Ti presento il cane » Addestramento http://www.tipresentoilcane.com Cultura cinofila online Wed, 30 Jul 2014 06:19:01 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.9.1 Una lettera emblematica http://www.tipresentoilcane.com/2014/07/25/lettera-emblematica/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/07/25/lettera-emblematica/#comments Fri, 25 Jul 2014 06:39:50 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33101 di VALERIA ROSSI – Accade abbastanza spesso che i lettori, per chiedermi un consiglio, mi scrivano lettere lunghissime in cui mi raccontano la storia del loro cane dalla A alla Z.  Non mi dispiace affatto leggerle, anzi… le storie di cani per me sono sempre interessanti: ma quando il tempo è poco, a volte capita ...

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emblem3di VALERIA ROSSI – Accade abbastanza spesso che i lettori, per chiedermi un consiglio, mi scrivano lettere lunghissime in cui mi raccontano la storia del loro cane dalla A alla Z.  Non mi dispiace affatto leggerle, anzi… le storie di cani per me sono sempre interessanti: ma quando il tempo è poco, a volte capita che lasci “indietro” le lettere più lunghe e che risponda dopo qualche giorno.
Faccio un’eccezione quando mi accorgo che si sta parlando di cuccioli/cuccioloni, perché a volte, alla loro età, il tempismo può essere fondamentale nella risoluzione di un problema.
Questo è il motivo per cui ho letto subito la lettera che segue: che poi ho deciso anche di pubblicare, ovviamente col benestare dell’autrice… ma non perché il problema in questione fosse particolarmente diverso da quello di millemila altri cani (e umani), bensì perché mi è sembrato che questa storia fosse davvero l’emblema di ciò che sta succedendo oggi in cinofilia.
Ovvero, un caso tutto sommato  “facile” che va a scontrarsi con l’incompetenza di due personaggi opposti (uno incapace di risolvere e uno che forse risolverebbe, ma con metodi eticamente inaccettabili), entrambi bravissimi in un solo compito: quello di mangiare soldi alla gente.
Ecco la lettera (un po’ riassunta):
Stiamo cercando di crescere al meglio il nostro primo cane, un cucciolone di nove mesi e più di 30 kg. È molto espansivo con le persone (pure troppo!) e lo è stato fin dal suo arrivo in casa.
È arrivato a due mesi, non vaccinato, e così lo abbiamo tenuto in casa per un mesetto almeno (fino alla seconda vaccinazione). Da quel momento ha sempre incontrato cani – fra cui qualche cucciolo di pari età o più piccolo – al parco sotto casa.
Per i primi mesi, tutti d’amore e d’accordo, per le sciure del parco era il cane più buono del mondo e noi dei bravi padroni. Ora è misteriosamente diventato… un cane aggressivo!
Ecco quello che succede al parco (e, voglio sottolineare, solo al parco sotto casa e solo ed esclusivamente con i cuccioli cresciuti con lui): se li incontra da soli, la pace più totale.
Se li incontra con altri cani, si mette sopra di loro (gli altri cani si sdraiano sotto di lui) e ringhia, come se volesse dire (ma questa è una mia interpretazione e non vorrei scadere nel sciurmarianesimo spinto) “questa è roba mia”. Con gli altri cani adulti che conosce non fa una piega, gioca normalmente. Se trova cani sconosciuti al parco, invece, talvolta non è molto amichevole (altre volte sì). Non capisco il criterio, magari alcuni gli stanno cordialmente sulle palle.
Quindi, ogni volta che il mio cagnone si profila a bordo parco (non è un’area cani, ma un normale parco pubblico dove la gente sguinzaglia i cani liberamente… e lui è sempre al guinzaglio dopo che ha “aggredito” una povera passante per leccarle tutta la faccia e ha tentato una fuga verso i cassonetti dell’immondizia…) scatta il guinzagliamento frenetico al grido di “ecco il cane aggressivo, prestoooo legate i vostri cani” (tutti di taglia grande e perfettamente in grado – eventualmente – di difendersi da soli).
Ora evitiamo il parco e lo portiamo tutti i giorni in un posto diverso, altre aree cani, in cascina, a fare delle passeggiate… Sicuramente non è il cane modello, richiamo zero, tira al guinzaglio ed è molto espansivo ed energico (pure troppo!), e un confronto con un educatore/addestratore ci starebbe.
E infatti abbiamo perso tre mesi e 300 euro con una educatrice che ci faceva fare delle simpatiche passeggiate all’aria aperta chiedendoci di non farci trascinare al guinzaglio (ma come, cribbio?). Ora siamo capitati, sotto consiglio di amico palestrato rottweiler-munito (e qui forse poteva accendersi una lampadina) ad un campo di addestramento dove lavorano con cani “tosti”.
Abbiamo pagato i nostri 350 euro per 10 lezioni e stiamo lavorando sulla condotta: peccato che di recente io sia scoppiata in lacrime, facendo una bella figura di cacca davanti a tutti, perché l’addestratore pretendeva che io dessi degli sberloni sul muso del mio cane quando non ascolta… ma vaff, lo sberlone sul muso al limite posso darlo a te!
Io non picchio il mio cane solo perché si siede trenta centimetri più in là di dove gli ho indicato.
E poi, ovviamente, via alla psicanalisi: io sono troppo debole, devo essere forte per fargli capire chi comanda etc.
Il risultato è che il cane a lezione protesta, non vuole scendere dalla macchina e fa i capricci tutto il tempo. Un pazzo.
Gli altri belli allineati e lui sempre tutto storto, il naso spiaccicato sull’erba, al comando “terra” si svacca e inesorabilmente comincia a brucare.
Eppure le stesse cose, a casa, più o meno le fa.
Poi certo, lui è un rompipalle e ci sfida sempre. Conosce benissimo il “terra” ma non ha nessuna voglia di farlo e quando glielo chiedo abbaia, come a dire “fattelo te ‘sto terra, mi hai rotto, non sono un soldatino”.
Ora, sei mesi e 700 euro dopo, ti chiedo: ci sarà un metodo meno coercitivo, o che quanto meno non preveda lodi sperticate agli sberlonatori della domenica? È proprio necessario avere un cane soldatino? Come possiamo aumentare la stima del nostro cane verso di noi, senza renderlo un completo rincoglionito?

emblem6La risposta all’ultima domanda, ovviamente, è: “trovando qualcuno che capisca davvero i cani e che sappia spiegarvi quello che dovete fare”.
Cosa che altrettanto ovviamente non si può fare in un articolo e nemmeno in un libro (per quanto io ne stia scrivendo uno nuovo sull’educazione…), ma dev’essere fatta “dal vivo”.
Libri, articoli, siti e compagnia bella possono essere un valido aiuto in più , non certo l’unica soluzione: se non la pensassi così avrei continuato a scrivere e basta, come ho fatto per un periodo abbastanza lungo della mia vita,  e non sarei mai tornata sul campo.
Invece ci sono tornata proprio perché, alla fin fine, credo che neppure Dante Alighieri (e io di sicuro NON sono Dante!) riuscirebbe a far capire soltanto a parole ciò che si deve fare per risolvere un problema cinofilo.
Bisogna prendere il cane in mano, bisogna cercare di entrare nei “suoi” personali pensieri (che non sono mai uguali a quelli di un altro cane, neppure della stessa razza e neppure della stessa cucciolata!) e bisogna anche avere la possibilità di “far vedere” agli umani le cose praticamente (cosa che a volte richiede trenta secondi, mentre spiegare la stessa cosa a parole ti porta via venti pagine… e alla fine non sai neppure se sei stato abbastanza chiaro per tutti).
Sono convinta, insomma, che l’educatore/addestratore in carne ed ossa sia indispensabile: però mi sale anche un nervoso infinito quando leggo che una persona ha buttato via 700 euro e non ha risolto il problema di un cagnolotto di nove mesi che, alla fin fine, è soltanto un po’ “anarchico”.
Allora, due sono le cose che mi sento di dire: una ai proprietari di cani e l’altra alla marea di educatori/addestratori/istruttori/rieducatori e compagnia bella che ha ormai invaso il nostro Paese.
Ai proprietari dico questo: è vero, verissimo, inconfutabile che se non si è esperti in una materia diventa difficile anche capire se un altro è bravo. Però ai miei seminari dico sempre ai corsisti: “Guardate che il fatto di aver pagato per ascoltarmi non significa automaticamente che tutto quello che dico sia giusto. Usate anche il vostro cervello, usate il vostro senso critico: se sparo una cazzata, cercate di accorgervene e ditelo! Non pensate che diventi vera solo perché l’ha detta chi in quel momento si trova dietro a una cattedra!”.
Insomma, è vero che quando non si è esperti il giudizio diventa più difficile… ma è anche vero che la nostra amica, per esempio, si è rifiutata di prendere il suo cane a sberloni.
Dunque ha capito perfettamente – pur avendo pagato una persona perchè la riteneva competente – che quello invece era un cretino.
Lo stesso vale per chi ti dice “non farti trainare al guinzaglio” e ciao. Non c’era bisogno di spendere 300 euro per sapere che il cane non doveva tirare: lei li ha spesi perché le insegnassi come fare!
Quindi, la cosa che mi sento di dire ai proprietari è “non pagate interi corsi senza fare almeno una lezione di prova“. Non si compra nulla a scatola chiusa, neppure l’educazione del cane.
Si fa una lezione, si vede come lavora l’istruttore, si vede come reagisce il cane: anche il più assoluto neofita dovrebbe essere in grado di capire se gli si sta vendendo tecnica oppure aria fritta, e che tipo di tecnica verrà applicata. Se vi si dice di prendere il cane a calci in culo, ve ne dovete anna’: ma SUBITO, prima di pagare l’intero “pacchetto” di 5 o 10 o millemila lezioni. Se vi parlano di ammmoreeee e rispetto, ma non vi dicono come si tiene in mano un guinzaglio, ve ne dovete anna’ alla stessa velocità di prima: perché il vostro cane siete capaci di amarlo anche senza buttar via soldi. Quello di cui avete bisogno è qualcuno che vi spieghi come gestirlo.

emblem5Agli educaddetrastritturi, invece, vorrei dire una cosa ancora più semplice: sappiamo tutti – e sapete sicuramente anche voi – che lavorare con i cani è un’arte. Non basta l’ammore e non basta neppure la tecnica: la cinofilia, quella vera, richiede anche un certo talento naturale, un’affinità elettiva, la capacità di empatizzare con il cane.
A volte il talento c’è, a volte no. A me piacerebbe un sacco dipingere, e l’ho anche fatto per molti anni. Sono andata anche a scuola da un grande maestro, conosco bene la tecnica… però produco indiscutibili croste. I miei quadri si possono definire “carini”, giusto se mi si vuole fare un complimento: ma l’arte vera è un’altra cosa, e infatti ho accantonato ben presto il mio sogno infantile di fare la pittrice di professione.
Per la cinofilia vale la stessa cosa: se sapete di non avere talento, evitate di entrare in questo mondo professionalmente, perché non andrete da nessuna parte. Divertitevi col vostro cane, magari fatevi qualche garetta… ma fermatevi lì.
Sì, lo so, c’è gente che non capisce un’acca di cani e nonostante questo si è creata dei veri imperi cinofili: ma quelli hanno talenti diversi.
Sono dei grandi affabulatori, hanno un carisma della madonna, hanno la capacità di incantare vendendo fumo: sono le Wanne Marchi della cinofilia… e onore al merito, dico io.
Sono persone che, ben consce del fatto che al mondo ci siano più cretini ed ingenui che persone dotate di cervello e spirito critico, vivono e si arricchiscono sulla loro pelle, ottenendo anche di essere idolatrate e osannate dagli stessi che, alla fin fine, hanno clamorosamente truffato.
Al di là di ogni considerazione etica… buon per loro: però, se invece le considerazioni etiche le facciamo, possiamo anche chiederci se avremmo il coraggio di guardarci allo specchio ogni mattina sapendo di aver preso in giro della gente che si era fidata di noi.
La mia personale risposta è “proprio no”. Ma anche se la vostra fosse “massì, chissenefrega”… ricordate comunque che di Wanna Marchi ce n’è stata una.
Che è riuscita a fare quello che ha fatto perché aveva a disposizione un mezzo di comunicazione potente come la TV (ops… guarda caso, succede anche a certi “guru” della cinofilia!) e perché faceva leva sulla disperazione di persone malate o in terribili difficoltà.
Ora, per quanto possa essere seccante avere a che fare con un cane complicato, non è propriamente la stessa cosa che avere a che fare con una malattia terminale. Quindi è vero che la gente si può sempre fregare… ma entro certi limiti e soprattutto per un tempo limitato: perché alla fine, se il cane non migliora, i clienti ti mandano a quel paese senza troppi complimenti.
E a quel punto, anche se li minacciassi di lanciargli fatture e macumbe contro il cane, la maggior parte di loro ti spernacchierebbe sonoramente.
Concludendo: se ami i cani ma non hai nessunissimo talento, cercati un altro lavoro e lascia perdere la cinofilia.
Se hai talento e non hai tecnica, quella te la puoi fare… ma fattela, perché è indispensabile per ottenere dei risultati reali.
Se hai talento e tecnica, ma non ami i cani… allora saranno i cani stessi a mandarti a quel paese.
Rileggete quello che ha scritto l’autrice della lettera: “il cane a lezione protesta, non vuole scendere dalla macchina e fa i capricci tutto il tempo”.
Più chiaro di così!
Non è sempre vero che ai cani “manchi la parola”: di solito sanno spiegarsi benissimo. E se i cani che vengono al tuo campo mostrano questo atteggiamento nei tuoi confronti, tu quel campo lo chiuderai molto presto… a meno che, appunto, tu non abbia le stesse abilità di Wanna Marchi & C.
Ma per fortuna (di umani e cani), queste “doti” non sono poi così diffuse.

