Ti presento il cane » Valeria Rossi http://www.tipresentoilcane.com Cultura cinofila online Tue, 02 Sep 2014 06:09:57 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=162 Il lavoro con il padhttp://www.tipresentoilcane.com/2014/09/02/pad/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/09/02/pad/#comments Tue, 02 Sep 2014 06:03:26 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33956 di VALERIA ROSSI – Dopo aver mostrato, nell’ultimo “caro Diario”, la foto di Samba che esegue il “tocca” sul pad, sono stata subissata di domande sull’uso di questo strumento. Provo a rispondere, anche se è sempre difficile spiegare solo a parole i lavori tecnici, senza poterli mostrare.  In ogni caso… proviamo! a) che cos’è il ...

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pad_sambadi VALERIA ROSSI – Dopo aver mostrato, nell’ultimo “caro Diario”, la foto di Samba che esegue il “tocca” sul pad, sono stata subissata di domande sull’uso di questo strumento. Provo a rispondere, anche se è sempre difficile spiegare solo a parole i lavori tecnici, senza poterli mostrare.  In ogni caso… proviamo!

a) che cos’è il pad?
E’ un oggetto leggermente rialzato rispetto al terreno. Può andare bene un semplice sottovaso (per i cani piccoli: quelli grandi lo sfondano!), un’insalatiera di plastica, un pezzo di gomma, un pezzo di legno…
Per alcuni esercizi deve dimensioni limitate (un palmo o poco più di larghezza), per altri si utilizzano “tappetini” lunghi più o meno quanto il cane.
Per alcuni esercizi dev’essere per forza rotondo, perché il cane deve girarci sopra: per altri va bene anche quadrato o rettangolare.

pad_yurib) come funziona?
Il pad dev’essere toccato con gli anteriori: più precisamente, il cane deve salirci sopra con gli anteriori. Il comando relativo è proprio “tocca” (o “touch”).
Per ottenerlo si accompagna il cane (in luring, quindi col bocconcino tenuto nel palmo della mano e il cane con il naso che spinge verso il palmo) verso il pad e lo si invita a salirci sopra dicendogli “tocca”. Appena il cane ha eseguito (ed esegue sempre, se lo conduciamo nel modo corretto, anche se non sa ancora quello che sta facendo), gli si concede il bocconcino: l’apprendimento è velocissimo.
Lo scopo è quello di “localizzare” la posizione del cane in un punto preciso e ben riconoscibile.
Dopo il “tocca”, infatti, si insegnerà al cane il “resta” (il pad è utilissimo anche per l’insegnamento del “resta” stesso, se gli abbiamo insegnato a mantenere una posizione, perché lui rimarrà fermo più facilmente se capisce che desideriamo che rimanga con le zampe sul tappetino); poi si insegnerà il “tocca” da lontano; poi si invierà il cane da un pad all’altro… e in questo modo si getteranno le basi per diversi esercizi che vengono resi molto più semplici dall’uso del pad.

c) per quali esercizi serve?
- per il “resta” (vedi sopra);
- per la curva a sinistra nella condotta formale (il cane dovrà imparare a girare in tondo sul pad tenendo le zampe anteriori ferme: questo lo aiuterà moltissimo ad imparare a girare a sinistra in condotta, dove solitamente succede che il cane o venga “investito” dalle nostre gambe, oppure si ritrovi troppo indietro o troppo avanti… semplicemente perché non è abituato a girare facendo perno sugli anteriori);

pad_yuma_seq
pad_hilton- per tutti i tipi di salto. Si mettono due pad a distanza di 4-5 passi l’uno dall’altro, si dà il “tocca” sul primo e poi, restando al fianco del cane, si dà un secondo “tocca!” inviandolo sull’altro pad.
Il cane deve aver già imparato il “tocca” a distanza: cosa che si fa sempre inviandolo dall’uno all’altro e premiandolo quando raggiunge il secondo.
Inserendo progressivamente tra i due pad prima una semplice barriera a terra, poi un ostacolino di pochi centimetri, il cane impara a saltare per raggiungere il secondo pad – e quindi il premio! – quasi senza accorgersene.
Solo quando il cane sarà completamente sviluppato fisicamente si potrà alzare progressivamente l’ostacolo (e lui non ci farà neppure caso): ma nel frattempo avrà imparato tutto il pattern comportamentale del salto, cosa che si può fare a partire dai due mesi di vita: insomma, il cane impara tutte le sequenze di un esercizio anche se non è ancora fisicamente in grado di svolgerlo: e appena diventa possibile farglielo fare, perché ha terminato lo sviluppo… lui lo conosce già!
- per l’invio in avanti. Anche in questo caso il cane deve conoscere il “tocca” a distanza, che si insegna mooolto progressivamente, proprio un passetto alla volta.
Una volta acquisito il comportamento, il cane si precipiterà in avanti anche verso un pad… che in gara non ci sarà più, ma che troverà sempre in allenamento e sul quale gli si chiederà di mettersi a terra. In gara, quando sentirà il “terra”, il cane andrà in posizione anche senza aver trovato il pad da toccare perché sarà ormai condizionato a mettercisi quando sente l’ordine. Ho sperimentato personalmente che l’invio in avanti costruito così è più divertente ed immensamente più rapido di quello fatto col giocattolo (che utilizzavo precedentemente);
- per altri esercizi (per es. rifiuto dell’esca o la difesa dell’oggetto) il pad non è così fondamentale, ma è un ottimo ausilio in più perché aiuta il cane a mantenere una certa posizione spaziale.

Mi rendo conto che non sarà tutto chiarissimo… ma i lavori tecnici sono: a) sempre piuttosto lunghi e complessi da costruire; b) molto dipendenti dalle reazioni del singolo soggetto (dipendono dall’età, dalle dimensioni, dalla docilità e da un sacco di altri fattori): quindi sarebbe proprio impossibile descrivere gli esercizi in modo completo e che “vada bene per tutti”.
Per questo mi sono limitata a darvi un’idea di cosa sia il lavoro sul pad: per saperne di più non resta che andare a vedere “dal vivo” su un campo in cui se ne faccia uso!

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Quando il cane non vuole uscire di casahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/28/quando-cane-non-vuole-uscire-casa/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/28/quando-cane-non-vuole-uscire-casa/#comments Thu, 28 Aug 2014 05:36:19 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33881 di VALERIA ROSSI – A noi sembra stranissimo: invece di essere felice come una pasqua quando lo portiamo a passeggio, il cucciolo (e a volte il cane adulto) si impunta, si pianta, si rifiuta di camminare… per poi partire invece a trecento all’ora se torniamo in direzione di casa. La cosa ci manda solitamente fuori ...

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nonuscire2di VALERIA ROSSI – A noi sembra stranissimo: invece di essere felice come una pasqua quando lo portiamo a passeggio, il cucciolo (e a volte il cane adulto) si impunta, si pianta, si rifiuta di camminare… per poi partire invece a trecento all’ora se torniamo in direzione di casa.
La cosa ci manda solitamente fuori di testa, perché è davvero seccante.
Ci ripetono tutti continuamente che il cane deve uscire, che ha bisogno di passeggiare, che deve socializzare e vedere il mondo… e lui si rifiuta di farlo! Sono tutti matti quelli che ci dicono queste cose, oppure è matto lui?
Nè l’una, né l’altra cosa.
Se il cane rifiuta di uscire i casi possono essere soltanto due:
a) ha appreso una routine, un pattern comportamentale, un’abitudine – chiamatela come volete – che non intende cambiare perché si è assuefatto a quella e ci si trova bene;
b) ha paura del mondo esterno.
Molto spesso, in realtà, i due fattori concorrono e si sovrappongono: per esempio nei cuccioli con veterinari allarmisti, che impongono ai proprietari di “non farli uscire finché non hanno finito le vaccinazioni”. Il che non ha molto senso neppure dal punto di vista sanitario, ma è proprio deleterio da quello comportamentale.
“Finire le vaccinazioni” significa rimanere trincerati in casa almeno per tre mesi, se non quattro (dipende dal protocollo usato da vet): ovvero, “bruciarsi” proprio il periodo ideale per la socializzazione.
Ricordiamo ancora una volta che dopo una settimana circa dalla prima vaccinazione il cucciolo è coperto dagli anticorpi: i richiami servono soprattutto a prolungare l’azione del vaccino, non a potenziarla. O meglio: un po’ di potenziamento esiste, ma è minimo e non è certamente quello a fare la differenza.

nonuscire4Certamente nessun cucciolo – neppure dopo aver completato l’intero ciclo – andrebbe mai portato nell’equivalente canino dei peggiori bar di Caracas: non deve giocare con cani sconosciuti (che potrebbero non essere vaccinati), non deve frequentare altri cuccioli provenienti da negozi e cucciolifici (i cuccioli dell’Est sono i maggiori diffusori di virus letali: dispiace dirlo, perché anche loro dovrebbero socializzare, povere stelle… ma stategli alla larga se non volete rischiare che il vostro piccolo venga a contatto con ceppi di virus “stranieri”, contro i quali a volte neppure i normali vaccini sono efficaci: quindi chiedete sempre la provenienza dei cani con cui pensate di far giocare il vostro), non deve bazzicare fogne, discariche e altri graziosi posticini del genere, in cui potrebbero annidarsi i topi (che possono essere portatori di leptospirosi).
Ma in giro per la città, ci può andare; al campo di addestramento, dove i cani sono tutti sicuramente vaccinati e controllati, ci può andare. Insomma, con un minimo di precauzioni il cucciolo può, anzi deve uscire di casa dopo aver fatto il primo ciclo di vaccinazioni.
Se non esce, non socializza; se non socializza, avrà timore di tutto ciò che non conosce; se avrà timore di ciò che non conosce, non vorrà più uscire di casa perché solo lì pensa di potersi sentire al sicuro… ed ecco che si rientrerà nel caso b).

nonuscire1A volte, però, il cane rifiuta di uscire non perché sia impaurito dal mondo, ma solo perché sta troppo bene in casa sua: perché i cani sono abitudinari, molto abitudinari, ed ogni variazione delle proprie routine viene vista come una grossa seccatura.
L’adulto che rifiuta di allontanarsi da casa, comunque, è quasi sempre solo impaurito: succede soprattutto ai cani che provengono da canili e rifugi, per i quali il mondo è un enorme mistero che non hanno nessuna voglia di scoprire.
D’altro canto, sono vissuti per anni in un unico ambiente nel quale si sentivano sicuri: ora ne sono stati estratti (a viva forza, dal loro punto di vista) e all’inizio questo per loro è stato uno choc, ma per fortuna hanno scoperto di essere finiti in un nuovo ambiente protetto e sicuro. Ora… va bene così, grazie! Non ritengono di avere alcun bisogno di visitarne altri.
Chi ha letto o visto “Le ali della libertà” ricorderà sicuramente la figura del vecchio Brooks, il detenuto che si uccide quando gli viene concessa la liberà condizionata, perché non riesce ad affrontare il mondo fuori dalla prigione in cui è vissuto per tantissimi anni. Le persone come lui vengono definite “istituzionalizzate”: e la stessa identica cosa succede ai cani. Dopo anni ed anni di canile, spesso sono letteralmente incapaci di adattarsi ad un mondo diverso: quindi rifiutano di affrontarlo, impuntandosi ogni volta che i loro umani si illudono di “portarli a divertirsi”.
Divertimento? Macchè!  Per loro, uscire dal porto sicuro rappresentato dalla casa è un vero e proprio trauma.

nonuscire3Che fare, per risolvere questo problema?
Innanzitutto mettersi il cuore in pace e armarsi di infinita pazienza, perché in alcuni casi ne servirà veramente tanta. Meno col cucciolo: lui, solitamente, supera l’impasse in pochi giorni.
Ma un adulto può impiegare anche diversi mesi… e non bisogna mollare. Se abbiamo scelto di “salvare” un cane dal canile, sicuramente vogliamo dargli una vita piena, piacevole, ricca: altrimenti tanto valeva lasciarlo dove stava.
Ma tra tenerlo chiuso in casa e lasciarlo in canile… non è che ci sia tutta ‘sta differenza.
Sì, certo, mangerà meglio, sarà curato meglio e prenderà più coccole: ma la vita non è fatta solo di queste cose. La vita è fatta di esperienze.
Se ci arrendiamo e non gli permettiamo di viverle, illudendoci che lui “sia più felice così” (la più classica delle scuse che troviamo con noi stessi quando non riusciamo ad ottenere risultati concreti), l’avremo “salvato” solo per metà.
Quindi, imperativo numero uno: non arrendersi (e non raccontarsi le favolette da soli). E’ vero che alcuni casi sono davvero irrisolvibili (ne parleremo tra poco), ma prima di mollare bisogna provare con tutte le proprie forze e con tutti i possibili mezzi, perché riuscire a superare il blocco significa scoprire un cane completamente nuovo e infinitamente più felice.

nonuscire5I passi da compiere sono i seguenti:
a) prima di tutto, costruite un rapporto di stima e di fiducia: se non c’è questo, non si va da nessuna parte:
b) soprattutto con cuccioli e cani giovani, cercare l’”esca” più interessante del mondo, con la quale provare ad invogliarli a seguirvi nel mondo esterno. Cibo, se il cane è molto goloso (e se non lo è… un giorno di digiuno non uccide nessuno, ma può rendere più allettante l’idea di uscire per ottenere la pappa); gioco, se ama follemente un giocattolo; un altro cane, se ha molta confidenza e si fida di lui. In ogni caso, state attenti a non rinforzare le manifestazioni di timore/cocciutaggine e affini. Accarezzare il cane quando si impunta può significare, per lui, “l’umano è contento se mi pianto”. Invogliatelo, adescatelo, sussurrategli paroline invitanti… ma premiatelo SOLO quando ha smesso di fare resistenza, e mai mentre la sta facendo.
A volte, purtroppo, nulla di questo funziona (perché i cani hanno la testa mooolto dura, quando vogliono).
E allora, semplicemente…
c) si passa a maniere meno gentili e più decise. Non proprio “forti” e sicuramente non “violente” (MAI, per nessun motivo al mondo, perdere la pazienza con un cane che è già sotto stress!), ma decise sì.
Non vuoi camminare sulle tue gambe? Ti prendo in braccio e ti porto fuori di peso.
Pesi cinquanta chili e non posso prenderti in braccio? Allora ti tiro, dolcemente e senza farti alcun male, ma perdiana vieni con me, perché io ti porto in posti bellissimi a fare cose piacevolissime.
Attenzione: la seconda parte della frase è fondamentale.
Forzare un cane timido a uscire per poi portarlo dal veterinario o dal toelettatore è il modo migliore per convincerlo che faceva benissimo a fare resistenza.
Quando si costringe il cane a mettere il naso fuori di casa, questo naso dovrà percepire profumi deliziosi: quelli di un grande prato su cui correre, quelli di adorabili cagnette con cui fare amicizia e così via.

