Ti presento il cane » Patologie http://www.tipresentoilcane.com Cultura cinofila online Thu, 23 Oct 2014 05:17:30 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=221 La sinfisiodesi pubica giovanile (JPS)http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/14/sinfisiodesi-pubica-giovanile/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/10/14/sinfisiodesi-pubica-giovanile/#comments Tue, 14 Oct 2014 06:05:14 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=34580 di CARLO COLAFRANCESCHI – Già da qualche anno  questo tipo d’intervento sembra essere molto utilizzato in quei soggetti che – successivamente a controllo veterinario mediante lastre radiografiche – sono giudicati a rischio di sviluppare la temutissima displasia dell’anca e conseguente artrosi. Questo articolo si prefigge di fare un po’ di chiarezza su come avvalersi efficacemente ...

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Il posizionamento tradizionale non permette una valutazione quantitativa né precisa, né ripetibile

Il posizionamento tradizionale non permette una valutazione quantitativa né precisa, né ripetibile

di CARLO COLAFRANCESCHI – Già da qualche anno  questo tipo d’intervento sembra essere molto utilizzato in quei soggetti che – successivamente a controllo veterinario mediante lastre radiografiche – sono giudicati a rischio di sviluppare la temutissima displasia dell’anca e conseguente artrosi.
Questo articolo si prefigge di fare un po’ di chiarezza su come avvalersi efficacemente del parere veterinario per decidere se sottoporre il proprio cucciolo all’intervento, che è efficace solo se fatto tra i 3 mesi (min.)  ai 5 mesi (max.).
Molti proprietari sono dubbiosi quando sulla scorta di una o più lastre viene dichiarata la necessità d’intervenire per correggere o limitare lo sviluppo della displasia dell’anca e conseguenti cambiamenti artrosici secondari.
Difatti il primo controllo ai fini di una valutazione definitiva delle anche del cane inizia ad essere possibile a partire dall’anno di età, o in alcune razze dal sedicesimo. Perché, se le anche sono “certificabili” a partire dal primo anno di età, i cuccioli si operano di JPS (Juvenile Pubic Symphysiodesis) sulla scorta di lastre fatte tra il 3° e 5° mese di età?
Sembrerebbe di capire che già a quella tenera età si possa sapere se il cane sarà affetto da displasia dell’anca: ma se è così, perché attendere un anno per fare l’ufficiale?
Prima di svelare l’arcano è necessario essere a conoscenza di alcune informazioni, per poi  fare alcune valutazioni.
Il metodo FCI prevede la radiografia delle anche in estensione, ovvero con il cane posizionato sulla schiena, con gli arti posteriori tenuti in trazione con le ginocchia ruotate verso l’interno.  Trascurando la precisione derivata da questo sistema possiamo affermare che questa procedura non è ritenuta affidabile dagli addetti ai lavori: e se lo fosse comunque non lo sarebbe prima dei due anni di età.
It is unable to predict the susceptibility to develop DJD later in life (Smith 1993). The extended VD view has not been tested for precision and accuracy as a diagnostic test.”

Hip extended radiography accuracy (FCI):
six months    16-32 %
1 yr                 62-69 %
1.5 yrs            72-83 %
2 yrs               92-95 %

Negli USA uno studio ha evidenziato come molti cani sviluppano  DJD (Degenerative Joint Disease) dopo i tre anni di età  ed il  55 %  manifesta DJD una volta giunto alla vecchiaia, pur essendo stati dichiarato “Normal” dalla OFA .
La radiografia delle anche in estensione è suscettibile di una variabilità inaccettabile.
In uno studio 65 cani di grande taglia furono esaminati dalla OFA e da tre diplomati ACVR (Specialist Veterinary Radiologists negli  USA): le valutazioni fatte dai due gruppi risultarono in accordo in meno del 50% delle valutazioni.
Inoltre furono rilevate anche notevoli differenze tra le valutazioni effettuate dallo stesso radiologo sulle stesse lastre.
Questo, in sintesi, il motivo per il quale non esiste prova scientifica che possa confortare il sistema usato dalla FCI: non garantisce ne precisione, ne ripetibilità.
Ciò detto forse risulterà più chiaro come mai da due genitori “A” spesso nascono cuccioli “C”…  e perchè no,  “D”!
In realtà un sistema che “regge” la prova scientifica esiste: si chiama PENNHIP. Unico sistema al mondo che è in grado di predire alla tenera età di 16 settimane quali saranno le possibilità di sviluppare la displasia dell’anca. I risultati a 16 settimane a tre anni di età rimangono gli stessi!
Abbiamo ampiamente discusso il metodo in questo articolo: pertanto rimandiamo il lettore a leggerlo.
Per un maggiore approfondimento e a chi mastica l’inglese consigliamo di visitare il sito www.pennhip.org .
jps4Ecco alcune importanti informazioni:
1.   L’indice di distrazione così come determinato dal metodo PennHip è il più affidabile indicatore di futura osteoartrosi nel cane.
Smith GK, Popovitch CA, Gregor TP. Evaluation of risk factors for degenerative joint disease associated with dysplasia in dogs, J Am Vet Med Assoc, 1995; 206: 642-647.
2.   L’indice di distrazione non cambia in modo significativo con il passare del tempo
Smith GK, Gregor TP, Rhodes WH and Biery D. Coxofemoral joint laxity from distraction radiography and its contemporaneous and prospective correlation with laxity, subjective score and evidence of degenerative joint disease from conventional hip-extended radiography, Am J Vet Res, 1993; 54: 1021-1042.
3. Il metodo PennHip può essere eseguito con affidabilità a partire dalla 16a settimana di vita del cane
Smith GK , Gregor TP, Rhodes WH and Biery DN. Coxofemoral joint laxity from distraction radiography and its contemporaneous and prospective correlation with laxity, subjective score and evidence of degenerative joint disease from conventional hip-extended radiography, Am J Vet Res, 1993;54:1021-1042.
4.  L’80% di cani valutati “NORMAL” dall’OFA  (USA), esaminati con la Pennhip hanno evidenziato una lassità articolare che li predisponeva allo sviluppo di osteoartrosi più avanti nella vita del cane.
Powers MY, Karbe GT, Gregor TP, McKelvie PJ, Culp WT, Fordyce HH, Smith GK. Evaluation of the relationship between Orthopedic Foundation for Animals’ hip joint scores and PennHIP distraction index values in dogs. J Am Vet Med Assoc 2010; 237: 532-541.

Perché questa insistenza sul (sulla) Pennhip?
Semplicemente perché permette al proprietario di consultare più specialisti sulla scorta  di dati precisi.
Nel nostro paese ci sono due specialisti abilitati dalla Pennhip ad eseguire le radiografie secondo le linee guida dell’ideatore del sistema l’americano Gail Smith: essi sono il Dott. Riccardo Monticone (TO), primo veterinaro italiano a recarsi in Pensilvania per seguire il corso di abilitazione ufficiale, e il Dott. Andrea Amore (RM).
Facendo fare le radiografie da questi veterinari autorizzati avrete la tranquillità di ricevere la valutazione delle anche del vostro cane direttamente dalla Pennhip.
Questo passo a me pare molto importante perché di fatto elimina la valutazione da parte di chi poi eventualmente interverrà sul cane e permette al proprietario di interpellare più fonti, ma non solo; nella eventualità in cui si volesse verificare l’effettivo miglioramento conseguente all’intervento, ancora una volta  la tecnica Pennhip ci permetterebbe di avere un parere neutro, disinteressato.
Gli studi di cui darò conto più avanti hanno evidenziato che l’intervento di JPS è raccomandato quando l’indice di distrazione (il valore quantitativo misurato dalla Pennhip) è tra lo 0.3 e lo 0.7, quindi casi di displasia che possiamo definire non gravi.
Tuttavia la Pennhip sconsiglia di usare questo valore disgiuntamente dalla valutazione complessiva fatta dal veterinario.
Ora sapete che non dovete più compiere un atto di fede nel decidere se fare l’intervento o meno.
Chiariti questi punti, credo sia importante valutare cosa ci si può ragionevolmente aspettare dopo avere fatto l’intervento: per farlo daremo conto di alcuni studi di cui riassumeremo i risultati.

JPS1Studio 1
J Am Vet Med Assoc. 2007 Jan 15;230(2):206-10.
Sinfiosiodesi pubica e triplice osteotomia: un confronto a lungo termine
L’angolo della rima acetabolare dorsale era significativamente maggiore nei cani sottoposti a JPS rispetto ai cani trattati con TPO.
In questi ultimi, l’angolo della rima acetabolare dorsale era significativamente ridotto e l’angolo acetabolare era significativamente aumentato a due anni d’età, rispetto ai valori ottenuti prima dell’intervento chirurgico.
I risultati suggeriscono che JPS e TPO hanno effetti simili sulla conformazione dell’anca nei cani con displasia dell’anca da moderata a grave, ma che nessuna delle due procedure elimina la caratteristica lassità articolare.

“Long-term outcome of juvenile pubic symphysiodesis and triple pelvic osteotomy in dogs with hip dysplasia” Manley PA, Adams WM, Danielson KC, Dueland RT, Linn KA. J Am Vet Med Assoc. 2007 Jan 15; 230(2): 206-10.
Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Long-term outcome of juvenile pubic symphysiodesis and triple pelvic osteotomy in dogs with hip dysplasia. Manley PA1, Adams WM, Danielson KC, Dueland RT, Linn KA.
Studio 2
JPS for hip dysplasia clinical results 2010 – January 8th, 2011
Obiettivo: Determinare gli effetti clinici della JPS in cuccioli suscettibili di displasia messi a confronto con cuccioli nelle stesse condizioni senza trattamento alcuno.
PROCEDURA:
I seguenti otto test clinici sono stati effettuati prima dell’intervento, e di nuovo ad un anno e a due anni dopo l’operazione: Ortolani, riduzione dell’angolo (HRA), valutazione dell’andatura, osteoartrite, dolore articolare, 3 angoli di Norberg esteso (N- OFA), in compressione (N-COM), in distrazione (N-DIS). JPS eseguita con elettrocauterizzazione unipolare da 12 a 24 settimane di età intervento placebo eseguito sul gruppo di controllo.
Conclusioni:
Nei cani JPS con lassità (DI = 0.40-0.69) rilevata prima dell’intervento è stata riscontrata una insignificante osteoatrite all’età di due anni. JPS ha migliorato anche i parametri relativi al test di  Ortolani, HRA, dolore articolare , N-DIS. Nei  cani con DI >0.70 la JPS non sembra prevenire l’insorgenza di osteoartrite.
JPS è risultata efficace in cuccioli dalle 12 alle 24 settimane per il trattamento bilaterale di displasia leggera o moderata (mild/moderate)
Department of Surgical Sciences, University of Wisconsin, Madison, Wisconsin, USA. duelandt@svm.vetmed.wisc.edu
PMID: 20740257 [PubMed - indexed for MEDLINE]
Vet Comp Orthop Traumatol. 2010;23(5):318-25. Epub 2010 Aug 25.

Studio 3
Displasia dell’anca intervento in JPS. Parte prima: risultati dopo due anni tomografia e indice di distrazione.
Dueland RT1, Adams WM, Patricelli AJ, Linn KA, Crump PM.
Obiettivi: Misurare gli effetti della JPS ad uno e due anni di distanza dall’intervento in cuccioli definiti “ a rischio”  di displasia dell’anca utilizzando i seguenti criteri: Angolo acetabolare (AA); angolo acetabolare dorsale (DAR); lassità (PennHIP© indice di distrazione) DI
Risultati: l’intervento in  JPS a 12/24 settimane ha significativamente migliorato la conformazione dell’anca riducendo la lassità in cuccioli a rischio
Nei cani con severa lassità (DI>0.70) l’artrite ha continuato ad aumentare.
Il test di Ortolani effettuato a 12/16 settimane dovrebbe fungere da allarme per effettuare una oggettiva rilevazione della lassità articolare (PennHIP© DI).

ortolani

jps2Il lettore avrà certamente notato che gli studi presentati si avvalgono della tecnica Pennhip: non potrebbe essere diversamente, visto che le altre non danno alcuna garanzia di ripetibilità e precisione e renderebbero quantomeno discutibile, se non  invalido, lo studio stesso.
Riassumendo: la sinfiosiodesi pubica può essere considerata una valida opzione se eseguita in cuccioli tra i tre e i 5 mesi, dopo una valutazione Pennhip  nei valori superiori a 0.3 e inferiori a 0.7.
Riteniamo che con i dati forniti il lettore possa iniziare a formarsi una propria idea su i pro e contro di questa tecnica.
C’è però un grosso problema legato a questo intervento, ovvero che di esso non rimane traccia per quando il cane dovesse essere sottoposto alla lastra ufficiale che ne determinerà il grado di displasia!
Ciò significa che oltre al fallimento di almeno gli ultimi trenta anni, attraverso un sistema oramai evidentemente superato e mai efficace, nel contrastare il diffondersi di questa patologia così invalidante, oggi c’è anche la possibilità di incappare in un cane “A” conseguentemente all’intervento di JPS!
Un cane il cui punteggio non riflette più la sua naturale condizione genotipica, salvo non si voglia accettare la JPS come una causa ambientale che modifica l’espressione del fenotipo. Ma mi sembra un filino forzato come concetto!
Non amo i giochi di parole: chi usa questi animali in allevamento è disonesto e chi li acquista subisce un vero e proprio raggiro, una truffa.
Non sono favorevole alla castrazione obbligatoria di quei soggetti sui quali è stata fatta la JPS, non ritengo giusto obbligare un proprietario a castrare il proprio animale, contro la propria volontà: ma un bel bollone sul pedigree, “NON IDONEO ALLA RIPRODUZIONE”… quello si, lo vedrei molto bene!
Nascondersi dietro al discorso del benessere dell’animale, come ho sentito fare ad alcuni veterinari, non è accettabile. E’ vero che il benessere di quel singolo animale migliora, ma è altrettanto vero che non segnalando l’intervento in via ufficiale sul pedigree (si potrebbe anche renderlo visibile a successive radiografie, se si volesse) si rischia di vederne qualche decina, se non centinaia, riprodotti con tanto di A sul pedigree.
In poche generazioni, un vero e proprio disastro annunciato.
L’esercizio della professione di medico veterinario deve ispirarsi a scienza e coscienza: la scienza nel nostro caso prende il nome di Pennhip, la coscienza  invece sarebbe trovare un accordo per rendere riconoscibile il cane operato di JPS rendendo impossibili le truffe cinotecniche.

