Ti presento il cane » Addestramento http://www.tipresentoilcane.com Cultura cinofila online Thu, 30 Oct 2014 04:58:12 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=439 C’è riporto e riportohttp://www.tipresentoilcane.com/2014/09/15/ce-riporto-riporto/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/09/15/ce-riporto-riporto/#comments Mon, 15 Sep 2014 04:43:18 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34181 di VALERIA ROSSI – No, il “cane da riporto” non è quello della foto a sinistra (l’avrete sicuramente già vista tutti, ma è carina e quindi ve la ripropongo, NdR): ma non  è neppure “solo” il cane da caccia che riporta la selvaggina, anche se è vero che esistono razze specializzate nel riporto e che ...

L'articolo C’è riporto e riporto è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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riporto1di VALERIA ROSSI – No, il “cane da riporto” non è quello della foto a sinistra (l’avrete sicuramente già vista tutti, ma è carina e quindi ve la ripropongo, NdR): ma non  è neppure “solo” il cane da caccia che riporta la selvaggina, anche se è vero che esistono razze specializzate nel riporto e che sono tutti cani da caccia (retrievers).
Però ci sono anche i cani da IPO, Obedience, Mondioring, lavoro in acqua… perché tutte queste discipline comprendono uno o più esercizi di riporto. E poi ci può essere il cane da compagnia, a cui nessuno darà mai un punteggio ma che, con il riporto, può divertirsi un sacco e far divertire il suo umano.
Qualche anno fa (nel 2011, precisamente) ho pubblicato su questo sito un articolo intolato “I fondamentali del riporto”, a sua volta tratto dal “Ti presento il cane” cartaceo e quindi ancor più datato. Non c’è nulla di  veramente “sbagliato” in quell’articolo (visto che non ho mai lavorato massacrando cani, non ho bisogno di rinnegare niente di ciò che ho fatto, né di ciò che ho scritto in passato): però oggi lavoro in modo ancora diverso sul riporto in obbedienza, quindi mi sembra giusto parlarne.
Inoltre vorrei fare una piccola panoramica su tutti i tipi di riporto esistenti, perché forse può essere interessante per chi non li conosce ancora tutti e perché, a seconda della disciplina, possono variare – anche se non di molto – anche i metodi di insegnamento.

riporto7Il riporto in UD
Su un noto sito “gentilista” ho letto questa descrizione dell’insegnamento del riporto:

In Utilità e Difesa (IPO), purtroppo esiste ancora oggi la diffusa convinzione che i riporti debbano essere “forzati” (anche detti “in obbedienza”, sic). In pratica al cane viene fatto provare dolore finché non capisce che l’unico modo per sottrarsi alla violenza è tenere l’oggetto in bocca. Il dolore viene usato anche per velocizzare il ritorno al conduttore, e per costringere il cane a una presa ferma. Il dolore viene provocato con soffocamento (collare a strangolo), collare a punte, collare elettrico, o picchiando il cane.

Mancano  solo le frusta, la mazza chiodata e magari la vergine di Norimberga, poi siamo al completo.
Per carità: è vero che esiste ancora qualche macellaio che insegna il riporto con metodi cruenti (e non certo solo in UD…): ma ormai si tratta davvero di mosche bianche e parlare di “diffusa convinzione” significa essere in perfetta malafede.
Anche noi, al Debù, insegnamo il riporto “in obbedienza”: questo perché il cane non deve confonderlo col riporto per gioco (nel quale è concesso masticare l’oggetto, tenerlo di traverso e farci qualsiasi cosa aggradi al cane… visto che è appunto un gioco) e deve invece imparare ad andare a prendere il riportello solo a comando, a tenerlo ben saldo, a non masticarlo e a cederlo al conduttore quando gli viene richiesto.
Per ottenere questo risultato iniziamo abituando inizialmente il cane (fin dai due mesi di vita, quando è possibile) a lasciarsi tenere il muso “chiuso” con le mani: “chiuso” significa che appoggiamo delicatamente una mano sopra e una sotto il muso, contiamo fino a tre, poi marchiamo con il “SI!”, lasciamo libero il muso e premiamo con un bocconcino.
Quando il cane ha ben chiaro che “subendo” pazientemente questo trattamento arriva il bocconcino, si allungano i tempi fino a dieci secondi circa.
Secondo step: il cane viene abituato, nello stesso modo, a farsi sollevare le labbra superiori (un po’ come si fa in expo per far vedere i denti al giudice). Anche qui si parte da due-tre secondi e si arriva circa a cinque (non serve allungare i tempi più di così).
Terzo step: si apre delicatamente la bocca al cane (per un secondo circa).
Quarto step: si inserisce, sempre con la massima delicatezza, un tubetto di PVC in bocca al cane, appoggiandolo subito dietro ai canini (importante: mai spingere l’oggetto troppo indietro, si dà fastidio al cane e si ottiene solo che la presa sia meno stabile).
Usiamo il PVC perché non è molto gradito al cane, che quindi non è invogliato a masticarlo.
Messo l’oggetto in bocca, teniamo ancora le mani intorno al muso del cane per qualche secondo: lui è già condizionato all’idea che se sta tranquillo arriverà il bocconcino, quindi non si ribella.

riporto5Con molta gradualità cominciamo a togliere prima una mano e poi l’altra, finché il cane non capisce che per avere il premio deve tenere l’oggetto in bocca per qualche secondo.
Il desiderio del premio fa sì che la sua attenzione sia tutta rivolta al conduttore (il cane deve già avere un buon ingaggio) e che il cane rimanga tranquillo e fermo in attesa, senza quasi accorgersi di avere qualcosa tra i denti.
Una volta ottenuta la presa, sempre molto gradualmente, inviteremo il cane prima a raccogliere l’oggetto da terra, poi ad andarlo a prendere a distanza molto ravvicinata, poi a distanza via via maggiore: nel frattempo si inseriscono i comandi “porta” e “lascia”, e il tubetto di PVC viene  sostituito con il riportello di legno.
In tutto questo, il cane viene “forzato”?
Be’, all’inizio indubbiamente sì: a nessun cane piace sentirsi tenere il muso, quindi lui non si diverte granché… però, nel giro di due-tre lezioni al massimo, capisce che se sopporta questa rottura di scatole per pochi secondi verrà premiato e quindi ci prende rapidamente gusto.
Molto, ma molto presto l’esercizio diventa divertente anche per lui… e di certo il cane non ha mai provato nessunissimo dolore: al massimo un po’ di fastidio, paragonabile alle prime volte in cui si mette il guinzaglio a un cucciolo.
Nel mio primo articolo avevo scritto che il riporto in obbedienza era da usarsi solo “in casi disperati”, quando non si riusciva ad ottenere lo stesso risultato attraverso il gioco: bene, ho cambiato idea.
Lavorando in questo modo con la mia cucciola mi sono resa conto che il momento di disagio è talmente breve, e viene così rapidamente sostituito dal desiderio di collaborare, che davvero non vale la pena di darsi cruccio.
Il segreto sta soltanto nel cominciare per gradi, tenendo prima il muso e sollevando le labbra prima di inserire l’oggetto: la maggiore gradualità rende l’esercizio meno antipatico per il cane e i risultati sono talmente superiori (in velocità di apprendimento e in precisione) a quelli che si ottengono col riporto per gioco che ritengo valga decisamente la pena di scegliere questa strada.

Differenze tra i riporti in alcune discipline

IPO: si utilizza sempre un riportello di legno, di peso variabile a seconda dei livelli di difficoltà (IPO1: 650 gr.; IPO2: 1 kg. IPO3: 2 kg. Questo per il riporto in piano. Per i salti con riporto i riportelli pesano sempre 650 gr.).
Sono previsti il riporto in piano, il salto con riporto e la palizzata con riporto.
Il cane deve ritornare con l’oggetto in posizione di seduto al fronte, lasciare l’oggetto a comando e poi assumere la posizione di base al piede.

riporto_mondioMONDIORING: si utilizzano gli oggetti più svariati (a inizio gara l’oggetto viene sorteggiato tra quelli inseriti in una lista che viene consegnata al giudice): l’unico limite è il peso, che non deve essere superiore a un chilo. Sono vietati gli oggetti in vetro e quelli di metallo. Il cane, tornando con l’oggetto da riportare, assume direttamente la posizione di base al piede.
I cani da Mondioring devono quindi essere abituati a riportare oggetti di qualsiasi forma e materiale, dal legno alla gomma alla plastica e così via.

riporto_obedOBEDIENCE: si utilizzano riportelli in legno nelle classi 1 e 2, di metallo in classe 3. I riportelli, sia in legno che in metallo, hanno un peso  proporzionale alla taglia del cane, comunque mai minore di 175 grammi né maggiore di 650.
In Obedience ci sono diversi esercizi di riporto: la tenuta di un oggetto personale del conduttore (sono esclusi i giocattoli), il riporto e il salto con riporto (solo in classe 2 e 3, simili a quelli dell’IPO), il riporto direttivo (solo in classe 3) e la discriminazione olfattiva. Tutti questi esercizi sono stati descritti in questo articolo di Nicola Giraudi, a cui vi rimando.

riporto10PROVE PER RETRIEVER:  i retriever, come dice il nome stesso, sono cani da caccia specializzati proprio nel riporto: ma chi non ama la caccia può ugualmente partecipare con il suo labrador, golden o flat a prove, dette “working test”, organizzate su terreni naturali, in cui vengono utilizzati soltanto gli speciali riportelli da retrieving, detti “dummies”, e non viene abbattuta alcuna selvaggina.
Gli esercizi differiscono di molto da quelli delle prove di UD e di Obedience, perché il cane dovrà cercare il riportello nascosto sul terreno anche a notevole distanza dal conduttore, oppure andarlo a prendere in acqua. Il riportello può essere anche lanciato lontanissimo con uno speciale fucile, il lancia-dummies (che a dire il vero sembra più un bazooka… e fa un botto bestiale: quindi i cani vanno abituati a sentirlo fin da cuccioli, in modo da non averne paura).
Nei working test vengono valutate abilità diverse da quelle che si richiedono in altre discipline: la steadiness (un misto di calma, attenzione, mancanza di eccessiva esuberanza o di stress), la game finding ability (la capacità di marking, ovvero di restare fermo e di guardare/memorizzare dove va a cadere la preda –  in questo caso il dummy – e la capacità di cerca con buon uso dell’olfatto), il will to please (ancora un misto di docilità, attenzione verso il conduttore, desiderio spontaneo di riportare) e così via.
Fondamentale la tender-mouth (“bocca morbida”), ovvero la capacità di afferrare l’oggetto con la massima delicatezza possibile (se si trattasse di un selvatico abbattuto, questo impedirebbe che venga rovinato durante il riporto).

LAVORO IN ACQUA: i cani da soccorso nautico devono saper riportare oggetti lanciati (in acqua) dal conduttore, ma anche manichini, figuranti in carne ed ossa (anche due alla volta), materassini, gommoni… inutile dire che per questi esercizi non basta una buona obbedienza, ma è indispensabile anche un’eccellente preparazione atletica perché alcuni riporti sono davvero faticosi e impegnativi dal punto di vista fisico.

riporto_acqua

 

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Le FAQ sui corsi per educatori/addestratorihttp://www.tipresentoilcane.com/2014/09/08/faq-sui-corsi-per-educatoriaddestratori/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/09/08/faq-sui-corsi-per-educatoriaddestratori/#comments Mon, 08 Sep 2014 06:44:45 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34068 di VALERIA ROSSI – Stamattina ho ri-linkato su FB un mio vecchio articolo su “come scegliere un buon corso” per educatore (o addestratore, se trattasi di corso ENCI): non ho granché da aggiungere a quanto scrissi tre anni fa sulle possibili scelte, quindi rimando a quell’articolo i millemila lettori che mi chiedono informazioni in merito ...