All’inizio ci si potrà anche accontentare di qualche passo, magari timido e con la coda tra le gambe: ma non si deve mai pensare “ecco, guarda com’è impaurito, poverino, guarda che faccia fa… io lo riporto in casa! Perché devo tormentarlo costringendolo a fare qualcosa che odia?”.
Non si deve cedere a questa tentazione, perché in realtà il cane lo “tormentiamo” solo per fargli superare lo stress iniziale (che è, tutto sommato, assai relativo: dopotutto non gli succede niente di male!) e per fargli scoprire che il mondo è un posto bellissimo, in cui ci si può giocare, fare nuove conoscenze, arricchire la propria vita.
Dopo poche “lezioni”, comunque, bisogna assolutamente portare il cane a divertirsi: altrimenti lui penserà che il gioco non vale la candela.
Che gusto c’è a superare il timore di uscire, per poi fare soltanto il giro dell’isolato al guinzaglio? Sai che gusto!
Se portarselo “a traino” troppo a lungo diventa improponibile, limitatevi a farlo arrivare fino alla macchina, caricatelo e andate nel posto più piacevole che vi viene in mente (e se ha paura anche dell’auto, pazienza: supererà anche questa, perché neppure in macchina gli succederà niente di male… e il cane non è uno stupido: se ne rende conto benissimo).
Se non avete prati e/o boschi nelle vicinanze, o se pensate di non poterlo liberare dal guinzaglio perché temete che possa fuggire, la soluzione ideale è il campo di addestramento, recintato e quindi sicuro.
Per le prime volte non si dovrà tenere alcuna lezione, ma soltanto liberare il cane – e, se è amichevole con i suoi simili, farlo giocare con qualche amico (meglio se di sesso opposto).
Dopo le prime uscite, però, provate a farlo lavorare un po’ (sempre giocando, ovviamente): resterete stupiti scoprendo che a moltissimi cani questo piace ancor più che gironzolare liberi.
La stragrande maggioranza dei soggetti – siano essi cuccioli mal socializzati, adulti “istituzionalizzati” o semplici cani viziati – è in grado di superare il timore del mondo esterno: e dopo un po’ di tempo (a volte dopo molto tempo, lo ripeto, se si tratta di un adulto o di un anziano) forse vedrete che il cane comincia a tirare per uscire e non per rientrare.
A quel punto sarete entrambi molto, ma molto più felici, e vi renderete conto (entrambi!) che valeva le pena di fare tutta quella fatica.

nonuscire7In un solo caso è consentito arrendersi: quando si tratta di cani molto anziani che hanno passato gran parte della loro vita in canile. Quelli realmente “istituzionalizzati”, insomma.
Se dopo cinque-mesi di tentativi non si è ancora ottenuto il minimo risultato, il caso è probabilmente senza speranza.
So già che mi farò maledire da millemila volontari per questo… ma in realtà io penso che i cani istituzionalizzati (e sia chiaro che non sto dicendo “tutti i cani anziani”: sto dicendo soltanto “quelli istituzionalizzati”. Non sono assolutamente sinonimi!) non dovrebbero neppure essere messi in adozione, perché per loro è meglio rimanere dove stanno, visto che solo lì si sentono al sicuro.
Se però ve lo siete preso, un cane così, e se dopo diversi mesi non avete ottenuto alcun miglioramento… allora cercate di dargli una vita sufficientemente dignitosa tra le mura di casa e rinunciate all’idea di ottenere di più.
Sei/sette mesi, per quella che è la mia esperienza, è il tempo limite per i cani che hanno più di dieci anni.
Con quelli più giovani di così, al contrario, personalmente suggerisco di insistere anche per più di un anno, perché ho visto arrivare risultati davvero eclatanti anche dopo tempi così lunghi (e dopo che gli umani avevano perso ogni speranza).
Ricordiamo che tutti i cani sono animali pieni di risorse: e se si ha abbastanza pazienza, in un modo o nell’altro riusciranno a tirarle fuori. I casi in cui si può alzare bandiera bianca sono davvero rarissimi… mentre molti, troppi umani la alzano molto prima di quanto sarebbe lecito, pensando di farlo per amore del cane e privandolo, invece, di gran parte di ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

 

 

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Insegnare al cucciolo a rispettare gli oggettihttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/28/insegnare-cucciolo-rispettare-gli-oggetti/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/28/insegnare-cucciolo-rispettare-gli-oggetti/#comments Thu, 28 Aug 2014 03:41:52 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33859 di VALERIA ROSSI – Un cucciolo che non rosicchia niente, che rispetta gli oggetti (specialmente quelli utili o addirittura preziosi), che obbedisce immediatamente al nostro NO! e smette di fare a pezzi il tappeto… è davvero possibile averlo, oppure è un’utopia? Be’, dipende. Chi segue il “diario” della mia cucciola Samba sicuramente avrà sogghignato solo ...

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rosicchia6di VALERIA ROSSI – Un cucciolo che non rosicchia niente, che rispetta gli oggetti (specialmente quelli utili o addirittura preziosi), che obbedisce immediatamente al nostro NO! e smette di fare a pezzi il tappeto… è davvero possibile averlo, oppure è un’utopia?
Be’, dipende.
Chi segue il “diario” della mia cucciola Samba sicuramente avrà sogghignato solo leggendo il titolo di questo articolo, visto che io pubblico continuamente foto di distruzioni di massa effettuate dalla suddetta rottweilerina… però, attenzione: il “caro diario” è umoristico e quindi in certi casi anche un po’ esasperato.
Per carità: non è che Samba non distrugga nulla e che sia io a fare a pezzi le cose per poi raccontare che le ha fatte fuori lei: magari fosse così! (oddio, magari anche no: sarei ben scema a demolirmi mezza casa solo per illustrare degli articoli).
Però ci sono due specifiche importanti da fare: la prima è che Samba conosce perfettamente il NO! e quindi, quando e se mi accorgo che sta rosicchiando qualcosa di proibito, posso fermarla all’istante.
La seconda è che in casa mia, di prezioso, non c’è un accidenti di niente e quindi i disastri sono economicamente irrilevanti. Se avessi mobili antichi o tappeti pregiati, credo che sarei decisamente meno permissiva.
Un po’ lo sarei comunque, però… perché  c’è anche una terza osservazione da fare: c’è il fatto che i cuccioli, specialmente nel periodo in cui cambiano i denti (e casualmente Samba c’è proprio dentro in pieno…), hanno un continuo fastidio in bocca (esattamente come i bambini umani).
Quindi rosicchiano per placarlo, non certo perché intendano “fare dispetti” agli umani.
Questo, in me, induce una certa comprensione/tolleranza: anche perché è evidente che un cucciolo non può certo distinguere la sedia Luigi XV dallo sgabello dell’Ikea.
Quando gli prende la smania rosicchiante, lui si attacca a quello che trova: e se è vero che gli abbiamo fornito dodicimila giochini, ossetti, trecce e kong, è anche vero che – almeno spontaneamente – lui non può distinguere neppure quelli dalle gambe della poltrona da duemila euro.
Saremo noi a dovergli spiegare quali siano gli oggetti “tabù”, non pretendendo certo che un cucciolo faccia una valutazione economica prima di partire in “crocodile mode“.

rosicchia1Ma come gli si spiega?
Qui bisogna fare due casi distinti: quello in cui gli umani sono perennemente presenti in casa (o quasi) e quello in cui il cucciolo si ritrova spesso da solo, con tutto il paese di Bengodi a disposizione.
Se siamo quasi sempre in casa (sempre se ci accorgiamo del rosicchiamento: Samba, per esempio, è un genio del male quanto a distruzioni che non producono il minimo rumore), basta dire NO! quando il cucciolo attacca l’oggetto proibito.
L’obbedienza al NO! si può ottenere molto facilmente: e come riuscirci l’ho spiegato  in questo articolo, quindi non lo ripeto qui.
Il problema sta nel fatto che il NO! (almeno quello che utilizzo io, che non è una punizione ma una semplice distrazione) non sempre – anzi, abbastanza raramente – viene abbinato all’oggetto X: il cucciolo capisce che deve smettere di rosicchiarlo in quel momento, ma non capisce che quell’oggetto è “tabù” per sempre.
Il problema diventa ancora più complesso nel secondo caso, ovvero quello in cui noi passiamo parecchio tempo fuori casa e il cucciolo non può neppure sentirsi dire “NO!”, perché non c’è nessuno a dirglielo.
Come fare, in questo caso, a tenerlo lontano da ciò che non dovrebbe assolutamente rosicchiare?
C’è un unico sistema (anzi, ce ne sarebbero due, ma l’altro non lo prendo neppure in considerazione): e purtroppo è un sistema tutt’altro che gentile… quindi, se non volete usarlo, posso capirvi benissimo (tant’è che io non lo uso: ma, come ripeto, io non ho nulla di prezioso in casa. Se avessi qualcosa a cui tengo davvero tanto, forse cambierei idea).
Il sistema è quello di rendere gli oggetti intoccabili sgraditi al cane: anzi, più che sgraditi. Proprio ripugnanti, schifosissimi, vomitevoli.
Per riuscirci si usano i repellenti/disabituanti normalmente venduti nei pet shop… e a questo punto sento già le obiezioni di tutti quelli che li hanno provati, non ottenendo il minimo risultato.
“Se ne frega! Ci ho spruzzato un chilo di repellente sopra, e lui si è mangiato tutta la sedia!”
“Non gli fa nessun effetto, anzi sembra che abbia condito il tappeto con una salsina buonissima!”

repellente2Sì, lo so: le cose vanno esattamente così, se il repellente si spruzza sull’oggetto.
E infatti, per farlo funzionare, bisogna spruzzarlo in bocca al cane: che sputacchierà, starnutirà, farà facce disgustatissime (e nient’altro: questi repellenti non sono assolutamente nocivi, se ingeriti)… dopodiché, quando sentirà lo stesso odore sull’oggetto X (che avremo spruzzato con lo stesso prodotto), se ne terrà alla larghissima perché ricorderà l’esperienza sgradevole vissuta in precedenza.
L’ho detto, eh? Che non era certo un metodo gentile.
Però è anche l’unico capace di tenere davvero un cucciolo lontano dal tappeto o dal mobilio prezioso, anche in nostra assenza.
Se, come me,  ritenete che non sia  carino fare una cosa così sgradevole al vostro cucciolo, non vi resta che utilizzare metodi “di aggiramento” anziché andare dritti sul problema.
E il metodo classico di aggiramento consiste nel togliere di mezzo gli oggetti che non vogliamo vengano rosicchiati (chi legge il “Caro diario” saprà che in casa mia l’”albero degli zoccoli” è diventato una realtà quotidiana, perché le scarpe vengono appese e/o poggiate più in alto possibile).
Se poi avete proprio la casa piena zeppa di oggetti preziosi… be’, allora siete stati dei pazzi a prendervi un cucciolo! Ma se lo siete stati, non vi resta che insegnargli a stare nel kennel quando siete fuori di casa.
Il tutto, ovviamente, in attesa che il cambio dei denti sia completato (sei mesi circa) e che il cucciolo smetta di avere la “smania” in bocca: perché dopo questo periodo, di solito, i rosicchiamenti coatti hanno fine.

rosicchia5E se non ce l’hanno?
Be’… se un cane adulto continua a rosicchiare ciò che non deve, solitamente è perché si annoia. Non sa cosa fare e/o non ha oggetti “permessi” a disposizione.
Quindi, tanto per cominciare, procurateglieli: ossetti di pelle di bufalo, orecchie e grugni di maiale, “dentastick” e affini (che puliscono anche denti e gengive) non sono giocattoli, ma “passatempi” che non inficiano in alcun modo il lavoro, qualora lavoriate con il cane (che dovrebbe giocare solo con voi), ma che possono salvare gli oggetti a cui tenete di più.
A parte questo, però… un cane stanco non è solo un cane felice, come spesso ripeto: è anche un cane che non sente più il bisogno di sfogare le sue energie su tutto ciò che gli capita a portata di zanne.
Quindi esercizio fisico, lavoro, attività sportiva sono i migliori antidoti anti-rosicchiamento nel cane adulto.
Questo vale soprattutto per i cani di piccola taglia, spesso trattati da soprammobili o da peluche  (e che quindi si annoiano a morte, perché loro non sono soprammobili né peluche, ma cani al cento per cento), nonché per i cani con umani che pensano “poveriiiinooooo!” quando vedono un animale impegnato nello sport, senza rendersi conto che i veri “poverini” sono i loro labrador da divano, o dobermann da coccole, o anche rottweiler e malinois tenuti come nani da giardino.
Essere cani da compagnia, da guardia, da caccia o da qualsiasi altra cosa, non può e non deve significare “cane che deve fare solo quello”.
Tutti i cani del mondo hanno anche esigenze fisiche (movimento, corse, giochi) e psichiche che dobbiamo assolutamente rispettare:  hanno un loro mondo interiore, hanno pensieri, sentimenti e sensazioni.
Sono tutti capaci di gioire, soffrire, amare… ma sono anche capaci di annoiarsi a morte e, proprio come gli umani, di cercare qualcosa con cui combattere questa noia, per evitare la depressione.
Se non siamo noi a fornirgliene i mezzi, il cane si arrangerà come potrà: abbaierà (anche al nulla), scaverà buche, rosicchierà e così via. Tutte attività antistress che procurano disagi e arrabbiature ai proprietari… ma che spesso si verificano solo per colpa loro: perché hanno dimenticato (o non si sono mai preoccupati di scoprire) che cos’è davvero un cane.

