lunedì 10 Agosto 2020

Il carattere del Boxer

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Il boxer origina da cani dal carattere molto forte e anche purtroppo aggressivo: infatti i detrattori della razza, all’inizio, definirono i boxer come “botoli ringhiosi”.
Per merito di un lavoro di selezione veramente di altissimo livello, però, da quei “botoli” originò il cane forse più equilibrato in assoluto, capace di abbinare doti di coraggio e combattività (richieste nel cane da difesa) ad una forte socievolezza e a un’elevata docilità (tipiche del cane da compagnia).
Oggi il boxer è un cane capace di difendere il padrone anche a costo della vita, ma di rivelarsi contemporaneamente uno splendido e sicuro compagno di giochi (con doti aggiuntive di baby-sitter) per i bambini di casa e per i loro amichetti, anche se sconosciuti.
L’estrema dolcezza con i bambini è insita nel carattere di tutti i molossoidi, ma sicuramente era molto più sviluppata della media già nei primissimi boxer.
Frau Stockmann, nel suo libro “Una vita con i boxer”, racconta questo aneddoto: “(Pluto) verso i bambini dimostrava la massima bonarietà e non era possibile pensare a qualcosa di meglio. Ci dovette pertanto meravigliare quando un giorno qualcuno cominciò a gridare “Ammazzano Pluto! Ammazzano Pluto!”. Questo si faceva fatica a crederlo. Il malfattore fu subito identificato. Pluto stava in piedi, con le orecchie pendenti e con il muso e la testa strettamente legati con una cinghia. Davanti a lui c’era un martello.
Liberato dalla cinghia, si osservò che aveva la bocca piena di sassi, e due giovani confessarono di aver riempito di sassi la bocca di Pluto e di averlo poi legato, perché volevano vedere cosa sarebbe successo picchiando sulla testa con il martello (…). Sembrava incredibile che Pluto in quelle circostanze fosse stato così stupido: aveva semplicemente scambiato i suoi aguzzini per dei Bambini”.

Il boxer è esattamente così, oggi come allora: è il classico cane “che si lascia fare di tutto” dai bambini, ancor più da quelli di famiglia: per questo non ci si dovrebbe preoccupare tanto dell’incolumità dei bambini, quando giocano con un boxer, quanto di quella del cane!
Gli unici danni che un boxer può fare ai piccoli umani sono quelli che derivano dalla sua esuberanza e gioia di vivere, specie quando lui è ancora un cucciolone.
Salti, spintoni e corse “senza freni” (letteralmente, nel senso che non riesce a frenare e ti sbatte contro a trecento all’ora) possono essere un filino troppo drastici per dei bambini piccoli; appena il cane raggiunge l’età adulta, però, impara benissimo a controllarsi e questi piccoli incidenti hanno fine (con i bambini: gli adulti continuerà immancabilmente ad “ammazzarli” a forza di feste, salti, baci e codate).