L'articolo Le FAQ sui corsi per educatori/addestratori è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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corsi4di VALERIA ROSSI – Stamattina ho ri-linkato su FB un mio vecchio articolo su “come scegliere un buon corso” per educatore (o addestratore, se trattasi di corso ENCI): non ho granché da aggiungere a quanto scrissi tre anni fa sulle possibili scelte, quindi rimando a quell’articolo i millemila lettori che mi chiedono informazioni in merito (tra le – tante – decine di email e messaggi che ricevo ogni giorno, la domanda  più frequente è proprio “vorrei fare un corso, cosa mi consigli?”).
Tre anni fa, però, non ero ancora tornata a lavorare con i cani e soprattutto non avevo ancora accettato di fare docenze ai suddetti corsi, se non sporadicissimamente. Adesso, invece, vengo spesso chiamata a tenere lezioni e il nostro stesso campo organizza corsi ENCI, quindi posso rispondere con maggiore cognizione di causa ad alcune FAQ sul tema che nell’articolo precedente non avevo trattato… e cercherò di farlo nel modo più onesto possibile, anche se forse non farò propriamente felice chi le ha poste.
Ecco le più frequenti:

diploma21) A fine corso, sarò davvero un cinofilo preparato?
Al di là del lapalissiano “dipende dal corso e dipende soprattutto dai docenti”… la risposta più sincera è sicuramente un bel, chiaro, nitido NI.
Alla fine di un corso, sempre che i docenti fossero bravi (perché ho visto e  sentito cose “che voi umani”… ) avrai sicuramente una buona preparazione teorica: che non soltanto non è da buttar via, ma che ritengo proprio indispensabile se vuoi cominciare a lavorare con i cani.
Dal punto di vista  pratico, però, avrai sicuramente più lacune che informazioni: e questo indipendentemente dal tipo di corso. Ce ne sono alcuni nei quali i cani non te li fanno neanche vedere, e lì mi sembra evidente che c’è poca speranza: ma anche dal nostro corso (così non offendo nessuno), per quanto ci sforziamo di fare molta pratica “vera” , e cioè di far lavorare i corsisti, non limitandoci a “far vedere” ma facendoli proprio “fare”, si esce con un livello di preparazione tecnica che equivale… alla A dell’ABC.
D’altro canto basta guardare cosa si “dovrebbe” diventare dopo un corso ENCI  (e cioè “addestratori per cani di utilità, compagnia, agility e sport”) e poi contare le ore di pratica previste (50) per capire che il risultato in realtà non è ottenibile. Neppure se ad insegnarti è il maggiore esperto cinofilo vivente.
Come ho già ripetuto fino alla nausea, personalmente trovo ridicola la distinzione tra “educatore” e “addestratore”, per il semplice motivo che se un cane non è educato non potrà mai essere addestrato ad alcunché (per fare un paragone umano, è come pensare di iscrivere all’università un ragazzino incapace di star fermo per due minuti di fila, che alza le mani ad ogni minima discussione e che, se incontra una coetanea di sesso opposto, per prima cosa le piazza una manata sul sedere).
Quindi appare evidente che prima di addestrare un cane bisognerà sempre saperlo educare (=insegnargli a vivere senza far danni – e senza subire continui stress – nella società umana)… e già questo richiederebbe ben più di 50 ore di pratica.
Poi ci sono tutte le tecniche addestrative (tantissime, alcune comuni ma altre molto diverse a seconda della disciplina), tutti gli strumenti da conoscere e da saper usare (perché, se li usi male, fai danni anche con quelli apparentemente più innocui  e “gentili”),  i rischi da evitare (non basta mica sapere come far superare al cane un ostacolo: bisogna anche imparare a farglielo saltare senza che si faccia male. E questo vale anche per tutto il resto)… e potrei andare avanti per duecento pagine con tutto ciò che si dovrebbe “saper fare”, ma che nessun docente al mondo potrà mai insegnarti in 50 ore. E neppure in 100.
Io che mi considero soprattutto addestratrice di cani da utilità (anche se al momento mi occupo più di educazione e rieducazione, perché è soprattutto questo che ti chiede la gente), ci ho messo tre anni di sbattimento, prima sui cani miei e poi su quelli di amici e parenti, prima di aprire un campo… cosa che ho fatto già con l’immane incoscienza tipica dei vent’anni. E per altri cinque-sei anni, nonostante mi considerassi il Dio in terra dell’addestramento, ho fatto una compilation di cavolate.
Forse non ho rovinato completamente nessun cane (anche perché ho sempre cercato prima di tutto di rispettarli), ma di sicuro i miei bei danni li ho fatti.
Davvero “bravina” lo sono diventata dopo una decina d’anni: e di cavolate, a volte, mi capita di farne ancora oggi che di anni ne sono passati quaranta e puzza.
Il tutto dedicandomi ad una disciplina: figuriamoci se avessi voluto insegnarne millemila.
D’altro canto è evidente che nessun corso potrà mai durare quarant’anni (ma neanche dieci, e neppure cinque): quindi, se la domanda “sarò un cinofilo preparato?” sottintende “potrò aprire un campo domani mattina?”, la risposta può essere solo  NO.
Se invece si pensa ad una generica cultura cinofila di base, allora la risposta è SI… sempre se i docenti sono bravi.

corsi22) C’è davvero la possibilità di portare a casa uno stipendio, con questo lavoro?
Qui rispondo un convintissimo “forse”.
Perché dipende da un’infinità di fattori che talora sfuggono anche alla logica.
Fino a pochi anni fa avrei risposto con decisione: “Sì, se sei bravo!” (il che presume sempre un bel po’ di tirocinio e di gavetta dopo il corso… ma chi ha davvero passione si rende conto anche da solo di averne bisogno, e quindi lo fa): oggi non ci si capisce più niente. E’ un dato di fatto che alcuni eminenti ignoranti in campo cinofilo sono diventati dei veri e propri “guru” che incassano centinaia di migliaia di euro all’anno, mentre addestratori davvero molto bravi, preparati e competenti… non dico che  fatichino a mettere insieme il pranzo con la cena (di solito ci riescono, e riescono anche a fare colazione e merenda), ma sono ben lontani da certi introiti.
Il fatto è che le persone oggi badano molto più all’apparenza che alla sostanza (ringraziamo vivamente certa TV e in generale certa informazione…), quindi, tanto per cominciare, più dell’effettiva competenza conta il carisma.
Conta il “nome noto”, conta il fatto di essere apparsi in TV (appunto…), conta l’aver scritto libri (anche se dentro ci hai messo una caterva di scemate, o se ti sei autoincensato per mille pagine senza dare nessuna nozione utile al lettore)… insomma, contano cose che fino a dieci anni fa erano lontanissime dal concetto di “cinofilia” dei vecchi tempi.
Non che “i vecchi tempi” fossero tutti rose e fiori: perché un tempo era considerato “bravo”(e quindi aveva valanghe di clienti)  l’addestratore che aveva vinto di più, punto e basta.
Devo confessare che oggi mi ritrovo quasi a rimpiangere quei tempi… durante i quali mi lamentavo e mugugnavo, ovviamente! Perché magari c’erano personaggi famosi che avevano vinto “bruciando” un cane all’anno, o comprando cani preparati da altri ed essendosi limitato a sfoggiarli in gara. Però  è anche vero che il panorama addestrativo, allora, era fatto solo di gente che con i cani ci stava. Che ci lavorava. Che – nel bene o nel male – ci si smazzava.
Oggi ci sono Guru che non hanno neppure un cane in casa; che sanno parlare benissimo (a volte facendo clamorose supercazzole che però, all’occhio del profano, sembrano la Verità infusa), ma non sanno tenere un guinzaglio in mano. Ci sono Guru che hanno paura di qualsiasi cane superiore ai dieci chili.
Per questo, oggi, posso sempre rispondere alla domanda con un “Sì, se sei bravo”… ma non più, come un tempo, sottintendendo “bravo a lavorare con i cani”.
Oggi conta di più essere bravi a comunicare, a convincere e talvolta anche ad intortare clamorosamente gli umani.

diploma33) Posso fare il corso anche se non ho ancora un cane?
Sembra strano, ma questa domanda mi viene rivolta spessissimo. E a me verrebbe da rispondere “Ma tu ti iscriveresti a un corso di cucina senza aver mai preparato nemmeno un uovo sodo? E a un corso di giardinaggio senza aver mai avuto neppure una piantina in casa?”.
Solo che, ancora una volta, la logica si scontra con la realtà dei fatti: perché moltissimi corsi accettano anche allievi senza cane e perché (vedi sopra) ci sono perfino i Guru senza cane.
La mia personale opinione resta che, se non hai mai avuto un cane, potrai farti una buona preparazione teorica ma non riuscirai ad avere neppure quell’infarinatura pratica di cui abbiamo parlato al punto 1: perché noi, per esempio, durante il corso mostriamo il “come si fa” e lo facciamo anche provare (“prestando” anche il cane a chi non ce l’ha)… ma quando hai una trentina di corsisti a cui insegnare, è evidente che non puoi passare tutto il week end al fianco di ognuno di loro.
Ad ognuno si dedicano dei minuti: il tempo di accertarsi che abbiano capito il concetto, che siano in grado di muoversi e coordinarsi nel modo giusto… ma siccome sono sempre cose che hanno appena imparato, non si può pretendere che le assimilino alla perfezione fin dal primo giorno.
Quello che ci aspettiamo è che, una volta tornati a casa, si mettano lì a provare e riprovare col proprio cane, fino ad acquisire disinvoltura e buona manualità. Ma se il cane non c’è?
E’ un po’ come andare solo a scuola guida e non provare mai a guidare al di fuori delle lezioni: anche se riesci a passare l’esame, è altamente probabile che due giorni dopo aver preso la patente ti pianti contro il primo muro che trovi.

corsi14) E’ vero che il mercato è ormai saturo?
Che il mercato fosse saturo io lo pensavo già cinque o sei anni fa: e ovviamente continuo a pensarlo, perché davvero “ci sono più educatori cinofili che cani”, come scrissi in un vecchio articolo.
Però, se c’è indubbiamente un’overdose di persone col diplomino da educatore/addestratore/istruttore eccetera, direi che non c’è ancora una vera saturazione di campi  e centri cinofili: anche perché moltissime persone, a corso ultimato, o non provano neppure ad aprirne uno (molti si iscrivono solo per capire meglio il proprio cane e per avere un miglior rapporto con lui), oppure provano, ma rinunciano appena incontrano le prime difficoltà (di solito appena scoprono che il cliente medio non è la Sciuramaria tutta tenera col suo cucciolotto di due mesi, ma il Cuggino col rottweiler mordace che non solo pretende che glielo metti a posto in due giorni, ma ti contesta anche qualsiasi cosa tu gli suggerisca di fare, perché è convinto di saperne più di te: e infatti ha rovinato il suo cane, ma secondo lui è colpa del cane).
Insomma, di spazi liberi ce ne sono ancora: sia per i bravi che – ahimé – per i furbi (vedi punto 2).
Personalmente continuo a nutrire la speranza che i furbi dovrebbero avere vita breve e che a lungo andare dovrebbero sopravvivere solo i bravi: la realtà dei fatti mi sta dando torto marcio, visto che alcuni furbi si sono costruiti  veri e propri imperi cinofili… ma la speranza è l’ultima a morire.
C’è comunque da dire che i “bravi ad essere furbi, pur non capendo una mazza di cani” non sono poi così numerosi. E un po’ di onore al merito, in fondo, gli va pure riconosciuto: io ho sempre detto che, se non avesse esagerato andandosi ad approfittare della disperazione della gente, avrei provato una certa ammirazione anche per Wanna Marchi… perché i truffatori, in qualcosa,  indubbiamente bravi lo sono.
Certamente mi fa molta rabbia che le truffe vengano perpetrate sulle pelle dei cani (perché gli umani se le cercano, ma  i cani sono vittime innocenti): ma se il mondo è questo, non possiamo far finta che sia diverso.
Quindi, alla domanda, rispondo: c’è ancora posto per chi sappia davvero lavorare con i cani (e questo ci sarà sempre) e c’è ancora posto per chi sa lavorare con il cervello delle persone, manipolandolo per i propri comodi (e questo spero che ci sia per poco: ma in questo momento storico, indubbiamente, c’è).
Dopodiché posso solo sperare che chi mi legge appartenga – o sogni di appartenere – alla prima categoria e non alla seconda.
Se invece non sei né bravo, né furbo… allora no, posto per te non ce n’è più: i mediocri potevano barcamenarsi in questo mondo fino a qualche annetto fa, ma oggi sono destinati al fallimento.

diploma15) Non sono un “addetto ai lavori”, non conosco ancora a fondo il mondo della cinofilia: come faccio a sapere se i docenti sono bravi?
Bella domanda, a cui non so dare una vera e propria risposta. Mi verrebbe da dire “fai come ai vecchi tempi, cerca di leggere il loro curriculum e di capire se hanno brillato almeno in qualche disciplina”… ma resta sempre la possibilità che abbiano “vinto senza convincere” (almeno, senza convincere chi vorrebbe solo addestratori che amano e rispettano davvero i cani).
Però, se ci pensiamo bene… questo è un problema che vale un po’ in tutti campi: dopotutto, anche quando ci iscriviamo all’università non è che possiamo conoscere vita, morte e miracoli di tutti i prof. E non è neppure che titoli accademici e/o risultati ottenuti nella vita (in qualsiasi campo) siano sinonimi di reale bravura, né tantomeno di reale capacità di insegnamento (ci sono sia addestratori, sia professori che ritengo davvero eccelsi nel proprio campo lavorativo, ma che non sono assolutamente in grado di trasmettere alcunché ai loro allievi. Per i prof questo non vale, visto che almeno una laurea devono averla… ma tra gli addestratori c’è anche gente che fatica ad esprimersi in italiano corretto (eppure con i cani sono spettacolarmente bravi).
E’ un grosso scoglio, questo, che si può superare solo chiedendo in giro, parlando con chi magari ha già seguito un corso con quelle stesse persone in passato, insomma cercando di capire e di informarsi anziché “comprare a scatola chiusa”.
I curricula, quando ci sono, leggiamoli attentamente (e se non ci sono, chiediamoci perché), cercando anche di capire di cosa parlino in realtà, perché mi è capitato di leggerne alcuni chilometrici che però, stringi stringi, dicevano solo che il signor X aveva partecipato a millemila corsi, stage, seminari e affini… ma cosa sapesse fare effettivamente con i cani, non era dato di saperlo.
Rispetto all’università, in cinofilia c’è di buono che abbiamo sicuramente più scelta, vista l’overdose di corsi disponibili: in più è abbastanza facile, grazie a Internet, poter comunicare anche con persone che li hanno seguiti in passato e he possono darci un’idea della loro validità. Per il resto, ahimé, bisogna sperare anche un po’ nella buona sorte: proprio come quando ci si iscrive ad una qualsiasi facoltà.