NOTARELLE AGGIUNTIVE:
200454571-001a) ci sono cani che, per loro natura, non rosicchiano mai o rosicchiano pochissimo. Oltre ad invidiare caldamente i loro proprietari, ricordo anche che queste sono spesso caratteristiche di razza, selezionate nei secoli: non il “rosicchiamento” in se stesso, ma l’orientamento orale e la propensione al morso. Se avete il sacro terrore che il vostro cucciolo vi aggredisca il sandaletto di Prada, evitatele già in partenza e orientatevi piuttosto su cani selezionati per usare poco la bocca: ricordando, comunque, che la bocca di un cane è un po’ l’equivalente delle nostre mani e che è impossibile impedire del tutto che lui la usi… oltre ad essere un vero e proprio maltrattamento.
b) è bene insegnare al cucciolo che esistono “categorie” di oggetti proibiti: per esempio, tutte le scarpe. O tutti i telecomandi. Lasciargliene masticare uno “perché tanto è vecchio”, o “perché è già rotto” significa, solitamente, sdoganare l’intera categoria: insomma, non lamentatevi se il cucciolo a cui avete regalato la vecchia ciabatta poi vi fa fuori il dècolletè di Gucci.
c) essere un po’ permissivi non significa essere masochisti: se il cucciolo di due mesi è buffo e divertente quando si attacca ai calzoni o alle calze, o direttamente a mani e piedi, quello di tre mesi fa male e quello di quattro rischia di farvi volare giù dalle scale. Meglio insegnargli subito che tutto ciò che sta attaccato a un umano (comprese le parti di umano stesso) è rigorosamente proibito.

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Alimentazione: i cibi proibitihttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/27/alimentazione-i-cibi-proibiti/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/27/alimentazione-i-cibi-proibiti/#comments Wed, 27 Aug 2014 04:55:11 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33845 di VALERIA ROSSI – Una lettrice mi ha chiesto di linkarle gli articoli che parlavano di piante velenose e di cibi pericolosi per il cane. “Ma certo, eccoli…” le ho risposto: ed ho trovato subito quello dedicato alle piante, mentre ho cercato con tutte le possibili chiavi di ricerca quello dedicato ai cibi… e non ...

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di VALERIA ROSSI – Una lettrice mi ha chiesto di linkarle gli articoli che parlavano di piante velenose e di cibi pericolosi per il cane. “Ma certo, eccoli…” le ho risposto: ed ho trovato subito quello dedicato alle piante, mentre ho cercato con tutte le possibili chiavi di ricerca quello dedicato ai cibi… e non c’era! Non ne ho mai scritto uno, nonostante sia un argomento di sicuro interesse. Dunque, è ora di rimediare.

Alimenti a rischio

cibi1Quando si parla di cibi “proibiti” si pensa subito agli avanzi e agli scarti umani, in particolare quelli molto conditi, speziati e/o  piccanti: però, in realtà,  migliaia di cani sono vissuti mangiando solo questo per tutta la vita, specialmente in passato. Un  amico mi ha raccontato che il cane dei suoi nonni si chiamava, proprio di nome, “Snavansa”: ovvero “se ne avanza” (… mangi, altrimenti no).
E se è vero che la vita media del cane, dai tempi dei nostri nonni, si è sicuramente allungata di parecchio, è anche vero che molti di questi cani alimentati ad avanzi di cucina sono vissuti a lungo: la cagna di mia suocera, Buffy, che non ha mai mangiato altro  in vita sua (e che era pure epilettica, giusto per gradire), sarebbe stata da Guinnes dei primati se qualcuno si fosse mai sognato di segnalarla, visto che è arrivata a quasi 29 anni.
Certo, un singolo caso non fa testo e non si può certo dire che un’alimentazione del genere faccia bene: ma tra questa e un’alimentazione basata su crocchette industriali a basso costo (e quindi, quasi sempre, di bassa qualità) non saprei dire quale sia peggiore.
Comunque, tra gli alimenti “umani” andrebbero il più possibile evitati:

a) le ossa cotte, specie le ossa lunghe di piccoli animali come pollo e coniglio: sono possibili cause di perforazioni gastriche o  intestinali. Quelle crude no (tant’è che entrano in dosi massicce nella dieta BARF, oggi molto seguita), perché sono elastiche: ma quelle cotte tendono a  spezzettarsi in parti appuntite e pericolosissime;

b) gli insaccati (mortadella, prosciutto crudo, salsicce, prodotti salati ed essiccati), che contengono molto sale e molti grassi, dannosi per il cane (a dire il vero anche per noi…). Non si deve mai dare al cane la pelle del salumi, visto che il buon vecchio budello, che era innocuo, è stato ormai sostituito quasi universalmente dalla plastica (anche se a occhio non sempre si capisce).

cibi2c) sale & zucchero
Gli zuccheri in realtà servono sia come fonte d’energia rapidamente disponibile, sia come regolatori dell´attività della flora batterica: però il cane non digerisce nello stesso modo tutti gli zuccheri (per esempio, digerisce male il lattosio).
Glucosio e saccarosio (lo zucchero comune) vengono metabolizzati senza problemi, ma il loro eccesso è pericoloso perché può causare alcune malattie come il diabete mellito.
Il sale, in dosi eccessive, non fa bene né a cani né a umani: in particolare, però, bisogna stare attentissimi al sale con i cani che soffrono di  problemi cardiocircolatori (il minor consumo di sale diminuisce il volume del sangue e quindi facilita il lavoro del cuore).
Se si somministrano al cane cibi salati è fondamentale che ci sia acqua a disposizione, perché in caso contrario potrebbero verificarsi convulsioni, coma e morte.
In linea di massima, meno si salano i cibi e meglio è, sia per i duegambe che per i quattrozampe.

d) caramelle e dolciumi, specie quelli dietetici
I dolciumi sono generalmente poco indicati per il cane, ma il vero pericolo è costituito dallo xilitolo, un dolcificante dietetico (ha il 40% in meno di calorie rispetto al saccarosio, ovvero allo zucchero comune) assolutamente innocuo per l’uomo, ma tossico per il cane perché può causare un’ ipoglicemia (abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue).
Il risultato è una depressione del sistema nervoso centrale, con perdita di coordinazione e spasmi dopo 30 minuti dalla sua ingestione. L’ipoglicemia può causare anche danni epatici.
Nelle caramelle è spesso presente il lattosio, che non è particolarmente tossico ma può essere difficile da digerire per il cane.

Alimenti in cui è fondamentale la quantità

Ci sono cibi dannosi sempre e comunque, ed altri che si possono dare al cane, ma in quantità moderate: se si superano i livelli di guardia, possono risultare tossici. Tra questi ricordiamo:

a) Il fegato
Si può dare al cane (tutti i miei cani da show, sul ring, venivano tenuti piazzati sventolandogli sotto il naso fegato bollito e poi passato in forno: a me il fegato fa schifissimo e quindi potete immaginare quanto mi divertissi a prepararlo… ma loro ne andavano pazzi e quindi mi turavo il naso e procedevo), ma non bisogna esagerare nella quantità perché è ricchissimo di vitamina A, la cui ipervitaminosi procura seri danni ai muscoli e alle ossa nonché deposito di rame nel fegato, che è una malattia letale.

cibi3b) Le solanacee (patate, pomodori, melanzane…)
In grande quantità possono provocare un’eccessiva  fermentazione.
La patata contiene inoltre una tossina, la solanina, che il cane non è in grado di metabolizzare e che quindi può procurare disturbi della digestione,  tachicardia, tremori e affanno. La solanina è però presente in grandi quantità soprattutto nelle patate crude, oltre che nelle foglie, nei germogli e nella buccia.
La patata sbucciata e cotta è innocua per il cane, tanto che viene normalmente utilizzata come componente di mangimi industriali, addirittura per quelli specifici per intolleranze e allergie.
Anche pomodori e melanzane contengono solanina, però in misura minore rispetto alla patata.
Più sono maturi, meno solanina contengono: inoltre la cottura contribuisce ad inattivare gli eventuali residui. Quindi, in pratica, sono pericolosi soltanto i pomodori verdi e crudi (le melanzane acerbe non risultano essere appetibili per nessuno, né cani né umani).

c) Aglio, cipolle e cavoli
Questi alimenti non soltanto sono stati somministrati per lunghi anni ai cani senza pensare che potessero essere nocivi, ma addirittura l’aglio è stato considerato un eccellente antiparassitario e quindi somministrato in grandi quantità anche nei cuccioli. In realtà tutti e tre questi alimenti contengono disolfuro di n-propile,  che in grandi quantità provoca anemie anche gravi.
La cipolla è quella a maggior rischio, anche se i danni si possono verificare solo se viene somministrata a lungo e in dosi piuttosto elevate: per l’aglio la dose a rischio è ancora più alta.
Garlic (isolated)L’effetto dell’aglio come antiparassitario è tuttora controverso: l’aglio compare in diversi prodotti che hanno proprio uno scopo repellente contro i parassiti, ma in questi casi il quantitativo di disolfuro di n-propile viene abbassato durante la preparazione, quindi il fatto che esistano medicinali a base di aglio non ci autorizza a somministrarne allegramente dei chili ai nostri cani. D’altro canto, i cani non sono neppure vampiri e uno spicchio d’aglio nella preparazione di una ricetta non comporterà alcun effetto indesiderato: anzi, negli ultimi anni anche in veterinaria si sono studiati gli effetti dell’aglio sul cane e si è capito che utilizzato con equilibrio può risultare un alimento utile: è un ottimo antiossidante, un amico del cuore che rende il sangue più fluido e diminuisce la pressione arteriosa. Stimola le difese dell’organismo, diminuisce i disturbi dell’invecchiamento: non è esattamente un “antiparassitario”, ma offre migliore resistenza ai parassiti perché produce un’esalazione cutanea, migliora l’aspetto del pelo. Si sono riscontrati anche effetti positivi su cani affetti da rogna e dermatomicosi.
Ma quanto se ne può dare?
La dose letale è di due teste di aglio a cane circa, o un utilizzo quotidiano e continuo nel tempo.
La dose consigliata è di  1/2 spicchio per i cani di piccola taglia a settimana, 1 spicchio per cani di media/ grande taglia e 1 e 1/2 per i cani giganti a settimana.
Si può usare anche in polvere, nella misura di 1/2 cucchiaino da caffè.

d) Caffeina
Un cucchiaino di caffè non è dannoso, ma in quantità superiori può causare seri problemi: oltre ai disturbi a livello gastrointestinale può determinare alterazioni del ritmo cardiaco e, nei casi più gravi, ictus;

e) Noce moscata
Grandi dosi  di noce moscata possono provocare convulsioni, tremori, problemi al sistema nervoso centrale e persino la morte.

Gli alimenti davvero pericolosissimi

cibi5a) Alcol
L´alcol contenuto in bevande come il vino può intossicare i cani (e i gatti) determinando vomito, diarrea, perdita della capacità motoria, scompensi del sistema nervoso centrale, tremori, difficoltà respiratorie, squilibri metabolici e coma.
Il cane non possiede gli enzimi adatti per metabolizzare questa sostanza: grandi quantità di alcol possono determinare la morte dell´animale per collasso respiratorio.

b) Avocado
Le foglie, il frutto e i semi di questa pianta contengono un principio tossico chiamato persin.  Sembra che la varietà Guatemalteca di avocado -  che è proprio quella più presente nei supermercati – sia la più tossica per i cani.

c) Cioccolato e cacao
Sono alimenti vietatissimi perché contengono teobromina,  una sostanza che il cane metabolizza molto lentamente e che può risultare fortemente tossica con danni al cuore, ai polmoni, ai reni e al sistema nervoso centrale. Ne bastano 50 grammi per intossicare un cane di piccola taglia.

d) Foglie di rabarbaro
In grandi quantità possono  causare convulsioni, coma e -  in casi estremi – morte.

e) Luppolo
Può causare difficoltà respiratorie, aumento della frequenza cardiaca, temperatura elevata, convulsioni e morte.

walnutf) Noci, semi e noccioli
Le noci possono causare ostruzioni intestinali (anche perché il cane tende a mangiarsele intere, con tutto il guscio):  lo stesso vale per i noccioli. Le noci ammuffite possono causare convulsioni.
I sintomi da intossicazione sono: debolezza, soprattutto a carico degli arti posteriori, depressione, vomito, tremori, febbre, dolori addominali, e pallore delle mucose, problemi neurologici (come paralisi temporanea e incapacità a stare in piedi). Possono essere tossiche anche a basse dosi (4-5 noci per un cane di 10 kg)
Tra i semi sono tossici i semi della mela e i noccioli di ciliegia, pesca, albicocca e prugna:  attenzione, perché contengono cianuro e possono  portare fino al coma se ingeriti in grandi quantità.

g) Uva e uva sultanina
Causano gli stessi problemi di aglio e cipolle, ma con la gravissima aggiunta di danni renali: ancora non si sa quale sia l’elemento responsabile, ma sono assolutamente da evitare perché l’insufficienza renale porta quasi sempre alla morte del cane. Inoltre contengono moltissimi zuccheri, che a loro volte non sono proprio l’ideale per l’alimentazione canina.

