Ti presento il cane » Valeria Rossi http://www.tipresentoilcane.com Cultura cinofila online Fri, 31 Oct 2014 07:12:28 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=272 Non sono assicurabili i cani “di razza Perro”. Ovvero, i cani?http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/31/non-assicurabili-i-cani-razza-perro-ovvero-i-cani/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/31/non-assicurabili-i-cani-razza-perro-ovvero-i-cani/#comments Fri, 31 Oct 2014 06:08:17 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34893 di VALERIA ROSSI – In cerca di un’assicurazione più specifica di quella “del capofamiglia” (che pare assicurare di tutto e di più,  ma che in realtà ha più esclusioni che casi effettivamente coperti), apprendo che l’Axa assicurazioni propone una polizza dal nome accattivante di “ConFido – protezione cane e gatti”. Molto interessante, eh! Copre infortuni ...

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axa_logodi VALERIA ROSSI – In cerca di un’assicurazione più specifica di quella “del capofamiglia” (che pare assicurare di tutto e di più,  ma che in realtà ha più esclusioni che casi effettivamente coperti), apprendo che l’Axa assicurazioni propone una polizza dal nome accattivante di “ConFido – protezione cane e gatti”.
Molto interessante, eh! Copre infortuni e malattie, contribuisce addirittura all’acquisto di un altro animale in caso di morte per infortunio e ovviamente copre la responsabilità civile, perfino nel caso in cui il cane danneggi chi se ne sta occupando al posto nostro.
Insomma, una cosina proprio ben studiata… se non fosse per le solite discriminazioni del cavolo, che appaiono praticamente in tutte le polizze di tutte le Compagnie italiane (e che sono tutte figlie della ridicola ordinanza Sirchia e dei suoi depravati figli e figliastri… perché tutti gli assicuratori sembrano ignorare che l’ordinanza Martini – quella attualmente in vigore, essendo stata rinnovata più volte dal 2009 ad oggi – mise finalmente uno stop alle stupide, inutili e antiscientifiche “liste nere”).
Alcune compagnie assicurative fanno pagare di più se hai cani appartenenti a certe razze; altri ritengono proprio “non assicurabili” determinati cani.
L’Axa appartiene alla seconda categoria, e per questo ho dovuto scartarla perché il mio rottweiler appartiene alla lista degli “animali non assicurabili”: ma non è questo il punto, perché questo è – ripeto – abbastanza “normale” (anche se palesemente causato da  un’overdose di ignoranza cinofila).
Ma lasciamo perdere le solite, annose disquisizioni sul fatto che un cocker ineducato sia sicuramente più pericoloso di un rottweiler sotto controllo: dovrebbero saperlo anche i bambini, e anche se non lo sapessero gli basterebbe leggere quanto scritto proprio nell’ordinanza attualmente in vigore, cioè che “come confermato dalla letteratura scientifica di Medicina Veterinaria, non è possibile stabilire  il rischio di una maggiore aggressività  di un cane sulla base dell’appartenenza ad una  razza o ai suoi incroci“.
Veniamo invece alla parte che lascia decisamente basiti, e cioè alla decisione dell’Axa si ritenere “non assicurabili” i cani “di razza perro”.
Sorgerebbe immediata la risataccia, perché “perro” altro non è che la traduzione in spagnolo di “cane”: quindi i cani “di razza perro”, se fossimo in Spagna, sarebbero “i cani di razza cane” e non ne sarebbe assicurabile proprio nessuno.
Diamo però per scontato che queste brillanti menti sappiano che siamo in Italia e che parliamo in italiano. A questo punto l’unica alternativa valida diventa quella di considerare “non assicurabili” i cani che hanno il termine “perro” nel nome ufficiale della razza. E cioè: Perro de agua español, Perro dogo mallorquin e Perro sin pelo del Perù.
Bene: vediamo un attimo di che cani si tratta.

perrodogomallorquina) il Perro dogo  mallorquin è quasi (quasi!) comprensibile che sia ritenuto un “cane a rischio” dagli assicuratori, dando per scontato che si basino solo sull’aspetto fisico: infatti è un cagnolone appartenente alla tipologia dei cani da presa, dall’aspetto temibile e dal peso abbastanza ragguardevole (intorno ai 35 chili).
Però, tutto sommato, non è che ce ne possa importare molto se l’Axa non lo assicura: perché se andiamo a spulciare le statistiche ENCI, vediamo che nel 2013, in Italia, sono stati iscritti zero cuccioli.
Nel 2012, zero.
E nel 2011? Neanche uno!
Non sono andata più indietro, perché mi basta questo per supporre che il nostro Paese decisamente non pulluli di perri di Majorca; in ogni caso, se voleste l’assicurazione “ConFido” e aveste un perro dogo mallorquin, vi consiglio di scrivere “Ca de Bou” come nome della razza. Sono sinonimi, ma non c’è “perro” e quindi presumo che ve lo assicureranno;

perrodeaguab) il Perro de agua espagñol somiglia al nostro Lagotto: un cagnolino tutto riccioluto e carinissimo. Ma è anche un cane dolcissimo, usato per il riporto in acqua e in alcune zone dell’Andalusia anche come pastore, e soprattutto considerato un ottimo cane da famiglia. Non per niente lo Standard lo descrive come “fedele, obbediente, gaio, duro lavoratore, attento e ben equilibrato. Notevole la sua abilità nell’apprendere, dovuta alla sua straordinaria capacità mentale; si adatta a tutte le situazioni e condizioni”.
Un vero pericolo pubblico, cazzarola! Considerando poi che il peso dei maschi va dai 18 ai 22 chili (e le femmine sono ancora più piccine).
Fortunatamente anche questa razza non è rappresentata in Italia, quindi nessuno probabilmente salterà mai su a dire all’Axa “Are you fucking kidding me?”, come disse la Sharapova al giudice di sedia (la traduzione la lascio a voi).
Però, se permettete, glielo chiedo io… soprattutto se andiamo a vedere la terza razza di “perro”, e cioè…

perrosinpelodelperuc) il Perro sin pelo del Perù (noto anche come “cane nudo peruviano”):  decisamente il clou della pagliacciata dei “non assicurabili”.
Questo è un cane primitivo che il suo Standard di razza definisce “d’indole nobile e affettuosa con quelli che gli sono vicini, riservato con gli estranei”.
Ne ho incontrato uno solo in vita mia (perché anche questo in Italia è quasi inesistente) e il “riservato con gli estranei” lo tradurrei piuttosto con “moooolto timido”.
Io non sono riuscita neppure a sfiorarlo, perché andava a nascondersi dietro le gambe del padrone.
Minchia, un vero killer! Assicurarne uno potrebbe mandare in rovina la Compagnia!
Notare poi che del Perro sin pelo esistono tre taglie: la più grande arriva a ben 25 chili, ma la piccola va dai 4 agli 8 chili.
Ora… posso dire che se andassi all’Axa col mio cagnolino nudo da cinque chili, e mi sentissi dire che non me lo assicurano perché “è un perro”, i miei urlacci si sentirebbero davvero fino al Perù?

axa_prrrA questo punto, vi interessa sapere quali altri cani sono ritenuti “non assicurabili” dall’Axa?
Eccoli qua: il rottweiler (nella foto a sinistra, l’opinione di Samba), il dobermann, il pitbull (invece l’amstaff no: peccato che sia lo stesso cane, tacendo del fatto che – come dovrebbe essere nuovamente noto anche ai bambini di cinque anni – i terrier di tipo bull sono quelli con la minore aggressività verso l’uomo in assoluto), il bull terrier (perlappunto… altro terrier di tipo bull), l’american bulldog, “i doghi” (sic), il bullmastiff e il mastino napoletano.
Fine. In base a quali misteriosi criteri siano state scelte queste razze (ritenendo invece assicurabilissimi altri cani quasi identici), non è dato di saperlo.
Sicuramente non si sono potuti basare sulla statistiche dei cani morsicatori, perché in Italia non ne esistono di ufficiali: ce ne sono invece di ufficiose (una di queste l’abbiamo redatta io e il mio collega Stefano Nicelli quando, per scrivere il libro “Cani pericolosi?”, abbiamo telefonato ai Pronto Soccorso di mezza Italia), e tutte – dico tutte – vedono al primo posto i meticci e al secondo posto il pastore tedesco… solo perché sono i cani più diffusi, e non certo perché siano i più pericolosi!
Ma se proprio si vogliono fare “liste nere” (ripeto: cretine, inutili e scientificamente assurde), mi aspetterei che almeno ci si basasse su fattori di rischio concreti, come appunto potrebbero essere le statistiche degli ospedali.
Invece no. Forse hanno tirato a sorte? Hanno fermato al parchetto la Sciuramaria col chihuahua e le hanno chiesto “quali cani le fanno più paura?” (anche se dubito che la Sciuramaria avrebbe citato il Perro dogo mallorquin…)?  Oppure hanno chiesto al veterinario sotto casa, che si era beccato un morso da un dobermann e voleva vendicarsi in qualche modo?
Sinceramente non riesco proprio ad immaginare quali altri criteri potrebbero stare alla base di una scelta simile.
L’unica cosa che so è che non mi rivolgerò mai all’Axa per nessunissimo cane. Neppure per la Bisturi, che per loro andrebbe bene, grazie mille: ma sono io che mi rifiuto di assicurare un mio cane con una compagnia che propone una polizza riservata ai cani dimostrando un’ignoranza cinofila talmente abissale da farmi dubitare della loro professionalità in qualsiasi campo.

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Come parlare di cani con mio figliohttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/29/come-parlare-di-cani-con-mio-figlio/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/29/come-parlare-di-cani-con-mio-figlio/#comments Wed, 29 Oct 2014 05:31:42 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34817 di VALERIA ROSSI – Sì, lo so, ho già trattato più volte questo argomento: ma essendo mamma (anche se di Grande Orso vicino al quintale e non più di pupetto: ma pupetto è stato anche lui, anche se non sembra…), questo è un tema che sento molto. In più, ogni volta che leggo di bambini ...

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di VALERIA ROSSI – Sì, lo so, ho già trattato più volte questo argomento: ma essendo mamma (anche se di Grande Orso vicino al quintale e non più di pupetto: ma pupetto è stato anche lui, anche se non sembra…), questo è un tema che sento molto.
In più, ogni volta che leggo di bambini morsi (più o meno severamente) da un cane, penso tristemente a quanti di questi episodi si sarebbero potuti evitare spiegando semplicemente ai bambini cos’è lecito fare e cosa no.
Torno quindi sull’argomento (forse anche ripetendo storie già narrate in passato: ma siccome non tutti hanno letto l’Opera Omnia di Valeria Rossi, per qualcuno saranno nuove..), provando ad elencare i pochi e semplici insegnamenti che possiamo dare ai nostri figli per ottenere, da un lato, la massima sicurezza possibile… e dall’altro, possibilmente, per renderli persone rispettose del “diverso da sè”, cosa che si potrà tranquillamente estendere anche a soggetti diversi dal cane (e in particolare agli “umani” diversi da noi, ma non per questo meno meritevoli della giusta considerazione).
Vediamo, dunque, cosa possiamo dire e fare alle varie età:

bambini1Da 0 a 12 mesi
E’ opinione comune che il bambino cominci a capire le parole umane a partire dall’anno di età: gli studi più recenti sostengono invece che già a sei mesi il neonato sia in grado di collegare termini precisi alle parti del corpo (manine, piedini…) e al cibo. Tutto questo, ovviamente, non ci permette certo di cominciare ad educare il piccolo in senso cinofilo: quindi al bambino piccolissimo non possiamo insegnare nulla.
Possiamo invece (anzi, dobbiamo) vigilare sulla sua incolumità, anche se abbiamo in casa un cane buonissimo-dolcissimo-patatosissimo: e vigiliamo anche sull’incolumità del cane stesso!
Insomma, teniamo sempre e comunque d’occhio le interazioni cane-pupo e non fidiamoci mai ciecamente di nessuno dei due.
Il cane potrebbe sempre interpretare male un movimento o un gesto; il bambino potrebbe compiere (involontariamente, a questa età) gesti fastidiosi o dolorosi per il cane. E anche se il cane non reagisce (il famoso cane che “si fa fare di tutto”), è una vera cattiveria nei suoi confronti permettere che venga infastidito o tormentato dal cucciolo umano. Tra le altre cose, questo potrebbe indurre il cane a pensare che i bambini siano degli emeriti stronzi: e se non reagisce alle provocazioni di quelli che fanno parte del suo branco, potrebbe sfogare la sua frustrazione sul primo bambino estraneo che incontra.
Ricordiamo che “socializzare il cane con i bambini” non significa “darlo in pasto” ai bambini.