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Il mio cane ha il “grande male”http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/22/mio-cane-grande-male/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/08/22/mio-cane-grande-male/#comments Fri, 22 Aug 2014 07:54:03 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=33668 di ANDREA SCHIAVON –  La paura più grande di un proprietario di cane, normalmente, è l’insorgere di malattie, o di patologie ereditarie… insomma, giustamente ci si preoccupa per lo stato di salute: e  come accade per gli uomini, vaccini, visite preventive, esami diagnostici ci permettono solitamente di dare una vita serena ai nostri compagni a ...

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Timbu Acqua 3di ANDREA SCHIAVON –  La paura più grande di un proprietario di cane, normalmente, è l’insorgere di malattie, o di patologie ereditarie… insomma, giustamente ci si preoccupa per lo stato di salute: e  come accade per gli uomini, vaccini, visite preventive, esami diagnostici ci permettono solitamente di dare una vita serena ai nostri compagni a quattro zampe.
Io ho avuto la fortuna (sì, perchè sicuramente di fortuna si è trattato) di aver sempre avuto cani estremamente sani.
I miei cani hanno sempre “visto” molto poco il veterinario, se non per visite di routine e vaccini vari.
Lo scorso anno, a settembre, nella mia vita e nella mia famiglia a due e quattro zampe entra Timbu, un maschio di American Staffordshire Terrier che si va ad aggiungere a Fay, la grigiona di quasi 8 anni, e a Weiss, l’altro Amstaff di 4 anni.
Timbu è un bel cane (ma ovviamente ogni “scarraffone e bello a’mamma sua”…), ma soprattutto ha un bel profilo caratteriale e per lui si prospetta una carriera da cane bagnino (io mi occupo di salvataggio nautico), oltre ovviamente (ed in primis) ad essere uno dei miei cani.
Purtroppo non avevo fatto i conti con l’oste…

Timbu Acqua 2Dicembre del 2013: ero a casa, e quindi tra le altre cose sono stato fortunato nel poter assistere ad un fatto che avrebbe cambiato la mia vita, quella dei miei cani e quella ovviamente della mia famiglia.
Timbu stava dormendo sulla sua brandina, e come spesso accade si voltava e girava:  io non ci facevo caso, essendo una cosa alquanto normale. Spesso lui dormiva a pancia in su, voltandosi e girandosi… e chi ha molossi di questo tipo sa benissimo di cosa sto parlando.
Dopo un po’  si addormenta… e dopo poco, girandosi, cade dalla brandina.
Io lo guardo e gli dico: “bravo pirla,  così impari a rigirarti e rivoltarti”.
Timbu si gira verso di me, l’occhio “impallato” e perso… ed improvvisamente si irrigidisce e si curva, disteso a terra… gli arti anteriori sembrano due pezzi di legno, mentre i posteriori iniziano a “pedalare” in modo inconsulto.
La testa inizia a sbattere, la bocca si “chiude” in una smorfia di dolore e inizia a schiumare.
Questi momenti, che mi sono sembrati  eterni, sono durati pochi secondi.
Lui inizia con queste convulsioni e dopo 20/30 secondi, durante i quali urina involontariamente, inizia a rallentare il ritmo… poi si ferma e in stato confusionale mi cerca.
Cerca il mio “sostegno”.
Io non sono un veterinario, ma da quanto accaduto capisco che Timbu ha avuto una crisi epilettica.
Lascio che il cane si tranquillizzi e intanto chiamo la mia veterinaria, la Dott.ssa Sabrina  Borella, che mi aspetta in ambulatorio per visitare Timbu.
Scendo da casa, porto il cane nel prato, lui urina, lo chiamo e gli dico di andare… lui inizia a camminare, fa tre passi, si ferma immobile… lo sguardo impallato come poc’anzi. Cade a terra in preda alle convulsioni, come prima.
Lo prendo, lo carico in macchina e corro dal veterinario.

Timbu Acqua 1La dott.ssa Borella, che oltre ad essere la nostra veterinaria di fiducia è una cara amica, oltre ad essere stata una nostra allieva con il suo golden Phortos (con noi ha anche partecipato a delle sessioni di AAA in alcune scuole elementari), mi spiega per bene cos’e l’epilessia.
E’ una malattia che può colpire i cani oltre ad altre specie animali  (casualmente la dott.ssa Borella ha redatto la sua tesi di laurea sull’epilessia dei puledri ) e potrebbe essere piuttosto difficile da individuare da parte del proprietario, se non assiste a una crisi.
L’epilessia può essere di due tipi:
– primaria, o congenita: non necessariamente ereditaria (solo in alcune razze – Pastore Tedesco, Beagle, Pastore Belga Tervuren, Setter irlandese, Springer Spaniel, Golden e Labrador Retriever, Siberian Husky – è stata accertata l’ereditarietà) non è favorita da condizioni particolari extracraniche o intracraniche e, generalmente, si manifesta entro i primi tre anni di vita dell’animale;
– secondaria: è causata da patologie intracraniche (quali neoplasie, encefaliti, tumori, malformazioni) o extracraniche (quali alterazioni della funzionalità epatica o renale, intossicazioni, ipoglicemia).
Si tratta di una malattia che si manifesta in modo molto soggettivo da cane a cane ed è causata da uno squilibrio della corteccia cerebrale; può avere una fase, detta aura, nella quale l’animale è particolarmente agitato, oppure presentarsi improvvisamente con un’intensità differente.
Nel momento della crisi epilettica l’animale:
– ha difficoltà a mantenere l’equilibrio o addirittura a stare sulle quattro zampe;
– può avere un’alterazione dello stato di coscienza;
– manifesta un irrigidimento degli arti e delle fauci;
– perde bava dalla bocca e, in alcuni casi, urina e feci;
– gli attacchi possono durare da pochi secondi a qualche minuto.

Timbu Acqua 4A questo punto, consultandosi anche con un collega specializzato in neurologia, la dottoressa mi consiglia il protocollo “standard” di cura che prevede l’assunzione di fenobarbiturici: evito di scrivere i nomi dei farmaci, ma quelli comunemente più usati (tra l’altro pure “vecchi”) hanno nomi che molte persone hanno sicuramente sentito.
Iniziamo da subito la terapia, che deve essere somministrata ad orari scadenzati senza sgarrare: questo perchè i farmaci “coprono” per circa 8 ore, poi non fanno più effetto e il cane risulta senza copertura di fenobarbiturici, quindi  potrebbe incorrere in una crisi.
Passa una settimana e una notte tra venerdì e sabato il mio maschio più vecchio di Amstaff, Weiss,  verso le 4.30 del mattino salta sul letto e mi inizia a leccare…
Io mi sveglio di colpo in quanto questo non accade mai quando sono a letto e dormo, a meno che non ci sia bisogno di uscire o per altre cose.
Mi alzo e trovo nella cuccia Timbu in piena crisi epilettica.
Corro in cucina, prendo la “peretta” di Valium per cercare di sedare il cane (perchè durante una crisi solo quello si può fare): faccio una, due, tre perette ma il cane alterna crisi  di circa 1 minuto con fasi di rilassamento parziale, per poi riprendere nuovamente la crisi.
Chiamo la veterinaria che prontamente mi apre lo studio e mi comunica che bisognerà sedare e intumbare Timbu per farlo dormire, in quanto le crisi ripetute (si chiamano “a grappolo”) si possono fermare solo con la sedazione per evitare danni neurologici permanenti.
Insomma, bisogna far dormire il cervello di Timbu per far smettere le scariche elettriche.
Vi accorcio il racconto e dico solo che Timbu è risultato essere refrattario ai fenobarbiturici tradizionali e che abbiamo dovuto riprogrammare il protocollo inserendo anche fenobarbiturici di nuova generazione a rilascio programmato, oltre al bromuro di potassio.
Provvediamo subito a fare a Timbu analisi del sangue e successivamente accertamenti diagnostici come la risonanza magnetica  e il prelievo del liquido che avvolge il cervello per escludere lesioni cerebrali, neoplasie, infiammazioni o malformazioni.

Timbu Acqua 6Difficilmente l’epilessia potrà scomparire, ma potrà essere tenuta sotto controllo con un trattamento farmacologico adeguato e soprattutto somministrato con regolarità e nella giusta dose per tutta la vita: l’obiettivo della terapia è infatti quello di ridurre sia l’intensità, sia la frequenza delle crisi e nello stesso tempo garantire una buona qualità della vita del cane.
Non sempre è possibile trovare una causa dell’epilessia, anzi nella stragrande maggioranza dei casi (circa 60-70%),l’epilessia è senza causa nota (epilessia cosiddetta primaria, idiopatica o criptogenetica).
Ovvero: sappiamo che c’è, ma non sappiamo perchè!
Timbu sembra aver trovato un’equilibrio… quando un sabato, al campo di addestramento ha una crisi molto forte che non si ferma neanche con la sedazione… e da crisi passiamo a STATUS.
Timbu viene sedato e decidiamo di portarlo a Parma, alla Clinica Veterinaria dell’Università dal Professor Maurizio Dondi, che dopo aver fatto un’ulteriore accertamento diagnostico (ovvero un elettroencefalogramma) decide di iniziare un protocollo con l’assunzione di un mix di farmaci di “vecchia” e “nuova” generazione e un vasodilatatore affinche i farmaci “arrivino” prima a destinazione.
Timbu sembra nuovamente indirizzarsi verso una stabilizzazione, ha avuto ancora delle piccole crisi, ma anche noi abbiamo imparato a conoscerle e gestirle.
Senza indugi sediamo il cane e lo facciamo dormire: al risveglio lui sarà leggermente atassico a causa del sedativo, ma la crisi non avrà lasciato problemi di altro tipo. All’uscita della crisi avrà molta fame oltre ad essere “provato fisicamente” in quanto la manifestazione epilettica è impegnativa, per i rischi di trauma ma anche per l’impegno respiratorio e cardiovascolare prodotti dalle contrazioni massive della muscolatura.
Dobbiamo riuscire a convivere con il “grande male” (così vengono  chiamate le crisi epilettiche generalizzate classiche di un soggetto affetto da epilessia ideopatica primaria), cercando di trovare la giusta somministrazione di farmaci.
Ovviamente nelle notti insonni passate con la paura dell’insorgere di crisi ci siamo documentati e abbiamo “scoperto” che moltissimi grandi uomini della storia erano afflitti dal “mal caduco” (“piccolo male” o “grande male”): cito a caso (e in ordine alfabetico Abraham Lincoln, Agatha Christie, Alessandro Magno, Alfred Nobel, Annibale, Aristotele, Blaise Pascal, il Cardinale Richelieu, Dante, Edgar Allan Poe, Fyodor Dostoyesky, George Frederick Handel, Gerschwin, Giovanna D’Arco, Giulio Cesare, Isaac Newton, Lenin,  Leonardo da Vinci, Ludwig van Beethoven, Maometto, Michelangelo, Napoleone Bonaparte, Nicolò Paganini, Peter Iiyich Tchaikovsky, Pio IX, Pitagora, Vincent Van Gogh… questo a riprova del fatto che
l’epilessia non lede assolutamente le capacità intellettive, né il rendimento nella vita pratica: e generalmente non porta nessuna menomazione nell’ambito della vita quotidiana e del successo personale e professionale.
Quindi anche il mio Timbu, con le accortezze dovute alla sua patologia, sotto lo stretto e attento controllo del suo veterinario… con il nostro amore e le nostre attenzioni, potrà fare la sua vita “normale”. Magari non diventerà un “cane bagnino”, ma gli faremo fare qualcosa di sicuramente bello e gratificante. In fin dei conti ci sono molti nomi noti a due zampe, con la sua stessa patologia, che hanno scritto pagine di storia!
Convivendo con il Grande Male, e con il nostro grande cane speciale, non ci siamo fermati e vogliamo dare ogni possibilità a Timbu. Per questo stiamo entrando in un protocollo sperimentale per la cura dell’epilessia, con una dieta chetogenica.
La dieta chetogenica fu ideata come terapia antiepilettica fin dagli anni ’20, in quanto si dimostrò che durante i periodi di digiuno le crisi diminuivano. Si creò quindi un regime alimentare che “imbrogliasse” l’organismo facendogli credere di essere a digiuno sebbene l’alimentazione fosse regolare.
Il “trucco” consisteva nell’eliminare totalmente i carboidrati e le fonti di glucosio, con l’assunzione principalmente di proteine, in modo che l’organismo attivasse dei processi alternativi per procurarsi glucosio…”prendendolo” appunto dalle proteine e dai lipidi.
In questo nuovo protocollo, ovviamente, sono stati inseriti degli integratori.
Non si toglie al momento il supporto farmacologico… ma è un tentativo in più che vogliamo percorrere per permettere a Timbu di essere sereno e di avere una vita il più possibile “normale”.
Ho voluto scrivere questa storia affinchè chi si trova nella nostra medesima “barca” si possa fare forza, inizi a lottare e non si faccia prendere dalla depressione che nasce dall’impotenza di non poter fare più di tanto. Ci vuole uno stimolo forte per Lottare contro questa parola, “idiopatica”,  che non mette pace alla tua voglia di far star bene il tuo cane…
Bisogna capire che c’è un problema, che  deve essere affrontato…e che bisogna far quadrato tutti, uomini e cani, per far star bene un componente del branco.

