Luglio 2004
Etologia

IL RAPPORTO UOMO-CANE
NELLA SOCIETA' MODERNA

La domesticazione del cane risale a 12.000 anni fa...ma nel frattempo qualcosa è cambiato!

di Eleonora Mentaschi

Il rapporto uomo - cane risale a tempi lontani.
Secondo alcuni autorevoli specialisti, le prime tracce di cani domestici risalgono a 12.000, massimo 15.000 anni fa, è certo che alla fine dell'ultima glaciazione, 10.000 anni or sono, il connubio tra uomo e cane era già pienamente stabilito.
Il cane venne probabilmente addomesticato poiché utile all'uomo per condurre il bestiame, perché in grado di difenderlo dai predatori e di tenere lontani gli ungulati erbivori dalle coltivazioni pregiate (Thorne, 1992).
Nella nostra società il rapporto con il cane si è andato modificando notevolmente.
Gli uomini moderni vedono meno frequentemente nel cane un animale d'utilità e sempre più spesso un animale da compagnia.
Il processo d'attaccamento ha inizio, nel cane, verso le tre settimane d'età e prosegue fino all'ottava settimana, circa (Gurski et al., 1980).
Dagli studi di Scott e Fuller (1976), è emerso come, in questo periodo, possano bastare anche pochi minuti di contatto al giorno perché s'inneschi questo attaccamento.
Superata questa fase, il processo di attaccamento diventa sempre meno evidente.
Infatti, tra la settima e la dodicesima settimana di vita, si sviluppa nel cucciolo la reazione di paura nei confronti delle persone estranee (Freedman, 1961).
L'attaccamento del cane è manifestato principalmente dalle reazioni che scaturiscono dalla separazione del cane dall'oggetto di tale attaccamento. Al momento della separazione, infatti, il cucciolo reagisce con intensa vocalizzazione e iperattività, comportamenti che denotano ansietà e malessere.
Probabilmente, lo scopo di tali comportamenti è di richiamare l'attenzione degli individui che lo hanno abbandonato, per richiamarli a sé (Scott, 1992).
Se il cane non ha avuto l'opportunità di attaccarsi ad una persona prima delle dodici settimane (quando termina la fase di socializzazione), difficilmente tale processo s'instaurerà, e in ogni caso saranno necessarie condizioni particolari e il risultato ottenuto non sarà mai comparabile (Scott, 1987).
Diversi studi hanno dimostrato che il processo di attaccamento si instaura, oltre che verso degli esseri umani, anche nei confronti dell'ambiente in cui vive il cane.
Le esperienze vissute dal cucciolo durante il periodo sensibile (3 -8 settimane di vita) determinano la natura degli esseri viventi, uomini e animali, e dei luoghi a cui risulterà attaccato il cane (Scott, 1992).
I risultati di diverse indagini, che esporremo di seguito, ci permettono di affermare che, oggi, il cane è visto spesso come un componente della famiglia ed è spesso oggetto di grandi attenzioni ed affetto da parte dell'uomo.
Da un'indagine di Voith (1987), rivolta ai proprietari di cani, è risultato che il 99% dei proprietari considera il proprio cane "un membro della famiglia", il 91% ne tiene le fotografie e il 54% ne celebra il compleanno.
Un'altra ricerca evidenzia che questo tipo di relazione affettiva, caratterizzata da affetto e da un attaccamento profondo, avviene nel 50% dei casi.
Circa il 20% dei padroni vede invece il suo animale come uno status symbol o come un oggetto da mostrare.
Il restante 30% considera il cane come una seccatura o come un pericolo di cui aver paura (Hart & Hart, 1985).
Un'indagine svolta su 300 cani rivela che quasi il 70% dei proprietari utilizza il cane prevalentemente per la "compagnia", mentre il 19% per la duplice attitudine compagnia - guardia e una percentuale molto piccola esclusivamente a scopo utilitaristico.
Vi sono famiglie in cui il cucciolo occupa un ruolo centrale e viene visto come un membro della famiglia stessa, tanto che una sua malattia o la morte possono causare reazioni nel padrone così forti da necessitare un trattamento psichiatrico (Hart &Hart, 1985).
Queste indagini evidenziano che il ruolo di questo animale nella società moderna sta diventando sempre più rilevante.
A questo proposito, dobbiamo puntualizzare come, da tale convivenza tra uomo e cane, scaturiscano, sempre più frequentemente, disturbi comportamentali (Verga, 1993; Hart e Hart, 1985).
Come evidenziato nel paragrafo corrispondente, l'uomo influenza lo sviluppo comportamentale del cane in modo decisivo.
L'età di adozione, l'ambiente in cui l'uomo cresce il cane e le possibilità di socializzazione offerte al cane durante le prime fasi di vita sono determinanti.
I cani spesso vivono in spazi limitati, fattore spesso pregiudicante, come dimostrato da una ricerca pubblicata nel 2001 (Takeuchi, et al.), in cui risultò che un'alta percentuale di cani con ansia da separazione vive in appartamento.
Spesso l'animale è costretto ad adattarsi a ritmi e abitudini non consone alla sua natura.
Talvolta i cani sono oggetto di antropomorfismo da parte del proprietario, che si relaziona ad essi come fossero persone ed aspettandosi che si comportino di conseguenza.
Questa relazione causa spesso fraintendimenti e influenza negativamente il rapporto tra i due.