 

 

L'articolo Alimentazione: i cibi proibiti è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Caro Diario… (12)http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/27/caro-diario-12/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/27/caro-diario-12/#comments Wed, 27 Aug 2014 03:48:24 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33767 di VALERIA ROSSI - 27 agosto 2014, ore 06,14 Caro Diario, il fatto di renderti pubblico mi ha messo un pochino in difficoltà: infatti, se non scrivo niente sulle tue pagine per qualche giorno, gli amici su FB mi toccano il tempo: “Alloraaaa? Quando esce il prossimo diario?” Embe’… l’idea era di fare una nuova ...

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scarpe_libdi VALERIA ROSSI - 27 agosto 2014, ore 06,14
Caro Diario, il fatto di renderti pubblico mi ha messo un pochino in difficoltà: infatti, se non scrivo niente sulle tue pagine per qualche giorno, gli amici su FB mi toccano il tempo: “Alloraaaa? Quando esce il prossimo diario?”
Embe’… l’idea era di fare una nuova puntata quando succedeva qualcosa di nuovo, o di particolarmente divertente: ma ormai Samba ha ben quattro mesi, e di cose buffe non è che non ne faccia più (anzi!)… ma non sono quasi mai nuove.
Più o meno fa sempre le stesse: mi sveglia sempre all’alba (con la sola differenza che prima mi arrivavano delicate musatine e adesso mi piazza in faccia, o sulle tette, o sulla schiena se provo a girarmi dall’altra parte, delle pale  meccaniche travestite da zampe e munite di artigli da aquila reale); distrugge meno di prima, ma se arriva ad una scarpa, quella è defunta (solo che un mese fa bastava metterle sul tavolino o sul kennel per toglierle dalla sua portata, mentre adesso vanno messe mooooolto più in alto. Poi ovviamente me le dimentico e faccio figure spettacolari. Quello nella foto a sinistra è lo scaffale dove tengo i libri scritti da me: l’altra sera arriva un amico e mi fa, sogghignando: “E questo quando l’hai scritto?”. Mostrandomi una scarpa da tennis).
Insomma, la sola cosa ad essere veramente cambiata sono le dimensioni: e il bello è che dovremmo essere più o meno a metà di quelle definitive, visto che Samba pesa 20,7 kg. e che si presume raggiunga la quarantina.
Per ora sta crescendo a rate: c’è stato il momento in cui era lunga du’metri e alta venti centimetri (in pratica un bassotto nero focato); poi si è alzata, però prima dietro e poi davanti, con un periodo di culo-più-alto-della-testa francamente inguardabile. Adesso le zampe si sono più o meno pareggiate, ma le sta vedendo un capoccione sproporzionato al resto (tranne che ai piedi, che sono sempre stati extralarge):

orso_divano
Comunque, lei continua a fare le stesse cose di prima, anche se un filino più moderatamente: però le fa più in grande.
Per esempio, continua a voler portare la Bisturi al guinzaglio:

guinzagliobiba
Alla Bisturi continua anche a saltare in groppa: solo che i primi tentativi erano molto teneri e poco produttivi, mentre adesso il risultato è una specie di Otro (il cane a due teste fratello di Cerbero, che invece ne aveva tre).

ingroppabiba

otroInutile dire che la costruzione di Otro passa attraverso stadi intermedi che sarebbe meglio non mostrare, ma che ti mostro lo stesso (vedi foto a sinistra).
E qui, normalmente, scatta il commento del figlio: “Ma un cane normale, noi… mai, eh?”
Orbene: l’obiezione potrebbe anche avere un suo perché. A parte il fatto che “cane normale” e “cucciolo” non possono stare nella stessa frase… c’è da dire che la Bisturi ha appena compiuto dieci anni e che almeno lei potrebbe comportarsi in modo più consono ad una decorosa caninità.
Ma neppure “staffy” e “cane normale” possono stare nella stessa frase, quindi la domanda finisce per risultare tristemente retorica.
Per di più, non esiste proprio che a fare la suddetta domanda sia il figlio, visto che è lui il primo a prodursi in performance che non hanno nulla di umano.
E sarà anche vero quello che mi hanno scritto su Facebook (copincollo testualmente: “Se l’hai fatto crescere con i cani, ormai che pretendi?“): ma a tutto c’è un limite.
E invece il figlio:
a) ha imparato dalla Bisturi a fare l’”occhio della madre” (sì, quello della corazzata Potemkin di Fantozzi):

occhidellamadre
b) racconta le barzellette al cane, e poi ridono tutti e due come due scemi:

barzelletta
c) investe il cane di poteri che dovrebbe ben guardarsi dall’avere:

inchino
d) nel tentativo di sfinire Samba (che poi al campo non ha più voglia di lavorare), si sfinisce (anche) lui: dopodichè io entro in sala e mi trovo davanti a scene quantomeno inquietanti:

giocoronf
Insomma, caro Diario, lo chiedo a te perché non saprei a chi altro dirlo: ma un figlio normale, io, mai?

umani

richiamoVabbe’… avendo ormai fatto questo, e non avendo la possibilità biologica di provare a far di meglio per raggiunti (e  ampiamente superati) limiti di età, mi tengo quello che ho.
Mi tengo tutto il cucuzzaro: figlio, cani e gatti… che, a proposito, ho tentato ancora una volta di fotografare, ma che continuano ad eclissarsi appena prendo in mano la macchina fotografica. Quindi sembra che in questa casa non ce ne siano.
Invece succedono cose interessanti, con le gatte: per esempio il fatto che Samba le inviti al gioco con il classico “inchino”.
Che c’è di interessante?, dirai.
Be’, per esempio c’è il fatto che ieri abbia invitato al gioco Nemesi quando lei stava infilata dietro un’anta della porta-finestra: quindi ha dato una zampata al vetro che ha fatto tremare mezza casa. Nemesi, dal conto suo, ha reagito con uno sberlone, prendendo anche lei il vetro (gatti normali, noi… mai, eh?).
Invece Venerdì continua ad essere una vittima designata: si fa prendere a zampate, a morsi (delicati, dal punto di vista di Samba: ma ogni tanto si sentono dei MEOWWWW sdegnati che mi fanno presumere che poi così delicati non siano. D’altronde lo so bene, me ne accorgo quando morde me pensando di fare pianissimo)… e non reagisce mai.
Quella gatta non sa di avere le unghie. Comunque, giuro che mi metto d’impegno e per la prossima volta qualcosa di gattesco lo fotografo.
Per oggi, che altro posso dirti?
Che continuiamo a lavorare al campo, sempre senza morsi per via del cambio dei denti (e Samba diventa matta quando vede mordere gli altri… ma le tocca aspettare almeno un altro mesetto): quindi ci stiamo dedicando all’obbedienza.
Il richiamo è molto buono (almeno finché non si sta giocando con altri cani, perché lì qualche piccolo attacco di sordità a volte le prende ancora…), le posizioni sono ormai acquisite, il “resta” comincia ad essere buono, la condotta è in fase di costruzione ma procede benino (tranne che nel vialetto di casa, dove Samba, se non può portare la Bisturi, vuole assolutamente portarsi da sola e prende in bocca il guinzaglio. Così i vicini sentono la sottoscritta che discute col cane: “No, lascia! Uffa! Guido io!” (e pensano: “Ma una vicina normale, noi… mai, eh?”).
Soprattutto stiamo lavorando sul pad, perché il “tocca” sul pad è propedeutico a un sacco di cose (la curva a sinistra in condotta, il “resta”, i salti, l’invio in avanti…): quindi ce ne siamo portati uno anche a casa.
L’ho posato per terra in cucina, e il risultato è che ogni volta che entriamo in cucina lei ci sale sopra da sola, con questo fumetto qua:

pad
Prego notare l’espressione che non chiede, ma esige.
Vabbe’, io il premietto glielo dò: mai deludere il cane quando si lavora… ma se decide di lavorare da solo, vale?
Nel dubbio, forse è meglio che sposti quel pad e lo metta da qualche altra parte.

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La selezione delle razze canine è “eugenetica”?http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/26/selezione-delle-razze-canine-eugenetica/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/26/selezione-delle-razze-canine-eugenetica/#comments Tue, 26 Aug 2014 03:12:05 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33715 di VALERIA ROSSI – Un bell’argomentino leggero leggero, quello che mi viene proposto da Valentina, amica di FB e allevatrice: selezionare (cani) significa fare dell’eugenetica? La risposta è, ovviamente, “sì”: con la selezione delle razze pure si cerca, infatti, di far nascere soltanto cuccioli belli, sani e di buon carattere… e non c’è dubbio che ...

L'articolo La selezione delle razze canine è “eugenetica”? è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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eugenetica-1di VALERIA ROSSI – Un bell’argomentino leggero leggero, quello che mi viene proposto da Valentina, amica di FB e allevatrice: selezionare (cani) significa fare dell’eugenetica?
La risposta è, ovviamente, “sì”: con la selezione delle razze pure si cerca, infatti, di far nascere soltanto cuccioli belli, sani e di buon carattere… e non c’è dubbio che questa sia eugenetica.
Peccato che questo termine abbia assunto una connotazione tragicamente negativa quando è stato applicato in campo umano (trovando la sua apoteosi negli orrori del regime nazista) e che quindi faccia immediatamente gridare allo scandalo anche quando – come nel caso dell’allevamento canino – i suoi scopi sono (o dovrebbero essere) assolutamente condivisibili.
L’eugenetica umana, infatti, fa inorridire perché la sua applicazione pratica è stata sempre vista più in negativo che in positivo: ci si è preoccupati più di non far riprodurre (addirittura eliminandoli dalla faccia della terra, come è accaduto appunto durante il nazismo) gli individui “sbagliati”, che di far riprodurre quelli “giusti”.
In realtà, per quanto mi riguarda, non vedrei malissimo neppure questa scelta: anzi, la approverei, qualora fosse libera e personale.
Non sono certamente favorevole all’eutanasia dei bambini con handicap (che, per inciso, è stata approvata quest’anno  in Belgio, per quanto si limiti a casi di estrema gravità): ma se fossi stata io ad avere gravissimi problemi fisici o psichici (ereditabili), sicuramente me ne sarei ben guardata dal riprodurmi. L’avrei vista come la scelta più rispettosa possibile nei confronti dell’ipotetico figlio (anzi, del “non” figlio che “non” avrei messo al mondo per evitargli sofferenze).

hitlerE’ ovvio, però, che inorridisco come chiunque di fronte al modo in cui è stata finora interpretata l’eugenetica in campo umano: non come una libera scelta, ma come un’imposizione (sterilizzazioni obbligate o addirittura sterminio di intere etnie giudicate “sbagliate”, come è accaduto sotto il regime nazista): per di più, un’imposizione che spesso si è basata su questioni politiche, religiose o economiche ben lontane dall’interesse verso il benessere umano.
E quando hanno avuto una pretesa di scientificità si sono basate su teorie strampalate come quelle di Lombroso, che pretendeva di individuare  le attitudini criminali attraverso gli aspetti somatici (oggi Lombroso è considerato matto da legare: ma nei primi anni del ’900, soprattutto nel mondo anglosassone, vennero sterilizzate forzatamente migliaia di persone non soltanto, ma anche sulla base delle sue teorie).
Normalmente si pensa sempre e solo a Hitler, ma in realtà l’eugenetica “in negativo” (ovvero coercitiva) è stata praticata, nel tempo, un po’ in tutto il mondo: Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Svezia, Finlandia… e l’Italia mussoliniana l’ha scampata per un pelo, solo perché sede del Vaticano e quindi fulcro geografico di una teoria che può essere considerata, dopotutto, altrettanto strampalata.
La tesi cattolica sarebbe questa: l’essere umano “deve” essere imperfetto, perché deve espiare il peccato originale: l’unico a poter decidere se migliorare o meno la nostra specie è Dio. Su questa base c’è chi condanna addirittura l’analisi preliminare degli embrioni nella fecondazione assistita, o l’aborto terapeutico qualora si identifichi nell’embrione una gravissima patologia.
In questo io non posso che dissentire fortissimamente dai dettami della religione cattolica: trovo che mettere volontariamente al mondo individui sicuramente destinati a vivere una vita non dignitosa -  e magari anche piena di sofferenze – sia un vero e proprio insulto a qualsiasi possibile concetto di Dio “buono e misericordioso”.
Ma questa è ovviamente un’opinione personale.
Sta di fatto che, in campo umano, qualsiasi scelta eugenica dovrebbe – sempre a mio avviso – essere libera e personale: nessuno può sognarsi di imporla a qualcun altro, semplicemente perché nessun uomo è “superiore” a nessun altro per censo, per nascita, per religione, per cultura o per qualsiasi altro motivo che possa venirci in mente.