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Aiuto, il mio cane non gioca http://www.tipresentoilcane.com/2014/06/24/aiuto-il-mio-cane-non-gioca/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/06/24/aiuto-il-mio-cane-non-gioca/#comments Tue, 24 Jun 2014 05:55:34 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=32556 di VALERIA ROSSI – Tutti i cani sanno giocare, se vogliono: è la prima cosa che imparano a fare, nella primissima infanzia e quindi all’età in cui i comportamenti si fissano maggiormente. Il problema è che, in seguito, i cani possono smettere di giocare: e possono smettere per mille motivi diversi, che vanno dall’inibizione indotta ...

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nongioca_frisbeedi VALERIA ROSSI – Tutti i cani sanno giocare, se vogliono: è la prima cosa che imparano a fare, nella primissima infanzia e quindi all’età in cui i comportamenti si fissano maggiormente.
Il problema è che, in seguito, i cani possono smettere di giocare: e possono smettere per mille motivi diversi, che vanno dall’inibizione indotta dall’uomo alla diffidenza, dalla scarsa socializzazione allo scarso rapporto con i loro umani.
Quest’anno ho tenuto diversi seminari sul tema del gioco, e mi sono trovata di fronte un sacco di umani che hanno partecipato proprio per risolvere questo problema: i loro cani non giocavano.
C’era quello totalmente disinteressato a qualsiasi attività ludica, c’era quello che mostrava un minimo di predatorio ma poi non raccoglieva neppure lo straccetto o la pallina, c’era quello che addirittura mostrava segni di paura quando gli veniva proposto un gioco.
Molti di questi cani provenivano da canili e rifugi, ma qualcuno era stato preso da cucciolo: eppure non volevano saperne di giocare.
Perché?
In alcuni casi l’anamnesi è stata chiara: ad alcuni cuccioli era stato proprio inibito il morso a forza di “NO!”, di sgridate, di pacchette sul sedere quando il piccolo si avventava stile coccodrillo su mani o caviglie.

diariosamba3_aperAvendo attualmente in casa proprio una coccodrilla di poco più di due mesi, mi rendo conto perfettamente di quale sia il problema: i denti da latte fanno un male della madonna, essendo praticamente spilloni voodoo… però bisogna fare attenzione, perché se il cane ha poca tempra e poco temperamento a volte possono bastare un paio di “NO!” per inibirgli il morso.
L’alternativa, ovviamente, non è quella di lasciarsi masticare a piacere (neppure io sono così masochista, giuro), ma solo quella di reindirizzare il morso verso oggetti permessi: il concetto è “NO, le mie mani no… ma lo  straccetto siiiiii!!! Eccolo, mordi questo!”
Segue un po’ di sacrosanto tira-molla, purtroppo considerato “tabù” da alcune scuole cinofile perché stimolerebbe l’aggressività (grandissima sciocchezza: semmai insegnare a “controllare” l’aggressività e la possessività. Ne abbiamo parlato più dettagliatamente in questo articolo):  purtroppo in molti ci credono.
E allora, se il tiramolla è vietato e se non vuoi che ti morda mani e piedi… che deve fare, ‘sto povero cucciolo?
Viene continuamente represso, continuamente bloccato… e alla fine, per forza di cose, si chiude. Si inibisce.

nongioca_pallina2In alternativa gli viene tirata la pallina (così va a usare la bocca lontano da noi): ma la pallina non costruisce alcun rapporto, perché il cane gioca praticamente da solo. Per di più, va in possessività su un oggetto che può tenere completamente in bocca: da qui possono nascere cani pallinodipendenti, ma anche soggetti che mostrano aggressività quando qualcuno cerca di recuperare la pallina.
Oppure che se ne scappano via con la loro pallina e vanno ad imboscarsi lontano da noi (magari andando anche in aggressività quando cerchiamo di recuperarla).
E allora basta, non si gioca più neanche con quella.
Alla fine non si gioca più con niente… ma gli umani non si accorgono neppure di aver “bloccato” psicologicamente il cane, almeno finché non pensano di avvicinarsi a qualche attività sportiva.
Soltanto allora si rendono conto che il cane non sa più giocare, e se ne fanno un cruccio.

nongioca_tiramollaAltri cani smettono di giocare a causa di incidenti sicuramente non voluti, ma che si sarebbero potuti evitare con un po’ di attenzione: per esempio, c’è chi il tiramolla lo fa… ma non lo sa fare.
Magari lo fa con gli strumenti sbagliati (manicotti troppo duri, o rovinati, o con cuciture che infastidiscono il cane in bocca), magari dà strattoni che causano dolore al cucciolo (bisogna stare molto attenti a come ci si muove per evitare di fargli male al collo, ma è anche meglio smettere di fare questo gioco nel periodo del cambio dei denti, perché se un dente da latte si strappa violentemente durante un tiramolla, il cucciolo potrebbe smettere di mordere per sempre).

nongioca_pallaMa una volta che il pasticcio è successo, e che il cane, ormai adulto, si mostra disinteressato al gioco… come si può rimediare?
Intanto diciamo subito che si dovrebbe sempre cercare di rimediare, perché per il cane il gioco è il modo più naturale di imparare: quindi il cane che non gioca è un cane incompleto, più difficile da educare/addestrare… ma anche privato di tutta una serie di sbocchi diversi, perché il gioco è anche una valvola di scarico, un momento sociale, un potente antistress e un sacco di altre cose.
Dunque non ci si dovrebbe MAI rassegnare al fatto che il cane “non giochi, e basta”: bisogna fare il possibile per recuperarlo e per restituirgli il piacere di divertirsi con noi.
Specifico: “con noi”, perché la stragrande maggioranza dei cani che non gioca con gli umani sa invece giocare – eccome! – con gli altri cani. Ma questo non è sufficiente, proprio perché il gioco ha una fortissima valenza sociale: e siccome nella sua società ci siamo anche noi, è molto importante che il cane sappia giocare anche con noi.

nongioca_umaniCome si fa?
Si riparte da zero, come se avessimo di fronte un cucciolo di due mesi: con la differenza che il cucciolo si lancia entusiasticamente su qualsiasi gioco gli proponiamo, mentre l’adulto inibito lo rifuggerà.
Allora noi dovremo:
a) rendere il gioco interessantissimo… e la cosa migliore, per ottenere questo risultato, è giocare senza di lui. Mettiamoci in due o tre umani e cominciamo a tirarci reciprocamente una pallina, un salamotto o un frisbee, mostrando di divertirci moltissimo. Il cane non consideriamolo proprio.
Quasi immancabilmente, lui sarà attirato dai nostri movimenti: ma soprattutto, come dice sempre il mio collega Davide Cardia, il cane non sopporta che ci divertiamo senza di lui!
Prima o dopo si avvicinerà – più o meno timidamente – e comincerà a gironzolarci intorno, magari a saltellare, magari ad abbaiare. A quel punto potremo lanciare l’oggetto verso di lui, quasi come se ci cadesse per sbaglio.
Vediamo cosa fa. Se lo evita, lo raccogliamo e riprendiamo a giocare tra umani.
Se va verso l’oggetto e gli dà anche solo un’annusatina, grandi festeggiamenti: “Sììì! Bravoooo!”… e poi riprendiamo a giocare tra umani.
Ripetiamo più volte (in alcuni casi ci vuole taaaaanta pazienza e taaaante lezioni), finché il cane non mostrerà il desiderio palese di partecipare e non comincerà a prendere in bocca l’oggetto. E lì il ghiaccio sarà finalmente rotto.

nongioca1b) se vogliamo ridargli il gusto del tiramolla, muoviamo lo straccetto a terra come se fosse una preda, esattamente come si fa con i micro-cuccioli: quando e se solo accenna a toccarlo col muso, grandi lodi e coccole:  “Sìììì! Bravooooo!”.
Poi, un po’ alla volta, loderemo il fatto che lo prenda in bocca; poi che cominci a combattere con noi (si deve andare moooolto per gradi: le prime volte la nostra resistenza sarà minima, perché se tirassimo forte un cane inibito ci cederebbe immediatamente l’oggetto per eccessivo rispetto. Invece deve ritrovare il gusto di lottare per gioco).
Non usiamo mai il “lascia”, inizialmente, anzi lasciamo sempre vincere lui: il “lascia” si può inserire solo quando il cane ha imparato – anzi, re-imparato – a lottare con entusiasmo, e deve sempre essere seguito dalla ripresa del gioco.
Non togliamogli mai lo straccetto dopo un “lascia”, ma usiamo un comando diverso per segnalare la fine del gioco  (per esempio: “Basta, finito”): anche qui ci dovremo comportare esattamente come si fa con i cuccioli, che non devono essere mai delusi dopo averci consegnato un oggetto.

nongioca_doniSe proprio il cane non vuole saperne di giocare con gli oggetti, potremo comunque “dirottare” verso altri tipi di gioco: con i soggetti paurosi o fobici, per esempio, funzionano molto bene quelli di fiuto, a partire dalla ricerca del proprietario (che si deve nascondere in modo da essere trovato facilmente, per le prime volte: altrimenti il cane potrebbe andare nel panico) e arrivando alla ricerca di oggetti o di odori particolari.
I giochi di fiuto sono un ottimo metodo per far riaprire la mente del cane all’”idea” stessa del gioco, e per questo possono essere propedeutici a un secondo tentativo di giocare con gli oggetti, che potrebbe risultare – a sorpresa – molto più produttivo del primo.
Un altro gioco che coinvolge immancabilmente tutti i cani è “la lotta”: giocare proprio fisicamente con loro. Non dobbiamo temere di dargli brutte abitudini: il cane è perfettamente in grado di distinguere il gioco dalla realtà. Buttiamoci per terra, rotoliamo con lui, diamogli pacche amichevoli: certo, ci beccheremo qualche zampata e magari qualche allegro morsetto, ma il cane si libererà dalle inibizioni… e una volta accettato il contatto fisico con noi, sarà più semplice anche fargli accettare gli oggetti.

Il segreto è comunque uno solo: NON ARRENDERSI.
Il cane che non gioca è frustrante e fa passare la voglia anche a noi, specie quando il suo atteggiamento è proprio schifato, non solo disinteressato: ma bisogna assolutamente insistere, sperimentare, scoprire quali oggetti possono essere più interessanti per lui… e soprattutto divertirci noi stessi.
Se ci girano le scatole perché lui non gioca, e mentre cerchiamo di insegnarglielo tutto il linguaggio del nostro corpo dice “ti ucciderei, sei un imbecille, sei un incapace”… il cane leggerà quello e si inibirà ancora di più.
Il gioco è GIOCO! E’ divertimento, è un momento di relax e di gioia. Consideriamolo sempre come tale, e anche quando il nostro partner peloso non sembra propriamente entusiasta… noi prendiamola in ridere. Non avete idea di quante volte basti cambiare un po’ il nostro atteggiamento mentale per rivoluzionare completamente quello del cane.

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Educatori vs addestratori: prendiamola in ridere, che è meglio… http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/30/educatori-vs-addestratori-prendiamola-in-ridere/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/30/educatori-vs-addestratori-prendiamola-in-ridere/#comments Fri, 30 May 2014 05:43:32 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=31978 ATTENZIONE: il titolo e diversi contenuti dell’articolo criticato sono stati modificati dopo la pubblicazione del mio. Adesso si parla di addestratore “da evitare”, mentre quando ho scritto la mia risposta si parlava dell’addestratore “tout court”. Mi fa piacere che sia stata inserita questa modifica, che rende il tutto (o meglio, “quasi tutto”) molto più accettabile: ...

