IL RAPPORTO UOMO-CANE
NELLA SOCIETA'
MODERNA
La
domesticazione del cane risale a 12.000 anni fa...ma nel
frattempo qualcosa è cambiato! |
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di Eleonora Mentaschi
Il rapporto uomo - cane risale a
tempi lontani.
Secondo alcuni autorevoli specialisti, le prime tracce di cani domestici
risalgono a 12.000, massimo 15.000 anni fa, è certo che alla fine
dell'ultima glaciazione, 10.000 anni or sono, il connubio tra uomo e cane
era già pienamente stabilito.
Il cane venne probabilmente addomesticato poiché utile all'uomo
per condurre il bestiame, perché in grado di difenderlo dai predatori
e di tenere lontani gli ungulati erbivori dalle coltivazioni pregiate
(Thorne, 1992).
Nella nostra società il rapporto con il cane si è andato
modificando notevolmente.
Gli uomini moderni vedono meno frequentemente nel cane un animale d'utilità
e sempre più spesso un animale da compagnia.
Il processo d'attaccamento ha inizio, nel cane, verso le tre settimane
d'età e prosegue fino all'ottava settimana, circa (Gurski et al.,
1980).
Dagli studi di Scott e Fuller (1976), è emerso come, in questo
periodo, possano bastare anche pochi minuti di contatto al giorno perché
s'inneschi questo attaccamento.
Superata questa fase, il processo di attaccamento diventa sempre meno
evidente.
Infatti, tra la settima e la dodicesima settimana di vita, si sviluppa
nel cucciolo la reazione di paura nei confronti delle persone estranee
(Freedman, 1961).
L'attaccamento del cane è manifestato principalmente dalle reazioni
che scaturiscono dalla separazione del cane dall'oggetto di tale attaccamento.
Al momento della separazione, infatti, il cucciolo reagisce con intensa
vocalizzazione e iperattività, comportamenti che denotano ansietà
e malessere.
Probabilmente, lo scopo di tali comportamenti è di richiamare l'attenzione
degli individui che lo hanno abbandonato, per richiamarli a sé
(Scott, 1992).
Se il cane non ha avuto l'opportunità di attaccarsi ad una persona
prima delle dodici settimane (quando termina la fase di socializzazione),
difficilmente tale processo s'instaurerà, e in ogni caso saranno
necessarie condizioni particolari e il risultato ottenuto non sarà
mai comparabile (Scott, 1987).
Diversi studi hanno dimostrato che il processo di attaccamento si instaura,
oltre che verso degli esseri umani, anche nei confronti dell'ambiente
in cui vive il cane.
Le esperienze vissute dal cucciolo durante il periodo sensibile (3 -8
settimane di vita) determinano la natura degli esseri viventi, uomini
e animali, e dei luoghi a cui risulterà attaccato il cane (Scott,
1992).
I risultati di diverse indagini, che esporremo di seguito, ci permettono
di affermare che, oggi, il cane è visto spesso come un componente
della famiglia ed è spesso oggetto di grandi attenzioni ed affetto
da parte dell'uomo.
Da un'indagine di Voith (1987), rivolta ai proprietari di cani, è
risultato che il 99% dei proprietari considera il proprio cane "un
membro della famiglia", il 91% ne tiene le fotografie e il 54% ne
celebra il compleanno.
Un'altra ricerca evidenzia che questo tipo di relazione affettiva, caratterizzata
da affetto e da un attaccamento profondo, avviene nel 50% dei casi.
Circa il 20% dei padroni vede invece il suo animale come uno status symbol
o come un oggetto da mostrare.
Il restante 30% considera il cane come una seccatura o come un pericolo
di cui aver paura (Hart & Hart, 1985).
Un'indagine svolta su 300 cani rivela che quasi il 70% dei proprietari
utilizza il cane prevalentemente per la "compagnia", mentre
il 19% per la duplice attitudine compagnia - guardia e una percentuale
molto piccola esclusivamente a scopo utilitaristico.
Vi sono famiglie in cui il cucciolo occupa un ruolo centrale e viene visto
come un membro della famiglia stessa, tanto che una sua malattia o la
morte possono causare reazioni nel padrone così forti da necessitare
un trattamento psichiatrico (Hart &Hart, 1985).
Queste indagini evidenziano che il ruolo di questo animale nella società
moderna sta diventando sempre più rilevante.
A questo proposito, dobbiamo puntualizzare come, da tale convivenza tra
uomo e cane, scaturiscano, sempre più frequentemente, disturbi
comportamentali (Verga, 1993; Hart e Hart, 1985).
Come evidenziato nel paragrafo corrispondente, l'uomo influenza lo sviluppo
comportamentale del cane in modo decisivo.
L'età di adozione, l'ambiente in cui l'uomo cresce il cane e le
possibilità di socializzazione offerte al cane durante le prime
fasi di vita sono determinanti.
I cani spesso vivono in spazi limitati, fattore spesso pregiudicante,
come dimostrato da una ricerca pubblicata nel 2001 (Takeuchi, et al.),
in cui risultò che un'alta percentuale di cani con ansia da separazione
vive in appartamento.
Spesso l'animale è costretto ad adattarsi a ritmi e abitudini non
consone alla sua natura.
Talvolta i cani sono oggetto di antropomorfismo da parte del proprietario,
che si relaziona ad essi come fossero persone ed aspettandosi che si comportino
di conseguenza.