Ringrazio le veterinarie Sabrina Borella e Carola Schimdt per la pazienza che hanno sempre dimostrato nei nostri confronti, aiutandoci a superare le paturnie e le paure, e per essersi sempre dimostrate estremamente disponibili e professionali.
Ringrazio il professor Maurizio Dondi per averci instillato la voglia di “provare” e “riprovare”, di non darsi per vinti mai e di cercare se possibile la causa per curare l’effetto. Lo ringraziamo anche per la pazienza, la professionalità e la disponibilità dimostrata.
Ringraziamo tutto il personale medico e tirocinante della Clinica Veterinaria dell’Università di Parma, per la professionalità e per la gentilezza durante la degenza di Timbu.
Ringrazio la mia compagna, Nicoletta Ferrulli: lei è stata la mia forza quando io, abituato a cani sani e senza problemi, ero seriamente depresso. Lei mi ha “svegliato” e mi ha indirizzato nella strada giusta: mi ha supportato e sopportato. Grazie di essermi sempre stata vicina.
Ringrazio mio figlio Schiavon Tommaso per essere diventato ancora di più un aiuto e un supporto nella gestione non semplice di un cane afflitto da una patologia grave come Timbu. Tommaso ha sempre avuto paura delle malattie… mentre ora affronta le crisi di Timbu con prontezza e sangue freddo… e ha imparato a capirle.
E poi ringrazio i miei cani, Fay e Weiss, perchè anche in questo frangente mi hanno dimostrato che meravigliosi esseri sono… anche loro hanno fatto “quadrato” con me e anche loro hanno “assistito” (e continuano a farlo) il loro compagno più giovane. Infine… grazie, grazie a Timbu per avermi fatto vivere un’esperienza che magari non avrei voluto vivere… ma che mi ha fatto crescere e capire che enorme fortuna ho nel vivere e lavorare con i cani, che ogni giorno ti insegnano qualcosa.

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Epilessia nel Border Collie: i conti non tornano!http://www.tipresentoilcane.com/2014/03/04/epilessia-nel-border-collie-conti-non-tornano/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/03/04/epilessia-nel-border-collie-conti-non-tornano/#comments Tue, 04 Mar 2014 06:45:35 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=30384 di CARLO COLAFRANCESCHI – Torniamo a scrivere sul Border Collie, razza a noi vicina, più che mai popolare, più che mai apprezzata, che nonostante  gli sforzi fatti da alcuni allevatori e amanti della razza continua a soffrire della quasi totale indifferenza da parte di chi dovrebbe  preoccuparsi  di tutelarne la salute. Qualche mese fa è ...

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epil_borderdi CARLO COLAFRANCESCHI – Torniamo a scrivere sul Border Collie, razza a noi vicina, più che mai popolare, più che mai apprezzata, che nonostante  gli sforzi fatti da alcuni allevatori e amanti della razza continua a soffrire della quasi totale indifferenza da parte di chi dovrebbe  preoccuparsi  di tutelarne la salute. Qualche mese fa è stato pubblicato on line un database, nel quale onesti e coraggiosi  allevatori hanno pubblicato i nome di cani affetti da epilessia  e così facendo mettendo in guardia altri allevatori o futuri acquirenti  sui rischi conseguenti all’utilizzo di alcune linee  nella razza.
Una azione degna di merito che segue la strada già segnata in altri paesi tra i quali ricordiamo Inghilterra, Svezia, Olanda e  Cecoslovacchia.
Il database  attualmente riporta un elenco di venti cani  con tanto  di allevamento di provenienza e proprietario.
Andando a spulciare in giro ho trovato una  serie di documenti dai quali si può evincere che l’epilessia  idiopatica, nel Border Collie e in altre razze, rappresenta tra lo 0.5% ed il 5% della popolazione ufficiale e come  l’insorgere di questa patologia sia statisticamente  circoscritta ai primi cinque anni di età (anche se  ultimamente questo periodo sembrerebbe estendersi al  settimo anno). Forte di queste indicazioni ho pensato di raccogliere dei dati statistici ufficiali per fare un semplice calcolo matematico di quanti cani epilettici avessero visto luce in un periodo di cinque anni. Attraverso dati ufficiali ENCI ho rilevato la nascita di  9756 cuccioli tra l’anno 2005 e 2010. Naturalmente vi sarebbero da aggiungere anche tutti quei cani iscritti ad altri registri  e quelli venduti senza pedigree, ma come sappiamo non si può avere sempre tutto.
Ho quindi ritenuto, in base alle medie provenienti da vari paesi, di calcolare conservativamente al 2.5% la percentuale di cuccioli  affetti da epilessia  nati in quel periodo e il risultato non è stato certo  “venti”,  come i cani nel database!
Infatti 9756×2.5/100 non fa 20, ma 243.9!

epil_borde_tabAnche se volessimo  abbassare la percentuale, per arrivare a 20 cani  dovremmo ipotizzare  una percentuale dello 0.2% , ben al di sotto del dato minimo dell’1%.
I cani mancanti all’appello riflettono la difficoltà a  livello mondiale nella compilazione di pedigree che permetterebbero a ricercatori e allevatori di lavorare con più accuratezza.
Infatti,  se è vero che la modalità  di trasmissione  della malattia è ad oggi sconosciuta, è altrettanto vero che  potendo disporre di una mappatura più completa dei cani affetti, forse la ricerca andrebbe avanti più velocemente e certamente si potrebbe decidere se usare un cane o meno  con più oculatezza.
Allo stato delle cose questo clima  di mistero, questo negare l’innegabile, costringe i più  coscienziosi o i meno spregiudicati (fate voi)  ad eliminare  cani che magari hanno generato un cane epilettico su 30 prodotti, una strategia che alla luce di quanto riportato nel precedente articolo “Allarme Rosso per il Border Collie”  la razza non può permettersi.
Il clima di mistero dà luogo, paradossalmente, ad una caccia alle streghe nei confronti  di chi ha candidamente e onestamente pubblicato i cani  affetti da epilessia… e proprio da parte di chi ha prodotto i 223.9 cani  che mancano all’appello nel data base.
E’ nell’interesse di tutti collaborare alla compilazione del database; é nell’interesse della razza, per contrastare efficacemente la diffusione di questa patologia così grave.
Nessuno può sottrarsi a questa lotta, nessuno  che nei fatti voglia agire per il bene della razza.

L'articolo Epilessia nel Border Collie: i conti non tornano! è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Il megaesofago…. for dummieshttp://www.tipresentoilcane.com/2014/02/20/il-megaesofago-dummies/ http://www.tipresentoilcane.com/2014/02/20/il-megaesofago-dummies/#comments Thu, 20 Feb 2014 07:07:53 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=30111 di DANIELA ARTIOLI – L’esofago è, in parole semplici, un “tubo” che porta il cibo dalla bocca allo stomaco: ma è innervato, non è un “tubo passivo”. Ovvero, tramite movimenti peristalsici spinge il cibo verso lo stomaco. A volte questo “tubo” non funziona, e quindi si parla di megaesofago. Lo 0,3% dei cani, e purtroppo ...

L'articolo Il megaesofago…. for dummies è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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megaesofagodi DANIELA ARTIOLI – L’esofago è, in parole semplici, un “tubo” che porta il cibo dalla bocca allo stomaco: ma è innervato, non è un “tubo passivo”. Ovvero, tramite movimenti peristalsici spinge il cibo verso lo stomaco. A volte questo “tubo” non funziona, e quindi si parla di megaesofago.
Lo 0,3% dei cani, e purtroppo il 3% dei pastori tedeschi ne sono affetti (e sì, proprio dieci volte di più nei pastori tedeschi… fra cui troviamo anche i pastori svizzeri bianchi, ovviamente).
Il megaesofago può essere di due tipi: il caso più diffuso (70% dei casi) è quello “idiopatico”, che in medicina significa “non so perchè succeda”.
In questo caso, semplicemente, l’esofago “non funziona” e quindi, non avendo la motilità corretta, non spinge il cibo nello stomaco. Il risultato è che il cibo vi permane, si accumula e fermenta, dilatandolo: ecco perché si parla di “mega-esofago” , ovvero di esofago ingrossato.
Il rischio maggiore in questo caso è la morte per polmonite ab ingestis, ovvero, a furia di rigurgitare può capitare che una parte del cibo sia aspirato e finisca nei pomoni.
La gestione di questo tipo di megaesofago può essere da semplice (nei casi meno gravi), fino a ingestibile, con soggetti che necessitano di un sondino gastrico perché non riescono ad alimentarsi.

Megaesofago2Se la cosa non è grave non ha senso operare il cane, anche perchè le vecchie tecniche, simili a quelle usate in umana, non erano molto efficenti: infatti in umana le cose funzionano in modo differente, anche per via del fatto che noi mangiamo in posizione verticale, non orizzontale, e il cibo è comunque avvantaggiato nella discesa verso lo stomaco. Tra le tecniche più recenti, la CEA (cardioplastica esofago-diaframmatica) sembra la più promettente: purtroppo però è davvero molto recente e quindi non si ha molta documentazione sulla riuscita a lungo termine. Per questo non tutti i chirurghi ancora la adottano.
Se il problema è lieve e il danno è limitato, ovvero se ce ne siamo accorti per tempo e abbiamo cominciato a gestire i pasti in modo corretto, il cane può fare una vita normalissima con il solo accorgimento di mangiare non a terra e neanche con la ciotola altezza muso, ma con la ciotola sollevata di modo che il cane sia inclinato durante l’assunzione del cibo. Esiste anche uno speciale attrezzo, chiamato “sedia di Bailey”, che permette di far mangiare il cane in posizione eretta e di tenerlo eretto anche per qualche minuto dopo il pasto, agevolando così il transito del cibo nello stomaco.

Ogni soggetto è caso a sé: bisogna trovare la formula migliore di gestione, ma poi può vivere normalmente come un altro cane.
Se la cosa fosse grave, allora si può operarlo della suddetta CEA, una operazione, in parole povere, in cui l’esofago viene ancorato con punti non riassorbibili al diaframma, di modo che ogni volta che il cane respira l’esofago passivamente si apre e chiude spingendo il cibo nello stomaco. Cliccando qui troverete un articolo scientifico che ne parla in modo più approfondito.
La CEA non va fatta su soggetti troppo giovani.
Se invece siamo nel caso di pervietà dell’arco aortico, ovvero l’altro motivo, non “idiopatico” ma cardiaco, per cui si può avere il megaesofago, allora si è costretti ad operare il cane. Per approfondimenti sulle tecniche operatorie potete cliccare qui.
Anche in questo caso, vediamo in parole povere di che si parla. Quando il cucciolo è nella pancia della mamma è immerso nel liquido amniotico, non respira e quindi i polmoni sono collassati. C’è un “tubicino” in più che fa bypassare i polmoni dal sangue. Quando il cucciolo nasce e comincia a respirare, questo tubicino si atrofizza diventando un legamento, che poi si spezza. Se però questo non avviene, o nel caso in cui tale tubicino abbia un percorso errato, avremo una strozzatura nell’esofago all’altezza del cuore (per via del percorso che compie l’esofago e del fatto che tale tratto arterioso-bypass lo avvolge):  quindi si formerà un imbuto. Il cibo non passa e a monte l’esofago si dilata: ma soprattutto, se il dotto resta attivo, si ha un reflusso dannoso di sangue con conseguenti problemi cardiaci. In questi casi il cane, nella maggior parte dei casi, non arriva all’anno di vita se non lo si opera: e l’intervento, come è facilmente intuibile, deve essere il più precoce possibile.
E’ una operazione delicata, ovviamente, perché le vene sono piccole e fragili e si lavora vicino al cuore: ma il cane, se tutto va bene, può tornare ad essere un cane normale in tutti i sensi, sia come situazione cardiaca che come situazione alimentare. Condizione fondamentale (da cui l’urgenza) è che l’esofago non abbia subito troppi danni dilatandosi, con conseguenti danni cardiaci.