bambini2Dai 12 ai 24 mesi
L’evoluzione del linguaggio nel bambino, tratto da Wikipedia: “A partire da 12 mesi il bambino comincia ad utilizzare parole. È in grado di riprodurre con precisione i fonemi. Comincia ad esprimersi con parole bisillabiche, parlando anche di situazioni non-contestuali. I gesti referenziali servono a rappresentare un oggetto attraverso un simbolo gestuale. A 12 mesi il bambino comincia ad esprimersi con olofrasi (composte da una sola parola), a 18 utilizza frasi telegrafiche. Tra i 16 e i 24 mesi comincia a distinguere tra nomi e verbi e arriva allo stadio delle 50 parole (le femmine sono più precoci) che gli consente di formare le prime frasi vere e proprie”.
Come possiamo inserire tutto questo nell’educazione cinofila del pupo?
Intanto utilizzando i marker… proprio come facciamo con i cuccioli! Possiamo reagire con un “sì, bravo!” alle interazioni corrette del bimbo con il cane… e premiarle (magari non con i wurstel, ma con l’approvazione sociale: sorrisi, carezze, coccole), e fermare con un “no!” quelle scorrette. Il bambino a 12 mesi sa benissimo cosa significano “sì, bravo” e “no”: a differenza del cucciolo, inoltre, il bambino comincia ad avere una certa cognizione della loro connotazione morale. Dire a un cucciolo “Non dare zampate al gatto, perché gli fai male” non ha senso: il cane non capisce. Il bambino invece sì… ma solo a partire dai due anni circa.
Prima di arrivare a questa età potremo semplicemente “condizionare” il piccolo a non fare gesti pericolosi per sè o per il cane.
E non scandalizzatevi, please, di fronte al termine “condizionamento”: tutti noi siamo stati abituati ad usare il vasino tramite il condizionamento operante (anche se quand’ero bambina io non si sapeva neppure cosa fosse!), e di condizionamenti nostro figlio ne subirà a decine di migliaia nel corso della sua vita.
Rassegnamoci… e prendiamo fin d’ora ciò che può derivarne di buono.

bambini3Dai 2 ai 4 anni
Il bambino è ora in grado di capire diverse parole e frasi, quindi si può cominciare a spiegargli anche i “motivi” per cui non deve fare certe cose, per esempio tirare la coda al cane di casa o fiondarsi addosso ai cani sconosciuti.
“Non fare così, gli fai male” è ormai un concetto comprensibile per il piccolo.
La cosa assolutamente fondamentale è non creare condizionamenti negativi, tipo “Non lo toccare che ti morde”, tanto diffusi quanto pericolosi perché possono creare bambini cinofobici… e tutti sappiamo (o almeno, dovremmo sapere!) che i bambini cinofobici sono quelli che rischiano più di ogni altro di essere morsi.
Meglio dire cose come: “aspetta ad accarezzarlo: prima chiediamo a questo signore se al suo cane piacciono i bambini”.
Nella mente del bambino, una cosa “che non piace” è una cosa dalla quale si sta lontani, o che si rifiuta di mangiare: non è una cosa che si aggredisce. Quindi il piccolo non penserà di poter essere morso, ma semplicemente che il cane può preferire stare lontano da lui: concetto che è perfettamente in grado di comprendere senza per questo provare timore o paura.
Con il bambino di questa età possiamo già introdurre le più semplici regole anti-incidente: quelle dei nostri nonni, per capirci (non toccare il cane di casa quando mangia o dorme, non entrare nel territorio di un cane estraneo).

bambini4Una cosa che non dovremmo proibire (dando per scontato che in casa ci siano cani perfettamente sani!) è che il bambino divida il cibo con il suo cane.
A questa età è normalissimo che il piccolo umano voglia condividere il cibo (così come è normale che invece i cuccioli non vogliano farlo): il mio, di figlio, faceva “un po’ a te a un po’ a me” anche con il biberon.
Nonostante tutte le remore di mia madre (che riuscii poi a convincere spiegandole che “così il bambino si faceva taaaanti begli anticorpi”) e le urla isteriche di mia zia (che non riuscii mai a convincere e che continuò a pensare che il bambino si sarebbe preso tutte le malattie del mondo),  io lo lasciai sempre fare, ottenendo due risultati:
a) mio figlio si fece effettivamente degli anticorpi grossi come cavalli (non so se per cause genetiche o se per merito dei cani, ma il dato di fatto resta): infatti smentì clamorosamente la zia non prendendosi assolutamente nulla, almeno fino a quando non cominciò a frequentare altri umanini… ma anche quando furono questi ad attaccargli le tipiche malattie infantili, se ne tirò sempre fuori in tempi da record. Il suo pediatra lo definì “il bambino più robusto che avesse mai conosciuto”… ed era un pediatra  anziano e di lunghissima esperienza;
b) tutti i miei cani – e specialmente i suoi cani personali – fecero l’associazione positiva “bambino=portatore di cibo” e accolsero sempre con grande entusiasmo non solo mio figlio, ma gli umanini in generale: perfino i pastori tedeschi, che in media non sono particolarmente entusiasti dei bambini (neppure i miei lo erano mai stati, finché il figlio non cominciò a dividere i biscotti con loro).
Ovviamente non intendo mettermi a discutere con chi preferisce fare scelte diverse e con chi ritiene che l’igiene possa essere messa a dura prova da pratiche di questo tipo: sono scelte, ognuno è liberissimo di fare le sue. Però posso dire che la mia ha funzionato benissimo.

bambini5Dai 4 ai 6 anni
Il bambino è ormai in grado di capire frasi e concetti anche complessi, sa strutturare le frasi, conosce gli interrogativi ed è capace di capire l’umorismo. Tutte queste abilità si affineranno sempre più man mano che cresce, ma già a partire dai quattro anni è possibile impartirgli una vera e propria educazione cinofila.
In particolare, potremo (e dovremmo) spiegargli:
a) come si deve comportare con i cani di casa (rafforzare il concetto di rispetto; iniziare ad introdurre quello di “diverso da sé”; cominciare a spiegargli le differenze tra le nostre due specie e fargli capire che alcuni gesti che per noi sono affettuosi – per esempio l’abbraccio – non sono altrettanto graditi al cane; spiegare meglio le “regole del nonno”, visto che adesso è in grado di capirne anche le motivazioni. A questa età si può spiegare al figlio che i cani hanno i denti, che l’unica cosa che possono usare per dire “lasciami in pace” è la bocca e che quindi non bisogna metterli in condizione di dirlo, perché i denti fanno male.
Non c’è bisogno di spaventare nessuno, ma soltanto di spiegare e far comprendere;
b) come ci si deve approcciare ad un cane estraneo (e questo vale anche per tutti i bambini che non hanno cani in casa): sempre e solo in presenza del suo umano, perché altrimenti i cani sconosciuti non si approcciano.
Gli insegneremo a chiedere prima di tutto all’umano se il suo cane ama i bambini ed è buono con loro, e a non offendersi (né tantomeno ad aver paura) in caso di risposta negativa.
Se invece la risposta è positiva, gli ricorderemo che ai cani NON piace essere abbracciati e baciati, né ricevere pacche sulla testa: non c’è bisogno di andarsi ad addentrare in discorsi di dominanza e sottomissione, basta dirgli che i cani non si scambiano i nostri stessi gesti di affetto.
Spieghiamogli che deve restare fermo (non abbassandosi: il bambino è già abbastanza basso di suo), tendendo la manina verso il basso e verso il muso del cane, per fargliela annusare. Sarà il cane a decidere se vuole fare amicizia oppure no.
Possiamo già  cominciare ad insegnare al piccolo come NON comportarsi di fronte a un cane estraneo (non correre, non strillare, non colpirlo neppure per gioco) e a distinguere tra segnali amichevoli, segnali di diffidenza/paura e segnali di aggressività vera e propria.

davide_cuccIl mio, di figlio, li conosceva così bene (anche prima dei quattro anni) che potevo portarmelo tranquillamente in expo e lasciarlo girare tra cani di qualsiasi genere. Non mi risulta che abbia corso alcun rischio, anzi a volte era lui che, indicandomi un cane, mi diceva: “telo lì non toccallo, pecché inghia”.
Solo una volta mi fece prendere un colpo, quando andò ad infilarsi nella gabbia di un rottweiler (l’avevo perso di vista per non più di un minuto, giuro): io li trovai che si dividevano felicemente i biscotti, ma mi vennero i sudorini freddi lungo la schiena quando il proprietario del cane si stupì nel vedere il bambino tutto intero e definì il suo rott come “solitamente piuttosto aggressivo”.
Certo, mio figlio è un caso piuttosto sui generis, essendo nato e cresciuto in un allevamento ed avendo imparato prima il canese che l’italiano: probabilmente per questo riuscì ad interpretare bene quel cane e a capire che poteva essergli amico.
Questo non toglie nulla al fatto che io abbia rischiato l’infarto… ma è indubbio che un bambino che conosca almeno l’ABC della comunicazione canina correrà sempre meno rischi di uno per cui i cani sono soltanto dei generici “bau bau” (o peggio ancora dei “babau”, nel senso di spauracchi di cui aver paura).
Infine: poiché stiamo parlando di bambini in età prescolare, o al primo approccio con la scolarità, ai discorsi sarebbe sempre bene affiancare dei disegni, delle favolette, delle storielle divertenti che lo aiutino a capire meglio i nostri insegnamenti.
In altri Paesi sono diffusissime le tavole “a misura di bambino” che aiutano gli adulti a mostrare, per esempio, i segnali più plateali che il cane può inviare con la mimica corporea: in Italia cominciano a vedersi solo adesso, così come è da pochi anni che si comincia (faticosamente) a portare un po’ di educazione cinofila nelle scuole dell’obbligo.
In attesa che qualcuno scopra l’importanza vitale che questi insegnamenti potrebbero avere, però, cominciamo a pensarci noi:   tenendo presente che un bambino informato e bene educato verso i cani non diventerà per forza un cinofilo, ma se non altro sarà al riparo dai rischi.
E scusate se è poco.

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Ma bisogna per forza essere behavioristi “o” cognitivisti?http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/28/bisogna-per-forza-essere-behaviouristi-cognitivisti/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/28/bisogna-per-forza-essere-behaviouristi-cognitivisti/#comments Tue, 28 Oct 2014 07:02:09 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34728 di VALERIA ROSSI – Aneddoto numero uno: parlavo, tempo fa, con un collega fieramente appartenente alla scuola CZ (cognitivo-zooantropologica). Ad un certo punto mi  scappò un sorrisetto ironico di fronte ad una sua affermazione sulla facoltà del cane di autodeterminarsi (non ricordo in quale contesto, ma si trattava di qualcosa decisamente al di sopra e ...

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pavlov_expdi VALERIA ROSSI – Aneddoto numero uno: parlavo, tempo fa, con un collega fieramente appartenente alla scuola CZ (cognitivo-zooantropologica). Ad un certo punto mi  scappò un sorrisetto ironico di fronte ad una sua affermazione sulla facoltà del cane di autodeterminarsi (non ricordo in quale contesto, ma si trattava di qualcosa decisamente al di sopra e al di fuori delle capacità di un cane). Immediatamente lui scattò indignato: “AH! Ma allora sei behaviorista!”. E da quel momento cominciò a trattarmi come una povera demente con la quale non valeva la pena di dialogare oltre.
Aneddoto numero due: una lettrice mi ha raccontato su FB di aver consultato un veterinario comportamentalista perché aveva un problema con il suo cane. Fece però l’errore di chiamarlo “comportamentista”, e quello andò su tutte le furie. “Comportamentalista, prego! – le ringhiò – O vuole per caso accusarmi di behaviorismo?”
Notare che la signora mi scriveva per chiedermi cosa cavolo fosse il behaviorismo e perché mai quel vet l’avesse presa per un’offesa mortale.

