In questo articolo ci occupiamo della ben nota “scatoletta” e delle modalità di produzione dei cibi industriali.
Quanto detto nelle  “puntate precedenti”  sull’alimentazione ha riguardato principalmente gli alimenti secchi: le riflessioni fatte si adattano piuttosto bene anche al cibo in lattina, ma qualche precisazione o ripetizione, se si tratta del benessere dei nostri amici, non è mai di troppo.

La scatoletta è stata, fino a pochi anni fa, il cibo preconfezionato per cani più venduto.
La gente attribuiva al contenuto delle scatolette per cani l’identità di “carne” ed era solita aggiungerle a porzioni di carboidrati preparate in casa.
Questo è il primo dei tanti diffusi errori che si continuano ancora a commettere: quello che sta in una scatoletta per cani non è carne, o meglio, lo è solo in parte.
Se leggiamo con cura l’etichetta balza subito agli occhi che la carne non è che una piccola percentuale del totale.
Evito di ripetere l’analisi delle diciture riportate sulle etichette e i valori proteici dei differenti tipi di carne (li trovate in questo articolo): mi limito a sottolineare che, orientativamente, in una scatoletta di buona quantità la percentuale di proteine è maggiore che nel corrispettivo alimento secco.
Nonostante questo, e nonostante le industrie ce la mettano tutta per affascinarci con bocconcini e patè molto simili a carne vera, quella non è che una “somiglianza”.
Essendo la parte proteica maggiore rispetto al secco anche il contenuto di fosforo è più elevato e deve essere controbilanciato con un’aggiunta di calcio ad opera delle stesse ditte.
Anche il sodio tende a essere presente in quantità maggiori rispetto al secco.
Gli ingredienti in cui potrete imbattervi sono analoghi a quelli contenuti nelle crocchette, anche se nel cibo umido possono essere contenuti addensanti, conservanti e coloranti diversi da quelli riservati al secco.
La contrapposizione “secco-umido” non va mai dimenticata: nelle scatolette è presente una percentuale di acqua immensamente superiore a quella che troviamo nella crocchette.

L’acqua, insieme ai grassi, rende i cibi più gradevoli al palato; più pesanti in termini di grammi; richiede differenti metodi di elaborazione e conservazione e, nota dolente per i padroni, li rende più cari.
Perché? Perché, se prendiamo un mangime umido di buon livello e lo confrontiamo con il corrispettivo secco, notiamo subito che, per ottenere lo stesso valore nutritivo, occorrono molti più grammi di cibo. Quindi le scatolette di buona qualità arrivano a raggiungere prezzi di tutto rispetto.
Le scatolette che reputo “commestibili” per il mio cane costano all’incirca due euro l’una, sono a base di agnello e riso e le acquisto da due marche doc. E non crediate che i gusti manzo, pollo e così via siano meno costosi!
Per questo motivo, molti di noi non acquistano scatolette o ne fanno, come nel mio caso, uso per insaporire il mangime.
I cani di taglia piccola possono permettersi qualche lusso in più: ma se il vostro cane non è microscopico, 3-4 scatolette al giorno arrivano ad incidere sul bilancio familiare.

Ma come? – potrebbe obiettare qualcuno – Le “scatolettone” sugli scaffali dei supermercati non hanno affatto prezzi così esorbitanti!
E infatti sono fatte di tutt’altra “pasta”, per rifarsi a una metafora gastronomica: se alla luce di quanto spero abbiate appreso dalle mie spiegazioni mangimistiche ne analizzate l’etichetta, confrontandola con quella di una scatoletta venduta a peso d’oro, la differenza balzerà all’occhio anche a voi.
Il caro-scatoletta è in parte giustificato dal costo dei contenitori, che sono di norma in metallo e che possono essere rigidi e di forma cilindrica (le classiche lattine) o costituiti da vassoietti di alluminio con apertura ” a strappo” di differenti forme (di solito quadrate o esagonali).
A proposito di “aperture” ricordiamoci sempre che la scatoletta, una volta aperta, va conservata in frigorifero ben richiusa e per il minor tempo di tempo possibile, questo per impedire il deterioramento delle sostanze nutritive e l’arrivo di qualche battere poco gradito.

Vediamo ora alcuni dati numerici sulle scatolette: tanto per cominciare la percentuale di acqua può andare dal 6% all’87%: maggiore è la presenza di acqua minore è la densità calorica (e di conseguenza il potere nutritivo) del cibo.
Un cibo che contiene il 60% di acqua avrà il 40% di materia secca mentre un cibo composto per l’87% di acqua avrà come materia secca solo il 13%: la differenza è notevole!
Abbiamo detto che la percentuale proteica è più elevata nelle scatolette che nelle crocchette, ma le etichette riportano solitamente valori proteici molto bassi pari al 5-6%: come fanno le scatolette a contenere più proteine delle crocchette?
Semplice: dobbiamo calcolare la percentuale di proteine solo nella materia secca, ovvero togliendo a 100 la percentuale di umidità.
Se il nostro cibo contiene l’87% di acqua, come già calcolato, la materia secca sarà il 13%, se l’etichetta indica un 5% di proteine avremo che il valore proteico totale sarà dato da 5 diviso 13 moltiplicato per 100 che è pari al 38.4%.