Megaesofago3Ma veniamo a come e quando ci si accorge del problema… perchè qui sta il bello, visto che mi sono giunte voci che io avrei “cani col megaesofago che si ammalano a 3-4 mesi poi muoiono”!
Normalmente un buon veterinario, mentre fa il primo vaccino e mette il chip al cucciolo, fa una visita generale, controlla i testicoli ai maschi, guarda le orecchie,  insomma esegue un check up completo in cui ascolta anche il cuore. E le anomalie, nel caso di permanenza dell’arco aortico, sono già udibili.
Se questo non bastasse potete fare un ecocardio: da lì si capisce di certo se il cuore è a posto o se qualcosa non va, e un buon cardioecografista capisce se c’è la famosa deviazione.
Inoltre, per capire se l’esofago funziona, è possibile fare un “pasto opaco”, ovvero dare un composto appetibile al bario al cane e fare una o più lastre toraciche durante la discesa del pasto per vedere la situazione dell’esofago e capire se funziona bene o se è dilatato. Addirittura si potrebbe vedere la strozzatura a livello del cuore, nel caso si parli di permanenza dell’arco aortico.
Chiaramente, se si notano problemi, ci sono esami più approfonditi da fare: ma i più immediati (e più utilizzati) sono questi: ecocardio e pasto opaco.
Comunque sia, un cucciolo affetto da megaesofago comincia a star male ben prima che il nuovo proprietario lo porti a casa, per cui l’allevatore non può non accorgersene. Il cucciolo rigurgita spesso, a volte sta male, cresce meno dei fratelli… e nei casi più gravi muore già in allevamento.
Chiaro se l’allevatore è disonesto non dirà nulla e ve lo venderà lo stesso. Se poi l’allevamento è in realtà un “canificio”, e chi lo gestisce ha i cani sempre in box/gabbia e ha pochi contatti con loro, magari non lo noterà: ma sarebbe decisamente meglio non prendere cuccioli da persone che hanno queste politiche di allevamento!
I casi più gravi si notano già quando i cuccioli poppano, nei primi 15 gg di vita, perchè al cucciolo affetto esce latte dal naso: se sono gravi già non sopravvivono, ma di sicuro, quando cominciano a mangiare da soli cibo solido, cominciano a rigurgutare.
In genere questo avviene attorno ai 40-45 giorni, quindi a due mesi l’allevatore lo sa se uno dei suoi cuccioli ha questo problema.

megaesofago5Ma come si fa a capire se è vomito o rigurgito?
Be’, la differenza è sostanziale: ed è giusto saperlo dato che il cane (mangiatore di carogne) e il cucciolo (mangiatore di qualsiasi cosa attiri la sua attenzione), spesso ingurgitano porcherie. Se queste non passano nell’intestino, o non si digeriscono, il cane  le vomita. I cani vomitano molto più spesso di noi, e senza troppo fastidio: la differenza è che, quando il cane vomita, prima si china in avanti con la testa quasi a terra e poi fa degli sforzi inequivocabili, con un rumore sordo che viene dal ventre. A volte sbava anche, e alla fine butta fuori quel che ha recuperato dallo stomaco.
Il cucciolo con megaesofago rigurgita direttamente, senza alcun preavviso: magari sta camminando o giocando, o lo prendete in braccio, e lui “blup” butta fuori un mucchietto di cibo senza tutto il teatrino appena descritto per il vomito e senza il minimo scompiglio.
Quindi se il vostro cucciolo vomita, potete capire se è vomito o rigurgito (indice in quest’ultimo caso che nell’esofago potrebbe esserci qualcosa che non va) ma soprattutto, non capita certo a 3-4 mesi per la prima volta, ma ben prima. Bisogna essere davvero distratti per non vederlo prima, e non lo sarà certo solo l’allevatore.
Ora, in considerazione del fatto che nel pastore tedesco l’incidenza è del 3%, un cucciolo ogni 33 insomma, mi viene da sorridere pensando alla fastidiosa pratica di chi accusa gli altri di avere cani “col megaesofago”, specie se ha prodotto svariate cucciolate di pastori tedeschi/svizzeri o affini: perchè pure chi alleva altre razze quasi sicuramente ne ha avuti di casi. Chi alleva da anni prima o poi “se ne cucca uno” c’è poco da fare… io stessa documentandomi ho letto di tante razze in cui si era verificato almeno un caso: doberman, boxer, jack russell, labrador e via discorrendo.
C’è anche l’abitudine di non dirlo quando capita, anche perchè ad essere onesti e a dire le cose come stanno si è additati come untori… ma solo perchè chi addita, se anche ha avuto casi, se lo tiene per sé. Di certo l’omertà non è il modo migliore per scongiurare problemi di salute nei nostri cani.
Tra l’altro non ho ancora sentito veterinari che dicano di fermare i riproduttori da cui è uscito un cucciolo con megaesofago:  al più suggeriscono di evitare di rifare lo stesso accoppiamento, anche se non è detto che uscirebbe per forza un altro caso. Questo l’ha confermato anche un illustre genetista a cui sta a molto a cuore la salute dei cani.
Del resto, ci sono tante di quelle patologie che non è possibile avere tutto sotto controllo, e comunque alla fine la natura fa un po’ come vuole. Anche se un allevatore decidesse di  dare via i cani e di ricominciare ad allevare con altri, potrebbe capitare benissimo di nuovo… anzi, purtroppo capiterà di nuovo di sicuro, prima o poi.
Di certo è peggio vendere un cane vivace, allegro e che non ha il megaesofago… ma che a 6 mesi si scopre gravemente displasico e ci vogliono 6000 euro di protesi per rimetterlo in piedi; o che diventa cieco, o che si paralizza per la mielopatia… insomma, tutte le patologie di insorgenza più tardiva.
Purtroppo allevare è un compromesso: si devono sempre valutare pro e contro di un accoppiamento e di un riproduttore, perchè la vita non prevede la perfezione e neppure l’esenzione totale da malattie o  tare ereditarie.
Nel caso del megaesofago, fortunatamente per l’acquirente (se l’allevatore è onesto e non vende lo stesso il cucciolo stando zitto, perchè purtroppo succede anche questo… ma non ci vogliono due mesi al cliente per capirlo, bastano due giorni e qualche pasto), il problema se lo deve risolvere lui. Anche questo è allevare, purtroppo: i cuccioli non nascono tutti perfetti. Non capita neanche ai bambini…
Molti veterinari “vecchio stampo” suggeriranno di sopprimere il cucciolo affetto da megaesofago: e molti allevatori lo fanno anche. In effetti “non conviene” tenerlo in vita, economicamente parlando, perchè non può essere venduto a prezzo pieno; ma soprattutto, se si sparge la voce che questo cucciolo è nato nell’allevamento X, quell’allevamento viene immediatamente “bollato”. La concorrenza, che magari ha avuto casi a sua volta ma se ne  è ben guardata dal dirlo, non vede l’ora. Io non sono per l’accanimento terapeutico, ma se è possibile fare qualcosa per curare il cucciolo affetto, e se comunque può fare una vita soddisfacente senza particolari accorgimenti, non vedo perchè non possa avere diritto anche lui di vivere la vita che, in quanto allevatori, abbiamo deciso di dargli.

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Cold tail: non è il caso di allarmarsi!http://www.tipresentoilcane.com/2013/08/02/cold-tail-non-e-il-caso-di-allarmarsi/ http://www.tipresentoilcane.com/2013/08/02/cold-tail-non-e-il-caso-di-allarmarsi/#comments Fri, 02 Aug 2013 04:34:55 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=25615 di VALERIA ROSSI – Certo che, a volte, le coincidenze sono proprio buffe. Metto online un articolo sui cani in acqua e quasi contemporaneamente mi arriva in email un grido disperato di AIUTOOOOOOO!!! (proprio così, testuale) da una ragazza il cui beagle aveva  “improvvisamente lasciato cadere giù la coda, come se fosse rotta.Però non gli ...

L'articolo Cold tail: non è il caso di allarmarsi! è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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coldtail4di VALERIA ROSSI – Certo che, a volte, le coincidenze sono proprio buffe. Metto online un articolo sui cani in acqua e quasi contemporaneamente mi arriva in email un grido disperato di AIUTOOOOOOO!!! (proprio così, testuale) da una ragazza il cui beagle aveva  “improvvisamente lasciato cadere giù la coda, come se fosse rotta.Però non gli fa male a toccarla, sembra insensibile”.
Messaggio mandato da cellulare, mentre la  fanciulla correva alla ricerca di un veterinario temendo che si trattasse dell'”inizio di una paralisi”.
Le ho detto di andare, sì, dal vet… ma con calma, senza rischiare un  incidente: perché i sintomi sembravano tutti quelli della cosiddetta “cold tail”, coda fredda. Detta anche “coda morta” (dead tail) “coda cadente” (limp tail)…  e non so in quanti altri modi venga definita.
Il fatto è che ci sono mille modi per descriverla, questa sindrome, ma  la conoscono in pochi: e quei pochi sono tutti proprietari di labrador e golden, che sono in realtà tra le razze più a rischio, ma non sono sicuramente le uniche.
A dire il vero non credo che esista una razza in cui non possa manifestarsi questo problema: che però non deve  allarmare eccessivamente.
E’ vero che comporta un certo disagio e a volte anche un dolore intenso (dipende dai casi, non tutti i cani reagiscono nello stesso modo): ma non è grave, di solito passa da solo (e se proprio non passa, basta un antinfiammatorio) e non comporta nessuna conseguenza seria.
Di certo non è sintomo di paralisi in arrivo, né di altre tragedie!

coldtail3E’ semplicemente uno spasmo dei muscoli sollevatori della coda, che “non funzionano più” a causa del raffreddamento della base della coda (da qui il nome), solitamente provocato da un bagno freddo (a volte anche da una pioggia intensa).
Ecco perché i più esposti sono i cani che lavorano abitualmente in acqua (retriever, terranova ecc.): ma può capitare a qualsiasi cane munito di coda… e probabilmente capita anche a chi la coda non ce l’ha, solo che non ce ne accorgiamo.
In alcuni casi la coda sembra sollevarsi solo alla radice, per poi ricadere, appunto, come morta: in altri casi il cane, sentendo dolore alla base, non prova neppure a sollevare la coda e la lascia proprio tutta molle.

coldtail2A volte il problema si presenta a pochi minuti dal raffreddamento; a volte dopo alcune ore; altre volte dopo un giorno intero.
Come già detto, solitamente passa da solo e non ha alcuna conseguenza: basta tenere semplicemente il cane a riposo.
Il problema si può risolvere in un tempo che varia da un giorno a una settimana.  L’antifiammatorio si può somministrare quando proprio non si può aspettare l’evoluzione naturale della sindrome (per esempio se il cane deve andare in expo), o quando si vede che il cane prova molto dolore.
Per prevenire questo inconveniente è buona norma asciugare sempre accuratamente il cane, soprattutto alla base della coda, dopo il bagno o al rientro da una passeggiata sotto la pioggia, specialmente se il cane ha già manifestato il problema in passato, perché  la “cold tail” è piuttosto facile alle recidive.

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Razze ad alto rischio di patologie: come si comporta un allevatore serio?http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/27/razze-ad-alto-rischio-di-patologie-come-si-comporta-un-allevatore-serio/ http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/27/razze-ad-alto-rischio-di-patologie-come-si-comporta-un-allevatore-serio/#comments Sat, 27 Jul 2013 04:30:43 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=25392 di VALERIA ROSSI – Chiacchieravo su FB con una neo-allevatrice di bulldog inglesi, che mi ha linkato il contratto di vendita tipo suggerito dal club di razza (Circolo Italiano Bulldog). Lo potete leggere integralmente a questo link e vi suggerisco di farlo, sia che siate allevatori sia che stiate pensando di comprare un cane (di ...

L'articolo Razze ad alto rischio di patologie: come si comporta un allevatore serio? è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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bullpato1di VALERIA ROSSI – Chiacchieravo su FB con una neo-allevatrice di bulldog inglesi, che mi ha linkato il contratto di vendita tipo suggerito dal club di razza (Circolo Italiano Bulldog).
Lo potete leggere integralmente a questo link e vi suggerisco di farlo, sia che siate allevatori sia che stiate pensando di comprare un cane (di qualsiasi razza, non necessariamente bulldog!), perché è un buon contratto, ben fatto, con clausole chiare e corrette: solo che, arrivati verso la fine (Art. 5 – Disposizioni finali) si incontra un paragrafo che mi ha fatto sollevare un sopracciglio.
A questo articolo, infatti, si legge:

“Il cucciolo è garantito, per le patologie genetiche non rilevabili al momento della cessione, per un anno. In caso si manifestassero i sintomi di tali malattie entro un anno di vita del cane, l’acquirente dovrà far pervenire al venditore (a sue spese) la documentazione veterinaria che ne comprovi l’origine genetica.
Nel caso tali patologie determinassero il decesso del cane o una qualità di vita non tollerabile, il venditore s’impegna ad offrire un altro cucciolo di pari valore.
Nel bulldog non sono considerate patologie genetiche, perché tipiche della razza (e quindi esulano da questa garanzia) le seguenti: entropion, ectropion, displasia dell’anca, del ginocchio e del gomito, emivertebre, iperplasia del palato molle, ipoplasia della trachea, stenosi delle narici, ghiandola della terza palpebra, dermatiti, rogna demodettica“.

bullpato2Oibò. Ma se una patologia è “tipica della razza”, mi spiegate come fa a non essere genetica? Se non lo fosse non si sarebbe mai potuta trasmettere a tutta la razza… mi pare abbastanza evidente!
Subito dopo, però, mi sono resa conto che stavamo parlando di bulldog.
E qui la cosa si fa complicata, perché il bulldog è forse l’unico cane al mondo ad essere… patologico anche quando sta bene.
Nel senso che alcune delle anomalie indicate (forse sarebbe meglio chiamarle così, anziché “patologie”, visto che entro certi limiti sono perfettamente compatibili con la vita e con il benessere del cane) sono realmente tipiche della razza. Nel senso che tutti i bulldog tipici del mondo, anche quelli che respirano benissimo, saltano e corrono e giocano, non avranno MAI una trachea di misura “normale”, né narici ampie come quelle di un altro cane. Insomma, anche un bulldog sanissimo ha la BAOS (sindrome da ostruzione delle vie respiratorie nei cani brachicefali), così come un bulldog sanissimo sarà sempre displasico e  sarà comunque predisposto al “cherry eye”, ovvero al prolasso della ghiandola lacrimale della terza palpebra, perché tutti i legamenti nel corpo del bulldog sono lassi, quindi anche quello che trattiene la ghiandola. Inoltre la mandibola molto “rimontante” fa in modo che sia proprio la posizione anatomica delle osse orbitali a spingere la ghiandola in fuori.