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Il lavoro con il padhttp://www.tipresentoilcane.com/2014/09/02/pad/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/09/02/pad/#comments Tue, 02 Sep 2014 06:03:26 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33956 di VALERIA ROSSI – Dopo aver mostrato, nell’ultimo “caro Diario”, la foto di Samba che esegue il “tocca” sul pad, sono stata subissata di domande sull’uso di questo strumento. Provo a rispondere, anche se è sempre difficile spiegare solo a parole i lavori tecnici, senza poterli mostrare.  In ogni caso… proviamo! a) che cos’è il ...

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pad_sambadi VALERIA ROSSI – Dopo aver mostrato, nell’ultimo “caro Diario”, la foto di Samba che esegue il “tocca” sul pad, sono stata subissata di domande sull’uso di questo strumento. Provo a rispondere, anche se è sempre difficile spiegare solo a parole i lavori tecnici, senza poterli mostrare.  In ogni caso… proviamo!

a) che cos’è il pad?
E’ un oggetto leggermente rialzato rispetto al terreno. Può andare bene un semplice sottovaso (per i cani piccoli: quelli grandi lo sfondano!), un’insalatiera di plastica, un pezzo di gomma, un pezzo di legno…
Per alcuni esercizi deve dimensioni limitate (un palmo o poco più di larghezza), per altri si utilizzano “tappetini” lunghi più o meno quanto il cane.
Per alcuni esercizi dev’essere per forza rotondo, perché il cane deve girarci sopra: per altri va bene anche quadrato o rettangolare.

pad_yurib) come funziona?
Il pad dev’essere toccato con gli anteriori: più precisamente, il cane deve salirci sopra con gli anteriori. Il comando relativo è proprio “tocca” (o “touch”).
Per ottenerlo si accompagna il cane (in luring, quindi col bocconcino tenuto nel palmo della mano e il cane con il naso che spinge verso il palmo) verso il pad e lo si invita a salirci sopra dicendogli “tocca”. Appena il cane ha eseguito (ed esegue sempre, se lo conduciamo nel modo corretto, anche se non sa ancora quello che sta facendo), gli si concede il bocconcino: l’apprendimento è velocissimo.
Lo scopo è quello di “localizzare” la posizione del cane in un punto preciso e ben riconoscibile.
Dopo il “tocca”, infatti, si insegnerà al cane il “resta” (il pad è utilissimo anche per l’insegnamento del “resta” stesso, se gli abbiamo insegnato a mantenere una posizione, perché lui rimarrà fermo più facilmente se capisce che desideriamo che rimanga con le zampe sul tappetino); poi si insegnerà il “tocca” da lontano; poi si invierà il cane da un pad all’altro… e in questo modo si getteranno le basi per diversi esercizi che vengono resi molto più semplici dall’uso del pad.

c) per quali esercizi serve?
– per il “resta” (vedi sopra);
– per la curva a sinistra nella condotta formale (il cane dovrà imparare a girare in tondo sul pad tenendo le zampe anteriori ferme: questo lo aiuterà moltissimo ad imparare a girare a sinistra in condotta, dove solitamente succede che il cane o venga “investito” dalle nostre gambe, oppure si ritrovi troppo indietro o troppo avanti… semplicemente perché non è abituato a girare facendo perno sugli anteriori);

pad_yuma_seq
pad_hilton- per tutti i tipi di salto. Si mettono due pad a distanza di 4-5 passi l’uno dall’altro, si dà il “tocca” sul primo e poi, restando al fianco del cane, si dà un secondo “tocca!” inviandolo sull’altro pad.
Il cane deve aver già imparato il “tocca” a distanza: cosa che si fa sempre inviandolo dall’uno all’altro e premiandolo quando raggiunge il secondo.
Inserendo progressivamente tra i due pad prima una semplice barriera a terra, poi un ostacolino di pochi centimetri, il cane impara a saltare per raggiungere il secondo pad – e quindi il premio! – quasi senza accorgersene.
Solo quando il cane sarà completamente sviluppato fisicamente si potrà alzare progressivamente l’ostacolo (e lui non ci farà neppure caso): ma nel frattempo avrà imparato tutto il pattern comportamentale del salto, cosa che si può fare a partire dai due mesi di vita: insomma, il cane impara tutte le sequenze di un esercizio anche se non è ancora fisicamente in grado di svolgerlo: e appena diventa possibile farglielo fare, perché ha terminato lo sviluppo… lui lo conosce già!
– per l’invio in avanti. Anche in questo caso il cane deve conoscere il “tocca” a distanza, che si insegna mooolto progressivamente, proprio un passetto alla volta.
Una volta acquisito il comportamento, il cane si precipiterà in avanti anche verso un pad… che in gara non ci sarà più, ma che troverà sempre in allenamento e sul quale gli si chiederà di mettersi a terra. In gara, quando sentirà il “terra”, il cane andrà in posizione anche senza aver trovato il pad da toccare perché sarà ormai condizionato a mettercisi quando sente l’ordine. Ho sperimentato personalmente che l’invio in avanti costruito così è più divertente ed immensamente più rapido di quello fatto col giocattolo (che utilizzavo precedentemente);
– per altri esercizi (per es. rifiuto dell’esca o la difesa dell’oggetto) il pad non è così fondamentale, ma è un ottimo ausilio in più perché aiuta il cane a mantenere una certa posizione spaziale.

Mi rendo conto che non sarà tutto chiarissimo… ma i lavori tecnici sono: a) sempre piuttosto lunghi e complessi da costruire; b) molto dipendenti dalle reazioni del singolo soggetto (dipendono dall’età, dalle dimensioni, dalla docilità e da un sacco di altri fattori): quindi sarebbe proprio impossibile descrivere gli esercizi in modo completo e che “vada bene per tutti”.
Per questo mi sono limitata a darvi un’idea di cosa sia il lavoro sul pad: per saperne di più non resta che andare a vedere “dal vivo” su un campo in cui se ne faccia uso!

L'articolo Il lavoro con il pad è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte secondahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/22/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza-parte-seconda/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/22/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza-parte-seconda/#comments Fri, 22 Aug 2014 05:36:50 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33648 di VALERIA ROSSI – Nella prima parte di questo articolo abbiamo spiegato come motivare ed ingaggiare il cane: stavolta vedremo come utilizzare i marker, ovvero quei segnali (vocali o meccanici) che “fotografano” il momento in cui il  cane ha fatto la cosa giusta (o quella sbagliata). Supponiamo di utilizzare i marker vocali SI, NO e ...

L'articolo Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte seconda è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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bene_pad2di VALERIA ROSSI – Nella prima parte di questo articolo abbiamo spiegato come motivare ed ingaggiare il cane: stavolta vedremo come utilizzare i marker, ovvero quei segnali (vocali o meccanici) che “fotografano” il momento in cui il  cane ha fatto la cosa giusta (o quella sbagliata).
Supponiamo di utilizzare i marker vocali SI, NO e BENE (il SI può essere sostituito dal CLIC-CLAC del clicker, per chi ne fa uso: gli altri due non possono essere realizzati col clicker).
In realtà ognuno può scegliere le parole che preferisce (YES, BRAVO, OKAY per quelli positivi,  AH-AH per quello negativo, e così via). Qualsiasi parolina va bene, purché sia breve (dovendo il marker “fotografare” un istante brevissimo, sarebbe quantomeno difficile che il cane capisse quale momento intendiamo marcare se gli dicessimo “bravissimo, amore della mamma, hai fatto proprio bene”.
Qual è il significato dei tre marker vocali?
“SI” significa: “okay, perfetto, hai fatto proprio quello che volevo! L’esercizio è finito”
“BENE” significa: “bravissimo, hai fatto proprio quello che volevo: però continua a farlo” (ovvero: mantieni questa posizione a lungo)
“NO”  significa: “mi dispiace, hai sbagliato, se vuoi il premio devi riprovare”.
Forse il concetto più difficile da capire è quello del “NO”, che si tende spesso a considerare come una “sgridata”: ma non è affatto così e non deve essere inteso così.
Se si usa il marker NO, per sgridare/correggere/distrarre il cane bisogna fare ricorso a  una parola diversa (io, per esempio, uso il NO come distrazione: quindi come marker utilizzo NONO, che per il cane ha un suono – e quindi un significato – tutto diverso).
Ma in che modo possiamo comunicare il nostro messaggio al cane?
Con l’uso del premio, che verrà somministrato in modi diversi a seconda del marker.
SI, come abbiamo visto, significa “bravo, hai fatto la cosa giusta, non ti chiedo nient’altro”: quindi, dopo aver marcato con il SI, faremo un passo indietro e chiederemo al cane di venirsi a prendere il premio (come abbiamo visto nella prima parte, il movimento motiva il cane, ovvero lo spinge all’azione).

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BENE significa invece: “Hai fatto la cosa giusta, ma devi continuare a farla” (per esempio:  devi restare seduto, devi restare a terra). In questo caso saremo noi a porgere il premio al cane.

bene_seq
Mentre il SI è unico e liberatorio, il BENE potremo ripeterlo più volte (e ogni volta sarà seguito dal premio), ottenendo così che il cane mantenga a lungo la posizione richiesta.
E il NO?
Il NO, ovviamente, non sarà seguito da alcun premio (visto che il cane ha sbagliato): ma lui non deve sentirsi redarguito, né tantomeno punito. Il NO è semplicemente l’indicazione, il segnale che “non ha fatto quello che volevamo”.
Lo si deve dare in tono tranquillissimo, senza sbraitare e senza neppure apparire contrariati: il premio non arriva, tutto qua.
E il cane non pensa “Oddio, ho sbagliato, adesso chissà cosa mi succede!”, ma pensa: “Mannaggia, non ci ho azzeccato: aspetta che riprovo”.
C’è evidentemente un’enorme differenza tra le due cose: perché nel primo caso il cane finirebbe per obbedire per evitare una punizione (evitamento-fuga), mentre nel secondo caso obbedirà per collaborare al meglio con noi, perché vuole ottenere il premio e si impegna per averlo, rimanendo sempre in uno stato d’animo allegro e positivo.

siL’uso dei marker facilita moltissimo il lavoro perché facilita la comprensione da parte del cane.
In tempi molto brevi gli diventa chiarissimo ciò che desideriamo da lui, senza possibili fraintendimenti: e per il cane, ricordiamolo, la chiarezza è importantissima. Lui non capisce la nostra lingua, e per arrivare a capire almeno le parole-chiave che ci servono per lavorare con lui deve abbinarle a concetti semplici:
“SI” = ho fatto giusto, che bello! Adesso arriva il premio.
“BENE” = ho fatto giusto, ma per avere il premio devo continuare a farlo;
“NO” = uffa, non era questo che l’umano voleva, non arriva nessun premio (e allora proviamo in un altro modo).
L’uso dei marker facilita la comunicazione, una buona comunicazione migliora motivazione ed ingaggio, motivazione ed ingaggio fanno sì che il cane non si fissi sul premio, ma semmai sul conduttore… anche se, lo ripeto, “fissarsi” in questo caso non è il termine giusto, perché il cane deve essere felice di collaborare, ma non morbosamente fissato né sul lavoro, né sull’umano.
Come ottenere che il cane non diventi morboso?
Facendolo lavorare anche con altre persone, per esempio: ma soprattutto alternando i momenti di gioco con quelli di  svago o semplicemente di “libertà”. Momenti nei quali gli si chiederà soltanto di “fare il cane”, divertendosi come preferisce, o riposandosi, o andando in esplorazione e così via.
Non è giusto costringere (neppure con premi e giochi a gogò) il cane a restare sempre e solo “su di noi”: noi siamo i suoi partner, non persone a cui sentirsi legato da una doppia catena.
Faccio un esempio moooolto antropomorfico, ma credo esplicativo: se voi avete un fidanzato (o una fidanzata) e lo/la obbligate a restarvi sempre, sempre, sempre accanto, senza permettergli/le di avere anche una vita sua, prima o poi lui/lei si stuferà.
Non è granché importante (ai fini del risultato) che voi gli/le imponiate di stare sempre con voi con minacce e botte o con lusinghe e regali: si stancherà comunque (anche se quello/a blandito/a con lusinghe e regali probabilmente ci metterà più tempo a mandarvi al diavolo), perché nessuno è fatto per restare costantemente legato a doppio filo a qualcun altro. Ogni umano, ed anche ogni cane, ha bisogno di momenti solo suoi, nei quali esprimersi, sfogarsi, essere libero.

sambamichellePer questo sono personalmente contrarissima al concetto di tenere il cane sempre e solo in box fino al momento in cui lavoreremo insieme; o a quello di non farlo mai giocare con gli altri cani.
E’ vero, anzi verissimo che gli altri cani saranno sempre più interessanti di noi: fosse solo per il fatto che con noi è impossibile giocare a rincorrersi (andiamo troppo piano) o a mordersi (ci facciamo subito male) in modo davvero divertente. Però un cane che ha giocato con i suoi simili, quando verrà chiamato a lavorare, avrà la mente più serena: non avrà accumulato tensione e noia, anzi si sarà liberato dallo stress. E lavorerà con più piacere. Sì, è vero che potrà essere stanco (per questo è bene non farlo giocare  troppo prima di esercizi fisicamente impegnativi, come salti o attacchi): ma anch’io mi stanco (come una bestia!) giocando a tennis, eppure scrivo molto più volentieri dopo una partita che dopo aver dormito. E non solo lavoro più volentieri: mi vengono anche più idee (buone o cattive che siano!), perché ho la testa libera e sgombra.
Una possibile difficoltà, con il cane, starà nel convincerlo a smettere di giocare con i suoi simili e a concentrarsi sul lavoro: ma se siamo capaci di rendere questo lavoro divertente, anche se non potrà mai esserlo come il gioco tra cani, lui farà volentieri cambio per lo stesso motivo di cui sopra.
Perché è qualcosa di diverso e di nuovo.
Perché anche il gioco più bello del mondo, facendo sempre e solo quello, dopo un po’ viene a noia e quindi si cerca qualcos’altro.
Restando al mio esempio personale, io adoro giocare a tennis: ma ammesso e non concesso che riuscissi a farlo per cinque ore di fila senza morire prima d’infarto, credo proprio che a quel punto cercherei un’alternativa qualsiasi… fosse anche solo il sedermi davanti alla TV a guardare un film.
Se  qualcuno, “da zero”, mi proponesse le due alternative (tennis o cinema?), non avrei il miimo dubbio e sceglierei il tennis: ma dopo aver giocato una lunga partita preferisco il film… e non solo perché sono scoppiata fisicamente!
Il segreto, col cane, sta nel concedergli quel tanto di libertà che gli permetta di non stufarsi di noi e contemporaneamente di proporgli il lavoro quando lui desidera già fare qualcosa di diverso da quello che stava facendo in libertà: detto così sembra facilissimo, metterlo in pratica lo è un po’ meno… ma ci si può riuscire.
E se ci si riesce si avrà sempre un cane entusiasta di lavorare al nostro fianco, senza costrizioni e senza “dipendenze” di sorta, ma con una netta predilizione per lo “stare con noi e fare cose con noi”: che è, a mio avviso, il miglior rapporto a cui si possa aspirare.