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John Watson

Di fronte a situazioni come queste, scusatemi tanto, a me scappa sempre da ridere: perché ci si scanna, ci si offende, addirittura ci si sente insultati per qualcosa che ha già poco senso quando si parla di psicologia umana (che è l’unica alla quale si riferiscono, in realtà, i termini di behaviorismo – o comportamentismo: sono sinonimi, da qui l’incazzatura del vet – e cognitivismo), visto che della mente umana si conosce ancora ben poco, anche se gli appartenenti alle diverse scuole di pensiero sono convinti di aver capito tutto (peccato che ne siano convinti gli appartenenti a scuole  diametralmente opposte).
Figuriamoci quanto può essere sensato scannarsi quando si parla di cani, esseri appartenenti ad una specie diversa e dotati di una mente della quale – ma confessiamolo, una buona volta! – non sappiamo praticamente nulla.
Prima di continuare, però, faccio un piccolo specchietto sui termini, per coloro che ancora non si fossero addentrati nei meandri della psicologia e dei relativi scanni: altrimenti non si capirebbe dove voglio andare a parare.

Behaviourismo o comportamentismo: dall’americano behavior (che in inglese si scrive behaviour), comportamento.
Concezione secondo cui la psicologia deve studiare solo il comportamento, in quanto direttamente osservabile e quindi passibile di studio scientifico valido, e non i processi psichici, la coscienza, ecc., che sono esperienze individuali e quindi non possono essere oggetto di scienza (fonte: Sapere.it).
La mente è considerata una “black box”, una scatola nera di cui non si possono conoscere i meccanismi interni, che comunque non interessano perché l’unica cosa che si può studiare sono le relazioni tra stimolo e risposta. Padre del behaviorismo è considerato John Watson (1878-1958)… che tra l’altro era americano: per questo io scrivo “behaviorismo” e non “behaviourismo” (che comunque si pronunciano nello stesso modo).
Cognitivismo: concezione che considera la mente come un elaboratore di informazioni provenienti dall’ambiente. Il principale oggetto di studi del cognitivismo è, quindi, proprio la mente come sistema complesso di regole, indipendente dai fattori biologici, sociali, culturali, emozionali ecc.
Il movimento cognitivista nasce nel 1967, quando viene pubblicato “Psicologia cognitivista” di U. Neisser (1928-2012): ma le critiche al comportamentismo erano già in atto almeno da una decina d’anni (fonte: Sapere.it)
Ulrich Neisser

Ulrich Neisser

Ripeto e sottolineo: si parla di psicologia umana.
Per quanto riguarda l’etologia, l’unica contrapposizione è riferita agli istinti, che non vengono presi in considerazione dal comportamentismo perché non sono frutto di apprendimento. Al comportamentismo non interessa neppure il ruolo della selezione naturale nel determinare il valore adattativo e quindi il controllo genetico del comportamento (fonte: Sapere.it).
Stando così le cose, io non potrei essere behaviorista perché dò grande importanza sia ai comportamenti istintivi del cane (che ritengo genetici e fortemente influenzati dalla selezione sia naturale che umana). Ma dò importanza anche agli impulsi, o pulsioni, che invece mirano al soddisfacimento di bisogni primari (fame, sete, sonno, sesso) basandosi su schemi appresi: quindi non potrei neppure definirmi cognitivista.
Il fatto è che io mi ritengo una sana (sì, sana: e tra poco vi spiegherò il perché) via di mezzo, ovvero una cinofila che non si fissa su un’unica scuola di pensiero, ma che osserva e trae conclusioni che, di volta in volta, possono adattarsi all’una o all’altra scuola di pensiero.
E sapete una cosa? Non me ne frega un accidenti di niente se un giorno il cane mi sembra cognitivo e il giorno dopo capace solo di apprendere per prove ed errori.
A me frega soltanto di due cose:
a) che il cane impari a comportarsi in modo consono alle regole della nostra società (un po’ perché di questa società fa parte, che gli piaccia o meno… e un po’ perché se facesse diversamente verrebbe messo ai margini della società stessa);
b) che il cane sia felice, o almeno sereno, e che i comportamenti di cui sopra (che si tratti di camminare correttamente al guinzaglio, di fare un percorso di agility o una prova di IPO) gli diano la maggiore soddisfazione possibile.
Per ottenere questi risultati, è davvero utile sapere come funziona la sua mente? E’ davvero utile sapere se la sua mente è un computer o una black box?

Mechanical Thinking Process in HeadLa mia risposta è “NI”.
Sarebbe sicuramente utilissimo, se fosse davvero la mente del cane quella che studiamo: ma il fatto è che fino ad oggi si è sempre e solo studiata la mente umana (che è indiscutibilmente diversa da quella canina).
Per dirla tutta, io ho poca fiducia anche nella psicologia umana proprio perché tutti gli esperimenti che hanno portato alla nascita delle diverse scuole di psicologia umana sono stati condotti sugli animali.
Pavlov utilizzò i cani per studiare i riflessi condizionati, Skinner i topi per scoprire il condizionamento operante, Köhler  gli scimpanzé per elaborare la teoria dell’insight e così via.
La cosa buffa è che ormai c’è uno sproposito di scienziati che contesta la sperimentazione animale (leggi: vivisezione e dintorni) adducendo la motivazione che uomini e cani, cavie, topi sono organismi diversi che spesso reagiscono in modo opposto, per esempio, alla somministrazione di uno stesso medicinale: ma nessuno – almeno che io sappia – si è mai messo a discutere sul fatto che la psicologia umana sia stata studiata su animali diversi dall’uomo.
Certo, si potrebbe pensare che alla fin fine sia più normale considerare questi esperimenti probanti per i cani che per l’uomo… ma anche qui ci sarebbe da discutere, visto che l’esperimento di Pavlov sui riflessi condizionati, per esempio, ha dato risultati molto diversi quando è stato ripetuto su cani liberi e non legati ad un tavolo con una cannula piantata nell’esofago.
La sperimentazione in laboratorio ha di buono (si fa per dire, visto che è un “buono” puramente accademico) la possibilità di essere misurabile, quantificabile e quindi pubblicabile: però non è sempre così attendibile come cercano di farci credere. E tutte le scuole di pensiero psicologiche, che ci piaccia o meno, sono basate su esperimenti condotti in laboratorio: quindi sono tutte potenzialmente fallaci, e dovremmo prenderle per buone solo fino a prova contraria,  con ampio beneficio di inventario e non certo pensando che siano la Verità assoluta infusa dal cielo.

DOASIDO_CLAUDIAFUGAZZA_978-84-940419-3-8Volete un esempio pratico? Io ho un libro del 1974, dal titolo “Come capire il cane e farsi capire da lui”, di Ferdinand Brunner (behaviorista per forza, visto che di  cognitivismo animale non si parlava neppure, a quei tempi), nel quale viene spiegato e dimostrato in modo assolutamente scientifico – ovvero attraverso esperimenti condotti in laboratorio – che il cane è incapace di apprendere per imitazione.
Oggi credo che tutti conoscano il “do as I do” di Claudia Fugazza, mentre Matteo Pittavino sta presentando da qualche giorno il suo “Progetto Mirror” basato proprio sull’apprendimento sociale (ovvero per imitazione).
E a proposito, presumo che abbiate sentito tutti parlare dei “neuroni specchio”, quelli che si attivano quando un animale vede compiere una determinata azione da un altro animale e che starebbero alla base non solo dell’imitazione, ma anche dell’empatia. Qualche tempo fa si sono sprecate le conferenze sul tema, in cinofilia, e sembrava che i neuroni specchio fossero la risposta a tutto (o quasi)… almeno finché qualche scienziato non ha fatto notare che il cane, i neuroni specchio, probabilmente non li ha. O se li ha, non si sa ancora di preciso dove siano e come funzionino.
Ce li hanno sicuramente le scimmie, ce li ha l’uomo e ce li hanno alcuni uccelli: ma il cane, non si sa.
Quindi, di cosa stiamo parlando?
Qualsiasi siano le nostre convinzioni e i nostri studi, stiamo sempre parlando di ciò che si ritiene valido oggi e che magari potrebbe essere completamente rivoluzionato domani.
Quindi è importante – anzi, importantissimo – conoscere, studiare, sapere: ma fissarsi su una sola teoria o scuola di pensiero, e addirittura offendersi se veniamo tacciati di aver pensato qualcosa che non le appartiene, è stupido.
E’, come dicevo poc’anzi, poco sano e porta più a fanatismi accademici che ad una vera comprensione del cane, che invece è l’unica cosa che dovrebbe interessarci davvero.
Quando io lavoro con i miei cani, o con i cani altrui, io “faccio” qualcosa, ma soprattutto “osservo” molto: e quello che vedo si sposa a volte con una teoria, a volte con quella diametralmente opposta, a volte con nessuna teoria finora formulata.
Se negassi di aver visto una cosa solo perché non si accorda con la mia scuola di pensiero, mi sentirei un’emerita pirla.
Preferisco dirmi: “Questa non l’ho capita”, e magari provare a ragionare su ciò che ho visto avvalendomi, sì, di tutte le attuali conoscenze, ma anche accettando il fatto che quel particolare comportamento, o manifestazione, o decisione del cane possa andare in una direzione diversa (e magari del tutto sconosciuta).

etologiaQuella che tendo a tenere in maggiore considerazione è sempre l’etologia, perché questa si basa sull’osservazione degli animali liberi e non sugli esperimenti di laboratorio: ma anche in etologia non è detto che ciò che si osserva una volta sia valido sempre… proprio perché gli animali sono cognitivi, ovvero capaci di acquisire informazioni, elaborarle e cercare di controllarle. Ma sono anche condizionabili, e anche istintivi; sono anche capaci del sopracitato “insight”, ovvero di arrivare a risolvere un problema mettendo insieme gli elementi che lo compongono con un’intuizione improvvisa, senza passare per le behavioristiche prove ed errori.
Domandona finale: è lecito essere capaci di accettare tutto questo?
O meglio ancora: è lecito accettare che della mente canina abbiamo ancora capito ben poco, e tener buono tutto ciò che abbiamo studiato restando però sempre pronti ad ammettere che a volte non funziona esattamente così?
Per me non è soltanto lecito, ma è (aridaje) molto più sano che fissarsi su una singola “etichetta”. Secondo me, per definirsi cinofili, è quasi obbligatorio levarsele di dosso, queste dannatissime etichette… e ovviamente è del tutto folle commettere l’erroraccio di segnare sulla lavagna e “buoni” e i “cattivi”  basandosi sulla loro scuola di pensiero.
Su Facebook leggo sempre più spesso commenti in cui si grida allo scandalo se qualcuno parla di condizionamento: “Ahhhh! Sei behaviorista, al rogo subito! Il condizionamento non esiste, non  si deve neppure più nominare!” (dopodiché la stessa persona va a fare la spesa al supermercato e si riempie beatamente il carrello di tutto ciò che è stato condizionato a comprare dalla pubblicità televisiva).

condizionamento_pallinaMa a parte questo, è davvero allucinante pensare che se utilizzo su un cane il condizionamento classico io diventi automaticamente un maltrattatore.  Cioè: se mostro al cane una pallina, e gliela tiro soltanto se si siede (metodo pavloviano al 100%), lo sto maltrattando?
Non facciamo ridere i polli, per favore. E non facciamo i talebani.
Non passiamo le ore a scannarci sui social network per stabilire se il cane ha fatto così o cosà per insight o per imitazione sociale.
Tutto questo serve solo a soddisfare il nostro ego, a far sapere agli altri (ma poi, agli altri “chi”??? Alle Sciuramarie che ci stanno chiedendo aiuto perché il loro cane insegue il gatto del vicino?) quanto siamo colti e quanto siamo fighi… salvo poi non sapere cosa rispondere a chi vuole soluzioni reali e pratiche. O rispondere cose folli come quella che ho sentito soltanto ieri: ad una sciura che aveva proprio il problema di un cane con altissimo predatorio è stato consigliato “di dargli più da mangiare, così non avrà più voglia di inseguire nessuno”.
Eh, sì: siamo a questi livelli.
Anzi, peggio: perché, oltre a sentir consigliare assurdità che non funzioneranno mai, leggo anche millemila critiche severissime alle soluzioni che invece hanno funzionato.
Ancora oggi, a distanza di mesi, trovo su FB gente che mi accusa di essere una maltrattatrice solo perché ho prima appoggiato e poi personalmente replicato (con successo) la soluzione trovata da un collega per tirar fuori dal box una cagna deprivata, che sarebbe rimasta in canile a vita.
Le è stato messo un guinzaglio da retriever (in altre parole, un collare a strangolo) ed è stata tirata – gentilmente, ma ovviamente con un po’ di forzatura – fuori dal box, nel mondo che rifiutava di conoscere.
Risultato? La cagna si è apera al mondo, è stata adottata e oggi vive una vita serena in famiglia… ma no, non va bene! Non si perdona quel collare a strangolo e si ripete, ogni santa volta, “c’erano altri sistemi, c’erano altri mezzi”.
Ma di sistemi e di mezzi ne erano stati provati  a bizzeffe, senza ottenere un bel nulla, prima di arrivare alla forzatura: quindi, ogni volta che leggo frasi di questo genere, io chiedo: “Ok, ditemi quali!”.
Risposte, zero.
C’era “altro”. Ma un “altro” teorico, non quantificabile, non praticabile.
E allora, a che serve?
Quella cagna doveva restare in canile finché non fosse arrivata una nuova soluzione che nessuno, però, è in grado di proporre?
La risposta fanatica è “sì”. La mia, perdonatemi, è  “proprio no”: e me ne sbatto altamente se la soluzione del collega si scontra con la teoria X o con la scuola Y.
Io sono behaviorista o cognitivista a seconda dei casi: dipende da quello che mi trovo di fronte e dal risultato che voglio ottenere. A me interessa che il cane faccia le cose giuste e che si diverta a farle, badando sempre a rispettarlo e a non fargli mai del male: il resto lo lascio agli accademici incalliti.
Parafrasando De Andrè, probabilmente “io son di un’altra razza”: sono cinofila.