bullpato3La prima cosa che verrebbe da dire è: “Ma perché si continuano ad allevare cani “naturalmente malati“?
Ha un senso, o è un vero e proprio maltrattamento genetico?
E qui il discorso diventerebbe infinito, perché abbiamo un bel dire e ridire che il  bulldog così non va bene, che si dovrebbe fare un passo indietro, che si dovrebbero selezionare cani meno esasperati eccetera eccetera: ma chi è che trova il coraggio di cominciare, visto che in questo modo si perderebbe la tipicità della razza?
Certo, se tutti gli allevatori si accordassero per fare questo passo indietro, tutta la razza muterebbe e non sarebbe un singolo coraggioso a beccarsi (probabilmente) dei “Buono” in expo… ma c’è anche da dire che se il bulldog cambiasse aspetto si avrebbe con ogni probabilità un precipitoso calo delle vendite, visto che la razza è diventata così perché “piaceva così”, perché il mercato la voleva così.
E allora si può dire: “Vabbe’, ma se ami davvero una razza non puoi desiderare di allevare cani malati”… ma il fatto è che gli allevatori davvero bravi i cani malati non li fanno!
Stanno in bilico, proprio come funamboli sulla fune, tra un genotipo patologico e un fenotipo sostanzialmente sano: producono, insomma, cani che pur essendo geneticamente “anomali” vivono serenamente, che possono correre e giocare (nei limiti, ovvio…), che respirano bene e che arrivano fino a un’età assolutamente accettabile.
Quindi, come si fa a condannarli e a chiedere loro di passare i prossimi dieci anni (almeno) a disfare tutto ciò che hanno costruito?
Per carità, sulla carta è tutto semplice… si fa un cane un po’ meno esasperato e si limitano i danni, oplà. Ma avete mai pensato a come si tradurrebbe questo nella realtà? Pensateci un attimo (a partire dall’idea di accoppiare i soggetti MENO tipici…) e capirete da soli, penso, quale impresa titanica ci si potrebbe prospettare.
Lo stesso discorso vale ovviamente per moltissime altre razze: il bulldog è solo la punta dell’iceberg, il caso più clamoroso in assoluto… ma un po’ tutti i cani col muso molto corto hanno gli stessi problemi, e altre razze hanno problemi similari (vedi il caso della syringomielia nel Cavalier King charles spaniel, che abbiamo trattato in questo articolo). Se non altro, nel bulldog lo Standard è leggermente cambiato e gli allevatori stanno cominciando a lavorare per migliorare l’aspetto sanitario (mentre in altre razze non se ne parla proprio): ma ci vorrà del tempo prima di vedere i primi risultati.

bullpato4Che fare, nel frattempo?
L’abbiamo chiesto direttamente a un’allevatrice brava e seria, Luana Martinini, che è anche redattrice del contratto di vendita di cui sopra.

In questo contratto sembra che si dica all’acquirente: se il cane ha patologie oculari, BAOS, displasia, rogna demodettica eccetera… sono affari tuoi: hai voluto il bulldog e adesso pedali, perché da queste patologie non si scappa, ce l’hanno “in automatico”. Ma non è, questo, un atteggiamento un po’ troppo da Ponzio Pilato?

Il motivo che ci ha spinto come Commissione Tecnica del Cib a redigere questo contratto, che diventa complementare ed obbligatorio con la sottoscrizione del codice deontologico, è solo uno: tutelare il bulldog.
Perchè questo sia possibile è necessario, da una parte, che gli allevatori si prendano degli impegni seri , e dall’altra che i “fruitori” del bulldog siano persone informate su tutto ciò che la razza comporta.
Evitare, in buona sostanza, che le persone che si accingono a comprare un bulldog lo facciano solo perchè attirate dal suo irresistibile muso. Informare le persone che la nostra è una razza predisposta a certi tipi di patologie è il primo passo per un acquisto consapevole, che si tramuta in una vita felice.
Lo scopo è quello di cercare, nel limite del possibile, di evitare i tanti bulldog abbandonati o dati in adozione, problema che oggi è molto sentito ed in aumento.
Sempre più spesso si sentono casi di famiglie che si sbarazzano del loro bulldog perché “impegnativo”.
Come potete leggere, gli allevatori che aderiscono al codice deontologico si impegnano, e lo sottoscrivono anche attraverso questo contratto, a dare una serie di garanzie: i cuccioli devono essere consegnati non prima dei 70 giorni, con tutti i vaccini e le varie profilassi antiparassitarie, con un certificato medico che ne garantisca la buona salute e la regolare discesa dei testicoli, con il DNA depositato dei genitori, con l’ecocardiodoppler dei genitori e con copie di modelli A e B se ancora non in possesso del pedigree.
Questi requisiti non riguardano l’aspetto della selezione, ma garantiscono una vendita “fatta come si deve”.

bullpato5Il paragrafo che ti ha “insospettito” e che ti ringrazio di avermi segnalato, deve essere meglio spiegato, perchè se tu che leggi senza pregiudizi non ne sei convinta, significa senza dubbio che necessita di maggior chiarezza.
Quando si dice che talune patologie sono “tipiche di razza” si vuole sottolineare il fatto che il bulldog odierno è una razza predisposta a soffrirne.
Qualunque allevatore dica che non è vero, mente: non è con l’ipocrisia che si migliora la razza, ma con la consapevolezza della situazione reale da cui si deve partire.
I bulldog sono predisposti a contrarre le patologie di cui sopra, perché esse dipendono dalla sua morfologia.
Come hai ben spiegato tu l’esempio classico è la ghiandola della terza palpebra: con una testa come quella del bulldog, la predisposizione alla sua ipertrofia è una conseguenza.
Medesima cosa si puo’ dire dell’entropion e dell’ectropion; il muso rugoso del bulldog deve essere rugoso tanto quanto basta per essere tipico e non oltre, altrimenti è facilissima la comparsa di queste problematiche.
Ovviamente è necessario anche un distinguo; la displasia dell’anca, ad esempio, non può essere considerata come nelle altre razze. Abbiamo per fortuna una recente ricerca universitaria che testimonia e ci insegna che tutti i bulldog sono displasici, ma che questo nella nostra razza non determina zoppie.
Significa che i nostri cani hanno un apparato osseo “sui generis”, unico nell’universo cinofilo: l’assenza di dolore e di qualsiasi segno clinico la rende , di fatto, un falso problema.
Per quello che riguarda la displasia del ginocchio è iniziato lo stesso percorso di ricerca che si è fatto per l’anca, ma gli studi non sono ancora conclusi.
Senza annoiarvi oltre nella disamina tecnica, spero che sia chiaro che scrivere nel contratto che queste patologie “non sono oggetto di garanzia”, non significa certamente che la selezione non debba cercarne di eliminarle.
Significa solo che, per migliorare, bisogna avere l’onestà intellettuale di considerare oggettivamente il punto da cui si deve partire.

BULLPATO6Ad oggi non è possibile non considerare il bulldog una razza predisposta.
Stabilito questo, è evidente che se le patologie sono subordinate alla morfologia, il cambio dello Standard ci verrà in aiuto.
Dal 2011 abbiamo un obiettivo da perseguire; l’eliminazione dell’ipertipia.
Lo standard riporta modifiche tutte volte al miglioramento della salute; tra qualche anno se ne vedranno i veri risultati.
Al momento gli allevatori seri stanno lavorando in questa direzione, per diminuirne il più possibile l’incidenza.
Quello che va sottolineato e ribadito a caratteri cubitali, è che un allevatore che sottoscrive questo contratto (e quindi aderisce al codice deontologico), nel caso in cui vendesse un cane con una patologia invalidante, ne risponderà.
Quindi, per sintetizzare quanto finora scritto, la firma del contratto con i suoi obblighi assicura una vendita con tutti i crismi da parte dell’allevatore; fornisce informazioni sulla razza per un acquisto consapevole e responsabile da parte dell’acquirente e spinge l’allevatore ad una attenta selezione in quanto responsabile di tutte le patologie invalidanti.
Per le altre patologie, ad oggi possibili anche in bulldog ben allevati, si sta lavorando attraverso il cambio di “tipo”:  ma questo, per dare frutti oggettivamente valutabili, richiederà qualche anno.

Tutto molto chiaro, fin qui: ma resta il fatto che leggendo il contratto non è chiaro se l’allevatore risponda anche per le patologie  che risultano “fuori garanzia”, qualora siano invalidanti.
Perché è chiaro che non si può pensare a un rimborso per un cane displasico, visto che lo sono tutti, sempre e comunque: ma la displasia nel bulldog è del tutto asintomatica, quindi il problema non si pone. Se invece un cane non respira a causa della sindrome brachicefalica… allora la patologia è invalidante. E la domanda è: l’allevatore ne risponde oppure no?

Sì!  Però è difficile spiegarlo in modo chiaro ed esauriente, perché l’argomento è piuttosto complesso.
In due parole, possiamo dire che la BAOS in realtà è il risultato di tre problemi distinti: stenosi delle narici, iperplasia del palato, ipolpasia della trachea.
Ci sono casi in cui un bull con una stenosi della trachea, ma con un palato di giusta misura e due grandi narici, respira benone. Altri in cui respira malissimo solo per via delle narici strette.
Ogni cane va valutato come caso singolo, perché in pratica non ce n’è uno uguale all’altro.
La risposta alla tua domanda è: se con un interventino chirurgico (che il proprietario di un bulldog deve mettere in conto, perché fa parte, diciamo così, di un “rischio di acquisto” a cui l’acquirente è stato preparato) il cane si mette a posto e sta bene, allora l’allevatore non è tenuto ad alcun risarcimento. Se nonostante l’intervento il cane continua a non respirare correttamente, allora l’allevatore ne dovrà rispondere”.

Il bello è che, mentre noi ci ponevamo il problema di un contratto con alcuni punti poco chiari (che adesso dovrebbero risultare più trasparenti), diversi allevatori si preoccupavano del fatto che una dichiarazione così palese di “predisposizione ad alcune patologie” potesse spaventare gli aspiranti acquirenti. A me pare un falso problema, visto che semmai il vero dramma sta nel fatto che la gente è già fin troppo spaventata dalla presenza, nelle nostre città, di uno sproposito di bulldog di provenienza cagnara: che costano un po’ meno, è vero… ma poi si vive praticamente dal veterinario, con conseguenti salassi continui al portafoglio.
Ritengo quindi che dire la verità – innanzitutto – e poi far sapere che gli allevatori seri stanno lavorando per migliorare la situazione sia un’opera di informazione preziosa, che dovrebbe anche invitare i potenziali acquirenti a rivolgersi all’allevamento competente anziché andare a caccia di improbabili bulli “nei saldi”.
Per chi fosse interessati a un ulteriore approfondimento sulla sindrome del brachicefalo abbiamo comunque chiesto a Luana Martinini di scrivere un articolo specifico sulla materia, che pubblicheremo prossimamente.

L'articolo Razze ad alto rischio di patologie: come si comporta un allevatore serio? è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/27/razze-ad-alto-rischio-di-patologie-come-si-comporta-un-allevatore-serio/feed/ 11
A proposito di serietà in allevamento… il caso di un Border affetto da BCChttp://www.tipresentoilcane.com/2013/07/12/a-proposito-di-serieta-in-allevamento-il-caso-di-un-border-affetto-da-bcc/ http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/12/a-proposito-di-serieta-in-allevamento-il-caso-di-un-border-affetto-da-bcc/#comments Fri, 12 Jul 2013 06:20:41 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=25142 di VALERIA ROSSI – Si sta parlando molto, in questi giorni, di malattie genetiche e di responsabilità degli allevatori nel testare i propri soggetti (e nell’escludere dalla riproduzione quelli sicuramente portatori di problemi). Casca dunque a fagiolo questa testimonianza che mi è arrivata su FB, e dalla quale escluderò nomi e riferimenti troppo precisi, ma ...