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Ingaggio e motivazione vs pallinodipendenza – parte primahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/08/21/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/21/ingaggio-motivazione-vs-pallinodipendenza/#comments Thu, 21 Aug 2014 06:39:21 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33543 di VALERIA ROSSI – Reduce dal week end di Ferragosto passato a fare formazione al Debù (dobbiamo tenerci sempre aggiornati e scambiarci informazioni, quindi anche le nostre feste sono cinofile: e il bello è che ci piace! Non siamo normali, no…), trovo – come quasi ogni giorno, peraltro – diversi messaggi di persone che lamentano ...

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motivazione5di VALERIA ROSSI – Reduce dal week end di Ferragosto passato a fare formazione al Debù (dobbiamo tenerci sempre aggiornati e scambiarci informazioni, quindi anche le nostre feste sono cinofile: e il bello è che ci piace! Non siamo normali, no…), trovo – come quasi ogni giorno, peraltro – diversi messaggi di persone che lamentano l’eccessivo interesse del cane, quando non addirittura l’ossessione morbosa,  per la pallina o per qualsiasi altro strumento che venga usato per richiamare la sua attenzione in addestramento.
Si comincia interessandolo a un gioco e ci si ritrova col cane fissato su quel gioco, che non vuole altro e non chiede altro nella vita: al che, ovviamente, diventa difficile ottenere una vera collaborazione anziché un’esecuzione frettolosa degli esercizi, fatta “con la testa altrove” (ovvero, fatta solo per ottenere la dannatissima pallina).
Siccome proprio allo stage di Ferragosto ne abbiamo parlato a lungo, approfitto della recente “rinfrescata” di concetti per provare a diffondere qualche informazione su come “non” creare un cane pallinodipendente, ma semmai un cane “dipendente” dal conduttore. Tra virgolette, ovvio, perché in questo caso non si tratta di un’ossessione ma di una scelta consapevole, o se preferite “cognitiva”.
Insomma, il cane sta “su di noi”, ci sta accanto e ci tiene costantemente d’occhio, non perché sia stato condizionato (o peggio ancora, obbligato a farlo): ma perché, ragionandoci sopra e valutando a modo suo tutti i pro e i contro, ha deciso che starci vicino è la cosa più interessante e piacevole del mondo.
Il problema (mio) sta nel fatto che un conto è far vedere come si può ottenere questo risultato e un altro è provare a farlo capire solo per iscritto. Comunque, ci provo.
Punto primo: senza i fondamentali non si va da nessuna parte, in nessuno sport.
E non si vede perché negli sport cinofili dovrebbe andare diversamente.
Ma quali sono i fondamentali, in cinofila?  Forse seduto-terra-resta-richiamo?
NO! Queste sono tutte cose che non si devono neppure iniziare ad insegnare se prima non ci sono i veri fondamentali, e cioè ingaggio e motivazione, che unitamente ai marker (per chi ne fa uso: noi sì) costruiscono la comunicazione.
“Ah, ecco!”, penserà qualcuno a questo punto.
E qui apro una parentersi per spiegare cosa intendo io con “ah, ecco”: perché per me queste due paroline hanno un significato particolare che da anni mi riporta al racconto di un amico, istruttore di scuola guida.
“Tu stai seduto accanto all’allievo – mi spiegava –  e gli spieghi la funzione di frizione, acceleratore, freno: dopodiché quello parte e punta dritto contro un muro a sessanta all’ora. Tu inchiodi usando i doppi comandi, gli dici: “No, quello era l’acceleratore, il freno è quello in mezzo”, lui ti guarda con un bel sorriso e ti risponde “Ah, ecco”. Che significa: “Non ho capito un cazzo, però non mi sembrava carino dirtelo”.
Da quando ho sentito questo racconto (che comprendeva altri episodi spassosi, ma qui l’ho fatta corta perché non c’entra nulla coi cani), l'”ah, ecco” è entrato nel mio lessico familiare, proprio con quel significato lì.
E il bello è che l’ho riscontrato spesso anche sul campo, dopo una lunga spiegazione di come si esegue un esercizio. Quando sento dire “Ah, ecco”, penso “Merda, non sono riuscita a spiegarmi”. E puntualmente arriva la verifica.
Chiusa parentesi… prima che tutti quanti pensiate “ah, ecco”, vediamo un po’ cosa diavolo sono ingaggio, motivazione e marker.

motivazione2Motivazione, tecnicamente, significa “predisposizione  all’azione: atteggiamento che dipende sia da stimoli interni (fame, sete, pulsione sessuale…), sia dalla percezione di “stimoli chiave” ambientali che scatenano una risposta adattativa”.
Insomma, un cane è motivato quando desidera “mettersi in moto” per fare qualcosa; ma questo non ci basta, perché il cane deve aver voglia soprattutto di fare qualcosa con noi… e questo è ciò che in cinofilia viene chiamato “ingaggio”.
Non può esserci, quindi, ingaggio senza motivazione: mentre è molto, ma molto comune che esista una forte motivazione senza ingaggio.
Esempi pratici:
a) il cane è eccitato perché ha visto un pallone: ci gira intorno allegramente, ci guarda, guarda il pallone, ci propone di fare qualcosa insieme (“Guarda, c’è un pallone! Giochiamo!”).  Ci sono motivazione ed ingaggio;
b) il cane è eccitato perché ha visto un gatto: parte all’inseguimento per conto suo e se ne infischia allegramente di noi e pure del nostro richiamo. In questo caso c’è una fortissima motivazione, ma non c’è alcun ingaggio.
La differenza tra un cane che lavora bene con la pallina e un cane pallinodipendente è esattamente questa: il primo (motivato e ingaggiato) vuole che giochiamo insieme con la pallina; il secondo (motivato, ma non ingaggiato) vuole la pallina e basta. Noi siamo un optional, o meglio siamo esclusivamente dei “lanciatori” (così come, se si lavorasse col cibo, ci considererebbe dei camerieri).
Si parla tanto di cani “sfruttati e strumentalizzati” dall’addestramento… ma quelli che io vedo arrivare sul campo quasi quotidianamente sono umani sfruttati e strumentalizzati dal cane.
Non “capi” (ah, ah!), ma nemmeno partner:  semplici dispenser di cibo o gioco.
E’ evidente che con un rapporto di questo tipo non si va da nessuna parte, in nessuna disciplina.

motivazione1Ma questo benedetto ingaggio, come si costruisce?
Inizialmente con due cose che il cane ama moltissimo: il cibo (questo lo sanno tutti…) e il movimento, che viene invece tragicamente sottovalutato da quasi tutti gli umani, quando si apprestano a lavorare con il proprio cane.
Eppure basterebbe guardare un gruppetto di cani che giocano tra loro per capire la fondamentale importanza del “muovere i ciapet”, se vogliamo interessarlo a noi.
Osservatelo, un gruppo di cani: il primo che si ferma viene immediatamente ignorato dagli altri. Il primo che comincia a correre viene inseguito da tutti.
Quando un cane vuole invitarne un altro al gioco, cosa fa?
Subito dopo il classico “inchino” (che è l’equivalente canino della domanda: “Vuoi giocare con me?”)… parte immancabilmente di corsa.
Il cane è un predatore: è assolutamente normale che il movimento lo attivi, perché se così non fosse, in natura, morirebbe di fame.
Perfino la sua vista è programmata per seguire meglio gli oggetti in movimento che quelli fermi:  questo lo sanno perfino i conigli, che vedendo un cane a distanza si immobilizzano nella speranza di non essere visti.
Perché noi sottovalutiamo questo aspetto tanto importante della caninità? Forse perché ormai, quando pensiamo “cibo del cane”, noi pensiamo a una ciotola: ma lui no. Lui si ricorda ancora del suo retaggio lupino… e quando vede qualcosa che si muove, quel “qualcosa” accende immediatamente il suo interesse.

beep_beep_wileLa Bisturi, la cui foto potrebbe essere messa su qualsiasi dizionario per illustrare la definizione di “culo pesante”, se le parte davanti una minilepre o uno scoiattolo diventa come Beep Beep: non le distingui più le zampe, vedi solo una macchia unica che va a cinquemila all’ora.
Non ne ha mai acchiappato nessuno in vita sua, ma è indubbio che la sua motivazione va a mille.
Invece noi, quando chiamiamo il nostro cane, solitamente restiamo immobili come pali nella vigna: “Pippo, vieni!”, lì belli impalati.
E quando (se) Pippo arriva (solitamente con caaaaalma e con la faccia un po’ scazzata): “Braaaaavo, toh!”, bocconcino.
Dopodiché Pippo prende il bocconcino e se va immediatamente per gli affari suoi: ha fatto il compitino, ha preso il premietto, fine.
Adesso ha altro da fare.
Hanno sempre altro da fare perfino i cani golosi o affamati: figuriamoci quelli che hanno la pancia piena, o che già di loro non provano poi tutto ‘sto entusiasmo per wurstel o Frolic.
Provate invece a dire: “Pippo, vieni!” correndo all’indietro, o saltellando, o facendo entrambe le cose: vi accorgerete subito che Pippo arriva con tutt’altro sguardo. Invece del fumetto sulla testa con scritto: “Uffa, che vuoi?”, gliene compare uno che dice: “Ehi, mi stai invitando a fare qualcosa di divertente?”

motivazione6Ecco, di base il concetto dell’ingaggio è proprio questo: poi ci sono le parti più tecniche, come la variabilità del premio (quello variabile, in quantità e durata, è più efficace di quello standardizzato) o l’alternanza tra movimento e staticità (se corriamo, poi ci fermiamo, poi riprendiamo a muoverci, nel momento in cui stiamo fermi il cane resterà con l’attenzione fissa su di noi, a chiedersi “adesso cosa farà?”, anziché andarsene per i fatti suoi: perché siamo diventati interessanti ai suoi occhi).
Ci sono i giochini motivanti, ci sono i movimenti corretti e quelli meno corretti (per esempio: bisogna sempre muoversi in direzione opposta a quella del cane)… ma tutto questo è davvero impossibile spiegarlo solo a parole.
Per adesso spero di essere riuscita almeno a far capire quanta importanza abbia il movimento per la motivazione e per l’ingaggio del cane: che sono proprio i fondamentali non soltanto dell’addestramento, ma anche dell’educazione di base.
Sono ciò che permette di creare un rapporto tra cane e conduttore, e non tra cane e cibo, o cane e pallina.
E se è parzialmente vero che cibo e giocattoli sono “esche”, è anche vero che non devono rappresentare il fine, ma un semplice (e transitorio) tramite per arrivare al vero scopo che deve assolutamente avere il cane, ovvero quello di fare cose divertenti con noi.
Se si ottiene questo risultato, non avremo più alcuna pallinodipendenza: e per ottenere questo risultato non è indispensabile, ma è sicuramente utilissimo usare i marker.
Che cosa sono e a cosa servono l’ho già spiegato in un altro articolo, al quale vi rimando: nella seconda parte di questo, invece, vedremo come si possono usare praticamente per contribuire a creare motivazione, ingaggio e comunicazione.

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Una lettera emblematicahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/07/25/lettera-emblematica/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/07/25/lettera-emblematica/#comments Fri, 25 Jul 2014 06:39:50 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33101 di VALERIA ROSSI – Accade abbastanza spesso che i lettori, per chiedermi un consiglio, mi scrivano lettere lunghissime in cui mi raccontano la storia del loro cane dalla A alla Z.  Non mi dispiace affatto leggerle, anzi… le storie di cani per me sono sempre interessanti: ma quando il tempo è poco, a volte capita ...