caniumaniNel caso del cane, invece, esiste – ed è innegabile, almeno dal punto di vista dello sviluppo intellettivo e della cultura – una specie “superiore” all’altra.
Adesso qualche animalista fanatico mi dirà: “Sì, il cane”.
E a volte, confesso, lo penso anch’io… però, quando lo penso, non mi riferisco certamente a “tutta” l’umanità, ma soltanto a certi personaggi dai comportamenti che ritengo sub-umani.
Chi sostiene di essere totalmente antispecista e addirittura di preferire la specie cane alla specie uomo nel suo insieme sarebbe quantomeno tenuto a non riprodursi, per coerenza (e invece, esclusi i ragazzini “fanatici per motivi di età” e destinati probabilmente a cambiare idea, i più  accaniti fautori della superiorità del cane sull’uomo hanno quasi sempre torme di figli).
A parte questo: l’uomo governa questo pianeta, ergo si è dimostrato intellettivamente “superiore” alle altre specie. Che poi lo faccia male, a volte malissimo, è un discorso a parte.
Se consideriamo solo le due specie, nel modo più oggettivo possibile, credo che nessuno al mondo possa negare che noi la sappiamo un po’ più lunga dei cani.

bulldog_eugenQuesto ci mette in una posizione eticamente giusta per praticare l’eugenetica su di loro?
A mio avviso sì, sempre che si stia parlando davvero di “eu” genetica, ovvero di genetica “buona”, “positiva”: la quale dovrebbe consistere semplicemente nel selezionare individui il più possibile sani, tipici e di buon carattere, per il solo ed ovvio motivo che questi saranno anche gli individui più felici, più sereni, in grado di vivere una vita migliore. Ovviamente non ci autorizza a “creare mostri” (accusa molto diffusa quando si parla di razze particolarmente problematiche)… ma di questo parleremo tra poco.
Ora mi preme chiarire che controllare le linee di sangue, fare indagini preliminari sulle malattie ereditarie e togliere dalla riproduzione i soggetti a rischio è solamente un atto di massimo rispetto verso gli eventuali nascituri: tra l’altro gli animali, secondo la Chiesa, non hanno  l’anima e quindi non hanno neppure il dannato peccato originale da espiare.
Quindi neppure la Chiesa potrà mai sostenere che debbano soffrire per forza, come noi sfigatissimi discendenti di Adamo ed Eva (a proposito, i preti dovrebbero spiegarmi com’è che anche gli animali femmina “partoriscono con dolore”, maledizione lanciata da Dio quando ha sbattuto la prima coppia fuori dall’Eden: se Eva ha giocato ‘sto bello scherzetto a noi, loro cosa c’entrano? Mica hanno mangiato mele proibite!).

darwin_fotoIn ogni caso, io trovo che scegliere riproduttori il più possibile sani sia assolutamente un gesto d’amore: così come trovo assolutamente criminale lasciar riprodurre “ad capocchiam” i cani malati.
In molti casi, bisogna dirlo, è la natura stessa a fare eugenetica (solo che si chiama “selezione naturale”: o almeno così la chiamò Darwin): ma non sempre ci riesce.
Esempio aneddotico: la buonanima di mia suocera, semplice donnina di campagna senza alcuna nozione di cinofilia ma profondamente amante dei cani, aveva avuto una cucciolata dalla sua cagnetta di casa, che si era accoppiata col fratello (in campagna queste cose erano all’ordine del giorno). Si tenne due cuccioli: e giusto per capire quanto ci sia di vero nel “vigore ibrido”… questi due fratelli figli di fratelli, per quanto bastardini da millemila generazioni, ne mostrarono ben poco.
Lei era epilettica e lui storpio: camminava sui gomiti, avendo le articolazioni rigide e inamovibili. Da bravi cani di campagna, entrambi i cuccioli (che si chiamavano Buffy e Pucci) vivevano assolutamente liberi: e quando diventarono adulti, Buffy venne chiusa in garage quando era in calore (ma mica perché fosse epilettica: solo perché “due cani erano sufficienti”), mentre Pucci era libero di fare il cavolo che voleva. E quello che voleva era inseguire disperatamente qualsiasi cagnetta in calore che abitasse nel raggio di cinque chilometri: solo che la stessa idea ce l’avevano altre decine di cani campagnoli, lasciati altrettanto senza controllo. Così si poteva vedere la seguente scenetta: cagnetta in calore davanti, codazzo di corteggiatori dietro… e mezz’ora dopo l’ultimo, Pucci, con la lingua fuori, affannatissimo, col fumetto sulla testa che diceva “Ehi! Aspettatemi!”.
Ovviamente nessuno lo aspettò mai, e con la sua camminata sui gomiti Pucci non riuscì mai ad ingravidare nessuno, perché arrivava sempre troppo tardi: selezione naturale, appunto.
Ma se la Buffy, che era “solo” epilettica, fosse stata lasciata altrettanto libera, sicuramente si sarebbe accoppiata, dando vita a cucciolate che si portavano dentro un corredo genetico da incubo.

cane-aggressivoE’ sbagliato evitare che si verifichino accoppiamenti simili?
Ma certo che no! E chi la pensa diversamente, a mio avviso, ha qualcosa che non va nella testa.
Lo stesso discorso vale per il carattere. Accoppiare cani squilibrati, mordaci o fobici è pura follia, non soltanto per via del corredo genetico ma anche per via dell’imprinting materno: una cagna fobica rischia infatti di insegnare ai suoi figli ad aver paura dell’uomo, una cagna aggressiva insegnerà loro a morderlo… e così via.
Ovviamente il concetto di “non accoppiare” NON deve equivalere a quello di “sterminare”.
Soltanto gli esseri sub-umani possono pensarla così: i veri nuovi Hitlerini de noantri.
Il cane malato si deve curare con tutti i mezzi possibili e con tutto l’amore possibile, il cane che ha un brutto carattere si deve mettere in condizione di vivere il più possibile sereno e tranquillo (e di non far danni): ma nessuno va soppresso, perché il rispetto per la vita deve essere fondamentale in una società civile e tra persone civili.
Lo stesso vale, ovviamente, per i cuccioli “difettosi”: non si devono vendere, ma si deve provare ad affidarli (in regalo, ovvio) a famiglie disposte a prendersi cura di loro. E se questa famiglia non si trova, l’allevatore se li deve tenere. Punto.
Sua è stata la responsabilità di farli nascere, sua è quella di garantire loro la miglior vita possibile.
La soppressione è lecita solo in caso di patologie invalidanti e senza possibilità di cura: in questo caso la invocherei anche per gli umani, e figuriamoci per i cani. Ma se il cane ha soltanto un “difetto” fisico, o un brutto carattere, non si deve pensare neppure di striscio che eliminarlo significhi “fare il bene della razza”: è solo una comoda scorciatoia per levarsi un impiccio, altro che eugenetica.

dog_showE la bellezza?
La bellezza (estetica) l’ho lasciata per ultima, proprio perché è quella su cui maggiormente si discute e si dibatte: se infatti molte persone saranno probabilmente d’accordo con quanto ho sostenuto finora sulla selezione (ovvero sull’evitare di far riprodurre cani malati o schizzati), le cose cambiano radicalmente quando entra in ballo la bellezza.
Questa non può essere, a parere dei più, una giustificazione valida per l’eugenetica: e invece – è inutile far finta di non saperlo – è proprio la bellezza quella tenuta in maggiore considerazione dagli allevatori.
E’ proprio la bellezza (o presunta tale) quella che ha portato alla nascita di quelli che alcuni definiscono “mostri a quattro zampe” (bulldog, carlini e così via); è la bellezza (anzi, la sua mancanza) a causare la maggior parte delle soppressioni di cuccioli magari sanissimi, ma col mantello “sbagliato”.
E’ la bellezza a portare alla luce, anche in campo cinofilo, quello che in campo umano è stato rappresentato dal nazismo: il desiderio (lecito) di creare una “razza superiore” realizzato attraverso la pratica (assolutamente illecita ed eticamente inammissibile) di sterminare di chi non risponde ai crismi di questa “superiorità”.
Purtroppo oggi, in cinofilia, stanno succedendo cose  che con  l’eugenetica hanno ben poco a che vedere: neppure con quella hitleriana.
Succede che cani malati, ma belli, vengano usati in riproduzione, mentre cani sanissimi ma “brutti” (ovvero, non rispondenti allo Standard di razza) vengano soppressi.
Ma questa sarebbe eugenetica?  Quando mai.
Questo è puro e semplice marketing, è business, è cagnaresimo bello e buono. Si tiene in vita, si spinge e si promuove ciò che si vende, non ciò che è bello-buono-sano.
Questo non può avere nulla a che fare con l’eugenetica, anche perché di “eugenetica”  si è sempre e solo parlato per gli esseri umani (che, almeno da quando è finito lo schiavismo, non si comprano e non si vendono).
Che piaccia o faccia schifo il concetto, l’eugenetica mira al miglioramento della specie, non al guadagno economico.

microcaneL’allevamento cinofilo di stampo cagnaro (che purtroppo, e bisogna riconoscerlo, si sta diffondendo mooolto più dell’allevamento serio) mira e pensa esclusivamente ai soldi.
Non soltanto quando elimina cuccioli sanissimi ma difficilmente piazzabili, ma anche quando ha creato razze o soggetti incapaci di respirare, di correre o di riprodursi.
Ha tutto a che fare con il business: perché se il mercato vuole cani sempre più piccoli, con i musi sempre più schiacciati, con le zampe sempre più corte… gli allevatori,  esattamente come succede in tutte le aree di qualsiasi mercato al mondo, seguono la richiesta.
Sono “cagnari inside”? Forse sì, forse no: dipende.

boxer_evoluzAllevare chihuahua, microcani che però sono sempre stati così fin dai tempi più antichi (derivano dal Techichi, il cane dei Toltechi che visse in Messico dal X al XII secolo… ed era già microscopico) non significa pasticciare con la genetica, ma amare una razza di piccola taglia; allevare chihuahua cercando di miniaturizzarli ulteriormente significa proprio pasticciare con la genetica (ed è anche una follia).
Allevare boxer, che il muso corto ce l’hanno sempre avuto, non è peccato: avere accorciato in modo tanto drastico la canna nasale (nella foto a sinistra vedete a confronto Blanka V. Argentor, una delle progenitrici della razza, e un campione moderno) è sicuramente più discutibile.
Allevare “yorkshire teacup” e altre razze inventate di sana pianta è semplicemente una truffa bella e buona: ma questa difficilmente danneggia i cani (se non per il fatto che vengono accoppiati a casaccio e senza alcun controllo), visto che molti yorkie o maltesi comprati in negozio come “toy”, da adulti, si sono rivelati cani da sette-otto chili!

Portrait of a kitten lying on top of a puppy.Prima di giudicare chi alleva, però, ci sarebbe da chiedersi perché ci sia tutta questa richiesta di cani sempre più lontani dal concetto di cane “medio”, di “cane fatto a cane” come li chiamo io: e molte delle possibili risposte sono un pugno nello stomaco di chi è davvero cinofilo.
Personalmente mi sono sentita dire da diverse Sciuremarie in cerca di cani microscopici che li volevano così “perché almeno non c’era bisogno di portarli fuori a sporcare: potevano farla nella cassetta come i gatti”.
E alla mia – ovvia, credo – obiezione: “Ma allora perché non si prende un gatto?” l’immancabile replica è stata: “Ehhhh nooo! Il cane è tutta un’altra cosa!”
Posso (almeno in parte) essere d’accordo: ma se parliamo di cane, parliamo di un animale che deve assolutamente uscire, socializzare, collaborare con il suo umano e così via.
Se il cane lo tieni come un gatto, non avrai né l’uno né l’altro: avrai un povero disadattato che non può fare il gatto (perché non lo è), ma neppure il cane (perché non gli permetti di farlo).
Eppure nessun cagnaro si sogna di far presente questa semplice verità alla Sciuramaria di turno: le rifilano il chihuahua da mezzo chilo, o peggio ancora la illudono con i maltesi toy o gli shih-tzu “imperiali”. E quando non sono proprio truffatori (vedi cani da otto chili di cui sopra), cercano di produrre apposta cani di questo genere (spesso affetti da gravi patologie: altro che eugenetica!) per soddisfare questa richiesta.
Quanto all’allevatore serio, all’Allevatore con la A maiuscola, quello che produce normali chihuahua da un chilo e mezzo o yorkshire da tre chili e mezzo… si vede spesso e volentieri scavalcato dai cagnari, che vendono tutti i cuccioli in un nanosecondo mentre a lui, magari, restano in casa per mesi.
C’è davvero da stupirsi, se alla fine qualche Allevatore salta sull’altra sponda e diventa a sua volta cagnaro?
La verità è tutta qui: l’Allevatore fa davvero “eugenetica” intesa nel senso migliore del termine, e non certo in quello nazista.
Il cagnaro fa solo business… ma lo fa anche perché la cultura cinofila media sta sottozero e quindi il mercato desidera, cerca, brama spasmodicamente cani che non sono più cani.
Vale un po’ in tutte le razze, mica solo in giganti e mignon: il pastore tedesco, razza amatissima in tutto il mondo per la sua enorme ecletticità, è stato selezionato per decenni in base all’attitudine al lavoro.
Solo che, per avere una reale attitudine al lavoro, non poteva avere quegli angoli esasperati che lo rendono esteticamente “strafigo”: e allora la razza si è spaccata in due, cani da lavoro di qua (cagati pochissimo, e solo dagli addetti ai lavori) e cani da bellezza di là (che si vendono come il pane, perché sono belli ma soprattutto perché è lì che girano i soldi).

