell’altro, cercando talvolta di montare il cane che vuole
sottomettere.
I
boxer in esposizione vengono presentati l'uno di fronte all'altro:
l'aggressività da dominanza, stimolata dal fatto che
gli "avversari" si trovano al guinzaglio, fa assumere
loro una posizione fiera che permette agli handler di esibirli
alla massima espressione di potenza espressiva...senza rischiare
ovviamente nulla, visto che i "contendenti", a causa
del guinzaglio, non possono passare alle vie di fatto. |
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Ci sono poi atteggiamenti più
sottili.
Ad esempio, il cane dominante si interpone sul percorso dell’altro,
cercando di impedirgli il passaggio.
Soprattutto se uno dei due cani che vivono insieme ha raggiunto la maturità
sociale ed i proprietari tentano di trattare ugualmente i due individui,
la diagnosi diviene più chiara. Un’altra situazione che deve
indurre a considerare questa diagnosi è quella in cui uno dei due
cani che vivono insieme, dopo essere stato per qualche giorno fuori casa,
rientra e si scatena l’attacco: i cani devono ristabilire le reciproche
posizioni gerarchiche.
Cause possibili
Sono stati evidenziati i seguenti fattori causali:
1. Fattori sessuali: l'aggressività intrasessuale è più
frequente nei cani maschi interi (Borchelt, 1983; Line e Voith, 1985;
O'Farrell, 1992).
2. Fattori genetici: gli esemplari di alcune razze hanno la tendenza ad
essere più dominanti rispetto ai soggetti appartenenti ad altre
razze (Fatjò y Manteca, 1999; Guy et al.,2001).
3. Problemi di socializzazione: i cani, nel cosiddetto periodo critico,
apprendono a riconoscere i loro cospecifici e a comunicare nel modo corretto
con essi. Se questo non avviene, il cane può non interagire in
modo adeguato con gli altri cani ed essere aggressivo in situazioni che
normalmente non lo richiederebbero.
4. Allontanamento di uno dei due cani che vivono insieme: vedi sopra.
5. Scorretto comportamento dei proprietari di cani che vivono insieme:
essi non favoriscono il dominante (vedi sotto, nella terapia) (O’Farrell,
1992, Overall, 2001).
Terapia comportamentale
Lo scopo della terapia comportamentale per i cani con aggressività
da dominanza verso soggetti estranei è quello di diminuire il più
possibile l'aggressività del paziente e questo può essere
raggiunto attraverso il condizionamento operante.
Imprescindibile per questo trattamento è
che il cane obbedisca ai comandi che il padrone gli impartisce.
In questo modo il proprietario potrà controllare il suo cane evitando
incidenti pericolosi e allo stesso tempo rinforzare la sua dominanza sull'animale.
Spesso infatti i soggetti con problemi di aggressività da dominanza
verso altri cani sono animali che mostrano aggressività da dominanza
anche verso le persone del suo nucleo famigliare. In questo caso, i due
tipi di aggressività dovranno essere entrambi trattati e, possibilmente,
in modo contemporaneo.
Una volta che il cane sarà assolutamente ubbidiente al padrone,
si potrà passare alla terapia vera e propria.
La tecnica del contro-condizionamento consiste nel premiare il cane ogni
volta che si mostra non aggressivo di fronte ad altri cani.
In questo modo il soggetto collegherà il suo atteggiamento calmo
alla presenza di un conspecifico al premio, ossia ad un’esperienza
gratificante ed apprenderà a reagire con questo comportamento piuttosto
che con l'aggressività.
Molto utile risulta la desensibilizzazione sistematica: lo stimolo, in
questo caso la presenza di altri cani, viene presentato secondo un gradiente
di intensità crescente.
Per i cani che vivono nella stessa casa è indispensabile non trattare
allo stesso modo i due cani.
Per evitare conflitti è allora necessario che i proprietari diano
priorità al cane dominante o a quello che probabilmente lo diventerà:
il più giovane ed il più forte.
Per priorità si intende: dare il cibo, le carezze, le uscite e
tutte le risorse prima al dominante e, solo in seguito, al sottomesso
(rimandiamo all’articolo del mese di marzo per ulteriori chiarimenti).
AGGRESSIVITÀ
PROTETTIVA, TERRITORIALE e POSSESSIVA-COMPETITIVA
L’aggressività territoriale ha per scopo la difesa dello
spazio che il cane percepisce come suo, sia esso la casa in cui vive o
il parco in cui esce. Il cane ringhia, abbaia o aggredisce chi tenta di
invadere questo territorio.