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emblem3di VALERIA ROSSI – Accade abbastanza spesso che i lettori, per chiedermi un consiglio, mi scrivano lettere lunghissime in cui mi raccontano la storia del loro cane dalla A alla Z.  Non mi dispiace affatto leggerle, anzi… le storie di cani per me sono sempre interessanti: ma quando il tempo è poco, a volte capita che lasci “indietro” le lettere più lunghe e che risponda dopo qualche giorno.
Faccio un’eccezione quando mi accorgo che si sta parlando di cuccioli/cuccioloni, perché a volte, alla loro età, il tempismo può essere fondamentale nella risoluzione di un problema.
Questo è il motivo per cui ho letto subito la lettera che segue: che poi ho deciso anche di pubblicare, ovviamente col benestare dell’autrice… ma non perché il problema in questione fosse particolarmente diverso da quello di millemila altri cani (e umani), bensì perché mi è sembrato che questa storia fosse davvero l’emblema di ciò che sta succedendo oggi in cinofilia.
Ovvero, un caso tutto sommato  “facile” che va a scontrarsi con l’incompetenza di due personaggi opposti (uno incapace di risolvere e uno che forse risolverebbe, ma con metodi eticamente inaccettabili), entrambi bravissimi in un solo compito: quello di mangiare soldi alla gente.
Ecco la lettera (un po’ riassunta):
Stiamo cercando di crescere al meglio il nostro primo cane, un cucciolone di nove mesi e più di 30 kg. È molto espansivo con le persone (pure troppo!) e lo è stato fin dal suo arrivo in casa.
È arrivato a due mesi, non vaccinato, e così lo abbiamo tenuto in casa per un mesetto almeno (fino alla seconda vaccinazione). Da quel momento ha sempre incontrato cani – fra cui qualche cucciolo di pari età o più piccolo – al parco sotto casa.
Per i primi mesi, tutti d’amore e d’accordo, per le sciure del parco era il cane più buono del mondo e noi dei bravi padroni. Ora è misteriosamente diventato… un cane aggressivo!
Ecco quello che succede al parco (e, voglio sottolineare, solo al parco sotto casa e solo ed esclusivamente con i cuccioli cresciuti con lui): se li incontra da soli, la pace più totale.
Se li incontra con altri cani, si mette sopra di loro (gli altri cani si sdraiano sotto di lui) e ringhia, come se volesse dire (ma questa è una mia interpretazione e non vorrei scadere nel sciurmarianesimo spinto) “questa è roba mia”. Con gli altri cani adulti che conosce non fa una piega, gioca normalmente. Se trova cani sconosciuti al parco, invece, talvolta non è molto amichevole (altre volte sì). Non capisco il criterio, magari alcuni gli stanno cordialmente sulle palle.
Quindi, ogni volta che il mio cagnone si profila a bordo parco (non è un’area cani, ma un normale parco pubblico dove la gente sguinzaglia i cani liberamente… e lui è sempre al guinzaglio dopo che ha “aggredito” una povera passante per leccarle tutta la faccia e ha tentato una fuga verso i cassonetti dell’immondizia…) scatta il guinzagliamento frenetico al grido di “ecco il cane aggressivo, prestoooo legate i vostri cani” (tutti di taglia grande e perfettamente in grado – eventualmente – di difendersi da soli).
Ora evitiamo il parco e lo portiamo tutti i giorni in un posto diverso, altre aree cani, in cascina, a fare delle passeggiate… Sicuramente non è il cane modello, richiamo zero, tira al guinzaglio ed è molto espansivo ed energico (pure troppo!), e un confronto con un educatore/addestratore ci starebbe.
E infatti abbiamo perso tre mesi e 300 euro con una educatrice che ci faceva fare delle simpatiche passeggiate all’aria aperta chiedendoci di non farci trascinare al guinzaglio (ma come, cribbio?). Ora siamo capitati, sotto consiglio di amico palestrato rottweiler-munito (e qui forse poteva accendersi una lampadina) ad un campo di addestramento dove lavorano con cani “tosti”.
Abbiamo pagato i nostri 350 euro per 10 lezioni e stiamo lavorando sulla condotta: peccato che di recente io sia scoppiata in lacrime, facendo una bella figura di cacca davanti a tutti, perché l’addestratore pretendeva che io dessi degli sberloni sul muso del mio cane quando non ascolta… ma vaff, lo sberlone sul muso al limite posso darlo a te!
Io non picchio il mio cane solo perché si siede trenta centimetri più in là di dove gli ho indicato.
E poi, ovviamente, via alla psicanalisi: io sono troppo debole, devo essere forte per fargli capire chi comanda etc.
Il risultato è che il cane a lezione protesta, non vuole scendere dalla macchina e fa i capricci tutto il tempo. Un pazzo.
Gli altri belli allineati e lui sempre tutto storto, il naso spiaccicato sull’erba, al comando “terra” si svacca e inesorabilmente comincia a brucare.
Eppure le stesse cose, a casa, più o meno le fa.
Poi certo, lui è un rompipalle e ci sfida sempre. Conosce benissimo il “terra” ma non ha nessuna voglia di farlo e quando glielo chiedo abbaia, come a dire “fattelo te ‘sto terra, mi hai rotto, non sono un soldatino”.
Ora, sei mesi e 700 euro dopo, ti chiedo: ci sarà un metodo meno coercitivo, o che quanto meno non preveda lodi sperticate agli sberlonatori della domenica? È proprio necessario avere un cane soldatino? Come possiamo aumentare la stima del nostro cane verso di noi, senza renderlo un completo rincoglionito?

emblem6La risposta all’ultima domanda, ovviamente, è: “trovando qualcuno che capisca davvero i cani e che sappia spiegarvi quello che dovete fare”.
Cosa che altrettanto ovviamente non si può fare in un articolo e nemmeno in un libro (per quanto io ne stia scrivendo uno nuovo sull’educazione…), ma dev’essere fatta “dal vivo”.
Libri, articoli, siti e compagnia bella possono essere un valido aiuto in più , non certo l’unica soluzione: se non la pensassi così avrei continuato a scrivere e basta, come ho fatto per un periodo abbastanza lungo della mia vita,  e non sarei mai tornata sul campo.
Invece ci sono tornata proprio perché, alla fin fine, credo che neppure Dante Alighieri (e io di sicuro NON sono Dante!) riuscirebbe a far capire soltanto a parole ciò che si deve fare per risolvere un problema cinofilo.
Bisogna prendere il cane in mano, bisogna cercare di entrare nei “suoi” personali pensieri (che non sono mai uguali a quelli di un altro cane, neppure della stessa razza e neppure della stessa cucciolata!) e bisogna anche avere la possibilità di “far vedere” agli umani le cose praticamente (cosa che a volte richiede trenta secondi, mentre spiegare la stessa cosa a parole ti porta via venti pagine… e alla fine non sai neppure se sei stato abbastanza chiaro per tutti).
Sono convinta, insomma, che l’educatore/addestratore in carne ed ossa sia indispensabile: però mi sale anche un nervoso infinito quando leggo che una persona ha buttato via 700 euro e non ha risolto il problema di un cagnolotto di nove mesi che, alla fin fine, è soltanto un po’ “anarchico”.
Allora, due sono le cose che mi sento di dire: una ai proprietari di cani e l’altra alla marea di educatori/addestratori/istruttori/rieducatori e compagnia bella che ha ormai invaso il nostro Paese.
Ai proprietari dico questo: è vero, verissimo, inconfutabile che se non si è esperti in una materia diventa difficile anche capire se un altro è bravo. Però ai miei seminari dico sempre ai corsisti: “Guardate che il fatto di aver pagato per ascoltarmi non significa automaticamente che tutto quello che dico sia giusto. Usate anche il vostro cervello, usate il vostro senso critico: se sparo una cazzata, cercate di accorgervene e ditelo! Non pensate che diventi vera solo perché l’ha detta chi in quel momento si trova dietro a una cattedra!”.
Insomma, è vero che quando non si è esperti il giudizio diventa più difficile… ma è anche vero che la nostra amica, per esempio, si è rifiutata di prendere il suo cane a sberloni.
Dunque ha capito perfettamente – pur avendo pagato una persona perchè la riteneva competente – che quello invece era un cretino.
Lo stesso vale per chi ti dice “non farti trainare al guinzaglio” e ciao. Non c’era bisogno di spendere 300 euro per sapere che il cane non doveva tirare: lei li ha spesi perché le insegnassi come fare!
Quindi, la cosa che mi sento di dire ai proprietari è “non pagate interi corsi senza fare almeno una lezione di prova“. Non si compra nulla a scatola chiusa, neppure l’educazione del cane.
Si fa una lezione, si vede come lavora l’istruttore, si vede come reagisce il cane: anche il più assoluto neofita dovrebbe essere in grado di capire se gli si sta vendendo tecnica oppure aria fritta, e che tipo di tecnica verrà applicata. Se vi si dice di prendere il cane a calci in culo, ve ne dovete anna': ma SUBITO, prima di pagare l’intero “pacchetto” di 5 o 10 o millemila lezioni. Se vi parlano di ammmoreeee e rispetto, ma non vi dicono come si tiene in mano un guinzaglio, ve ne dovete anna’ alla stessa velocità di prima: perché il vostro cane siete capaci di amarlo anche senza buttar via soldi. Quello di cui avete bisogno è qualcuno che vi spieghi come gestirlo.

emblem5Agli educaddetrastritturi, invece, vorrei dire una cosa ancora più semplice: sappiamo tutti – e sapete sicuramente anche voi – che lavorare con i cani è un’arte. Non basta l’ammore e non basta neppure la tecnica: la cinofilia, quella vera, richiede anche un certo talento naturale, un’affinità elettiva, la capacità di empatizzare con il cane.
A volte il talento c’è, a volte no. A me piacerebbe un sacco dipingere, e l’ho anche fatto per molti anni. Sono andata anche a scuola da un grande maestro, conosco bene la tecnica… però produco indiscutibili croste. I miei quadri si possono definire “carini”, giusto se mi si vuole fare un complimento: ma l’arte vera è un’altra cosa, e infatti ho accantonato ben presto il mio sogno infantile di fare la pittrice di professione.
Per la cinofilia vale la stessa cosa: se sapete di non avere talento, evitate di entrare in questo mondo professionalmente, perché non andrete da nessuna parte. Divertitevi col vostro cane, magari fatevi qualche garetta… ma fermatevi lì.
Sì, lo so, c’è gente che non capisce un’acca di cani e nonostante questo si è creata dei veri imperi cinofili: ma quelli hanno talenti diversi.
Sono dei grandi affabulatori, hanno un carisma della madonna, hanno la capacità di incantare vendendo fumo: sono le Wanne Marchi della cinofilia… e onore al merito, dico io.
Sono persone che, ben consce del fatto che al mondo ci siano più cretini ed ingenui che persone dotate di cervello e spirito critico, vivono e si arricchiscono sulla loro pelle, ottenendo anche di essere idolatrate e osannate dagli stessi che, alla fin fine, hanno clamorosamente truffato.
Al di là di ogni considerazione etica… buon per loro: però, se invece le considerazioni etiche le facciamo, possiamo anche chiederci se avremmo il coraggio di guardarci allo specchio ogni mattina sapendo di aver preso in giro della gente che si era fidata di noi.
La mia personale risposta è “proprio no”. Ma anche se la vostra fosse “massì, chissenefrega”… ricordate comunque che di Wanna Marchi ce n’è stata una.
Che è riuscita a fare quello che ha fatto perché aveva a disposizione un mezzo di comunicazione potente come la TV (ops… guarda caso, succede anche a certi “guru” della cinofilia!) e perché faceva leva sulla disperazione di persone malate o in terribili difficoltà.
Ora, per quanto possa essere seccante avere a che fare con un cane complicato, non è propriamente la stessa cosa che avere a che fare con una malattia terminale. Quindi è vero che la gente si può sempre fregare… ma entro certi limiti e soprattutto per un tempo limitato: perché alla fine, se il cane non migliora, i clienti ti mandano a quel paese senza troppi complimenti.
E a quel punto, anche se li minacciassi di lanciargli fatture e macumbe contro il cane, la maggior parte di loro ti spernacchierebbe sonoramente.
Concludendo: se ami i cani ma non hai nessunissimo talento, cercati un altro lavoro e lascia perdere la cinofilia.
Se hai talento e non hai tecnica, quella te la puoi fare… ma fattela, perché è indispensabile per ottenere dei risultati reali.
Se hai talento e tecnica, ma non ami i cani… allora saranno i cani stessi a mandarti a quel paese.
Rileggete quello che ha scritto l’autrice della lettera: “il cane a lezione protesta, non vuole scendere dalla macchina e fa i capricci tutto il tempo”.
Più chiaro di così!
Non è sempre vero che ai cani “manchi la parola”: di solito sanno spiegarsi benissimo. E se i cani che vengono al tuo campo mostrano questo atteggiamento nei tuoi confronti, tu quel campo lo chiuderai molto presto… a meno che, appunto, tu non abbia le stesse abilità di Wanna Marchi & C.
Ma per fortuna (di umani e cani), queste “doti” non sono poi così diffuse.