L'articolo A proposito di serietà in allevamento… il caso di un Border affetto da BCC è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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di VALERIA ROSSI – Si sta parlando molto, in questi giorni, di malattie genetiche e di responsabilità degli allevatori nel testare i propri soggetti (e nell’escludere dalla riproduzione quelli sicuramente portatori di problemi). Casca dunque a fagiolo questa testimonianza che mi è arrivata su FB, e dalla quale escluderò nomi e riferimenti troppo precisi, ma che per il resto copincollo integralmente:

Sono proprietaria di un meraviglioso Border Collie maschio di due anni e mezzo. Mi fu regalato dalla proprietaria del papà perchè, essendo nato senza coda, la proprietaria della femmina (che dice di essere allevatrice …) se ne voleva disfare in quanto non vendibile.
A parte gli ovvi problemi di socializzazione di un cucciolo di soli 42 giorni (e per di più senza coda per comunicare), il mio cane ha un altro grosso problema: ha la BCC (Border Collie Collapse) che deriva dalla EIC (Exercise Induced Collapse) che in America colpisce soprattutto i Labrador.
In parole povere, quando è sotto sforzo, sbarella come un ubriaco, caracolla a terra, si rialza a fatica ma ricade … insomma una scena terribile a vedersi.
Si sta ancora studiando questa malattia, in America stanno ancora alla diagnosi e quindi non c’è cura.
Vabbè, pazienza, ho imparato a riconoscerne i sintomi e lo fermo dopo poco che giochiamo. Ho letto che pare sia geneticamente trasmissibile: quindi, ovviamente, non farò mai riprodurre il mio cane.
Il problema però è la proprietaria del padre del mio cane, che vuole invece far riprodurre le due sorelle a cui ha avuto diritto per la monta.
Le ho chiesto di non farlo, ma mi ha risposto che se la sindrome non si può provare con test specifici (e non ne esistono ancora!!!) lei farà riprodurre le femmine.
Una delle due è già in terzo brevetto in agility, la seconda ci sta arrivando … dopodichè …. e vai coi cuccioli malati!
Non so proprio cosa si possa fare, scusa lo sfogo ma il mio cane ha collassato di nuovo qualche giorno fa … è uno strazio vedere un border pieno di vita ridursi in quello stato e soprattutto non potergli far fare nulla per più di 5 minuti. Sapere  che si sta per dare inizio a x generazioni di cani malati mi fa arrabbiare e inorridire.
Chissà quante altre aberrazioni avvengono,  solo per far soldi coi cuccioli … cambierei volentieri pianeta!!! 

Questo caso è particolarmente interessante dal punto di vista dell’etica allevatoriale, perché in realtà sulla BCC non si sa ancora nulla di preciso: né quale sia la causa, né se sia effettivamente una patologia ereditaria (anche se il sospetto è forte).
Si sa che la versione chiamata EIC colpisce soprattutto il Labrador Retriever, mentre la BCC può colpire Border Collie, Australian Shepherd, Australian Cattle dog, Australian Kelpie, Bearder Collie, Collie e Shetland. I sintomi sono quelli descritti dalla lettrice: improvvisamente il cane – apparentemente sanissimo fino a un attimo prima – barcolla, ansima, è vistosamente sofferente.
Metto qui sotto un video (abbassate il volume, perché c’è un forte rumore quando il cane gioca) molto, ma molto esplicativo:

Come si può vedere, non è piacevole avere un cane soggetto a crisi di questo genere. Senza voler quindi fare processi a nessuno, anche con il solo sospetto di una possibile trasmissione genetica, personalmente ci andrei molto cauta nel fra riprodurre i collaterali di un cane con BCC conclamata… a meno che non volessi dare un contributo alla ricerca: esiste infatti un progetto dell’Università del Minnesota che intende valutare, tra le  altre cose, l’ereditabilità della patologia: chi fosse interessato può informarsi a questo link (in inglese).
Resta il fatto che – parlo sempre a titolo personale – proverei un terribile rimorso di coscienza se per caso qualcuno dei miei cuccioli manifestasse la malattia: in più, se volessi essere davvero utile alla ricerca, dovrei ovviamente sbandierare ai quattro venti che ho prodotto cuccioli malati, con le ripercussioni di cui abbiamo parlato ampiamente in questo articolo.
Sarebbe, insomma, una scelta estremamente coraggiosa, sicuramente utile alla razza perchè potrebbe dare un ulteriore indizio (e non la certezza: magari bastasse così poco!) sulla possibile ereditarietà della patologia, ma il costo sarebbe alto sia per i cuccioli, sia per i loro proprietari, sia per l’allevatore stesso.

BCC_aperSinceramente, non conoscendo l’allevatrice in questione, non posso sapere se abbia intenzione di fare una scelta simile: se sì, le invidio il suo coraggio. Se invece intende far riprodurre le cagne “sperando in bene” (e magari insabbiare l’eventuale comparsa della malattia in qualcuno dei figli delle sue cagne, come purtroppo ho già visto accadere fin troppo spesso, un po’ in tutte le razze)… allora, ovviamente, non soltanto non avrebbe la mia stima, ma avrebbe anche causato un danno inutile alla razza.
Ripeto: questo articolo non vuole fare processi, ma solo invitare alla riflessione anche coloro che si ritrovano alle prese con patologie ancora poco conosciute, delle quali non è ben chiara l’eziologia, quando esiste anche il semplice dubbio di una trasmissione ereditaria.
La zootecnia non può progredire “alla spera in Dio”: o si partecipa a programmi sperimentali ben precisi – e allora ha un senso anche correre il rischio di usare in riproduzione cani malati… purché, però, si avvisino i futuri proprietari dei cuccioli, perché sarebbe molto scorretto venderli senza dir nulla – oppure credo sia consigliabile la massima prudenza: in altre parole, meglio fermare un cane piuttosto che rischiare di diffondere una patologia invalidante.
Perché, come mi faceva giustamente notare la lettrice in altra parte del suo messaggio: “se un Border viene comprato da un addestratore di agility, o da una persona che ci vuole cmq lavorare, e poi si ritrova un cane che non “serve a niente”… che fine gli fa fare?”
Certo, si spera sempre che facciano tutti come lei, che il suo cane se lo tiene ben stretto, lo ama come se fosse sano e ha semplicemente rinunciato a qualsiasi attività sportiva (perché è l’esercizio intenso a dar luogo ai sintomi, e questa sembra l’unica cosa effettivamente appurata finora sulla BCC): ma sappiamo benissimo tutti che la cinofilia non funziona sempre così.
E allora, forse, in certi casi sarebbe meglio rinunciare a una cucciolata, mettendo cuore e coscienza al di sopra dell’interesse economico.

L'articolo A proposito di serietà in allevamento… il caso di un Border affetto da BCC è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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Allevamento=maltrattamento genetico? Ma anche no… però qualcosa deve cambiare.http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/11/allevamentomaltrattamento-genetico-ma-anche-no-pero-qualcosa-deve-cambiare/ http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/11/allevamentomaltrattamento-genetico-ma-anche-no-pero-qualcosa-deve-cambiare/#comments Thu, 11 Jul 2013 07:11:41 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=25078 di VALERIA ROSSI – Ok, parliamone ancora. Più in generale, stavolta, perché l’articolo sulla syringomielia nel Cavalier KC Spaniel ha dato il via a una serie di commenti in cui si smentiva il fatto che l’Italia stesse “messa meglio” dell’Inghilterra (prendo atto: un database ufficiale non esiste, quindi si può soltanto ascoltare il “passaparola”), ma ...

L'articolo Allevamento=maltrattamento genetico? Ma anche no… però qualcosa deve cambiare. è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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malattie3di VALERIA ROSSI – Ok, parliamone ancora.
Più in generale, stavolta, perché l’articolo sulla syringomielia nel Cavalier KC Spaniel ha dato il via a una serie di commenti in cui si smentiva il fatto che l’Italia stesse “messa meglio” dell’Inghilterra (prendo atto: un database ufficiale non esiste, quindi si può soltanto ascoltare il “passaparola”), ma soprattutto si rimarcava la scarsa attenzione del nostro Kennel Club (leggi: ENCI) e dei Club di razza verso le patologie ereditarie.
E non solo in questa – magari ce ne fosse una sola con problemi genetici! – ma in moltissime altre razze.
Allora apriamo pure una discussione, evitando possibilmente l’assunto secondo cui “non si dovrebbero più allevare cani di razza”, che è una boiata totale.
E lo è soprattutto per due motivi:

Primo, senza razze non c’è selezione, e senza selezione non ci può essere controllo di nessuna malattia genetica.
I fautori del cane che “non si compra ma si adotta”, come ho già ripetuto mille volte, vivono fuori dal mondo (o sperano di cambiarlo… ma questa è una pura utopia a cui si può credere a vent’anni: dopo, è il mondo che cambia te).
Un allevatore (inteso come “proprietario di una cagna a cui decide di far avere i cuccioli) che non possa vendere il frutto del suo lavoro non potrebbe letteralmente permettersi di fare cucciolate selezionate, neppure se questa selezione fosse mirata SOLO alla salute, perchè i test per il controllo delle patologie sono costosi (a volte molto costosi).
Se mi presentate il pazzo furioso – o il miliardario – che si mette a testare i suoi due meticci per tutte le malattie genetiche controllabili (visto che, trattandosi di meticci, non ci sarebbe neppure un indirizzo specifico per quelle che colpiscono più frequentemente la razza X o Y), spende migliaia di euro e poi regala i cuccioli… be’, allora vi darò ragione: smettiamo pure di produrre cani di razza. Però finora questo miliardario pazzo non l’ho mai incontrato, dubito fortemente che ne esista uno… e in ogni caso non troverei corretto che la cinofilia potessero praticarla soltanto i miliardari.

Secondo, perché meticci, incroci e “cani fantasia” vari si ammalano esattamente come i cani di razza.
Gli esseri viventi sono imperfetti per definizione e non c’è modo di eliminare tutte le malattie genetiche del mondo. Se lo fosse, probabilmente la prima specie in cui si sarebbe riusciti ad eliminarle sarebbe la nostra…e invece ci siamo ancora piuttosto lontani. Però, se non altro, i test aiutano a migliorare la situazione: e per i motivi visti sopra, vengono effetuati solo nei cani di razza.

malattie2Altrettanto assurda, a mio avviso, è la proposta di ibridare le razze con altre: quando si sono fatti pasticci di questo genere, solitamente, si sono introdotte nuove malattie, anziché eliminare quelle vecchie (un esempio a caso: nel cane corso non c’è mai stata un’incidenza di epilessia particolarmente elevata, fino a che non lo si è incrociato col boxer per ottenere il prognatismo richiesto dallo Standard).
E poi, per favore, restiamo con i piedi per terra: chi avrebbe il coraggio di riportare indietro l’allevamento di cinquant’anni, accettando di non vincere più un’esposizione?
Forse qualche idealista ci sarebbe… ma resterebbe ben presto isolato nel suo mondo, mentre la cinofilia andrebbe avanti esattamente come oggi, nel bene e nel male.

logo_enciDetto questo, vediamo appunto cosa succede nel mondo della cinofilia “reale” e non utopistica: quella che i cani di razza li alleva e avrebbe anche il dovere di tuterarli (dovere che peraltro si arroga: il Kennel Club Italiano, nel 1882, era statutariamente una “Società per il miglioramento delle razze canine in Italia”, esattamente come l’ENCI di oggi si definisce “associazione di allevatori che tutela il cane di razza pura”.
Ma come caspita si tutela – o migliora – una razza, se non pensando per primissima cosa alla sua salute?
L’ENCI sembrerebbe d’accordo su questo punto, tant’è che al punto 9 del Codice Etico degli Allevatori (che tutti gli allevatori con affisso ENCI devono sottoscrivere) si legge che l’allevatore si impegna a “far riprodurre cani sani, cioè privi di malattie manifeste o impedimenti a una corretta funzionalità o portatori di patologie ereditarie rilevate” e anche a “rendere accessibili gli esiti diagnostici di patologie ereditarie prima dell’accoppiamento, ai proprietari dello stallone o della fattrice del quale o a favore della quale viene richiesta la prestazione di monta“.
Si legge anche che “è fatto obbligo agli iscritti al Registro degli allevatori del libro genealogico del cane dirazza di rispettare il seguente regolamento“: quindi dovremmo essere a posto, no?
Se un allevatore iscritto all’ENCI non segue queste direttive, dovrebbe essere fuori (quando una cosa è “obbligatoria”, se ne deduce che se non la fai vieni cacciato): quindi “allevatore ENCI” dovrebbe essere sinonimo di “allevatore che testa i propri soggetti”.
Invece no.
Le cose non vanno affatto così, perché sapete cosa succede se un allevatore non rispetta il Codice etico?
NIENTE.
Un tubo.
Il beatissimo nulla.
L’ENCI è forse l’unico Ente al mondo che impone un obbligo e poi se ne stracatafotte se questo obbligo non viene rispettato.
Molto comodo per i cagnari, ovviamente, che in questo modo possono fregiarsi di un affisso e poi fare il cavolo che gli pare (compreso vendere cuccioli dell’Est, far accoppiare cagne al primo calore, cedere cuccioli di 40 giorni e così via… tutte cose vietatissime dal codice etico).

malattie1A fronte di questo palese menefreghismo da parte dell’ENCI (e di molti Club specializzati, che ne seguono ovviamente le orme, essendone dei satelliti), l’allevatore come può comportarsi?
In due modi, ovviamente: o se ne impippa pure lui della salute dei cani, oppure segue il codice etico perché quella è anche la sua etica personale.
Ci tiene a produrre cuccioli sani non tanto perché questo gli farà buona pubblicità (il proliferare dei cagnari e il fatto che rimangano in attività per anni ed anni dimostra, ahimé, che la qualità in cinofilia non paga e che la gente continua ad avventarsi sul cane “che costa poco”, anziché su quello che ha maggiori probabilità di essere sano), quanto perché, semplicemente, ama i cani. E quando gli nasce un cucciolo con problemi di salute, si sente male anche lui.