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I cinofobi mi stanno facendo perdere la fiducia nel mio canehttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/27/cinofobica-mi-sta-facendo-perdere-fiducia-nel-mio-cane/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/27/cinofobica-mi-sta-facendo-perdere-fiducia-nel-mio-cane/#comments Mon, 27 Oct 2014 04:58:32 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34759 di VALERIA ROSSI – Ho ricevuto un’email che mi ha reso un po’ triste. No, nessuna tragedia, niente cani malati o morti: solo le considerazioni di una proprietaria che credeva di poter vivere serenamente la sua condizione di neo-cinofila, ma che si è scontrata con l’ignoranza sempre più dilagante in materia di cani. Ecco cosa ...

L'articolo I cinofobi mi stanno facendo perdere la fiducia nel mio cane è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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acquadi VALERIA ROSSI – Ho ricevuto un’email che mi ha reso un po’ triste. No, nessuna tragedia, niente cani malati o morti: solo le considerazioni di una proprietaria che credeva di poter vivere serenamente la sua condizione di neo-cinofila, ma che si è scontrata con l’ignoranza sempre più dilagante in materia di cani.
Ecco cosa mi scrive:
Sono al mio primo cane, ma nonostante questo ho passato cinque anni ad informarmi leggendo, guardando documentari sulla razza, sui cani in generale, sulla psicologia e sull’educazione prima di prenderne uno ed è da quando lei ha tre mesi e mezzo che abbiamo iniziato un bellissimo percorso di addestramento (prima educazione di base, poi agility).
Insomma, per non sbagliare con lei, ho deciso di non perdere tempo e rivolgermi subito a degli esperti che mi accompagnassero nel nostro percorso di crescita ed educazione. I risultati sono stati sorprendenti (alla faccia di tutti quelli che mi davano della pazza quando sapevano che avevo preso un Weimaraner!).
Ora, essendo appunto una neo-padrona, ho avuto un po’ di difficoltà per ciò che riguarda le “regole” da rispettare quando si va in giro con il cane.
Ogni giorno che scendo con lei, incontro gente terrorizzata che cambia marciapiede o che guarda schifata me e il cane, genitori che prendono i loro bambini e li spiaccicano al muro quando passiamo (ovviamente la mia sta sempre al guinzaglio!), addirittura una signora del mio palazzo, mentre uscivamo dall’ascensore, mi ha detto che sono una delinquente perché non metto la museruola al mio cane, perché il mio cane potrebbe mordere i bambini!
Visto che in fatto di leggi riguardanti museruola e guinzagli mi ero già informata, le ho risposto che la museruola se la doveva mettere lei (sì, forse ho esagerato, ma ero arrivata al limite!). E ti scrivo proprio perché sono arrivata al limite…
Premetto che la mia cucciolona non ha mai morso nessuno (certo, ciò non vuol dire che non lo farà mai), adora i bambini (passa moltissimo tempo con mia nipote di quattro anni che le fa di tutto e di più), è affettuosa con tutti e sempre pronta a giocare con gli altri cani (maschi o femmine che siano).
La mia domanda è questa: possibile che nel 2014, anziché andare avanti, con tutti i mezzi di informazione che abbiamo, stiamo regredendo in fatto di conoscenza dei cani? Possibile che la gente sia sempre di più impaurita dei nostri amici a quattro zampe e che addirittura i genitori riescano a trasmettere volutamente questa paura ai bambini (ho sentito madri dire “non lo toccare che morde!”)?
Io non ci credo che i bambini nascano con la paura dei cani, quando io ero piccola ne giravano tantissimi, liberi ovunque e io ne sono sempre uscita indenne! Perché?
Il problema è che vedendo la gente terrorizzata, la paura sta venendo anche a me.
Non mi sento più libera di godermi la mia piccola come vorrei, fare una passeggiata in serenità, senza dover stare attenta ad avvicinarmi alla gente a meno di un metro di distanza, perché hanno tutti paura… e sono sicura che lei tutto questo lo sente. Domanda stupida: non è che un giorno diventerà come tutti quei cani “aggressivi” che ci sono diventati a causa delle paure dei loro padroni? Io non voglio essere così…

cinofobi1Questa lettera mi ha intristito perché la stessa domanda, ultimamente, ho cominciato a farmela anch’io.
La mia Samba ha sei mesi, quindi è cucciola inside e come tale vorrebbe fare miliardi di feste a tutti quelli che incontra. Purtroppo, fino a pochi mesi fa, tutti quelli che incontravamo erano altrettanto ben disposti nei suoi confronti e ben felici di ricevere le sue attenzioni: ma ora non più.
Ormai si capisce che è un rottweiler, quindi qualcuno comincia a tenersi a distanza di sicurezza e qualcun altro comincia a borbottare di cani pericolosi, di museruole e così via.
Per evitare di mandare affanculo una trentina di persone al giorno, sono costretta a  trattenere il cane: dei trecentoventitremila “NO!” che le dico ogni giorno, almeno il settanta per cento ormai è teso ad impedire che faccia la feste a qualche sconosciuto (il restante trenta per cento è diviso tra scarpe, ciabatte, calze e affini). Ma ogni volta che la blocco mentre lei smania per andare a baciare in bocca il passante di turno, mi domando: “Non è che alla fine la farò diventare umanofoba?”
Fortunatamente, pensandoci a mente fredda… la risposta è “no”.
Comprendo perfettamente i dubbi e l’amarezza della lettrice, che teme che la sua weimaraner possa “sentire” il suo imbarazzo e il suo nervosismo di fronte alle orde di cinofobi che ormai si incontrano ad ogni piè sospinto… ma non dobbiamo perdere la fiducia nei nostri cani, perché loro non perderanno il loro amore per gli umani, se sono stati ben socializzati e che si sono convinti che tutti sono loro amici.
Personalmente ho l’immane fortuna di lavorare in un campo cinofilo, pieno di cinofili disposti a farsi saltuariamente ammazzare di baci e abbracci: ma anche il proprietario “normale” di cane riuscirà sicuramente a trovare qualche amico che possa mantenerne e consolidarne la socializzazione.

cinofobi3Per il resto, l’unica soluzione è utilizzare l’obbedienza per far sì che i nostri cuccioli capiscano che non è obbligatorio, per salutare qualcuno, mettergli le zampe in spalla e la lingua in bocca. Un “seduto, fermo” non avrà soltanto lo scopo di moderare le effusioni del cane, ma servirà anche a far pensare alla maggior parte dei cinofobi che un cane così ben educato non possa essere pericoloso. Insegnare al cane a salutare dando la zampa “fa simpatia” e cancella la paura.
Se poi proprio abbiamo a che fare con orde di cinofobi, insegnare al cane a portare la museruola (come scrissi già in questo articolo) non è difficile, non ammazza nessuno e neppure tortura nessun cane: è una piccola seccatura, sicuramente, ma spesso è sufficiente a far guardare al nostro amico a quattro zampe con maggior benevolenza.
Io sto insegnando a Samba ad indossarla senza drammi: siamo ancora al work in progress, ma presumo che quando lei la sopporterà senza problemi, se dovrò fargliela indossare, le metterò al collo anche un cartello con una scritta tipo: “Non porto la museruola perché mordo, ma per tranquillizzare quelli che hanno paura di me. Tutti gli altri sono pregati di coccolarmi, perché adoro le coccole”.
Chissà… forse se girassimo tutti con messaggi di questo genere, qualcuno potrebbe aprire gli occhi.
Qualcun altro, sicuramente, non lo farà mai e continuerà ad essere terrorizzato dai cani: ma sono cavoli suoi, non sa cosa si perde.

cinofobi4L’importante è che noi ci mettiamo in condizione di poter vivere sereni con i nostri cani, senza avere continuamente voglia di spedir gente a quel paese: perché è vero, non è bello, non ci fa vivere bene e probabilmente danneggia anche il nostro cane, che è empatico e quindi si accorge che siamo nervosi.
E’ vero, esistono cani che sono diventati aggressivi per colpa dei proprietari: ma quelli, di solito, non sentono la “paura” dei loro umani. Ne sentono proprio l’aggressività.
Se facciamo in modo di stare tranquilli noi, staranno tranquilli anche i nostri amici pelosi: e se questa tranquillità richiederà un piccolo sacrificio, facciamolo. Sì, facciamolo noi, perché l’idea della museruola dà molto più fastidio a noi che ai cani.
Il cane, una volta che ci si è abituato, alla museruola non ci pensa neppure più: basta che sia un modello che gli consente di respirare liberamente, la porterà con la massima disinvoltura: siamo noi a doverci convincere che non si tratta di un maltrattamento, e a dover superare i nostri blocchi mentali per accettare di usarla.
Se però proprio non ci riusciamo… allora non ci resta che evitare i luoghi in cui già sappiamo che incontreremo madri cretine, vecchiette isteriche e cuggini di vario grado. Purtroppo è vero che il mondo è ormai pieno di cinofobi (e rendiamo grazie a giornali e TV per lo splendido servizio che ci hanno reso con i loro titoloni ad effetto): ma cambiare il mondo è difficile. A volte è più facile (e sicuramente più rilassante) cambiare strada.

P.S.: c’è una nota stonata nella lettera della nostra amica. La frase “passa moltissimo tempo con mia nipote di quattro anni che le fa di tutto e di più” mi ha messo qualche brividino addosso.
Spero – anzi, sono quasi certa – che fosse solo un modo di dire, e che in realtà la bambina sia educata al rispetto per i cani: però mi fa un po’ paura questo genere di frasi, perché temo sempre che qualcuno possa prenderle alla lettera e permettere quindi ai bambini di dare il tormento ai cani, rendendoli in questo modo assai meno ben disposti verso di loro.
Una preghiera (per tutti, non soltanto per chi ha scritto la lettera): non usiamo più frasi come “il mio cane da mio figlio si lascia fare di tutto”.
E’ vero che è una frase fatta e che quel “di tutto” magari corrisponde solo a qualche coccola… ma per evitare che la gente comune abbia paura dei cani sarebbe bello, per esempio, che nessun cane si rigirasse mai contro un bambino.
Ed è vero che un tempo questo non succedeva, mentre oggi succede un po’ troppo spesso (e poi i media ingigantiscono anche la pinzatina… ma se non ci fosse stata neanche quella non ci sarebbe stato nulla da scrivere): ma un tempo non succedeva perché, semplicemente, ai bambini veniva insegnato a non infastidire i cani.
Proviamo a trasmettere gli stessi insegnamenti anche oggi, e non lasciamo mai pensare a nessuno che i bambini possano usare i cani come giocattoli: perché qualche giocattolo, a volte, si incazza e qualche bambino si prende un morso. Ma la gente comune non capisce che magari era un morso meritatissimo: lo vede come un abominio, punto e basta.
Se non vogliamo che la cinofobia continui a dilagare, dunque, cominciamo a pesare anche le parole: perché purtroppo è diventato necessario.