Femmina
in atteggiamento difensivo nei confronti dei cuccioli: se
un altro cane si avvicinasse potrebbe scatenare un'aggressività
di tipo protettivo da parte della cagna. |
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L’aggressività protettiva
ha invece lo scopo di difendere il proprietario. Questa si può
manifestare per strada, quando un’altra persona od un cane gli si
avvicina, ma anche in casa per proteggere il soggetto prediletto dagli
altri membri della famiglia (O’Farrell, 1992).
L’aggressività territoriale è generalmente associata
a quella da dominanza e da irritazione, realizzando così una “
triade aggressiva” (Pageat, 1999).
L’aggressività possessiva-competitiva si manifesta, appunto,
per la competizione su una particolare risorsa.
I cani litigano esclusivamente per il cibo, per un osso o per una determinata
aerea di riposo.
In questa categoria possiamo far rientrare anche l’aggressività
materna: la femmina che ha partorito o che soffre di gravidanza isterica
difende i propri cuccioli o gli oggetti che crede lo siano.
Generalmente il problema svanisce dopo lo svezzamento, magari qualche
tempo più tardi.
Come riconoscerla
Nell'aggressività territoriale le sequenze sono abbastanza tipiche.
Il difensore va incontro all'intruso abbaiando e ringhiando, poi si arresta
a qualche metro di distanza e lo fissa. Se l'avversario accetta il confronto,
il difensore gratta il suolo con i quattro arti e urina ripetutamente
sollevando un arto posteriore. Quando questa fase di intimidazione non
è sufficiente, si ha l'attacco dell'intruso (Pageat, 1999).
L’aggressività protettiva si riconosce proprio perché
il cane è aggressivo solo se è vicino al proprietario, altrimenti
si comporta normalmente.
Quella possessiva e competitiva si scatena solo ed esclusivamente per
determinati oggetti o persone su cui competere.
Cause possibili
1. Apprendimento: generalmente questo è un fattore determinate.
I proprietari, nella speranza di avere un cane che faccia la guardia,
possono aver rinforzato i comportamenti aggressivi, magari verso alcuni
intrusi. Ma un cane può avere difficoltà poi a distinguere
verso chi essere aggressivo e chi non esserlo: come può sapere
che il ladro è da aggredire, ma il vicino non lo è?! Per
questo. L’addestramento deve sempre essere effettuato da professionisti
del settore.
2. Fattori sessuali: è stato dimostrato che gli androgeni, assieme
al progesterone, hanno un ruolo in queste risposte comportamentali. I
maschi tendono a difendere maggiormente il territorio, anche se non è
da escludere che una femmina possa comportarsi esattamente allo stesso
modo (Pageat, 1999).
3. Fattori genetici: i cani da guardia potrebbero essere più predisposti
ad esprimere un comportamento territoriale e protettivo eccessivo (Overall,
2001)
4. Problemi di socializzazione
Terapia comportamentale
Anche in questo caso è imprescindibile che il cane obbedisca ai
comandi che il padrone gli impartisce. In questo modo il proprietario
potrà controllare il suo cane evitando incidenti pericolosi.
Si potrà passare poi, come descritto per l’aggressività
da dominanza, alla desensibilizzazione ed al contro-condizionamento. La
punizione, soprattutto quella remota, se correttamente applicata, può
risultare utile.
AGGRESSIVITÀ
DA PAURA
I cani, di entrambi i sessi, possono essere aggressivi anche per paura.
Generalmente non distinguono tra maschi e femmine e l’aggressione
non è preceduta da alcun preliminare sociale (avvicinarsi, annusarsi,
ecc.).
Alcuni mostrano questo comportamento solo ed esclusivamente nei confronti
di determinate razze specifiche, probabilmente perché sono stati
vittima di un cane di razza simile.
Come riconoscerla
Il cane è aggressivo verso entrambi i sessi o una razza particolare.
In alcuni casi è facilmente riconoscibile dalla postura sottomessa
(vedi articolo di febbraio): in questo caso il cane cerca la fuga, ma
se l’avversario si avvicina, per difendersi, attaccano.
Cause possibili
Esperienze precedenti negative: alcuni cani morsicati da altri conspecifici
mostrano in seguito aggressività, a volte solo verso determinate
razze.
Problemi di socializzazione: soprattutto i cani cui non è stata
data la possibilità di incontrare altri cani nel periodo della
socializzazione (vedi articolo di febbraio) possono in seguito diventare
aggressivi per paura.
Fattori genetici: è stato dimostrato che la paura è un fattore
ereditabile.