malattie4Però… un allevatore che compie questa scelta, quali prospettive ha davanti?
Intanto, sia ben chiaro, ha quella di un vero e proprio salasso economico: perché, lo ripeto, i test sono tutti piuttosto cari.
Anche limitandosi a fare quelli specifici per la razza, difficilmente ci si troverà di fronte a meno di 3-4 possibili patologie genetiche (e non perché “le razze siano malate, mentre i meticci sono sani”: è solo che nelle razze si è indagato e si sono scoperte le magagne, mentre i meticci vanno avanti a casaccio e se hanno qualche problema lo tramandano senza alcun controllo).
L’ENCI, a questo punto, avrebbe potuto almeno cercare un accordo con i suoi veterinari convenzionati per ottenere prezzi di favore per i suoi Soci: ma non mi risulta che l’abbia mai fatto.
Ha redatto solo un “Protocollo regolamentare per il controllo diagnostico della patologie genetiche dei cani iscritti al libro genealogico dei cani di razza” (leggetelo: magari scoprite alcune patologie tipiche della vostra razza, di cui non eravate a conoscenza) in cui spiega ai veterinari come accreditarsi.
Da questo protocollo sono escluse la displasia dell’anca e del gomito, regolamentate invece da quest’altro disciplinare.
Anche in questo caso si spiega ai veterinari come accreditarsi, si dice come devono essere effettuate le letture eccetera eccetera… ma di condizioni di favore per i Soci non vi è traccia alcuna.
Eppure i Soci ENCI sono tanti (tantissimi)… e se solo i veterinari accreditati si degnassero di fare uno sconticino, sicuramente non ci rimetterebbero: in compenso gli allevatori potrebbero essere un po’ più invogliati a testare i propri cani.

malattie5Ma andiamo oltre: che fare quando un riproduttore – magari già famoso, già campione, già fonte di notevoli guadagni per il suo proprietario – risulta portatore di una patologia ereditaria?
“Fermarlo immediatamente” è una risposta facile, ma non sempre realistica.
Intanto perché un portatore (o “carrier”) non produce automaticamente cuccioli malati: in molti casi,  per esempio quando la malattia è legata a geni recessivi, basta accoppiare oculatamente per evitare che essa si manifesti.
Sia ben chiaro: non solo ognuno dei nostri cani, ma anche ognuno di noi, pur essendo sano come un pesce, potrebbe essere portatore di decine di geni responsabili di gravissime patologie ereditarie.
Se però al momento dell’accoppiamento (umano o canino che sia) non si verifica l'”incontro” con altri geni dello stesso tipo, i cuccioli (o i bambini) saranno a loro volta sanissimi.
Fino a quando una malattia non si presenta fenotipicamente (ovvero, non si manifesta in modo sintomatico), NON è una malattia.
E’ impossibile fare un discorso generico, valido per tutte le patologie conosciute: ma diciamo che ne esistono moltissime per le quali basta conoscere lo “stato genetico” di entrambi i riproduttori per evitare che si manifestino (e quindi che “esistano”).  Ovviamente anche i geni responsabili si trasmetteranno alla prole e quindi la stessa attenzione andrà posta quando i cuccioli andranno a loro volta in riproduzione… ma basterebbe che questi dati apparissero sul pedigree, ed ecco che sarebbe semplicissimo evitare qualsiasi accoppiamento a rischio.

Ma non sarebbe più semplice e sicuro escludere tutti i portatori dalla riproduzione?
Be’, certo che sì.
Peccato che, così facendo, rischieremmo di vedere peggio che decimato il patrimonio zootecnico di cui disponiamo (e questo vale per ogni animale vivente… uomo compreso. Se facessimo ad ogni umano della Terra tutti i possibili test genetici, ed eliminassimo dalla riproduzione tutti i soggetti che portano almeno un gene legato ad una patologia, avremmo prontamente risolto il problema della sovrappopolazione mondiale, perché resterebbero in quattro gatti).
Dunque: i soggetti MALATI vanno esclusi assolutamente dalla riproduzione, ma i soggetti portatori… dipende.
Ci si deve informare per benino su quella specifica patologia e si deve decidere di conseguenza.
Quando però si arriva al punto che riguarda l’informazione, casca l’asino.
Perché di informazione, sulle patologie genetiche, NON ce n’è.
Gli allevatori tendono a non parlarne (per non spaventare gli acquirenti):  e se per caso ne parlano, vengono subito additati dalla concorrenza come “quello che in allevamento ha i cani malati”.
La prima affermazione me la conferma un lettore che ha postato un commento in calce all’articolo sulla syringomielia.
Riporto qui la parte che riguarda una piccola inchiesta da lui fatta dopo aver scoperto che la sua Cavalier era affetta da questa patologia, e la riporto perché merita sicuramente più visibilità di quanta non ne possa avere nei commenti:

Mi sono fatto un giro sui siti degli allevatori “seri” secondo passaparola. Quasi nessuno nomina il problema siringomielia, alcuni lo fanno, ma minimizzano, rarissimi quelli che affrontano seriamente il problema.
Di quegli allevatori (pochi a dire il vero) che ho incontrato nessuno ti dice niente del problema.
Ti mostrano i certificati medici per quel che riguarda la displasia dell’anca (relativamente rara nei CKCS), gli occhi, il cuore, (solo auscultazione e invece per diagnosticare la degnerazione della valvola mitrale bisogna eseguire un eco cardio).
Magari anche il pedigree, ma senza spiegarti che non va mica tanto bene incrociare padri con figlie, madri con figli, con cugini, con padri, con nonni. Patetici quelli che si vantano di non essere dei “professionisti”.
Sull’Open Directory alla quale fanno riferimento la maggior parte dei motori di ricerca purtroppo (o per fortuna) la voce CKCS – allevatori non è disponibile per l’Italia.
In Germania su 50 siti analizzati, 43 non menzionano la MC e/o SM e di questi ben 38 non parlano proprio di problemi di salute.
Tre ne parlano minimizzando il problema riportando un’incidenza del 1 – 3 %.
I rimanenti quattro siti non solo ne parlano, ma fanno anche lo screening con la RMN a tutti i loro CKCS. Complimenti agli ultimi quattro.
In Francia, su 48 siti analizzati, 47 non menzionano la MC e/o SM e di questi 27 non parlano di problemi di salute. 
Uno solo si attiene al protocollo di screening e ha un’ottima sezione sulla MC e la SM.
Da notare che “La Société Centrale Canine”, la “Animal Services – Référence de la santé animale” e “La Cynophilie en France” non nominano mai la SM

malattie7La situazione evidentemente non è rosea.
Non c’è trasparenza, non c’è informazione… e questo vale anche per tutte le altre razze.
Il risultato è che si arriva al paradosso secondo cui l’allevamento selettivo equivarrebbe a un maltrattamento genetico, anziché alla tutela e al miglioramento delle razze. Lo pensano in tanti, in troppi: perché non si conosce la verità.
Ma il motivo principale per cui non c’è informazione, a mio avviso, è il secondo che ho espresso sopra, ovvero il fatto che se un allevatore solleva un problema viene immediatamente attaccato da tutti gli altri, che gli danno: a) dell’allarmista; b) dell’attentatore (ATTENTATOOO! Si tratta di ATTENTATOOOO!) al buon nome della razza.
Ho già citato, credo, ma lo rifaccio anche qui, il caso di un mio amico, allevatore di Siberian husky, che per primo si precipitò a testare tutti i suoi cani per le patologie oculari quando si scoprì che la razza ne era affetta (ovvero dopo una buona decina d’anni  da che era arrivata in Italia). Quando scrisse, in un articolo, che un suo soggetto era risultato affetto da PRA (atrofia progressiva della retina, purtroppo abbastanza diffusa nella razza)… apriti cielo!
Da quel giorno venne immancabilmente indicato come “quello che ha i cani con la PRA” (uno ne aveva, immediatamente fermato dalla riproduzione), e venne anche guardato storto da molti colleghi perché “adesso la gente avrebbe pensato che tutti gli husky avessero problemi agli occhi”.
Sono passati molti anni, da allora, ma la situazione non è certo cambiata: ne vedo esempi in continuazione e per moltissime razze diverse.
In un articolo americano di qualche anno fa ricordo di aver letto questa frase inquietante: “Cosa accomuna gli allevatori alla mafia?”
La risposta era “l’omertà”. E purtroppo è verissimo.

malattie6Dunque, soluzioni realistiche?
Ovviamente bisognerà cercare, gradualmente e in modo non “trumatico”, di eliminare qualsiasi forma di ipertipo da tutte le razze. Qualche passo in questo senso si è già fatto (alcuni Standard sono cambiati), anche se poi, sui ring espositivi, l’ipertipo continua a vincere perché fa comunque “più scena”: il che rende vano il tentativo di fare qualche passo indietro. Una maggiore consapevolezza da parte dei Giudici aiuterebbe sicuramente.
Di soluzioni realistiche ed immediatamente praticabili, però, io ne vedo una sola: che l’ENCI (e chi per esso) cominci veramente ad esigere il rispetto del proprio codice etico e che, contemporaneamente, si comincino a trascrivere sui pedigree i risultati dei test delle più comuni malattie per ogni razza.
Come si è fatto per la displasia (che tra l’altro è assai meno invalidante di altre patologie), non vedo perché non si possa fare per tutte le malattie genetiche conosciute in una razza.
Se così si facesse, ovviamente il discorso dello “sputtanamento” verrebbe a cadere: sia nei confronti della razza (perché chiunque potrebbe accorgersi che le patologie genetiche sono un problema comune a tutte, e non ad una sola), sia nei confronti dei pochi allevatori onesti che già dichiarano i propri risultati e che, per tutto ringraziamento, vengono additati dagli altri come “produttori di cani malati”.
Semmai, con i risultati visibili a tutti e stampati sui pedigree, si potrebbero cominciare ad additare i veri delinquenti della cinofilia: ovvero quelli che non controllano un accidenti (spesso sostenendo che i loro cani sono sani perché “li vedono a occhio”: che bravi, eh?), e quelli che utilizzano in riproduzione i cani malati e/o i portatori sani, ma sicuramente diffusori della patologia X (come tutti potrebbero vedere semplicemente consultando i pedigree dei figli).
Utopia?
Forse sì… ma non perché questa strada sia impraticabile. Solo perché è scomodo praticarla.
D’altro canto, però, non è neppure “comodo” (e soprattutto non è piacevole) leggere cose come “per me “pedigree” è una brutta parola ormai, ed il Kennel Club un’associazione criminale“.
Sono in molti, purtroppo, a pensarla così (a volte lo penso un po’ anch’io, almeno per la seconda parte: mentre dell’allevamento selettivo resto una fiera sostenitrice… SE si seleziona tenendo la testa sul collo): e non è stata solo l’inchiesta della BBC a sollevare certi dubbi e a causare tanta amarezza, perché chiunque si ritrovi in casa un cane malato non può fare a meno di pensare “se andavo dal primo cagnaro disponibile, risparmiavo soldi e magari mi ritrovavo pure un cane più sano“.
E’ umano, è normale, è la reazione più naturale: però è sbagliata, visto che i fatti (e non le chiacchiere) dicono che i cani di provenienza cagnara hanno problematiche cento volte peggiori di quelli ben allevati.
Il problema resta sempre lo stesso:  capire cosa significhi “allevare bene”.
Perché la perfezione, l’ho detto e lo ripeto, non può esistere negli esseri viventi.
Bisognerebbe costruire davvero i cani “in laboratorio”, come scrivono ogni tanto i giornalisti più scemi: ma finché si lavorerà su materiale genetico naturale, accoppiando semplicemente dei maschi con delle femmine, l’incognita sarà sempre in agguato.
Da due genitori esenti possono nascere cuccioli malati. Succede. E’ una tegola in testa per l’allevatore, ma può succedere.
Però, se non si testa, le malattie genetiche si diffondono a macchia d’olio.
Non possiamo eliminarle, ma tenerle sotto controllo – nei limiti del possibile – possiamo e dobbiamo farlo.

RAZZEgrandangL’importante è che la gente, tutto questo, lo sappia.
Che si faccia informazione vera, seria, di grande diffusione.
Che le malattie ereditarie non diventino un business, come è già successo con la displasia (leggetevi l’articolo sulla PennHip, se ve lo foste perso, per capire quali e quanti danni inutili si stiano facendo alla cinofilia solo per non voler ammettere che l’attuale sistema diagnostico/preventivo non funziona come dovrebbe), ma che si cerchino davvero di migliorare le razze pensando per primissima cosa alla salute, perché tutto il resto viene dopo.
Un cane morfologicamente imperfetto potrà deludere chi ha ambizioni  espositive, ma sarà comunque in grado di fare felice una famiglia: un cane malato non soltanto soffre, ma fa anche soffrire chi gli sta vicino.
Purtroppo i test non sempre sono sufficienti: non soltanto perché c’è chi bara (anche con la complicità di alcuni veterinari di cui spesso si sanno nomi e cognomi, ma che inspiegabilmente non vengono mai puniti), ma anche perché la genetica è ancora una scienza in gran parte sconosciuta. Si fanno grandi passi avanti, ma resta sempre un lunghissimo cammino da percorrere, perché – semplicemente – un organismo vivente è la macchina più complicata e complessa che si possa immaginare.
E’ vero, come è stato detto in alcuni commenti, che fare risonanze magnetiche ai Cavalier non sarà mai sufficiente a fermare la syringomielia: quando non si conoscono i geni legati ad una patologia, specie quando questa è legata a geni diversi e magari è anche multifattoriale (ovvero è condizionata anche da fattori ambientali), la semplice osservazione fenotipica lascia ampi spazi ai dubbi. Però, se tutti gli allevatori testassero tutti i soggetti, almeno si avrebbe uno screening realistico della situazione della razza.
E’  una procedura costosa, va ripetuta almeno una volta all’anno, comporta un’anestesia? Ma non ce l’ha mica ordinato il dottore, di allevare Cavalier.  Se non ce la sentiamo di affrontare un impegno simile, meglio passare ad altre razze meno problematiche (ammesso poi che ne esistano).
Tutti gli allevatori che conosco non fanno che ripetere che “lo fanno per passione, non per i soldi”: però, guarda caso, appena gli tocchi il portafoglio saltano tutti su come molle.
E’ vero, testare i cani ha un costo: è vero, nessuno ci viene incontro con prezzi un filino più accessibili (in alcuni casi i prezzi di mercato sono giustificati, in altri proprio no…): ma se vogliamo davvero convincere le persone che l’Allevatore con la A maiuscola vende i cuccioli a un certo prezzo perché ha costi elevati, che possono garantire una certa qualità.. allora questi costi li dobbiamo sostenere davvero e quella qualità dobbiamo garantirla davvero.
A monte di tutto questo, però, ci vuole anche più serietà da parte di chi la cinofilia la dirige: ci vogliono pedigree che raccontino veramente tutta la storia di un cane, compresa quella sanitaria, e che non siano un elenco inutile di nomi e di campionati vinti.
A me non fregherebbe un accidenti di avere un cucciolo figlio e nipote di campioni, ma magari emofiliaco o destinato alla cecità.
La salute DEVE venire prima di ogni altra cosa, anche delle vittorie: se non si arriva a capire questo – se l’ENCI, l’FCI e tutti quelli che si vantano di “tutelare” i cani non capiscono questo – i cagnari prolifereranno sempre e gli allevatori seri penseranno sempre più spesso (come già molti pensano) “ma chi me lo fa fare”.