Dolcezza e docilità non sono sinonimi

Al giorno d’oggi, con i giornali pieni di cani in cronaca nera (anche se quasi sempre le responsabilità sono umane), la dolcezza verso i bambini è una dote talmente ricercata che molti miei conoscenti mi hanno confessato di aver scelto un boxer solo per questo motivo, pur ritenendolo – almeno all’inizio – decisamente brutto.
Dopo qualche mese di convivenza, però, queste persone hanno imparato a guardare il loro boxer con altri occhi (quasi stupendosi del fatto che a un certo punto lo trovavano “bellissimo”) e, soprattutto, hanno capito che la bontà nei confronti dei bambini non era che una goccia nel mare di doti caratteriali che distinguono la razza.
Di altre caratteristiche del boxer, infatti, si legge meno spesso su libri e riviste: è più facile scoprirle con la convivenza e, quando si scoprono, si resta felicemente sorpresi.
Parlo, per esempio, dello straordinario intuito che permette a questi cani di capire al volo se una persona è allegra, nervosa, tesa, o addirittura se sta mentendo.
Un aneddoto significativo mi è stato riferito da un’amica boxerista che aveva avuto un serio problema di salute: lei insisteva per sapere tutta la verità, ma temeva che il marito, d’accordo con i medici, gliela nascondesse.
Così, quando il marito le parlava dei risultati delle sue analisi, lei guardava in faccia il cane: l’espressione del boxer era un’impeccabile “macchina della verità”, come le venne confermato dal marito stesso alla conclusione (per fortuna felice) dell’intera vicenda.
In una sola dote il boxer non si può certo ritenere ai massimi livelli: la docilità, che da molti viene confusa con “dolcezza”, “bontà d’animo” e così via.
Ma “docilità”, in cinofilia, significa un’altra cosa: è la capacità del cane di accettare l’autorità dell’uomo, l’impulso che dispone il cane all’obbedienza, insomma l’arrendevolezza ai desideri del padrone.
La docilità del boxer, a differenza della dolcezza, che è altissima, sta tra il livello di “sufficiente” e quello di “buono”: difficile che vada oltre, mentre è abbastanza frequente che i maschi ottengano … una sufficienza risicata.
Quindi, ricordiamolo: il boxer è un compagno meraviglioso, dolcissimo, affettuosissimo, ma non è un allievo facile per chi vuole insegnargli l’obbedienza o dedicarsi con lui a discipline sportive.
Per ottenere buoni risultati con lui bisogna trovare la chiave giusta per accedere alla sua stima, alla sua fiducia incondizionata: è purtroppo una chiave diversa per ogni cane, quindi non posso fornirvi alcuna soluzione magica universale. Ognuno dovrà trovare la sua.
L’importante è ricordare che un cane disobbediente NON è un cane stupido: anzi, spesso è il cane di un umano stupido, o comunque di un umano con poca esperienza, che mostra scarsa conoscenza della razza e/o della psicologia canina in generale…e “boxerina” in particolare.

Il boxer è un po’ “meno cane” degli altri: è un mondo a parte.
Persone che in passato avevano addestrato fior di campioni passando da pastori tedeschi a pastori belgi o a border collie, quando si sono ritrovati un boxer tra le mani sono finite nel panico totale. Viceversa, ho visto boxer lavorare in modo impeccabile in mano a ragazzine di quindici anni che erano alla primissima esperienza con un cane.
Il motivo è sempre lo stesso: se si trova “la chiave”, tutto diventa facile. Se non si è capaci di trovarla, diventa tutto impossibile (e il cinofilo della domenica, ovviamente, ne deduce di avere “un cane scemo”. Invece dovrebbe farsi un serio esame di coscienza).
Il fatto che molto spesso siano le donne a trovarsi meglio con il boxer indica anche che riuscire a trovare la famosa “chiave” è, prima di tutto, un fatto di sensibilità: caratteristica della quale le donne sono sicuramente più fornite.

Un’infinita gioia di vivere

Un’altra caratteristica peculiare del boxer è l’inarrestabile gioia di vivere: questo è un fatto noto, ma non è altrettanto facile descrivere il modo in cui questa gioia si trasmette anche alla “parte umana” della famiglia.
L’allegria del boxer, infatti, è contagiosa: spesso basta che il cane ci corra incontro al nostro ritorno a casa per farci le feste e noi dimentichiamo di colpo le grane di lavoro (anche gravi) che magari ci avevano afflitto per tutta la mattinata.
Avere un boxer accanto è un po’ come avere qualcuno che ti ripete costantemente (e con profonda convinzione) “su col morale, non vale la pena di prendersela, a tutto c’è rimedio”: il suo amore per la vita e per tutti gli esseri viventi è talmente spontaneo, naturale, che è impossibile non lasciarsi coinvolgere.

Le attitudini naturali del boxer

Lasciando da parte il lato più emozionale (che nella vita con un boxer sarà sempre quello predominante, ma che è più facile vivere che raccontare), veniamo a un’analisi più scientifica delle caratteristiche tipiche della razza e delle sue attitudini naturali.