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addkill_palestratoATTENZIONE: il titolo e diversi contenuti dell’articolo criticato sono stati modificati dopo la pubblicazione del mio.
Adesso si parla di addestratore “da evitare”, mentre quando ho scritto la mia risposta si parlava dell’addestratore “tout court”.
Mi fa piacere che sia stata inserita questa modifica, che rende il tutto (o meglio, “quasi tutto”) molto più accettabile: però ribadisco che inizialmente si parlava “dell’addestratore” in generale e non certo di un ipotetico addestratore “da evitare”.

di VALERIA ROSSI – Mi hanno segnalato un articolo scritto da tale Irene, che non conosco ma della quale ho letto qualche nota biografica sul suo sito “Comprendiamo il cane”.  La fanciulla dice di aver iniziato il suo percorso da educatrice nel 2009, quindi ha ben cinque anni di esperienza: e dall’alto di questa esperienza si permette di dipingere un ritratto dell’addestratore cinofilo che, appunto, è meglio prendere in ridere, perché altrimenti si finirebbe nel turpiloquio spinto.
L’articolo per intero, se volete, potete leggerlo qui.
In questa sede preferisco confrontare me stessa (essendo io, appunto, un’addestratrice) con i punti espressi dalla gentil signorina Irene.
Secondo lei, tanto per cominciare, gli addestratori:

a) sono per lo più uomini
Giuro di no. Avendo partorito un figlio, direi che uomo non sono;

b) capelloni
Direi di no: al momento son quasi rapata a zero;

c) un pò tarchiati
Ehm, dunque, vediamo… noooo! Sono mesi che sto a dieta e “tarchiata” non me lo diciiiiii!!! Al massimo accetto un “leggermente sovrappeso” (ma ci sto lavorando);

d) più muscoli e capelli hanno e più usano metodi arretrati
Quindi, essendo io scarsissima di muscoli e di capelli, uso automaticamente metodi moderni. Meno male, va’!

e) credono ancora che il cane vada sottomesso e comandato
Sottomesso? mai pensato. Comandato? Be’… nel senso di “guidato e aiutato ad inserirsi correttamente nella nostra società”, questo sì. Almeno una l’hai azzeccata, evvai!

addkill_molossof) prediligono cani di un certo tipo, ovviamente molossoidi, più grandi sono e meglio è!
La mia cagna pesa quindici chili. Ora però mi arriva la rottweilerina, quindi un cane grande ce l’avrò anch’io.
Solo che… come la mettiamo con i miei precedenti pastori tedeschi (grandini, ma decisamente non molossoidi), husky (idem), maltese (tipico esempio di immenso molossone), meticciona ENPA (grandicella pure lei, ma tutt’altro che molossoide), meticcina volpino-style, bassotti (tre) e svariati altri? 

Ma se anche fosse… che problema hai, Irene, con i cani grandi? Li ritieni per caso cani di serie B?
Questa affermazione mi suona dannatamente razzista ed è l’unica parte del tuo articolo che non mi ha fatto ridere, ma un po’  incazzare.

E questa era solo la premessa… perché poi  viene il meglio. Ovvero, si scopre che l’addestratore:

non effettua un’ anamnesi preliminare
Errore. Le facciamo sempre, anche se le anamnesi basate su ciò che raccontano gli umani spesso si rivelano un filino sballate.

- fa lezioni di gruppo e non individuali
Sbagliato. Faccio solo lezioni individuali, così come tutti gli addestratori del mio campo.

- fa indossare museruola e collare a strozzo a prescindere dal cane e dai suoi problemi
Ahahahah!!! Questa è la più bella in assoluto. Sorry: la prima cosa che faccio quando incontro un cane nuovo è dire al suo umano di liberarlo da qualsiasi collare o guinzaglio, per poterlo valutare senza costrizioni di sorta.

- dice cose che vanno contro la natura del cane stesso, come ad esempio: non farlo socializzare con la sua specie
Infatti al nostro campo facciamo continuamente puppy class, incontri di comunicazione e quant’altro…

- crede nell’ imposizione dei comandi
…e nell’imposizione delle mani no?
Vabbe’: io credo nel valore dell’obbedienza, ottenuta facendo divertire il cane e creando un bel rapporto di partnership con il suo conduttore. Sarà un delitto?

– non lavora sulla relazione tra cane e proprietario
Io lavoro praticamente SOLO su quello, tant’è che il mio direttore tecnico mi prende sempre in giro perché faccio lezione “da seduta”. E certo che sto seduta: è il proprietario che deve lavorare col suo cane, mica io! Io gli faccio vedere come si fa, poi tocca a lui: altrimenti il cane, la relazione, la stringerebbe con me;

- di norma, ha una vera mania per qualche tipo di molosso
Ancora? Ma che ti hanno fatto ‘sti poveri molossi, Ire’?

- ha un cane triste o timoroso nei suoi confronti
Chiunque conosca la Bisturi si starà già capottando dalle risate (giuro, sta sghignazzando pure la Bisturi), quindi qui evito proprio di commentare.

- vi chiede di lasciargli il cane e ve lo riconsegnerà una volta “aggiustato”
Ma in che film? Sì, è vero, si faceva così: lo facevo anch’io, quando ho cominciato a lavorare con i cani… ma parliamo di più di quarant’anni fa. Io ho cominciato a fare lezioni “cane-padrone” (allora si chiamavano così) dopo tre-quattro anni, quindi sono almeno trentacinque anni che non mi faccio lasciare alcun cane… a meno che, ovviamente, non si parli di recuperi comportamentali per i quali è necessario un temporaneo distacco da chi quei problemi li ha causati. Ma questo non ha niente a che vedere con l’addestramento;

- NON ha una formazione ma solo “esperienza” sul campo, probabilmente ha iniziato con “utilità e difesa”
Dài, che finalmente ci hai preso! E’ vero, ho cominciato proprio così… e vuoi sapere il colmo dell’abiezione? Faccio ANCORA utilità e difesa! Immagino che per te equivalga a dire che mi diverto a scippare le vecchiette, ma questo significa solo che non hai la più pallida idea di cosa sia l’ UD. Quanto alla formazione… non l’ho fatta agli inizi, anche perché quando ho cominciato io non c’erano corsi, seminari, stage o altro. Adesso la formazione la faccio agli altri, essendo docente ENCI… e lo sai cosa dico ai miei allievi? Che la teoria è importante, è utile, va benissimo per avere una preparazione più completa: ma se non ti smazzi sul campo, se non incontri almeno una cinquantina di cani diversi e con diversi problemi e se non trovi la strada per risolverli, non devi neppure sognarti di cominciare fare professionalmente questo lavoro, se non vuoi rovinare dei cani (e farti male).

noaddestratoreConcludendo: in questo bel ritrattino dell’addestratore cinofilo,  su quindici affermazioni – almeno per quanto riguarda la sottoscritta – la nostra eroina ne ha prese (più o meno) due.
Nonostante questo, giusto nel caso in cui non si fosse capito come la pensa, la sciura Irene illustra il suo capolavoro con la simpatica fotina che vedete qui a sinistra.
Oh, poi… per carità: qualche addestratore truzzotamarro e indietro di duecento anni come quello che si è divertita a dipingere esiste davvero.
Sono in via di estinzione, ma qualcuno sopravvive… così come esistono figure tragicomiche tra gli educatori: in qualsiasi categoria professionale ci sono i bravi e i meno bravi, gli onesti e i corrotti, gli intelligenti e gli stupidi. Ma fare di tutta l’erba un fascio in questo modo sarebbe una cosa da denuncia penale, se non fosse che l’articolo è troppo comico per suscitare rancore.
Quando ne ho letto qualche brano al figlio, il suo commento è stato: “Ma l’ha scritto Marco Carucci?” (che è il nostro dottore umorista). Perché non gli sembrava possibile che qualcuno avesse scritto sul serio cose simili.
Però, gentile Irene, io non riesco ad avercela con te.
E’ evidente che qualcuno ti ha dipinto questo incredibile ritratto dell’”addestratore killer” e che tu, in buona fede, ci hai creduto senza mai averne conosciuto uno. O forse sei davvero capitata sul campo di qualche truzzotamarro e sei rimasta traumatizzata: non lo so.
Quello che so è che, ogni volta che sostengo pubblicamente che gli educatori fanno la guerra agli addestratori insultandoli e dipingendoli come dei mostri, mi sento rispondere “Non è veroooo!!! Non abbiamo mai detto niente del genereee!”.
Il tuo articolo prova che forse tutti i torti non ce li abbiamo, a dire che ci attaccate a testa bassa senza sapere di cosa parlate… solo che tu sei andata talmente oltre da farlo sembrare un brano umoristico.
Quindi, grazie.
Grazie davvero, perché a cotante panzane non crederà nessuno (almeno spero. Di sicuro se le berranno in pochi): e forse la gente comincerà a rendersi conto che certi attacchi sono soltanto tentativi penosi di concorrenza sleale, che faranno più danno a chi li scaglia che a chi dovrebbe esserne il bersaglio.

Ah… siccome è giusto portare anche qualche prova pratica, inserisco alcune immagini del nostro campo (io non mi ci sono neppure messa):

Altra addestratrice tarchiata, capellona e palestrata (giusto per chiarire che non sono mica l'unica...)

Altra addestratrice tarchiata, capellona e palestrata

Addestratore maschio (eh, sì... qualcuno lo abbiamo anche noi) con cane palesemente sofferente, che indossa strangolo e museruola a prescindere

Addestratore maschio (eh, sì… qualcuno lo abbiamo anche noi: chissà se è grave come avere un molosso?) con cane palesemente sofferente, che indossa strangolo e museruola a prescindere

Puppy class (perché ovviamente consigliamo a tutti di NON far socializzare il cane con i suoi simili)

Puppy class (perché ovviamente consigliamo a tutti di NON far socializzare il cane con i suoi simili)

Però è vero che facciamo utilità e difesa... e infatti si vede quanto cani e conduttori siano depressi e infelici!

Però è vero che facciamo utilità e difesa… e infatti si vede quanto cani e conduttori siano depressi, timorosi e infelici!

La conclusione la lascio proprio alla Bisturi:

bisturiNO

L'articolo Educatori vs addestratori: prendiamola in ridere, che è meglio… è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/30/educatori-vs-addestratori-prendiamola-in-ridere/feed/ 131
La Regressione Sociale Guidata http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/27/regressione-sociale-guidata/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/05/27/regressione-sociale-guidata/#comments Tue, 27 May 2014 08:16:13 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=31907 di VALERIA ROSSI – Nell’articolo sui cani iperpossessivi, ieri, ho citato “le regolette della RSG”, convinta che tutti sapessero di cosa si trattava. Sbagliavo: mi ha scritto una decina di persone chiedendomi di spiegare meglio. A questo punto, convinta di avere già scritto non uno, ma millemila articoli sull’argomento, ho cercato di ritrovarli… e ho ...

L'articolo La Regressione Sociale Guidata è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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RSG_iniziodi VALERIA ROSSI – Nell’articolo sui cani iperpossessivi, ieri, ho citato “le regolette della RSG”, convinta che tutti sapessero di cosa si trattava. Sbagliavo: mi ha scritto una decina di persone chiedendomi di spiegare meglio.
A questo punto, convinta di avere già scritto non uno, ma millemila articoli sull’argomento, ho cercato di ritrovarli… e ho scoperto che non ce n’era neppure uno. Certo, la RSG l’ho citata più volte, ma non ho mai scritto niente di specifico sul tema: forse ero convinta di sì perché ne parlo spesso ai seminari (sì, lo so: ormai il rincoglionimento avanza inesorabile), ma sta di fatto che l’articolo non esiste e che quindi è giunta l’ora di colmare la lacuna.

Che cos’è?
RSG significa “Regressione Sociale Guidata”. Ovvero, è il modo più acculturato per ribadire le vecchie regolette “del capobranco”: il cane non deve mangiare per primo, non deve passare per primo dalle porte, non deve salire su letti e divani.