Questa relazione causa spesso fraintendimenti e influenza negativamente
il rapporto tra i due.
Effettivamente le aspettative
dei proprietari nei confronti del loro beniamino sono spesso poco realistiche
(Overall, 2001).
In alcuni casi il proprietario, specialmente se vive solo, investe sul
cane, in termini di affetto, in modo sproporzionato, sottoponendo l'animale
a richieste eccessive (Askew, 1996).
Campell (1986) svolse un'indagine sui problemi comportamentali lamentati
da 1237 proprietari.
Il 37% dei clienti si lamentò perché il proprio cane saltava
addosso alle persone, ed il 33% per l'abbaiare o il mendicare cibo.
Questi problemi sono riferibili alla gestione dell'animale, e quindi problemi
legati ad un errato rapporto tra l'uomo ed il cane.
Overall (2001), riesaminando
i lavori riguardanti i morsi pubblicati negli ultimi 40 anni, ha rilevato
che:
a) nella
maggior parte dei casi le vittime sono i padroni stessi (tre casi su cinque);
b) che il 52% è costituito da ragazzi sotto i 15 anni di età;
c) che l'85% degli episodi avviene nella casa dove l'animale vive.
I dati indicano che "il comportamento
umano gioca un ruolo fondamentale" sulla manifestazione di alcuni
comportamenti del cane (Overall, 2001).
Ad esempio, alcuni comportamenti di eliminazione inadeguata sono da ricollegare
ad un'errata gestione del cane (Overall, 2001; O'Farrell, 1992; Pageat,
1999).
Alcuni comportamenti ritenuti dal proprietario anormali, sono in realtà,
dal punto di vista etologico, del tutto normali, ma semplicemente sgradevoli
per la convivenza col padrone, ovvero comportamenti indesiderati (Hart
& Hart, 1989).
Questi fattori possono impedire l'instaurarsi di un rapporto positivo
tra uomo e cane (Askew, 1996), e le conseguenze possono essere gravi.
Molti cani sono lasciati o restituiti ai canili perché il loro
comportamento è ritenuto indesiderato dal padrone, e molti sono
soppressi a causa di un comportamento con cui il proprietario non può
convivere, talvolta con grandi sofferenze del padrone stesso che non trova
altra soluzione (Askew, 1996; Dodman, 1996; Wells e Hepper, 2000).
Secondo Arkow e Dow (1984)
i cani vengono affidati ad una associazione protezionistica o affidati
ad altri proprietari principalmente per tre motivi:
1. Problemi comportamentali
del cane
2. Cambiamenti di stile di vita dei proprietari
3. Perché accudirli è un impegno troppo gravoso
Tutte queste motivazioni in realtà sono associabili a problemi
comportamentali, ma è soprattutto il fatto che i proprietari vedano
nei problemi comportamentali un motivo per "abbandonare" il
loro cane che induce a riflettere: perché spesso sono le aspettative
poco realistiche dei proprietari ad indurli in questa scelta (Overall,
2001).
Quando un cane viene abbandonato in canile, dato in adozione o soppresso,
scelte frequenti di fronte ai problemi comportamentali gravi (Arkow e
Dow, 1984), per i proprietari è comunque spesso un trauma emotivo,
ancor più forte che se fosse avvenuto per motivi medici (Hart &
Hart, 1985).
Qualora decidesse di tenere ugualmente l'animale con problemi comportamentali,
il proprietario si sovraccarica di uno stress che in alcuni casi è
veramente eccessivo (Askew, 1996; Verga, 1997).
Dalla ricerca svolta da Arkow
e Dow risulta che la detenzione degli animali è in parte correlata
con il loro prezzo di acquisto.
Il periodo medio era di
17 mesi per cani ottenuti gratis e di 36 mesi per cani pagati 100 o più
dollari.
Nonostante quest'ultimo risultato, si può affermare che negli ultimi
anni è aumentata la responsabilità dei proprietari nei confronti
dei propri animali, che si interessano sempre di più del comportamento
del loro cane, del suo benessere fisico e di quello emozionale (Askew,
1996).
Da quanto detto sopra appare evidente la necessità, per gli Specialisti
in questo settore, di essere in grado di fornire ai proprietari, risposte
esaurienti circa la condotta dei loro animali e consigli adatti per risolvere
i comportamenti patologici o indesiderati (Dodman, 1966).
Un fattore molto importante è quello della prevenzione dei disturbi
comportamentali.
Effettivamente, i proprietari sono i primi che possono accorgersi dell'insorgere
di un problema comportamentale nel loro cane e possono quindi impedire
a molte condizioni di aggravarsi.
La difficoltà nasce dal fatto che la conoscenza del comportamento
normale del cane non è così diffusa tra i proprietari, che
spesso tardano a rivolgersi ad uno specialista.
Per ovviare a questa situazione sarebbero necessarie delle campagne di
informazione volte ad aiutare i proprietari nell'individuare in modo precoce
i primi sintomi di problemi comportamentali (Overall, 1992).
Naturalmente, il ruolo che lo specialista ha nella prevenzione di tali
problemi è essenziale.
Attraverso la conoscenza del comportamento del cane, ed in particolare
del suo sviluppo comportamentale, egli può fornire infatti utili
indicazioni affinché non si sviluppino comportamenti indesiderati.
Questo permette non solo di migliorare la convivenza tra uomo e cane,
ma anche, in certe situazioni, di prevenire abbandoni o l'eutanasia.
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