Doti da cane da difesa

La componente aggressiva, in questa razza, è medio-alta. Ma bisogna ricordare che l’aggressività, in senso etologico, non è l’impulso ad attaccare indiscriminatamente (magari senza motivo), ma la capacità di reagire fisicamente a un potenziale pericolo.
Una componente conseguente all’aggressività è la combattività, che rappresenta la capacità di continuare a lottare anche se arrivano stimoli spiacevoli o dolorosi.
Nel boxer la combattività è molto alta.
Si dice spesso che questo è un cane “coraggioso” o addirittura “eroico” ma è difficile dare una definizione precisa di questi termini in campo canino.
Non si può paragonarlo al significato umano, perché un uomo eroico, per esempio, è quello che si getta nelle fiamme per salvare una persona in pericolo, pur sapendo che rischia la vita.
Un cane non sa di rischiare la vita, perché non conosce il significato della parola “morte”.
Possiamo però affermare che il cane coraggioso è quello capace di affrontare una situazione pericolosa anche quando potrebbe evitarla con la fuga: in questo caso possiamo dire che al boxer il coraggio non manca.
Il boxer è un cane molto curioso e questa è una grande dote, perché spesso aiuta a ottenere i migliori risultati in addestramento.
Questi sono ottimi se la curiosità è unita ad una buona docilità (di cui abbiamo già parlato: la docilità è la facilità con cui un cane accetta di obbedire all’uomo, inteso come suo superiore gerarchico). Il boxer è un cane abbastanza docile, ma solo se il suo padrone è riuscito a ottenerne la stima e il rispetto: in caso contrario può sembrare un irriducibile testone, indifferente agli ordini e sordo ai richiami.
Infine, il boxer ha un’elevata possessività, intesa come la capacità di considerarsi “proprietario” di qualcosa o di qualcuno (dote fondamentale in varie fasi dell’addestramento: la stessa difesa del padrone è legata alla possessività, perché il cane non difende un uomo che non consideri “suo”).
La possessività va controllata per evitare, per esempio, che il cane diventi aggressivo per difendere i “suoi” bambini anche da persone che non avevano cattive intenzioni.

Doti da cane da guardia

Due caratteri, legati fra loro e importanti per valutare l’attitudine alla vita sociale, sono la reattività e la vigilanza.
La prima si misura dalla prontezza con cui il soggetto risponde a uno stimolo esterno, positivo o negativo che sia: il boxer ha reattività media.
La seconda fa particolare riferimento alla prontezza con cui il cane risponde a uno stimolo che rappresenta un potenziale pericolo per lui o per il suo padrone.
La vigilanza è una dote indispensabile per un cane da guardia: anche in questo caso la risposta del boxer è media.

Doti da cane da compagnia

La dote più importante in un compagno di vita a quattro zampe è la socievolezza, che permette l’inserimento senza problemi in qualsiasi ambiente, umano o canino.
Nel boxer la socievolezza è altissima nei confronti delle specie diverse dalla sua (uomo in primis, ma anche gatti e altri animali): quella intraspecifica, ovvero la socievolezza con altri cani, dipende invece da come il soggetto è stato allevato da cucciolo.
Se è stato socializzato correttamente, e se è sempre vissuto a contatto con altri cani, giocherà volentieri con tutti anche da adulto.
Ovviamente, se l’altro cane è del suo stesso sesso e se il suo atteggiamento è diffidente o ringhioso, le cose cambiano: il boxer sa litigare con lo stesso entusiasmo che mette nel gioco… ma con risultati assai meno divertenti.

Nota importante sulla socievolezza interspecifica: il boxer è amichevole con gli animali che conosce bene e adora letteralmente quelli con cui convive. Questo non significa che la cosa valga anche per gatti o altri animali sconosciuti, che magari scappano davanti a lui. In questo caso apparirà sempre l’istinto predatorio, che comunque può essere imbrigliato con l’addestramento.

Nota importante sulla socievolezza intraspecifica: spesso il boxer “crea”  involontariamente certi atteggiamente nell’altro cane che si è rotto di essere preso a spallate, musate, zampate e borbottiii simil ringhi… perchè il boxer è così che ama giocare, ma l’altro cane non sempre lo sa! (a meno che non sia un boxer pure lui).
Quindi, se è vero che se ben allevato e socializzato è un socievolissimo giocherellone….è altrettanto vero che il suo tipo di gioco spesso sta parecchio sulle scatole agli altri cani: o perchè il suo modo di porsi non viene capito da cani caratterialmente molto diversi da lui, o perchè si sono rotti e gradirebbero un gioco più “normale”, tipo rincorrersi semplicemente. Per questo è frequente che, pur partendo dal gioco, si finisca ad una vera rissa… dato che, oltre ad essere decisamente ingombrante e pesante nel suo gioco corporale, il signorino boxer non accetta nemmeno che ad un altro possano girare le scatole: ed ecco che avviene il patatrac!
Così, spesso, il povero proprietario di “boxer da parchetto” viene guardato malissimo dai proprietari degli altri cani, che vedono questo “coso” massiccio e scomposto (perchè la sua eccitazione tutto è tranne che elegante!) entrare in un ‘area cani “modello” buttandosi a corpo morto sui, poveri semplici cani, riuscendo pure a centrarli in pieno!
Per cui, tra le frequenti facce spaventate e quasi disgustate dei proprietari degli altri cani, il rischio di contusioni varie s(empre ai proprietari degli altri cani, che però agli occhi del boxer diventano TUTTI suoi!) e le eventuali risse che può essere in grado di scatenare… è piuttosto difficile che il boxer sia un meraviglioso “cane socievole da parchetto”!