E’ davvero utile?
Sì e no.
Stendo un velo pietoso su quanto ho potuto ammirare (il termine è ironico, sappiatelo) leggendo le dispense dei master per veterinari comportamentalisti tenuti da una famosissima associazione italiana.
Al corso del 2009, mi pare, la RSG sembrava la sola ed unica risposta a tutti i problemi comportamentali del cane; al corso del 2012 la RSG veniva considerata una solenne cazzata da non prendere neppure in considerazione. Ci sarebbe parecchio da commentare… ma glissiamo e diciamo che la verità, come al solito,  sta nel mezzo.
Intanto è certo che non bastino queste quattro cavolatine a stabilire/ristabilire un corretto rapporto gerarchico, che è fatto di mooooolto di più.
I cani non sono degli stupidi ed è inutile “tenerli al loro posto” con qualche regoletta, se poi non siamo in grado di farci stimare, ammirare, considerare dei veri leader.
Diciamo che la RSG può servire invece agli umani per capire il “concetto” di gerarchie interspecifiche… ammesso e non concesso che esistano, ovviamente, perché c’è chi le nega.
Personalmente sono assolutamente convinta che esistano, visto che l’imprinting – o impregnazione che dir si voglia – serve proprio a convincere il cane che apparteniamo tutti allo stesso gruppo sociale: e con i membri del suo gruppo sociale il cane si comporta in modo gerarchico, senza se e senza ma.
Chi nega anche questo, i cani li ha visti solo sui libri.
Poi bisogna anche intendersi bene su cosa significhino termini come “gerarchia”, “dominanza” eccetera… perché non bisogna certo pensare che un umano “dominante” debba essere una specie di sergente Hartman (quello di Full Metal Jacket): ma sulle gerarchie ho scritto – stavolta è vero! – una lunghissima serie di articoli, ai quali vi rimando se aveste ancora dei dubbi.
Questo è il primo, poi ce ne sono altri quattro o cinque (hanno tutti lo stesso titolo, quindi non faticherete a trovarli).

RSG_ciboTornando all’utilità della RSG, ritengo che si possa chiedere ai proprietari di metterla in pratica quando c’è un problema gerarchico in casa (ovvero cani che ringhiano o mordono, cani che montano le gambe, cani che si fanno gli affaracci loro senza considerare le indicazioni del proprietario e così via), giusto per cercare di far capire loro che “devono” esistere delle regole.
Lo si potrebbe tranquillamente fare anche con i genitori di figli scapestrati, tanto il concetto è lo stesso: chi ha la responsabilità e il dovere di guidare e indirizzare qualcuno che non è in grado di autogestirsi nella nostra società (cani o figli che siano) deve assolutamente dare delle regole.
Lo scrivo pure in grassetto, perché è proprio una cosa fondamentale.
“Dare regole”, però, non significa urlare addosso a nessuno, né tantomeno fare uso di metodi brutali: significa essere chiari, coerenti e competenti.
Ma siccome pronunciare queste tre parole significa, nella maggior parte dei casi, ritrovarsi con l’interlocutore che fa “sì sì” con la testa, ma che non ha la più pallida idea di “come fare” a tradurre questi concetti in pratica… allora le regolette della RSG possono essere un primo passo verso la comprensione.
Il che, ovviamente, NON significa che bastino da sole a risistemare un rapporto compromesso.

Vediamole una per una.
Con qualche variante qua e là, le regole di base sono comunque tese a far sì che l’umano “si comporti da capobranco” e venga quindi visto nello stesso modo dal suo cane.
Secondo la RSG, dunque, bisognerebbe:

RSG_lettoA) Non far salire il cane su letti, divani e simili. Questo perché, in un branco di lupi (ma anche di cani), il soggetto alpha sta solitamente in posizione sopralevata rispetto agli altri; inoltre non consente a nessuno di entrare nella sua tana.
Il cane, dunque, non dovrebbe accedere al letto (=tana), né stare più in alto di noi (divani, poltrone ecc.).
La parte “letto” è abbastanza sensata, ma in realtà nessun lupo ospita gli amici in casa sua per una spaghettata: la tana è sempre un luogo “personale” e riservato, che però viene utilizzato soprattutto per partorire i cuccioli… e in questo caso le gerarchie non contano più nulla. Tra i lupi è solo la femmina alpha a partorire, ma tra i cani questo non accade… e qualsiasi cagna, anche quella gerarchicamente inferiore a tutti gli altri, diventa una iena se un estraneo prova ad entrare nella sua tana quando ha i cuccioli. Quindi vietare l’accesso al letto significa pochino.
La parte “divano” ha ancora meno senso, perché comunque noi saremo sempre “più in alto” di un cane che sta sul divano… per il semplice fatto che siamo bipedi e camminiamo in posizione eretta.
Io aggiungerei anche un bel “che lo prendi a fare il cane, se non puoi condividere i momenti di relax con lui?”, ma questo è un po’ poco scientifico, quindi lasciamo stare.
Posso dirvi, se vi interessa, che a casa mia funziona così: i cani sono sempre saliti su tutti i divani e le poltrone disponibili, mentre a letto ho lasciato venire solo quelli capaci di starsene appallottolati in fondo senza rompere le palle. Quelli che ti si strusciano addosso, piazzano la testa sul cuscino, ti leccano in faccia e ti danno zampate per tutta la notte (come la Bisturi…) stanno giù.
L’unica cosa che pretendo è che si salga e si scenda “quando lo dico ioooo” (immaginatemi in versione Giucas Casella, se siete abbastanza vecchi da ricordarvelo).

RSG_lupiB) Far mangiare il cane dopo di noi
Questa è la regoletta che mi fa più sorridere in assoluto… perché non è che noi e il nostro cane ci avventiamo contemporaneamente sulla sua ciotola o sul nostro piatto.
Ma che significa, “mangiare per primi?”
Non è che i lupi, quando hanno catturato una preda, si siedano tutti in fila ad aspettare che il capobranco mangi, per poi andarsi a prendere educatamente la loro parte in ordine gerarchico! Dove si è mai visto?
I lupi si scaraventano tutti insieme sulla preda (tant’è che scoppierebbero risse epocali, se non ci fossero gli omega a metter pace: vedi anche questo articolo) e gli alpha mangiano semplicemente le parti migliori (quelle più proteiche), che gli altri lasciano a loro senza protestare.
Quindi, se volessimo davvero “fare i capi” in senso lupino, dovremmo predisporre un bel ciotolone con il nostro pranzo da una parte e quello del cane dall’altra, poi metterci a quattro zampe a mangiare insieme a lui, magari ringhiandogli ferocemente se cerca di passare dalla nostra parte.
Ma dài.
Mettersi a tavola, mangiare il nostro pranzo e poi dare la ciotola al cane non ha assolutamente alcun significato gerarchico: al massimo stimola tentativi disperati di mendicare a tavola, visto che il cane ha fame e noi gli mangiamo impunemente sotto il naso.
L’unica cosa che ha davvero un senso gerarchico è il pretendere, appunto, che il cane stia al suo posto quando stiamo mangiando noi: ma se ci sta con la pancia piena è decisamente meglio per tutti. 

RSG_portaC) Passare prima del cane dalle porte.
Questa è l’unica regola sulla quale non trovo nulla da ridire: lupi e cani, infatti, danno ai superiori gerarchici quella che si chiama “referenza sociale”, camminando quasi sempre alle loro spalle (non solo quando passano dalle porte, però).
In realtà il cane, quando ci stima e ci ammira come leader, ci lascia spontaneamente la precedenza: non c’è bisogno di imporglielo. Diciamo, però, che “farglielo fare” è comunque sensato quando già non lo fa da solo, perché se non altro al cane diventa chiaro che intendiamo “guidare noi”.
Resta il fatto che poi dovremo anche dimostrargli di saperlo fare… altrimenti lui tenterà comunque di scavalcarci gerarchicamente, porte o non porte.

Concludendo: l’RSG in se stessa è un semplice “approccio” al concetto di “regole” e di “gerarchie sociali”. Applicare solo questa non è praticamente mai sufficiente a risolvere un conflitto gerarchico, ma almeno fa capire agli umani che questo conflitto esiste e che va affrontato.
In seguito, ovviamente, si dovrà valutare caso per caso e cercare di far capire agli umani che per ottenere il rispetto del proprio cane ci vuole un insieme di fattori estremamente complesso, che varia e che dovrà essere valutato in modo diverso per ogni soggetto… anzi, per ogni gruppo uman-canino, visto che le forze in gioco comprendono entrambe le specie e che non ci si può limitare a “regolamentarne” una delle due.
Il rapporto con cane è un gioco di squadra… e l’”allenatore” (educatore, addestratore, rieducatore o comportamentalista o quel che sia) dovrà lavorare sull’intera squadra: perché non si è mai visto nessuno vincere uno scudetto – o un qualsiasi altro trofeo – occupandosi di un giocatore solo.

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Il luring, questo “mal” conosciuto… http://www.tipresentoilcane.com/2014/03/12/il-luring-questo-malconosciuto/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/03/12/il-luring-questo-malconosciuto/#comments Wed, 12 Mar 2014 06:56:47 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=30536 di VALERIA ROSSI – Leggo il programma di un seminario nel quale si parla di insegnare (copincollo testualmente) “qualunque cosa al proprio cane senza l’uso del “luring” (bocconcini, palline, manicotti, clicker training, etc.)“. E penso: “andiamo bene!”… perché il luring NON è affatto una simile accozzaglia di premi e metodi. Forse sarebbe meglio evitare di ...

L'articolo Il luring, questo “mal” conosciuto… è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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terrabouledi VALERIA ROSSI – Leggo il programma di un seminario nel quale si parla di insegnare (copincollo testualmente) “qualunque cosa al proprio cane senza l’uso del “luring” (bocconcini, palline, manicotti, clicker training, etc.)“.
E penso: “andiamo bene!”… perché il luring NON è affatto una simile accozzaglia di premi e metodi.
Forse sarebbe meglio evitare di utilizzare termini di cui evidentemente non si conosce il significato, specie quando si pensa di insegnare qualcosa in cinofilia.
Quasi contemporaneamente una partecipante al mio ultimo seminario, quello di Fermo sul gioco, pubblica la foto che vedete qui a sinistra, che mi ritrae (tra l’altro in un momento di pausa) mentre mostro a una corsista uno dei possibili metodi per invogliare un cane corto e tozzo come il bouledogue francese a mettersi nella posizione di “terra” (che questi cani assumono volentieri, come tutti gli altri: solo che è più difficile insegnargliela, perché per loro abbassare la testa significa quasi automaticamente alzare il posteriore. Sono “cubici” e non è certo colpa loro!).
Il primo commento è un concentrato di squisitezza e amabilità. Ovvero: “ahahah… ma non diciamo puttanate!“.
Segue il consueto scanno Facebookiano nel quale, a un certo punto, salta fuori qualcuno a dire che questo sarebbe, testuali parole,  “luring forzato“.
EH?!?
Qualcuno mi spiegherebbe gentilmente come fa un luring (letteralmente: “adescamento”) ad essere forzato?

asino_carotaIl luring è, papale papale, l’equivalente della famosa “carota” appesa davanti al naso dell’asino, che cammina per raggiungerla (inutilmente, perché questa continua ad allontanarsi) e intanto tira la carretta. Siccome il cane non è “un asino” nel senso dispregiativo della parola (ma neppure l’asino è così “asino”: quella della carota è una leggenda metropolitana diventata poi modo di dire), il luring prevede che l’ambito premio venga concesso piuttosto spesso: altrimenti il cane (esattamente come l’asino reale e non proverbiale) si stufa e se ne va.
Come potrebbe, dunque, essere “forzata” la promessa di un premio? E’ una contraddizione in termini, che dimostra ancora una volta scarsa conoscenza dei termini cinofili, o meglio del loro significato reale. Perché a riempirsi la bocca di paroloni (specie se inglesi, che fanno più figo) sono capaci tutti: capire quello che vogliono dire richiede un piccolo sforzo in più, che evidentemente non tutti hanno voglia di fare.

luring2Cos’è, dunque, ‘sto benedetto “luring”?
E’ semplicemente una tecnica che consiste proprio nell’”adescare” il cane, come dice la parola stessa, tenendogli un bocconcino a un millimetro dal naso in modo che lui possa annusarlo e anche leccarlo un po’, ma non possa raggiungerlo.
Per far questo si mette il bocconcino alla base di due dita della mano (indice e medio) e lo si copre poi con il pollice (nella foto ho preso un biscotto troppo grosso, che resta troppo scoperto: l’ho fatto solo per far capire meglio dove va tenuto);  lo scopo è quello di creare con la mano una sorta di “cucchiaio” nel quale il cane possa inserire il muso, imparando poi a spingere contro il palmo della mano. Quando spinge forte e deciso, senza provare a mordicchiare, otterrà il bocconcino.

luring1Questo ci consente, successivamente, di “manovrare” il muso del cane con una sola mano, senza toccarlo né forzarlo in alcun modo: quando abbiamo “in mano” il muso del cane abbiamo tutto il cane, perché – per semplice legge fisica! – quando il muso va da una parte, il corpo del cane normalmente va dalla parte opposta.
Dunque, se il muso si solleva, il posteriore si abbassa (“seduto”); se il muso si abbassa e va indietro, il posteriore  si alza (“in piedi”). Se il muso va a destra, il treno posteriore va a sinistra e viceversa (condotta). L’unica eccezione è proprio il “terra”, nel quale il muso si abbassa e va in avanti… e il posteriore si abbassa a sua volta perché altrimenti un cane mesomorfo starebbe scomodo: nei brachimorfi, invece, il muso si abbassa e il treno posteriore si alza. Per questo diventa più difficile insegnare il terra col luring e conviene trovare altri escamotage.
In pratica, il luring consiste semplicemente nell’utilizzare la mano come target.
Inutile dire (o forse è utile?…) che la mano non deve rappresentare un “dispenser” di cibo: il cane deve stare su di noi, non sulla nostra mano (anche perché, nel momento in cui non avesse più fame, ce lo saremmo perso e lui se ne andrebbe per i fatti suoi).