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Elogio del cane mediohttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/27/elogio-cane-medio/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/27/elogio-cane-medio/#comments Mon, 27 Oct 2014 04:57:54 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34725 di VALERIA ROSSI – Ho scritto, qualche giorno fa, un (poco serio, lo confesso) “elogio del cane piccolo“, teso più che altro a scherzare su tutte le difficoltà che incontro invece con Samba, che piccola non è. O meglio, lo è di età ma non di dimensioni e tantomeno di peso (siamo ormai oltre i ...

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medio1di VALERIA ROSSI – Ho scritto, qualche giorno fa, un (poco serio, lo confesso) “elogio del cane piccolo“, teso più che altro a scherzare su tutte le difficoltà che incontro invece con Samba, che piccola non è. O meglio, lo è di età ma non di dimensioni e tantomeno di peso (siamo ormai oltre i 26 chili).
Immediatamente mi è arrivata la richiesta di scrivere anche un elogio del cane medio (e mo’ non chiedetemi quello del cane grande, perché intanto è già programmato: mica posso fare queste discriminazioni).
Allora: premesso che parleremo del cane di media taglia come lo intende la Sciuramaria, ovvero “cane tra i dieci e i venti chili”, e non come lo intendono gli Standard di razza, per i quali pastori tedeschi e dobermann sono di media taglia, mentre per la gente “normale” sono grandissimi… il suo elogio è una cosa della serie “ti piace vincere facile?”
Perché balzano agli occhi le sue qualità, la sua comodità di gestione e tutti i vantaggi che comporta.
Molti sono gli stessi che abbiamo esaminato parlando del cane piccolo (lo sollevi facilmente; sui tavoli magari lui ci arriva, ma in punta di zampa e non comodamente; anche se il divano lo occupa con la maggior estensione canina possibile, un posticino per te ci resta sempre… eccetera eccetera), ma ce ne sono molti di più.
Per esempio:

medio7a) se vuoi educarlo/addestrarlo, non sei costretto a fare provvista di Lasonil.
E vi assicuro che per chi fa il mio lavoro, è tanta roba.
Per chi fa il mio lavoro, veder arrivare al campo un cane di taglia media significa sentirsi salire alle labbra un sorrisone beato, in automatico.
Perché quando arriva il cane grande o grandissimo, pensi subito alla lussazione della spalla (specie se il cane arriva con il proprietario appeso al guinzaglio stile aquilone). E’ vero che se siamo abbastanza bravi saremo anche abbastanza rapidi nell’insegnamento di una condotta decente… ma almeno per le prime due/tre lezioni, quelli il braccino te lo staccano.
Se arriva invece il microcane, pensi al colpo della strega. Perché qualsiasi cosa tu voglia insegnargli, devi farlo stando piegato in due: e se usi il luring per insegnare la condotta, camminerai anche per centinaia di metri stando piegato in due (poi è tutto da stabilì se riesci anche a rimetterti dritto).
Il cane medio, invece, ha la testa esattamente all’altezza del tuo ginocchio, là dove stare in condotta e dove tu devi mettere la manina quando fai il luring, senza piegare la schiena nè le gambe né niente.
Se è un medio tendente al grandicello, al massimo dovrai piegare leggermente il braccio verso l’alto: tutto qua.
Ahhhhhhhhhhhhhh… che goduria!
Goduria che ovviamente si estende anche ai non professionisti, proprietari di cane unico: solo che loro non hanno tanto presente la differenza e quindi, magari, non ci pensano. Be’, pensateci: soprattutto se siete ancora in procinto di prendere il vostro cane.

medio4b) se litiga con un altro cane, puoi anche mollare il guinzaglio evitando di fare cose pericolosissime come prenderlo in braccio o piantarti in mezzo alla rissa.
Intanto il cane medio non ammazzerà mai nessuno (esclusi casi proprio eccezionalissimissimi, tipo scontro tra cane medio e cane che pesa mezzo chilo: ma i cani da mezzo chilo non dovrebbero neppure esistere, se la cinofilia avesse ancora un minimo di grano salis), né si farà mai ammazzare da nessuno (esclusi nuovamente i casi eccezionalissimi, ovvero lo scontro con cane aggressivo di taglia gigante: ma se uno porta in giro un gigante aggressivo e non è neppure capace di controllarlo dovrebbe andare dritto in galera, non appestare i nostri parchetti cittadini).
Un cane di media taglia può uscire da una rissa (e/o farci uscire l’avversario) con un buchetto: e pazienza, succede!
Si fa un salto dal vet e se è il caso si mettono due punti, ma la cosa finisce lì. Non si finisce sul giornale.

medio10c) non fa paura agli umani.
Perché gli umani fanno lo stesso ragionamento che ho appena fatto per i cani: “anche se mi morde, sul giornale non ci finisco  e all’ospedale nemmeno”.
Verissimo per il giornale (l’eventuale beagle killer non interesserebbe a nessuno), non del tutto vero per quanto riguarda il Pronto Soccorso, perché i cani medi hanno normalmente dentature di tutto rispetto, e se sgagnano fanno un male della madonna.
Però l’impressione è diversa. E siccome l’impressione è diversa, la gente approccia questi cani in modo amichevole e questo li aiuta moltissimo a socializzare (e conseguentemente a non mordere nessuno).
Moltissimi cani medi, poi, sono cani provenienti da canili e rifugi:  cani che aiutano un sacco le relazioni umane, perché la gente ti avvicina (non avendo paura della taglia media), non capisce che cosa sia il tuo cane e quindi te lo chiede, e alla risposta “è un meticcio, l’ho preso in canile” si profonde in complimenti, espressioni di ammirazione e pacche sulle spalle (tanto non pensano che il cane medio possa fraintedere, scambiarla per un’aggressione e staccargli il braccino). La frase classica è: “Ahhh bravo, bravissimo, facessero tutti come lei invece di comprare cani di razza, i canili sarebbero già vuoti! Davvero, ha tutta la mia stima, mi congratulo per questa scelta responsabile e di gran cuore!”
Poi tornano a casa accolti dalle feste sfrenate del loro pastore tedesco figlio di campioni e già iscritto alla prossima Internazionale, ma vabbe’. E’ il pensiero che conta.
Controindicazione: il cane di taglia media (ancor più di quello piccolo, perché non bisogna piegarsi troppo per accarezzarlo) otterrà anche attenzioni non desiderate e non gradite, ovvero verrà smanacciato da tutti quelli che incontrate. Piccolo suggerimento di passaggio: mordeteli voi.

d) non fa paura ai bambini
E siccome non fa paura, i bambini non scappano. E siccome non scappano, non vengono neppure inseguiti/presi a zampate/morsi. Certo, basterebbe un minimo di educazione dei pupi per far sì che non scappassero neppure di fronte ai cani grandi; ma questo presupporrebbe un altro minimo di cultura cinofila nei genitori… e… sigh.

medio11e) se ti salta in braccio a tradimento, sopravvivi
Questo posso dirlo a ragion veduta, visto che io in casa non ho soltanto il rott-cinghiale, ma ho anche un cane medio: 15 chili quand’è in forma, 16 quando è in formato boiler (e cioè quasi sempre, nonostante la dieta perenne).
Come dicevo sopra, dal punto di vista della gente comune la Bisturi è un cane medio (dal mio è un cane piccolo, ma io non faccio testo perché ho la mentalità allevatoriale e quindi ragiono secondo Standard): e nonostante la “faccia da prizzbull”, non fa granché paura a nessuno. Sarà per questo che lei ama tutti alla follia e che, se solo ti azzardi a sederti, te la ritrovi in braccio.
Credo di aver già raccontato del mitico zompo che la Bisturi fece in farmacia, atterrando tutta felice e festaiola sulle ginocchia della vecchietta che si era appena accomodata su una sedia perché le gambe non la reggevano granché. Bene: le ossa della vecchietta, nonostante l’età e l’osteoporosi e tutto, ne uscirono indenni (le coronarie nin zo: ma non si può pretendere tutto dalla vita).

f) se ti salta addosso a tradimento, resti in piedi.
Quando lo fa Samba, ad ogni mio rientro in casa, son fortunata ad avere la porta alle spalle: perché se non mi appoggiassi a quella, verrei stesa secca almeno tre volte al giorno. Quando lo fa la Bisturi, il barcollamento è minimo.

medio12g) può fare praticamente tutto.
Dal cane da compagnia al cane iper-sportivo, dal cane da assistenza a quello da protezione civile.
Certo, qualche limite esiste (difficile pensare ad un cocker da utilità e difesa, o ad un breton da pastore), ma questi limiti sono dovuti più alla selezione di razza che non alla taglia.
Nessuno ti dirà mai “nahhh, non va bene perché se sale sull’elicottero lui devono scendere gli umani”, “nahhh, non va bene perché si stanca dopo cinque minuti”, “nahhh, non va bene perché mi terrorizza i bambini con la sua mole”.
Il cane medio, ovviamente quando ha le giuste qualità caratteriali (che non dipendono dalla taglia), può essere adibito a qualsiasi disciplina sportiva o utilitaristica.
Ma può anche non fare un accidenti di niente, senza che qualcuno trovi subito da ridire perché “un cane così devi farlo lavorare per forza”. In realtà tutti i cani dovrebbero lavorare, non “per forza” ma perché è una cosa che li rende felici. Però, se non hai tempo o modo di farlo ed hai un cane medio, sembrerà tutto normalissimo; se hai un cane grande, mezzo mondo ti cazzierà e l’altro mezzo non lo farà solo perché ti sta alla larghissima.

Anche in questo caso potrei continuare quasi all’infinito, ma mi fermo qui perché in fondo è cosa nota da secoli.
Non lo dicevano forse già gli antichi romani, che… in medio stat virtus?

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Se il mio cane odia cani e gatti, NON significa che mangi bambini a colazionehttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/23/se-mio-cane-odia-cani-gatti-non-significa-mangi-bambini-colazione/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/23/se-mio-cane-odia-cani-gatti-non-significa-mangi-bambini-colazione/#comments Thu, 23 Oct 2014 05:16:58 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34701 di VALERIA ROSSI – Scusate il titolo esageratamente lungo, ma non sapevo come altro esprimere proprio quel concetto lì: ci sono cani che aggrediscono gli altri cani, ci sono cani che odiano i gatti, ma questo non significa che siano pericolosi per gli umani. Lo vorrei gridare ogni volta che vedo gente andare nel panico ...

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antigatt1di VALERIA ROSSI – Scusate il titolo esageratamente lungo, ma non sapevo come altro esprimere proprio quel concetto lì: ci sono cani che aggrediscono gli altri cani, ci sono cani che odiano i gatti, ma questo non significa che siano pericolosi per gli umani.
Lo vorrei gridare ogni volta che vedo gente andare nel panico perché “i miei vicini hanno un mostro aggressivo, si butta a pesce su tutti i cani che vede… e io ho un bambino piccolo!“. Oppure: “Il cane di mio cognato mi ha ammazzato il gatto: e se ci fosse stato il mio nipotino???”
Qualsiasi proprietario di cane magari di taglia grande, ma ben educato e socializzato, potrebbe rispondere anche da solo: “E se ci fosse stato il tuo nipotino, non sarebbe successo niente!”… ma magari non sa spiegare esattamente perché.
E non sapendolo spiegare non convince il proprietario del gatto, già sofferente per la sua perdita – che sicuramente addolora anche l’umano del cane: ma un incidente purtroppo può sempre capitare – ed è ben poco disponibile a non fare di tutta l’erba un fascio e a non considerare quel cane come un potenziale killer.
Vediamo, allora, di spiegare qualche semplice concetto in modo comprensibile:

a) il cane è un carnivoro predatore
O no?
Questa frase la ripetiamo tutti in più occasioni, soprattutto quando cerchiamo di spiegare – a chi ne ha una visione eccessivamente disneyana – che il cane ha i denti, che il cane (qualsiasi cane) può mordere, che rispettare il cane significa anche rispettare le sue caratteristiche naturali eccetera eccetera.
Però, in realtà… non è che sia più del tutto vera, ‘sta storia del carnivoro predatore.
Ci sta che la si utilizzi come esempio generico: ma il vero carnivoro predatore si chiama “lupo”, non “cane”.
Il cane resta prevalentemente carnivoro, e su questo non ci piove: ma non ha mai mangiato esseri umani (e se è per questo, neppure il lupo: ha troppa paura dell’uomo per predarlo, e gli attacchi – rarissimi – di lupi all’uomo sono sempre stati dettati da circostanze del tutto eccezionali).
Quanto al fatto della predazione… qui c’è da fare qualche importante distinguo.