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Aiuto, il mio cane non giocahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/06/24/aiuto-il-mio-cane-non-gioca/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/06/24/aiuto-il-mio-cane-non-gioca/#comments Tue, 24 Jun 2014 05:55:34 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=32556 di VALERIA ROSSI – Tutti i cani sanno giocare, se vogliono: è la prima cosa che imparano a fare, nella primissima infanzia e quindi all’età in cui i comportamenti si fissano maggiormente. Il problema è che, in seguito, i cani possono smettere di giocare: e possono smettere per mille motivi diversi, che vanno dall’inibizione indotta ...

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nongioca_frisbeedi VALERIA ROSSI – Tutti i cani sanno giocare, se vogliono: è la prima cosa che imparano a fare, nella primissima infanzia e quindi all’età in cui i comportamenti si fissano maggiormente.
Il problema è che, in seguito, i cani possono smettere di giocare: e possono smettere per mille motivi diversi, che vanno dall’inibizione indotta dall’uomo alla diffidenza, dalla scarsa socializzazione allo scarso rapporto con i loro umani.
Quest’anno ho tenuto diversi seminari sul tema del gioco, e mi sono trovata di fronte un sacco di umani che hanno partecipato proprio per risolvere questo problema: i loro cani non giocavano.
C’era quello totalmente disinteressato a qualsiasi attività ludica, c’era quello che mostrava un minimo di predatorio ma poi non raccoglieva neppure lo straccetto o la pallina, c’era quello che addirittura mostrava segni di paura quando gli veniva proposto un gioco.
Molti di questi cani provenivano da canili e rifugi, ma qualcuno era stato preso da cucciolo: eppure non volevano saperne di giocare.
Perché?
In alcuni casi l’anamnesi è stata chiara: ad alcuni cuccioli era stato proprio inibito il morso a forza di “NO!”, di sgridate, di pacchette sul sedere quando il piccolo si avventava stile coccodrillo su mani o caviglie.

diariosamba3_aperAvendo attualmente in casa proprio una coccodrilla di poco più di due mesi, mi rendo conto perfettamente di quale sia il problema: i denti da latte fanno un male della madonna, essendo praticamente spilloni voodoo… però bisogna fare attenzione, perché se il cane ha poca tempra e poco temperamento a volte possono bastare un paio di “NO!” per inibirgli il morso.
L’alternativa, ovviamente, non è quella di lasciarsi masticare a piacere (neppure io sono così masochista, giuro), ma solo quella di reindirizzare il morso verso oggetti permessi: il concetto è “NO, le mie mani no… ma lo  straccetto siiiiii!!! Eccolo, mordi questo!”
Segue un po’ di sacrosanto tira-molla, purtroppo considerato “tabù” da alcune scuole cinofile perché stimolerebbe l’aggressività (grandissima sciocchezza: semmai insegnare a “controllare” l’aggressività e la possessività. Ne abbiamo parlato più dettagliatamente in questo articolo):  purtroppo in molti ci credono.
E allora, se il tiramolla è vietato e se non vuoi che ti morda mani e piedi… che deve fare, ‘sto povero cucciolo?
Viene continuamente represso, continuamente bloccato… e alla fine, per forza di cose, si chiude. Si inibisce.

nongioca_pallina2In alternativa gli viene tirata la pallina (così va a usare la bocca lontano da noi): ma la pallina non costruisce alcun rapporto, perché il cane gioca praticamente da solo. Per di più, va in possessività su un oggetto che può tenere completamente in bocca: da qui possono nascere cani pallinodipendenti, ma anche soggetti che mostrano aggressività quando qualcuno cerca di recuperare la pallina.
Oppure che se ne scappano via con la loro pallina e vanno ad imboscarsi lontano da noi (magari andando anche in aggressività quando cerchiamo di recuperarla).
E allora basta, non si gioca più neanche con quella.
Alla fine non si gioca più con niente… ma gli umani non si accorgono neppure di aver “bloccato” psicologicamente il cane, almeno finché non pensano di avvicinarsi a qualche attività sportiva.
Soltanto allora si rendono conto che il cane non sa più giocare, e se ne fanno un cruccio.

nongioca_tiramollaAltri cani smettono di giocare a causa di incidenti sicuramente non voluti, ma che si sarebbero potuti evitare con un po’ di attenzione: per esempio, c’è chi il tiramolla lo fa… ma non lo sa fare.
Magari lo fa con gli strumenti sbagliati (manicotti troppo duri, o rovinati, o con cuciture che infastidiscono il cane in bocca), magari dà strattoni che causano dolore al cucciolo (bisogna stare molto attenti a come ci si muove per evitare di fargli male al collo, ma è anche meglio smettere di fare questo gioco nel periodo del cambio dei denti, perché se un dente da latte si strappa violentemente durante un tiramolla, il cucciolo potrebbe smettere di mordere per sempre).

nongioca_pallaMa una volta che il pasticcio è successo, e che il cane, ormai adulto, si mostra disinteressato al gioco… come si può rimediare?
Intanto diciamo subito che si dovrebbe sempre cercare di rimediare, perché per il cane il gioco è il modo più naturale di imparare: quindi il cane che non gioca è un cane incompleto, più difficile da educare/addestrare… ma anche privato di tutta una serie di sbocchi diversi, perché il gioco è anche una valvola di scarico, un momento sociale, un potente antistress e un sacco di altre cose.
Dunque non ci si dovrebbe MAI rassegnare al fatto che il cane “non giochi, e basta”: bisogna fare il possibile per recuperarlo e per restituirgli il piacere di divertirsi con noi.
Specifico: “con noi”, perché la stragrande maggioranza dei cani che non gioca con gli umani sa invece giocare – eccome! – con gli altri cani. Ma questo non è sufficiente, proprio perché il gioco ha una fortissima valenza sociale: e siccome nella sua società ci siamo anche noi, è molto importante che il cane sappia giocare anche con noi.

nongioca_umaniCome si fa?
Si riparte da zero, come se avessimo di fronte un cucciolo di due mesi: con la differenza che il cucciolo si lancia entusiasticamente su qualsiasi gioco gli proponiamo, mentre l’adulto inibito lo rifuggerà.
Allora noi dovremo:
a) rendere il gioco interessantissimo… e la cosa migliore, per ottenere questo risultato, è giocare senza di lui. Mettiamoci in due o tre umani e cominciamo a tirarci reciprocamente una pallina, un salamotto o un frisbee, mostrando di divertirci moltissimo. Il cane non consideriamolo proprio.
Quasi immancabilmente, lui sarà attirato dai nostri movimenti: ma soprattutto, come dice sempre il mio collega Davide Cardia, il cane non sopporta che ci divertiamo senza di lui!
Prima o dopo si avvicinerà – più o meno timidamente – e comincerà a gironzolarci intorno, magari a saltellare, magari ad abbaiare. A quel punto potremo lanciare l’oggetto verso di lui, quasi come se ci cadesse per sbaglio.
Vediamo cosa fa. Se lo evita, lo raccogliamo e riprendiamo a giocare tra umani.
Se va verso l’oggetto e gli dà anche solo un’annusatina, grandi festeggiamenti: “Sììì! Bravoooo!”… e poi riprendiamo a giocare tra umani.
Ripetiamo più volte (in alcuni casi ci vuole taaaaanta pazienza e taaaante lezioni), finché il cane non mostrerà il desiderio palese di partecipare e non comincerà a prendere in bocca l’oggetto. E lì il ghiaccio sarà finalmente rotto.

nongioca1b) se vogliamo ridargli il gusto del tiramolla, muoviamo lo straccetto a terra come se fosse una preda, esattamente come si fa con i micro-cuccioli: quando e se solo accenna a toccarlo col muso, grandi lodi e coccole:  “Sìììì! Bravooooo!”.
Poi, un po’ alla volta, loderemo il fatto che lo prenda in bocca; poi che cominci a combattere con noi (si deve andare moooolto per gradi: le prime volte la nostra resistenza sarà minima, perché se tirassimo forte un cane inibito ci cederebbe immediatamente l’oggetto per eccessivo rispetto. Invece deve ritrovare il gusto di lottare per gioco).
Non usiamo mai il “lascia”, inizialmente, anzi lasciamo sempre vincere lui: il “lascia” si può inserire solo quando il cane ha imparato – anzi, re-imparato – a lottare con entusiasmo, e deve sempre essere seguito dalla ripresa del gioco.
Non togliamogli mai lo straccetto dopo un “lascia”, ma usiamo un comando diverso per segnalare la fine del gioco  (per esempio: “Basta, finito”): anche qui ci dovremo comportare esattamente come si fa con i cuccioli, che non devono essere mai delusi dopo averci consegnato un oggetto.

nongioca_doniSe proprio il cane non vuole saperne di giocare con gli oggetti, potremo comunque “dirottare” verso altri tipi di gioco: con i soggetti paurosi o fobici, per esempio, funzionano molto bene quelli di fiuto, a partire dalla ricerca del proprietario (che si deve nascondere in modo da essere trovato facilmente, per le prime volte: altrimenti il cane potrebbe andare nel panico) e arrivando alla ricerca di oggetti o di odori particolari.
I giochi di fiuto sono un ottimo metodo per far riaprire la mente del cane all'”idea” stessa del gioco, e per questo possono essere propedeutici a un secondo tentativo di giocare con gli oggetti, che potrebbe risultare – a sorpresa – molto più produttivo del primo.
Un altro gioco che coinvolge immancabilmente tutti i cani è “la lotta”: giocare proprio fisicamente con loro. Non dobbiamo temere di dargli brutte abitudini: il cane è perfettamente in grado di distinguere il gioco dalla realtà. Buttiamoci per terra, rotoliamo con lui, diamogli pacche amichevoli: certo, ci beccheremo qualche zampata e magari qualche allegro morsetto, ma il cane si libererà dalle inibizioni… e una volta accettato il contatto fisico con noi, sarà più semplice anche fargli accettare gli oggetti.

Il segreto è comunque uno solo: NON ARRENDERSI.
Il cane che non gioca è frustrante e fa passare la voglia anche a noi, specie quando il suo atteggiamento è proprio schifato, non solo disinteressato: ma bisogna assolutamente insistere, sperimentare, scoprire quali oggetti possono essere più interessanti per lui… e soprattutto divertirci noi stessi.
Se ci girano le scatole perché lui non gioca, e mentre cerchiamo di insegnarglielo tutto il linguaggio del nostro corpo dice “ti ucciderei, sei un imbecille, sei un incapace”… il cane leggerà quello e si inibirà ancora di più.
Il gioco è GIOCO! E’ divertimento, è un momento di relax e di gioia. Consideriamolo sempre come tale, e anche quando il nostro partner peloso non sembra propriamente entusiasta… noi prendiamola in ridere. Non avete idea di quante volte basti cambiare un po’ il nostro atteggiamento mentale per rivoluzionare completamente quello del cane.

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Educatori vs addestratori: prendiamola in ridere, che è meglio…http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/30/educatori-vs-addestratori-prendiamola-in-ridere/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/30/educatori-vs-addestratori-prendiamola-in-ridere/#comments Fri, 30 May 2014 05:43:32 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=31978 ATTENZIONE: il titolo e diversi contenuti dell’articolo criticato sono stati modificati dopo la pubblicazione del mio. Adesso si parla di addestratore “da evitare”, mentre quando ho scritto la mia risposta si parlava dell’addestratore “tout court”. Mi fa piacere che sia stata inserita questa modifica, che rende il tutto (o meglio, “quasi tutto”) molto più accettabile: ...

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addkill_palestratoATTENZIONE: il titolo e diversi contenuti dell’articolo criticato sono stati modificati dopo la pubblicazione del mio.
Adesso si parla di addestratore “da evitare”, mentre quando ho scritto la mia risposta si parlava dell’addestratore “tout court”.
Mi fa piacere che sia stata inserita questa modifica, che rende il tutto (o meglio, “quasi tutto”) molto più accettabile: però ribadisco che inizialmente si parlava “dell’addestratore” in generale e non certo di un ipotetico addestratore “da evitare”.

di VALERIA ROSSI – Mi hanno segnalato un articolo scritto da tale Irene, che non conosco ma della quale ho letto qualche nota biografica sul suo sito “Comprendiamo il cane”.  La fanciulla dice di aver iniziato il suo percorso da educatrice nel 2009, quindi ha ben cinque anni di esperienza: e dall’alto di questa esperienza si permette di dipingere un ritratto dell’addestratore cinofilo che, appunto, è meglio prendere in ridere, perché altrimenti si finirebbe nel turpiloquio spinto.
L’articolo per intero, se volete, potete leggerlo qui.
In questa sede preferisco confrontare me stessa (essendo io, appunto, un’addestratrice) con i punti espressi dalla gentil signorina Irene.
Secondo lei, tanto per cominciare, gli addestratori:

a) sono per lo più uomini
Giuro di no. Avendo partorito un figlio, direi che uomo non sono;

b) capelloni
Direi di no: al momento son quasi rapata a zero;

c) un pò tarchiati
Ehm, dunque, vediamo… noooo! Sono mesi che sto a dieta e “tarchiata” non me lo diciiiiii!!! Al massimo accetto un “leggermente sovrappeso” (ma ci sto lavorando);

d) più muscoli e capelli hanno e più usano metodi arretrati
Quindi, essendo io scarsissima di muscoli e di capelli, uso automaticamente metodi moderni. Meno male, va’!

e) credono ancora che il cane vada sottomesso e comandato
Sottomesso? mai pensato. Comandato? Be’… nel senso di “guidato e aiutato ad inserirsi correttamente nella nostra società”, questo sì. Almeno una l’hai azzeccata, evvai!

addkill_molossof) prediligono cani di un certo tipo, ovviamente molossoidi, più grandi sono e meglio è!
La mia cagna pesa quindici chili. Ora però mi arriva la rottweilerina, quindi un cane grande ce l’avrò anch’io.
Solo che… come la mettiamo con i miei precedenti pastori tedeschi (grandini, ma decisamente non molossoidi), husky (idem), maltese (tipico esempio di immenso molossone), meticciona ENPA (grandicella pure lei, ma tutt’altro che molossoide), meticcina volpino-style, bassotti (tre) e svariati altri? 