bellezz_lavor
Risultato: in molte linee “bellezzare”, non soltanto si è perso il carattere (tanto… a che serviva, se si doveva solo trottare a trecento all’ora sul ring?), ma anche la funzione: in Italia ancora no, grazie al cielo, ma in altri Paesi si vedono pastori tedeschi (vincenti!) che letteralmente non stanno più in piedi, se non incrociando penosamente i garretti.
Trottano sempre a trecento all’ora, ma da fermi si ammucchiano.
Ecco: questa roba qua, con l’eugenetica, non ha assolutamente nulla a che vedere.
Semmai sarebbe “dis-genetica”, se esistesse questa parola. Cattiva, cattivissima genetica: in altre parole, allevamento (scusate, ma quando ce vo’ ce vo’) alla cazzo di cane, nel senso più letterale del termine.
Ricordiamo anche che i cani “eugeneticamente belli” dovrebbero essere quelli che rispondono allo Standard: ma gli Standard mirano tutti – tutti, nessuno escluso – ad un cane funzionale (e quindi anche sano).
Purtroppo, in expo, gli stessi Standard a volte vengono bellamente ignorati, oppure ci si fissa su una sola caratteristica (per esempio il mantello: guarda caso, quella più appariscente) e si tralascia tutto il resto.
In questo caso, di chi è la colpa? Di chi alleva o di chi giudica?
Insomma:

NON è la cinofilia ad aver creato dei mostri: è il mercato.
NON è la cinofilia a fare eugenetica nel senso deteriore della parola: sono i cagnari.

platoneL’Allevatore con la A maiuscola fa, invece, eugenetica: ebbene sì.
Ma la fa nel senso più elevato, quello che avrebbe sempre dovuto avere fin dai tempi di Platone (perché è stato lui a parlarne per la prima volta!): ovvero, tendere a far nascere soggetti il più possibile sani, equilibrati e morfologicamente adatti alla propria funzione (e per un vero cinofilo, nonché per qualsiasi zootecnico, “bellezza”  significa esclusivamente questo).
Questo comporta anche che le  esagerazioni vadano fermate. Ed è indubbio che in alcune razze si dovranno fare dei passi indietro: ma molti Club di razza già si stanno muovendo in questo senso (per esempio, lo Standard del bulldog inglese è stato modificato e l’ipertipo non è più desiderato).
Ora bisogna vedere come si comporteranno i  Giudici… ma la tendenza a tornare verso cani più sani, sicuramente, già c’è. E anche questa si può considerare “eugenetica”.
Che poi il significato di questo termine sia stato clamorosamente sputtanato da Hitler & C., è un dato di fatto… ma la mia opinione, quella che è stata richiesta dall’amica allevatrice che si macera nei dubbi, è questa: se in campo umano non si può prescindere da una scelta libera e autodeterminata della riproduzione, in campo cinofilo – non essendo i cani in grado di scegliere, anche perché non hanno alcuna cognizione di cosa sia la genetica – dobbiamo essere noi a preoccuparci del loro benessere anche attraverso accoppiamenti selezionati ed accurati, che limitino il più possibile la nascita di cuccioli sfigati. E se per caso ci nascono, ancora una volta dovremo preoccuparci di dar loro una vita più dignitosa e più felice possibile.
Questa è l’unica visione possibile dell’eugenetica cinofila.
Chi ne ha una diversa… be’, a me non piace. E in alcuni casi lo condanno proprio.
Chi sopprime cuccioli sani sta, a mio avviso, sullo stesso identico piano di Hitler. Ma chi accoppia a casaccio, senza fare il minimo sforzo per migliorare la razza (il che significa “mettere al mondo cuccioli sani, tipici ed equilibrati” e non “cuccioli facilmente vendibili”)… per me è, dal punto di vista cinofilo e anche da quello etico, quasi altrettanto criminale.
E chi fa accoppiare meticci?
Questi meritano un discorso a parte, perché queste persone non ci guadagnano quasi mai un centesimo e sono, nella maggior parte dei casi, in buona fede. Pensano di “assecondare la natura” e si sentono degli eroi per questo… non sapendo, o non capendo, che la natura in realtà è molto selettiva.
Non ricordano neppure che il cane non è più un cane “naturale”: perché quello si chiama “lupo” e, tanto per cominciare, mette al mondo una sola cucciolata all’anno, solo se ci sono le condizioni ideali per allevarla. E i cuccioli deboli o malati li fa fuori senza pietà (la selezione naturale è decisamente più “hitleriana” di qualsiasi allevatore: anche dei peggiori cagnari).
Il cane  non è un animale “naturale”.
Non è che “non lo sia più”: non lo è proprio mai stato.
Il cane è “figlio” dell’uomo, è quello che è per via del suo rapporto con l’uomo… e quindi l’uomo ne è responsabile, che gli piaccia o meno.
Riempire i canili pensando di “lasciar fare alla “natura” è la cosa più ipocrita e più stupida che si possa fare… e infatti la si fa in continuazione, perché a volte l’uomo è davvero molto stupido.
Questo, però, non giustifica il fatto che debba essere anche così ignorante da confondere la “buona genetica” con il nazismo, nè le scelte stupide con la voglia di sentirsi ancora parte di una natura che, con noi e con i nostri cani, ha più ben poco a che vedere.

L'articolo La selezione delle razze canine è “eugenetica”? è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Come ti erudisco il cittadino al rispetto per i cani…http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/25/come-ti-erudisco-il-cittadino-al-rispetto-per-i-cani/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/25/come-ti-erudisco-il-cittadino-al-rispetto-per-i-cani/#comments Mon, 25 Aug 2014 04:19:27 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33696 di VALERIA ROSSI – Nome e cognome:  Eugenio Alfonso Galli. Titolo di studio: licenza media. Professione: impiegato. Carica politica: sindaco di Cesana Brianza, un piccolo comune in provincia di Lecco. Ecco… a questo punto, al curriculum, io aggiungerei qualcosina. Per esempio… “Segni particolari:  cinofobo e antipatico come il mal di pancia”. Solo antipatico, eh… perché ...

L'articolo Come ti erudisco il cittadino al rispetto per i cani… è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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di VALERIA ROSSI – Nome e cognome:  Eugenio Alfonso Galli.
Titolo di studio: licenza media.
Professione: impiegato.
Carica politica: sindaco di Cesana Brianza, un piccolo comune in provincia di Lecco.
Ecco… a questo punto, al curriculum, io aggiungerei qualcosina. Per esempio… “Segni particolari:  cinofobo e antipatico come il mal di pancia”.
Solo antipatico, eh… perché in realtà non ha fatto nulla di particolarmente grave: non ha maltrattato nessun cane, non ha emanato particolari ordinanze cinofobe, non si è macchiato di nessun delitto contro gli animali.
Peeeeerò… però, poco prima di Ferragosto, ha “tappezzato tutto il paese” (così mi scrive l’amico che mi ha segnalato la vicenda) con un manifestino che a mio avviso fa davvero a pugni con la sensibilità di chiunque ami gli animali, e che invia un pessimo messaggio a chiunque abbia la sventura di leggerlo.
Eccolo:

cesana_brianza

Ha fatto anche a voi lo stesso effetto che fa a me?
Avete provato anche voi un senso di nausea verso questo messaggio che trapela repulsione verso i cani, che sembra considerare questo povero cagnolino (a giudicare dalla foto sembrerebbe piuttosto una cagnetta) soltanto come uno scomodo “peso economico” (tre euro e cinquanta al giorno, accipicchia, possono sicuramente far fallire qualsiasi Comune!) dal quale liberarsi al più presto?

Eugenio Alfonso Galli

Eugenio Alfonso Galli

Che abbiate  provato o meno le stesse mie sensazioni, io direi che è il caso di fare due conti.
Cesana Brianza, secondo Wikipedia, conta 2265 abitanti.
Il che comporta un “costo per la comunità” di 0,0015 euro pro-capite al giorno (un euro a testa ogni due anni, più o meno).
Credo che qualsiasi cesanese potrebbe farcela a sopravvivere a questo terrificante esborso: ma in realtà mi era venuta quasi voglia di invitare tutti i miei lettori a inviare al Sindaco tre euro e cinquanta… solo che, oltre a diramare a tappeto l’invito ad adottare il cane (non perché, poverino, si sia ritrovato abbandonato o perso e sia presumibilmente disperato, ma solo perché costa troppo e perché “per legge” è obbligato a farsene carico: altrimenti non so proprio che decisioni avrebbe preso…), il Nostro ha anche annunciato, per la serata seguente, un “grande spettacolo pirotecnico“.
Ho googlato un po’ per capire quanto possa costare un evento di questo genere: sembra che per uno spettacolino di mezz’ora (neppure definibile, forse, “grande spettacolo”) si parta dai 30.000 euro.
Con i quali il cagnolino si manterrebbe per  circa venticinque  anni.
Direi, dunque, che il Comune di Cesana Brianza non ha bisogno del nostro sostegno: i soldi li ha.
Solo che, anziché preoccuparsi del benessere degli animali, preferisce sperperarli in spettacoli che, dopo una mezz’oretta di bambini che fanno “Ohhhhh!”, lasciano solo qualche sterpaglia bruciacchiata, qualche vecchietta che tira caldi accidenti perché non è riuscita a dormire e ovviamente qualche animale spaventato a morte.
Non che al Sindaco possa fregar di meno di questo: la paura non costa nulla alla comunità.
Quindi via con i fuochi di artificio:  e speriamo che qualcuno adotti alla svelta  ‘sto povero cagnetto, prima che a Cesana manchino i fondi per la prossima cazzata inutile… oltre a mancare già palesemente qualsiasi forma di amore e di rispetto per gli animali.

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Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte secondahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/22/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza-parte-seconda/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/22/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza-parte-seconda/#comments Fri, 22 Aug 2014 05:36:50 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33648 di VALERIA ROSSI – Nella prima parte di questo articolo abbiamo spiegato come motivare ed ingaggiare il cane: stavolta vedremo come utilizzare i marker, ovvero quei segnali (vocali o meccanici) che “fotografano” il momento in cui il  cane ha fatto la cosa giusta (o quella sbagliata). Supponiamo di utilizzare i marker vocali SI, NO e ...

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bene_pad2di VALERIA ROSSI – Nella prima parte di questo articolo abbiamo spiegato come motivare ed ingaggiare il cane: stavolta vedremo come utilizzare i marker, ovvero quei segnali (vocali o meccanici) che “fotografano” il momento in cui il  cane ha fatto la cosa giusta (o quella sbagliata).
Supponiamo di utilizzare i marker vocali SI, NO e BENE (il SI può essere sostituito dal CLIC-CLAC del clicker, per chi ne fa uso: gli altri due non possono essere realizzati col clicker).
In realtà ognuno può scegliere le parole che preferisce (YES, BRAVO, OKAY per quelli positivi,  AH-AH per quello negativo, e così via). Qualsiasi parolina va bene, purché sia breve (dovendo il marker “fotografare” un istante brevissimo, sarebbe quantomeno difficile che il cane capisse quale momento intendiamo marcare se gli dicessimo “bravissimo, amore della mamma, hai fatto proprio bene”.
Qual è il significato dei tre marker vocali?
“SI” significa: “okay, perfetto, hai fatto proprio quello che volevo! L’esercizio è finito”
“BENE” significa: “bravissimo, hai fatto proprio quello che volevo: però continua a farlo” (ovvero: mantieni questa posizione a lungo)
“NO”  significa: “mi dispiace, hai sbagliato, se vuoi il premio devi riprovare”.
Forse il concetto più difficile da capire è quello del “NO”, che si tende spesso a considerare come una “sgridata”: ma non è affatto così e non deve essere inteso così.
Se si usa il marker NO, per sgridare/correggere/distrarre il cane bisogna fare ricorso a  una parola diversa (io, per esempio, uso il NO come distrazione: quindi come marker utilizzo NONO, che per il cane ha un suono – e quindi un significato – tutto diverso).
Ma in che modo possiamo comunicare il nostro messaggio al cane?
Con l’uso del premio, che verrà somministrato in modi diversi a seconda del marker.
SI, come abbiamo visto, significa “bravo, hai fatto la cosa giusta, non ti chiedo nient’altro”: quindi, dopo aver marcato con il SI, faremo un passo indietro e chiederemo al cane di venirsi a prendere il premio (come abbiamo visto nella prima parte, il movimento motiva il cane, ovvero lo spinge all’azione).

si_seq
BENE significa invece: “Hai fatto la cosa giusta, ma devi continuare a farla” (per esempio:  devi restare seduto, devi restare a terra). In questo caso saremo noi a porgere il premio al cane.

bene_seq
Mentre il SI è unico e liberatorio, il BENE potremo ripeterlo più volte (e ogni volta sarà seguito dal premio), ottenendo così che il cane mantenga a lungo la posizione richiesta.
E il NO?
Il NO, ovviamente, non sarà seguito da alcun premio (visto che il cane ha sbagliato): ma lui non deve sentirsi redarguito, né tantomeno punito. Il NO è semplicemente l’indicazione, il segnale che “non ha fatto quello che volevamo”.
Lo si deve dare in tono tranquillissimo, senza sbraitare e senza neppure apparire contrariati: il premio non arriva, tutto qua.
E il cane non pensa “Oddio, ho sbagliato, adesso chissà cosa mi succede!”, ma pensa: “Mannaggia, non ci ho azzeccato: aspetta che riprovo”.
C’è evidentemente un’enorme differenza tra le due cose: perché nel primo caso il cane finirebbe per obbedire per evitare una punizione (evitamento-fuga), mentre nel secondo caso obbedirà per collaborare al meglio con noi, perché vuole ottenere il premio e si impegna per averlo, rimanendo sempre in uno stato d’animo allegro e positivo.