antigatt2Infatti il cane – a differenza del lupo –  è un animale domestico da almeno 15.000 anni (anzi, secondo le più recenti teorie, forse da 100.000 o poco meno).
E che significa “animale domestico”?
Significa “animale che è stato sottoposto a domesticazione”, ovvero che è stato  “modificato” dalla selezione umana (e forse neanche solo da quella: pare infatti che l’antenato dei nostri pelosi odierni non fosse propriamente il lupo, ma una sorta di “anello di congiunzione” che aveva già perso naturalmente parte dell’innata diffidenza del lupo verso l’uomo).
In ogni caso, queste mutazioni, o “modifiche”, naturali o umane che siano state, hanno creato un animale diverso dal lupo, che oggi non è più un predatore in senso stretto, visto che è incapace di concludere la sequenza di caccia.
Il cane, di fronte  ad una possibile preda, prova ancora l’impulso di inseguirla: ma nella stragrande maggioranza dei casi non va oltre a questo. A volte arriva ad afferrarla e ad ucciderla, se è abbastanza piccola: ma poi non è più capace di mangiarla, come farebbe invece un lupo.
Dopo che il mio bassotto Liv ebbe terminato la sua mitica strage nel pollaio del vicino, alla sera venne normalmente a chiedere la ciotola con tutte le bavette del caso: perché non aveva mangiato neppure una coscetta di pollo.
Diversi cani abbandonati vengono ritrovati in condizioni disperate di denutrizione nonostante si siano aggirati per giorni in zone piene di gatti, di piccioni e magari anche di galline o pecore: questo perché non sanno più nutrirsi autonomamente. Sanno cacciare, ma non sanno mangiare.
In alcuni casi (vedi proprio i cani da caccia, da ferma o da riporto) l’uomo ha lavorato selettivamente proprio in questo senso, per ottenere che i cani non si mangiassero la selvaggina: in altri casi la mutazione è stata semplicemente una conseguenza (magari non voluta né cercata) della selezione di altre caratteristiche.
Sta di fatto che il cane è il diretto discendente di un predatore, ma non lo si può più definire esattamente così. E per questo non è neppure il caso di pensare che la nonna di Cappuccetto Rosso corra chissà quali rischi se incontra Fido nel bosco… anche se l’impulso predatorio, nel cane, esiste ancora.
Solo che va tenuto sotto controllo, ed è possibile farlo attraverso la socializzazione.
Perché…

girl with a cat and a dog. isolated on white backgroundb) la domesticazione, da sola, non basta.
Se vogliamo eliminare i possibili effetti collaterali sgraditi dell’impulso predatorio nel cane, ovvero far sì che non insegua i bambini come se fossero prede (neppure quando loro si comportano come tali), dobbiamo socializzarlo con i bambini fin da cucciolo.
Cosa significa, questo? Significa che il cane dovrà vedere, annusare, conoscere il maggior numero possibile di bambini (a loro volta educati e civilizzati); dovrà interagire con loro; dovrà capire che loro sono i cuccioli degli umani e che vanno assolutamente rispettati.  Questa non è una cosa che cade dal cielo: non esistono razze “buone con i bambini” di default (anche se molti soggetti lo sono spontaneamente). Questa è una cosa che va insegnata al cane.
La socializzazione è l’unico modo che abbiamo per far sì che il cane distingua chiaramente tra gatti, conigli, galline e bambini (se non vogliamo che insegua e predi neppure i gatti, dovremo socializzarlo con i gatti; lo stesso vale per le galline, i piccioni e qualsiasi altro animale con cui pensiamo che il nostro cane possa avere a che fare e che non vogliamo che attacchi).
Il periodo corretto per la socializzazione del cucciolo va dai due ai quattro mesi: se però non è stata fatta in quel periodo, non è che ci ritroveremo automaticamente tra le mani un mostro.
Si può ancora rimediare, almeno in parte, e in ogni caso si può ovviare con l’obbedienza, insegnando al cane a non rincorrere le prede “sbagliate” e/o a restare tranquillo e fermo di fronte ai bambini anche quando corrono, strillano e così via. Essere un animale domestico non implica soltanto non saper più uccidere le prede, ma anche aver acquisito una grandissima docilità, ovvero la capacità di cooperare con l’uomo e di dargli ascolto.
L’importante è che l’uomo sia conscio della propria responsabilità nell’educazione del suo cane.

antigatt_aperc) non esistono cani selezionati per essere aggressivi verso i bambini.
Esistono cani capaci di atteggiamenti aggressivi verso l’uomo, ma qualora questi faccia cose assolutamente non accettabili (tipo entrare nel loro territorio senza il consenso degli umani di famiglia, o addirittura aggredire gli umani di famiglia): ma queste non sono cose che dovrebbe mai poter fare un bambino.
Quindi, perché mai un cane da guardia o da difesa, se ben socializzato ed educato, dovrebbe prendersela con lui?
Il cane potrà avercela con gli altri cani (per questioni territoriali, sessuali o per qualsiasi altro argomento di discussione prettamente canino, dal quale i bambini restano esclusi); potrà essere predatore verso gatti, galline o conigli. Ma i bambini per lui NON sono prede. E non sono neppure altri cani. Quindi, perché dovrebbe rappresentare un pericolo per loro?
Una parola in particolare devo spenderla per i cani cosiddetti “da combattimento”: che in effetti hanno perso gran parte della capacità di ritualizzare i conflitti e che, se litigano con un altro cane, possono fare danni seri. Ecco: questi, a meno che non abbiano un umano totalmente imbecille, sono in assoluto i cani più sicuri nei confronti degli umani: perché la loro selezione è stata veramente drastica, in questo senso. Chi ringhiava all’uomo veniva soppresso all’istante. I terrier di tipo bull, come il pit bull, sono i cani meno aggressivi del mondo nei confronti dell’uomo e in particolare dei bambini, avendo anche un impulso predatorio piuttosto scarso (tant’è che è facilissimo farli convivere con i gatti: è più difficile farci convivere un labrador). Non per niente in diversi Paesi sono molto usati per attività di pet therapy.

antigatt4d) ma allora i cani sono tutti santi, angeli pelosi che mai al mondo potrebbero ferire un bambino o un umano innocuo?
Certo che no.
I cani sono animali, e come tali possono avere reazioni aggressive per moltissimi motivi che dal loro punto di vista sono sempre assolutamente validi: per esempio l’autodifesa (il bambino che tira la coda è un aggressore, e il cane avrebbe tutto il diritto di difendersi. Il fatto che solitamente non lo faccia e sopporti qualsiasi sopruso dimostra che santi magari no, ma mooolto buoni i cani lo sono di sicuro. Però non è giusto approfittarsene, o lasciare che se ne approfittino i nostri figli).
Il fatto è che negli ultimi anni sento sempre meno persone che considerano i cani come cani.
O sono angeli o sono demoni; o si lascia che i bambini si fiondino a dare smanacciate in testa a qualsiasi cane sconosciuto, con l’assoluta certezza che non si prenderanno mai neppure un morsetto, oppure si vive nel terrore che un cane, solo perché magari ha rincorso un gatto, sia un potenziale killer di figli o nipotini.
Tutto questo, però, è assurdo.
Bastano un po’ di buon senso, un minimo di conoscenza di cosa sia effettivamente un cane e un minimo di attenzione per evitare qualsiasi problema: dopotutto il cane è al nostro fianco da migliaia di anni, e finché è stato considerato “un cane”, punto e basta, tutte ‘ste pippe mentali non se le è fatte nessuno.
Adesso non vedo altro che esagerazioni, fanatismi, timori del tutto ingiustificati contrapposti ad una cieca fiducia altrettanto ingiustificata, specie quando si tratta di cani sconosciuti. Ma il senso della misura,  dov’è andato a finire?

antigatt6e) premesso tutto questo, resta da dire una cosa fondamentale: il cane è ciò che il suo umano vuole che sia.
Anche un barboncino, se il suo umano volesse farlo diventare un killer, si avventerebbe su tutto ciò che si muove: il fatto è che quelli che vogliono il killer solitamente non si comprano il barboncino… ma questa è un’altra storia.
Per capire se un cane possa o non possa rappresentare un pericolo, la cosa migliore da fare non è guardare come si comporta con cani, gatti o piccioni, perché questo non  ci darà mai alcuna indicazione sul suo rapporto con gli umani. Attenzione: non è escluso che possa trattarsi di un cane aggressivo anche verso gli umani… ma le due cose NON SONO COLLEGATE, anche perché hanno motivazioni totalmente diverse. Esistono miliardi di cani che mangerebbero volentieri tutti i gatti del mondo, ma che a un bambino non torcerebbero mai un capello: quindi giudicare un animale dal suo comportamento verso i suoi simili, o verso i gatti, è pura follia DOC.
Per conoscere il carattere di un cane e la sua effettiva disposizione verso i bambini, la cosa migliore da fare è chiedere al suo proprietario: e già che ci siamo, magari, cerchiamo anche di capire “che bestia è”  costui.
Perché se è una persona responsabile, civile, competente, allora non ci sarà mai alcuna strage di nipotini.
Se invece è un deficiente; se lui stesso è aggressivo; se è il tipico esemplare che cerca nel cane un riscatto alla sua pochezza… allora si potrà anche stare lontani dal suo cane:  ma sarebbe ancor meglio mantenere le distanze da lui.

L'articolo Se il mio cane odia cani e gatti, NON significa che mangi bambini a colazione è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Elogio del cane piccolohttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/22/elogio-cane-piccolo/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/22/elogio-cane-piccolo/#comments Wed, 22 Oct 2014 03:52:42 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34639 di VALERIA ROSSI – Dopo aver postato su FB la foto che vedete a sinistra, con il risultato di cinque minuti netti di Samba in action, e dopo aver dichiarato che “la prossima volta mi prendo un chihuahua”, ieri ho ricevuto un sacco di commenti che dicevano “ma noooo! Il chihuahua nooo!”. E perché no, ...

L'articolo Elogio del cane piccolo è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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disasterdi VALERIA ROSSI – Dopo aver postato su FB la foto che vedete a sinistra, con il risultato di cinque minuti netti di Samba in action, e dopo aver dichiarato che “la prossima volta mi prendo un chihuahua”, ieri ho ricevuto un sacco di commenti che dicevano “ma noooo! Il chihuahua nooo!”.
E perché no, chiedo io?
Il cane piccolo (che poi non dev’essere rigorosamente chihuahua: potrei spingermi anche fino ai 5-6 chili di un pinscher nano o di un jack russell) ha troooppissime qualità rispetto al cagnone.
Per esempio:

a) non vuol salire in macchina? Lo prendi e ce lo lanci, ciao.
Nel tentativo di fare lo stesso con Samba, che un po’ la macchina la patisce e quindi non ci vorrebbe mai salire, tanto per cominciare mi sono procurata il colpo della strega. Dopodiché ho pensato bene di farla salire a rate: prima le metto due zampe sul pianale e poi le tiro su le altre due, prendendola per il culo (in senso letterale e non metaforico). Solo che lei, nel frattempo, ha ritirato giù le prime due zampe.
Allora, trovandomi il cane capottato (culo in macchina e testa giù), la spingo per il petto. E lei parte con i vari “pietà-pietà-la-macchina-no” che, non avendo la parola, esprime a slappate in faccia.
Provate a fare tutto questo con un qualsiasi sacchetto in mano, con un ombrello o anche solo con una borsetta… e poi mi direte se non vi prende uno sfrenato desiderio di chihuahua;

b) sul tavolo non ci arriva, punto.
Invece un cane grande sì. Ma non è che ci arrivi già a due mesi, quando faresti prestissimo ad insegnargli che “no, non si fa” perché a due mesi credono a tutto quello che gli dici: no, comincia ad arrivarci a cinque-sei mesi, quando ormai ha anche imparato che “non si fa” solo quando l’umano è presente e ti può cazziare. Ma se il gatto non c’è, i topi ballano (e i rottweiler si sbafano il prosciutto);

sedia_sambatac) i disastri li fa a misura di cane piccolo.
Tra i commenti di cui sopra ce n’era uno che diceva: “Ahahhahaha guarda il chihuahua non è da meno… mi ha fatto tutti gli angoli dei mobili…
Ecco, appunto: gli angoli.
Samba si fa i mobili per intero. Quella nella foto qui a destra è la sedia della mia scrivania, e credo che sia detto tutto.