In parte questo è anche dovuto ad un apprendimento del cucciolo:
la madre, essendo paurosa dei cani, può aver insegnato questo atteggiamento
anche ai suoi piccoli.
AGGRESSIVITÀ
PREDATORIA
L'aggressività predatoria può essere diretta verso qualsiasi
cosa o animale, compresi l'uomo e gli altri cani, soprattutto se questi
sono di taglia piccola.
E' tipico di quest’aggressività che essa si manifesti contro
soggetti in movimento.
Spesso però l'animale abbandona il suo scopo prima di averlo raggiunto,
esso insegue la preda per un tragitto ma se n’allontana ancora prima
d’averla attaccata: probabilmente lo stimolo non era abbastanza
forte da stimolare il cane a mettere in atto tutta la sequenza predatoria.
Relativamente spesso, però, il soggetto si limita a fermarsi ad
una certa distanza e ad abbaiare contro la preda senza avvicinarsi ulteriormente.
Questo accade probabilmente perché, da una distanza più
ravvicinata, ci sono certi aspetti della preda che inibiscono l'attacco:
la forma anatomica o la pericolosità dell'avversario. L'abbaiare
è un'attività di sostituzione prodotta dal conflitto (O'Farrell,
1992).
Il
gioco tra questi due bull terrier mima la predazione: uno
dei due viene raggiunto e "aggredito" dall'altro |
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Come riconoscerla
L'attacco è generalmente preceduto dall’individuazione di
una vittima in movimento.
Per le prede di piccola taglia la sequenza è considerevolmente
costante da un cane all'altro: salta a piedi uniti, coda posta verticalmente,
orecchie dritte, pelo della regione dorso-lombare eretto e si lascia cadere
con i due arti anteriori sulla preda.
Il salto è ripetuto più volte, apparentemente fino a quando
la preda viene immobilizzata. Essa viene poi afferrata con le mascelle
e scossa vigorosamente (Pageat, 1999).
Cause possibili
1. Fattori genetici: alcune razze, come quelle da caccia, sembrano più
predisposte a presentare questo tipo di problema (O'Farrell, 1992)
2. Parametri fisiologici: in tutti i casi, la predazione viene scatenata
dalla stimolazione dell'ipotalamo laterale. Sembra che questa stimolazione
sia però facilitata dalla fame, dal momento che esistono connessioni
tra il centro della sazietà e le regioni ipotalamiche qui implicate
(Pageat, 1999).
3. Addestramento alla caccia (Pageat, 1999).
4. Imitazione dei conspecifici (Pageat, 1999).
5. Scorretta socializzaione: il cane non riconosce i piccoli cani come
cospecifici.
Trattamento comportamentale
Si possono combinare diversi trattamenti (O'Farrell, 1992).
Prima di tutto bisogna aumentare la dominanza ed il controllo del padrone
sul cane. Il proprietario deve soprattutto essere in grado richiamare
a sé il suo cane, ma questo comando deve essere eseguito in modo
tempestivo: prima che il cane veda la preda o nel momento stesso in cui
l'ha individuata, altrimenti il soggetto sarà troppo eccitato perché
obbedisca.
Anche la desensibilizzazione è utile: lo scopo del trattamento
è quello di insegnare al cane a stare calmo di fronte allo stimolo
scatenante (vedi sopra).
Questa è una situazione in cui la punizione può essere un
metodo efficace per eliminare il comportamento, specialmente in cani con
una personalità stabile. Importante è che la punizione sopraggiunga
in uno dei seguenti momenti: primo quando il cane avvista la preda e secondo
quando si sta avvicinando ad essa. L'animale dovrà allora essere
distratto con uno stimolo avversativo, come un rumore violento, e subito
dopo verrà presentato al cane uno stimolo alternativo, ad esempio
una pallina.
Questo tipo di aggressività è difficile da curare perché
(O'Farrell, 1992):
- Coinvolge spesso vittime, quali animali o bambini piccoli, il cui comportamento
è difficilmente alterabile.
- E' un comportamento innato che non necessita di un rinforzo: i cani
inseguono uccellini o gatti anche se non sono mai riusciti a catturarne
uno.
- Gli effetti possono essere così disastrosi che il trattamento
fallisce se il comportamento si ripresenta ancora in altre situazioni.
ALTRO
Vi sono altri tipi di aggressività, anche se meno frequenti.
In alcuni casi, soprattutto se il cane sembra irritato o se l’aggressività
appare improvvisamente, bisognerà indagare che non vi siano malattie
organiche o problemi fisici nel cane.
E’ in ogni caso sempre necessario rivolgersi ad uno specialista
il prima possibile.
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