luringgiocoPer questo, se inizialmente il luring è proprio solo un “adescamento”, nel giro di poche lezioni si trasforma in “qualcosa di divertente che facciamo insieme”.
Partendo dal luring, dunque, cominciamo ad inserire velocità e dinamismo: non più semplice “bocconcino che cade dall’alto”, ma gioco… e nella fattispecie, gioco di caccia.
Ho già detto in altre occasioni che per il cane la caccia è autogratificante: lo eccita, lo stimola, gli fa pensare che non ci sia niente di più piacevole al mondo. Vale doppiamente per  i cani selezionati per questa attività, ma in realtà vale per tutti: tutti i cani sono ancora un po’ “lupi inside”, anche quelli più manipolati e snaturati dall’uomo, e tutti i cani amano cacciare. La mano col bocconcino, dunque, si trasforma in una preda da inseguire: ci muoviamo rapidamente, inseriamo corse, cambi di direzioni, “mancate” e così via.
In questo modo il cane impara a giocare con noi e a trovare massima gratificazione e soddisfazione nel gioco stesso, indipendentemente dal fatto che in mano ci sia o meno il bocconcino.
Il cane pensa anche che con noi “si faccia sempre qualcosa”: ricordiamo che per lui il movimento è mille volte più interessante del cibo o di qualsiasi altra gratificazione.
Provate a chiamare un cane restando immobili e “spenti”, e poi provate a richiamarlo correndo, saltando, insomma muovendovi: vedrete che differenza!

luringtoccaDunque, il luring è una tecnica e non il semplice “uso di bocconcini o giochini”: è una tecnica complessa e anche difficile da spiegare per iscritto, anche se spero di essere riuscita a darvi un’idea, ed è una tecnica che ci consente di “manovrare” il muso del cane per ottenere da lui diversi movimenti senza alcuna forzatura o coercizione. Una delle applicazioni più comuni, per esempio, è il pad (ovvero, l’esercizio del “tocca”), propedeutico a una lunghissima serie di possibili esercizi successivi, dal salto all’invio in avanti.
Ovviamente prima ancora del luring va fissato perfettamente l’ingaggio, ovvero il fatto che il cane sia “su di noi”, più interessato a noi che al resto del mondo.
Le regole dell’ingaggio sono semplicissime: TANTI premi, il più possibile desiderabili e imprevedibili, e TANTO movimento, perché – come abbiamo appena visto – il movimento è già di per sè un rinforzo.
Ovviamente è facilissimo ottenere l’ingaggio di un cucciolo di tre-quattro mesi (e per questo bisognerebbe sempre cominciare a lavorare a questa età!) e molto più complicato ottenere l’attenzione costante di un cane di cinque o sei anni, che pensa di “aver già visto tutto” e al quale occorrono stimoli molto più intensi per convincerlo che stare su di noi sia la cosa più figa del mondo. Però è fattibilissimo, se lavoriamo bene.
E, ovviamente… se sappiamo cosa stiamo facendo e di cosa stiamo parlando!

luring3


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Farsi capire dal cane: i marker http://www.tipresentoilcane.com/2014/02/19/farsi-capire-dal-cane-marker/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/02/19/farsi-capire-dal-cane-marker/#comments Wed, 19 Feb 2014 09:01:11 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=30101 di VALERIA ROSSI – Avevo già affrontato in questo articolo, qualche tempo fa, il tema della nostra comunicazione col cane: quindi vi prego di leggerlo (o rileggerlo) se vi interessano i concetti generali di “quando” e “quanto” comunicare. Oggi vorrei invece dedicare qualche parola in più al “come”: in particolare al come usare i marker. ...

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MapMarker_Marker_Outside_Pinkdi VALERIA ROSSI – Avevo già affrontato in questo articolo, qualche tempo fa, il tema della nostra comunicazione col cane: quindi vi prego di leggerlo (o rileggerlo) se vi interessano i concetti generali di “quando” e “quanto” comunicare.
Oggi vorrei invece dedicare qualche parola in più al “come”: in particolare al come usare i marker. Nell’altro articolo avevo dato per scontato che più o meno tutti sapessero cosa si intende con questo termine: invece diversi lettori mi hanno chiesto “Ma cosa sono? Cosa significa marker?”
Allora, rapida premessa:
a) il cane deve capire quello che vogliamo da lui: altrimenti farà sempre di testa sua (oppure, semplicemente, “non farà” quello che speravamo facesse);
b) il cane non conosce l’italiano: tocca a noi essere chiari, limpidi, inequivocabili nelle nostre spiegazioni. Inizialmente dovremo usare di più il suo linguaggio (gesti, mimica, movimenti) e contemporaneamente fargli capire che se riesce a fare quello che gli chiediamo sarà premiato (vedi articolo di Davide Cardia appena pubblicato); man mano che si procede con l’insegnamento il cane imparerà effettivamente il significato di alcune parole umane;

1655973_681959618541370_1344829699_nc) fino a che il cane non sa ancora cosa vogliamo da lui, la cosa più difficile è riuscire a premiare davvero la “cosa giusta” che ha fatto, senza che lui possa fraintendere: perché sembra una sciocchezzuola, ma non lo è! Un esempio semplice semplice: dico al cane “guardami”, lui mi guarda, io ravano in tasca alla ricerca del bocconcino premio, lui allunga il naso verso la mia tasca, io estraggo il bocconcino e lo premio.
Che cos’è che ho rinforzato col premio, in realtà? Il fatto che lui abbia allungato il muso verso la tasca!
Il cane, infatti, collega il premio all’ultima cosa che ha fatto: il che, se ci pensate un attimo, è anche del tutto logico.
Lo stesso discorso vale per le punizioni: un sacco di cani che non rispondono al richiamo e “non si lasciano prendere” fanno così perché sono stati puniti (magari pure picchiati) quando arrivavano in ritardo. Il cane NON è in grado di abbinare una nostra risposta – positiva o negativa che sia – a qualcosa che ha fatto precedentemente: la abbina sempre a quello che ha fatto un istante prima di ricevere il premio o la punizione. Quindi, nel caso del richiamo, il cane non pensa di essere stato punito perché “non è venuto subito”, ma perché “è venuto” (anche se in ritardo): e ovviamente, col cavolo che viene di nuovo.
Lo stesso vale per il premio: se non azzecchiamo il timing finiremo per rinforzare comportamenti che non hanno nulla a che vedere con ciò che effettivamente vorremmo insegnare al cane. Ed è proprio qui che entrano in gioco i marker.

clickerMa cosa sono, questi “marker”?
Sono “segnali” che servono a far pensare al cane, nel preciso momento in cui lui manifesta un comportamento, se questo comportamento ci è stato gradito oppure no.
Quello più conosciuto è il clicker: si clicca nel momento esatto in cui il cane ha eseguito l’azione che volevamo da lui, e subito dopo arriva il premio.
In pratica, il suono (clic-clac) – come dice Davide Cardia- “fa la fotografia” del momento preciso che intendiamo premiare, anche se il premio arriva in un secondo tempo e in corrispondenza di altri movimenti.
Se invece del clicker noi utilizziamo una parola “Sì!” “Bene!” “Bravo!” “Giusto!” (quella che preferite: per il cane è la stessa identica cosa), si parlerà di “marker vocali”.
La funzione è esattamente la stessa e quello che conta è sempre il timing: fare clic-clac o dire “Sì!” nel preciso momento in cui il cane compie l’azione desiderata gli fa capire quello che volevamo da lui (e ovviamente sbagliare i tempi confonde il cane).
Per diversi anni il clicker è stato osannato come “sistema educativo migliore del mondo”, un po’ il baluardo del metodo gentile: oggi si stanno rivalutando parecchio i marker vocali.
Personalmente ho sempre preferito usare questi ultimi, per tre motivi principali:
a) i marker vocali permettono di variare la “sensazione del grado di soddisfazione” che passiamo al cane: in pratica, mentre il clic-clac è sempre identico, con i marker vocali possiamo trasmettere, a seconda della nostra “interpretazione”, una soddisfazione diversa a seconda che il cane abbia fatto benino, bene, benissimo. Se il cane ha fatto un movimento perfetto potrò dirgli un “SIIIIII!” entusiastico; se l’ha fatto in modo un po’ approssimativo potrò dirgli un “sì” un po’ più moscio.
Alcuni ritengono che questo sia sbagliato/non funzioni, e che il marker costante aiuti il capire a capire meglio: non c’è sicuramente una cosa “giusta” o “sbagliata” in assoluto, è questione di gusti e scelte personali. Personalmente preferisco enfatizzare i marker quando il cane è stato particolarmente bravo (così come enfatizzo il premio);
b) mentre il clicker posso dimenticarlo sul tavolino o nello zainetto, la voce è sempre disponibile. Certo, è vero che non si dovrebbe cominciare a lavorare senza avere a disposizione tutti gli strumenti… ma a volte capita di voler premiare il cane “inaspettatamente”, perché magari ha fatto qualcosa che ci piace un sacco e vogliamo che lo sappia. E magari, in quel momento, il clicker non ce l’abbiamo. Oppure ce l’abbiamo, ma in tasca: e prima che l’abbiamo tirato fuori, il timing è andato a farsi benedire;
c) il marker vocale può essere utilizzato per situazioni diverse, comunicando cose diverse: per esempio, al Debù noi ne utilizziamo uno che significa “ok, hai fatto bene, l’esercizio è finito”, un altro che significa “stai facendo bene, continua a farlo”, e uno che significa “non ci siamo, non è questo che vorrei da te”.

Comunque, qualsiasi tipo di marker si decida di usare, le cose importanti sono sempre le stesse tre:

a) il pre-condizionamento: il cane deve già sapere che “clic-clac”, o “sì!”, o “bene!”,  significano “arriva un premio”. Quindi, inizialmente, ci si limiterà a dare il marker e subito premiare, anche se il cane non ha fatto assolutamente nulla;

b) il timing, ovvero il tempismo perfetto: quando si passa al lavoro vero e proprio, il marker deve arrivare contemporaneamente all’azione che desideravamo dal cane;

c) il fatto che il marker sia sempre seguito dal premio (non necessariamente nel giro di un decimo di secondo: il marker serve proprio a far sapere al cane che il premio “arriverà”, anche se a volte non sarà immediato). Ovviamente il marker negativo (No!) significa invece che “non” è in arrivo alcun premio, perché il cane ha sbagliato. Questo non si può fare con il clicker e quindi, nel metodo gentile, si “ignora” il comportamento sbagliato. Ma come ho già detto molte altre volte, il cane non associa facilmente il “nulla” al concetto di “aver sbagliato”: è molto più comprensibile, per lui, un marker negativo, che gli “dice” proprio chiaro e tondo che quello che sta facendo non è quello che vorremmo.

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Addestramento: il premio http://www.tipresentoilcane.com/2014/02/19/addestramento-il-premio/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/02/19/addestramento-il-premio/#comments Wed, 19 Feb 2014 07:08:21 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=30086 di DAVIDE CARDIA -  Queste poche righe non hanno la pretesa di dare indicazioni “monolitiche”. Tantomeno sono una critica verso chi lavora diversamente. Semplicemente vogliono essere un momento di condivisione: a Debù infatti siamo convinti che la crescita implichi un rapporto dialettico, di confronto. Speriamo quindi che quanto segue sia utile a chi legge, ma ...

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150459_10200899934961744_1868334883_ndi DAVIDE CARDIA -  Queste poche righe non hanno la pretesa di dare indicazioni “monolitiche”. Tantomeno sono una critica verso chi lavora diversamente. Semplicemente vogliono essere un momento di condivisione: a Debù infatti siamo convinti che la crescita implichi un rapporto dialettico, di confronto. Speriamo quindi che quanto segue sia utile a chi legge, ma aspettiamo anche indicazioni dai lettori, così da migliorare il più possibile il nostro lavoro.
Parleremo, come si evince dal titolo, di addestramento e premi.
La maggior parte delle cose che chiediamo al cane sono, per lui,  o neutre (e poco comprensibili):
•    Umano: mettiti seduto che c’è il semaforo rosso!
•    Cane: ?!?!?!
… o insensate/innaturali:
•    Umano: Terra e Resta che sta passando un gatto
•    Cane: ma sei fuori?! C’è un gatto! Presto, prendiamolo!