d) se litiga, ha sempre ragione.
Basta leggere i giornali, eh.  Ma non solo: basta sentire i racconti delle Sciuremarie al parchetto.
Il cane piccolo è sempre, rigorosamente, assolutamente un piccolo angelo peloso; il cane grosso è sempre “quel brutto cagnaccio aggressivo”. Anche quando il brutto cagnoaccio aggressivo se ne andava tranquillo e sereno per la sua strada (al guinzaglio) ed è stato aggredito dal cane piccolo (sciolto, perché “tanto è piccolo, che male vuoi che faccia?”), la colpa è sempre e solo del cane grosso.

e) se ti piscia in casa, pulisci con un kleenex.
Se lo fa Samba (che pur avendo già sei mesi e sapendo ormai benissimo che in casa non la si fa, ogni tanto, se non scatto stile Bolt ai suoi “Pio-pio-portami fuori”, mi guarda con la faccia da “Ehhhhh ma sei lentaaaaaa!” e me la molla lì dove si trova), serve un rotolone Regina. Intero.
E poi devi ovviamente passare il Mocio, con il cane che da cucciolissimo tentava di giocarci: ma ormai ha imparato che non si fa, quindi si limita a saltargli tutt’attorno passando per benino sul bagnato e lasciando impronte ovunque.
Non parliamo poi della cacca: quella di un chihuahua sembra un fagiolo, quella di Samba il monte Everest.
Anche per raccoglierla fuori (la cacca in casa, fortunatamente, qui è un evento epocale: non l’ha quasi mai fatta, neanche da cucciolissima) ci vuole un sacco condominiale, altro che sacchettini nell’ossettino.
E vogliamo parlare di quando la fa a rate, e i sacchi – due, tre e in un’occasione anche quattro – non sai più dove ficcarteli?
No, perché finché sei in area cani, tutto va bene: c’è il cestino. Ma in questo cavolo di paese, i cestini dei rifiuti sembra che stiano proprio solo nelle aree cani. Quindi, se la fa per strada, ci manca solo che ti carichi sulle spalle il bastone da vagabondo con tutti i sacchetti appesi, vagando alla ricerca di un posto in cui buttarli.
Di solito io finisco per riportarmeli a casa, veleggiando felice tra aromi di Eau de merde finché non arrivo ai bidoni condominiali.
L’altro giorno di sacchetti ne avevo tre (due di Samba e uno della Bisturi) in una mano, più un guinzaglio: e l’altro guinzaglio nell’altra mano. A un certo punto le canesse hanno deciso di partire in direzioni opposte (lo fanno sempre: e avete presente l’antico modo di giustiziare i criminali attaccandoli a due cavalli che partivano uno di qua e uno di là, squartando il malcapitato? Ecco, u-gua-le): e siccome rischiavo di perdere un dito o due, non potendo mollare un cane ho mollato i sacchetti. Che si sono ovviamente squarciati, disseminando il contenuto. Dopodiché ho dovuto ri-raccogliere il tutto con due cani al guinzaglio, e vi assicuro che anche questo sarebbe un ottimo metodo per giustiziare qualcuno.

divanoronff) sul divano, un chihuahua occupa un centimetro quadrato.
Samba occupa il divano. Tutto.

g) se vai a spasso col cane piccolo, a due mesi ti dicono “checcariiiino!”, a quattro mesi ti dicono “checcariiiiino!”, a cinque anni ti dicono “checcarriiiino!”.
Col cane grosso, a due mesi ti dicono “Checcariiiiinoooo!”, a quattro mesi partono con la manina allungata per accarezzarlo, ma intanto ti chiedono “Che cos’è?”, e quando rispondi “rottweiler” fanno un salto indietro.
A sei mesi fanno direttamente il salto indietro (o si lanciano dall’altra parte della strada, talora rischiando la vita perché hanno più paura del rottweiler che delle macchine) quando sei ancora a venti metri: e tu ti ritrovi il cane che tira e pigola disperato perché gli sta scappando via l’umano che avrebbe voluto corcare di baci e coccole.
A cinque anni non so cosa succederà perché non ci siamo ancora arrivate, ma posso immaginare (se tanto mi dà tanto, come minimo si faranno stirare dai TIR pur di non passarci vicino: quello che mi preoccupa è la forza con cui una Samba di cinque anni proverà ancora a raggiungere gli umani fuggiaschi. Perché lo so che ci proverà).
Anzi, diciamo che in generale:

h) se un cane piccolo tira al guinzaglio, te ne puoi pure infischiare.
Se Samba tira al guinzaglio, mi lussa una spalla (per fortuna non lo fa quasi mai. Ma quasi è la parola chiave).

chihua_cartaigienicaE potrei andare avanti con altri esempi, ma mi fermo qui. Tanto mi sembra ormai palese che prendersi un cane di grossa taglia è una vera follia (e se si ha una certa età, è proprio cosa da pazzi furiosi).
Ribadisco: la prossima volta (sempre ammesso che ci sia una prossima volta, visto che ho appunto un’età in cui devo cominciare a dire al figlio “se schiatto prima del cane ci pensi tu, veroooo?”) mi prendo un chihuahua.
E frega nulla se un’amica su FB mi ha postato la foto che vedete a destra: certo che un po’ di casino lo possono fa’ pure loro, ma è un casino di dimensioni contenute. Insomma, quello è soltanto un rotoluzzo di carta igienica: sembra tanta roba proprio perché il cane è piccolo.

passatasambaA casa mia quello che vedete nella foto a sinistra è il normale stato del pavimento.
Lo trovo così almeno quattro-cinque volte al giorno, e mi pare che non ci sia paragone.
No, no: è deciso. La prossima volta (se ci sarà) voglio un cane piccolo, piccolissimo, microscopico.
Diventerò anch’io una Sciuramaria di quelle che cercano il cane da attaccare al portachiavi.
Sono disposta a riprendermi un rottweiler solo se nel frattempo qualcuno si inventerà i rottweiler toy o teacup: altrimenti, chihuahua forever. Chihuahua MINITOY, se possibile.
E se non ci potrò fare UD, farò qualcos’altro: miniagility, dog dance, obedience… hai voglia, ormai ci sono più discipline cinofile che cani.
Basta, è deciso. Decisissimo!
… almeno fino a che non mi volto e non vedo la pregevole composizione artistica della foto sotto (indovinate di chi è la coda?): perché a quel punto comincio a ridere come una scema e a pensare che senza rottweiler (e pure senza staffy, anche se la Bisturi potrebbe quasi rientrare nel novero dei cani piccoli, se non si comportasse come un cinghiale) nun se po’ proprio sta’.
E sono fregata.

codaditroppo

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Kränti, animale domesticohttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/21/kranti-animale-domestico/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/21/kranti-animale-domestico/#comments Tue, 21 Oct 2014 04:06:38 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34654 di VALERIA ROSSI –   Vi ricordate di Molly, the bullsheep? La sua storia ce l’aveva raccontata Juri, l’umano che se l’è presa in casa quando era solo un agnellino, salvandola dalla strage di Pasqua dello scorso anno: ed io, da allora, ho continuato a rompergli le scatole (a Juri, non a Molly) perché mi scrivesse ...

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di VALERIA ROSSI –   Vi ricordate di Molly, the bullsheep? La sua storia ce l’aveva raccontata Juri, l’umano che se l’è presa in casa quando era solo un agnellino, salvandola dalla strage di Pasqua dello scorso anno: ed io, da allora, ho continuato a rompergli le scatole (a Juri, non a Molly) perché mi scrivesse una seconda puntata che ci parlasse di com’era diventata, di quant’era cresciuta, del suo rapporto con i cani di casa (tre pit bull, un bull terrier e un maremmano abruzzese) e così via. Ho anche conosciuto Juri “dal vivo”, in occasione di un mio seminario in Veneto, e l’ho stressato pure lì: ma niente da fare, era sempre troppo impegnato e l’articolo non arrivava.
In compenso è arrivata Kränti.
Chi è Kränti? Come dice la sua pagina FB, è un animale domestico. Il nuovo animale domestico di casa Bertoldero, ovviamente: che però non è una seconda pecora.  Sicuramente è altrettanto inusuale, come animaletto da compagnia, ma pecora proprio non è. Insomma, Kränti è questa qua:

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10653694_827901043920902_1847677566039333113_nVabbe’, diciamolo: c’è chi perora la causa vegetariana o vegana facendo proclami etici; chi lo fa insultando chi mangia carne; chi fa del terrorismo su tutte le vere o presunte malattie che sarebbero legate all’abuso, o anche al solo consumo, di carne.
E poi ci sono ‘sti due ragazzi qua, Juri e la sua compagna (non mi ricordo il nome, confesso: ma ricordo quant’è carina e gentile), che non salgono su nessun pulpito e non offendono nessuno, ma ci danno lezioni di vita capaci di colpire molto più a fondo di qualsiasi discorso. Loro, gli animali “da carne”, se li portano a casa e li tengono come animali domestici, punto e basta.

10704180_811530335557973_3140157508954870745_nE diventa davvero difficile pensare ad un panino al prosciutto quando si guardano le immagini di Kränti che va a spasso al guinzaglio (senza tirare!), che fa i suoi bisogni nella lettiera (ha imparato in UN giorno: non per niente il maiale è al terzo posto nella classifica degli animali più intelligenti, dietro allo scimpanzé e all’elefante: il cane è solo al sesto posto!), che prende le coccole in braccio alla sua umana (e la didascalia della foto, su FB, dice “stasera mi è rimasto il maiale sullo stomaco…”)

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Questo, però, è un sito di cinofilia: e allora dobbiamo parlare per forza di cani. Bene, eccoli qua, i cani:

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Inutile sottolineare che si tratta di temibilissimi terrier di tipo bull: per la precisione pit bull e bull terrier, quelli che fanno tanta paura e da cui la gente scappa quando li incontra per strada (la cagnolina meticcia nella foto sopra era una cucciolona in stallo a casa Bertoldero, ma adesso è stata adottata). Qui si vede decisamente quanto siano pericolosi, ma che dico: pericolosissssssimi questi cani.

1014068_817366381641035_27181546658049401_nCosa potrei aggiungere? Niente, credo.
Le immagini parlano da sole: e da sole bastano a smentire pregiudizi e a far riflettere sui panini al prosciutto. Io mangio carne, l’ho già detto più volte: ne mangio poca, ma la mangio. E non dico che da oggi non ne assaggerò più… ma se comincerò a vedermi davanti il musetto grufoloso di Kränti ogni volta che penso di cucinarmi una salsiccia, non so mica come andrà a finire. Su Molly non avevo niente da meditare, perché non mangio carne di pecora né di agnello: ma Kränti mi ha davvero fatto un effetto notevole, sicuramente più di tutte le parole che ho sentito finora (e lasciamo perdere gli insulti, perché quelli mi fanno venir voglia di mangiare direttamente chi li pronuncia).
In realtà, come forse ho già spiegato, io non sono vegetariana perché quando ho provato a diventarlo ho avuto qualche problema di salute: ora spero soltanto che il prossimo animale domestico di Juri non sia un vitello, perché mi metterebbe davvero in crisi.
Ma a parte i miei dilemmi personali… invito tutti a guardare la pagina di Kränti su Facebook anche soltanto per sorridere, per divertirsi con i filmati (e con le didascalie, simpaticissime) o intenerirsi con le foto. Se poi Juri, un secolo o l’altro, si deciderà a scrivere qualcosa anche su questa nuova avventura, sarà sempre il benvenuto. Nel frattempo io proprio non potevo fare a meno di presentarvi Kränti e i suoi amici… tra i quali, naturalmente, c’è anche Molly!

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Un’amica da aiutarehttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/20/unamica-aiutare/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/20/unamica-aiutare/#comments Mon, 20 Oct 2014 06:48:40 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34635 di VALERIA ROSSI – Mi ha scritto un’amica di FB, Liliana: la sua è stata una richiesta gentile e piena di dignità, non una di quelle (e me ne arrivano…) che quasi ti impongono di aiutare, né una di quelle (e me ne arrivano…) che cercano di muoverti a pietà per cinquanta righe prima di ...