Dopo aver spiegato cosa sono i cibi umidi, vediamo di capire come vengono fabbricati.
Si parte dalla materia prima , di solito carne o pesce, e la si inscatola seguendo particolari procedure e passaggi.
La carne (o il pesce) arrivano freschi o surgelati e vengono tritati. Successivamente viene loro aggiunta una mistura già calibrata di carboidrati, vitamine, minerali, agenti gelificanti e conservanti.
Il tutto viene poi riscaldato.
La temperatura di riscaldamento può variare tra 25°/85° a seconda degli ingredienti impiegati e del risultato che si desidera ottenere.
Terminato il riscaldamento la poltiglia viene inserita nelle lattine facendo attenzione al fatto che ogni confezione arrivi esattamente allo stesso peso e contenga lo stesso quantitativo di prodotto.
Appena prima di sigillare i barattoli viene inserito al loro interno del vapore: si tratta di un procedimento importantissimo per garantire l’igiene.
Una volta sigillato il coperchio, il vapore attira il coperchio verso di sé causando una depressione in modo tale che la scatoletta sia sigillata come se si trattasse di un cibo sotto vuoto.
L’ultima fase è quella della sterilizzazione in cui si portano le scatolette a temperature superiori ai 116°C (temperatura necessaria per uccidere il mortale botulino Clostridium boltulinum).
Una temperatura di 121°C, per esempio, prolungata per almeno 3 minuti garantisce l’uccisione del botulino e di altri batteri patogeni: a questo punto non resta che ricontrollare i barattoli ed etichettarli.
In cosa consiste il controllo?
Nell’eliminazione delle scatolette con la parte superiore rigonfia.
Sull’etichetta, nella maggior parte dei casi, è stampato un codice che indica tempi e luoghi di produzione per garantire un’identificazione immediata delle scatolette e una loro maggiore tracciabilità.

Sorge ora spontaneo e legittimo il desiderio di conoscere come siano fabbricati i cibi secchi.
Curiosità presto soddisfatta: analogamente a quanto accaduto prima si parte da ingredienti freschi (o surgelati) che vengono sminuzzati fino ad ottenere una consistenza pari a quella della farina: non dimentichiamo che l’ingrediente principe e principale delle crocchette è il carboidrato (grano, riso, mais…).
Le singole “farine” vengono stoccate separatamente e poi mischiate, nelle dosi stabilite dalla ricetta del mangime, tramite dei getti d’aria, fanno eccezione gli ingredienti presenti in piccolissime quantità che vengono invece aggiunti a mano.
Dosi e pesi sono controllati via computer: una volta dosati gli ingredienti i macchinari li mischiano con molta cura e si comincia poi il processo di “estrusione”.
Il testo Small Animal Clinical Nutrition (vedi bibliografia) paragona l’estrusione alla fabbricazione del pane o, aggiungerei io, di una torta: si parte dagli ingredienti mescolati e dosati, si aggiungono i liquidi (grassi, acqua etc etc) e si inserisce l’impasto in un macchinario apposito che lo mischia e lo cuoce.
Lì viene lavorato proprio come se si trattasse di una torta: appallottolato, messo in forma (ovvero fatto uscire da aperture che conferiscono al prodotto la forma definitiva) e poi tagliato a pezzettini o meglio ridotto in crocchette.
Le impostazioni di funzionamento del macchinario sono adeguate al tipo di mangime che si intende produrre: se si modifica il mix di ingredienti occorre modificare anche la temperatura e i tempi di cottura e di transito nel macchinario.
All’uscita del macchinario per l’estrusione, le crocchette “singole” sono ancora soffici e umide e sono spinte da getti d’aria nell’essicatoio.
Terminata la fase dell’asciugatura le crocchette vengono ricoperte da una speciale patina normalmente formata da grassi e sostanze capaci di rendere l’alimento più appetibile: a questo punto non resta che impacchettarlo negli appositi sacchetti.
I processi di lavorazione che trasformano il cibo fresco in alimento pronto, sia esso in scatola o sotto forma di crocchette, portano a una perdita di elementi nutritivi, in special modo vitamine, che viene controbilanciata integrando preventivamente le materie prime in modo da controbilanciare le perdite.

Bibliografia:
Hand, Thatcher, Remillard, Roudebush et al. “Small Animal Clinical Nutrition 4th Edition”. Mark Morris Institute
Jane R. Bicks DVM, Natural Care for a Healthy, Happy, Dog. The Complete Guide to Nutrition and Health, Berkley Publishing Group 1999.

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3 Commenti

  1. Ci sono però scatolette con quasi il 100% di carne o pesce.
    Di queste che ne pensi ? Anche altre hanno tipo il 70% di carne e 30% di riso o patate.
    In questi due casi una scatoletta da 400 gr. basta per un giorno ad un cane di 30 kg.

    • Resto basita, 400g per 30kg di cane?! Mi dici la marca?? Tutte le marche super premium che ho avuto modo di usare indicano 400g per 10kg, quindi al mio dobermann che pesa 29kg devo comunque dare 3 scatolette.

  2. ciao a tutti,
    io mescolo un po’ di cibo umido, due cucchiaini più o meno, nella normale porzione di crocchette, per rendere il cibo più appetitoso al mio cavalier king di 10 mesi. mi potreste per favore consigliare una marca buona di cibo umido? di marca di crocchette uso la stessa da un mese e il mio cucciolo vedo si trova bene ma per le scatolette devo usare la stessa marca o posso cambiare marca per variare il sapore? la marca che uso adesso non fa differenti gusti sia di scatolette che di cibo secco..

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