Effettivamente le aspettative dei proprietari nei confronti del loro beniamino sono spesso poco realistiche (Overall, 2001).
In alcuni casi il proprietario, specialmente se vive solo, investe sul cane, in termini di affetto, in modo sproporzionato, sottoponendo l'animale a richieste eccessive (Askew, 1996).
Campell (1986) svolse un'indagine sui problemi comportamentali lamentati da 1237 proprietari.
Il 37% dei clienti si lamentò perché il proprio cane saltava addosso alle persone, ed il 33% per l'abbaiare o il mendicare cibo.
Questi problemi sono riferibili alla gestione dell'animale, e quindi problemi legati ad un errato rapporto tra l'uomo ed il cane.

Overall (2001), riesaminando i lavori riguardanti i morsi pubblicati negli ultimi 40 anni, ha rilevato che:

a) nella maggior parte dei casi le vittime sono i padroni stessi (tre casi su cinque);
b) che il 52% è costituito da ragazzi sotto i 15 anni di età;
c) che l'85% degli episodi avviene nella casa dove l'animale vive.

I dati indicano che "il comportamento umano gioca un ruolo fondamentale" sulla manifestazione di alcuni comportamenti del cane (Overall, 2001).
Ad esempio, alcuni comportamenti di eliminazione inadeguata sono da ricollegare ad un'errata gestione del cane (Overall, 2001; O'Farrell, 1992; Pageat, 1999).
Alcuni comportamenti ritenuti dal proprietario anormali, sono in realtà, dal punto di vista etologico, del tutto normali, ma semplicemente sgradevoli per la convivenza col padrone, ovvero comportamenti indesiderati (Hart & Hart, 1989).
Questi fattori possono impedire l'instaurarsi di un rapporto positivo tra uomo e cane (Askew, 1996), e le conseguenze possono essere gravi.

Molti cani sono lasciati o restituiti ai canili perché il loro comportamento è ritenuto indesiderato dal padrone, e molti sono soppressi a causa di un comportamento con cui il proprietario non può convivere, talvolta con grandi sofferenze del padrone stesso che non trova altra soluzione (Askew, 1996; Dodman, 1996; Wells e Hepper, 2000).

Secondo Arkow e Dow (1984) i cani vengono affidati ad una associazione protezionistica o affidati ad altri proprietari principalmente per tre motivi:

1. Problemi comportamentali del cane
2. Cambiamenti di stile di vita dei proprietari
3. Perché accudirli è un impegno troppo gravoso


Tutte queste motivazioni in realtà sono associabili a problemi comportamentali, ma è soprattutto il fatto che i proprietari vedano nei problemi comportamentali un motivo per "abbandonare" il loro cane che induce a riflettere: perché spesso sono le aspettative poco realistiche dei proprietari ad indurli in questa scelta (Overall, 2001).
Quando un cane viene abbandonato in canile, dato in adozione o soppresso, scelte frequenti di fronte ai problemi comportamentali gravi (Arkow e Dow, 1984), per i proprietari è comunque spesso un trauma emotivo, ancor più forte che se fosse avvenuto per motivi medici (Hart & Hart, 1985).

Qualora decidesse di tenere ugualmente l'animale con problemi comportamentali, il proprietario si sovraccarica di uno stress che in alcuni casi è veramente eccessivo (Askew, 1996; Verga, 1997).

Dalla ricerca svolta da Arkow e Dow risulta che la detenzione degli animali è in parte correlata con il loro prezzo di acquisto.
Il periodo medio era di 17 mesi per cani ottenuti gratis e di 36 mesi per cani pagati 100 o più dollari.
Nonostante quest'ultimo risultato, si può affermare che negli ultimi anni è aumentata la responsabilità dei proprietari nei confronti dei propri animali, che si interessano sempre di più del comportamento del loro cane, del suo benessere fisico e di quello emozionale (Askew, 1996).
Da quanto detto sopra appare evidente la necessità, per gli Specialisti in questo settore, di essere in grado di fornire ai proprietari, risposte esaurienti circa la condotta dei loro animali e consigli adatti per risolvere i comportamenti patologici o indesiderati (Dodman, 1966).

Un fattore molto importante è quello della prevenzione dei disturbi comportamentali.
Effettivamente, i proprietari sono i primi che possono accorgersi dell'insorgere di un problema comportamentale nel loro cane e possono quindi impedire a molte condizioni di aggravarsi.
La difficoltà nasce dal fatto che la conoscenza del comportamento normale del cane non è così diffusa tra i proprietari, che spesso tardano a rivolgersi ad uno specialista.
Per ovviare a questa situazione sarebbero necessarie delle campagne di informazione volte ad aiutare i proprietari nell'individuare in modo precoce i primi sintomi di problemi comportamentali (Overall, 1992).
Naturalmente, il ruolo che lo specialista ha nella prevenzione di tali problemi è essenziale.
Attraverso la conoscenza del comportamento del cane, ed in particolare del suo sviluppo comportamentale, egli può fornire infatti utili indicazioni affinché non si sviluppino comportamenti indesiderati.
Questo permette non solo di migliorare la convivenza tra uomo e cane, ma anche, in certe situazioni, di prevenire abbandoni o l'eutanasia.