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oggettini-lilianadi VALERIA ROSSI – Mi ha scritto un’amica di FB, Liliana: la sua è stata una richiesta gentile e piena di dignità, non una di quelle (e me ne arrivano…) che quasi ti impongono di aiutare, né una di quelle (e me ne arrivano…) che cercano di muoverti a pietà per cinquanta righe prima di arrivare al dunque e chiederti soldi.
Liliana mi scrive semplicemente questo:
“Vivo una situazione veramente tragica a livello economico, portata soprattutto da problemi seri di salute.
Ho una figlia e cinque bimbi pelosi che devono mangiare, e in passato sono stata costretta ad accettare l’aiuto economico di alcune amiche; ma mi rifiuto di chiedere ancora soldi o aiuti di nessun tipo, per cui ho rispolverato una vecchia passione, l’uncinetto, ed ho iniziato a creare delle cosucce carine che non costano molto. Giusto per poter comprare da mangiare alla mia famiglia, soprattutto adesso che mia figlia è incinta e non voglio che le manchi almeno l’indispensabile.
Faccio oggettini utili come ad esempio: portachiavi, portaocchiali, portacellulari a partire da € 3,50 più spedizione € 1,90, quindi accessibili proprio a tutti.
So bene che i tempi sono durissimi per chiunque, ma io faccio questo proprio per sopravvivere e per far sopravvivere i miei pelosi, che hanno bisogno di cibarsi. Senza questi aiutini non sono in grado di garantirglielo. Mi dai una zampetta anche tu?”
I suoi oggetti all’uncinetto sono davvero simpatici e costano davvero pochissimo: senza voler strappare nessuna lacrima e senza che nessuno voglia imporvi nulla… se vi piacciono – e se per voi “solidarietà” è una parola importante- compratene qualcuno.
La pagina Fb di Liliana la trovate cliccando su questo link.

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Io non capisco la gente – che non ci piacciono i crautihttp://www.tipresentoilcane.com/2014/10/20/non-capisco-non-ci-piacciono-i-crauti/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/20/non-capisco-non-ci-piacciono-i-crauti/#comments Mon, 20 Oct 2014 06:24:03 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34623 di VALERIA ROSSI – Forse siete troppo giovani per ricordarvi de “I Crauti”, uno dei primi (e sicuramente uno dei più riusciti) esempi di canzone totalmente demenziale. L’ho già citata in un altro articolo, mi pare, e se volete sentirla (ve lo consiglio, perché è un capolavoro di follia) la trovate qui. Ma se non ...

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10734232_10205525013991213_8587152345264084912_ndi VALERIA ROSSI – Forse siete troppo giovani per ricordarvi de “I Crauti”, uno dei primi (e sicuramente uno dei più riusciti) esempi di canzone totalmente demenziale. L’ho già citata in un altro articolo, mi pare, e se volete sentirla (ve lo consiglio, perché è un capolavoro di follia) la trovate qui. Ma se non la ascoltate non importa, perché intanto non c’entra niente con quello di cui voglio parlare stamattina (in realtà non c’entra niente con niente: è demenziale e basta).
Perché questo titolo, allora?
Be’, perché quello di cui voglio parlare c’entra almeno con la prima parte: io non capisco la gente.
Non capisco la gente che, leggendo di questa iniziativa, ha commentato acidamente: “Incontro di marketing!”, specificando che in due ore non si può trattare un argomento complesso come quello del rapporto cane-neonato.
Certo, due ore saranno anche poche: ma sempre meglio che non parlarne affatto, direi.

10358748_10205525193475700_1478243487561247653_nPeccato che questa affermazione così lineare e scontata si prenda a pugni con quello che io stessa pensavo ieri tornando da Avola, dopo aver tenuto insieme al collega Davide Cardia un corsetto di due ore moltiplicate, sì, per tre giorni… ma sempre assolutamente insufficienti a passare veri messaggi, vera informazione, vera cultura.
Per tutto il viaggio di ritorno ho continuato a ripetermi “Ma a cosa serve? In questo tempo così ridotto, cosa avranno potuto capire?”.
Abbiamo parlato un po’ di tutti i problemi comportamentali che si possono riscontrare nei cani, soprattutto in quelli di canile (essendo il corso rivolto soprattutto ai volontari); abbiamo risposto a molte domande del pubblico e dei volontari stessi. Ma è indubbiamente una goccia nel mare, così come sono gocce i sei cuccioli che abbiamo portato con noi al ritorno e che i Canisciolti faranno adottare qui al Nord. Sei cuccioli sembrano tanti (sono tanti!), ma domani – o forse oggi stesso – in canile ne arriveranno sicuramente altri dieci.

63952_10205440276234737_1702702844036399612_nSono tre anni che vado ad Avola, è dal 2009 che i Canisciolti aiutano il canile di Avola… e il numero di cani in canile non è mai diminuito, nonostante lo sproposito di adozioni che sono riusciti a portare felicemente a termine.
Ma allora, a cosa serve tutto questo? Tutto lo sbattimento, i viaggi, i voli, i corsi… a cosa servono, se non cambia mai nulla?
Ieri me lo sono chiesto più volte; oggi sono tornata a casa, ho letto la critica acida all’iniziativa su cani e bambini e ho pensato – abbastanza acidamente anch’io: “ma sarà sempre meglio che niente, no?”.
Ma se la cosa vale per un incontro, allora deve valere anche per Avola e per tutto quello che tutti i volontari del mondo fanno ogni giorno: se penso che non serva quello che si fa, che è troppo poco, che non si cambierà mai il mondo con qualche sporadico salvataggio o qualche goccia di cultura trasmessa quando e come si può… allora non soltanto non capisco la gente che non ci piacciono i crauti: non capisco neanche me stessa.
E magari è così.
Però… però resta sempre un tarlo che mi rosicchia malignamente, quando cerco di convincermi che “meglio che niente” sia una risposta.
E continuo a pensare che ci sia differenza tra un incontro di due ore sul tema X o Y (che a mio avviso – se fatto bene – può essere qualcosa di utile, anche se forse non sarà risolutivo al 100%) e l’adozione di qualche cucciolo, o la diffusione di qualche goccia di cultura sul tema del randagismo.
“Meglio che niente” vale per gli incontri, così come vale per seminari e stage (due ore per capire saranno anche poche… ma due giorni non sono molti di più, eh!): ma non riesco a convincermi che possa valere per un problema che dovrebbe essere affrontato in modo molto più incisivo, e soprattutto da parte di persone ben diverse dai volontari.

simonaIl randagismo è responsabilità delle istituzioni, e noi c’entriamo sempre perché le istituzioni vengono votate e non imposte dal cielo: però bisogna anche andare a vedere chi dovrebbe occuparsi di cosa, e come potrebbe farlo.
L’assessore al randagismo di Avola (a me vengono già i brividi a pensare che debba esistere, in alcune parti d’Italia, un “assessore al randagismo”) è una giovane donna dall’apparenza fragile e delicata (è quella al mio fianco nella foto, con l’attestato in mano), che però si rivela tostissima quando è impegnata nel suo lavoro: si chiama Simona Loreto e ha tutta la mia ammirazione, perché fa veramente l’impossibile per aiutare i cani (in passato è stata lei stessa volontaria al canile).
Però, a cena con lei, sentendole raccontare delle difficoltà che il Comune deve affrontare ogni giorno (è in stato di pre-dissesto, rischia il commissariamento, ha milioni di debiti…) sono addirittura io a pensare “Ma in una situazione come questa, come si può pretendere che si pensi al canile?”.
Ma le “situazioni come questa” – che in Italia sono millemila, e al Sud sono millemila moltiplicato millemila – non dipendono neppure dalla volontà delle amministrazioni comunali, che in alcuni casi forse hanno sbagliato personalmente, ma in molti altri (e quello di Avola è sicuramente il secondo caso) devono cercare di “metter pezze” sugli errori di chi li ha preceduti.
Ma perché è possibile commettere errori, fare buchi (o voragini) nei bilanci, ritrovarsi con situazioni ingestibili e così via?
Perché nessuno controlla, perché lo Stato non aiuta, perché lo Stato è perennemente assente.
Sì, certo: aiutare un cane sarà sempre “meglio che niente”. Però non può neppure essere “tutto lì”.
Un corso, un seminario, uno stage possono essere troppo brevi, possono dire poco… ma di sicuro non si fanno danni a pensare “meglio che niente”.
Salvare pochi cuccioli e pensare la stessa cosa, invece, fa un danno enorme nel momento in cui si comincia a pensare che non si possa fare di più, o peggio ancora che ci si crogioli nella propria autocelebrazione. Viene perfino a me la voglia di autoincensarmi perché faccio questi microviaggi a titolo di volontariato: figuriamoci se non è autorizzato a sentirsi santo, martire o eroe chi a queste attività dedica gran parte della sua vita.
In tutto questo si rischia di pensare che il “meglio che niente” sia una risposta: si rischia di non fare mai un passo in più e di non confrontarsi con i problemi reali, quelli che il randagismo lo provocano, lo alimentano, permettendo che qualcuno addirittura ci speculi sopra.
Sì, è carino tenere corsi ogni anno cercando di insegnare ai volontari come si socializza un cucciolo, o come si dividono due cani che litigano. E’ anche utile, per carità. Ma resta il fatto che quei cani, lì, non ci dovrebbero essere.

10624919_10205440265594471_6593809667704233926_nResta il fatto che per cinquanta o cento persone a cui puoi spiegare la rava e la fava dell’amore e del rispetto – perché sono venute spontaneamente al corso, il che significa che una certa sensibilità verso gli animali già ce l’avevano – restano milioni di persone che in Italia, e nel 2014, pensano ancora che un cane “malriuscito” si possa tranquillamente buttare nel cassonetto dell’immondizia. E’ proprio da un cassonetto che arriva Luana, la rottweilerina – bellissima! – che abbiamo portato con noi e che ha già pronta un’adozione qui a Torino, come il suo compagno di kennel Gino che è stato addirittura accolto in aeroporto dai suoi nuovi umani: Luana è stata buttata via perché ha le zampine un po’ storte e qualcuno, evidentemente, non aveva nessuna intenzione di curargliele.
Meglio buttarla e aspettare che arrivi il camion a triturarla viva insieme agli altri rifiuti.
Luana è stata fortunata: l’hanno trovata e salvata.  Molti altri cuccioli non hanno avuto e non avranno la stessa fortuna… e sono assolutamente certa che l’essere sub-umano che ha gettato la cucciola in quel cassonetto non sia stato presente al nostro corso, né abbia mai partecipato ad alcuna iniziativa simile.
Per evitare che personaggi del genere (chiamarle “persone” è troppo) continuino a fare cose del genere, non basta il “meglio che niente”. Ci vuole molto, ma molto di più.

10354871_10205510288703090_2236956038734050390_nCi vuole la cultura cinofila nelle scuole, obbligatoria e continuativa, per creare nuove generazioni che conoscano il significato del rispetto; ci vuole l’intervento di istituzioni locali che possano disporre di cifre “reali” da destinare alla lotta al randagismo, e che non si trovino nella situazione di dire “ogni nostra entrata non può diventare un investimento, perché in realtà non si tratta mai di entrate, ma solo di riduzioni dei nostri debiti”; ci vogliono istituzioni nazionali che pensino ai problemi reali e non soltanto a come vincere le prossime elezioni facendo promesse che nessuno realizzerà mai.
Sì, è carino fare incontri, è carino salvare qualche cucciolo… ma è tutto “meglio che niente”, e credo che si potrebbe e dovrebbe andare un po’ oltre.
Non so quanti volontari ci siano in Italia: credo una marea.
Credo che se si mettessero tutti d’accordo e cominciassero a protestare tutti insieme verso i veri responsabili del randagismo, qualche risultato lo otterebbero: perché farebbero paura. Perché la politica si renderebbe conto che sono una vera forza e che rappresentano una fetta di elettorato da non sottovalutare.
Ma i volontari, per la maggior parte del tempo (quello che gli rimane dopo aver spalato cacche, accudito cuccioli, somministrato medicine e così via), si scannano tra loro; o se la prendono con gli allevatori. Sono sempre troppo impegnati nelle guerre tra poveri, per provare a combattere contro  chi potrebbe davvero cambiare qualcosa.
E così si rimane fermi al “meglio che niente”.
E io non capisco la gente – che non ci piacciono i crauti. Ma non capisco neppure la gente che si accontenta di continuare così, sentendosi (e spesso essendo) tanto eroica perché salva qualche cane, ma non trovando mai la forza di prendersela con chi i cani li mette ogni giorno nell‘evitabilissima condizione di aver bisogno di eroi.

L'articolo Io non capisco la gente – che non ci piacciono i crauti è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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