246429_10200899919561359_406640930_nSiamo quindi noi a dover fare in modo che quanto chiediamo acquisti significato agli occhi del cane e questo possiamo farlo, mostrandogli che, obbedendo, i vantaggi saranno maggiori.
Il premio darà significato al loro sforzo.
Anche il dolore e la punizione sono una forma di apprendimento, ma riteniamo che far male al cane per insegnargli degli esercizi di addestramento sia eticamente sbagliato e, proprio dal punto di vista addestrativo, meno efficace.
Inoltre, a Debù, non correggiamo mai un comportamento naturale del cane: non puniamo un cane perché insegue un ciclista o un bambino, perché vuole attaccare un altro cane o perché abbaia. Insegniamo invece l’obbedienza (tramite i vantaggi che da essa gli derivano) e, se il caso, correggiamo il cane che non obbedisce.
Vogliamo che il cane capisca che lo sto sgridando perché non sta fermo dopo che gli ho detto “Resta” e non che associ la punizione ad un suo impulso, col rischio di creare comportamenti superstiziosi.

DSC_0114Generalmente si intendono tre tipologie di premi:
1.    Premio alimentare
2.    Gioco
3.    Gratificazione Sociale
In fase addestrativa, quando il cane sta imparando un nuovo esercizio, la gratificazione sociale non credo dia abbastanza motivazione.
Ci restano quindi il premio alimentare e il gioco.
In realtà quello che cerchiamo di fare nel nostro Club è di trasformare il premio da oggetto ad evento interattivo tra umano e cane: non siamo dei dispenser di cibo o di palline, bensì cibo e palline vengono dati stimolando la caccia, l’inseguimento, la voglia di afferrare.
Il premio non è l’oggetto che diamo al cane, ma un’attività che facciamo con lui.

dav_capBocconcino vs Salamotto/Pallina
Nella prima fase del lavoro utilizziamo moltissimo i bocconcini (o meglio, creiamo il premio – l’evento interattivo – usando il cibo).
Contemporaneamente creiamo lo stesso evento interattivo usando il salamotto o la pallina con la corda, per insegnare quello che secondo noi è un gioco altamente educativo ed interattivo nella sua essenza: il Tira e Molla.
Prima ancora di applicare il premio, lo facciamo conoscere.  Il cane impara il premio, comprende questo evento interattivo e lo desidera.
La differenza tra l’evento creato col cibo e quello creato con un oggetto da mordere, solitamente, sta nel fatto che il secondo, almeno nei cani da lavoro, alza l’arousal, rendendo il cane molto più eccitato.
Per questo motivo (e anche per il fatto che prima di poter utilizzare il tira e molla il cane deve aver imparato a riportare e a lasciare), nella primissima fase del lavoro, preferiamo il bocconcino.
Infatti il premio alimentare:
•    È desiderato dalla maggior parte dei cani
•    Permette  tante ripetizioni senza che il cane si stanchi
•    Con l’arousal sotto controllo, la precisione è maggiore
•   Con il cibo possiamo controllare il muso del cane e di conseguenza il suo corpo, preparando quella memoria muscolare necessaria per diversi esercizi

Quando il cane ha imparato la precisione, utilizziamo il tira e molla per aumentare la velocità di esecuzione.

733776_10200899949762114_1762027732_nFasi di utilizzo del Premio
1. Costruiamo la promessa: prima di utilizzare il premio per un comportamento richiesto (seduto, terra ecc.) glielo facciamo conoscere. Il cane impara subito in che cosa consiste l’evento interattivo, l’attività che facciamo insieme;
2. Utilizziamo il bocconcino per insegnare al cane a fare meccanicamente delle cose.
Se il muso del cane va verso l’alto, perché attirato dal bocconcino, il suo sedere andrà verso il basso. Se il cane è seduto e portiamo il muso verso il suo petto, il sedere si alzerà ecc.
Tutto questo è “meccanica” e possiamo insegnarla senza manipolare il cane o costringerlo. La parte meccanica è momentanea e va rimossa non appena possibile, per passare al comando esclusivamente verbale;
3. Manteniamo la promessa: diamo i comandi al cane che li esegue non perché in presenza del premio ma perché speranzoso della sua apparizione.

dogoneQuantità del premio:
Come regola generale, premiamo il cane, in fase di apprendimento, con premi continuativi: tutte le volte che fa la cosa giusta. Quando il cane ha imparato l’esercizio, i premi diventano variabili e casuali.
Non sono d’accordo con chi premia poco un “seduto” fatto lentamente, premiando invece molto un “seduto” fatto in velocità. È mia opinione che il cane non riesca a isolare la differenza tra “veloce” e “lento” nell’esercizio.
Quello che facciamo, piuttosto, è far conoscere il premio in anticipo, così che il cane lavori velocemente e con entusiasmo per ottenerlo. Quindi, se un cane risponde al “seduto” lentamente, io comunque lo premio moltissimo. Il “seduto” successivo sarà fatto alla velocità della luce.

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Secondo cane: “farà branco” col primo? http://www.tipresentoilcane.com/2014/02/13/secondo-cane-fara-branco-col-primo/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/02/13/secondo-cane-fara-branco-col-primo/#comments Thu, 13 Feb 2014 07:01:13 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=29987 di VALERIA ROSSI – In parte ne avevamo già parlato in questo articolo: ma approfondiamo un po’ l’argomento soprattutto per ciò che riguarda i cani da lavoro, perché sono soprattutto i loro proprietari ad entrare in crisi quando prendono un secondo cane e scoprono che i due legano più tra loro che con lui, a ...

L'articolo Secondo cane: “farà branco” col primo? è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Bdi VALERIA ROSSI – In parte ne avevamo già parlato in questo articolo: ma approfondiamo un po’ l’argomento soprattutto per ciò che riguarda i cani da lavoro, perché sono soprattutto i loro proprietari ad entrare in crisi quando prendono un secondo cane e scoprono che i due legano più tra loro che con lui, a volte con effetti devastanti su mesi (o anni!) di addestramento precedente.
Due cani “fanno branco”? Ma certo che sì!
Non vedo proprio come potrebbe andare diversamente.
Facciamo un esempio umano, non per antropomorfizzare ma per capire meglio certi meccanismi: che succede quando andiamo all’estero, per vacanza o per lavoro, e scopriamo che nel nostro albergo c’è una coppia, o un gruppetto, ci capita di incontrare di altri italiani?
Di solito son grandi feste, abbracci e baci: ci comportiamo come se quelli fossero i nostri migliori amici.
Se le stessa coppia e gruppo di persone l’avessimo incrociato in un albergo italiano, un “buongiorno” o un “buonasera” sarebbe già stato grasso che colava.
Perché all’estero le cose cambiano così drasticamente? Perché parliamo la stessa lingua. Perché, per bravi che siamo a cavarcela con l’inglese o il francese o il russo, incontrare persone che parlano in italiano ci fa provare un senso di appartenenza e di socialità che in qualche modo ci fa sentire “legati”.
Per il cane è la stessa identica cosa. Il cane, nelle nostre famiglie, vive praticamente sempre “all’estero”. Quando arriva, da cucciolo, non ci capisce assolutamente nulla: né nella lingua che parliamo, né nei nostri gesti, né nelle nostre abitudini.

bar_starNon ci vede  solo come “stranieri”: come ho già detto in altri articoli, gli dobbiamo sembrare proprio alieni. E lui sente come ci sentiremmo noi se finissimo al celeberrimo bar di Star Wars.
Poi, col tempo, a forza di osservare e prender nota, comincia ad orientarsi: più bravi siamo noi a farci capire e meglio è, ma anche quando gli umani sono delle vere bestie nella comunicazione, il cane riesce ugualmente a “tradurre” quello che diciamo e che facciamo.
Però, non illudiamoci: sempre alieni restiamo. Alieni che, tramite l’imprinting (o impregnazione che dir si voglia), lui accetta fin dall’inizio come “amichevoli” e come “potenzialmente collaborativi”… ma sempre dannatamente alieni, sempre difficili da interpretare e da capire.
Quando incontra un altro essere vivente che parla la sua lingua, col quale si capisce al volo senza fraintendimenti di sorta… il cane reagisce proprio come noi quando incontriamo altri italiani all’estero (o come reagiremmo se entrassero altri umani al bar di Star Wars): pensa YAHUUUUUU!!! E tende subito a “far gruppo” con l’altro cane, per un motivo semplicissimo: stare con noi è faticoso, è un continuo sforzo di comprensione-traduzione. Stare con lui è puro relax.

duecani5Se poi vogliamo anche aggiungerci che con l’altro cane si possono fare cose impossibili da realizzare con noi (giocare a rincorrersi senza che l’altro mangi la polvere dopo due metri, fare la lotta dandosi mozziconi e/o mostrandosi tutti i denti disponibili senza che l’altro si preoccupi, accordarsi sul modo migliore di costringere una preda all’angolo…), ecco che diventa più che normale e più che logico che i due preferiscano interagire tra loro anziché con noi.
E c’è poco da offendersi o da sentirsi in qualche modo “traditi”: perché noi faremmo (e  facciamo, quando capita) esattamente lo stesso.
Ma che succede quando questi due membri della stessa specie, che parlano lo stesso linguaggio, devono obbedire all’alieno di turno, e cioè al proprietario?
Dipende molto, moltissimo, dal tipo di rapporto che questi è riuscito a instaurare con il cane gerarchicamente superiore (tanto l’altro farà sempre quello che dice lui).
Non è tanto importante che i due cani arrivino contemporanemente o in tempi successivi e in età diverse: nel giro di pochi giorni – se non di poche ore – uno dei due prenderà in mano le redini del gioco. E’ assolutamente scontato che succeda: perché sono cani. E per i cani le gerarchie, i ruoli sociali, i rapporti tra leader e gregario (chiamateli come volete, tanto il succo è sempre quello), sono fondamentali e irrinunciabili.

duecani4Chi dice il contrario non ha mai visto due cani insieme, oppure li ha visti e non ci ha capito un tubo. O ancora, ha letto qualcosa che ha frainteso completamente (ricordo la frase che Marc Bekoff ha scritto per chiarire meglio il suo pensiero, dopo che mezzo mondo cinofilo l’aveva portato ad esempio di “rifiuto del concetto di dominanza”: “Il concetto di dominanza sociale non è una leggenda. Una leggenda è una storia inventata: quello di dominanza era e rimane un concetto molto importante che è stato frainteso ed utilizzato impropriamente”.
E David Mech, altro autore ipercitato da chi sostiene che “la dominanza sia un mito”, gli fa eco: “Molte delle informazioni sbagliate a me attribuite evidenziano una certa disinformazione relativamente alle mie teorie. Questa errata interpretazione e completa disinformazione mi perseguita ormai da anni. In alcun modo io rifiuto il concetto di dominanza.”).
Dunque, credetemi pure quando vi dico che tra due cani conviventi si stabiliranno immediatamente le gerarchie: non è sempre facile (non solo per il neofita, ma anche per l’esperto) capire chi dei due sarà “al comando” delle operazioni, ma una volta che saremo riusciti a capirlo, il futuro del nostro rapporto con i nostri cani dipenderà da quanto saremo stati bravi a farci stimare, rispettare e seguire dal cane leader. Insomma, tutto filerà liscio se noi saremo “il leader del leader”: in caso contrario uno dei cani guiderà il branco e noi, insieme all’altro cane, saremo i suoi gregari.
Tradotto in termini di lavoro/sport, questo può fare la differenza tra un cane che continua a fare esattamente quello che gli diciamo noi e che gli abbiamo insegnato…e un cane che, se l’altro “schiocca le dita” (ovvero fa un gesto, un vocalizzo, o lancia un segnale chimico – olfattivo – che noi neppure sentiamo), molla tutto e si precipita ad obbedire a lui.

duecani1Ma quanto è difficile, diventare davvero “il leader del leader”?
Da uno a dieci, direi circa quindici.
Spesso mi è capitato, nei miei libri e anche in qualche articolo, di bullarmi raccontando che io potevo andarmene a spasso per boschi con un intero branco di husky, senza che nessuno si sognasse di scappare o comunque di andarsene per i fatti suoi ignorando i miei richiami. E’ vero, ci riuscivo e ci riuscivo grazie al fatto che avevo un controllo quasi totale (quasi!) della femmina alpha, quella che non soltanto era la capa indiscussa del branco, ma era anche la madre della maggior parte dei cani che ne facevano parte.
Quello che non sempre dico, però, è che a raggiungere questo controllo quasi totale (e ‘sto “quasi” ci vuole, perché in un paio di occasioni sono stata allegramente presa per i fondelli) ci ho messo cinque anni. E a questi bisogna aggiungercene almeno altrettanti di esperienza fatta precedentemente con un altro branco di altra razza, nel quale non ho mai raggiunto neppure un  “controllo quasi totale”: al massimo riuscivo a controllare bene due o tre cani, ma non certo quindici.
La differenza stava nel fatto che gli husky, se sfuggivano al mio controllo, partivano tutti insieme a caccia (solitamente del gregge del pastore quasi-vicino di casa), mentre i pastori tedeschi si scannavano tra loro: resta il fatto che di me se ne sono sbattuti, sia gli uni che gli altri, per una decina d’anni totali. E io sono una che con i cani ci vive da sempre, che da sempre ci lavora e li studia, che a volte (a volte? Vabbe’… fingiamo che sia solo “a volte”) pensa di capire meglio un cane che abbaia di un uomo che parla.
Se ne deduce che per una persona “normale”, la cui esperienza è magari limitata ad uno o due cani precedenti e che non ha neppure modo di passare 15-16 ore al giorno con i suoi cani, diventare “capo dei capi” non è esattamente la cosa più semplice di questo mondo.