Ma se anche fosse… che problema hai, Irene, con i cani grandi? Li ritieni per caso cani di serie B?
Questa affermazione mi suona dannatamente razzista ed è l’unica parte del tuo articolo che non mi ha fatto ridere, ma un po’  incazzare.

E questa era solo la premessa… perché poi  viene il meglio. Ovvero, si scopre che l’addestratore:

non effettua un’ anamnesi preliminare
Errore. Le facciamo sempre, anche se le anamnesi basate su ciò che raccontano gli umani spesso si rivelano un filino sballate.

- fa lezioni di gruppo e non individuali
Sbagliato. Faccio solo lezioni individuali, così come tutti gli addestratori del mio campo.

- fa indossare museruola e collare a strozzo a prescindere dal cane e dai suoi problemi
Ahahahah!!! Questa è la più bella in assoluto. Sorry: la prima cosa che faccio quando incontro un cane nuovo è dire al suo umano di liberarlo da qualsiasi collare o guinzaglio, per poterlo valutare senza costrizioni di sorta.

- dice cose che vanno contro la natura del cane stesso, come ad esempio: non farlo socializzare con la sua specie
Infatti al nostro campo facciamo continuamente puppy class, incontri di comunicazione e quant’altro…

- crede nell’ imposizione dei comandi
…e nell’imposizione delle mani no?
Vabbe': io credo nel valore dell’obbedienza, ottenuta facendo divertire il cane e creando un bel rapporto di partnership con il suo conduttore. Sarà un delitto?

– non lavora sulla relazione tra cane e proprietario
Io lavoro praticamente SOLO su quello, tant’è che il mio direttore tecnico mi prende sempre in giro perché faccio lezione “da seduta”. E certo che sto seduta: è il proprietario che deve lavorare col suo cane, mica io! Io gli faccio vedere come si fa, poi tocca a lui: altrimenti il cane, la relazione, la stringerebbe con me;

- di norma, ha una vera mania per qualche tipo di molosso
Ancora? Ma che ti hanno fatto ‘sti poveri molossi, Ire’?

- ha un cane triste o timoroso nei suoi confronti
Chiunque conosca la Bisturi si starà già capottando dalle risate (giuro, sta sghignazzando pure la Bisturi), quindi qui evito proprio di commentare.

- vi chiede di lasciargli il cane e ve lo riconsegnerà una volta “aggiustato”
Ma in che film? Sì, è vero, si faceva così: lo facevo anch’io, quando ho cominciato a lavorare con i cani… ma parliamo di più di quarant’anni fa. Io ho cominciato a fare lezioni “cane-padrone” (allora si chiamavano così) dopo tre-quattro anni, quindi sono almeno trentacinque anni che non mi faccio lasciare alcun cane… a meno che, ovviamente, non si parli di recuperi comportamentali per i quali è necessario un temporaneo distacco da chi quei problemi li ha causati. Ma questo non ha niente a che vedere con l’addestramento;

- NON ha una formazione ma solo “esperienza” sul campo, probabilmente ha iniziato con “utilità e difesa”
Dài, che finalmente ci hai preso! E’ vero, ho cominciato proprio così… e vuoi sapere il colmo dell’abiezione? Faccio ANCORA utilità e difesa! Immagino che per te equivalga a dire che mi diverto a scippare le vecchiette, ma questo significa solo che non hai la più pallida idea di cosa sia l’ UD. Quanto alla formazione… non l’ho fatta agli inizi, anche perché quando ho cominciato io non c’erano corsi, seminari, stage o altro. Adesso la formazione la faccio agli altri, essendo docente ENCI… e lo sai cosa dico ai miei allievi? Che la teoria è importante, è utile, va benissimo per avere una preparazione più completa: ma se non ti smazzi sul campo, se non incontri almeno una cinquantina di cani diversi e con diversi problemi e se non trovi la strada per risolverli, non devi neppure sognarti di cominciare fare professionalmente questo lavoro, se non vuoi rovinare dei cani (e farti male).

noaddestratoreConcludendo: in questo bel ritrattino dell’addestratore cinofilo,  su quindici affermazioni – almeno per quanto riguarda la sottoscritta – la nostra eroina ne ha prese (più o meno) due.
Nonostante questo, giusto nel caso in cui non si fosse capito come la pensa, la sciura Irene illustra il suo capolavoro con la simpatica fotina che vedete qui a sinistra.
Oh, poi… per carità: qualche addestratore truzzotamarro e indietro di duecento anni come quello che si è divertita a dipingere esiste davvero.
Sono in via di estinzione, ma qualcuno sopravvive… così come esistono figure tragicomiche tra gli educatori: in qualsiasi categoria professionale ci sono i bravi e i meno bravi, gli onesti e i corrotti, gli intelligenti e gli stupidi. Ma fare di tutta l’erba un fascio in questo modo sarebbe una cosa da denuncia penale, se non fosse che l’articolo è troppo comico per suscitare rancore.
Quando ne ho letto qualche brano al figlio, il suo commento è stato: “Ma l’ha scritto Marco Carucci?” (che è il nostro dottore umorista). Perché non gli sembrava possibile che qualcuno avesse scritto sul serio cose simili.
Però, gentile Irene, io non riesco ad avercela con te.
E’ evidente che qualcuno ti ha dipinto questo incredibile ritratto dell'”addestratore killer” e che tu, in buona fede, ci hai creduto senza mai averne conosciuto uno. O forse sei davvero capitata sul campo di qualche truzzotamarro e sei rimasta traumatizzata: non lo so.
Quello che so è che, ogni volta che sostengo pubblicamente che gli educatori fanno la guerra agli addestratori insultandoli e dipingendoli come dei mostri, mi sento rispondere “Non è veroooo!!! Non abbiamo mai detto niente del genereee!”.
Il tuo articolo prova che forse tutti i torti non ce li abbiamo, a dire che ci attaccate a testa bassa senza sapere di cosa parlate… solo che tu sei andata talmente oltre da farlo sembrare un brano umoristico.
Quindi, grazie.
Grazie davvero, perché a cotante panzane non crederà nessuno (almeno spero. Di sicuro se le berranno in pochi): e forse la gente comincerà a rendersi conto che certi attacchi sono soltanto tentativi penosi di concorrenza sleale, che faranno più danno a chi li scaglia che a chi dovrebbe esserne il bersaglio.

Ah… siccome è giusto portare anche qualche prova pratica, inserisco alcune immagini del nostro campo (io non mi ci sono neppure messa):

Altra addestratrice tarchiata, capellona e palestrata (giusto per chiarire che non sono mica l'unica...)

Altra addestratrice tarchiata, capellona e palestrata

Addestratore maschio (eh, sì... qualcuno lo abbiamo anche noi) con cane palesemente sofferente, che indossa strangolo e museruola a prescindere

Addestratore maschio (eh, sì… qualcuno lo abbiamo anche noi: chissà se è grave come avere un molosso?) con cane palesemente sofferente, che indossa strangolo e museruola a prescindere

Puppy class (perché ovviamente consigliamo a tutti di NON far socializzare il cane con i suoi simili)

Puppy class (perché ovviamente consigliamo a tutti di NON far socializzare il cane con i suoi simili)

Però è vero che facciamo utilità e difesa... e infatti si vede quanto cani e conduttori siano depressi e infelici!

Però è vero che facciamo utilità e difesa… e infatti si vede quanto cani e conduttori siano depressi, timorosi e infelici!

La conclusione la lascio proprio alla Bisturi:

bisturiNO

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La Regressione Sociale Guidatahttp://www.tipresentoilcane.com/2014/05/27/regressione-sociale-guidata/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/27/regressione-sociale-guidata/#comments Tue, 27 May 2014 08:16:13 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=31907 di VALERIA ROSSI – Nell’articolo sui cani iperpossessivi, ieri, ho citato “le regolette della RSG”, convinta che tutti sapessero di cosa si trattava. Sbagliavo: mi ha scritto una decina di persone chiedendomi di spiegare meglio. A questo punto, convinta di avere già scritto non uno, ma millemila articoli sull’argomento, ho cercato di ritrovarli… e ho ...

L'articolo La Regressione Sociale Guidata è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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RSG_iniziodi VALERIA ROSSI – Nell’articolo sui cani iperpossessivi, ieri, ho citato “le regolette della RSG”, convinta che tutti sapessero di cosa si trattava. Sbagliavo: mi ha scritto una decina di persone chiedendomi di spiegare meglio.
A questo punto, convinta di avere già scritto non uno, ma millemila articoli sull’argomento, ho cercato di ritrovarli… e ho scoperto che non ce n’era neppure uno. Certo, la RSG l’ho citata più volte, ma non ho mai scritto niente di specifico sul tema: forse ero convinta di sì perché ne parlo spesso ai seminari (sì, lo so: ormai il rincoglionimento avanza inesorabile), ma sta di fatto che l’articolo non esiste e che quindi è giunta l’ora di colmare la lacuna.

Che cos’è?
RSG significa “Regressione Sociale Guidata”. Ovvero, è il modo più acculturato per ribadire le vecchie regolette “del capobranco”: il cane non deve mangiare per primo, non deve passare per primo dalle porte, non deve salire su letti e divani.

E’ davvero utile?
Sì e no.
Stendo un velo pietoso su quanto ho potuto ammirare (il termine è ironico, sappiatelo) leggendo le dispense dei master per veterinari comportamentalisti tenuti da una famosissima associazione italiana.
Al corso del 2009, mi pare, la RSG sembrava la sola ed unica risposta a tutti i problemi comportamentali del cane; al corso del 2012 la RSG veniva considerata una solenne cazzata da non prendere neppure in considerazione. Ci sarebbe parecchio da commentare… ma glissiamo e diciamo che la verità, come al solito,  sta nel mezzo.
Intanto è certo che non bastino queste quattro cavolatine a stabilire/ristabilire un corretto rapporto gerarchico, che è fatto di mooooolto di più.
I cani non sono degli stupidi ed è inutile “tenerli al loro posto” con qualche regoletta, se poi non siamo in grado di farci stimare, ammirare, considerare dei veri leader.
Diciamo che la RSG può servire invece agli umani per capire il “concetto” di gerarchie interspecifiche… ammesso e non concesso che esistano, ovviamente, perché c’è chi le nega.
Personalmente sono assolutamente convinta che esistano, visto che l’imprinting – o impregnazione che dir si voglia – serve proprio a convincere il cane che apparteniamo tutti allo stesso gruppo sociale: e con i membri del suo gruppo sociale il cane si comporta in modo gerarchico, senza se e senza ma.
Chi nega anche questo, i cani li ha visti solo sui libri.
Poi bisogna anche intendersi bene su cosa significhino termini come “gerarchia”, “dominanza” eccetera… perché non bisogna certo pensare che un umano “dominante” debba essere una specie di sergente Hartman (quello di Full Metal Jacket): ma sulle gerarchie ho scritto – stavolta è vero! – una lunghissima serie di articoli, ai quali vi rimando se aveste ancora dei dubbi.
Questo è il primo, poi ce ne sono altri quattro o cinque (hanno tutti lo stesso titolo, quindi non faticherete a trovarli).

RSG_ciboTornando all’utilità della RSG, ritengo che si possa chiedere ai proprietari di metterla in pratica quando c’è un problema gerarchico in casa (ovvero cani che ringhiano o mordono, cani che montano le gambe, cani che si fanno gli affaracci loro senza considerare le indicazioni del proprietario e così via), giusto per cercare di far capire loro che “devono” esistere delle regole.
Lo si potrebbe tranquillamente fare anche con i genitori di figli scapestrati, tanto il concetto è lo stesso: chi ha la responsabilità e il dovere di guidare e indirizzare qualcuno che non è in grado di autogestirsi nella nostra società (cani o figli che siano) deve assolutamente dare delle regole.
Lo scrivo pure in grassetto, perché è proprio una cosa fondamentale.
“Dare regole”, però, non significa urlare addosso a nessuno, né tantomeno fare uso di metodi brutali: significa essere chiari, coerenti e competenti.
Ma siccome pronunciare queste tre parole significa, nella maggior parte dei casi, ritrovarsi con l’interlocutore che fa “sì sì” con la testa, ma che non ha la più pallida idea di “come fare” a tradurre questi concetti in pratica… allora le regolette della RSG possono essere un primo passo verso la comprensione.
Il che, ovviamente, NON significa che bastino da sole a risistemare un rapporto compromesso.