L'articolo Allevamento=maltrattamento genetico? Ma anche no… però qualcosa deve cambiare. è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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La syringomielia nel Cavalier King Charles spaniel (e non solo)http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/09/la-syringomielia-nel-cavalier-king-charles-spaniel-e-non-solo/ http://www.tipresentoilcane.com/2013/07/09/la-syringomielia-nel-cavalier-king-charles-spaniel-e-non-solo/#comments Tue, 09 Jul 2013 09:37:48 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=25042 di VALERIA ROSSI – C’è un video inglese della BBC, rilanciato in parte anche in italiano dalla trasmissione svizzera Falò,  in cui si demonizzano non poco l’allevamento e gli allevatori, lasciando intendere che la selezione umana abbia creato veri e propri mostri destinati a una vita di sofferenze. Sono diversi anni che questo video gira ...

L'articolo La syringomielia nel Cavalier King Charles spaniel (e non solo) è apparso originariamente su Ti presento il cane.

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di VALERIA ROSSI – C’è un video inglese della BBC, rilanciato in parte anche in italiano dalla trasmissione svizzera Falò,  in cui si demonizzano non poco l’allevamento e gli allevatori, lasciando intendere che la selezione umana abbia creato veri e propri mostri destinati a una vita di sofferenze.
Sono diversi anni che questo video gira anche su Youtube, ma ogni tanto qualcuno lo “riscopre” e mi chiede cosa io ne pensi: bene, penso che l’inchiesta della BBC sia di chiara impronta animalista e quindi eccessivamente dura con “tutti” gli allevatori… ma purtroppo non si può certo negare che esistano allevatori (per quanto mi faccia molto male anche solo il pensiero di condividere questa qualifica con gente di tal fatta) che se ne infischiano altamente della salute del cane e che badano solo a “produrre bellezza”. O meglio a produrre ciò che il pubblico ricerca, perché in alcuni casi… be’, che si tratti di “bellezza”  è proprio tutto da stabilire.
Per i pochi che non l’avessero ancora visto riporto qui – ricordando che ne è sconsigliata la visione alle persone troppo sensibili – la prima parte dell’inchiesta della BBC (in tutto sono sei puntate, le trovate facilmente su Youtube):

ATTENZIONE: il video in questione è inglese e bisogna sottolineare, innanzitutto, che gli inglesi stanno messi molto peggio di noi: sia per quanto riguarda l’incidenza di patologie, sia per quanto riguarda il numero di allevatori senza scrupoli. Ma non bisogna né consolarsi, né pensare ad una “caratteristica di razza” (umana, in questo caso): gli inglesi non sono più bastardi né più carogne di noi. Sono semplicemente arrivati prima.
Sono stati loro ad inventare le esposizioni canine, sono stati loro i primi a creare gli standard di razza, si può dire che la cinofilia ufficiale nasca proprio nel Regno Unito: quindi è normale (si fa per dire…) che siano anche i primi a dover fare i conti con i problemi legati alle estremizzazioni e quello che viene comunemente definito “maltrattamento genetico”.
Detto questo, sicuramente ciò che ha più colpito l’immaginazione del pubblico è stato il caso dei Cavalier King Charles affetti da syringomielia: una malattia devastante, di cui si dice (sempre nel video) che esista un vero sproposito di casi in Inghilterra. Secondo alcune fonti, ne sarebbe affetto addirittura un terzo della popolazione esistente.

Ma che cos’è, e come si può riconoscere, la syringomielia?
Non essendo io un medico, non mi addentrerò troppo nella terminologia scientifica: mi interessa più che altro spiegare a grandi linee di cosa si tratta e soprattutto mettere in guardia i proprietari di cani che manifestassero uno o più sintomi preoccupanti, cosicché possano consultarsi prima possibile con il loro veterinario di fiducia.

Che cos’è

syringomieliaE’ una malattia congenita che si rileva soprattutto nel Cavalier King Charles Spaniel (ma non solo) ed è stata quindi collegata alla particolare conformazione della testa in questa razza: in realtà esistono molte altre razze con testa molto tondeggiante, nelle quali la malattia non è presente. E ce ne sono altre (come il Dalmata o lo Spitz tedesco nano, il notissimo “volpino di Pomerania” che sta diventando di moda grazie ad uno spot pubblicitario) in cui la forma della testa non appare così esasperata, eppure la malattia si presenta lo stesso. Quella che si vede nell’illustrazione è la cosiddetta “malformazione di Chiari” (così chiamata perché scoperta, nell’uomo, da Arnold Chiari, alla fine dell’800): si tratta di un’anomalia congenita di sviluppo della parte occipitale caudale del cranio: la fossa cranica posteriore non si sviluppa abbastanza, con conseguente spinta del cervelletto verso il basso, attraverso il forame magno.
In questo modo una o entrambe le tonsille cerebellari (che sono i due lobi presenti sulla faccia inferiore del cervelletto) vanno a comprimere il bulbo: la conseguenza è un aumento della pressione endocranica che causa inizialmente fastidio, poi dolore sempre più intenso, infine danni neurologici (convulsioni) fino alla paralisi parziale e poi totale.
Normalmente, prima che si arrivi alla paralisi totale, il cane è già apparso talmente sofferente da suggerire l’eutanasia.
La grande diffusione nel Cavalier (razza inglese) potrebbe essere dovuta, più che alla vera e propria costruzione della testa (che comunque influisce), all’uso indiscriminato in riproduzione di alcuni grandi campioni del recente passato, che purtroppo ne erano portatori.
La malformazione di Chiari non è l’unica causa di syringomielia: essa può essere indotta anche da tumori cerebrali, traumi e altre cause ancora. Quando si formano ernie che si riempiono di liquor cerebrospinale (che aumenta progressivamente, peggiorando la sintomatologia) si parla di idrosyringomielia.

Sintomi

Inizialmente il cane tende ad isolarsi, si gratta la zona cervicale e quella della spalla, guaisce quando gli si tocca la testa.
Alcune manifestazioni sono facilmente confondibili con i sintomi di altre patologie, o con comportamenti normalissimi del cane: scrollare spesso la testa, sfregarsela contro cuscini o muri, saltellare o “grattare il nulla” durante la passeggiata, camminare a testa molto bassa, tail chasing (il cane che si rincorre la coda), Fly-catching (scatti improvvisi della testa, proprio come se il cane volesse “prendere le mosche”), leccarsi insistentemente le zampe, scavare ossessivamente e così via.
A volte l’unico modo per distinguere il sintomo da una manifestazione normale è l’espressione di dolore che lo accompagna: tutti i cani, per esempio, amano sfregarsi la testa e orecchie contro qualcosa, e spesso accompagnano questo movimento con mugolii di piacere. Un cane affetto da syringomielia invece avrà un’espressione sofferente e le sue espressioni vocali saranno guaiti di dolore.
Alcuni sintomi sono inoltre molto simili a quelli dovuti a problemi assai meno seri: per esempio,  un cane affetto da una semplice otite potrebbe dare le stesse manifestazioni di quello affetto da syringomielia.
Quindi non si cada nel facile allarmismo, e possibilmente si pensi sempre al “meno peggio” prima di farsi venire un accidenti solo perché il cane si è grattato un’orecchia.
Però, se i sintomi persistono (anche se a volte appaiono e scompaiono), è molto consigliabile  levarsi ogni dubbio con  una risonanza magnetica.
In questo video sono evidenziati alcuni dei sintomi più diffusi, che spesso vengono inizialmente sottovalutati:

A che età si manifesta?
Nelle forme più gravi si manifesta molto precocemente (6-7 mesi): in media tra i 6 mesi e i tre anni. A volte compare anche dopo i dieci anni.

Diagnosi
L’unico modo certo per confermare la  diagnosi è la risonanza magnetica.

Terapia
Si può tentare con la terapia medica (farmaci che riducono la produzione di liquor cefalorachidiano), antidolorifici, anticonvulsivi nelle forme più gravi. Purtroppo quasi tutti i farmaci a cui si può fare ricorso procurano seri problemi nel trattamento a lungo termine: la terapia chirurgica può essere di grande aiuto (e in alcuni casi risolutiva), ma si tratta di interventi particolarmente delicati e purtroppo non sono escluse le recidive.
In ogni caso è fondamentale la precocità della diagnosi per poter decidere come e quando intervenire.

Prognosi
La syringomielia è incurabile, ma in diversi casi può essere tenuta sotto controllo anche per lungo tempo con le adeguate terapie.

La situazione dell’allevamento italiano

La British Veterinary Association (BVA) e del Regno Unito Kennel Club (KC) ha creato un gruppo di lavoro (nel marzo 2012) con l’obiettivo di rimuovere dai programmi di allevamento i Cavalier King Charles Spaniel con syringomielia. L’iniziativa, inizialmente basata su una selezione molto drastica, non è stata accolta troppo favorevolmente dagli allevatori, tanto che nel settembre 2012 le linee guida sono state parecchio “ammorbidite”.
In Italia la situazione sembra essere decisamente più rosea: i migliori allevamenti utilizzano linee di sangue “pulite” e quindi l’incidenza è veramente molto bassa, anche se qualcuno sospetta che risulti tale solo perché, in molti casi, non viene eseguita una diagnosi corretta.
Sembra essere invece grave la situazione per quanto riguarda i prodotti del “canifici” nostrani e ancor più quella dei cuccioli importati dall’Est europeo, sui quali non esiste alcun controllo né alcuna selezione e che per questo sembrerebbero essere ad altissimo rischio. Purtroppo in Italia non esiste un database ufficiale e quindi ci si può affidare soltanto al passaparola, ma la conclusione sembra essere questa: se volete un Cavalier, rivolgetevi esclusivamente ad un allevatore italiano serio (ovvero a qualcuno che testi i propri riproduttori facendo le risonanze magnetiche).

 

 

 

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Un esame per l’individuazione del gene del nanismo ipofisario nel Pastore tedescohttp://www.tipresentoilcane.com/2013/06/14/un-esame-per-lindividuazione-del-gene-del-nanismo-ipofisario-nel-pastore-tedesco/ http://www.tipresentoilcane.com/2013/06/14/un-esame-per-lindividuazione-del-gene-del-nanismo-ipofisario-nel-pastore-tedesco/#comments Fri, 14 Jun 2013 05:00:45 +0000 http://www.tipresentoilcane.com/?p=24438 ANTAGENE, laboratorio di test DNA per l’identificazione genetica e la salute del cane e del gatto, rilascia un nuovo test DNA per svitare di fare nascere cuccioli di Pastore Tedesco con problemi di crescità. Il nanismo ipofisario origina dal  sottosviluppo dell’ ipofisi e dal deficit dell’ormone ipofisario, che causa un ritardo della crescita. I principali ...

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nanismo_ptANTAGENE, laboratorio di test DNA per l’identificazione genetica e la salute del cane e del gatto, rilascia un nuovo test DNA per svitare di fare nascere cuccioli di Pastore Tedesco con problemi di crescità.
Il nanismo ipofisario origina dal  sottosviluppo dell’ ipofisi e dal deficit dell’ormone ipofisario, che causa un ritardo della crescita.
I principali sintomi del cane afetto sono: un marcato ritardo della crescita, ritenzione del mantello da cucciolo, mancanza di pelo adulto.
I segni clinici sono significativi da due mesi dopo la nascita.
Il nanismo ipofisario è una malattia ereditaria (genetica) che si sviluppa quando il cane è affetto (omozigote mutato : ha ricevuto un gene mutato della femmina e del maschio).
I cani portatori sani (solo un gene mutato su due) del gene mutato che causa il nanismo ipofisario non presentano sintomi e appaiono esattamente uguali ai cani non portatori. Dal momento che il nanismo ipofisario è un disordine recessivo di un singolo gene, la nascita di un esemplare malato indica che entrambi i genitori sono portatori del gene mutato.
La frequenza di Pastore Tedeschi portatori del gene è del 15% al 20%, dipendendo delle linee.

ANTAGENE
Laboratorio di test DNA per la salute del cane/gatto
6 allée du Levant
CS60001
69890 -La tour de salvagny
FRANCIA
http://www.antagene.com/it
testdna@antagene.com

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