duecani2Ma allora, che si fa?
Semplice: si fa un bel bagno di umiltà, NON si pretende di avere il comando “solo perché noi siamo gli esseri superiori” (anche perché i fatti dimostrano che siamo “superiori” sono sotto certi aspetti, mentre per altri siamo dei poveri pirla) e si cerca di gestire il nostro gruppo in modo intelligente, cercando di mediare nel miglior modo possibile tra le nostre effettive capacità e i nostri indiscussi limiti.
Non possiamo, insomma, metterci in competizione con il rapporto esistente tra i nostri due (o tre, o quattro) cani: non possiamo, che so, competere con loro nella corsa per fargli vedere che siamo più veloci (non lo siamo: ci semina anche un bassotto), e tantomeno buttarla sul fisico e dimostrare che siamo più forti nella lotta (non lo siamo: i cani a volte “ci lasciano vincere”, ma se decidessero di combattere seriamente, anche un cocker ci manderebbe all’ospedale… come a volte, purtroppo, succede davvero).
Quello che possiamo fare è agire d’astuzia: agire in modo da far credere al cane che siamo almeno più intelligenti di lui (e stavolta, grazie al cielo, lo siamo… anche se a volte non sembra), per esempio mettendolo di fronte a difficoltà solitamente legate proprio al nostro mondo “alieno” (strutture architettoniche, oggetti, situazioni che intimoriscono il cane, mentre per noi sono cose di uso comune) e spiegandogli come superarle. O ancora, adescandolo con risorse gestite da noi (giochi, cibo) e di cui  l’altro cane non dispone.
Noi, al Debù, utilizziamo molto una tecnica che si chiama proprio luring (letteralmente: adescamento) e che segue un altro momento fondamentale dell’addestramento, che si chiama invece ingaggio: già i termini lasciano intendere come, quando si vuole creare un rapporto di forte partnership con il cane, si debba più che altro “barare” facendogli credere che siano molto più fighi di quanto non siamo in realtà.
E’ una brutta cosaccia cattiva, che manca di rispetto al cane?
Non direi proprio, visto che il risultato è quello di far pensare al cane che stare con noi sia divertente e remunerante.
Dopotutto il luring lo usiamo anche tra umani: voi andreste a lavorare in ufficio ogni mattina, se non sapeste che alla fine del mese vi arriva uno stipendio?
No? E allora ditemi che differenza c’è tra un assegno e un pezzo di wurstel.

luring-umancanino
Voglio dire: la cinofilia new age si sta facendo un sacco di pippe mentali sul cognitivismo del cane, sul fatto che non lo si deve “condizionare”, ma “convincere” a fare spontaneamente le cose che noi desideriamo che faccia… e poi le stesse persone , ogni mattina, saltano in macchina come bravi soldatini e vanno a lavorare in banca, o in ospedale, o in fabbrica (o sullo stesso campo di addestramento!), in trepida attesa che qualcuno, alla fine della giornata o del mese, gli allunghi i loro euro-wurstel.
Insomma, il luring non andrebbe bene per il cane, ma va benissimo per gli umani? Eddài.
Visto che abbiamo le conoscenze necessarie, e che siamo dotati di un minimo di astuzia in più,  usiamo pure le nostre armi e cerchiamo di conquistarci il rispetto, la stima e di conseguenza l’obbedienza del cane gerarchicamente più in alto: dopodiché potremo fare alcune cose con entrambi i nostri cani e potremo anche lasciare che loro interagiscano (sotto la nostra supervisione) in modo più “canino”, giocando, rincorrendosi, lottando, certi (o “quasi” certi) che in caso di necessità/emergenza saremo in grado di riprendere il controllo in pochi attimi.

richiamo_clcQuando/se dobbiamo lavorare con uno dei due per scopi sportivi o sociali, però… non chiediamo troppo a noi stessi, non tiriamocela troppo,  rendiamoci conto dei nostri limiti. E lavoriamo con un cane alla volta, perché un conto è ottenere un “lascia” o un richiamo decenti da entrambi e un altro è ottenere la perfezione tecnica in un movimento, o un timing altrettanto perfetto in un comportamento, da più di un cane alla volta.
Concludendo: si può andare in passeggiata tutti insieme, si può giocare tutti insieme (nel senso che loro giocano e noi stiamo a guardare: mettersi in mezzo significa dimostrare la nostra pochezza fisica… e i  cane prendono nota…), si può stare in casa tutti insieme.
Quando si lavora, invece, saremo sempre “binomi separati”: noi e il cane A, noi e il cane B, noi e il cane C.
Di nuovo, la soluzione è facile sulla carta ma difficile nella realtà, perché i tempi si raddoppiano, triplicano, quadruplicano a seconda del numero di cani: e questo va tenuto presente quando si decide di averne più di uno, perché non ci sono bacchette magiche.
Se dobbiamo lavorare con tre cani, il tempo necessario dovrà essere moltiplicato per tre. Punto.
Non abbiamo tutto questo tempo a disposizione? Non prendiamo tre cani (non è che ce l’abbia ordinato il medico, fino a prova contraria).
Se riusciremo a staccare in modo chiaro e netto il concetto di “branco” da quello di “binomio”, dando ad ognuno i suoi tempi, i suoi modi e le sue regole, potremo avere più cani che si divertono e interagiscono tra loro in modo naturale (e sommamente gratificante), ma al momento giusto diventano tutti “il nostro cane”.
Se confondiamo ruoli, concetti e situazioni, al contrario, potrebbero essere guai seri. E più di così non posso spiegarvi, non solo perché dieci anni di esperienza (spesi, lo rammento, per arrivare al “quasi” di cui sopra) non si possono concentrare in un articolo, ma anche perché i cani – esseri intelligenti, senzienti e ragionanti – fanno la loro parte e sono determinanti nel successo o nel fallimento di qualsiasi iniziativa che li riguardi. Quindi potrà succedere benissimo che con due cani fili tutto super-liscio, e con altri due gestiti e trattati nello stesso identico modo succeda un patatrac.
A me e a tutta la mia esperienza “di branco” potrebbe succedere benissimo di prendere altri tre o quattro husky e di non riuscire a gestirli.
Con i cani non c’è mai niente di scontato: perché anche loro pensano, perché a volte sono più furbi di noi.
Perché, comunque, siamo ancora due specie diverse e comunicare non è mai facile: tenendo pure presente che noi siamo quelli che si accoltellano per un parcheggio; quelli che si fanno le guerre; quelli che sono disposti ad ammazzare migliaia di loro simili per questioni razziali o religiose, o per un pezzo di terra.
Invece loro sono quelli che sanno evitare la maggior parte dei conflitti con un movimento della coda, o dandosi una reciproca annusata al sedere: e per delimitare i confini gli basta una pisciata.
Quindi, quanto a capacità comunicative… chi siano gli “esseri superiori” è tutto da stabilire.

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morso_disegnodi VALERIA ROSSI – … e neanche per nonnette che tornano in campo illudendosi di ritrovare la perduta gioventù, se è per questo.
Comunque: che lavorando con i cani si possa prendere qualche morso, è un dato di fatto. Anzi, un tempo si diceva che se non si poteva mostrare qualche cicatrice, non ci si poteva neppure definire “addestratori”.
Facendo tutti gli scongiuri del caso, perché non è mai detta l’ultima parola… devo dire che fino ad oggi a me è andata abbastanza bene (penso per puro culo).
Qualche sgagnata me la sono anche presa, per carità: ma niente di serio. Tant’è che l’unica cicatrice perenne, che posso esibire ormai da una trentina d’anni, è quella che mi ha fatto un cucciolo di husky di trenta giorni, piantandomi un’unghietta in un braccio e aprendomelo in due meglio di un bisturi.
Il fatto è che i morsi NON sono il maggior pericolo che si corre lavorando con i cani.
Ed è giusto che lo sappiate, perché magari vi illudete che con un po’ di attenzione, molta gentilezza e un po’ di esperienza, si possa restare sani e salvi.
NEIN! Non è assolutamente così.
Io sto moltissimo attenta, quando lavoro. Gentile lo sono sempre. E di esperienza ne ho accumulata un bel po’, in quarant’anni.
Eppure… volete sapere cos’è successo a me, solo negli ultimi dieci-quindici giorni?
Mo’ vi racconto.

bovaraa) al Debù, per aumentare la motivazione del cane e la sua voglia di lavorare con noi, facciamo un giochino basato su un mix tra movimento e rinforzo. Non è facile da spiegare per iscritto, ma non ci provo neppure perché intanto non serve capire come funziona: sappiate solo che ci si deve muovere rapidamente in senso laterale, facendosi seguire dal cane. Ecco, qualche sera fa stavo facendo questo gioco con una simpatica bovara del Bernese, quando ad un certo punto il campo ha letteralmente tremato.
Terremoto? No. Culata per terra della sottoscritta.
Che ancora non sa (e non saprà mai) se ha preso un buco, se ha preso il cane, se è inciampata dentro vattelapesca cosa (era sera e io so’ cecata pure al sole, figuriamoci al buio).
L’unica cosa che so è che mi sono scatafasciata per terra, con la bovara che mi guardava piena di punti interrogativi (“Abbiamo cambiato gioco? Interessante, ma io cosa devo fare? Non l’ho mica capito!”), e i suoi umani che mi chiedevano se mi ero fatta male, con la faccia (fintamente) preoccupata e il fumetto sulla testa che diceva forte e chiaro: “UAHAHAHAHAHAH!!!”.
No, non mi sono fatta male: vent’anni di pattinaggio artistico e altrettanti di equitazione, se non sono serviti a nient’altro, sicuramente mi hanno insegnato a cadere. Però… la figuradimmerda, un po’ di male lo fa;

clc_grrrb) due cani lupi cecoslovacchi, che ancora non mi conoscono, hanno pensato bene di mordermi entrambi a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro: però con poca convinzione, devo dire.
Il maschio mi ha pinzato la manica della giacca senza neppure sfiorare la pelle, quindi no problem.
La femmina si è sentita probabilmente minacciata quando mi sono chinata su di lei dopo averla messa a terra (colpa mia) e mi ha dato una musata su uno zigomo. Non ha neanche pinzato, mi ha dato solo un colpetto a denti chiusi: lì per lì non ho sentito assolutamente nulla.
Solo quando sono tornata a casa, toccandomi la faccia, ho sentito un leggerissimo indolenzimento sotto lo zigomo: “vabbe’, niente de che”, ho pensato, chinandomi a salutare la Bisturi. E lei, con un balzo preciso al millimetro, mi ha piazzato una clamorosa capocciata esattamente sul punto già ammaccato. Che adesso sì, che mi fa male;

corsopuppyc) tra i nuovi arrivi, al campo, c’è un cucciolotto adorabile di cane corso. Ha cinque mesi e mi piace da impazzire, perché pur essendo un futuro molossone grande e grosso è attivo, dinamico, collaborativo e gli piace un sacco lavorare. Peccato che a cinque mesi pesi già trenta chili. E che non abbia i freni.
Mi ha centrato in pieno una tibia e ho sentito un dollllllooooreeeeeee tale che sarei corsa a urlare sulla collina come Fantozzi, se solo fossi stata ancora in grado di correre da qualche parte. O anche solo di camminare, se è per questo.
Ho un lividone immane, tinta Grande Puffo: venerdì ho il prossimo incontro con il cucciolone, ma prima giuro che vado a comprarmi un paio di parastinchi da centravanti;

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAd) avete presente quei casi facili-facili? Quei cani che hanno un problemino da niente, ma che ai loro umani sembra spropositato, e tu in un paio di lezioni gli metti a posto un paio di cosine e sembri la Madonna dei cani?
Ecco, mi arriva uno di questi casi, faccio il mio figurone (senza aver fatto praticamente un cazzo), gli umani sono al settimo cielo: andando via dal campo l’umano maschio mi saluta con una stretta di mano entusiasta e vigorosa, ringraziandomi di tutto cuore… e mi centra col pollicione, con tutta l’enfasi del caso, l’ustione di novantesimo grado che mi sono fatta la sera prima raccattando una teglia dal forno.
Lui ripeteva “grazie, grazie!”: io ho risposto qualcosa come “Ma di nulllaauuuuuUUUU!”.
Sì, lo so che c’entra poco con i cani, ma al campo ci vengono anche gli umani.
Vero è che non è neanche obbligatorio toccare il forno incandescente con le mani… però la legge di Murphy dice che SE vi fa male qualcosa, e SE non ci sbatte contro un cane, ci sbatterà contro l’umano di un cane.
E’ matematica pura.