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117 Commenti

  1. Io ho amato il mio boxer Max per 10 anni!
    Lo avete descritto splendidamente, lui era fantastico con i bambini, lo adoravano tutti, si faceva piccolo piccolo e restava immobile per non spaventarli ma era anche molto geloso e se un uomo mi guardava lui si voltava e ringhiava, ero “sua”!
    Testone si ma anche molto furbo, lui capiva i comandi ma ubbidiva solo se ne aveva voglia o per amore!

  2. Salve a tutti posso dire di aver avuto un 100inaio di cani di razza e non tanto è vero che dopo che è morto il mio daitan incrocio fra un doberman e cane da caccia cosi lo descrisse il veterinario dopo anni che non ne avevo piu uno mi capito una cucciolata di una boxer che però aveva avuto un accoppiamento forse con un labrador cosi mi dissero quando presi la mia eter ma vi assicuro che ha tutte le caratteristiche del boxer matta come un cavallo ma inteligentissima dopo 2anni trovaiun annuncio di un privato che vendeva dei boxer e non ho esitato un attimo a prenderne uno aaron si chiama volevo che eter non fosse sola cosi lo porto a casa (x me è il primo che ho)come boxer e me ne sono innamorato subito ora a 2 anni ed è la mia ombra eter gli fa da mamma dato che è sterilizzata ma si vogliono un bene sviscerato devo dire che i boxer sono veramente speciali

  3. Ho un boxer da 6 anni,che dire una vera forza della natura,deve essere accettato per quello che è….. Ossia un simpatico monellaccio!!!?????

  4. PURTROPPO e ripeto purtroppo, il boxer era il mio cane preferito da ragazzo (anni 50 e 60-un secolo fa). Poi la salute dello stesso è degenerata, neoplasie a gogo e non solo:
    Ipertipsmo, eccesso di prognatismo, mancanza di massa, pelo sempre più problematico ecc.ecc.
    Consiglio di visionare le foto di boxer di circa 100 anni fa (anni 1920-30) e confrontare le teste con i boxer attuali, le originarie erano più simili a quelle di un cane corso leggermente prognato.
    Speriamo bene ma ho poca fiducia.
    A proposito di boxer bianco…finalmente è ammesso, ma io riproporrei il boxer pezzato che all’inizio della razza era molto diffuso (confrontate foto e disegni primo novecento).
    Saluti.
    Corrado/Venezia

  5. Il problema di involontari incidenti tra cani di differenza di taglia che interagiscono tra loro anche amichevolmente è da considerare certo, però un’aggressività vera e propria è ben diversa e riuscirai a capirla in tempo man mano che il tuo Zac crescerà e ne avvertirai le sfumature caratteriali.

  6. Riccardo come dice Valeria andranno certamente daccordo, ma hai ipotizzato che quando il boxer diventerà grande forse potresti ritrovarti con una cucciolata della Pupa e dello Zac se non pianificato alternative compatibili per evitare un accoppiamento indesiderato?

    • Prima non ho detto che Pupa è sterilizzata, perciò sotto questo aspetto almeno va tutto bene…
      Sono un pò preoccupato per quando Zac crescerà perchè, dato che Pupa è fifona e molte volte si fa da parte quando Zac si accosta troppo, non vorrei che quando Zac sarà 35 Kg (Pupa è solo 6 Kg), diventando di carattere predominante, le possa fare male…. In effetti Pupa reagisce solo quando Zac vuole la sua palla…. questo va bene, vero?
      Ciao e grazie

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