siL’uso dei marker facilita moltissimo il lavoro perché facilita la comprensione da parte del cane.
In tempi molto brevi gli diventa chiarissimo ciò che desideriamo da lui, senza possibili fraintendimenti: e per il cane, ricordiamolo, la chiarezza è importantissima. Lui non capisce la nostra lingua, e per arrivare a capire almeno le parole-chiave che ci servono per lavorare con lui deve abbinarle a concetti semplici:
“SI” = ho fatto giusto, che bello! Adesso arriva il premio.
“BENE” = ho fatto giusto, ma per avere il premio devo continuare a farlo;
“NO” = uffa, non era questo che l’umano voleva, non arriva nessun premio (e allora proviamo in un altro modo).
L’uso dei marker facilita la comunicazione, una buona comunicazione migliora motivazione ed ingaggio, motivazione ed ingaggio fanno sì che il cane non si fissi sul premio, ma semmai sul conduttore… anche se, lo ripeto, “fissarsi” in questo caso non è il termine giusto, perché il cane deve essere felice di collaborare, ma non morbosamente fissato né sul lavoro, né sull’umano.
Come ottenere che il cane non diventi morboso?
Facendolo lavorare anche con altre persone, per esempio: ma soprattutto alternando i momenti di gioco con quelli di  svago o semplicemente di “libertà”. Momenti nei quali gli si chiederà soltanto di “fare il cane”, divertendosi come preferisce, o riposandosi, o andando in esplorazione e così via.
Non è giusto costringere (neppure con premi e giochi a gogò) il cane a restare sempre e solo “su di noi”: noi siamo i suoi partner, non persone a cui sentirsi legato da una doppia catena.
Faccio un esempio moooolto antropomorfico, ma credo esplicativo: se voi avete un fidanzato (o una fidanzata) e lo/la obbligate a restarvi sempre, sempre, sempre accanto, senza permettergli/le di avere anche una vita sua, prima o poi lui/lei si stuferà.
Non è granché importante (ai fini del risultato) che voi gli/le imponiate di stare sempre con voi con minacce e botte o con lusinghe e regali: si stancherà comunque (anche se quello/a blandito/a con lusinghe e regali probabilmente ci metterà più tempo a mandarvi al diavolo), perché nessuno è fatto per restare costantemente legato a doppio filo a qualcun altro. Ogni umano, ed anche ogni cane, ha bisogno di momenti solo suoi, nei quali esprimersi, sfogarsi, essere libero.

sambamichellePer questo sono personalmente contrarissima al concetto di tenere il cane sempre e solo in box fino al momento in cui lavoreremo insieme; o a quello di non farlo mai giocare con gli altri cani.
E’ vero, anzi verissimo che gli altri cani saranno sempre più interessanti di noi: fosse solo per il fatto che con noi è impossibile giocare a rincorrersi (andiamo troppo piano) o a mordersi (ci facciamo subito male) in modo davvero divertente. Però un cane che ha giocato con i suoi simili, quando verrà chiamato a lavorare, avrà la mente più serena: non avrà accumulato tensione e noia, anzi si sarà liberato dallo stress. E lavorerà con più piacere. Sì, è vero che potrà essere stanco (per questo è bene non farlo giocare  troppo prima di esercizi fisicamente impegnativi, come salti o attacchi): ma anch’io mi stanco (come una bestia!) giocando a tennis, eppure scrivo molto più volentieri dopo una partita che dopo aver dormito. E non solo lavoro più volentieri: mi vengono anche più idee (buone o cattive che siano!), perché ho la testa libera e sgombra.
Una possibile difficoltà, con il cane, starà nel convincerlo a smettere di giocare con i suoi simili e a concentrarsi sul lavoro: ma se siamo capaci di rendere questo lavoro divertente, anche se non potrà mai esserlo come il gioco tra cani, lui farà volentieri cambio per lo stesso motivo di cui sopra.
Perché è qualcosa di diverso e di nuovo.
Perché anche il gioco più bello del mondo, facendo sempre e solo quello, dopo un po’ viene a noia e quindi si cerca qualcos’altro.
Restando al mio esempio personale, io adoro giocare a tennis: ma ammesso e non concesso che riuscissi a farlo per cinque ore di fila senza morire prima d’infarto, credo proprio che a quel punto cercherei un’alternativa qualsiasi… fosse anche solo il sedermi davanti alla TV a guardare un film.
Se  qualcuno, “da zero”, mi proponesse le due alternative (tennis o cinema?), non avrei il miimo dubbio e sceglierei il tennis: ma dopo aver giocato una lunga partita preferisco il film… e non solo perché sono scoppiata fisicamente!
Il segreto, col cane, sta nel concedergli quel tanto di libertà che gli permetta di non stufarsi di noi e contemporaneamente di proporgli il lavoro quando lui desidera già fare qualcosa di diverso da quello che stava facendo in libertà: detto così sembra facilissimo, metterlo in pratica lo è un po’ meno… ma ci si può riuscire.
E se ci si riesce si avrà sempre un cane entusiasta di lavorare al nostro fianco, senza costrizioni e senza “dipendenze” di sorta, ma con una netta predilizione per lo “stare con noi e fare cose con noi”: che è, a mio avviso, il miglior rapporto a cui si possa aspirare.

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Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte primahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/21/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/21/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza/#comments Thu, 21 Aug 2014 06:39:21 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33543 di VALERIA ROSSI – Reduce dal week end di Ferragosto passato a fare formazione al Debù (dobbiamo tenerci sempre aggiornati e scambiarci informazioni, quindi anche le nostre feste sono cinofile: e il bello è che ci piace! Non siamo normali, no…), trovo – come quasi ogni giorno, peraltro – diversi messaggi di persone che lamentano ...

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motivazione5di VALERIA ROSSI – Reduce dal week end di Ferragosto passato a fare formazione al Debù (dobbiamo tenerci sempre aggiornati e scambiarci informazioni, quindi anche le nostre feste sono cinofile: e il bello è che ci piace! Non siamo normali, no…), trovo – come quasi ogni giorno, peraltro – diversi messaggi di persone che lamentano l’eccessivo interesse del cane, quando non addirittura l’ossessione morbosa,  per la pallina o per qualsiasi altro strumento che venga usato per richiamare la sua attenzione in addestramento.
Si comincia interessandolo a un gioco e ci si ritrova col cane fissato su quel gioco, che non vuole altro e non chiede altro nella vita: al che, ovviamente, diventa difficile ottenere una vera collaborazione anziché un’esecuzione frettolosa degli esercizi, fatta “con la testa altrove” (ovvero, fatta solo per ottenere la dannatissima pallina).
Siccome proprio allo stage di Ferragosto ne abbiamo parlato a lungo, approfitto della recente “rinfrescata” di concetti per provare a diffondere qualche informazione su come “non” creare un cane pallinodipendente, ma semmai un cane “dipendente” dal conduttore. Tra virgolette, ovvio, perché in questo caso non si tratta di un’ossessione ma di una scelta consapevole, o se preferite “cognitiva”.
Insomma, il cane sta “su di noi”, ci sta accanto e ci tiene costantemente d’occhio, non perché sia stato condizionato (o peggio ancora, obbligato a farlo): ma perché, ragionandoci sopra e valutando a modo suo tutti i pro e i contro, ha deciso che starci vicino è la cosa più interessante e piacevole del mondo.
Il problema (mio) sta nel fatto che un conto è far vedere come si può ottenere questo risultato e un altro è provare a farlo capire solo per iscritto. Comunque, ci provo.
Punto primo: senza i fondamentali non si va da nessuna parte, in nessuno sport.
E non si vede perché negli sport cinofili dovrebbe andare diversamente.
Ma quali sono i fondamentali, in cinofila?  Forse seduto-terra-resta-richiamo?
NO! Queste sono tutte cose che non si devono neppure iniziare ad insegnare se prima non ci sono i veri fondamentali, e cioè ingaggio e motivazione, che unitamente ai marker (per chi ne fa uso: noi sì) costruiscono la comunicazione.
“Ah, ecco!”, penserà qualcuno a questo punto.
E qui apro una parentersi per spiegare cosa intendo io con “ah, ecco”: perché per me queste due paroline hanno un significato particolare che da anni mi riporta al racconto di un amico, istruttore di scuola guida.
“Tu stai seduto accanto all’allievo – mi spiegava -  e gli spieghi la funzione di frizione, acceleratore, freno: dopodiché quello parte e punta dritto contro un muro a sessanta all’ora. Tu inchiodi usando i doppi comandi, gli dici: “No, quello era l’acceleratore, il freno è quello in mezzo”, lui ti guarda con un bel sorriso e ti risponde “Ah, ecco”. Che significa: “Non ho capito un cazzo, però non mi sembrava carino dirtelo”.
Da quando ho sentito questo racconto (che comprendeva altri episodi spassosi, ma qui l’ho fatta corta perché non c’entra nulla coi cani), l’”ah, ecco” è entrato nel mio lessico familiare, proprio con quel significato lì.
E il bello è che l’ho riscontrato spesso anche sul campo, dopo una lunga spiegazione di come si esegue un esercizio. Quando sento dire “Ah, ecco”, penso “Merda, non sono riuscita a spiegarmi”. E puntualmente arriva la verifica.
Chiusa parentesi… prima che tutti quanti pensiate “ah, ecco”, vediamo un po’ cosa diavolo sono ingaggio, motivazione e marker.

motivazione2Motivazione, tecnicamente, significa “predisposizione  all’azione: atteggiamento che dipende sia da stimoli interni (fame, sete, pulsione sessuale…), sia dalla percezione di “stimoli chiave” ambientali che scatenano una risposta adattativa”.
Insomma, un cane è motivato quando desidera “mettersi in moto” per fare qualcosa; ma questo non ci basta, perché il cane deve aver voglia soprattutto di fare qualcosa con noi… e questo è ciò che in cinofilia viene chiamato “ingaggio”.
Non può esserci, quindi, ingaggio senza motivazione: mentre è molto, ma molto comune che esista una forte motivazione senza ingaggio.
Esempi pratici:
a) il cane è eccitato perché ha visto un pallone: ci gira intorno allegramente, ci guarda, guarda il pallone, ci propone di fare qualcosa insieme (“Guarda, c’è un pallone! Giochiamo!”).  Ci sono motivazione ed ingaggio;
b) il cane è eccitato perché ha visto un gatto: parte all’inseguimento per conto suo e se ne infischia allegramente di noi e pure del nostro richiamo. In questo caso c’è una fortissima motivazione, ma non c’è alcun ingaggio.
La differenza tra un cane che lavora bene con la pallina e un cane pallinodipendente è esattamente questa: il primo (motivato e ingaggiato) vuole che giochiamo insieme con la pallina; il secondo (motivato, ma non ingaggiato) vuole la pallina e basta. Noi siamo un optional, o meglio siamo esclusivamente dei “lanciatori” (così come, se si lavorasse col cibo, ci considererebbe dei camerieri).
Si parla tanto di cani “sfruttati e strumentalizzati” dall’addestramento… ma quelli che io vedo arrivare sul campo quasi quotidianamente sono umani sfruttati e strumentalizzati dal cane.
Non “capi” (ah, ah!), ma nemmeno partner:  semplici dispenser di cibo o gioco.
E’ evidente che con un rapporto di questo tipo non si va da nessuna parte, in nessuna disciplina.

motivazione1Ma questo benedetto ingaggio, come si costruisce?
Inizialmente con due cose che il cane ama moltissimo: il cibo (questo lo sanno tutti…) e il movimento, che viene invece tragicamente sottovalutato da quasi tutti gli umani, quando si apprestano a lavorare con il proprio cane.
Eppure basterebbe guardare un gruppetto di cani che giocano tra loro per capire la fondamentale importanza del “muovere i ciapet”, se vogliamo interessarlo a noi.
Osservatelo, un gruppo di cani: il primo che si ferma viene immediatamente ignorato dagli altri. Il primo che comincia a correre viene inseguito da tutti.
Quando un cane vuole invitarne un altro al gioco, cosa fa?
Subito dopo il classico “inchino” (che è l’equivalente canino della domanda: “Vuoi giocare con me?”)… parte immancabilmente di corsa.
Il cane è un predatore: è assolutamente normale che il movimento lo attivi, perché se così non fosse, in natura, morirebbe di fame.
Perfino la sua vista è programmata per seguire meglio gli oggetti in movimento che quelli fermi:  questo lo sanno perfino i conigli, che vedendo un cane a distanza si immobilizzano nella speranza di non essere visti.
Perché noi sottovalutiamo questo aspetto tanto importante della caninità? Forse perché ormai, quando pensiamo “cibo del cane”, noi pensiamo a una ciotola: ma lui no. Lui si ricorda ancora del suo retaggio lupino… e quando vede qualcosa che si muove, quel “qualcosa” accende immediatamente il suo interesse.

beep_beep_wileLa Bisturi, la cui foto potrebbe essere messa su qualsiasi dizionario per illustrare la definizione di “culo pesante”, se le parte davanti una minilepre o uno scoiattolo diventa come Beep Beep: non le distingui più le zampe, vedi solo una macchia unica che va a cinquemila all’ora.
Non ne ha mai acchiappato nessuno in vita sua, ma è indubbio che la sua motivazione va a mille.
Invece noi, quando chiamiamo il nostro cane, solitamente restiamo immobili come pali nella vigna: “Pippo, vieni!”, lì belli impalati.
E quando (se) Pippo arriva (solitamente con caaaaalma e con la faccia un po’ scazzata): “Braaaaavo, toh!”, bocconcino.
Dopodiché Pippo prende il bocconcino e se va immediatamente per gli affari suoi: ha fatto il compitino, ha preso il premietto, fine.
Adesso ha altro da fare.
Hanno sempre altro da fare perfino i cani golosi o affamati: figuriamoci quelli che hanno la pancia piena, o che già di loro non provano poi tutto ‘sto entusiasmo per wurstel o Frolic.
Provate invece a dire: “Pippo, vieni!” correndo all’indietro, o saltellando, o facendo entrambe le cose: vi accorgerete subito che Pippo arriva con tutt’altro sguardo. Invece del fumetto sulla testa con scritto: “Uffa, che vuoi?”, gliene compare uno che dice: “Ehi, mi stai invitando a fare qualcosa di divertente?”