Vediamole una per una.
Con qualche variante qua e là, le regole di base sono comunque tese a far sì che l’umano “si comporti da capobranco” e venga quindi visto nello stesso modo dal suo cane.
Secondo la RSG, dunque, bisognerebbe:

RSG_lettoA) Non far salire il cane su letti, divani e simili. Questo perché, in un branco di lupi (ma anche di cani), il soggetto alpha sta solitamente in posizione sopralevata rispetto agli altri; inoltre non consente a nessuno di entrare nella sua tana.
Il cane, dunque, non dovrebbe accedere al letto (=tana), né stare più in alto di noi (divani, poltrone ecc.).
La parte “letto” è abbastanza sensata, ma in realtà nessun lupo ospita gli amici in casa sua per una spaghettata: la tana è sempre un luogo “personale” e riservato, che però viene utilizzato soprattutto per partorire i cuccioli… e in questo caso le gerarchie non contano più nulla. Tra i lupi è solo la femmina alpha a partorire, ma tra i cani questo non accade… e qualsiasi cagna, anche quella gerarchicamente inferiore a tutti gli altri, diventa una iena se un estraneo prova ad entrare nella sua tana quando ha i cuccioli. Quindi vietare l’accesso al letto significa pochino.
La parte “divano” ha ancora meno senso, perché comunque noi saremo sempre “più in alto” di un cane che sta sul divano… per il semplice fatto che siamo bipedi e camminiamo in posizione eretta.
Io aggiungerei anche un bel “che lo prendi a fare il cane, se non puoi condividere i momenti di relax con lui?”, ma questo è un po’ poco scientifico, quindi lasciamo stare.
Posso dirvi, se vi interessa, che a casa mia funziona così: i cani sono sempre saliti su tutti i divani e le poltrone disponibili, mentre a letto ho lasciato venire solo quelli capaci di starsene appallottolati in fondo senza rompere le palle. Quelli che ti si strusciano addosso, piazzano la testa sul cuscino, ti leccano in faccia e ti danno zampate per tutta la notte (come la Bisturi…) stanno giù.
L’unica cosa che pretendo è che si salga e si scenda “quando lo dico ioooo” (immaginatemi in versione Giucas Casella, se siete abbastanza vecchi da ricordarvelo).

RSG_lupiB) Far mangiare il cane dopo di noi
Questa è la regoletta che mi fa più sorridere in assoluto… perché non è che noi e il nostro cane ci avventiamo contemporaneamente sulla sua ciotola o sul nostro piatto.
Ma che significa, “mangiare per primi?”
Non è che i lupi, quando hanno catturato una preda, si siedano tutti in fila ad aspettare che il capobranco mangi, per poi andarsi a prendere educatamente la loro parte in ordine gerarchico! Dove si è mai visto?
I lupi si scaraventano tutti insieme sulla preda (tant’è che scoppierebbero risse epocali, se non ci fossero gli omega a metter pace: vedi anche questo articolo) e gli alpha mangiano semplicemente le parti migliori (quelle più proteiche), che gli altri lasciano a loro senza protestare.
Quindi, se volessimo davvero “fare i capi” in senso lupino, dovremmo predisporre un bel ciotolone con il nostro pranzo da una parte e quello del cane dall’altra, poi metterci a quattro zampe a mangiare insieme a lui, magari ringhiandogli ferocemente se cerca di passare dalla nostra parte.
Ma dài.
Mettersi a tavola, mangiare il nostro pranzo e poi dare la ciotola al cane non ha assolutamente alcun significato gerarchico: al massimo stimola tentativi disperati di mendicare a tavola, visto che il cane ha fame e noi gli mangiamo impunemente sotto il naso.
L’unica cosa che ha davvero un senso gerarchico è il pretendere, appunto, che il cane stia al suo posto quando stiamo mangiando noi: ma se ci sta con la pancia piena è decisamente meglio per tutti. 

RSG_portaC) Passare prima del cane dalle porte.
Questa è l’unica regola sulla quale non trovo nulla da ridire: lupi e cani, infatti, danno ai superiori gerarchici quella che si chiama “referenza sociale”, camminando quasi sempre alle loro spalle (non solo quando passano dalle porte, però).
In realtà il cane, quando ci stima e ci ammira come leader, ci lascia spontaneamente la precedenza: non c’è bisogno di imporglielo. Diciamo, però, che “farglielo fare” è comunque sensato quando già non lo fa da solo, perché se non altro al cane diventa chiaro che intendiamo “guidare noi”.
Resta il fatto che poi dovremo anche dimostrargli di saperlo fare… altrimenti lui tenterà comunque di scavalcarci gerarchicamente, porte o non porte.

Concludendo: l’RSG in se stessa è un semplice “approccio” al concetto di “regole” e di “gerarchie sociali”. Applicare solo questa non è praticamente mai sufficiente a risolvere un conflitto gerarchico, ma almeno fa capire agli umani che questo conflitto esiste e che va affrontato.
In seguito, ovviamente, si dovrà valutare caso per caso e cercare di far capire agli umani che per ottenere il rispetto del proprio cane ci vuole un insieme di fattori estremamente complesso, che varia e che dovrà essere valutato in modo diverso per ogni soggetto… anzi, per ogni gruppo uman-canino, visto che le forze in gioco comprendono entrambe le specie e che non ci si può limitare a “regolamentarne” una delle due.
Il rapporto con cane è un gioco di squadra… e l'”allenatore” (educatore, addestratore, rieducatore o comportamentalista o quel che sia) dovrà lavorare sull’intera squadra: perché non si è mai visto nessuno vincere uno scudetto – o un qualsiasi altro trofeo – occupandosi di un giocatore solo.

L'articolo La Regressione Sociale Guidata è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Il luring, questo “mal” conosciuto…http://www.tipresentoilcane.com/2014/03/12/il-luring-questo-malconosciuto/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/03/12/il-luring-questo-malconosciuto/#comments Wed, 12 Mar 2014 06:56:47 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=30536 di VALERIA ROSSI – Leggo il programma di un seminario nel quale si parla di insegnare (copincollo testualmente) “qualunque cosa al proprio cane senza l’uso del “luring” (bocconcini, palline, manicotti, clicker training, etc.)“. E penso: “andiamo bene!”… perché il luring NON è affatto una simile accozzaglia di premi e metodi. Forse sarebbe meglio evitare di ...

L'articolo Il luring, questo “mal” conosciuto… è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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terrabouledi VALERIA ROSSI – Leggo il programma di un seminario nel quale si parla di insegnare (copincollo testualmente) “qualunque cosa al proprio cane senza l’uso del “luring” (bocconcini, palline, manicotti, clicker training, etc.)“.
E penso: “andiamo bene!”… perché il luring NON è affatto una simile accozzaglia di premi e metodi.
Forse sarebbe meglio evitare di utilizzare termini di cui evidentemente non si conosce il significato, specie quando si pensa di insegnare qualcosa in cinofilia.
Quasi contemporaneamente una partecipante al mio ultimo seminario, quello di Fermo sul gioco, pubblica la foto che vedete qui a sinistra, che mi ritrae (tra l’altro in un momento di pausa) mentre mostro a una corsista uno dei possibili metodi per invogliare un cane corto e tozzo come il bouledogue francese a mettersi nella posizione di “terra” (che questi cani assumono volentieri, come tutti gli altri: solo che è più difficile insegnargliela, perché per loro abbassare la testa significa quasi automaticamente alzare il posteriore. Sono “cubici” e non è certo colpa loro!).
Il primo commento è un concentrato di squisitezza e amabilità. Ovvero: “ahahah… ma non diciamo puttanate!“.
Segue il consueto scanno Facebookiano nel quale, a un certo punto, salta fuori qualcuno a dire che questo sarebbe, testuali parole,  “luring forzato“.
EH?!?
Qualcuno mi spiegherebbe gentilmente come fa un luring (letteralmente: “adescamento”) ad essere forzato?

asino_carotaIl luring è, papale papale, l’equivalente della famosa “carota” appesa davanti al naso dell’asino, che cammina per raggiungerla (inutilmente, perché questa continua ad allontanarsi) e intanto tira la carretta. Siccome il cane non è “un asino” nel senso dispregiativo della parola (ma neppure l’asino è così “asino”: quella della carota è una leggenda metropolitana diventata poi modo di dire), il luring prevede che l’ambito premio venga concesso piuttosto spesso: altrimenti il cane (esattamente come l’asino reale e non proverbiale) si stufa e se ne va.
Come potrebbe, dunque, essere “forzata” la promessa di un premio? E’ una contraddizione in termini, che dimostra ancora una volta scarsa conoscenza dei termini cinofili, o meglio del loro significato reale. Perché a riempirsi la bocca di paroloni (specie se inglesi, che fanno più figo) sono capaci tutti: capire quello che vogliono dire richiede un piccolo sforzo in più, che evidentemente non tutti hanno voglia di fare.

luring2Cos’è, dunque, ‘sto benedetto “luring”?
E’ semplicemente una tecnica che consiste proprio nell'”adescare” il cane, come dice la parola stessa, tenendogli un bocconcino a un millimetro dal naso in modo che lui possa annusarlo e anche leccarlo un po’, ma non possa raggiungerlo.
Per far questo si mette il bocconcino alla base di due dita della mano (indice e medio) e lo si copre poi con il pollice (nella foto ho preso un biscotto troppo grosso, che resta troppo scoperto: l’ho fatto solo per far capire meglio dove va tenuto);  lo scopo è quello di creare con la mano una sorta di “cucchiaio” nel quale il cane possa inserire il muso, imparando poi a spingere contro il palmo della mano. Quando spinge forte e deciso, senza provare a mordicchiare, otterrà il bocconcino.

luring1Questo ci consente, successivamente, di “manovrare” il muso del cane con una sola mano, senza toccarlo né forzarlo in alcun modo: quando abbiamo “in mano” il muso del cane abbiamo tutto il cane, perché – per semplice legge fisica! – quando il muso va da una parte, il corpo del cane normalmente va dalla parte opposta.
Dunque, se il muso si solleva, il posteriore si abbassa (“seduto”); se il muso si abbassa e va indietro, il posteriore  si alza (“in piedi”). Se il muso va a destra, il treno posteriore va a sinistra e viceversa (condotta). L’unica eccezione è proprio il “terra”, nel quale il muso si abbassa e va in avanti… e il posteriore si abbassa a sua volta perché altrimenti un cane mesomorfo starebbe scomodo: nei brachimorfi, invece, il muso si abbassa e il treno posteriore si alza. Per questo diventa più difficile insegnare il terra col luring e conviene trovare altri escamotage.
In pratica, il luring consiste semplicemente nell’utilizzare la mano come target.
Inutile dire (o forse è utile?…) che la mano non deve rappresentare un “dispenser” di cibo: il cane deve stare su di noi, non sulla nostra mano (anche perché, nel momento in cui non avesse più fame, ce lo saremmo perso e lui se ne andrebbe per i fatti suoi).

luringgiocoPer questo, se inizialmente il luring è proprio solo un “adescamento”, nel giro di poche lezioni si trasforma in “qualcosa di divertente che facciamo insieme”.
Partendo dal luring, dunque, cominciamo ad inserire velocità e dinamismo: non più semplice “bocconcino che cade dall’alto”, ma gioco… e nella fattispecie, gioco di caccia.
Ho già detto in altre occasioni che per il cane la caccia è autogratificante: lo eccita, lo stimola, gli fa pensare che non ci sia niente di più piacevole al mondo. Vale doppiamente per  i cani selezionati per questa attività, ma in realtà vale per tutti: tutti i cani sono ancora un po’ “lupi inside”, anche quelli più manipolati e snaturati dall’uomo, e tutti i cani amano cacciare. La mano col bocconcino, dunque, si trasforma in una preda da inseguire: ci muoviamo rapidamente, inseriamo corse, cambi di direzioni, “mancate” e così via.
In questo modo il cane impara a giocare con noi e a trovare massima gratificazione e soddisfazione nel gioco stesso, indipendentemente dal fatto che in mano ci sia o meno il bocconcino.
Il cane pensa anche che con noi “si faccia sempre qualcosa”: ricordiamo che per lui il movimento è mille volte più interessante del cibo o di qualsiasi altra gratificazione.
Provate a chiamare un cane restando immobili e “spenti”, e poi provate a richiamarlo correndo, saltando, insomma muovendovi: vedrete che differenza!

luringtoccaDunque, il luring è una tecnica e non il semplice “uso di bocconcini o giochini”: è una tecnica complessa e anche difficile da spiegare per iscritto, anche se spero di essere riuscita a darvi un’idea, ed è una tecnica che ci consente di “manovrare” il muso del cane per ottenere da lui diversi movimenti senza alcuna forzatura o coercizione. Una delle applicazioni più comuni, per esempio, è il pad (ovvero, l’esercizio del “tocca”), propedeutico a una lunghissima serie di possibili esercizi successivi, dal salto all’invio in avanti.
Ovviamente prima ancora del luring va fissato perfettamente l’ingaggio, ovvero il fatto che il cane sia “su di noi”, più interessato a noi che al resto del mondo.
Le regole dell’ingaggio sono semplicissime: TANTI premi, il più possibile desiderabili e imprevedibili, e TANTO movimento, perché – come abbiamo appena visto – il movimento è già di per sè un rinforzo.
Ovviamente è facilissimo ottenere l’ingaggio di un cucciolo di tre-quattro mesi (e per questo bisognerebbe sempre cominciare a lavorare a questa età!) e molto più complicato ottenere l’attenzione costante di un cane di cinque o sei anni, che pensa di “aver già visto tutto” e al quale occorrono stimoli molto più intensi per convincerlo che stare su di noi sia la cosa più figa del mondo. Però è fattibilissimo, se lavoriamo bene.
E, ovviamente… se sappiamo cosa stiamo facendo e di cosa stiamo parlando!

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