Morale: ebbene sì, è proprio vero che l’addestramento è uno sport duro, violento e crudele.
Ma mica per i cani.
I millemila aspiranti educatoraddestratoristruttori si sappiano regolare, finché sono in tempo…

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Il tira-molla: “gioco proibito” o gioco che crea rapporto ed educazione? http://www.tipresentoilcane.com/2013/12/11/il-tira-molla-gioco-proibito-o-gioco-che-crea-rapporto-ed-educazione/ http://www.tipresentoilcane.com/2013/12/11/il-tira-molla-gioco-proibito-o-gioco-che-crea-rapporto-ed-educazione/#comments Wed, 11 Dec 2013 07:59:16 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=28396 di VALERIA ROSSI – Ne abbiamo già parlato in passato, soprattutto dal punto di vista tecnico, in questo articolo di Davide Cardia:  ma vorrei tornare sull’argomento perché continuo a sentire persone che, quando chiedo loro se il cane sa giocare al tira-molla, mi guardano come se gli avessi chiesto se al loro cane piace la ...

L'articolo Il tira-molla: “gioco proibito” o gioco che crea rapporto ed educazione? è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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tiramolla_ducanidi VALERIA ROSSI – Ne abbiamo già parlato in passato, soprattutto dal punto di vista tecnico, in questo articolo di Davide Cardia:  ma vorrei tornare sull’argomento perché continuo a sentire persone che, quando chiedo loro se il cane sa giocare al tira-molla, mi guardano come se gli avessi chiesto se al loro cane piace la roulette russa.
Fino a poco tempo fa, infatti, questo gioco era considerato “proibito” da tutto il comparto gentilista, che lo accusava di stimolare l’aggressività e la possessività e quindi di essere un gioco capace di creare conflitti e di rovinare rapporti.
Oggi,  grazie al cielo, alcuni gentilisti (ma solo alcuni) hanno riscoperto il tira-molla come gioco che, al contrario, crea rapporto, aiuta nell’educazione, permette di insegnare più agevolmente gli autocontrolli eccetera.
Ovviamente, pur di non ammettere di aver toppato per anni, qualcuno pone delle riserve: “giochiamoci, sì, MA senza pretendere che il cane a lasci a comando, perché non si divertirebbe più”; “giochiamoci, MA senza che il cane prenda la cosa troppo sul serio”; “giochiamoci, MA smettiamo se il cane comincia a ringhiare”. E così via.
Ovviamente è proprio questo il modo sbagliato di giocare a tira-molla: ovvero intenderlo solo come uno sfogo fine a se stesso.
Non è che si facciano grandi danni, per carità, se il cane “gioca solo per divertirsi”: però non serve a niente. A quel punto, tanto varrebbe tirargli una pallina.
Il tira-molla ha senso SE è educativo, SE ha delle finalità ben precise, SE il cane gioca davvero “con” noi anziché  considerare il conduttore come un semplice “reggi-salamotto”.
Dunque, brevemente:

tira_molla1 – Quali sono le finalità educative?
Innanzitutto il fatto che il cane impari a lasciare a comando: cosa indispensabile in tutti gli sport di morso, ma anche stra-utile nella vita di tutti i giorni.
Lasciare a comando è collaborazione, è riconoscimento del conduttore come leader, ma soprattutto è fiducia: un cane che non si fida di noi non ci mollerà mai alcunché, perché penserà sempre che vogliamo “rubargli” il gioco. Se lascia è perché ha fiducia nel fatto che giocheremo ancora, ma è anche rispettoso dei ruoli e accetta che siamo noi a gestire la risorsa-gioco.
Non c’è, però, soltanto il “lascia”:  c’è anche una corretta gestione di aggressività, possessività, predazione. Tutte cose che le madri insegnano (giocando) ai loro cuccioli, perché il cane le ritiene indispensabili per la sopravvivenza.
E’ verissimo che questo gioco stimola aggressività e possessività: ma bisogna anche finirla di pensare che questi siano difetti.
Queste sono DOTI caratteriali, fondamentali nel cane perché lui è un predatore naturale: se non fosse aggressivo verso le sue prede, e se non fosse in grado di difendere ciò che ha catturato, in natura morirebbe di fame.
Il cane non è più un lupo? Il cane non ha più bisogno di predare/aggredire/difendere alcunché? Sarà anche vero (almeno entro certi limiti): ma lui non lo sa.
Lui ha proprio nel suo corredo genetico l’esigenza di imparare a far bene tutte queste cose: e se noi gliele inibiamo, si sente un cane incompleto e insicuro (cosa che spesso sfocia poi in problemi caratteriali).

tiramolla_tippete2 – Con quali cani si può fare?
Con tutti, perchè piace a tutti. Piccoli e grandi, cuccioli e adulti, “bulli e pupe”.
Liberate insieme un gruppo misto di cani di qualsiasi razza (ovviamente che vadano d’accordo tra loro!), mettete loro a disposizione uno straccio, un salamotto, un bastone… e vedrete che presto a tardi cominceranno tutti a giocare al tira-molla.
E’ veramente incredibile che molti educatori o presunti esperti cinofili continuino a demonizzare l’unico gioco “umanizzabile” tra quelli che i cani svolgono anche tra di loro (avete mai visto un cane tirare una pallina a un altro? O nascondergli un bocconcino per farglielo cercare?), nonché l’unico gioco in cui il cane può divertirsi con noi esattamente come si diverte con i suoi simili (o pensate forse di essere all’altezza di un compagno canino quando giocate alla lotta, o a rincorrervi?).
Il tira-molla piace a tutti, ma a qualcuno piace ancora di più… e proprio se avete uno di questi cani troverete sicuramente chi vi dirà “NOOO!!! Con quello lì non lo devi fareeeee!”.
Esempi tipici: amstaff, pit bull (e in generale tutti i terrier di tipo bull), rottweiler, malinois… insomma, tutti i cani nati per mordere, selezionati a questo scopo da centinaia di anni.
Queste sono proprio le razze in cui più frequentemente viene sconsigliato il tira-molla: ma perché?!?
Sarebbe come dire: “Ahhh… tuo figlio ha un talento naturale per il disegno e la pittura: a cinque anni è già un piccolo Raffaello. Mi raccomando, nascondigli tutti i pennarelli, pennelli, fogli e tele che dovessi avere per casa!”.
Indubbiamente una scelta geniale.

3 – Come si deve fare?
Nel modo giusto, come tutte le cose. Non finirò mai di ripetere che la cinofilia è prima di tutto amore e passione, ma subito dopo tecnica.
Vedo molto spesso errori clamorosi durante questo gioco, ma quello che vedo più spesso in assoluto è lo “sbattimento sul muso” dello straccetto o del salamotto. Mettetevi un attimo nei panni del cane: se qualcuno vi sbatte in faccia uno straccio più e più volte, cosa vi viene più istintivo di fare? Afferrarlo o scacciarlo con la mano?
Vi garantisco che la risposta giusta è la b): il gesto più istintivo è quello di proteggersi la faccia, quindi di allontanare (e non di prendere) l’oggetto che la sta “minacciando”. Solo che il cane non ha le mani e non può allontanare ciò che gli stiamo sbattendo contro: vorrebbe, ma non può. Allora, è vero, cerca di afferrarlo con i denti: ma mica perché si diverte. Solo perché è l’unico modo che ha di proteggersi il muso. E questo NON E’ GIOCO (il gioco dev’essere divertente!), ma un tentativo di autodifesa.

tiramolla_cuccIl tiramolla deve sempre e solo iniziare con il salamotto che si muove come una preda: e la preda scappa, non va addosso al predatore!
Il salamotto deve essere mosso a terra, eventualmente legato ad un guinzaglio se il cane (specie quando si tratta di un cucciolo) è un po’ in soggezione per la nostra presenza.
Facendogli mimare i movimenti della preda incuriosiremo il cane e stimoleremo il suo predatorio… ma nello stesso tempo lo incanaleremo verso l’oggetto giusto: evitando così che il cane, sentendo dentro di sè un impulso che non sa come sfogare, finisca poi per indirizzarlo verso biciclette, gatti o automobili.
Lo scopo dell’educazione/addestramento di un cane non deve mai essere quello di inibire le sue doti naturali (comprese quelle più difficili da gestire), ma quello di tenerle sotto il nostro e anche sotto il suo controllo.
Un cane da presa, per esempio, ha nel suo DNA un fortissimo impulso a mordere, stringere, trattenere: non permettiamogli mai di farlo, e prima o poi succederà che lui sfoghi questo impulso nel momento sbagliato e sul bersaglio sbagliato. Facciamolo giocare al tiramolla, e quando lui sente il bisogno (perché di vero bisogno si tratta) di affondare i denti dentro qualcosa, saprà trattenersi perché sa che prima o poi arriverà il momento del gioco che gli permetterà di soddisfare questa sua esigenza.

tiramolla_salamottiAltro errore diffuso: comprare il primo salamotto che capita.
I salamotti non sono tutti uguali, e quelli con una sola maniglia, per esempio (che, non so per quale motivo, sono i più diffusi in assoluto nei pet-shop, mentre quelli con due maniglie sono difficilissimi da trovare), non vanno bene perché non permettono l’immobilizzazione dell’oggetto, indispensabile per insegnare il “lascia”. Di maniglie ce ne vogliono due.
Bisogna stare attenti anche al materiale: per un cucciolo il salamotto dev’essere più morbido, per un adulto più rigido, ma non troppo, perché tenere in bocca una specie di “blocco di ghisa” non è affatto divertente. Se il salamotto è troppo morbido, invece, si potrebbe creare l’indesiderato “effetto chewing gum”, deleterio nei cani da lavoro (se il gioco è solo ludico, non è un problema se il cane mastica: ma se è propedeutico ad un lavoro di morso bisogna evitarlo assolutamente).
E ancora: attenzione che le maglie non siano troppo larghe (un dente potrebbe incastrarcisi dentro, il cane sentirebbe dolore e ci saremmo “giocati” – è il caso di dirlo – l’effetto divertimento: ci sono stati cani completamente rovinati di un salamotto di cattiva qualità).

tiramolla_cucc24 – A che età si può cominciare?
Subito, a due mesi, appena si prende il cucciolo. Prima si comincia e meglio è, e se si comincia con il cucciolo tutto sarà più facile (anche il “lascia”).
PERO’ ci si deve fermare all’epoca del cambio dei denti: è vero che in questo periodo (3 1/2 -6 mesi circa) il cane ha fastidio in bocca e – proprio come i bambini – vorrebbe mordere tutto e in continuazione, ma è anche vero che durante il tira-molla il cucciolo potrebbe farsi male… e non è detto che siamo NOI a sbagliare. Qualche addestratore sostiene che non è il caso di fermarsi durante la dentizione, perché basta sapersi muovere nel modo giusto e non si potrà mai fare male al cane: non sono d’accordo, perché i cuccioli sono appunto cuccioli, e come tali completamente pazzi e incoscienti. A volte sono loro stessi a dare strattoni insensati, sensa cognisiun (si vede che sto diventando piemontese? Anche se, a dire il vero, questa frase me la diceva sempre mio nonno, che era piemontese davvero, quando da bambina agivo in modo scriteriato): quindi potrebbero strapparsi via un dente, sentire male ed abbinare questo dolore al gioco, con conseguente patatrac educativo/addestrativo.

Per tutto il resto vi rimando all’articolo linkato all’inizio, dove ci sono anche diversi video esplicativi.
Qui mi interessava soprattutto ribadire che il tiramolla è un gioco piacevole, divertentissimo e soprattutto utile a gestire – e non certo ad aumentare in modo esponenziale e fuori controllo – alcune preziose doti caratteriali del cane. Ovviamente, se non siete sicuri di saper giocare nel modo più corretto, il consiglio è sempre quello di rivolgervi ad un buon centro cinofilo anche solo per farvi spiegare “come si fa” e anche per il semplice cane da famiglia: dopodiché potrete continuare da soli.

Si ringrazia Monica Cavaliere per le foto del cucciolo di boxer

L'articolo Il tira-molla: “gioco proibito” o gioco che crea rapporto ed educazione? è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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