motivazione6Ecco, di base il concetto dell’ingaggio è proprio questo: poi ci sono le parti più tecniche, come la variabilità del premio (quello variabile, in quantità e durata, è più efficace di quello standardizzato) o l’alternanza tra movimento e staticità (se corriamo, poi ci fermiamo, poi riprendiamo a muoverci, nel momento in cui stiamo fermi il cane resterà con l’attenzione fissa su di noi, a chiedersi “adesso cosa farà?”, anziché andarsene per i fatti suoi: perché siamo diventati interessanti ai suoi occhi).
Ci sono i giochini motivanti, ci sono i movimenti corretti e quelli meno corretti (per esempio: bisogna sempre muoversi in direzione opposta a quella del cane)… ma tutto questo è davvero impossibile spiegarlo solo a parole.
Per adesso spero di essere riuscita almeno a far capire quanta importanza abbia il movimento per la motivazione e per l’ingaggio del cane: che sono proprio i fondamentali non soltanto dell’addestramento, ma anche dell’educazione di base.
Sono ciò che permette di creare un rapporto tra cane e conduttore, e non tra cane e cibo, o cane e pallina.
E se è parzialmente vero che cibo e giocattoli sono “esche”, è anche vero che non devono rappresentare il fine, ma un semplice (e transitorio) tramite per arrivare al vero scopo che deve assolutamente avere il cane, ovvero quello di fare cose divertenti con noi.
Se si ottiene questo risultato, non avremo più alcuna pallinodipendenza: e per ottenere questo risultato non è indispensabile, ma è sicuramente utilissimo usare i marker.
Che cosa sono e a cosa servono l’ho già spiegato in un altro articolo, al quale vi rimando: nella seconda parte di questo, invece, vedremo come si possono usare praticamente per contribuire a creare motivazione, ingaggio e comunicazione.

L'articolo Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte prima è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Cuccioli senza pedigree, una testimonianzahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/21/cuccioli-senza-pedigree-una-testimonianza/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/21/cuccioli-senza-pedigree-una-testimonianza/#comments Thu, 21 Aug 2014 04:11:13 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33545 di VALERIA ROSSI – Prima la lettera… … e poi il commento. Ovviamente non è stata la mancanza di pedigree in se stessa a causare tutti questi problemi alla nostra amica: è stata la gestione “cagnara” della cucciolata (anche se, in questo caso, se non altro è mancata la truffa: l’allevatrice infatti ha chiesto una ...

L'articolo Cuccioli senza pedigree, una testimonianza è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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ozzy-the-aussie-21293565di VALERIA ROSSI – Prima la lettera…
Pochi giorni fa ho visto un cucciolo di australian in vendita in un negozio… e a momenti ci rimango secca a pensare al futuro di quella povera bestiola.
Anche se cazzio la gente al parchetto, ho comunque poca influenza e diffusione: per questo mi piacerebbe che pubblicassi la mia testimonianza.
Io sono diventata ”razzista” come conseguenza dell’aver preso un cane senza pedigree. Quando presi il cucciolo non sapevo nemmeno cosa fosse l’aussie, non sapevo pronunciarne il nome, non lo cercai come ”australian shepherd”. Volevo un cane e trovai una signora che aveva sto cucciolino timido e pauroso: dato che aveva ormai sei mesi mi chiese un simbolico rimborso spese per le vaccinazioni.
Tornai a casa con lui e ci mise una settimana a farsi toccare: aveva la giardia da chissà quanto e un set completo di vermi e controvermi, era enormemente sottopeso, non aveva visto anima viva fino a che non l’ho preso, solo i cavalli con cui dormiva e la signora che lo sfamava.
Sono diventata scema con lui, spaccava tutto, scappava dalla gente e gli abbaiava contro, pinzava di brutto (solo me), gli dicevo le cose e mi faceva il gesto dell’ombrello… e quando prese ad abbaiare, a 11 mesi, non contavi i secondi di silenzio.
I miei genitori scazzati, i miei vicini scazzati, io sul disperato andante. Mi son dovuta fare un ‘mazzo’ grande come una casa per gestirlo, e nonostante il mio carattere orgoglioso ho riconosciuto di non esserne in grado da sola.
Cercai il supporto di quella che allora era la ”direttrice” del rescue: il mio cane rimane tuttora diffidente e pauroso verso gli estranei, ma abbiamo fatto grossissimi passi avanti.
Posso solo pregare che in futuro non emergano problemi di salute oltre che quelli caratteriali.
Se ho insistito tanto è solo perchè l’ho fortemente desiderato e gli voglio un bene che non è quantificabile. ma, non per atteggiarmi a super donna, quanti, e dico quanti figli di queste situazioni/accoppiamenti a caz*o/gestione iniziale a caz*o, verranno smollati in strada?
Il pedigree si prega e spera garantisca un minimo un equilibrio caratteriale/di salute in cani che, ricordiamocelo, rispetto ai meticci, hanno attitudini molto molto spiccate.
Ci terrete comunque a dire che amate i vostri cani senza pedigree? BENISSIMO! Verrei a prendervi a sberle se cosi non fosse. Alcuni di voi hanno sicuramente avuto cu*o nel trovarsi comunque tra le mani un cane equilibrato… ma molti altri, ne sono certa, hanno dovuto inzuccarsi con problemini non da poco, che hanno richiesto un notevole sforzo per renderli perlomeno vivibili.
Sotto questo post mi è stato chiesto ”se tu dovessi prendere un secondo cane, ora cosa sceglieresti?” e la mia risposta è stata: ”alla luce di questo fatto prenderei probabilmente un adulto rescue! A meno non mi piantino un cucciolo in faccia facendomi prendere un inevitabile attacco di cucciolite, io ho già avuto la mia dose di ”infanzia”! Però, se follia mi colpisse, andrei a tartassare/torturare di domande non uno, non due ma cento allevamenti. Anzi, di Allevamenti con la “A” maiuscola”.

PEDIGREE… e poi il commento.
Ovviamente non è stata la mancanza di pedigree in se stessa a causare tutti questi problemi alla nostra amica: è stata la gestione “cagnara” della cucciolata (anche se, in questo caso, se non altro è mancata la truffa: l’allevatrice infatti ha chiesto una cifra simbolica. In molti altri casi, cani come questo sono stati pagati a prezzo pieno e a volte addirittura maggiorato, perché “erano già cresciuti” e quindi erano costati più di un cucciolo di due mesi. No comment…).
Però bisogna dire che chi alleva seriamente non mette in giro cani senza pedigree: e i motivi  li abbiamo già ripetuti fino alla nausea, ma li ricordiamo brevemente:
a) il pedigree è una specie di “carta d’identità” del cane: ci permette di sapere chi è, chi sono i suoi genitori e gli altri suoi ascendenti; ci permette di scoprire (cercando e informandoci: non in automatico) pregi, difetti, eventuali malattie eccetera presenti in quella linea di sangue; ci permette di programmare eventuali accoppiamenti sapendo quale materiale genetico andiamo ad unire. Insomma, il pedigree è assolutamente indispensabile se vogliamo capire esattamente “chi è”, da dove origina e dove “potrebbe andare” il cane che abbiamo in casa. Non è un “foglio di carta” e neppure qualcosa “che serve solo a chi vuol fare esposizioni”: è un documento prezioso dal quale non si può prescindere, se si è veri cinofili e non semplici “proprietari di un cane”;
b) un pedigree costa circa 25 euro, quindi non soltanto sono vere e proprie truffe quelle di chi tenta di farselo pagare 3, 4 o 500 euro, ma è anche ridicola l’idea di non farlo, qualora i genitori lo abbiano. Perché privarsi di un documento così importante, per risparmiare 25 euro?

cuccioli-pastore-tedesco-300x225Il fatto è che la stragrande maggioranza dei cani senza documenti è figlia di cani che ne sono altrettanto sprovvisti: quindi, in pratica, il cucciolo senza pedigree è quasi sempre figlio di Vattelapesca e di Chissachi… il che sicuramente non ci aiuta a capire, per esempio, se possa essere potenzialmente emofilico, displasico o epilettico (informazioni che mi sembrano di una certa utilità…).
Invece il cucciolo fornito di regolari documenti ci consente di fare immediatamente un bell’esamino di tutti i suoi ascendenti e collaterali, di sapere se in famiglia ci sono state malattie, di poter prevenire alcune di esse e di saperci regolare qualora decidessimo di fargli fare, un domani, una cucciolata.
A me viene la pelle d’oca quando sento parlare di accoppiamenti in questi termini (la conversazione che segue è realmente avvenuta, purtroppo):
“Sai, ho deciso di far fare i cuccioli a Diana!” (pastore tedesco)
“Ah. Ma credevo che Diana non avesse il pedigree…” (oltre ad essere bruttarella assai: ma questo lo tengo per me).
“E infatti non ce l’ha: ma chissenefrega di un foglio di carta? E poi non ce l’ha neanche il fidanzato, quindi…”
(OHMMMMMMMMMMMM…)
“Non è solo un foglio di carta: è un documento che… (blablabla, tutto il pippone di cui sopra). Ma almeno i cani sono lastrati?”
“Eh?” (sguardo vacuo).
“La lastra per la displasia dell’anca… l’hai fatta? E il “fidanzato” ce l’ha?”
“Ah, no, ma non serve: guarda come corre, ti sembra un cane con l’anca sbilenca?”
Come la ballerina russa delle barzellette degli anni ’80, Ciolanka Sbilenka.
Ecco, di fronte a una che mi risponde così, a me viene da piangere (oppure mi viene il killer instinct, a scelta: dipende dal momento). E purtroppo è assodato che un buon settanta per cento (a voler essere generosi) di cucciolate senza pedigree nascono in casa di persone di questo tipo: totalmente ignari di cosa siano la selezione, la prevenzione sanitaria, lo studio delle linee di sangue. Si accoppiano Fuffi  e Bubi e ciao, “ci pensa la natura”: e in realtà anche la natura selezionerebbe, a modo suo… ma noi ci mettiamo il becco, perché di fronte a un cucciolo malato anche il più ignorante degli allevatori un salto dal veterinario lo fa: e il veterinario ci mette una pezza, salvando quello ciò la natura avrebbe condannato… almeno per un po’ di tempo, perché poi le magagne si ripresentano puntualmente nei cani allevati male, deboli, carenti di difese immunitarie e così via.

cuccioliL’obiezione classica a questo ragionamento è sempre la stessa: anche moltissimi allevatori, sotto sotto, sono cagnari. Quindi il pedigree non garantisce proprio nulla.
Purtroppo è vero, ma con un minimo di cognizione di causa il cagnaro lo si può riconoscere anche se non si è dei super-esperti: e in ogni caso, il pedigree non c’entra nulla, perché resta comunque il documento che ti permette di sapere se gli ascendenti del tuo cane erano belli o brutti, sani o malati, equilibrati o schizzati (almeno per le razze in cui è prevista la prova di lavoro, che i cani schizzati difficilmente superano).
Sei finito dal cagnaro? Sul pedigree vedrai nomi “a caso”: nessun campione, nessun cane testato per la displasia (il risultato che viene riportato sui pedigree italiani: è l’unico, ma meglio che niente…): insomma, “zero tituli”.  Il che, a volte, potrebbe già bastare a farsi qualche domanda (tipo: “Ma perché dovrei spendere 2000 euro per un emerito figlio di nessuno? Magari posso visitare qualche altro allevamento”): quindi, anche in negativo, il pedigree serve.
E’ vero che non basta la sua presenza a distinguere un “allevatore” (che potrebbe anche essere un cagnaro) da un “Allevatore”: ma guardando di nuovo le cose dall’altro lato… se i pedigree non ci sono, non c’è neppure l’Allevatore.
E’ proprio escluso in partenza.
Attenzione: sto parlando di persone che non registrano le cucciolate, o che producono cucciolate da cani senza documenti.
Il fatto che un singolo soggetto, magari fortemente difettoso, venga ceduto senza documenti, è un discorso diverso: a volte questi cuccioli vengono ceduti come “pet”, ovvero come cani esclusivamente da compagnia, e l’allevatore non consegna il pedigree perché non vuole rischiare che vengano messi in riproduzione. E’ una scelta comprensibile, anche se personalmente ne farei una diversa: il pedigree lo consegnerei, ma dopo la sterilizzazione del cane (almeno sì, che sarei davvero sicura di non trovarmi in giro dei figli suoi).
In ogni caso, ripeto, queste scelte fatte su un singolo cucciolo sono a discrezione dell’allevatore: non iscrivere un’intera cucciolata, al contrario, per me è una scelta assolutamente priva di senso e che mi fa sentire una grandissima puzza di bruciato.
Poi, per carità… ognuno è liberissimo di portarsi a casa il cane che vuole. Però, se si vuole un cane di razza pura, il pedigree è l’unico documento che può attestarlo e che può aiutarci a capire “chi è” veramente il nostro cucciolo, soprattutto dal punto di vista della salute.

L'articolo Cuccioli senza pedigree, una testimonianza è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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